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	<title>traffico di esseri umani Archives - InsideOver</title>
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	<title>traffico di esseri umani Archives - InsideOver</title>
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		<title>Nuovo orrore in Libia: migranti giustiziati e sepolti nelle fosse comuni</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/nuovo-orrore-in-libia-migranti-giustiziati-e-sepolti-nelle-fosse-comuni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 09:33:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[traffico di esseri umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1151" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-600x360.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-1024x614.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-768x460.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-1536x921.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Migranti massacrati. Ancora una volta la Libia svela il lato più oscuro, il racconto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1151" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-600x360.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-1024x614.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-768x460.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Libia-1536x921.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ancora una volta, la Libia svela il suo lato più oscuro. L’<strong>Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM)</strong> ha confermato la scoperta di due fosse comuni contenenti i corpi di decine di migranti. A Jakharrah, nel deserto a sud di Bengasi, sono stati trovati 19 corpi con segni di violenze e ferite da arma da fuoco. A <strong>Kufra</strong>, nell’angolo sud-orientale del Paese, sono stati riesumati almeno 30 cadaveri, ma il numero potrebbe salire fino a 70. Il quadro è quello di un’esecuzione di massa. Non morti per stenti o incidenti, ma giustiziati a sangue freddo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’orrore libico: tra trafficanti e Governi complici</h2>



<p>Da anni le ONG e le Nazioni Unite denunciano <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-venduti-alla-libia-e-trattati-come-schiavi-le-accuse-choc-alla-tunisia.html">le condizioni disumane a cui i migranti sono sottoposti in Libia</a>. Campi di detenzione che somigliano più a lager, abusi sistematici, torture, stupri, esecuzioni sommarie. Eppure, il copione si ripete: scoperta una fossa comune, indignazione per qualche giorno, e poi si torna a fare affari con le milizie libiche.</p>



<p>Tre sospettati, tra cui un libico e due stranieri, sono stati arrestati con l’accusa di aver gestito questi centri di detenzione clandestini trasformati in mattatoi umani. Ma sappiamo già come andrà a finire: processi fantasma, qualche condanna di facciata e il business che continua indisturbato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Italia ed Europa: i soldi ai carnefici</h2>



<p>E qui arriviamo al punto dolente: la complicità occidentale. L’UE e l’Italia, negli ultimi anni, hanno finanziato la Guardia Costiera libica e altre “forze di sicurezza” locali per bloccare le partenze dei migranti. Risultato? I soldi europei finiscono esattamente nelle tasche di chi gestisce questi centri di tortura.</p>



<p>L’Italia ha appena rinnovato gli accordi con <strong>Tripoli</strong> per la gestione della migrazione, ignorando i rapporti delle Nazioni Unite che documentano il sistematico abuso dei migranti nelle prigioni libiche. Ma si sa, l’importante è che quei disperati non arrivino sulle nostre coste.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra civile senza fine e la legge delle milizie</h2>



<p>La Libia, dal 2011, è sprofondata in un’anarchia permanente. Dopo la <strong>caduta di Gheddafi</strong>, il Paese è diventato terreno di conquista per milizie locali, signori della guerra e gruppi terroristici. Due governi rivali, uno a Tripoli e uno a Bengasi, si contendono il potere mentre la popolazione vive nel caos.</p>



<p>Le fosse comuni ritrovate oggi a <strong>Kufra</strong> e <strong>Jakharrah</strong> sono solo l’ultimo tassello di una tragedia ignorata. Eppure, la comunità internazionale continua a trattare la Libia come un partner affidabile, chiudendo un occhio sui massacri nel deserto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’ipocrisia europea e la prossima fossa comune</h3>



<p>Non illudiamoci: queste non saranno le ultime fosse comuni scoperte in Libia. I migranti continueranno a morire, giustiziati o torturati a morte, mentre l’Europa si lava la coscienza con qualche dichiarazione di condanna.</p>



<p>Poi arriverà un altro vertice UE-Africa, un altro accordo sulla sicurezza, un altro assegno ai Governi libici. E i trafficanti, quelli veri, brinderanno al prossimo carico umano da vendere.</p>
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		<item>
		<title>La multinazionale dei trafficanti: ecco la rete che spinge i migranti verso l&#8217;Italia. Il caso del Bangladesh</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/perche-cosi-tanti-migranti-in-italia-ecco-il-caso-del-bangladesh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 16:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[traffico di esseri umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le dinamiche della rotta del Bangladesh svelano quanto ruota attorno ai criminali internazionali che gestiscono l'immigrazione irregolare</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-cosi-tanti-migranti-in-italia-ecco-il-caso-del-bangladesh.html">La multinazionale dei trafficanti: ecco la rete che spinge i migranti verso l&#8217;Italia. Il caso del Bangladesh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230705170808725_d5ed2d24292a9f87392367bd9a4017ab-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso anno <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2022-rev.pdf">in Italia dal Bangladesh sono arrivati 14.982 migranti</a>. Si tratta della terza nazionalità più presente nell&#8217;elenco delle persone approdate irregolarmente. In questa speciale classifica il Paese asiatico è alle spalle soltanto di <strong>Egitto</strong> e <strong>Tunisia</strong>, due nazioni del Mediterraneo da cui ci si può aspettare una fuga di massa verso le coste italiane. Qual è quindi l&#8217;origine dell&#8217;<strong>immigrazione </strong>da un Paese così lontano? Come mai dal Bangladesh arrivano più persone che da molte zone dell&#8217;Africa o del medio oriente a noi più vicine?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Paese dalle tante contraddizioni</h2>



<p>C&#8217;è un episodio emblematico della storia recente del Bangladesh. Il 24 aprile 2013 nella capitale <strong>Dacca</strong> un edificio è improvvisamente collassato nell&#8217;area di Savar. Il <strong>Rana Plaza</strong>, questo il nome della struttura, al suo interno conteneva di tutto: appartamenti, uffici, negozi ma soprattutto decine di <strong>laboratori tessili</strong>. In quel momento nei locali adibiti a officine tessili erano tutti a lavoro. E in pochi si sono salvati: dopo ore di ricerche, il Paese ha pianto 1.134 vittime. Una <strong>strage</strong> che ha messo in luce le tante <strong>contraddizioni</strong> del Bangladesh. Qui negli anni sono spuntate un po&#8217; ovunque aziende tessili, molte delle quali collegate anche a tanti marchi famosi in occidente. Segno di una grande <strong>potenzialità</strong> del Paese, ma anche della sua atavica <strong>povertà</strong>. Chi è morto all&#8217;interno del Rana Plaza lavorava per stipendi molto bassi, in grado di garantire al massimo la sussistenza. In tanti però ancora oggi fuggono dalle campagne e si rifugiano nelle grandi aree urbane, in cerca di lavori di fortuna.</p>



