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	<title>Drusi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Drusi Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Siria, nella sfida tra drusi e governo il solito copione che si ripete</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-il-copione-che-si-ripete.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 13:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Drusi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il copione è lo stesso: sorgono tensioni nel sud della Siria, area dove risiedono buona parte dei cittadini della comunità drusa, e subito le fibrillazioni arrivano fino al cuore di Damasco. Nei giorni scorsi, esattamente come già avvenuto tra aprile e maggio, la polveriera siriana si è innescata con una nuova miccia partita da sud. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-il-copione-che-si-ripete.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-il-copione-che-si-ripete.html">Siria, nella sfida tra drusi e governo il solito copione che si ripete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250308162408109_12fc7567fcb6e2e4b98405c09b935746-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il copione è lo stesso: sorgono tensioni nel sud della Siria, <strong>area dove risiedono buona parte dei cittadini della comunità drusa</strong>, e subito le fibrillazioni arrivano fino al cuore di Damasco. Nei giorni scorsi, esattamente come già avvenuto tra aprile e maggio,<strong> la polveriera siriana si è innescata con una nuova miccia partita da sud</strong>. Le tensioni stanno riguardando i <strong>drusi</strong> da un lato e, dall&#8217;altro, <strong>gruppi delle locali tribù beduine</strong>. Damasco sta provando a mettersi in mezzo, ma per ristabilire l&#8217;ordine è costretta a usare la forza. E ora <strong>lo spettro di nuove guerre settarie è più ingombrante</strong>. Mentre, da oltre confine, <strong>Israele</strong> fa sentire la sua voce: &#8220;Difenderemo la minoranza drusa&#8221;, ha avvertito il ministro della Difesa<strong> Israel Katz. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;origine degli scontri</h2>



<p>Tutto è iniziato, secondo diverse testimonianze rimbalzate sui social, con un<strong> posto di blocco improvvisato</strong> da una milizia beduina nell&#8217;area di <strong>Suweyda</strong>. Non meglio precisati combattenti, secondo questa ricostruzione, avrebbero quindi bloccato e rapinato cittadini drusi. Tanto è bastato per dare il via a una<strong> girandola di vendette e aggressioni</strong> tra le parti in grado, nel giro di poche ore, di far propagare le fiamme della tensione in tutto il sud della Siria. Secondo l&#8217;<strong>Osservatorio Siriano per i Diritti Umani</strong>, Ong che ha sede a Londra ma che viene accreditata spesso come fonte credibile quando si parla di violenze nel Paese, sarebbero almeno cento le vittime dei primi scontri. Un bilancio molto alto e che testimonia l&#8217;elevato livello di violenza. Il forte sospetto è che tra i morti non ci siano solo combattenti caduti in battaglia, ma anche civili vittime di esecuzioni sommarie. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un copione che si ripete</h2>



<p>Da Damasco non c&#8217;è altra strada che intervenire. In una Siria ancora fortemente destabilizzata e segnata da equilibri precari interni mai del tutto ricuciti, lasciare spazio agli scontri vorrebbe dire assistere a un&#8217;ulteriore espansione dei disordini. Il presidente<strong> Al Joulani</strong>, al potere<a href="https://it.insideover.com/dossier/i-dieci-giorni-che-hanno-sconvolto-la-siria"> dal giorno della detronizzazione di Bashar Al Assad</a>, ha quindi deciso di inviare l&#8217;esercito a Suwayda. Ed è forse qui che si nasconde la <strong>prima grande incognita</strong>: quello che oggi viene definito esercito siriano, altro non è che un aggregato delle centinaia di sigle che hanno composto il fronte anti Assad fino a dicembre. Sigle in gran parte islamiste e che, negli anni più violenti della guerra civile, erano note per il livello di violenza e il trattamento non certo rispettoso verso le minoranze. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Footage showing clashes earlier within the city of Suwayda in Southwestern Syria between Druze-majority militias and forces under the Syrian Interior Ministry. <a href="https://t.co/K1namKcO4k">pic.twitter.com/K1namKcO4k</a></p>&mdash; OSINTdefender (@sentdefender) <a href="https://twitter.com/sentdefender/status/1945047749574943187?ref_src=twsrc%5Etfw">July 15, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>I drusi costituiscono una delle minoranze</strong> di cui è composta la società siriana e potrebbero quindi finire nel mirino degli ex miliziani arrivati a Sweyda con le uniformi del nuovo esercito. Non solo, ma il principale rischio per Al Joulani è quello di<strong> presentarsi come difensore delle tribù beduine locali</strong> e, di conseguenza, come nemico dei drusi. Circostanza che andrebbe a ledere i suoi tentativi di riconciliazione nazionale. Un rischio politico piuttosto importante, considerando che dal suo insediamento Al Joulani ha promesso rispetto per le minoranze e integrazione di tutte le comunità al governo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minacce di Israele</h2>



