Ancora una volta, la Libia svela il suo lato più oscuro. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha confermato la scoperta di due fosse comuni contenenti i corpi di decine di migranti. A Jakharrah, nel deserto a sud di Bengasi, sono stati trovati 19 corpi con segni di violenze e ferite da arma da fuoco. A Kufra, nell’angolo sud-orientale del Paese, sono stati riesumati almeno 30 cadaveri, ma il numero potrebbe salire fino a 70. Il quadro è quello di un’esecuzione di massa. Non morti per stenti o incidenti, ma giustiziati a sangue freddo.
L’orrore libico: tra trafficanti e Governi complici
Da anni le ONG e le Nazioni Unite denunciano le condizioni disumane a cui i migranti sono sottoposti in Libia. Campi di detenzione che somigliano più a lager, abusi sistematici, torture, stupri, esecuzioni sommarie. Eppure, il copione si ripete: scoperta una fossa comune, indignazione per qualche giorno, e poi si torna a fare affari con le milizie libiche.
Tre sospettati, tra cui un libico e due stranieri, sono stati arrestati con l’accusa di aver gestito questi centri di detenzione clandestini trasformati in mattatoi umani. Ma sappiamo già come andrà a finire: processi fantasma, qualche condanna di facciata e il business che continua indisturbato.
Italia ed Europa: i soldi ai carnefici
E qui arriviamo al punto dolente: la complicità occidentale. L’UE e l’Italia, negli ultimi anni, hanno finanziato la Guardia Costiera libica e altre “forze di sicurezza” locali per bloccare le partenze dei migranti. Risultato? I soldi europei finiscono esattamente nelle tasche di chi gestisce questi centri di tortura.
L’Italia ha appena rinnovato gli accordi con Tripoli per la gestione della migrazione, ignorando i rapporti delle Nazioni Unite che documentano il sistematico abuso dei migranti nelle prigioni libiche. Ma si sa, l’importante è che quei disperati non arrivino sulle nostre coste.
Una guerra civile senza fine e la legge delle milizie
La Libia, dal 2011, è sprofondata in un’anarchia permanente. Dopo la caduta di Gheddafi, il Paese è diventato terreno di conquista per milizie locali, signori della guerra e gruppi terroristici. Due governi rivali, uno a Tripoli e uno a Bengasi, si contendono il potere mentre la popolazione vive nel caos.
Le fosse comuni ritrovate oggi a Kufra e Jakharrah sono solo l’ultimo tassello di una tragedia ignorata. Eppure, la comunità internazionale continua a trattare la Libia come un partner affidabile, chiudendo un occhio sui massacri nel deserto.
L’ipocrisia europea e la prossima fossa comune
Non illudiamoci: queste non saranno le ultime fosse comuni scoperte in Libia. I migranti continueranno a morire, giustiziati o torturati a morte, mentre l’Europa si lava la coscienza con qualche dichiarazione di condanna.
Poi arriverà un altro vertice UE-Africa, un altro accordo sulla sicurezza, un altro assegno ai Governi libici. E i trafficanti, quelli veri, brinderanno al prossimo carico umano da vendere.