<p>La sola capitale oggi conta più di venti milioni di abitanti. La <strong>pressione sulle metropoli</strong> bengalesi è un&#8217;altra grave piaga. In un territorio grande circa la metà dell&#8217;Italia, vivono più di 170 milioni di persone. La densità abitativa è di 1.265 abitanti per chilometro quadrato. Considerando l&#8217;arretratezza delle campagne, le condizioni di vita difficili nelle aree più periferiche del Paese, c&#8217;è quindi una grande massa di persone in movimento verso Dacca, Chittagong e altre metropoli.</p>



<p>Qualcosa però sta cambiando. In parte anche grazie alla spinta della strage del 2013. <a href="https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/nel-settore-tessile-del-bangladesh-migliorano-le-condizioni-di-lavoro">Così come segnalato in un approfondimento di Stefano Vecchia su <em>Avvenire</em></a>, le aree dormitorio di Savar e le altre caratterizzate dalla presenza di improvvisate aziende tessili stanno cambiando volto. Ci sono più servizi, le aziende operano in strutture più adeguate, scuole e trasporti stanno migliorando la qualità della vita degli abitanti. I governi nel corso dell&#8217;ultimo decennio hanno aumentato il <strong>salario minimo</strong>, nel tessile come in altri settori. Lentamente ma costantemente il Bangladesh sta cercando di affrontare i suoi spettri peggiori. Da diverso tempo sta scendendo la quota di analfabeti, gli investimenti nell&#8217;<strong>istruzione</strong> stanno garantendo la scolarizzazione di sempre più cittadini.</p>



<p>La strada è però ancora lunga. Da un lato il Paese è tra i più stabili della regione e tra quelli dalle più alte potenzialità di sviluppo. Dall&#8217;altro, la povertà e le disuguaglianze sono ancora ben presenti. E non ci sono opportunità per tutti. In tanti così sono costretti ad andare fuori. Il movimento di migranti non è solo interno: dalle campagne ci si sposta verso le città, dalle città poi si prova a <strong>emigrare</strong> all&#8217;estero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le reti di trafficanti che operano dal Bangladesh</h2>



<p>L&#8217;emigrazione dal Bangladesh è un fenomeno lungo almeno due decenni. Già nel 2001 l&#8217;agenzia Usa per lo sviluppo internazionale <a href="https://web.archive.org/web/20081001195917/http://www.usaid.gov/bd/files/trafficking_overview.pdf">segnalava la vulnerabilità delle donne e dei bambini bengalesi</a>, caduti nelle grinfie dei <strong>trafficanti</strong> di esseri umani. Reti di criminali che promettevano, e promettono ancora oggi, un futuro migliore. Ma al prezzo di molti soldi e di viaggi in cui spesso si mette a rischio la vita.</p>



<p>La<strong> rotta bengalese</strong> riguardava, all&#8217;inizio di questo secolo, soprattutto l&#8217;<strong>India</strong> ma anche il sud est asiatico. E quindi <strong>Birmania</strong>, <strong>Malesia</strong>, <strong>Thailandia</strong>. Le organizzazioni malavitose hanno intessuto una<strong> rete internazionale </strong>volta a mettere in tasca sempre più profitti nelle tasche dei migranti. Una rete difficile da combattere e da estirpare e che, da qualche anno a questa parte, ha iniziato a tessere rapporti anche con i criminali presenti nell&#8217;area nordafricana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quei voli low cost verso il Medio Oriente</h2>



<p>Ma l&#8217;emigrazione dei bengalesi verso l&#8217;Europa ha origine da altri canali, spesso regolari. Migliaia di lavoratori a inizio anni 2000 si sono spostati dai sobborghi di Dacca verso il <strong>Medio Oriente</strong>. Si tratta di cittadini attratti dalle possibilità lavorative offerte nei vari emirati del Golfo. In tanti hanno iniziato a lavorare per la costruzione dei moderni grattacieli di <strong>Dubai</strong>, di <strong>Abu Dhabi</strong>, di <strong>Doha</strong>, di <strong>Riad</strong> e di <strong>Gedda</strong>, giusto per citare qualche esempio. Il governo di Dacca ha quanto meno lasciato fare: le <strong>rimesse</strong> dei migranti presenti in medio oriente possono infatti garantire il sostentamento di centinaia di famiglie in patria. Così sono stati aperti sempre più canali diretti con le aree mediorientali. Canali foraggiati non solo dalla presenza di <strong>voli low cost </strong>verso le grandi città dell&#8217;area, ma anche da politiche volte a facilitare il <strong>rilascio dei visti </strong>ai bengalesi.</p>



<p>Il fenomeno ha riguardato anche la<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html"> Libia di Gheddafi</a>. Il rais ha avuto bisogno di manodopera per i suoi progetti finanziati soprattutto dopo la fine dell&#8217;era delle sanzioni. E in migliaia sono partiti dal Bangladesh in direzione <strong>Tripoli</strong> e <strong>Bengasi</strong>. Lo ha raccontato anche un migrante intervistato lo scorso aprile su <em>AsiaNews</em> da Sumon Corraya. “Sono andato in Libia – si legge nella testimonianza<a href="https://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2023/04/18/news/bangladesh_lodissea_verso_leuropa_attraverso_la_libia_i_racconti_delle_famiglie_e_il_viaggio_dlla_speranza_ma_la_traver-396681988/"> pubblicata anche su Repubblica </a>– nel 2000. Ho lavorato per una ditta coreana che costruiva condutture per l&#8217;acqua”. La paga era bassa e così nel 2007 ha deciso di tentare la fortuna in Italia. Lui, così come altre migliaia di bengalesi, dal Nord Africa a un certo punto hanno iniziato a premere per andare in Europa. Paghe minime, condizioni di vita poco soddisfacenti e condizioni di lavoro ai limiti dello sfruttamento hanno contribuito ad aprire il canale migratorio verso il Vecchio Continente.</p>