<p>Forse anche per questo già nella mattinata di martedì le autorità di Damasco hanno proclamato il <a href="https://x.com/clashreport/status/1945048598372081689">cessate il fuoco</a>. In diversi video, si notano carri armati e mezzi corazzati fare marcia indietro e tornare verso la capitale: &#8220;Le operazioni sono terminate &#8211; si legge in una nota del ministero dell&#8217;Interno &#8211; adesso la sicurezza è affidata alle forze locali e il monitoraggio alla polizia militare&#8221;. <strong>Un segno di distensione e anche di forza</strong>: Al Joulani vuole dimostrare di aver saputo subito riprendere in mano la situazione e di non essere disposto a lasciare per molti giorni carri armati all&#8217;interno delle città. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Israeli drone strike targeting a convoy of Syrian Internal Security Forces in Suwayda. <a href="https://t.co/txwjgzFNrL">pic.twitter.com/txwjgzFNrL</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://twitter.com/clashreport/status/1945072707554439418?ref_src=twsrc%5Etfw">July 15, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>Ma le tensioni rimangono</strong>. L&#8217;insofferenza della comunità drusa è molto forte e non solo da adesso. Nel frattempo, da Tel Aviv si guarda da vicino alla nuova crisi siriana. Durante gli scontri della scorsa primavera, più volte il premier israeliano Netanyahu ha minacciato di intervenire a difesa dei drusi. E questo in virtù della folta comunità drusa presente nel nord di Israele. <strong>Anche oggi il copione si ripete</strong>: nelle scorse ore l&#8217;Idf ha bersagliato alcuni mezzi dell&#8217;esercito siriano e dalla sede del governo israeliano fanno sapere di essere pronti a intervenire sul campo. </p>
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		<item>
		<title>Chi era l&#8217;Aga Khan,  leader degli ismailiti e &#8220;inventore&#8221; della Costa Smeralda</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-morte-dell-aga-khan-e-il-ruolo-degli-ismailiti-in-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 16:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Drusi]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Libano (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano-1024x676.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Sardegna lo ricordano molto bene tanto che la giunta regionale a Cagliari ha proclamato il lutto: Karim Al-Hussaini, deceduto mercoledì a Lisbona all&#8217;età di 88 anni, viene identificato come colui che ha letteralmente &#8220;inventato&#8221; la Costa Smeralda. I locali alla moda, il turismo di lusso, l&#8217;aeroporto internazionale ad Olbia, tutto questo è arrivato dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-morte-dell-aga-khan-e-il-ruolo-degli-ismailiti-in-medio-oriente.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-morte-dell-aga-khan-e-il-ruolo-degli-ismailiti-in-medio-oriente.html">Chi era l&#8217;Aga Khan,  leader degli ismailiti e &#8220;inventore&#8221; della Costa Smeralda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Libano (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Libano-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Sardegna lo ricordano molto bene tanto che la giunta regionale a Cagliari ha proclamato il lutto: <strong>Karim Al-Hussaini</strong>, deceduto mercoledì a Lisbona all&#8217;età di 88 anni, viene identificato come colui che ha letteralmente &#8220;inventato&#8221; la Costa Smeralda. I locali alla moda, il turismo di lusso, l&#8217;aeroporto internazionale ad Olbia, tutto questo è arrivato dopo i suoi investimenti fatti su questo territorio di cui si era innamorato durante una vacanza. Ma la morte di Al Hussaini inevitabilmente avrà una certa influenza anche al di fuori della Sardegna. Nel comunicato in cui è stata annunciata la sua morte, è stato chiamato &#8220;<strong>Sua Altezza</strong>&#8220;. Un titolo riconosciutogli anche da diversi governi. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">His Highness Prince Karim Al-Hussaini, Aga Khan IV, 49th hereditary Imam of the Shia Ismaili Muslims and direct descendant of the Prophet Muhammad (peace be upon him), passed away peacefully in Lisbon on 4 February 2025, aged 88, surrounded by his family. Prince Karim Aga Khan… <a href="https://t.co/bxOyR0TyZr">pic.twitter.com/bxOyR0TyZr</a></p>&mdash; Aga Khan Development Network (@akdn) <a href="https://twitter.com/akdn/status/1886886819410882886?ref_src=twsrc%5Etfw">February 4, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Al Hussaini è infatti stato, dal 1957 e fino alla fine dei suoi giorni, il <strong>quarto Aga Khan</strong>. Ossia il leader spirituale dei <strong>nizariti</strong>, una setta dei <strong>musulmani ismailiti</strong>. Il titolo di Aga Khan risale al 1834 ed è stato conferito dall&#8217;allora Scià di Persia <strong>Fath Qajar</strong> ad <strong>Hasan Ali Shah</strong>, primo Aga Khan. Da allora, il ruolo del capo ismailita appare significativo in tutto il medio oriente.   </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei nizariti in medio oriente</h2>



<p>Gli ismailiti costituiscono il <strong>secondo ramo più diffuso della religione sciita </strong>e questo fa comprendere la potenziale influenza dell&#8217;Aga Khan nella regione mediorientale. Il primo ramo è quello <strong>duodecimano</strong>, ossia quello professato in Iran e in Iraq. La differenza tra le due correnti è ravvisabile già dal nome: i duodecimani, in particolare, dopo Maometto contano 12 imam lungo la linea di discendenza mentre, dal canto loro, gli ismailiti si fermano al settimo, Ismail per l&#8217;appunto. </p>



<p>Costituita da 18 milioni di fedeli sparsi tra medio oriente, Pakistan e India, la comunità ismailita esercita un&#8217;influenza non secondaria tanto nel contesto sciita quanto nell&#8217;intera regione mediorientale. Basti pensare che, all&#8217;interno del ramo ismailita, vengono inclusi anche i <strong>drusi</strong>. E questi ultimi hanno storicamente rivestito ruoli delicati nella società e nella politica di <strong>Siria</strong> e <strong>Libano</strong>. In un contesto del genere, l&#8217;influenza dell&#8217;Aga Khan è quindi sia di ordine spirituale che di odine politico. </p>



