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Dopo mesi di voci di corridoio e traccheggi è finalmente arrivata la decisione: l’Italia parteciperà, insieme al Regno Unito e alla Svezia, alla progettazione del caccia di ultima generazione Tempest che dovrà sostituire l’attuale linea di velivoli da intercettazione composta dagli Eurofighter Typhoon a partire dal 2035/2040.

A dare la notizia è stata La Stampa che riporta fonti britanniche secondo cui l’accordo sarebbe stato raggiunto tra l’ex ministro della Difesa Trenta ed il suo omologo britannico, Ben Wallace, durante il recente summit ministeriale dell’Ue tenutosi ad Helsinki.  L’11 settembre, a Londra, ci dovrebbe essere la firma dell’accordo iniziale, durante la ventesima edizione della fiera Defence & Security Equipment (Dse).

Il nuovo caccia inglese, che pone le sue origini nella Combat Air Strategy di Londra, è stato svelato per la prima volta al pubblico durante il salone internazionale dell’aeronautica di Farnborough a luglio dell’anno scorso. In quell’occasione è stato presentato un modello a scala reale (in gergo chiamato mock up) del caccia di ultima generazione made in Uk che rappresenta la risposta inglese al progetto franco-tedesco Système de Combat Aérien du Futur (Scaf o Fcas nel suo acronimo inglese).

I requisiti del Tempest

Il nuovo caccia, come abbiamo già detto, nasce principalmente per sostituire il Typhoon nel ruolo di velivolo da difesa aerea ma avrà sicuramente anche un buon grado di capacità multiruolo che gli permetterà di essere utilizzato come cacciabombardiere. Non è ancora chiaro se sarà un sistema di generazione 5+ o di sesta. Quello che è certo è che esistono dei requisiti fondamentali: il nuovo caccia dovrà essere un “sistema di sistemi” intendendo con questo termine la necessità che l’aereo dovrà essere il terminale principale di tutta una serie di sottosistemi in grado di gestire una moltitudine di operazioni e asset sul campo di battaglia come droni, la raccolta e condivisione in tempo reale di informazioni sul campo di battaglia, capacità di cyber warfare.

Il velivolo dovrà, inoltre, essere in grado di stabilire la superiorità aerea – o mantenerla – e di penetrare le difese avversarie eliminando tutte le minacce rilevanti, siano esse rappresentate dalla caccia avversaria o dai sistemi missilistici antiaerei.

Quello che stabilirà se ci troveremo davanti ad un caccia di sesta generazione o di quinta +, sarà la dotazione o meno di nuovi sistemi come un certo grado di intelligenza artificiale, motori a ciclo variabile che saranno in grado di essere più performanti ai regimi supersonici, nuovi sistemi d’arma ad energia diretta (tipo E/m o laser) e la possibilità che esistano due versioni del velivolo: con pilota o senza pilota (manned e unmanned). Tutti requisiti che sono richiesti per i velivoli di sesta generazione statunitensi o russi.

Il caccia Tempest sarà anche dotato di un certo grado di capacità stealth, ed in questo Italia e Regno Unito sapranno mettere a frutto la loro esperienza maturata con la costruzione del caccia F-35, di cui sono partner insieme a Stati Uniti, Giappone e – per il momento – Turchia.

Una scelta ottimale

Come abbiamo già avuto modo di dire lo scorso marzo, quella del Tempest risulta la scelta più logica ed ottimale per il nostro Paese per tutta una serie di motivazioni.

In primo luogo c’è già un’azienda italiana che sta partecipando alla nascita del nuovo caccia: si tratta di Leonardo MW. Il programma Tempest è infatti sviluppato da BAE Systems, un consorzio che include Rolls-Royce, Mbda e proprio la divisione britannica di Leonardo (ex Finmeccanica).

In secondo luogo, la partecipazione al progetto franco-tedesco per il concorrente del Tempest, lo Scaf, ci avrebbe visti con un ruolo del tutto subalterno non solo nella costruzione, ma anche nell’emanazione dei requisiti operativi: Francia e Germania hanno definito dei paletti inderogabili per quanto riguarda l’architettura del velivolo e pertanto se si fosse deciso di entrare in questo consorzio avremmo potuto solo accodarci passivamente come ha fatto la Spagna (tradotto: noi stabiliamo cosa farà il velivolo, voi ci aiutate nelle spese di progettazione e costruzione). Quindi un eventuale ingresso di Roma nel progetto Scaf ci avrebbe lasciato poco o nullo margine di manovra per andare incontro alle esigenze della nostra Aeronautica Militare.

Da questo punto di vista Londra risulta essere molto più flessibile proprio perché, ricercando partner per avviare il progetto definitivamente, lascia ancora aperte le porte ad interventi per stabilire compiti e ruoli della macchina, fondamentali affinché risulti efficace per l’Italia.

Come riferisce anche Start Magazine, con l’ingresso della Svezia nel programma britannico, sarà sicuramente coinvolta Saab, principale contraente della difesa svedese. La presenza di Stoccolma nella definizione del Tempest potrà snellire gli oneri finanziari della sua progettazione e apporterà un importante contributo nel campo delle competenze industriali aeronautiche: la Svezia ha infatti una lunga tradizione di velivoli autoctoni che hanno avuto un discreto successo sul mercato, soprattutto con le ultime costruzioni come il Gripen.

Come accennato precedentemente, Regno Unito e Italia potranno condividere e mettere a frutto la loro partecipazione alla costruzione dell’F-35, un assetto di quinta generazione stealth le cui caratteristiche potranno essere la base del nuovo caccia Tempest, e soprattutto le rispettive Forze Aeree sono già rodate nell’utilizzo di un caccia di tale tipo e hanno acquisito, pertanto, una certa “familiarità” con la macchina. Un fattore non da poco.

Il partenariato italo-inglese nel campo delle costruzioni aeronautiche è poi di lunga data essendo nato con la progettazione e costruzione del cacciabombardiere Tornado e proseguito poi con il Typhoon, quindi BAE Systems e Leonardo, in un certo senso, sono abituate a collaborare.

L’incognita politica

Se fino a pochi giorni fa l’instabilità politica data da un governo morente ha sollevato ombre sulla sorte dell’accordo, con l’arrivo al dicastero della Difesa di Lorenzo Guerini (Pd) queste sembrano a prima vista dissiparsi. Siamo convinti che il nuovo ministro si porrà nel solco dell’amministrazione precedente e perorerà la causa del Tempest in seno al nuovo governo.

L’ostacolo maggiore alla possibile collaborazione potrebbe essere Brexit, o meglio, il modo in cui il Regno Unito uscirà dall’Unione europea. Un’uscita “brusca”, senza accordi, potrebbe infatti precludere a Londra l’accesso ai fondi europei sulla difesa – siano essi l’Edf o Pesco – che comunque prevedono la possibilità di partecipazione di Paesi terzi extra Ue. In quest’ultimo caso, però, si prevede una forte resistenza di Germania e Francia per motivi che sono facilmente intuibili.

La politica però, è il regno del possibile, ed i consorzi internazionali per la costruzione di sistemi d’arma sono sempre esistiti, per cui anche nella peggiore delle ipotesi restiamo ottimisti sulla possibilità di trovare un accomodamento tra le parti che parteciperanno alla progettazione del Tempest, che proietterà l’Italia nel futuro delle costruzioni aeronautiche ridando linfa ad un settore fondamentale che funge da volano per tutta l’industria Hi-Tech nazionale, e che ci porrà all’avanguardia insieme ai “grandi” del panorama mondiale.