<p>Un canale oggi sempre più importante, alimentato sia dai trafficanti bengalesi che dalla facilità di raggiungere il medio oriente da Dacca. Secondo l&#8217;<strong>Oim</strong> (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), nel 2022 erano presenti in Libia oltre 21mila bengalesi. Alcuni sono qui dall&#8217;era del rais, altri invece sono arrivati negli ultimi anni. Tra chi è entrato da poco in territorio libico, sempre secondo l&#8217;Oim il 93% è partito da Dacca regolarmente in aereo. C&#8217;è chi è atterrato a Dubai (il 38%), chi a Istanbul (il 36%) e chi a Il Cairo (il 13%). Una volta atterrati in un grande aeroporto mediorientale, l&#8217;obiettivo è raggiungere il <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/quel-confine-da-cui-passano-i-migranti-diretti-in-italia.html">labile confine tra Egitto e Libia</a>. Ed è qui che entra in scena la rete internazionale di criminali che mette in collegamento i trafficanti bengalesi con quelli operanti nel Magreb. Sono questi ultimi poi a far salire a bordo di precarie imbarcazioni i migranti diretti in Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lotta contro i trafficanti </h2>



<p>Nei giorni scorsi un cittadino bengalese<a href="https://libyareview.com/35020/bangladeshi-man-involved-in-human-trafficking-arrested-in-libya/"> è stato arrestato a Tripoli </a>con l&#8217;accusa di essere uno dei principali trafficanti di esseri umani. Le autorità locali hanno sottolineato la pericolosità dell&#8217;uomo, legato a doppio filo alle organizzazioni criminali della <strong>Tripolitania</strong>. Era lui a contattare connazionali, a farli arrivare senza grossi problemi in Libia. Ma una volta giunti nel Paese nordafricano, per loro iniziava l&#8217;inferno. Torture, pestaggi, violenze di ogni tipo fino a quando le famiglie dal Bangladesh non sborsavano soldi per &#8220;liberare&#8221; i familiari. Dopo altre ingenti somme intascate, i migranti venivano indirizzati verso i barconi. L&#8217;arresto ha dimostrato la <strong>pericolosità</strong> delle organizzazioni transnazionali criminali. </p>



<p>Anche in <strong>Algeria</strong> nelle scorse settimane sono stati eseguiti arresti contro gruppi che portavano migranti dall&#8217;Egitto verso la Libia e verso lo stesso territorio algerino. Più si scava nei contatti tra trafficanti bengalesi e nordafricani e più si intuisce la vastità e la gravità del fenomeno. Anche nello stesso Bangladesh non sono mancate negli ultimi anni operazioni di polizia. Nel 2019 le case dei sospetti trafficanti sono state a un certo punto marchiate con delle scritte sui muri, pur di rendere riconoscibili gli autori dei criminali viaggi della speranza. </p>



<p>Il problema, <a href="http://www.fides.org/it/news/73117-ASIA_BANGLADESH_Conoscenza_e_prevenzione_elementi_chiave_per_salvare_le_ragazze_dalla_tratta_di_esseri_umani">come sottolineato anche sull&#8217;agenzia Fides lo scorso anno</a>, è che da sola la repressione non basta. In alcuni casi i trafficanti bengalesi hanno attratto e convinto i migranti a partire tramite post su <strong>TikTok</strong>. Molte delle vittime non sono consapevoli di quale tipo di viaggio li attende. C&#8217;è quindi anche un problema legato alla comunicazione, il quale si va ad aggiungere poi alle dinamiche economiche e sociali interne al Paese asiatico. Conoscere le dinamiche della rotta bengalese, la più pericolosa tra quelle che portano in Europa, è quindi di vitale importanza per comprendere cosa c&#8217;è dietro i flussi irregolari finanziati e organizzati da criminali senza scrupoli. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-cosi-tanti-migranti-in-italia-ecco-il-caso-del-bangladesh.html">La multinazionale dei trafficanti: ecco la rete che spinge i migranti verso l&#8217;Italia. Il caso del Bangladesh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Si spaccano le due &#8220;bratve&#8221;: il ruolo della mafia russa e ucraina nel conflitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/si-spaccano-le-due-bratve-il-ruolo-della-mafia-russa-e-ucraina-nel-conflitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429215144654_a78471a6576f42a406065a37c71e6993-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429215144654_a78471a6576f42a406065a37c71e6993-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429215144654_a78471a6576f42a406065a37c71e6993-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429215144654_a78471a6576f42a406065a37c71e6993-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429215144654_a78471a6576f42a406065a37c71e6993-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429215144654_a78471a6576f42a406065a37c71e6993-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429215144654_a78471a6576f42a406065a37c71e6993-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230429215144654_a78471a6576f42a406065a37c71e6993-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fin dallo scoppio del conflitto in Ucraina, ormai più di un anno fa, tra le mille ipotesi e dietrologie costruite attorno alle ragioni della guerra stessa, ve ne è una almeno che non risiede nell&#8217;iperuranio dei complottisti: ovvero il ruolo che le organizzazioni criminali hanno rivestito prima e dopo l&#8217;inizio delle ostilità. Per comprenderlo, un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/si-spaccano-le-due-bratve-il-ruolo-della-mafia-russa-e-ucraina-nel-conflitto.html">[...]</a></p>
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<p>Fin dallo scoppio del <strong>conflitto in Ucraina</strong>, ormai più di un anno fa, tra le mille ipotesi e dietrologie costruite attorno alle ragioni della guerra stessa, ve ne è una almeno che non risiede nell&#8217;iperuranio dei complottisti: ovvero il ruolo che le organizzazioni criminali hanno rivestito prima e dopo l&#8217;inizio delle ostilità. Per comprenderlo, un florilegio di dati accessibili a tutti.</p>