<p>A questo si aggiunge quello <strong>economico</strong>: come accennato in precedenza, il quarto Aga Khan è diventato noto proprio per le sue avventure imprenditoriali svolte in giro per il mondo. A gestire le sue fortune è attualmente la società <em>Aga Khan development network</em>, la prima ad annunciare la morte di &#8220;Sua Altezza&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scelta del successore</h2>



<p>Morto un Aga Khan, se ne fa immediatamente un altro. Come prevedibile alla vigilia, nelle ore successive alla morte di Karim Al-Hussaini è stato annunciato che sarà il figlio, <strong>Rahim Al-Hussaini </strong>ad assumere il titolo di <strong>Aga Khan V</strong>. Il primo compito per lui guarderà la gestione del patrimonio e dei corposi investimenti fatti dal padre. Ma ad attenderlo ci sono anche scelte di ordine politico: pur essendo la famiglia basata in India, l&#8217;influenza nizarita tra gli ismailiti è molto forte. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Prince Rahim Al-Hussaini Aga Khan V was today named the 50th hereditary Imam (spiritual leader) of the Shia Ismaili Muslims, following the unsealing of the Will of his late father, Prince Karim Al-Hussaini Aga Khan IV, who died in Lisbon, Portugal yesterday, aged 88.<br><br>Prince… <a href="https://t.co/NXmffq5LrB">pic.twitter.com/NXmffq5LrB</a></p>&mdash; Aga Khan Development Network (@akdn) <a href="https://twitter.com/akdn/status/1887185354404319477?ref_src=twsrc%5Etfw">February 5, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il padre si è sempre distinto, quando chiamato in causa, per una linea vocata alla mediazione tra i vari attori mediorientali. Gli interessi economici in occidente e il ruolo religioso tra gli sciiti ismailiti, ha resto Aga Khan IV l&#8217;interlocutore ideale in molte situazioni. Lo dimostra il fatto che il cordoglio per la sua scomparsa è arrivato da molti capi di governo. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I am deeply saddened by the news that His Highness Prince Karim Al-Hussaini, Aga Khan IV, has passed away. He was a symbol of peace, tolerance and compassion in our troubled world.<br><br>I express my deepest condolences to His Highness’s family and the Ismaili community. <a href="https://t.co/VvXCrq8zPQ">pic.twitter.com/VvXCrq8zPQ</a></p>&mdash; António Guterres (@antonioguterres) <a href="https://twitter.com/antonioguterres/status/1886915968443576384?ref_src=twsrc%5Etfw">February 4, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>A Rahim Al-Hussaini spetta quindi il compito di decidere se proseguire su questa linea oppure se agire in discontinuità rispetto a prima. Le sue decisioni avranno un certo peso, soprattutto in considerazione dell&#8217;attuale situazione in Siria e in Libano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-morte-dell-aga-khan-e-il-ruolo-degli-ismailiti-in-medio-oriente.html">Chi era l&#8217;Aga Khan,  leader degli ismailiti e &#8220;inventore&#8221; della Costa Smeralda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Niger si prepara allo scontro, Haftar attacca il Ciad, il Mozambico elimina il leader Isis: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-niger-si-prepara-allo-scontro-haftar-attacca-il-ciad-il-mozambico-elimina-il-leader-isis-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Drusi]]></category>
		<category><![CDATA[ECOWAS]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile libica]]></category>
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		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1051" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-600x328.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-1024x560.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-1536x841.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-2048x1121.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Niger chiama alle armi Mali e Burkina Faso contro l'Ecowas, Pechino accusa Washington per la vendita di armi a Taiwan, i drusi siriani scendono in strada per chiedere le dimissioni di Assad. Ecco le notizie del giorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-niger-si-prepara-allo-scontro-haftar-attacca-il-ciad-il-mozambico-elimina-il-leader-isis-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Il Niger si prepara allo scontro, Haftar attacca il Ciad, il Mozambico elimina il leader Isis: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1051" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-600x328.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-1024x560.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-1536x841.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-2048x1121.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre sale la tensione con la Comunità economica dei Paesi dell&#8217;Africa occidentale, la giunta nigerina si attiva con gli Stati vicini per essere sicura di non rimanere sola; il governo di Pechino accusa Washington di aver violato i comunicati congiunti sino-americani con la nuova vendita di armi a Taiwan. Il generale libico Khalifa Haftar lancia una maxi operazione nel sud del Paese per metterlo in sicurezza, i drusi siriani tornano (dopo dieci anni) a chiedere le dimissioni del presidente Bashar al-Assad e in Mozambico le forze governative eliminano il capo del gruppo Stato Islamico che ha causato un milione di sfollati nel Paese: <strong>ecco le cinque notizie del giorno. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I golpisti in Niger chiamano Mali e Burkina Faso contro l&#8217;Ecowas</h2>



