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	<title>Lorenzo Vita Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 06 Jan 2024 15:51:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Lorenzo Vita Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Hezbollah, Houthi e milizie: la costellazione di forze in mano all&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hezbollah-houthi-e-milizie-la-costellazione-di-forze-in-mano-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 09:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dallo Yemen all'Iraq, dal Libano alla Siria, Teheran sa come mettere pressione a forze Usa e Israele. Che ora reagiscono in modo chirurgico</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hezbollah-houthi-e-milizie-la-costellazione-di-forze-in-mano-alliran.html">Hezbollah, Houthi e milizie: la costellazione di forze in mano all&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/01/21748179_large-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tensione che ha invaso tutto il Medio Oriente e che ha come epicentro la Striscia di Gaza coinvolge soprattutto l’<strong>Iran</strong> che, in via indiretta, è protagonista su diversi fronti. La Repubblica islamica, dall’inizio del conflitto a Gaza, ha sostenuto pienamente la causa di Hamas, nonostante le divergenze ideologiche e religiose tra la sua essenza sciita e l’organizzazione palestinese di matrice sunnita. Ma oltre ai confini di Israele e dell’exclave palestinese, l’insieme delle forze legate all’Iran in tutta la regione ha avviato una serie di confronti con le forze occidentali e con quelle israeliane che hanno mostrato la rete di alleanze e di partnership di Teheran in molti Paesi dell’area. Una galassia che compone un sistema in grado di mettere a repentaglio non solo la sicurezza di Israele, ma anche la stabilità della regione, le forze occidentali (in particolare statunitensi) presenti “boots on the ground” in <strong>Medio Oriente</strong>, ma anche la stessa economia globale.</p>



<p>Il ruolo di protagonista in queste settimane lo hanno assunto gli <strong>Houthi</strong>, la milizia filoiraniana che dallo Yemen lancia droni e missili diretti contro le navi commerciali che fanno rotta verso Israele attraverso il <strong>Mar Rosso</strong>. Da Sanaa, la forza yemenita si è riuscita a imporre nel panorama internazionale nonostante anni di oblio sul conflitto che ha insanguinato il Paese: un fronte drammatico e dimenticato di quel gigantesco arco di crisi avviato con le Primavere arabe. E i 25 attacchi da novembre segnalati dal Comando centrale degli Stati Uniti (<strong>Centcom</strong>) confermano la rilevanza strategica delle forze houthi al pari della decisione di molte compagnie di navigazione di interrompere le tratte per lo stretto di Bab el-Mandeb mentre continuano a piovere missili e droni o a muoversi barchini diretti contro i cargo o verso il porto di Eilat.</p>



<p>Più a nord, a fare la voce grossa nell’equilibrio mediorientale e a ridosso dei confini israeliani è <strong>Hezbollah</strong>. Il partito-milizia di <strong>Hassan Nasrallah</strong>, che continua a minacciare lo Stato ebraico pur senza scatenare uno scontro diretto con le Israel defense forces, è impegnato da mesi in un confronto serrato con le forze israeliane, e proprio per questo motivo, sia Washington che Beirut premono sull’organizzazione sciita affinché fermi qualsiasi ipotesi di escalation militare con Israele. Hezbollah ha già perso un centinaio di combattenti: ma nonostante l’ultimo raid chirurgico che ha colpito il numero due di Hamas in una delle roccaforti del Partito di Dio a Beirut, il movimento libanese non ha ricevuto il via libera da Teheran per compiere un attacco. L’Iran sa di poter contare su un <strong>arsenale </strong>ai confini di Israele e sul Mediterraneo. Ma sa anche che il vantaggio, in questa fase, è rappresentato proprio dal fatto che Hezbollah rappresenta una minaccia strategica verso Israele. La milizia nel corso degli ultimi anni si è addestrata e si è rafforzata. La guerra in Siria ha permesso a Teheran di costruire un canale di collegamento diretto con il <strong>Libano </strong>e il Paese si è trasformato in un banco di prova fondamentale per testare la forza dell’alleanza sciita. Nasrallah, inoltre, ha saputo tessere la sua rete di alleanze: come dimostrato anche dal possibile impiego di missili antinave russi da parte del movimento.</p>



<p>Se la <strong>Siria</strong>, con l’alleato Bashar al Assad al timone di Damasco, rappresenta un solido pilastro della cosiddetta Mezzaluna sciita, a fare ora da ulteriore pilastro del sistema di alleanze iraniane sono le milizie sciite in <strong>Iraq</strong>. La tensione, anche in questo angolo di Medio Oriente, è latente da mesi. Dall’inizio della guerra a Gaza, fazioni armate irachene legate all’Iran hanno colpito o tentato di colpire la basi Usa presenti in territorio iracheno o al di là del confine siriano. E in questi giorni, ha assunto una particolare rilevanza l’attacco americano a Baghdad che ha ucciso un leader di una di queste milizie, <strong>Abu Taqwa Al-Saidi</strong>, vicecomandante del <strong>movimento Al Nujaba</strong>. Le milizie dell’Iraq hanno annunciato risposte immediate all’attacco ordinato da Washington e sono stati riportati dei droni lanciati contro un campo di addestramento vicino alla base di Al-Tanf, al confine tra Iraq, Siria e Giordania, e il campo petrolifero di al-Omar.</p>



<p>I più recenti attacchi da parte di Stati Uniti e Israele (più o meno rivendicati) hanno fatto capire che le due potenze hanno iniziato a reagire in modo più chirurgico e letale nei confronti del cosiddetto “asse della Resistenza”. Il bombardamento a Baghdad, l’omicidio di<strong> Saleh el Arouri</strong> a Beirut e prima ancora l’assassinio di Mousavi, sempre in un raid, in Siria hanno confermato la capacità dell’intelligence israeliana e di quella statunitense di individuare e colpire ovunque e in qualsiasi momento. E anche la pressione sugli Houthi sta aumentando sensibilmente, pur se tra molte difficoltà nel decollo di <strong>Prosperity Guardian</strong>. Segno che per l’alleanza sciita non è semplice mantenere questo equilibrio, rischiando di alzare troppo il tiro. Ma indizio anche di come l’Iran sia riuscito negli anni a consolidare un sistema di forze non solo fedeli alla Repubblica islamica, ma anche di incidere in modo sensibile sulla stabilità del quadrante mediorientale. Una minaccia costante e capace di infiammare l’intera regione mettendo pressione tanto allo Stato ebraico quanto alle forze Usa.</p>
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		<title>Il nuovo sottomarino della Spagna e i segnali della grande corsa ai fondali</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-nuovo-sottomarino-della-spagna-e-i-segnali-della-grande-corsa-ai-fondali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 07:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1294" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-scaled-600x404.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-1536x1035.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-2048x1380.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Spagna ha ricevuto un nuovo sottomarino. Si tratta del S-81 Isaac Peral, consegnato da Navantia all&#8217;Armada spagnola durante una cerimonia nella base navale di Cartagena. Il sottomarino è il primo di una classe di quattro unità dello stesso tipo (air-independent propulsion, d&#8217;attacco) che serve a Madrid per entrare nel club dei Paesi in grado &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-nuovo-sottomarino-della-spagna-e-i-segnali-della-grande-corsa-ai-fondali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-nuovo-sottomarino-della-spagna-e-i-segnali-della-grande-corsa-ai-fondali.html">Il nuovo sottomarino della Spagna e i segnali della grande corsa ai fondali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1294" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-scaled-600x404.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-1024x690.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-1536x1035.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231208211141220_061b01c5d265aaa107bb097649f614b2-2048x1380.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Spagna </strong><a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2023/11/navantia-commissions-s-81-isaac-peral-submarine-to-the-spanish-navy/">ha ricevuto</a> un nuovo sottomarino. Si tratta del<strong> S-81 <em>Isaac Peral</em></strong>, consegnato da Navantia all&#8217;Armada spagnola durante una cerimonia nella base navale di Cartagena. Il sottomarino è il primo di una classe di quattro unità dello stesso tipo (air-independent propulsion, d&#8217;attacco) che serve a Madrid per entrare nel club dei Paesi in grado di produrre e sfruttare i sottomarini per la propria flotta. Un segnale importante, non a caso volutamente <a href="https://www.elmundo.es/espana/2023/11/30/6568dc80fc6c83d00b8b45de.html">celebrato dai media iberici</a>, ma che serve non solo per certificare gli sviluppi della Marina di Spagna, ma anche per ribadire l&#8217;importanza del dominio subacqueo in Europa e in particolare nel Mediterraneo.</p>