<p>Il conflitto ha sparigliato le carte dei traffici internazionali che per lungo tempo hanno visto il loro crocevia nelle strade che collegano Russia e Ucraina. Il mar Nero, così come il confine tra territori occupati e Ucraina è diventato un reame difficile per gli scambi illeciti: la legge marziale ha privato questi flussi della loro manodopera abituale e l&#8217;imposizione del coprifuoco rende difficile muoversi nell&#8217;ombra perfino per i criminali di alto rango più scaltri. Ma soprattutto, lo stesso mondo criminale &#8211; dichiaratosi &#8220;netutale&#8221; allo scoppio delle ostilità &#8211; ha ora remora ad entrare in contatto con i propri omologhi russi (e viceversa): in gioco non vi è più solo il dio danaro o un ruolo di potere, bensì l&#8217;etichetta di traditori, il destino di due nazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le organizzazioni criminali in Ucraina</h2>



<p>Sin dalla dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, sul territorio ucraino sono state presenti diverse <strong>organizzazioni mafiose</strong> dedite al traffico di armi, estorsioni, omicidi su commissione, rapimenti. Sebbene la loro infliuenza sia notevolmente diminuita dagli anni Novanta ad oggi, sono da segnalare almeno tre grossi gruppi criminali, noti anche come<em> vory-v-zakone</em>, i famosi <em>thieves in law</em> che costellano la fratellanza mafiosa in Russia: il gruppo Lux operante in quel di Donetsk e le bande Samuel Martirosayan e Bashmaky in Crimea. La loro influenza politica è a vari livelli, in particolar modo nel Donbass, ove hanno contribuito spesso alla mobilitazione politica e al finanziamento stesso delle campagne elettorali.</p>



<p>Uno dei nodi caldi di questo ecosistema criminale transnazionale è la meravigliosa Odessa, crocevia fra mafia ucraina e russa, provincia narcos con spire che la legano al sud America quanto all&#8217;Afghanistan. L&#8217;organizzazione <em><a href="https://ocindex.net/country/ukraine">Global Crime Index</a></em> classificava Kiev al 34esimo posto su 193 Paesi come indice di criminalità e terza su 44 Paesi europei. Il <strong>traffico internazionale di esseri umani</strong> ha qui una delle sue provincie di transito e origine: prevalentemente donne per il mercato della prostituzione, uomini per il mondo del lavoro nero in edilizia e agricoltura, e cittadini di etnia rom assoldati per l&#8217;accattonaggio o come &#8220;muli&#8221; della droga. A questo si aggiunge il <strong>mercato nero delle armi di piccolo calibro</strong> che il conflitto ha solo incrementato: si tratta soprattutto di pistole Makarov e Tokarev, nonché fucili d&#8217;assalto di cui il Donbass è stato capitale da almeno dieci anni. I porti ucraini situati lungo il mar d&#8217;Azov e il mar Nero, così come il sistema fluviale ucraino hanno reso da sempre l&#8217;Ucraina il luogo ideale per i trafficanti che cercano di accedere al <strong>mercato della droga </strong>in Europa: eroina (dall&#8217;Afganistan, in transito dalla rotta balcanica), cocaina (dall&#8217;America latina verso il mar Nero), cannabis, droghe sintetiche, stimolanti e anfetamine, un mercato in continua crescita dal 2010.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Russia di Putin tra lotta e connivenza con la criminalità</h2>



<p>Parallelamente, in Russia, le cose non vanno diversamente. Per decenni sono proprio le mafie ad aver tenuto assieme le due nazioni sorellastre. Non a caso la più grande organizzazione mafiosa russa, la<em><strong> Solncevskaja bratva </strong></em>è retta da due uomini: il russo Sergej Michajlow e l&#8217;ucraino Semyon Mogilevich. Una vera Ong del crimine che esporta ogni anno cifre da capogiro in <strong>Cina</strong> lucrando su<strong> eroina</strong> e <strong><a href="https://www.forest-trends.org/wp-content/uploads/2022/01/China-Timber-Legality-Risk-Dashboard-IDAT-Risk.pdf">legname tagliato illegalmente</a> </strong>che scorre a fiumi sulla Via della Seta. I proventi, riciclati e ripuliti, vengono poi investiti in Europa, Israele e Stati Uniti, tutte nazioni <em>buen retiro</em> dei grandi boss. Qui, come sottolinea l&#8217;<em><a href="/Users/franc/OneDrive/Desktop/How%20the%20war%20split%20the%20mafia%20_%20The%20Economist.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Economist</a><a href="file:///C:/Users/franc/OneDrive/Desktop/How%20the%20war%20split%20the%20mafia%20_%20The%20Economist.pdf"> </a></em>in una sua inchiesta, le organizzazioni mafiose a cui <strong>Vladimir Putin</strong> aveva dichiarato guerra, sono diventate una risorsa fondamentale in tempo di guerra: i criminali sono reclutati come <em>intelligence</em> secondaria del Cremlino, e ai mafiori russi all&#8217;estero viene chiesto di depositare grosse cifre su conti neri che possono essere utilizzati per operazioni sottotraccia. </p>



<p>Ma è stato il gas il grande nodo che ha saldato l&#8217;alleanza fra le due mafie gemelle. Nel 2004 venne creato il gigante dell&#8217;energia <strong>RosUkrEnergo </strong>dall&#8217;ex presidente ucraino Leonid Kuchma e da Vladimir Putin. Il gas dal Turkmenistan giungeva all&#8217;ucraina Naftogaz che doveva comprare dall&#8217;intermediaria RosUkr e vendere solo in Ucraina: ad un prezzo più altro ma soprattutto cedere gratuitamente in Crimea e Donbass. Proprio  qui avvenivano i grandi furti di gas che le differenti <em>bratve </em>mafiose potevano rivendere al miglior offerente. Al vertice di questa alleanza del gas Mogilevich, Putin e tale <strong><a href="https://www.nbcnews.com/politics/politics-news/who-dmytro-firtash-man-linked-1-million-loan-giuliani-ally-n1121561">Dmytro Firtasch</a></strong>, intermediario fra il governo ucraino, Gazprom e l&#8217;allora primo ministro ucraino Viktor Janucovyc. Firtasch è lo stesso uomo legato al presidente dell&#8217;ex campagna elettorale di Donald Trump e che ha avuto a disposizione un legale del calibro di Rudolph Giuliani. Un intreccio globale che si è inceppato di fronte ai fatti di Maidan nel 2014: l&#8217;eventuale ingresso in Europa dell&#8217;Ucraina, infatti, avrebbe &#8220;disturbato&#8221; questo sodalizio criminale tra le due realtà mafiose. Non a caso, nel 2021, lo stesso il Consiglio per la sicurezza e la difesa dell&#8217;Ucraina sanzionò Firtasch poichè le sue attività, alcune legate al mercato del titanio, avrebbero coadiuvato il complesso militare-industriale della Federazione russa&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sodalizio fra due <em>bratve</em></h2>



<p>Quello che è accaduto nell&#8217;Ucraina post sovietica è accaduto specularmente in tutte le ex-nazioni satelliti, ma anche in Russia. Lì dove è venuto a mancare la mano visibile-visibilissima dello Stato si sono infiltrate mafie e gruppi criminali. Dapprima scacciati come il male assoluto, sono poi diventati una struttura occulta-parastatale utile a realizzare profitti, tessere relazioni ma soprattutto contenere l&#8217;instabilità scongiurando un ritorno ai tumultuosi anni Novanta. Nel sud-est dell&#8217;Ucraina le figure dell&#8217;<em>intelligence </em>russa hanno coltivato relazioni di alto profilo con quelle reti criminali di rango elevato che necessitano del rapporto con la Russia per sopravvivere. Dall&#8217;ingresso di Putin al Cremlino, la criminalità ucraina ha subito una grande rivoluzione: da banditi &#8220;in tuta da ginnastica&#8221; come li definì<a href="https://www.rferl.org/a/crimea-crime-criminals-as-agents-allies/26671923.html"> un cablogramma</a> dell&#8217;ambasciata Usa, si è trasformata in boss di alto rango. Una &#8220;rivoluzione&#8221; che ha reso più facili le cose in occasione delle operazioni militari del 2014 aprendo, successivamente a decine di politici eletti fra i filorussi legati con la criminalità organizzata: fra questi Sergej Aksyonon e  Vladimir Konstantinov, rispettivamente primo ministro e presidente del parlamento della Crimea. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Quale futuro?</h2>



<p>Dopo quasi 15 mesi di guerra, è chiaro come il conflitto abbia deviato traffici di uomini e merci nonché messo in difficoltà le attività delle grandi organizzazioni criminali, al contempo impegnate con il conflitto. Lo si comprende da alcuni semplici dati che vedono il traffico di eroina e metanfetamine ora spostatosi sul confine Turchia-Iran o da alcuni sequestri record di cocaina avvenuti recentemente in Russia.</p>