<p>&nbsp;Il leader del golpe in Niger, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-stato-gli-arresti-e-lombra-della-wagner-cosa-succede-in-niger.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abdourahamane Tchiani,</a> ha autorizzato le forze armate del Mali e del Burkina Faso a intervenire sul territorio nazionale nigerino in caso di <strong>attacco armato</strong>. La dichiarazione segue l&#8217;incontro di ieri a Niamey in cui i ministri degli Esteri dei tre Paesi alleati hanno discusso l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/la-reazione-europea-al-golpe-in-niger-e-lincubo-di-una-nuova-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondimento della cooperazione</a> sulla <strong>sicurezza</strong> e su altri ambiti condivisi. Da settimane la Comunità economica dei&nbsp;Paesi&nbsp;dell&#8217;Africa occidentale (Ecowas)è impegnata a negoziare con i leader del golpe per reinsediare il presidente Mohamed Bazoum, ma ha avvisato di essere pronta a <strong>inviare truppe</strong> in Niger per ripristinare l&#8217;ordine costituito nel caso in cui gli sforzi diplomatici fallissero. In un comunicato, i ministri di Mali e Burkina Faso hanno reiterato la loro opposizione ad un intervento armato contro la popolazione del Niger, avvisando che verrebbe considerato una dichiarazione di guerra. L&#8217;<strong>Unione africana</strong>,&nbsp;i&nbsp;cui&nbsp;delegati&nbsp;avevano&nbsp;informalmente espresso reticenza per un&nbsp;intervento armato, ha&nbsp;infine &#8220;preso atto&#8221;&nbsp;della decisione Ecowas&nbsp;in un comunicato, senza opporvisi&nbsp;in modo ufficiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le armi statunitensi a Taiwan violano i comunicati congiunti sino-americani</h2>



<p>&#8220;Le <strong>vendite di&nbsp;armamenti</strong>&nbsp;degli&nbsp;Stati&nbsp;Uniti&nbsp;a Taiwan costituiscono una grave violazione&nbsp;del&nbsp;principio di&nbsp;una sola Cina e dei&nbsp;tre comunicati&nbsp;congiunti&nbsp;Usa-Cina, specie quello&nbsp;del&nbsp;17 agosto 1982&#8243;. Sono queste le parole con cui il portavoce&nbsp;del&nbsp;ministro degli&nbsp;Esteri&nbsp;della Cina, Wang Webin, ha commentato la decisione&nbsp;dell&#8217;amministrazione&nbsp;americana di&nbsp;autorizzare una <strong>nuova fornitura</strong> di&nbsp;armamenti&nbsp;a Taiwan per circa <strong>500 milioni&nbsp;</strong>di&nbsp;dollari. &#8220;Queste vendite violano gravemente&nbsp;il diritto&nbsp;internazionale e le regole che governano le relazioni&nbsp;internazionali, e minacciano la sovranità e gli&nbsp;interessi&nbsp;di&nbsp;sicurezza&nbsp;cinesi&#8221;, ha aggiunto. Wang ha precisato che le forniture di&nbsp;armi&nbsp;statunitensi&nbsp;peggiorano l<strong>&#8216;instabilità dello Stretto di&nbsp;Taiwan</strong>, e ha ripetuto che&nbsp;l&#8217;isola è &#8220;una parte&nbsp;inalienabile&nbsp;del&nbsp;territorio&nbsp;della Cina&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il generale Haftar lancia una nuova operazione lungo il confine col Ciad</h2>



<p>Il portavoce dell&#8217;autoproclamato<strong> Esercito nazionale libico</strong> (Lna) ha annunciato con un post su Facebook il lancio di un&#8217;operazione militare su larga scala al confine con il Ciad – operazione che ha definito come &#8220;ampia, precisa e mirata al confine meridionale per <strong>proteggere le frontiere</strong> dello Stato, le sue capacità e la sicurezza dei suoi cittadini&#8221;. Il portavoce delle forze del generale Khalifa Haftar ha poi aggiunto: &#8220;Non permetteremo che il nostro Paese sia una base d&#8217;appoggio per qualsiasi gruppo o formazione armata che rappresenti una minaccia per i nostri vicini o lanci qualsiasi azione illegale&#8221;, e ha assicurato che l&#8217;operazione non violerà &#8220;il <strong>principio di non ingerenza</strong> negli affari interni dei paesi amici, fraterni e vicini e nei loro problemi politici&#8221;. Infine, il portavoce ha concluso che l&#8217;operazione militare &#8220;via terra e via aerea non si fermerà finchè non saranno raggiunti gli obiettivi fissati dal Comando generale&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I drusi siriani ritornano a chiedere le dimissioni di Assad</h2>



<p>Migliaia di siriani si sono raccolti per le strade della città a <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-anche-i-drusi-scendono-in-strada-contro-damasco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">maggioranza drusa</a> di Sweida, nel sud-est del Paese, per il quinto giorno consecutivo per protestare contro il peggioramento delle <strong>condizioni economiche</strong> e invocando le <strong>dimissioni del presidente</strong> siriano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bashar al-Assad</a>. I locali si sono riuniti nella piazza principale della città a partire dalla settimana scorsa, quando hanno assistito ad un improvviso aumento del prezzo del carburante. Importanti leader religiosi drusi, <strong>precedentemente filogovernativi</strong>, si sono incontrati per la prima volta dall&#8217;inizio delle proteste riconoscendo ai manifestanti il diritto di opporsi alle politiche del governo di Damasco, ma evitando di appoggiare apertamente le diffuse chiamate a dimettersi rivolte al presidente Assad. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Eliminato il leader dello Stato Islamico in Mozambico</h2>



<p>Il Capo di Stato maggiore delle forze armate del Mozambico, Joaquim Rivas Mangrasse, ha annunciato oggi l&#8217;eliminazione di Bonomade Machude Omar, noto anche come Ibn Omar o Abu Suraka, ritenuto il leader del gruppo<strong> Stato Islamico</strong> nel Paese. &#8220;Bonomade Machude Omar è stato ucciso insieme ad altri elementi del <strong>gruppo terroristico</strong> che sono ancora in via di identificazione&#8221;, segnala il capo delle forze armate in un comunicato stampa. &#8220;Dall&#8217;indagine condotta e tuttora in corso è emerso, con prove concrete, che il principale leader che <strong>dirige le operazioni</strong> del terrorismo in Mozambico, Bonomade Machude è stato messo fuori combattimento&#8221;, ha segnalato il generale nella nota. Secondo l&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unchr), il conflitto nel nord del Mozambico ha provocato lo sfollamento di <strong>un milione di persone</strong> e causato circa 4.000 morti.</p>