<p>Data l&#8217;importanza delle<strong> infrastrutture critiche </strong>che passano sui fondali di tutto il mondo, e vista la necessità di proteggerli attraverso reti militari sempre più efficienti, i sottomarini hanno preso nuovamente il centro della scena dell&#8217;industria navale dopo che la fine della Guerra Fredda sembrava avesse relegato questi mezzi nel &#8220;cassetto della Storia&#8221;. In realtà, per le loro caratteristiche, la furtività, l&#8217;importanza nell&#8217;intelligence e soprattutto per la possibilità di <strong>attaccare </strong>così come difendere infrastrutture vitali per i Paesi (oleodotti, gasdotti, elettrodotti e cavi per le comunicazioni) e le rotte commerciali, i sottomarini sono sempre più centrali nelle nuove marine. E l&#8217;esempio della Spagna è solo l&#8217;ultimo di uno sviluppo che sta coinvolgendo tanto il Mare nostrum quanto l&#8217;Europa.</p>



<p>Oltre alle ben note <strong>forze navali</strong> del continente, infatti, come la Francia, il Regno Unito e la stessa Italia, da tempo si assiste a una corsa al riarmo sottomarino che riguarda Paesi alla ricerca di nuovo ruolo nel mondo ma anche potenze che vogliono accrescere la propria già consolidata area di influenza. Nel Mar Nero, a fare richiesta di sottomarini è stata di recente la <a href="https://it.insideover.com/difesa/un-sottomarino-per-la-romania-il-mar-nero-verso-nuovi-equilibri.html">Romania</a>, mentre nel Baltico si segnala da mesi il nuovo interessamento per il fronte subacqueo da parte della <a href="https://it.insideover.com/difesa/polonia-sottomarini-baltico.html">Polonia</a>. Nel <strong>Mediterraneo</strong>, la <a href="https://navyrecognition.com/index.php/naval-news/naval-news-archive/2023/october/13725-turkish-navy-deploys-reis-class-submarine-tcg-piri-reis-in-bosphorus-strait.html">Turchia</a> sta ampliando da anni la propria struttura navale grazie a un mix di tecnologie esterne e indigene (anche per <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2023/12/turkiye-is-working-on-multipurpose-mini-submarine-project/">minisommergibili</a>), mentre Israele sta puntando a una rafforzamento generale della propria flotta in cui l&#8217;ultima punta di lancia è <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2023/08/israel-launches-new-submarine-first-in-world-with-modern-missiles-in-sail/">il sottomarino <em>Drakon</em></a>. Stessa evoluzione la vive da anni il Nord Africa, dove Egitto e Algeria hanno ampiamente blindato il proprio arsenale per la guerra sotto i mari dimostrando una chiara volontà di avere una propria autonomia e proiezione di potenza nell&#8217;area.</p>



<p>Tutto questo, come detto, rientra nella logica di rafforzamento delle flotte euromediterraneo che, insieme a quelle mondiali, puntano su un dominio essenziale per il futuro del mondo. Lo si vede nell&#8217;Indo-Pacifico, con la sfida della Cina verso sottomarini sempre più silenziosi e con i partner occidentali impegnati a contrastarla. Lo si vede nella sfida tra Russia e Usa, tradizionalmente impegnati a contendersi gli oceani dalla Guerra Fredda. E lo si vede ora, in formato ridotto ma non meno determinante, nei mari più bassi del Mediterraneo e del Nord Europa.</p>
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		<title>Allarme per le rotte. Gli attacchi Houthi incendiano il Mar Rosso</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/allarme-per-le-rotte-gli-attacchi-houthi-incendiano-il-mar-rosso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2023 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Bab el-Mandeb]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra tra Hamas e Israele ha riacceso anche il fronte yemenita, riattivando in particolare la milizia Houthi. La forza di matrice sciita, parte di quel mosaico di gruppi legato all&#8217;Iran, si è infatti attivata nel momento in cui lo Stato ebraico ha scatenato l&#8217;offensiva su Hamas nella Striscia di Gaza, prima lanciando droni in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/allarme-per-le-rotte-gli-attacchi-houthi-incendiano-il-mar-rosso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/allarme-per-le-rotte-gli-attacchi-houthi-incendiano-il-mar-rosso.html">Allarme per le rotte. Gli attacchi Houthi incendiano il Mar Rosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La guerra tra Hamas e <strong>Israele</strong> ha riacceso anche il fronte yemenita, riattivando in particolare la milizia <strong><a href="https://www.google.com/search?q=cosa+sono+houthi+insideover&amp;rlz=1C5MACD_enIT1086IT1086&amp;oq=cosa+sono+houthi+insideover&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOTIHCAEQIRigATIHCAIQIRigAdIBCDM0MTlqMGo3qAIAsAIA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8#:~:text=Chi%20sono%20gli,com%20%E2%80%BA%20Sheets">Houthi</a></strong>. La forza di matrice sciita, parte di quel mosaico di gruppi legato all&#8217;Iran, si è infatti attivata nel momento in cui lo Stato ebraico ha scatenato l&#8217;offensiva su Hamas nella Striscia di Gaza, prima lanciando droni in direzioni di Eilat, porto più meridionale di Israele, poi prendendo di mira le navi che solcano le acque dello stretto di Bab el-Mandeb.</p>



<p>L&#8217;ultimo episodio riguarda l&#8217;attacco a diverse navi nel <strong>Mar Rosso</strong>. Un attacco rivendicato proprio dagli Houthi, il cui portavoce militare Yahya Saria, ha detto ai media che la marina della milizia sciita &#8220;ha preso di mira due navi del nemico sionista nello stretto di <strong>Bab el-Mandeb</strong> in sostegno ai civili di Gaza&#8221;. L&#8217;attacco ha coinvolto alcuni mercantili, di cui una gravemente danneggiata, e il cacciatorpediniere statunitense <em>Uss Carney,</em> da giorni schierato nell&#8217;area per prevenire possibili lanci di missili e droni da parte Houthi. Il Pentagono, in una nota rilasciata domenica scorsa, ha confermato sia l&#8217;attacco che l&#8217;intervento della nave della flotta Usa.</p>



<p>&#8220;Oggi ci sono stati quattro attacchi contro tre diversi mercantili che operavano nelle acque internazionali nel sud del Mar Rosso. Questi tre mercantili sono legati a 14 diversi Paesi. Lo <em>Uss Carney</em> ha risposto alle loro chiamate e fornito assistenza&#8221;, <a href="https://www.centcom.mil/MEDIA/PRESS-RELEASES/Press-Release-View/Article/3605010/houthi-attacks-on-commercial-shipping-in-international-water-continue/">ha comunicato il Comando centrale americano</a>, <strong>Centcom</strong>, che si occupa dell&#8217;area mediorientale. Ed è stato lo stesso Centcom. a ribadire che &#8220;questi attacchi rappresentano una minaccia diretta al commercio internazionale e alla sicurezza marittima&#8221;, avanzando l&#8217;ipotesi che dietro l&#8217;attacco della milizia yemenita vi sia la <strong>regia dell&#8217;Iran</strong>.</p>



<p>Teheran, come di prassi, ha respinto al mittente le accuse di Washington. All&#8217;agenzia di stampa <em>Tasnim</em>, il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, <strong>Amir Saeid Iravani</strong>, ha negato ogni coinvolgimento, smentendo così le accuse di Centcom e anche del consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, <strong>Jake Sullivan</strong>. Tuttavia, il timore che questo possa essere ormai a tutti gli effetti un fronte sempre più caldo della guerra-ombra tra Iran, Israele e Usa è in agguato. Con rischi evidenti anche per il commercio globale.</p>



<p>La duplice strategia degli Houthi, oltre a riportare al centro della scena il tema dello Yemen, dimenticato in questi anni nonostante un processo di tregua che si era consolidato nel 2023, pone infatti sul tavolo il tema della la stabilità delle <strong>rotte commerciali</strong>. Con gli attacchi alle navi e con la crescente esplosività delle coste yemenite, la rotta commerciale che unisce l&#8217;Oceano Indiano e il Golfo Persico con il Mar Rosso e quindi il Mediterraneo, rischia di essere nuovamente instabile. Elemento che ricorda da vicino la fase in cui il boom della pirateria somala e la notevole importanza strategica dei questo corridoio marittimo hanno provocato non solo l&#8217;attivazione di missioni internazionali <strong>antipirateria</strong>, ma anche l&#8217;aumento della costruzione di basi navali su quelle coste, in particolare a Gibuti.</p>



<p>Gli <strong>Stati Uniti </strong>da tempo hanno aumentato la loro attenzione sul Mar Rosso, sia per la presenza di alleati in cerca di sicurezza, sia per l&#8217;arrivo di nuove potenze (Cina e Russia) e per il caos che avanza sulle coste africane oltre allo Yemen. E non è un caso che, proprio a seguito degli attacchi, da Washington arrivino notizie su una possibile <strong>task force internazionale </strong>che &#8211; come già accaduto in altri settori &#8211; possa servire da deterrente per attacchi che mettono a rischio il commercio. Sullivan ha sottolineato che questa &#8220;non è una questione che riguarda solo gli Stati Uniti, ma tutto il mondo&#8221;. E questo potrebbe rafforzare l&#8217;idea che  Washington perori una nuova forza internazionale come già avvenuto sul fronte del Golfo Persico e per lo stretto di Hormuz.</p>
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		<title>Il risveglio degli Houthi: così la guerra tra Israele e Hamas ha riattivato la milizia sciita</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-risveglio-degli-houthi-cosi-la-guerra-tra-israele-e-hamas-ha-riattivato-la-milizia-sciita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 07:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
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<p>La milizia sciita in Yemen ha lanciato diversi attacchi contro Israele, in particolare verso Eilat. Gli Houthi rischiano di infiammare il Mar Rosso</p>
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<p>Dall&#8217;inizio della guerra tra <strong>Israele </strong>e Hamas, la galassia sciita ha avuto un ruolo di primo piano come spina nel fianco non solo di Israele, ma anche degli Stati Uniti. Il timore dell&#8217;allargamento di un conflitto è stato avvertito soprattutto da Washington, che non a caso ha inviato navi e aerei nel Mediterraneo orientale e nell&#8217;area sotto il controllo di <strong>Centcom </strong>(il comando centrale per il Medio Oriente). E la preoccupazione per l&#8217;apertura di più fronti, dal Libano alla Siria, dall&#8217;Iraq alla stessa Cisgiordania, riguarda sia le forze americane di stanza nella regione che i comandi dello Stato ebraico, che devono proteggersi da più lati e col rischio di divedere le forze.</p>



<p>All&#8217;elenco dei Paesi, manca però un altro Stato che negli ultimi giorni ha assunto un ruolo sempre più importante proprio nel contesto del conflitto tra Israele e Hamas: lo <strong>Yemen</strong>. Qui, infatti, da alcune settimane ha ripreso vigore una milizia legata all&#8217;Iran che di recente sembra essere quasi completamente sparita dai radar mediatici insieme allo stesso Yemen: ovvero gli <strong>Houthi</strong>. Questa forza sciita, infatti, si è resa di recente protagonista di una vera e propria escalation missilistica che ha dato non poco filo da torcere tanto alle forze Usa quanto alle quelle israeliane e dei Paesi limitrofi, in particolare di Arabia Saudita ed Egitto.</p>



<p>Il primo segnale è arrivato con i <strong>droni </strong>e missili intercettati da una nave statunitense in navigazione nel <strong>Mar Rosso</strong>, che ha così evitato che velivoli e ordigni raggiungessero presumibilmente il territorio israeliano. Successivamente, sempre droni provenienti dallo Yemen sono precipitati ed esplosi in Egitto, non lontano proprio dalle coste del Mar Rosso, innescando nuovi timori in un Paese direttamente coinvolto nel conflitto tra Israele e Hamas per via dell&#8217;importanza fondamentale del valico di Rafah e il potenziale arrivo di migliaia di profughi dalla Striscia di Gaza. Infine, un altro drone sempre lanciato dalle milizie Houthi in Yemen ha raggiunto la città di <strong>Eilat</strong>, principale porto meridionale di Israele, colpendo un edificio. E nella giornata di venerdì, l&#8217;esercito israeliano ha annunciato che il suo intercettore missilistico balistico ipersonico <strong>Arrow 3</strong> ha centrato per la prima volta un bersaglio proveniente dal Mar Rosso.</p>



<p>Nei giorni passati, la Marina di Israele ha inviato una sua unità per contrare le attività degli Houthi e mostrare anche le proprie capacità in un&#8217;area che è sa sempre il fulcro di quella complessa guerra ombra che si combatte tra lo Stato ebraico e l&#8217;Iran, a cui i ribelli yemeniti sono legati. Tuttavia, nonostante la dimostrazione da parte israeliana e il dispiegamento delle <strong>forze Usa</strong> tra Mar Rosso e Golfo Persico, la milizia sciita non ha cambiato atteggiamento, al punto che lo stesso Pentagono ha dovuto confermare la notizia dell&#8217;abbattimento di un proprio drone <strong>MQ-9 Reaper</strong> al largo delle coste dello Yemen. All&#8217;emittente Fox News, un funzionario statunitense ha ammesso l&#8217;abbattimento del velivolo &#8220;mentre si trovava nello spazio aereo internazionale sopra acque internazionali al largo delle coste dello Yemen&#8221;.</p>



