Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI
Guerra /

L’utilizzo delle capacità militari per esigenze civili risale all’antichità, quando, per fare un esempio, in epoca romana, fu istituito il Genio militare, un corpo formato da ingegneri, architetti, geometri, falegnami e fabbri, preposto al supporto tecnico delle armate romane nella costruzione di opere di ingegneria militare. In tempi decisamente più recenti, dal secondo dopoguerra in poi, si è assistito ad un crescente uso dello strumento militare nazionale in compiti non militari per interventi conseguenti ad eventi calamitosi sia in patria sia all’estero.

Il trend degli ultimi anni

Il trend dell’impiego e delle iniziative di ciascuna forza Armata a favore delle istituzioni civili è in crescita, come conferma uno studio elaborato per il Centro Militare di Studi Strategici (Cemiss) nel 2017, dall’attuale ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dal titolo L’utilizzo duale della capacità della difesa per scopi non-militari. Nell’analisi delle più importanti esperienze di attività a duplice uso della Difesa, il ministro Trenta andava ad individuare i più significativi interventi condotti da Esercito, Marina e Aeronautica. Il quadro emerso evidenziava come le attività svolte dalle forze Armate, nell’esercizio della “quarta missione” prevista dal Libro Bianco, richiedessero di mettere sempre più a disposizione degli altri ministeri le proprie competenze e capacità per compiti non militari. La recente storia del duplice uso delle capacità della Difesa per scopi non militari e a supporto della resilienza nazionale non è certamente un fatto nuovo ed è esplicitata al terzo comma dell’art.89 del Codice dell’Ordinamento Militare in cui si legge  che “le Forze Armate concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza”.

Tra gli esempi più noti di questa tipologia di interventi spiccano l’alluvione del Polesine (1951), il disastro del Vajont (1963), l’alluvione di Firenze (1966), i terremoti in Belice (1963), Friuli (1976), Campania e Basilicata (1980), Umbria e Marche (1997). Particolarmente decisivo negli ultimi anni è stato il concorso delle Forze Armate in sinergia con Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza e Polizia di Stato nel prestare soccorso alle popolazioni, in occasione degli eventi sismici dell’Aquila (2009), Emilia (2012), Norcia, Amatrice e Arquata del Tronto nel 2016.

L’operazione Sabina e gli altri interventi dual use

L’Operazione Sabina, questo il nome della missione di soccorso che, a partire dai drammatici terremoti del 24 agosto e 26 ottobre del 2016, hanno colpito Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, ha costituito, come ricordato dal Capo di Stato Maggiore Generale, Claudio Graziano, “l’espressione più nitida della capacità duale delle Forze Armate, ovvero la caratteristica di poter sfruttare proficuamente capacità nate per esigenze squisitamente militari in ogni situazione di emergenza, a favore della collettività civile”.

La Marina Militare, come ha ricordato in un’intervista pubblicata nel numero di giugno di Rivista Marittima il Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Valter Girardelli, esercita le sue funzioni duali attraverso le sue navi “che consentono di essere impiegate prontamente e senza necessità di ulteriori modifiche per esigenze e compiti non militari a supporto della popolazione civile come calamità, carestie, gravi disastri”. Come noto, infatti, le navi per loro intrinseca natura sono caratterizzate da elevata autosufficienza logistica e possono fornire molteplici tipologie di supporto e servizi che vanno dal concorso alla ricerca e valorizzazione del patrimonio storico/archeologico subacqueo alla bonifica di ordigni esplosivi, alla gestione delle emergenze iperbariche nell’area di Taranto e La Spezia (grazie alle convenzioni esistenti con le relative aziende sanitarie locali), alla tutela ambientale e al settore della ricerca scientifica, come confermato dalle attività di Nave Alliance nei Mari del Nord al limite del circolo Polare Artico, denominate High North e che vedono il coinvolgimento di diversi Enti nazionali di ricerca ed aventi per obiettivo lo studio dei fenomeni metereologici che influiscono sul nostro clima.