<p>Nessuno ad oggi sa quale sia &#8220;lo stato di salute&#8221; di questo sodalizio transfrontaliero fra <em>bratve</em>. Certo è che, se la guerra ha messo i bastoni fra le ruote a certi legami criminali e ad un certo tipo di affari, il post-conflitto sarà in grado di generare ben altri mostri come accaduto alla fine della Guerra Fredda o dopo il conflitto nei Balcani. Si pensi soprattutto al traffico illegale di armi da fuoco di piccolo calibro oppure al traffico di esseri umani mescolato al caos di rifugiati e rimpatriati. La recisione di importanti arterie-fosse anche solo stradali- di questo tipo di attività criminali, creerà un lungo raffreddamento tra le attività sommerse di Russia e Ucraina. Se giungere ad un divorzio sarà impossibile, per un serio allontanamento le condizioni saranno principalmente due: il progressivo ingresso di Kiev nell&#8217;orbita UE-con tutti i requisiti necessari che verranno richiesti- e un dopo Putin ove Mosca dichiari nuovamente guerra alla <em>bratva</em> russa. Nulla che possa avvenire in una manciata di anni.</p>
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		<title>In Libia riparte la corsa alle armi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-riparte-la-corsa-alle-armi-via-aerea-e-via-terra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 17:23:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[embargo]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<category><![CDATA[traffico di esseri umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità una risoluzione per l&#8217;invio di osservatori a Sirte, città strategica al centro della nuova Libia “riunificata” ma de facto ancora divisa in due se non in tre parti. I circa 60 inviati (tra i quali potrebbero esserci anche degli italiani) dovranno monitorare il rispetto dell’accordo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-riparte-la-corsa-alle-armi-via-aerea-e-via-terra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/mercenari-libia-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Consiglio di sicurezza delle <strong>Nazioni Unite</strong> ha approvato all’unanimità una <a href="https://news.un.org/en/story/2021/04/1089992">risoluzione</a> per l&#8217;invio di osservatori a Sirte, città strategica al centro della nuova <strong>Libia</strong> “riunificata” ma <em>de facto</em> ancora divisa in due se non in tre parti. I circa 60 inviati (tra i quali potrebbero esserci anche degli italiani) dovranno monitorare il rispetto dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto il 23 ottobre dalle due principali fazioni belligeranti: da una parte l’ex Governo di accordo nazionale del premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Fayez al Sarraj</a>, sostenuto da Turchia e Qatar; dall’altra l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a> appoggiato da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e inizialmente dalla <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-naufragano-i-piani-di-macron.html">Francia</a> che, fiutata la malaparata, è stata abile a riposizionarsi.</p>
<p>Oggi la guerra in Libia è congelata grazie all’intesa raggiunta a Ginevra in autunno, ma non tutti i punti dell’accordo sono stati raggiunti. Gli stivali dei <strong>mercenari</strong> del gruppo russo Wagner sono ancora ben piantati sul deserto libico, la Turchia di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a> continua a inviare truppe, i ribelli del Ciad <a href="https://it.insideover.com/guerra/colpo-stato-ciad-situazione-attuale.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">proseguono le loro scorribande</a> lungo i porosi confini meridionali, l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti non sembrano intenzionati a mollare la Cirenaica, la strada costiera tra Misurata e Sirte resta chiusa e la produzione petrolifera rischia di chiudere senza un accordo sulla ripartizione dei proventi tra est e ovest.</p>
<h2>Voli sospetti</h2>
<p>Secondo il <a href="https://www.dni.gov/files/ODNI/documents/assessments/ATA-2021-Unclassified-Report.pdf">rapporto annuale</a> dell’intelligence Usa sulle minacce globali, la partenza delle forze straniere dalla Libia è una delle maggiori incognite del 2021. “E’ probabile che l&#8217;Egitto, la Russia, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia continuino a fornire sostegno finanziario e militare ai rispettivi <em>proxy</em>. Un potenziale punto critico sarà se Russia e Turchia rispetteranno il cessate il fuoco, mediato dall&#8217;Onu nell&#8217;ottobre 2020, che chiede la partenza delle forze straniere”, si legge nel report che, peraltro, dedica alla Libia appena sette righe su 24 pagine. E infatti i sistemi di tracciamento radar open source hanno rilevato almeno sei voli sospetti nelle ultime settimane. Si tratta in particolare di tre aerei cargo dell’Aeronautica militare della <strong>Turchia</strong>; due velivoli militari inviati dall’<strong>Egitto </strong>a Sebha, capoluogo della regione libica meridionale del Fezzan; un volo di “rientro” in Siria della compagnia siriana <a href="https://www.libyaobserver.ly/news/who-uses-cham-wings-transport-medical-supplies-dubai-benghazi">Cham Wings</a>, sospettata di violazioni dell’embargo Onu da parte di <strong>Russia </strong>ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>.</p>
<p>Almeno uno dei tre Airbus A400M turchi è atterrato a Tripoli portando 150 mila dosi del vaccino cinese Sinovac contro il Covid-19. Gli altri due voli sono atterrati nella base militare di Al Watiyah, a ovest della capitale libica, molto probabilmente per portare attrezzature militari. Come sottolinea <em><a href="https://www.nova.news/riprendono-i-voli-militari-in-libia-in-spregio-allembargo-onu/">l’Agenzia Nova</a>, </em>“<em>s</em>embra d’altronde improbabile che siano stati impiegati tre Airbus A400M, con stive dal volume di 340 metri cubi e capacità di carico fino a 37 tonnellate, per trasportare una quantità significativa ma non particolarmente cospicua di vaccino”. Altri due aerei da trasporto C-130 dell’Aeronautica sono invece atterrati a Sebha, città sotto il controllo delle milizie del generale Haftar, per portare non meglio precisati “aiuti medici” contro il Covid. Il sospetto è che dentro le casse con scritto &#8220;mascherine&#8221; ci fossero <strong>armi</strong>. Il volo della Cham Wings è stato invece tracciato solo al ritorno: segno che la rotta di andata è stata probabilmente fatta a transponder spento.</p>
<h2>Traffici nel deserto</h2>
<p>A questo ponte aereo si aggiunge il traffico terrestre di armi, droga, miliziani ed esseri umani che prosegue indisturbato lungo i porosi confini meridionali della Libia. Quasi 2.000 chilometri di <strong>deserto</strong> sono impossibili da controllare per qualsiasi Stato, figuriamoci per un Paese come la Libia dilaniato da dieci anni di guerra civile. E pensare che il Trattato di amicizia italo-libico del 2008 firmato da <strong>Silvio Berlusconi</strong> aveva affidato all’allora Finmeccanica il compito di fornire un moderno sistema di monitoraggio radar in grado di rilevare anche i movimenti di gruppi di persone a piedi. Una parte delle costose apparecchiature da 300 milioni di euro erano state consegnate all’ex Jamahiriya di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a>, ma sono andate perdute a Bengasi durante la rivoluzione del 2011. Un vero peccato: al nuovo premier libico <strong>Abulhamid Dabaiba</strong> (che ha saggiamente tenuto per sé l’interim del ministero della Difesa) avrebbe fatto comodo il sistema di monitoraggio delle frontiere terrestri ad alta tecnologia “Made in Italy” messo a punto da Selex e Gem Elettronica. Anche perché in <strong>Ciad</strong> soffiano venti di guerra e il rischio di una nuova ondata di profughi (se non di vere e proprie invasioni di miliziani armati e di <em>spillover</em> del conflitto) è sempre più concreto.</p>
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		<title>Torna libero Bija, il guardiacoste che imbarazza l’Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/torna-libero-bija-il-guardiacoste-che-imbarazza-litalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2021 17:53:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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		<category><![CDATA[traffico di esseri umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="migranti Abdel Rahman Milad" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le autorità di Tripoli hanno liberato “Bija”, alias Abdel-Rahman Milad, l’ufficiale della Guardia costiera libica accusato di traffico di esseri umani e contrabbando di carburante. L’ufficiale di Zawiya – che con i soldi per pattugliare il Mediterraneo e gestire i centri di detenzione dei migranti avrebbe acquistato ville e perfino cavalli da corsa – era &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/torna-libero-bija-il-guardiacoste-che-imbarazza-litalia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/torna-libero-bija-il-guardiacoste-che-imbarazza-litalia.html">Torna libero Bija, il guardiacoste che imbarazza l’Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="migranti Abdel Rahman Milad" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/migranti-Abdel-Rahman-Milad-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le autorità di Tripoli hanno <a href="https://www.nova.news/libia-festeggiamenti-a-zawiya-rilasciato-bija/">liberato</a> “<strong>Bija</strong>”, alias Abdel-Rahman Milad, l’ufficiale della Guardia costiera libica accusato di traffico di esseri umani e contrabbando di carburante. L’ufficiale di Zawiya – che con i soldi per pattugliare il Mediterraneo e gestire i centri di detenzione dei migranti avrebbe acquistato ville e perfino <a href="https://www.facebook.com/photo?fbid=3493042294133941&amp;set=ecnf.100019112761242">cavalli da corsa</a> – era stato <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-guerra-delle-milizie-dietro-larresto-di-bija.html">arrestato</a> lo scorso ottobre dalle potenti milizie <strong>Rada</strong> facenti capo all’allora ministro dell’Interno, <strong>Fathi Bashagha</strong>. Ma in Libia ora c&#8217;è un nuovo governo e la procura generale di Tripoli ha ordinato la scarcerazione, ufficialmente per mancanza di prove, nonostante Milad sia ricercato dall’Interpol e sia sotto sanzioni da parte delle Nazioni Unite. Il nome di Bija è noto in Italia perché le sue “imprese” sono state ampiamente documentate nelle inchieste dei giornalisti <strong>Nancy Porsia</strong> e <strong>Nello Scavo,</strong> che hanno fatto luce sul contrabbando di petrolio e il traffico di esseri umani, nonché sull’imbarazzante <a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/dalla-libia-al-mineo-negoziato-boss-libico">incontro</a> riportato da <em>Avvenire </em>con il governo italiano avvenuto nel Cara di Mineo di Catania nel 2017.</p>
<h2>Tempistica sospetta</h2>
<p>La tempistica del rilascio di Abdel-Rahman Milad, accolto a Zawiya <a href="https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.6435-9/172262066_558496355542643_8045655348145180030_n.jpg?_nc_cat=108&amp;ccb=1-3&amp;_nc_sid=8bfeb9&amp;_nc_ohc=QSTZlGPMrwYAX-LqZUc&amp;_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&amp;oh=fee909c751acf897928a9402ee987a4a&amp;oe=609B8EF1">come un eroe</a>, è singolare. Pochi giorni fa, il quotidiano <em><a href="https://www.editorialedomani.it/fatti/inchiesta-ong-trapani-minniti-libia-intercettazioni-giornalisti-avvocati-n84sacdp">Domani</a></em> ha rivelato come la Porsia (benché non indagata) sia stata intercettata per mesi dagli inquirenti nel 2017 proprio mentre lavorava sugli ufficiali coinvolti nel traffico di esseri umani. Vale la pena ricordare che le <a href="https://www.trtworld.com/magazine/libya-human-trafficking-mafia-in-zawiya-301505#:~:text=The%20human%20trafficking%20kingpin,trade%2C%22%20the%20source%20says.">inchieste</a> in lingua inglese della giornalista italiana del 2016 sono state incluse nel <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/N1711623.pdf">report</a> del Comitato sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: di fatto, è stata la giornalista a spingere l’Onu a includere Bija nella lista nera. In un post su Facebook (ancora oggi consultabile), Milad aveva poi <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=434792313834524&amp;set=a.100903743890051&amp;type=3&amp;theater">minacciato</a> la donna e la sua famiglia. La scarcerazione di Bija, in altre parole, avviene mentre in Italia è scoppiato il bubbone dell’inchiesta della procura di Trapani sulle partenze dalla Libia e i salvataggi nel Mediterraneo. Non solo. Il rilascio del presunto trafficante potrebbe inserirsi nel contesto del <a href="https://it.insideover.com/politica/draghi-allassalto-di-erdogan-cosa-ce-dietro-laffondo-del-premier.html">duello a distanza</a> tra il presidente del Consiglio italiano, <strong>Mario Draghi</strong>, e il presidente turco, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a>.</p>
<h2>Possibile ritorsione turca</h2>
<p>Con Bija a piede libero, il rischio di un aumento delle partenze dei <strong>migranti</strong> dalla Libia con lo zampino dei turchi è concreto. I flussi migratori illegali via in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale sono già aumentati del +185,69% anno su anno nel 2021: si è passati da 2.977 a 8.505 arrivi in Italia alla mattina del 9 aprile. La rotta, per la verità, non riguarda solo la Libia, ma anche l’Algeria e soprattutto la <strong>Tunisia</strong>. Ma non bisogna dimenticare che la Turchia sta <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-mette-le-mani-sulla-guardia-costiera-libica.html">fornendo addestramento</a> alla Guardia costiera libica facente capo al ministero dell’Interno. Al contrario, l’operazione aeronavale europea <strong>EuNavFor Med – “Irini”,</strong> guidata dall’Italia, ha sospeso il programma di addestramento dei guardiacoste affiliati al dicastero della Difesa. La città di <strong>Zawiya</strong> è peraltro cruciale nei delicati equilibri in Tripolitania. È tra i punti principali delle partenze dei migranti e snodo delle esportazioni petrolifere. Inoltre, le milizie di Zawiya sono state schierate in prima linea a Tripoli contro il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>: il loro peso potrebbe farsi sentire nella campagna elettorale per le elezioni di dicembre.</p>
<h2>Dabaiba vola da Erdogan</h2>
<p>Mentre la <strong>Libia</strong> è stata la prima tappa estera del premier italiano Draghi, il capo del governo libico unitario <strong>Abdelhamid Dabaiba</strong> ha scelto la Turchia per la prima, importante visita di Stato a capo di una folta delegazione di cui fanno parte ben <strong>14 ministri</strong> e il capo di stato maggiore, Mohammed al Haddad. Come riportato dall’<em><a href="https://www.nova.news/la-turchia-invia-nuovi-mercenari-siriani-in-libia/">Agenzia Nova</a></em>, poco dopo la visita di Draghi a Tripoli è ripreso l’afflusso di <strong>mercenari</strong> siriani in Libia tramite la Turchia. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa con sede a Londra, Ankara avrebbe deciso di inviare <strong>380 mercenari</strong> in Libia nei giorni scorsi. Il ritiro dei combattenti stranieri è previsto nell’accordo di cessate il fuoco mediato dalle <strong>Nazioni Unite</strong> lo scorso 23 ottobre: il termine per il ritiro è scaduto da circa tre mesi, ma gli stivali di Turchia e Russia restano ben piantati sulla sabbia libica.</p>
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		<title>Boko Haram continua a compiere massacri e alimenta il traffico di esseri umani</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/boko-haram-continua-a-compiere-massacri-e-alimenta-il-traffico-di-esseri-umani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 07:01:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad]]></category>
		<category><![CDATA[traffico di esseri umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="475" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nigeria donne Boko Haram" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746-768x365.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Il Coronavirus non ferma il jihad in Africa, anzi, è proprio notizia dell&#8217;ultima ora il compimento di un massacro efferato da parte degli islamisti di Boko Haram nel nord est della Nigeria. Mercoledì, un commando della setta terroristica nigeriana ha dapprima occupato il villaggio di Faduma Kolomdi poi ha aperto il fuoco contro uomini, donne &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/boko-haram-continua-a-compiere-massacri-e-alimenta-il-traffico-di-esseri-umani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="475" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nigeria donne Boko Haram" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746-768x365.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Il Coronavirus non ferma il jihad in Africa, anzi, è proprio notizia dell&#8217;ultima ora il compimento di un massacro efferato da parte degli islamisti di Boko Haram nel nord est della Nigeria. Mercoledì, un commando della setta terroristica nigeriana ha dapprima occupato il villaggio di Faduma Kolomdi poi ha aperto il fuoco contro uomini, donne e bambini provocando la morte di oltre 81 persone. Un&#8217;azione agghiacciante che è stata raccontata così, da alcuni superstiti, all&#8217;emittente <a href="https://edition.cnn.com/2020/06/10/africa/boko-haram-faduma-attack/index.html"><em>Cnn</em></a>: &#8221; sono arrivati con blindati e con camion pieni di armi, hanno radunato tutti gli abitanti dicendo di essere dei maestri islamici, hanno chiesto che venissero consegnate loro tutte le armi e poi hanno aperto indiscriminatamente il fuoco sui civili&#8221;. I particolari di quella che è stata la strage compiuta dall&#8217;ISWAP (<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/boko-haram-una-storia-di-terrore-lunga-10-anni.html">Islamic State Western African Province</a>), la fazione scissionista di Boko Haram ,sono atroci e i sopravvissuti al massacro raccontano di aver sepolto i corpi delle vittime per una notte e un giorno interno. Il portavoce dell&#8217;esercito nigeriano Sagir Musa, attraverso un <a href="https://twitter.com/HQNigerianArmy/status/1270764293659729921?s=20">tweet</a> ha fatto sapere che un ingente numero di soldati è stato inviato nella zona per pattugliare l&#8217;area e indagare sulla strage compiuta dai terroristi. E un&#8217; esortazione al governo centrale, affinché l&#8217;esercito sia maggiormente presente e vicino ai cittadini che vivono negli stati orientali della Repubblica Federale della Nigeria, è arrivata anche da Babagana Zulum, governatore dello Stato del Borno, che ha richiesto una maggior presenza delle forze regolari per proteggere i civili che da oltre 10 anni sono vittime della guerriglia islamista.</p>
<p>Dal 2009 ad oggi, ovvero da quando Boko Haram ha dato vita alla sua insurrezione, decine di migliaia di persone sono morte e gli sfollati sono oltre 3 milioni. Ora però, a causa dell&#8217;insurrezione jihadista e del numero in continuo aumento di profughi che vivono nell&#8217;indigenza più assoluta, una nuova piaga sta affermandosi in Nigeria: il traffico di esseri umani.</p>
<p>A maggio, l&#8217;emittente qatariota <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/features/survivors-nigeria-baby-factories-share-stories-200420091556574.html">Al Jazeera</a> ha pubblicato la storia di Miriam e Roda, due ragazze nigeriane di 17 anni, sfollate nella tendopoli di Madinatu a causa dell&#8217;offensiva degli irregolari islamici. Le ragazze hanno raccontato di essere state adescate nel campo profughi da una donna che ha promesso loro un lavoro a Enugu, nel sud del Paese, e ammaliate dalla prospettiva di un lavoro e di una nuova vita sono partite fidandosi ciecamente e completamente ignare dell&#8217;incubo a cui sarebbero andate incontro. Una volta a Enugu infatti sono divenute prigioniere di un madama che le ha tenute segregate in una casa blindata e presidiata da uomini armati dove sono state ripetutamente violentate. Dopo un mese erano entrambe incinta. Nonostante la loro condizione gli stupri e le violenze sono proseguiti e ai microfoni di Al Jazeera hanno spiegato: &#8221;Quando siamo arrivate, nell’ edificio vivevano una decina di ragazze. Però le ragazze dopo aver partorito venivano mandate via, sostituite da altre portate lì apposta per produrre altri bambini&#8221;. Anche Mirima e Roda hanno partorito e i loro figli sono poi stati venduti. Una storia che ha fatto luce su un orrore, quello delle &#8221;fabbriche di bambini&#8221;, diffuso sopratutto negli stati meridionali del Paese. Non ci sono dati ufficiali per mostrare quanti bambini vengano acquistati e venduti ogni anno in Nigeria, né il numero di ragazze sfruttate dai trafficanti di esseri umani, ma un <a href="https://www.unodc.org/nigeria/en/prevention-of-human-trafficking.html">report delle Nazioni Unit</a>e afferma che &#8221; ogni anno, dalle 750.000 a 1 milione di persone, in Nigeria, sono vittime del traffico di esseri umani. Nel 75 percento dei casi il traffico avviene tra uno stato e l&#8217;altro del Paese, nel 23 percento dei casi avviene all&#8217;interno dello stesso stato, mentre solo il 2 percento del traffico è indirizzato verso l&#8217;estero&#8221;.</p>
<p>Nel 2019, un&#8217; <a href="https://www.state.gov/reports/2019-trafficking-in-persons-report-2/nigeria/">inchiesta del Dipartimento di Stato degli USA</a> ha fatto sapere che il traffico di esseri umani e lo sfruttamento sessuale degli sfollati che vivono nelle tendopoli vicino a Maiduguri, la capitale dello Stato del Borno, è un problema molto concreto in Nigeria e Mikita Ali, capo dell&#8217;ufficio del Naptip (National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons), ha spiegato, sempre ai microfoni di Al Jazeera: &#8221;Abbiamo aumentato la sorveglianza nei campi e stiamo lavorando con i responsabili delle tendopoli invitandoli ad allertarci se sospettano dei casi di traffico di esseri umani&#8221;. Alle parole del capo del Naptip hanno fatto però seguito quelle di Laan Tuba, portavoce della tendopoli di Madinatu, quella in cui vivevano Miriam e Roda, che ha spiegato che i criminali approfittano della mancanza di ogni bene e della miseria assoluta e che quindi per combattere il traffico di esseri umani, prima di tutto, occorre migliorare le condizioni di vita all&#8217;interno dei campi profughi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/boko-haram-continua-a-compiere-massacri-e-alimenta-il-traffico-di-esseri-umani.html">Boko Haram continua a compiere massacri e alimenta il traffico di esseri umani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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