<p>Il capo del Consiglio presidenziale yemenita, <strong>Rashad Al-Alimi</strong>, ha accusato la milizia Houthi di avere smentito tutti gli impegni assunti con la tregua che in questi mesi aveva frenato quella guerra oscura e apparentemente eterna che ha coinvolto il Paese della Penisola araba. Dagli Stati Uniti si è mossa anche la politica, con alcuni senatori repubblicani che hanno chiesto al dipartimento di Stato di classificare gli Houthi come organizzazione terroristica.</p>



<p>La pressione internazionale è forte, e lo conferma anche l&#8217;asse tra il Consiglio presidenziale e le due maggiori potenze dell&#8217;area: <strong>Arabia Saudita</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. Ma quello che preoccupa è anche il significato strategico dietro questa fiammata della milizia filoiraniana, che sa di avere un ampio potere di azione in uno snodo geopolitico fondamentale, a ridosso dello strategico &#8220;choke point&#8221; di <strong>Bab el Mandeb</strong> e come potenziale minaccia per la navigazione nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Gli Stati Uniti operano nel quadrante con diverse unità: ma il problema è quello di garantire la stabilità di rotte marittime di primaria importanza nel momento in cui è impegnato anche nella delicata situazione del Mediterraneo orientale e del Golfo Persico. Idem per Israele, che ora si trova a dover gestire un ulteriore fattore di pressione in un&#8217;area che pensava di non dover considerare prioritaria nell&#8217;emergenza della crisi di Gaza.</p>
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		<title>Gli Usa al fianco di Israele e il Pentagono prova a dissipare i dubbi sull&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-al-fianco-di-israele-e-il-pentagono-prova-a-dissipare-i-dubbi-sullucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2023 07:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/AYseTt5WEhBTRHBRfZjo_ANSA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/AYseTt5WEhBTRHBRfZjo_ANSA-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/AYseTt5WEhBTRHBRfZjo_ANSA-scaled-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/AYseTt5WEhBTRHBRfZjo_ANSA-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/AYseTt5WEhBTRHBRfZjo_ANSA-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/AYseTt5WEhBTRHBRfZjo_ANSA-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/AYseTt5WEhBTRHBRfZjo_ANSA-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/AYseTt5WEhBTRHBRfZjo_ANSA-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dall&#8217;attacco di Hamas a Israele, l&#8217;Occidente non ha avuto dubbi. La solidarietà con lo Stato ebraico è stata totale e, di conseguenza, l&#8217;assoluta condanna nei confronti di Hamas. Una scelta facilmente preventivabile, ma che si è concretizzata in due prospettive diverse: sia diplomatica che militare. In questo senso, gli Stati Uniti sono stati un esempio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-al-fianco-di-israele-e-il-pentagono-prova-a-dissipare-i-dubbi-sullucraina.html">[...]</a></p>
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<p>Dall&#8217;attacco di <strong>Hamas </strong>a <strong>Israele</strong>, l&#8217;Occidente non ha avuto dubbi. La solidarietà con lo Stato ebraico è stata totale e, di conseguenza, l&#8217;assoluta condanna nei confronti di Hamas. Una scelta facilmente preventivabile, ma che si è concretizzata in due prospettive diverse: sia diplomatica che militare. In questo senso, gli Stati Uniti sono stati un esempio estremamente chiaro. Da una parte, <strong>Anthony Blinken</strong>, il segretario di Stato, ha avviato una missione diplomatica che lo vede confrontarsi con tutti i più importanti leader regionali. Ha parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Tel Aviv, ribadendo l&#8217;assoluta sinergia e il supporto di Washington nel momento più difficile per lo Stato ebraico. Ma subito dopo ha iniziato a incontrare i leader dei Paesi vicini che, pur avendo più o meno iniziato tutti un dialogo con Israele, condividono interessi diversi e devono soppesare agende differenti a seconda della geografia e dei rapporti diplomatici con l&#8217;Occidente e con lo stesso Stato ebraico. Un lavoro certosino e complesso del capo della diplomazia americana cui si aggiunge quello militare.</p>



<p>A questo proposito, è molto interessante che subito dopo lo sbarco di Blinken in Israele sia arrivato il capo del Pentagono, il <strong>generale Lloyd Austin</strong>. La Difesa Usa, e con essa tutta l&#8217;amministrazione Biden, è perfettamente consapevole che la partita che si sta giocando tra la Striscia di Gaza e lo Stato ebraico è qualcosa di più della &#8220;semplice&#8221; resa dei conti tra Hamas e il gabinetto di guerra di Netanyahu (e Benny Gantz). La partita riguarda la supremazia regionale, il controllo della stabilità dell&#8217;area mediorientale e di conseguenza quello sul futuro processo di assestamento di un terremoto dalle scosse ancora indefinite e forse indefinibili.</p>



<p>La scelta di inviare una (forse anche due) portaerei è già eloquente. La mossa è certamente politica, quasi da <strong><em>naval diplomacy</em></strong>, ma non sfugge a molti osservatori il fatto che Washington abbia voluto inviare un segnale non soltanto ad Hamas ma a tutte le potenze coinvolte nell&#8217;arena israelo-palestinese: Washington c&#8217;è e continuerà a esserci. E questo vale come messaggio non solo per Hamas e Hezbollah, ma soprattutto per i partner consolidati, quelli che tentennano e anche per i rivali sistemici: Russia e Cina. Il gruppo d&#8217;attacco della<em> <strong>Uss Gerald Ford</strong> </em>incrocia le acque del Mediterraneo orientale. Forse la raggiungerà anche quello della <em><strong>Dwight D. Eisenhower</strong></em>.</p>



<p>Nel frattempo, il processo di rafforzamento dello schieramento militare tra le basi mediorientali, in particolare quelle del Golfo continua e sono in arrivo F-15 e F-35 oltre a migliaia di marines imbarcati nelle navi. Come riportato dal quotidiano israeliano <em>Haaretz</em>, il tenente generale dell&#8217;aeronautica americana<strong> Alexus G. Grynkewich </strong>ha confermato che gli <strong>F-15 Strike Eagle </strong>sono arrivati in Medio Oriente. L&#8217;obiettivo Usa, ha spiegato il militare, è quello di &#8220;rafforzare la propria posizione e migliorare le operazioni aeree in tutta la regione in seguito agli attacchi di Hamas contro Israele&#8221;.</p>



<p>Il sostegno del Pentagono riguarda inoltre le forniture militari a Israele. Lloyd Austin, durante la conferenza stampa con il ministro della Difesa israeliano <strong>Yoav Gallant</strong>, ha garantito che gli Stati Uniti &#8220;si assicureranno che Israele abbia ciò di cui ha bisogno per difendersi&#8221;. Ma molti osservatori si chiedono se questa capacità di fornire aiuti, armi e proiettare forze sia in grado di resistere alla pressione mediorientale e a quella ucraina. Il capo del Pentagono ne è consapevole, conosce le critiche e anche le criticità, ma ha voluto comunque sottolineare che &#8220;gli Stati Uniti sono il Paese più potente al mondo. Noi restiamo perfettamente in grado di proiettare il nostro potere e di far fronte ai nostri impegni anche in scenari diversi. Di conseguenza staremo al fianco di Israele così come siamo <strong>al fianco dell&#8217;Ucraina</strong>&#8220;.</p>