Lo stesso Servizio Meteorologico dell’Aeronautica è espressione di capacità duale, grazie all’impiego di assetti e risorse che operano indistintamente per la Difesa e per la comunità, non limitandosi alle sole previsioni del meteo ma svolgendo attività di prevenzione dei danni a persone e cose dovuti a eventi atmosferici intensi e la salvaguardia, mediante collaborazioni con le autorità nazionali preposte, delle vite umane (Cfr. Mario Renna, Informazioni della Difesa, n.3 – 2018). In tema di partnership pubblico-privato l’Aeronautica, insieme a Leonardo, sta realizzando la scuola di volo per piloti di quarta e quinta generazione che dovrà nascere a Galatina, in provincia di Lecce. Un esempio che, come dichiarato dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli durante l’airshow di Farnborough, lo scorso luglio, potrebbe estendersi ad altri settori della difesa (Cfr. Stefano Pioppi, La collaborazione fra Aeronautica Militare e imprese spiegate dal generale Vecciarelli, Formiche.net, 18/07/2018).

Il personale militare impiegato nelle operazioni internazionali e nelle operazioni nazionali

Per avere un’idea di quanto sia rilevante il contributo delle forze armate impiegate in operazioni in territorio nazionale per attività di duplice uso, basti pensare che sono circa 6.190 i militari impegnati in 39 missioni di cui 37 internazionali e in 24 Paesi, a fronte di circa 7.190 in servizio sul territorio nazionale. Nel novero di queste attività spicca l’Operazione Strade Sicure, in corso dal 2008, che vede il concorso di unità e reparti di Esercito, Marina e Aeronautica nel controllo del territorio insieme alle forze di polizia e ai Carabinieri. Un dispositivo che vigila quotidianamente su obiettivi sensibili e che consente di liberare, in diversi casi, risorse utili a compiti investigativi. A questi numeri vanno aggiunti gli interventi specifici previsti dall’art. 92 del Codice dell’Ordinamento Militare che, come nel caso delle catastrofi naturali, hanno visto impiegati, all’apice dell’operazione Sabina, circa 4mila uomini ed oltre 1.200 mezzi.

Numeri che confermano quanto gli interventi delle Forze Armate in circostanze di pubbliche calamità risultino essere di primaria importanza potendo mettere a disposizione, rapidamente, assetti preziosi e talvolta esclusivi, come quelli logistici, di telecomunicazioni e trasporto oltre che di comando e controllo, senza contare le caratteristiche del personale militare addestrato allo stress e alla fatica.

Lezioni apprese

Sulla base delle lezioni apprese da questa tipologia di interventi, svolti nella maggior parte dei casi in risposta a un evento perturbante, il documento Duplice uso e Resilienza va nella direzione tracciata ancora una volta dal ministro Elisabetta Trenta, in una recente intervista pubblicata su Informazioni della Difesa, “di consentire progressi sulla via della razionalizzazione tanto dei mezzi quanto delle procedure, un aspetto con importanti risvolti economici”. Su queste premesse il documento individua nel concetto di resilienza – quale pianificato utilizzo di tutte le risorse, sia civili che militari – la migliore risposta dell’intero Sistema Paese a tutto ciò che possa perturbare la sicurezza, stabilità interna e governabilità, da concretizzare nell’ambito di un rinnovato Anmd (Approccio Multi Nazionale Multi – Dimensionale), in aderenza al portato normativo di riferimento.

Il documento prende atto di quanto la capacità di resilienza nazionale sia basata non solamente sulla forte capacità di un governo, ma anche sul fattore coesione tra i sistemi pubblico – privato, con le università e le aziende. Un concetto bene espresso da un altro importante studio prodotto per il Cemiss nel 2017, da Elisabetta Trenta e Claudio Bertolotti, Capo dei ricercatori del Cemiss, dal titolo Resilienza collaborativa e prontezza civile.

L’indirizzo politico del documento Duplice uso e Resilienza, per far fronte ex ante agli effetti dei cambiamenti geostrategici, socio – tecnologici, ambientali, e alle nuove esigenze di sicurezza collettiva, è quello della trasformazione e del rinnovamento di uno strumento militare che – anche in chiave di duplice uso sistemico – possa essere al servizio della Repubblica ancora più efficacemente, a fronte delle nuove minacce ed esigenze di sicurezza collettiva, degli scenari e delle tendenze future.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY