La Francia sta cercando di rientrare nel big game tra potenze che si sta disputando Libia, finora senza successo. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato all’Eliseo il generale Khalifa Haftar, il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh e il capo del Consiglio di presidenza del Governo di accordo nazionale, Fayez al Sarraj, ma gli ha detto male. L’idea di organizzare un vertice a Parigi sulla Libia per giovedì 17 settembre è naufragata quasi subito. L’indiscrezione sull’incontro è fatta filtrare sul sito francese Intelligence Online e sull’emittente televisiva di proprietà saudita Al Arabiya: entrambi addossano la colpa del mancato incontro al rifiuto di Sarraj, sostenuto dalla Turchia, il quale ha dichiarato che un incontro con Haftar non avverrà mai più. A ben vedere, è il formato dell’iniziativa francese a essere perdente in partenza perché superato dagli eventi. Il tempo delle photo opportunity in Libia è finito e lo si era capito poco dopo la “Conferenza con e per la Libia” di Palermo, quando il generale Khalifa Haftar si è impadronito dei pozzi di petrolio e ha cinto d’assedio Tripoli, invece di stringere la mano del suo rivale Sarraj.

Recidiva francese

La Francia è stata colta con le mani nella marmellata in Libia in più di un’occasione. Nel luglio 2016, quando tre membri delle forze speciali francesi sono rimasti uccisi nell’abbattimento di un elicottero in dotazione delle forze di Haftar vicino Agedabia, un’azione rivendicata dalla milizia islamista denominata Brigata per la difesa di Bengasi. Nell’aprile 2019, poco dopo il lancio dell’offensiva lampo (fallita) dell’Lna contro Tripoli il 4 aprile 2019, un gruppo di diplomatici francesi di ritorno da un viaggio poi definito “di routine” a Tripoli (dove la Francia non ha fisicamente un’ambasciata) e con scorta armata al seguito è stato bloccato alla dogana con la Tunisia. Il sospetto è che “imboscati” tra i diplomatici francesi ci fossero consiglieri militari entranti clandestinamente per appoggiare il generale Haftar. A fine giugno 2019, i combattenti del Gna hanno trovato quattro missili anticarro Javelin vendute alla Francia nel Comando del generale Haftar a sud di Tripoli. Dopo questo episodio i francesi hanno mantenuto un profilo molto più basso e, di fatto, sono quasi spariti della scena libica.

Pax Mediterranea

Il tentativo della Francia di influire nuovamente negli eventi in Libia appare quantomeno tardivo, ma fa parte di un più ampio disegno per l’egemonia regionale. “Pax Mediterranea”, ha twittato Macron dalla Corsica lo scorso 10 settembre, nell’ambito del vertice “Med-7” gruppo composto da Francia, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta. Ma il messaggio del titolare dell’Eliseo, in realtà, non è di pace bensì di guerra. Una guerra contro la Turchia del “sultano” Recep Tayyip Erdogan, reo, secondo Macron, di “pratiche inaccettabili” dalla Libia a Cipro. In effetti, le manovre della Turchia (dalle spericolate esplorazioni nel Mediterraneo Orientale fino all’invio di mercenari e mezzi agli alleati di Tripoli con la foglia di fico di improbabili memorandum d’intesa) sono parse eccessive perfino agli occhi degli Stati Uniti. Non è un caso, forse, che la nave per le esplorazioni degli idrocarburi Oruc Reis sia rientrata nel porto di Antalya in concomitanza con la visita di Mike Pompeo a Cipro.

E l’Italia?

L’Italia, da parte sua, si trova nella scomoda (o comoda, a seconda dei punti di vista) posizione di essere “amico” di tutti. Ankara in Libia non può essere definito un nostro partner, ma certamente non è un nemico, bensì un interlocutore con interessi convergenti. Turchia e Italia sono alleati Nato, così come in teoria lo è anche la Francia: eppure Parigi porta avanti una strategia parallela e ambigua in Libia. Il tentativo di “riesumare” l’ormai dimenticato e impresentabile Haftar (personaggio che tiene in ostaggio 10 pescatori italiani da oltre due settimana) lo dimostra.

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