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		<title>Siria, anche i drusi scendono in strada contro Damasco</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/siria-anche-i-drusi-scendono-in-strada-contro-damasco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 17:48:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Drusi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1190" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria, Assad" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808-1024x635.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da una settimana la città di Sweida, nel sud della Siria, è attraversata dalle proteste contro il presidente Bashar al Assad e il suo governo. Le manifestazioni con il passare dei giorni si sono estese anche a Majd al-Shams, nelle alture del Golan, zona occupata da Israele nel 1967 e riconosciuta di recente quale territorio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-anche-i-drusi-scendono-in-strada-contro-damasco.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-anche-i-drusi-scendono-in-strada-contro-damasco.html">Siria, anche i drusi scendono in strada contro Damasco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1190" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria, Assad" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Bashar-al-Assad-Siria-la-Presse-e1592243290808-1024x635.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da una settimana la città di <strong>Sweida</strong>, nel sud della Siria, è attraversata dalle <a href="https://www.ft.com/content/ca37cf33-8fe3-41b4-8a5c-2b087dd8a17f" target="_blank" rel="noopener">proteste</a> contro il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noopener">Bashar al Assad</a> e il suo governo. Le manifestazioni con il passare dei giorni si sono estese anche a Majd al-Shams, nelle alture del Golan, zona occupata da Israele nel 1967 e riconosciuta di recente quale territorio israeliano dagli Stati Uniti. Di proteste contro Assad si sente parlare costantemente in diverse parti della Siria, ma il sollevamento di Sweida e Majd al-Sham ha un significato particolare dato che si tratta di due città a maggioranza drusa. I drusi infatti si sono mantenuti il più distanti possibile dalla guerra civile negli ultimi nove anni. Almeno fino a questo momento.</p>
<h2>I drusi siriani</h2>
<p>I drusi rappresentano il 3% della popolazione siriana (circa 22.5 milioni) e sono concentrati principalmente nella regione di <strong>Jabal al-Druze</strong>, nel sud della Siria, sulle alture del Golan e nei dintorni di Idlib. Si tratta di una minoranza divisa tra Libano, Israele e Siria la cui religione deriva da una branca dell’Islam sciita detto <strong>Ismailismo</strong>. A causa della loro fede sono spesso stati oggetto di persecuzione e nei primi anni della guerra in Siria sono finiti nel mirino di al-Nusra e delle milizie jihadiste nel nord del Paese.</p>
<p>I drusi, come detto, sono una delle minoranze che costituiscono la popolazione siriana e questo particolare ha avuto una grande rilevanza allo scoppio del conflitto nel 2011: anche i drusi hanno preso parte in alcuni casi alle manifestazioni che hanno interessato il Paese, ma la maggioranza è rimasta silente. Questo atteggiamento non è derivato tanto da un’adesione al regime di Assad, quanto al timore che la caduta del presidente alauita avrebbe comportato la presa del potere da parte della <strong>maggioranza sunnita</strong>, con un relativo peggioramento delle condizioni di vita delle altre minoranze religiose. Bisogna infatti ricordare che gli stessi <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/storia-degli-alauiti-dalle-origini-allera-assad.html" target="_blank" rel="noopener">alawuiti</a> rappresentano circa il 20% della popolazione della Siria, contro il 71% dei sunniti.</p>
<p>Questa comune appartenenza alle minoranze del Paese ha influenzato l’atteggiamento di Assad nei confronti dei drusi, che sono stati generalmente risparmiati dalle repressioni messe in campo dal presidente contro i <strong>dissidenti</strong> nel Paese. Nel 2011 alcune manifestazioni contro il governo si sono avute anche nelle città a maggioranza drusa, ma l’intensità delle proteste e gli stessi slogan cantati dalla folla non erano paragonabili a quelli delle altre province della Siria scese in strada contro Assad. Come spiega<a href="https://www.fpri.org/article/2013/03/syrian-druze-toward-defiant-neutrality/" target="_blank" rel="noopener"> Gary Gambill del Foreign Policy Research Institute</a>, a influire sulla scarsa partecipazione dei drusi al sollevamento popolare hanno inciso anche il basso numero di giovani unito a un alto tasso di emigrazione, le migliori condizioni economiche e l’appoggio del clero druso a Damasco. La già bassa partecipazione di questa minoranza alle proteste ha continuato a diminuire quando i gruppi armati sunniti – e da un certo punto in poi jihadisti – hanno iniziato a governare la scena.</p>
<h2>Le proteste e i rischi a livello diplomatico</h2>
<p>La neutralità dei drusi però sembra stia venendo meno nelle ultime settimane. Come detto all’inizio dell’articolo, si sono registrate importanti manifestazioni anche nelle città a maggioranza drusa del sud della Siria. I manifestanti hanno chiesto la deposizione di Bashar al-Assad e ripreso quegli stessi slogan usati nel resto del Paese nel 2011 come “Bashar via”, o “La Siria è nostra e non appartiene agli Assad”. A scatenare le proteste è stato principalmente l’acuirsi della crisi economica e le ben poco rassicuranti prospettive future: il 17 giugno infatti dovrebbe entrare in vigore il <strong><em>Caesar Act</em> americano</strong>, che imporrà nuove sanzioni contro chiunque aiuti Damasco nella ricostruzione del Paese.</p>
