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Nella notte tra il 16 e il 17 luglio, gli ucraini sono tornati a colpire il ponte sullo Stretto di Kerch che collega la Crimea alla regione di Krasnodar. Dalle prime notizie che sono giunte, almeno un pilone è stato colpito da missili da crociera o droni navali, provocando il cedimento della sede stradale in almeno una carreggiata mentre, a quanto sembra l’adiacente linea ferroviaria ha tenuto.

Questa via di comunicazione, costruita da Mosca tra il 2016 e il 2019, è stata colpita una prima volta dall’Ucraina l’8 ottobre del 2022 utilizzando un camion bomba: in quella occasione i danni sono stati gravi, interessando due delle campate stradali, ma i piloni sono rimasti pressoché integri, quindi la Russia ha potuto ripristinare parzialmente le linee viarie entro dicembre 2022 mentre a inizio maggio il Cremlino ne ha annunciato l’apertura totale.

Lo Stato maggiore ucraino, pertanto, ha ricominciato a prendere di mira il ponte nelle ultime settimane: prima dell’attacco di stanotte, sappiamo da fonti russe che il 9 luglio Kiev ha lanciato missili del sistema da difesa aerea S-200 per cercare di colpirlo, ma senza successo. Stanotte, invece, questa vitale arteria è stata gravemente colpita, e dalla prima stima dei danni resasi possibile dalle foto e filmati circolati in rete, il suo ripristino sarà temporalmente più lungo in quanto sono stati presi di mira i piloni di sostegno.

Perché è importante il ponte di Kerch

Occorre ora chiarire perché gli ucraini sono tornati a colpire il ponte sullo Stretto di Kerch. L’attacco non è solamente simbolico: attraverso il ponte passano i rifornimenti dalla Federazione russa alla Crimea, e da qui essi vengono diretti verso il fronte. Questa linea è sfruttata anche per movimentare le riserve, siano esse composte da truppe o mezzi, al pari delle vie terrestri che corrono dalla Federazione sino alla Crimea attraversando i territori occupati degli oblast di Kherson e Zaporizhzhia.

Guardando una carta geografica, si può notare come entrambe queste linee principali siano molto lunghe e distanti dai grossi centri logistici di smistamento posti all’interno della Russia (come Belgorod o Rostov sul Don), e la loro lunghezza rappresenta uno svantaggio per i russi nel breve termine in questa fase del conflitto.

Per spostare riserve e posizionarle lungo il fronte meridionale, infatti, Mosca impiega più tempo rispetto a quanto possono fare gli ucraini, che hanno dalla loro parte una geografia “migliore” in quanto i loro centri logistici sono “più a ridosso” della linea di contatto, quindi potenzialmente lo Stato maggiore di Kiev riesce a movimentare truppe e mezzi più velocemente.

In un fase bellica di attrito, ormai apparentemente consolidata dopo un’iniziale breve fase di manovra che ha portato ad avanzare di una dozzina di chilometri oltre la prima linea russa nella parte orientale del fronte sud, Kiev può ricavare da questa condizione un vantaggio tattico che però diventa di breve durata se non cerca di interrompere le linee di comunicazione che passano per i territori occupati meridionali, e dalla Crimea alla Federazione attraverso lo stretto di Kerch.

Infatti, nel lungo termine, la Russia può spostare più truppe e mezzi avendo la possibilità di usare le vie di comunicazione in modo indisturbato, e pertanto accumulare riserve che vanificherebbero ogni ulteriore tentativo di sfondamento da parte degli ucraini, con anche l’apertura della possibilità di un contrattacco.

Le mosse dell’Ucraina

Pertanto Kiev si trova nella necessità di fare tutto il possibile per rallentare questa evenienza in modo da logorare le truppe russe al fronte attraverso lo “strangolamento” dato dall’interruzione dei rifornimenti, ed ecco perché è tornata a colpire il ponte sullo Stretto di Kerch.

Proprio per questo riteniamo che l’attività di attacco delle linee di comunicazione russe nelle retrovie non sarà limitata a quell’obiettivo colpito nella notte, ma anche alle arterie stradali e ferroviarie che corrono nei territori occupati meridionali, che potrebbero essere prese di mira con sistemi missilistici come gli “Storm Shadow” oppure usando lanciarazzi Himars e le Glsdb, che per la loro flessibilità possono essere posizionate a ridosso della linea di contatto per allungarne il raggio d’azione.

Ancora una volta il fattore tempo è determinante, e a esso si va ad aggiungere la disponibilità numerica di certi sistemi d’attacco, che deve essere tale da poter disarticolare efficacemente la rete viaria russa. Riteniamo che Mosca reagirà allo stesso modo ma concentrandosi sull’eliminazione degli snodi logistici posti anche in profondità nel territorio ucraino, e per cercare di eliminare la minaccia degli “Storm Shadow” dovrà fare in modo di colpire più capillarmente le basi aeree ucraine da cui decollano i Su-24 che li lanciano (al momento ipotizziamo sia questa la piattaforma ma non è da escludere che possano essere trasportati anche dai Su-27).

Questa offensiva, se condotta con vettori a lungo raggio come missili da crociera e balistici, ne intaccherà ulteriormente le riserve, pertanto è plausibile pensare che lo Stato maggiore russo si affidi per la maggior parte ai droni kamikaze a lunga portata, che vengono forniti – e a quanto pare costruiti in Russia su licenza – dall’Iran.

Gli effetti dell’attacco al ponte sullo Stretto di Kerch saranno immediati, e quindi ci aspettiamo che Kiev proceda ad attaccare le linee terrestri passanti per Kherson, Zaporizhzhia e Donetsk entro breve, pena la perdita di prezioso tempo che, ancora una volta, gioca a favore della Russia.