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Dopo la morte di Evgenij Prigozhin, tra le domande che si sono posti gli osservatori c’è stata anche quella di comprendere il futuro dell’impero Wagner in quello che era diventato sostanzialmente il “core business” della compagnia di contractors: l’Africa.

Non è un mistero che la rete dello “chef di Vladimir Putin” si fosse concentrata, oltre che a Siria e Ucraina, sul fronte africano, in particolare del Sahel e della Libia. E molti si sono chiesti quale potesse essere il destino di questa rete di mercenari e interessi privati in uno dei luoghi più complessi, ricchi e anche oggetto di sfide geopolitiche dell’intero pianeta. E questo perché oltre agli interessi di Prigozhin la Wagner rappresentava anche un utile strumento più o meno nelle mani del Cremlino per garantire a quest’ultimo più di un avamposto in quel continente.

Subito dopo la scomparsa del leader della Wagner, la Federazione Russa ha messo subito in chiaro che l’Africa, vivente o meno Prigozhin, sarebbe rimasta al centro della sua agenda. Anche mantenendo lì una presenza di mercenari un tempo legati allo “chef”. I vertici di Mosca hanno espresso, anche prima della morte di Prigozhin, la necessità di mantenere in vita gli assetti della Wagner nei luoghi dove era impossibile gestire i compiti che erano assegnati ai mercenari. E questo valeva soprattutto per i teatri operativi più oscuri come il Mali e la Repubblica centrafricana. Mentre per altri contesti, specialmente per quanto riguarda la Libia, l’impressione è che il Cremlino abbia voluto nuovamente mettere in chiaro un dato: quegli uomini rappresentavano non sé stessi, ma la Federazione Russa. E tutto ciò che era nelle mani della Wagner, adesso tornava a far parte dei programmi della Difesa di Mosca.

Una coincidenza temporale alquanto interessante aiuta a comprendere questa dinamica. Il giorno prima che l’aereo di Prigozhin precipitasse con i vertici della Wagner in territorio russo, una delegazione guidata dal viceministro della Difesa Yunus-Bek Yevkurov era stata ricevuta a Bengasi su invito del maresciallo Khalifa Haftar. All’epoca Ria Novosti parlò di un incontro per la “cooperazione nella lotta contro il terrorismo internazionale” e per altre “attività congiunte”. Ma l’impressione era che quel summit servisse per ribadire l’impegno russo a prescindere dalla presenza o meno della Wagner, certificata da diversi allarmi lanciati dal Pentagono.

A sottolineare nuovamente l’interesse di Mosca per la Cirenaica è poi sopraggiunta un’indiscrezione del Wall Street Journal in base alla quale i russi starebbero discutendo da settimane con le controparti della Libia orientale per avere accesso ai porti di Bengasi o Tobruk. Gli Stati Uniti sono in allerta, al punto che sempre il Wsj riferisce di una prossima missione del comandante di Africom, Michael Langley, e dell’inviato speciale Usa per la Libia, Richard Norland, per incontrare tanto Haftar quanto il primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibah. La speranza della Casa Bianca è che la Cirenaica faccia fuori la Wagner. Il timore però è che la Wagner venga semplicemente sostituita dalle forze russe, lasciando quindi le forze di Mosca all’interno di quel triangolo del caos composto dai Paesi del Sahel e dal vertice mediterraneo della Libia.

Del resto, che la Russia riesca a mantenere una rete di alleanze e presenze dal Sahel fino al Mediterraneo rappresenta uno dei nervi scoperti della Nato. E nonostante la guerra in Ucraina prosciughi notevolmente le capacità di Mosca, il Cremlino non sembra intenzionato a cedere sul fronte africano. Le alleanze resistono, anche se con alcune difficoltà legate all’isolamento russo dopo l’aggressione a Kiev. E in generale molti Paesi tendono a evitare prese di posizioni nette nei confronti di Putin, pur non disdegnando amicizie e accordi con l’Occidente. Un esempio di questa dinamica è l’Algeria, uno dei più solidi alleati in campo energetico dell’Europa e in particolare dell’Italia ma anche uno dei maggiori partner africani della Russia a livello militare. Poche settimane fa, navi della flotta russa del Nord erano a Orano per una visita tesa a rafforzare l’immagine di amicizia tra Algeri e Mosca. Tra queste vi era anche la fregata Admiral Gorshkov. Mentre il quotidiano russo Kommersant ha lanciato l’indiscrezione secondo cui il generale Serghei Surovikin, rimosso dai suoi incarichi per la sua vicinanza alla Wagner subito dopo la rivolta di giugno, sarebbe ricomparso proprio Algeria e addirittura all’interno di una delegazione del Ministero della Difesa russo. Le foto sono state rilanciate anche dal canale Telegram vicino alla Wagner Grey Zone. Pochi giorni fa, il capo di stato maggiore dell’esercito algerino aveva ricevuto una telefonata dal direttore della Cia, William Burns. Come riportato dall’Ansa, i due “hanno espresso il desiderio comune di rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra i due Paesi nel campo della sicurezza”.

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