Guerra /

Sale di nuovo la tensione tra Iran e Israele, mentre il dossier nucleare continua a essere al centro di faticose, intense e sotterranee trattative tra Teheran e Washington con l’ausilio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

La scorsa domenica, il direttore del Mossad, David Barnea, ha lanciato un avvertimento molto chiaro nei confronti dei vertici della Repubblica islamica. “Fortunatamente per l’Iran, i suoi sforzi terroristici sono stati contrastati”, ha detto il direttore dell’agenzia di intelligence israeliana come riportato dal Times of Israel. “Perché per loro fortuna? Perché finora siamo arrivati ​​solo agli agenti e a coloro che li hanno inviati” ha continuato Barnea – ma se venissero colpiti cittadini israeliani o ebrei nel mondo, la risposta dello Stato ebraico giungerebbe “al livello più alto”. Per molti osservatori, l’interpretazione da dare a queste parole è chiara: il Mossad al momento non ritiene opportuno puntare ai vertici dell’Iran, nonostante per l’intelligence israeliana sia evidente un ruolo attivo degli Ayatollah, in particolare della guida suprema Ali Khamenei, come promotori dell’agenda offensiva iraniana. Al momento, Barnea ha sottolineato che le reti legati a Teheran sono state smantellate prima di colpire, ammissione che implica anche un messaggio di rassicurazione verso l’opinione pubblica interna e di ammonimento nei confronti dell’Iran. Tuttavia, è chiaro che il segnale che giunge dal vertice della potente agenzia dello Stato ebraico è che essa è pronta, in caso di aumento delle tensioni, a modificare gli obiettivi da colpire in territorio iraniano o nei Paesi alleati.

A rispondere alle dichiarazioni di Barnea è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanani. “Dichiarazioni così esplicite contro funzionari di altri Paesi indicano la natura violenta di questo regime falso e usurpatore, che usa il terrorismo per raggiungere i suoi interessi illegittimi“, ha tuonato Kanani. E il funzionario ha anche affermato che “l’Iran non esiterà mai a rispondere a qualsiasi azione stupida”.

La risposta iraniana non ha comunque chiuso il duello mediatico e diplomatico di questi giorni. Dopo poche ore dalla reazione di Teheran, da Israele è infatti arrivato un secondo avvertimento, questa volta partito dal ministro della Difesa dello Stato ebraico. Yoav Gallant ha mostrato le foto di una presunta base iraniana nel sud del Libano, a circa venti chilometri dal confine israeliano. “Il territorio è libanese, il controllo è iraniano, l’obiettivo è Israele”, ha sottolineato Gallant nelle dichiarazioni riportate dal Jerusalem Post. E le fotografie rilanciate dalla Difesa servono al ministro per ricordare che Israele deve essere “consapevole e restare pronto, con gli occhi puntati sul binocolo e le dita sul grilletto”. Un binocolo che, nella guerra-ombra con l’Iran, è rivolto principalmente ai proxy di Teheran intorno ai confini dello Stato ebraico: Libano, Siria e Striscia di Gaza. Nel Paese dei Cedri, a preoccupare è sempre Hezbollah, alleato inossidabile dell’Iran sulle coste del Mediterraneo. In Siria, Israele ha colpito per diversi anni le postazioni iraniane, in particolare dei Pasdaran, e delle reti a essi legate, proprio per evitare che si trasformasse in un grande Libano. Per quanto riguarda Gaza, invece, oltre ad Hamas l’allarme è rivolto principalmente alla Jihad islamica, che si ritiene abbia legami sempre più stretti con gli Ayatollah. Questo, come scritto su Limes da Lorenzo Trombetta, anche in virtù dell’azione dell’altra organizzazione islamista palestinese, appunto Hamas, che mantiene un dinamismo maggiore anche in chiave “diplomatica”.