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La Spagna ha ricevuto un nuovo sottomarino. Si tratta del S-81 Isaac Peral, consegnato da Navantia all’Armada spagnola durante una cerimonia nella base navale di Cartagena. Il sottomarino è il primo di una classe di quattro unità dello stesso tipo (air-independent propulsion, d’attacco) che serve a Madrid per entrare nel club dei Paesi in grado di produrre e sfruttare i sottomarini per la propria flotta. Un segnale importante, non a caso volutamente celebrato dai media iberici, ma che serve non solo per certificare gli sviluppi della Marina di Spagna, ma anche per ribadire l’importanza del dominio subacqueo in Europa e in particolare nel Mediterraneo.

Data l’importanza delle infrastrutture critiche che passano sui fondali di tutto il mondo, e vista la necessità di proteggerli attraverso reti militari sempre più efficienti, i sottomarini hanno preso nuovamente il centro della scena dell’industria navale dopo che la fine della Guerra Fredda sembrava avesse relegato questi mezzi nel “cassetto della Storia”. In realtà, per le loro caratteristiche, la furtività, l’importanza nell’intelligence e soprattutto per la possibilità di attaccare così come difendere infrastrutture vitali per i Paesi (oleodotti, gasdotti, elettrodotti e cavi per le comunicazioni) e le rotte commerciali, i sottomarini sono sempre più centrali nelle nuove marine. E l’esempio della Spagna è solo l’ultimo di uno sviluppo che sta coinvolgendo tanto il Mare nostrum quanto l’Europa.

Oltre alle ben note forze navali del continente, infatti, come la Francia, il Regno Unito e la stessa Italia, da tempo si assiste a una corsa al riarmo sottomarino che riguarda Paesi alla ricerca di nuovo ruolo nel mondo ma anche potenze che vogliono accrescere la propria già consolidata area di influenza. Nel Mar Nero, a fare richiesta di sottomarini è stata di recente la Romania, mentre nel Baltico si segnala da mesi il nuovo interessamento per il fronte subacqueo da parte della Polonia. Nel Mediterraneo, la Turchia sta ampliando da anni la propria struttura navale grazie a un mix di tecnologie esterne e indigene (anche per minisommergibili), mentre Israele sta puntando a una rafforzamento generale della propria flotta in cui l’ultima punta di lancia è il sottomarino Drakon. Stessa evoluzione la vive da anni il Nord Africa, dove Egitto e Algeria hanno ampiamente blindato il proprio arsenale per la guerra sotto i mari dimostrando una chiara volontà di avere una propria autonomia e proiezione di potenza nell’area.

Tutto questo, come detto, rientra nella logica di rafforzamento delle flotte euromediterraneo che, insieme a quelle mondiali, puntano su un dominio essenziale per il futuro del mondo. Lo si vede nell’Indo-Pacifico, con la sfida della Cina verso sottomarini sempre più silenziosi e con i partner occidentali impegnati a contrastarla. Lo si vede nella sfida tra Russia e Usa, tradizionalmente impegnati a contendersi gli oceani dalla Guerra Fredda. E lo si vede ora, in formato ridotto ma non meno determinante, nei mari più bassi del Mediterraneo e del Nord Europa.