La Romania procede a passo spedito verso l’acquisizione di un nuovo sottomarino. La notizia è stata data dall’agenzia G4Media che ha avuto accesso a un documento del ministero della Difesa rumeno. Il ministero, in base al documento, ha chiesto al parlamento di approvare l’acquisto di un nuovo mezzo subacqueo per la flotta insieme a una complessiva modernizzazione delle navi di superficie già presenti e a nuovi cacciamine. L’annuncio rappresenta un’ulteriore e forse fondamentale tappa di un processo già avviato da tempo dal governo di Bucarest.
La Romania, attraverso il suo ministro della Difesa, aveva già annunciato lo scorso anno l’interesse verso l’acquisizione di sottomarini classe Scorpène dalla Francia che potessero aggiungersi e sostituire l’ormai obsoleto (e sostanzialmente fuori servizio) Delfinul, unico mezzo subacqueo della flotta. Questo piano di ammodernamento e rafforzamento della flotta vede in particolare il coinvolgimento di Parigi che, proprio a margine di una visita del presidente francese Emmanuel Macron nel Paese dell’Europa orientale, ha firmato con Bucarest un programma di cooperazione in ambito strategico, con un forte interesse dell’industria bellica transalpina.
Questo interesse verso l’acquisizione di sottomarini e per la modernizzazione della flotta di superficie da parte rumena può essere la lente per comprendere diversi sviluppi nella regione dei Balcani orientali e del Mar Nero. Dal punto di vista strategico, è chiaro che la Romania abbia interesse a ristrutturare le proprie forze armate soprattutto alla luce della nuova fase conflittuale che si vive in Europa orientale. Come Paese che si affaccia su un mare condiviso con la Russia, e confinando con l’Ucraina, la Romania, subito dopo l’invasione di febbraio 2022, ha rilanciato il proprio programma per la difesa ribadendo la necessità di aumentare anche la spesa militare rispettando i parametri Nato.
Gli interessi rumeni
D’altro canto, per la Romania il rafforzamento della propria forza navale risiede anche nella necessità di tutelare gli interessi nazionali nel Mar Nero, in particolare per quanto concerne lo sfruttamento del gas naturale. A sud dell’isola dei Serpenti, diventata nota durante la guerra in Ucraina ma già oggetto di disputa tra Bucarest e Kiev per lo sfruttamento della piattaforma continentale, ci sono riserve che potrebbero cambiare sensibilmente le prospettive energetiche della Romania, che già ha avviato i lavori per l’estrazione in diversi giacimenti tra cui in particolare quello di Ana, a sud dell’isolotto al centro del conflitto.
Infine, non va dimenticato che la Romania, sia per una forma di deterrenza e di percezione di sicurezza verso Mosca, sia per controbilanciare il potere dell’altra forza atlantica del Mar Nero, ovvero la Turchia, cerca da tempo maggiore attenzione da parte della Nato e degli Stati Uniti. Al momento, le forze Usa in Romania sono di stanza già in tre basi (Mihail Kogalniceanu, Deveselu e Campia Turzii), ma alla luce della situazione creata dopo la guerra non è da escludere un interessamento Usa (o quantomeno Nato) per un maggiore impegno sul fronte navale che possa avere al centro la Marina rumena.
Consolidamento Nato nel Mar Nero
La Convenzione di Montreux – che regola gli equilibri di forze del Mar Nero e l’accesso delle navi attraverso gli Stretti Turchi – comporta un muro quasi invalicabile sull’invio di mezzi. Tuttavia, un aumento delle capacità di Bucarest implicherebbe di fatto un rafforzamento dell’Alleanza nello specchio d’acqua strategicamente più rilevante per Mosca. In questo senso, la base di Costanza diventerebbe sempre più centrale nella logica strategica di tutto il blocco euro-americano.
Si tratta, naturalmente, di un percorso a tappe e non certo di qualcosa che può avvenire nell’arco di un tempo ristretto. Tuttavia, il duplice interesse francese e statunitense potrebbe velocizzare intanto il programma della Romania, anche alla luce di una nuova guerra fredda con Mosca e con una situazione in Ucraina dai contorni ancora indefiniti e non certo prossimi a una risoluzione pacifica.