<p>Un tema ricorrente, al punto che Lloyd Austin lo ha dovuto ribadire più volte. Ma è chiaro che il punto interrogativo resta. La sfida di Washington e dell&#8217;intero Occidente è quella di saper giocare in modo diretto e vincente su più livelli. E due di questi, Medio Oriente e conflitto tra Russia e Ucraina, sono non solo estremamente diversi, ma anche profondamente in grado di incidere sui destini regionali e globali. Così come sulla leadership Usa ai confini del suo <strong>&#8220;impero&#8221;</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Dalla Libia all&#8217;Algeria, la Russia non molla il Nordafrica</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/libia-algeria-russia-non-molla-nordafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 19:34:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
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<p>La Russia scommette ancora sulla Libia, con la richiesta di attraccare nei porti della Cirenaica. Nel frattempo Surovikin riappare in Algeria</p>
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<p>Dopo la morte di <strong>Evgenij Prigozhin</strong>, tra le domande che si sono posti gli osservatori c&#8217;è stata anche quella di comprendere il futuro dell&#8217;impero Wagner in quello che era diventato sostanzialmente il &#8220;core business&#8221; della compagnia di contractors: l&#8217;<strong>Africa</strong>.</p>



<p>Non è un mistero che la rete dello &#8220;chef di Vladimir Putin&#8221; si fosse concentrata, oltre che a Siria e Ucraina, sul fronte africano, in particolare del <strong>Sahel </strong>e della Libia. E molti si sono chiesti quale potesse essere il destino di questa rete di mercenari e interessi privati in uno dei luoghi più complessi, ricchi e anche oggetto di sfide geopolitiche dell&#8217;intero pianeta. E questo perché oltre agli interessi di Prigozhin la Wagner rappresentava anche un utile strumento più o meno nelle mani del Cremlino per garantire a quest&#8217;ultimo più di un avamposto in quel continente.</p>



<p>Subito dopo la scomparsa del leader della <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">Wagner</a>, la <strong>Federazione Russa </strong>ha messo subito in chiaro che l&#8217;Africa, vivente o meno Prigozhin, sarebbe rimasta al centro della sua agenda. Anche mantenendo lì una presenza di mercenari un tempo legati allo &#8220;chef&#8221;. I vertici di Mosca hanno espresso, anche prima della morte di Prigozhin, la necessità di mantenere in vita gli assetti della Wagner nei luoghi dove era impossibile gestire i compiti che erano assegnati ai mercenari. E questo valeva soprattutto per i teatri operativi più oscuri come il Mali e la Repubblica centrafricana. Mentre per altri contesti, specialmente per quanto riguarda la <strong>Libia</strong>, l&#8217;impressione è che il Cremlino abbia voluto nuovamente mettere in chiaro un dato: quegli uomini rappresentavano non sé stessi, ma la Federazione Russa. E tutto ciò che era nelle mani della Wagner, adesso tornava a far parte dei programmi della Difesa di Mosca.</p>



<p>Una coincidenza temporale alquanto interessante aiuta a comprendere questa dinamica. Il giorno prima che l&#8217;aereo di Prigozhin precipitasse con i vertici della Wagner in territorio russo, una delegazione guidata dal viceministro della Difesa <strong>Yunus-Bek Yevkurov</strong> era stata ricevuta a Bengasi su invito del maresciallo Khalifa Haftar. All&#8217;epoca <em>Ria Novosti</em> parlò di <a href="https://www.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2023/08/22/delegazione-militare-russa-in-libia-su-invito-di-haftar_84042d28-49b9-4f77-87e8-0db5966b4709.html">un incontro</a> per la &#8220;cooperazione nella lotta contro il terrorismo internazionale&#8221; e per altre &#8220;attività congiunte&#8221;. Ma l&#8217;impressione era che quel summit servisse per ribadire l&#8217;impegno russo a prescindere dalla presenza o meno della Wagner, certificata da diversi allarmi lanciati dal Pentagono.</p>



<p>A sottolineare nuovamente l&#8217;interesse di Mosca per la Cirenaica è poi sopraggiunta <a href="https://www.wsj.com/world/africa/russia-seeks-to-expand-naval-presence-in-the-mediterranean-b8da4db?mod=lead_feature_below_a_pos1">un&#8217;indiscrezione del <em>Wall Street Journal</em></a> in base alla quale i russi starebbero discutendo da settimane con le controparti della Libia orientale per avere accesso ai <strong>porti </strong>di <strong>Bengasi </strong>o <strong>Tobruk</strong>. Gli Stati Uniti sono in allerta, al punto che sempre il <em>Wsj</em> riferisce di una prossima missione del comandante di Africom, Michael Langley, e dell&#8217;inviato speciale Usa per la Libia, Richard Norland, per incontrare tanto Haftar quanto il primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibah. La speranza della Casa Bianca è che la Cirenaica faccia fuori la Wagner. Il timore però è che la Wagner venga semplicemente sostituita dalle forze russe, lasciando quindi le forze di Mosca all&#8217;interno di quel triangolo del caos composto dai Paesi del Sahel e dal vertice mediterraneo della Libia. </p>



<p>Del resto, che la Russia riesca a mantenere una rete di alleanze e presenze dal Sahel fino al Mediterraneo rappresenta uno dei nervi scoperti della <strong>Nato</strong>. E nonostante la guerra in Ucraina prosciughi notevolmente le capacità di Mosca, il Cremlino non sembra intenzionato a cedere sul fronte africano. Le alleanze resistono, anche se con alcune difficoltà legate all&#8217;isolamento russo dopo l&#8217;aggressione a Kiev. E in generale molti Paesi tendono a evitare prese di posizioni nette nei confronti di Putin, pur non disdegnando amicizie e accordi con l&#8217;Occidente. Un esempio di questa dinamica è l&#8217;<strong>Algeria</strong>, uno dei più solidi alleati in campo energetico dell&#8217;Europa e in particolare dell&#8217;Italia ma anche uno dei maggiori partner africani della Russia a livello militare. Poche settimane fa, <a href="https://eng.mil.ru/en/news_page/country/more.htm?id=12478057@egNews">navi della flotta russa del Nord erano a Orano</a> per una visita tesa a rafforzare l&#8217;immagine di amicizia tra Algeri e Mosca. Tra queste vi era anche la fregata<em> Admiral Gorshkov</em>. Mentre <a href="https://www.kommersant.ru/doc/6222225?from=top_main_2">il quotidiano russo <em>Kommersant </em>ha lanciato l&#8217;indiscrezione</a> secondo cui il generale<strong> Serghei Surovikin</strong>, rimosso dai suoi incarichi per la sua vicinanza alla Wagner subito dopo la rivolta di giugno, sarebbe ricomparso proprio Algeria e addirittura all&#8217;interno di una delegazione del Ministero della Difesa russo. Le foto sono state rilanciate anche dal canale Telegram vicino alla Wagner Grey Zone. Pochi giorni fa, il capo di stato maggiore dell&#8217;esercito algerino aveva ricevuto una telefonata dal direttore della Cia, <strong>William Burns</strong>. Come riportato dall&#8217;Ansa, i due &#8220;hanno espresso il desiderio comune di rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra i due Paesi nel campo della sicurezza&#8221;.</p>
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		<title>Il Mossad avverte l&#8217;Iran: Israele può arrivare &#8220;al livello più alto&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-mossad-avverte-liran-israele-puo-arrivare-al-livello-piu-alto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 08:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mossad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1930" height="1232" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine.jpg 1930w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-1536x980.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1930px) 100vw, 1930px" /></p>
<p>Sale di nuovo la tensione tra Iran e Israele, mentre il dossier nucleare continua a essere al centro di faticose, intense e sotterranee trattative tra Teheran e Washington con l&#8217;ausilio dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica. La scorsa domenica, il direttore del Mossad, David Barnea, ha lanciato un avvertimento molto chiaro nei confronti dei vertici della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-mossad-avverte-liran-israele-puo-arrivare-al-livello-piu-alto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1930" height="1232" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine.jpg 1930w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-768x490.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Truppe-israeliane-al-confine-1536x980.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1930px) 100vw, 1930px" /></p>
<p>Sale di nuovo la tensione tra <strong>Iran </strong>e <strong>Israele</strong>, mentre il dossier nucleare continua a essere al centro di faticose, intense e sotterranee trattative tra Teheran e Washington con l&#8217;ausilio dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica.</p>