<p>A inasprire ulteriormente la situazione sta anche contribuendo la mancanza di grano e il rischio di una <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-siria-manca-il-grano-e-damasco-trema.html" target="_blank" rel="noopener">nuova crisi alimentare</a> che Damasco sta cercando di scongiurare. Il presidente teme infatti che la crisi alimentare, unita a quella economica, porterà a nuove proteste anche nelle aree attualmente sotto il suo controllo, con ripercussioni sulla stabilità stessa dal governo, come dimostrano le manifestazioni della comunità drusa. Damasco inoltre dovrà essere particolarmente cauto nel reprimere le proteste se queste dovessero continuare o intensificarsi. La comunità drusa si trova anche in Libano e Israele, e già in passato sia <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html" target="_blank" rel="noopener">Netanyahu</a> che <strong>Walid Jumblatt</strong> (capo dei drusi libanesi) si erano detti pronti a intervenire in difesa dei drusi siriani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-anche-i-drusi-scendono-in-strada-contro-damasco.html">Siria, anche i drusi scendono in strada contro Damasco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco perché Bashar Al Assad può diventare un &#8220;alleato&#8221; di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/assad-alleato-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 07:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Drusi]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito siriano]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/assad-alleato-israele-167365.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1349" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1-1024x720.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bashar al Assad alleato di Israele? Perché no. No, non è un esercizio di immaginazione. Ma un paradosso che potrebbe presto diventare realtà, in questa inestricabile  guerra di Siria. Perché le cose cambiano, continuamente, e l&#8217;equilibrio del sud della Siria sta per essere definitamente travolto dall&#8217;ultima grande offensiva dell&#8217;esercito di Damasco. Andiamo con ordine. Israele ha avuto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/assad-alleato-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/assad-alleato-israele.html">Ecco perché Bashar Al Assad può diventare un &#8220;alleato&#8221; di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1349" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_5542365-1-1024x720.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Bashar al Assad</strong> alleato di Israele? Perché no. No, non è un esercizio di immaginazione. Ma un paradosso che potrebbe presto diventare realtà, in questa inestricabile  <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/">guerra di Siria</a>. Perché le cose cambiano, continuamente, e l&#8217;equilibrio del sud della <strong>Siria</strong> sta per essere definitamente travolto dall&#8217;ultima grande offensiva dell&#8217;esercito di Damasco.</p>
<p>Andiamo con ordine. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/israele-in-siria/">Israele ha avuto sempre un obiettivo nel conflitto siriano</a>: spezzare la <strong>mezzaluna sciita</strong>. In pratica, il nemico non era la Siria in quanto tale, ma l&#8217;Iran, che è sempre stato il vero bersaglio di Tel Aviv. La strategia israeliana, pertanto, non era tanto quella di  far cadere Damasco, ma che l&#8217;<strong>Iran</strong> non avesse più un alleato. O al limite trasformare la Siria in un pantano.</p>
<p>Ma questi piani israeliani non avevano fatto i conti con quella che poi è diventata la realtà: e cioè che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/partita-quasi-chiusa-assad-vincitore-1515544.html">Assad la guerra la sta vincendo</a>. Con il supporto iraniano, della galassia sciita, ma soprattutto della Russia, Assad non solo ha riconquistato larga parte della Siria, ma si appresta anche a liberare le ultime sacche di ribelli a <strong>Daraa</strong> e <strong>Quneitra</strong>. Più a sud c&#8217;è lo Stato ebraico.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1053&#8243; gal_title=&#8221;Avanzata su Daraa&#8221;]</p>
<p>La riconquista da parte dell&#8217;esercito siriano è chiaramente una sconfitta strategica da parte di Israele. È chiaro che riavere le forze armate di Damasco al suo confine non era il sogno di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, che dall&#8217;inizio della guerra ha sostenuto i ribelli della parte meridionale della Siria e si ritrova invece &#8220;il nemico alle porte&#8221; e i ribelli in procinto di cadere. Ma Israele sa anche che da questa sconfitta, può trarne una vittoria.</p>
<p></p>
<p>La vittoria consiste nell&#8217;allontanamento delle truppe iraniane. Perché se è vero che Israele può colpire le forze dell&#8217;Iran autolegittimandosi con la presenza di una minaccia esistenziale al nord del suo territorio, la stessa cosa non può farla con Assad. Come può Israele pretendere le forze armate siriane non riconquistino il proprio territorio? Sarebbe <strong>una richiesta assurda</strong> che non potrebbe essere accolta neanche dall&#8217;interlocutore privilegiati di quel blocco: la Russia.</p>
<p>Ed ecco quindi <strong>la possibile svolta</strong> nei piani di Israele. Non colpire la Siria, purché la presenza siriana eviti la contemporanea presenza di truppe iraniane e di Hezbollah. Ecco la tattica di Israele. Ed è un&#8217;idea che la Russia sta in qualche modo avallando se non addirittura contribuendo a rendere concreta. Netanyahu vuole allontanare le truppe iraniane dalla Siria? Allora, deve permettere alle forze di Assad di riprendere il controllo del Sud.</p>
