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La guerra tra Hamas e Israele ha riacceso anche il fronte yemenita, riattivando in particolare la milizia Houthi. La forza di matrice sciita, parte di quel mosaico di gruppi legato all’Iran, si è infatti attivata nel momento in cui lo Stato ebraico ha scatenato l’offensiva su Hamas nella Striscia di Gaza, prima lanciando droni in direzioni di Eilat, porto più meridionale di Israele, poi prendendo di mira le navi che solcano le acque dello stretto di Bab el-Mandeb.

L’ultimo episodio riguarda l’attacco a diverse navi nel Mar Rosso. Un attacco rivendicato proprio dagli Houthi, il cui portavoce militare Yahya Saria, ha detto ai media che la marina della milizia sciita “ha preso di mira due navi del nemico sionista nello stretto di Bab el-Mandeb in sostegno ai civili di Gaza”. L’attacco ha coinvolto alcuni mercantili, di cui una gravemente danneggiata, e il cacciatorpediniere statunitense Uss Carney, da giorni schierato nell’area per prevenire possibili lanci di missili e droni da parte Houthi. Il Pentagono, in una nota rilasciata domenica scorsa, ha confermato sia l’attacco che l’intervento della nave della flotta Usa.

“Oggi ci sono stati quattro attacchi contro tre diversi mercantili che operavano nelle acque internazionali nel sud del Mar Rosso. Questi tre mercantili sono legati a 14 diversi Paesi. Lo Uss Carney ha risposto alle loro chiamate e fornito assistenza”, ha comunicato il Comando centrale americano, Centcom, che si occupa dell’area mediorientale. Ed è stato lo stesso Centcom. a ribadire che “questi attacchi rappresentano una minaccia diretta al commercio internazionale e alla sicurezza marittima”, avanzando l’ipotesi che dietro l’attacco della milizia yemenita vi sia la regia dell’Iran.

Teheran, come di prassi, ha respinto al mittente le accuse di Washington. All’agenzia di stampa Tasnim, il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha negato ogni coinvolgimento, smentendo così le accuse di Centcom e anche del consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan. Tuttavia, il timore che questo possa essere ormai a tutti gli effetti un fronte sempre più caldo della guerra-ombra tra Iran, Israele e Usa è in agguato. Con rischi evidenti anche per il commercio globale.

La duplice strategia degli Houthi, oltre a riportare al centro della scena il tema dello Yemen, dimenticato in questi anni nonostante un processo di tregua che si era consolidato nel 2023, pone infatti sul tavolo il tema della la stabilità delle rotte commerciali. Con gli attacchi alle navi e con la crescente esplosività delle coste yemenite, la rotta commerciale che unisce l’Oceano Indiano e il Golfo Persico con il Mar Rosso e quindi il Mediterraneo, rischia di essere nuovamente instabile. Elemento che ricorda da vicino la fase in cui il boom della pirateria somala e la notevole importanza strategica dei questo corridoio marittimo hanno provocato non solo l’attivazione di missioni internazionali antipirateria, ma anche l’aumento della costruzione di basi navali su quelle coste, in particolare a Gibuti.

Gli Stati Uniti da tempo hanno aumentato la loro attenzione sul Mar Rosso, sia per la presenza di alleati in cerca di sicurezza, sia per l’arrivo di nuove potenze (Cina e Russia) e per il caos che avanza sulle coste africane oltre allo Yemen. E non è un caso che, proprio a seguito degli attacchi, da Washington arrivino notizie su una possibile task force internazionale che – come già accaduto in altri settori – possa servire da deterrente per attacchi che mettono a rischio il commercio. Sullivan ha sottolineato che questa “non è una questione che riguarda solo gli Stati Uniti, ma tutto il mondo”. E questo potrebbe rafforzare l’idea che Washington perori una nuova forza internazionale come già avvenuto sul fronte del Golfo Persico e per lo stretto di Hormuz.