<p>La scorsa domenica, il direttore del Mossad,<strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-david-barnea-il-nuovo-direttore-del-mossad.html">David Barnea</a></strong>, ha lanciato un avvertimento molto chiaro nei confronti dei vertici della Repubblica islamica. &#8220;Fortunatamente per l&#8217;Iran, i suoi sforzi terroristici sono stati contrastati&#8221;, ha detto il direttore dell&#8217;agenzia di intelligence israeliana come riportato dal <em><a href="https://www.timesofisrael.com/mossad-chief-warns-russia-could-send-iran-arms-that-will-endanger-our-existence/">Times of Israel</a></em>. &#8220;Perché per loro fortuna? Perché finora siamo arrivati ​​solo agli agenti e a coloro che li hanno inviati&#8221; ha continuato Barnea &#8211; ma se venissero colpiti cittadini israeliani o ebrei nel mondo, la risposta dello Stato ebraico giungerebbe &#8220;al livello più alto&#8221;. Per molti osservatori, l&#8217;interpretazione da dare a queste parole è chiara: il <strong>Mossad</strong> al momento non ritiene opportuno puntare ai vertici dell&#8217;Iran, nonostante per l&#8217;intelligence israeliana sia evidente un ruolo attivo degli Ayatollah, in particolare della guida suprema <strong>Ali Khamenei</strong>, come promotori dell&#8217;agenda offensiva iraniana. Al momento, Barnea ha sottolineato che le reti legati a Teheran sono state smantellate prima di colpire, ammissione che implica anche un messaggio di rassicurazione verso l&#8217;opinione pubblica interna e di ammonimento nei confronti dell&#8217;Iran. Tuttavia, è chiaro che il segnale che giunge dal vertice della potente agenzia dello Stato ebraico è che essa è pronta, in caso di aumento delle tensioni, a modificare gli obiettivi da colpire in territorio iraniano o nei Paesi alleati.</p>



<p>A rispondere alle dichiarazioni di Barnea è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, <strong>Nasser Kanani</strong>. &#8220;Dichiarazioni così esplicite contro funzionari di altri Paesi indicano la natura violenta di questo regime falso e usurpatore, che usa il terrorismo per raggiungere i suoi <strong>interessi illegittimi</strong>&#8220;, ha tuonato Kanani. E il funzionario ha anche affermato che &#8220;l&#8217;Iran non esiterà mai a rispondere a qualsiasi azione stupida&#8221;.</p>



<p>La risposta iraniana non ha comunque chiuso il duello mediatico e diplomatico di questi giorni. Dopo poche ore dalla reazione di Teheran, da Israele è infatti arrivato un secondo avvertimento, questa volta partito dal ministro della Difesa dello Stato ebraico. <strong>Yoav Gallant</strong> ha mostrato le foto di una presunta base iraniana nel sud del <strong>Libano</strong>, a circa venti chilometri dal confine israeliano. &#8220;Il territorio è libanese, il controllo è iraniano, l&#8217;obiettivo è Israele&#8221;, ha sottolineato Gallant nelle dichiarazioni <a href="https://www.jpost.com/middle-east/article-758545">riportate dal <em>Jerusalem Post</em></a>. E le fotografie rilanciate dalla Difesa servono al ministro per ricordare che Israele deve essere &#8220;consapevole e restare pronto, con gli occhi puntati sul binocolo e le dita sul grilletto&#8221;. Un binocolo che, nella guerra-ombra con l&#8217;Iran, è rivolto principalmente ai <em>proxy </em>di Teheran intorno ai confini dello Stato ebraico: Libano, <strong>Siria</strong> e Striscia di Gaza. Nel Paese dei Cedri, a preoccupare è sempre Hezbollah, alleato inossidabile dell&#8217;Iran sulle coste del Mediterraneo. In Siria, Israele ha colpito per diversi anni le postazioni iraniane, in particolare dei Pasdaran, e delle reti a essi legate, proprio per evitare che si trasformasse in un grande Libano. Per quanto riguarda <strong>Gaza</strong>, invece, oltre ad Hamas l&#8217;allarme è rivolto principalmente alla Jihad islamica, che si ritiene abbia legami sempre più stretti con gli Ayatollah. Questo, <a href="https://www.limesonline.com/hamas-tra-sauditi-iraniani-e-cinesi/131892">come scritto su <em>Limes</em></a><em> </em>da Lorenzo Trombetta, anche in virtù dell&#8217;azione dell&#8217;altra organizzazione islamista palestinese, appunto Hamas, che mantiene un dinamismo maggiore anche in chiave &#8220;diplomatica&#8221;.</p>
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		<title>Lo stato di Al Qaeda 22 anni dopo l&#8217;11 settembre</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/al-qaeda-dove-22-anni-dopo-torri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 20:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1381" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194-1536x1036.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Ventidue anni dopo quel fatidico 11 settembre 2001, di Al Qaeda, la creatura di Osama bin Laden, sembra essere rimasto solo un lontano ricordo. Rispetto all&#8217;incubo che per anni ha imperversato nel mondo, diventando anche oggetto di una vera e propria guerra, oggi l&#8217;organizzazione terroristica di matrice islamica è rimasta solo come nome, cambiando radicalmente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/al-qaeda-dove-22-anni-dopo-torri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1381" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230313075653519_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_35194-1536x1036.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Ventidue anni dopo quel fatidico <strong>11 settembre 2001</strong>, di <strong>Al Qaeda</strong>, la creatura di Osama bin Laden, sembra essere rimasto solo un lontano ricordo. Rispetto all&#8217;incubo che per anni ha imperversato nel mondo, diventando anche oggetto di una vera e propria guerra, oggi l&#8217;organizzazione terroristica di matrice islamica è rimasta solo come nome, cambiando radicalmente pelle. Morto il suo vertice e con l&#8217;ascesa e la caduta del grande rivale dello <strong>Stato islamico</strong> del califfo <strong>Abu Bakr al Baghdadi</strong>, al Qaeda è sembrata condannata alla scomparsa, o quantomeno al totale ridimensionamento. Nessun desiderio di ottenere, tramite il sangue degli innocenti, il cambiamento della politica internazionale o della società, ma solo una rete criminale che si è modellata sulla realtà geopolitica in grande mutamento.</p>