<p>Assad, in questo momento, ha una carta fondamentale da giocarsi. I ribelli stanno scomparendo o cedendo le armi. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/uk-mideast-crisis-syria-usa/syrian-rebels-say-u-s-wont-intervene-in-south-syria-idUKKBN1JK00U">Gli Stati Uniti hanno abbandonato le sacche di Daraa</a> e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-ora-la-russia-sfida-gli-usa-pioggia-fuoco-citta-ribelle/">la Russia sta già iniziando a martellare le roccaforti ribelli</a>. L&#8217;avanzata di Damasco sembra ineluttabile. E Israele non può fermarla. A meno di tragici errori tattici da parte delle forze armate siriane, come un&#8217;avanzata verso il Golan occupato da Israele. Questa situazione fornisce al leader siriano la quasi garanzia di vincere. E lui può farlo insieme alla Russia, escludendo l&#8217;Iran ed <strong>Hezbollah</strong> dall&#8217;assalto sul fronte meridionale.</p>
<p>Del resto Israele ha sempre chiesto questo: che le forze iraniane e le milizie sciite rimanessero lontane dal confine. Netanyahu ha chiesto un completo ritiro da tutto il territorio della Siria. Ma già non avere queste forze né al confine né nella fascia di 50 chilometri al di là della linea del fronte, è una realtà che i vertici della Difesa israeliana apprezzerebbero. Pertanto, tra i due mali, ecco <strong>il male minore</strong>: la Siria riprendere il controllo, ma l&#8217;Iran ed Hezbollah devono rimanere lontani dalle operazioni.</p>
<p>Il nodo dei drusi</p>
<p>Ma non c&#8217;è solo l&#8217;Iran al centro della strategia israeliana. Tra le <strong>linee rosse</strong> imposte da Israele all&#8217;inizio della guerra in Siria, c&#8217;era anche la protezione della <strong>popolazione drusa del Golan</strong>. Questa comunità è da sempre sotto l&#8217;ala protettrice di Israele, ed è confermato dal fatto che è stata sempre esclusa dal conflitto. I ribelli conquistavano le località limitrofe senza minacciarli. L&#8217;esercito siriano non reagiva alla mancata risposta dei drusi alla leva obbligatoria. Sarebbero considerati disertori, ma Assad ha sempre chiuso un occhio.</p>
<p>Le cose però stanno cambiando. Assad avanza e i ribelli stanno perdendo. E negli ultimi giorni, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.timesofisrael.com/syrian-druze-city-shelled-for-first-time-in-years-as-fighting-intensifies/">due razzi hanno colpito la città di Sweida</a>, a maggioranza drusa. E adesso Israele si ritrova di fronte a un dilemma: come salvare i drusi?</p>
<p>Assad, anche in questo caso, ha una carta molto importante. E a giocarla è stata la Russia, che, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/syria/.premium-assad-s-drive-to-retake-southwest-syria-tests-israel-s-aid-policy-1.6217834">secondo</a> <a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/syria/.premium-assad-s-drive-to-retake-southwest-syria-tests-israel-s-aid-policy-1.6217834"><em>Haaretz</em></a>, ha inviato due generali a parlare con le autorità locali di Sweida. L&#8217;esercito siriano è disposto a tutelare la città e a non considerarla ostile, ma vuole che i drusi si uniscano alle sue forze. In caso contrario, la <strong>Russia</strong> e la Siria considereranno la città come ribelle, quindi possibile oggetto di bombardamenti.</p>
<p>Israele difficilmente potrebbe intervenire militarmente contro la Russia e contro la Siria per difendere una comunità all&#8217;interno di un Paese nemico. Anche a livello politico, l&#8217;opinione pubblica potrebbe non accettarlo. Ed esistono poi molti contatti fra i drusi e il governo siriano, in particolare per le città al confine con il <strong>Golan</strong> occupato.</p>
<p>In questo caso, Israele, consapevole dell&#8217;ineluttabile vittoria di Assad al sud e convinto dalla fine dei ribelli &#8211; fonti locali parlano di centinaia di miliziani che si sono consegnati all&#8217;esercito &#8211; potrebbe accettare questa soluzione per evitare che i drusi finiscano nel conflitto. Una volta garantito sull&#8217;assenza di Hezbollah e di forze iraniane, lo Stato ebraico potrebbe ottenere il massimo risultato ormai raggiungibile.</p>
<p></p>
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		<title>Il ruolo delle tribù nella guerra siriana</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ruolo-delle-tribu-nella-guerra-siriana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 11:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Drusi]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Sunniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2661" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Quando si è capito che il destino della Siria, nel gennaio 2012, non sarebbe stato quello di affrontare delle singole rivolte cittadine ma, al contrario, quello di scivolare verso una massacrante e distruttiva guerra civile, da più parti ci si è chiesti se il contesto poteva in qualche modo essere paragonato allo scenario libico e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ruolo-delle-tribu-nella-guerra-siriana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2661" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/SIRIA-APERTURA-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Quando si è capito che il destino della Siria, nel gennaio 2012, non sarebbe stato quello di affrontare delle singole rivolte cittadine ma, al contrario, <strong>quello di scivolare verso una massacrante e distruttiva guerra civile</strong>, da più parti ci si è chiesti se il contesto poteva in qualche modo essere paragonato allo scenario libico e se, in particolare, era possibile ipotizzare un ruolo preponderante delle tribù nel conflitto e nei suoi esiti; la divisione più importante interna al paese, al contrario della Libia, non è infatti quella tribale bensì <strong>sono le differenze di natura etnica e religiosa ad assumere connotati decisivi per gli equilibri della società</strong>, pur tuttavia è possibile riscontrare alcune zone dove i legami di sangue vengono molto prima di quelli relativi all’appartenenza ad una singola comunità. In poche parole, <strong>anche in Siria le tribù hanno la loro importanza</strong> anche se non appaiono decisive come in Libia: ad oggi però, nelle operazioni di recupero dell’est del paese,<strong> i gruppi tribali si stanno rivelando ottimi alleati del governo centrale contro l’ISIS.</strong></p>