<p>In realtà, le cronache anche delle ultime settimane, ma in generale degli ultimi anni dimostrano due dati. Da una parte, è certamente vero che la morte di <strong>Osama bin Laden</strong> e la fine del periodo dei grandi attentati terroristici dei primi Anni Duemila è andata di pari passo con una sostanziale riduzione del raggio d&#8217;azione della rete terroristica che appariva così granitica. Ed è altrettanto vero che l&#8217;ascesa di Daesh, o del sedicente Stato islamico (nato da una costola proprio di Al Qaeda) ha sancito un inevitabile declino anche mediatico dell&#8217;organizzazione che ha terrorizzato l&#8217;Occidente e non solo. Tuttavia, Al Qaeda in questi anni ha anche saputo modificare in modo radicale i propri obiettivi e le proprie modalità di azione, sopravvivendo al corso degli eventi e anche ai suoi numerosi fallimenti e colpi inferti dalle forze avversarie. E in questo, ha certamente influito anche il passaggio ideologico dalla leadership di bin Laden a quella di <strong>Al Zawahiri</strong>, che, <a href="https://www.huffingtonpost.it/esteri/2022/08/02/news/al_qaeda_dopo_al-zawahiri-9982059/">come ha spiegato l&#8217;analista Claudio Bertolotti in un&#8217;intervista ad <em>Huffington Post</em></a>, rispetto al potente predecessore &#8220;è stato più pragmatico, avendo come obiettivo una somma di vittorie quotidiane, concrete, che ogni generazione vivente può contribuire a realizzare e vedere realizzate.&#8221;.</p>



<p>Questo non significa che al Qaeda sia egualmente potente rispetto a venti anni fa. La guerra fratricida con lo Stato islamico, che si è combattuta in diversi campi di battaglia ha mostrato tutti i limiti dell&#8217;organizzazione islamista e anche la sua perdita di consenso rispetto a un enorme bacino di possibili affiliati. È però vero che rispetto a Daesh, di fatto relegato a pochissimi e piccoli santuari tra Siria e Iraq, il modello qaedista ancora resiste in conflitti locali in grado di spargere sangue ovunque. I migliori alleati di Al Qaeda, i <strong>Talebani</strong>, governano con difficoltà l&#8217;Afghanistan dopo che il potere di Kabul gli è stato consegnato dagli stessi <strong>Stati Uniti</strong> una volta conclusa l&#8217;infinita guerra scatenata proprio dopo l&#8217;11 settembre 2001. In Siria, Iraq e Yemen ancora persistono delle sacche di resistenza. E in Africa, dalla regione orientale fino a quella occidentale includendo gran parte del <strong>Sahel</strong>, una serie di organizzazioni affiliate ad Al Qaeda e presuntamente legate a essa continuano a macchiarsi di crimini, compiere attentati terroristici o essere coinvolti in conflitti locali profondamente violenti e capaci di portare destabilizzazione in tutti i teatri bellici. A questo proposito, è utile ricordare l&#8217;ultima tragica notizia giunta dal Mali, dove proprio un gruppo affiliato ad Al Qaeda ha rivendicato due attentati in cui hanno perso la vita 49 civili e 15 soldati, colpendo un&#8217;imbarcazione sul fiume <strong>Niger</strong>, la &#8220;barca di Timbuctu&#8221;, e una base dell&#8217;esercito maliano a Bamba, nella regione settentrionale di Gao. A preoccupare gli esperti è soprattutto il Gruppo di difesa dell&#8217;Islam e dei musulmani (Jnim).</p>



<p>D&#8217;altro canto, va anche rivelato che i problemi di Al Qaeda non sono pochi e, dopo venti anni di terrore, l&#8217;assenza di una leadership definita dopo l<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/leliminazione-di-al-zawahiri-non-servira-a-fermare-al-qaeda-2056177.html">&#8216;uccisione di Ayman al-Zawahiri</a> può essere l&#8217;esempio più chiaro delle sue difficoltà. Per il <strong>Dipartimento di Stato americano</strong>, il nuovo vertice della rete è <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/chi-e-saif-al-adel-nuovo-capo-di-al-qaeda.html">Saif al Adel</a>, ex membro delle guardie di sicurezza egiziane, che secondo molti analisti è nascosto in Iran. Ma l&#8217;assenza di un riconoscimento globale può essere un deficit per la sua organizzazione. Inoltre, come ricordato da <em><a href="https://foreignpolicy.com/2023/07/31/al-qaeda-zawahiri-death-strength-decline-terrorism/">Foreign Policy</a></em>, in questo momento alcuni segmenti di Al Qaeda, in particolare africani, sarebbero in grado di colpire anche in Occidente. Ma la violenza sembra sfogarsi principalmente in conflitti regionali anche tra sigle jihadiste che non solo continuano a mietere vittime innocenti, ma che distraggono l&#8217;organizzazione terroristica da propositi più ampi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/al-qaeda-dove-22-anni-dopo-torri.html">Lo stato di Al Qaeda 22 anni dopo l&#8217;11 settembre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lo strano caso di L&#8217;Avana. Smantellata rete che arruolava cubani per i russi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lo-strano-caso-di-lavana-smantellata-rete-che-arruolava-cubani-per-i-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[mercenari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYpg5N5nk_qe0NhD4O9__ANSA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYpg5N5nk_qe0NhD4O9__ANSA-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYpg5N5nk_qe0NhD4O9__ANSA-scaled-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYpg5N5nk_qe0NhD4O9__ANSA-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYpg5N5nk_qe0NhD4O9__ANSA-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYpg5N5nk_qe0NhD4O9__ANSA-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYpg5N5nk_qe0NhD4O9__ANSA-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYpg5N5nk_qe0NhD4O9__ANSA-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una storia curiosa quella che arriva da Cuba, l&#8217;isola un tempo considerata l&#8217;avamposto russo nel cuore del &#8220;cortile di casa&#8221; degli Stati Uniti. Il ministero degli Esteri de l&#8217;Avana ha infatti annunciato di avere scoperto e smantellato un&#8217;organizzazione russa che reclutava cittadini cubani da inviare in Ucraina. &#8220;I tentativi sono stati neutralizzati e sono stati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-strano-caso-di-lavana-smantellata-rete-che-arruolava-cubani-per-i-russi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-strano-caso-di-lavana-smantellata-rete-che-arruolava-cubani-per-i-russi.html">Lo strano caso di L&#8217;Avana. Smantellata rete che arruolava cubani per i russi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Una storia curiosa quella che arriva da <strong>Cuba</strong>, l&#8217;isola un tempo considerata l&#8217;avamposto russo nel cuore del &#8220;cortile di casa&#8221; degli <strong>Stati Uniti</strong>. Il ministero degli Esteri de l&#8217;Avana ha infatti annunciato di avere scoperto e smantellato un&#8217;<strong>organizzazione russa </strong>che reclutava cittadini cubani da inviare in Ucraina. &#8220;I tentativi sono stati neutralizzati e sono stati avviati procedimenti penali nei confronti delle persone coinvolte in queste attività&#8221; ha detto il ministero cubano. &#8220;Cuba ha una posizione storica ferma e chiara contro i <strong>mercenari </strong>e svolge un ruolo attivo all&#8217;interno delle Nazioni Unite nel ripudio di questa pratica, essendo l&#8217;autore di diverse iniziative approvate in quel forum&#8221; ha continuato il governo dell&#8217;isola caraibica. E dopo avere riaffermato la propria neutralità nel conflitto russo-ucraino, L&#8217;Avana ha anche ribadito di non ammettere qualsiasi tipo di traffico di cittadini né di arruolamento per impiegarli in Paesi in guerra. E questo vale sia per i cubano che vivono nell&#8217;isola sia per coloro che hanno scelto di vivere nella Federazione Russa.</p>



<p>La notizia sorprende non tanto per l&#8217;arruolamento di mercenari o anche solo lavoratori cubani al fianco delle forze armate russe, quanto per la reazione assertiva del governo di <strong>Miguel Diaz-Canel </strong>rispetto alle mosse di uno storico partner come Mosca. L&#8217;Avana, sin dai tempi dell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong>, è un fedele alleato del Cremlino. E, <a href="https://edition.cnn.com/2023/09/05/world/cuba-human-trafficking-russia-ukraine-intl/index.html">come raccontato alla <em>Cnn </em>da Sergei Radchenko</a>, storico della Johns Hopkins School of Advanced International Studies, non va dimenticato che i cubani hanno avuto un ruolo nella Guerra Fredda anche come combattenti paramilitari in molte delle guerre che vedevano coinvolta in via indiretta Mosca. E questo avveniva in particolare nel continente africano.</p>



<p>Questo asse tra i due Paesi <a href="https://diariodecuba.com/cuba/1677631672_45522.html">è stato confermato</a> anche dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Cuba, pur non supportando a livello materiale le forze russe, non ha <strong>mai condannato l&#8217;invasione</strong> sostenendo anzi la tesi della reazione di Mosca all&#8217;assedio da parte dell&#8217;Occidente (e in particolare della Nato) nei confronti della Federazione Russa. <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/2/24/un-tells-russia-to-leave-ukraine-how-did-countries-vote">Al massimo si è astenuta</a> su alcune risoluzioni delle Nazioni Unite, mantenendo una posizione mai nettamente contraria a Mosca. A luglio, dopo molti anni dall&#8217;ultima volta, una nave della marina militare russa ha attraccato a Cuba nell&#8217;ambito di una crociera che serviva a mostrare i legami tra i due Paesi.</p>



<p>Cosa abbia provocato la reazione così stizzita de L&#8217;Avana rispetto alla rete di reclutamento russa per i cubani è difficile da individuare con certezza. Probabilmente il governo di Diaz-Canel non considera tollerabile il metodo usato dai russi, specialmente in una fase di grande <strong>crisi economica</strong> nell&#8217;isola. Oppure, Cuba ha voluto inviare un segnale agli apparati della Federazione Russa della necessità di un maggiore supporto in termini commerciali e militari. Dall&#8217;inizio del conflitto in Ucraina, ma soprattutto con le sanzioni agli idrocarburi russi da parte dell&#8217;Occidente, Cuba ha visto aumentare la quantità di <a href="https://edition.cnn.com/2023/07/13/americas/cuba-russia-relations-navy-ship-havana-intl-latam/index.html">petrolio da Mosca</a>. Ma la crisi non sembra finire e L&#8217;Avana, come altri alleati del Cremlino, potrebbe aver voluto mostrare a Vladimir Putin che presa nei confronti del Paese caraibico può cambiare, specie se si toccano nervi scoperti dell&#8217;autorità dell&#8217;isola.</p>
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		<title>Cosa significa il blitz dei commando ucraini in Crimea</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosa-significa-il-blitz-dei-commando-ucraini-in-crimea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 17:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le forze di Kiev sono sbarcate sulla costa occidentale della Crimea. Per i russi il blitz è fallito, ma dimostra l'importanza della penisola</p>
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<p>La <strong>Crimea </strong>torna al centro della scena o la fa con un blitz delle forze speciali ucraine. Nella notte di ieri, un commando di Kiev è sbarcato vicino ai villaggi di <strong>Olenivka </strong>e <strong>Mayak</strong>, sulla costa occidentale della penisola, issando la bandiera ucraina. <a href="https://www.cnn.com/2023/08/24/europe/ukraine-crimea-operation-russia-intl/index.html">Secondo l&#8217;intelligence</a>, &#8220;il nemico ha subito perdite tra i suoi uomini, del materiale è stato danneggiato e la bandiera nazionale ha sventolato di nuovo nella&nbsp;Crimea&nbsp;ucraina&#8221;. Per il portavoce ucraino, l&#8217;operazione &#8220;speciale&#8221; ha completato tutti gli obiettivi, senza registrare alcuna vittima tra le forze di intelligence e quelle della Marina.</p>



<p>Totalmente diversa la versione dei russi, secondo i quali invece l&#8217;attacco, avvenuto nei pressi di un campeggio a<strong> Capo Tarkhankut</strong>, sarebbe stato realizzato da un gruppo di circa 15 o 20 incursori a bordo di quattro gommoni. Uomini che sarebbero rimasti tutti uccisi durante l&#8217;operazione.</p>



<p>L&#8217;operazione mostra due elementi interessanti per lo sviluppo della controffensiva ucraina. </p>



<p>Da un lato, il blitz delle <strong>forze speciali</strong> certifica ancora una volta la volontà da parte dei comandi di Kiev di condurre &#8211; quantomeno sul fronte della Crimea &#8211; una guerra chirurgica, incardinata su attacchi mirati, spesso con droni aerei o marini, e che serve a mettere continua pressione psicologica sul vero pilastro strategico della guerra russa. Una campagna che ha colpito spesso nel segno, trasformando il bastione russo in un luogo non più sicuro per le truppe di Putin e per i suoi abitanti, ma che ha dimostrato anche le falle delle difese russe.</p>



<p>L&#8217;operazione conferma inoltre <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/dossier-linee-rosse-e-ipotesi-di-riconquista-la-crimea-al-centro-della-guerra.html">l&#8217;importanza strategica della Crimea</a></strong>, oggetto non solo di bombardamenti e attacchi con droni, ma anche di operazioni di forze speciali da nord che possono essere anche un modo per avvertire i russi e testarne le capacità di difesa di alcune aree più sensibili. La costa occidentale, del resto, è quella più facilmente soggetta a operazioni da parte delle forze di Kiev, dal momento che la costa orientale, di fronte ad altri territori russi, risulta protetta da Mosca.</p>



<p><strong>Volodymyr Zelensky</strong> non ha mai smesso di ripetere che tra i suoi obiettivi vi è anche quello di riconquistare la Crimea. E chiaramente questo tipo di mosse serve anche a lanciare segnali per dimostrare il dinamismo ucraino nel momento in cui gli analisti concordano sul fatto che la controffensiva sia in una fase di stallo e che la riconquista della Crimea sia uno scenario più che remoto. Colpirla significa mettere in dubbio le linee rosse del Cremlino ma anche i dubbi dell&#8217;Occidente.</p>



<p>L&#8217;importanza della penisola è indubbia. La Crimea, come ha dimostrato l&#8217;annessione del 2014, è un hub di fondamentale importanza per Mosca. E lo è tanto sul piano strategico quanto politico e tattico. Centrale per la<strong> flotta russa del Mar Nero</strong>, con la base di Sebastopoli, la Crimea è anche una base imprescindibile per la spinta meridionale delle forze russe nell&#8217;attuale conflitto. Inoltre, sul piano esclusivamente politico, la Crimea è il simbolo di cosa significa l&#8217;Ucraina per <strong>Vladimir Putin</strong>, che non a caso l&#8217;ha unita concretamente alla Russia con il ponte di Kerch (<a href="https://it.insideover.com/guerra/colpire-la-crimea-per-paralizzare-mosca-quei-blitz-tattici-dellucraina.html">bersagliato dalle forze di Kiev</a>) e l&#8217;ha annessa con il famoso referendum che poi è diventato il precedente utilizzato anche per le autoproclamate repubbliche del Donbass e di Kherson.</p>



<p></p>
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