<p>Le principali tribù del paese</p>
<p>La Siria, come comunemente noto, è divisa in due precise aree geografiche: <strong>vi è una fascia occidentale molto urbanizzata</strong>, che va da Aleppo a Dara’a e passa per Homs e la capitale Damasco oltre alle zone costiere di Latakia e Tartus; più ad est invece, <strong>emerge prorompente il deserto e tutta la vasta area rurale che arriva fino ai confini con l’Iraq</strong>. Una divisione netta e precisa, due aree diverse tanto nei paesaggi quanto nel clima che però cela, di fatto, una divisione che è anche culturale e sociale:<strong> l’ovest è generalmente più ricco, urbanizzato</strong> e quindi organizzato secondo modelli più moderni e meno legati agli aspetti di sangue; dall’altro lato invece, <strong>l’est è più rurale, con pochi centri importanti</strong> (Raqqa e Deir Ez Zour sono gli unici capoluoghi) costituito da distese di campagna e deserto poste al di sopra di strategici giacimenti di petrolio ed assumono quindi ruoli sociali di gran valore quelli costituiti dai rapporti tra consanguinei. </p>
<p>E’ proprio qui che risiedono e vivono le più importanti tribù del paese, a partire dalla stessa provincia di Raqqa fino ai campi petroliferi di Deir Ez Zour, spingendosi poi verso la campagna orientale di Hama ed Homs; alcune tribù poi, quali quelle ad esempio dei <strong>Masalma</strong> e degli <strong>Hariri</strong>, vivono nel sud del paese ed in particolare a <strong>Dar’a</strong>, capoluogo più meridionale e principale città della provincia comunemente chiamata dai siriani Hawran. Non è un caso che è stato proprio questo territorio ad ospitare le prime manifestazioni che, nel marzo 2011, hanno di fatto dato il via alla ‘primavera araba’ in Siria sulla scia di quanto stava accadendo soprattutto in Tunisia, Egitto e Libia in quei drammatici mesi; <strong>la vicinanza con la Giordania</strong> ed i legami di sangue che uniscono alcune di queste tribù con i residenti del paese hashemita, hanno contribuito e non poco a fomentare gli animi nella provincia: si narra anche, pur se mai dimostrato, di un aneddoto inerente <strong>Atif Najib</strong>, cugino del presidente Assad e capo della Polizia di Dar’a ad inizio 2011, il quale avrebbe malamente risposto ad una delegazione tribale che, dopo quell’incontro, avrebbe deciso di schierarsi apertamente contro il governo.</p>
<p>Il ruolo delle tribù nella società prima della guerra</p>
<p>Se da un lato è vero che i legami tra clan e tribù sono importanti da sempre nel paese,<strong> è anche vero però che per i siriani è sempre stata prioritaria l’identificazione con l’appartenenza alla nazione rispetto a quella inerente alla propria appartenenza tribale</strong>; in Libia, come è stato poi drammaticamente constatato con la caduta di Gheddafi, i legami di sangue sono aspetto fondante e fondamentale dell’identità e della società del paese africano, in Siria la situazione appare da questo punto di vista leggermente ridimensionata od almeno così era prima dello scoppio del conflitto. Il governo del partito Baath è sempre stato orientato al superamento delle divisioni settarie ed all’incoraggiamento di un senso di comune appartenenza alla nazione siriana, fatto questo accentuato anche dal carattere laico dell’ordinamento statale; le tribù hanno quindi assunto un ruolo di secondo piano nella società, conservando però una certa influenza nelle amministrazioni soprattutto delle zone orientali e rurali, lì dove i legami di sangue non sono mai venuti a cessare del tutto.</p>
<p>Il conflitto ha ridato importanza ai legami tribali</p>
<p>Che il ruolo delle tribù, pur se secondario, non era del tutto superato lo si è intuito allo scoppio delle prime violenze nel paese: oltre che a Dar’a, è emblematico in tal senso anche quanto accaduto nel marzo 2012 a <strong>Bab Amr</strong>, sobborgo di Homs formato soprattutto da membri delle tribù orientali emigrati nella parte occidentale del paese tra gli anni 80 e 2000; un senso di rivalsa anti governativa ha animato il quartiere ed in nome di un comune legame di sangue tra le famiglie lì residenti, appartenenti alle tribù <strong>Mawali</strong> e <strong>Bani Hassan</strong>, sono stati diversi gli episodi di rivolta contro le autorità governative del territorio, contribuendo poi anche in parte alla conquista di Homs ad opera dei cosiddetti ‘ribelli’ prima del ritorno dell’esercito regolare avvenuto nell’aprile del 2014. Anche a Damasco i quartieri abitati da tribù stanziatesi in città ed arrivate dalle zone orientali hanno dato vita, ad inizio conflitto, ad insurrezioni poi dopo aggirate dal mancato sostegno popolare del resto della capitale.</p>
<p></p>
<p>Ma in generale, una volta scatenatosi su vasta scala il conflitto, è stato quasi fisiologico per le varie parti in causa ripristinare i vecchi legami tribali ed etnici, al fine di trovar ‘rifugio’ tra chi condivide lo stesso nome o la stessa religione; <strong>l’esplosione della violenza settaria</strong>, il timore per etnie e tribù minoritarie di essere attaccate e, al tempo stesso, la speranza per quelle da tempo messe ai margini di poter prendersi numerose rivincite, hanno piegato la società siriana fino ad una frammentazione in gruppi che ha ridato maggiore importanza ai singoli legami tra i vari gruppi. <strong>Assad ha trovato molta protezione tra gli alawiti</strong>, così come a sostegno dell’attuale presidente vi è anche la <strong>comunità drusa</strong> e gli altri gruppi che da anni controllano le roccaforti governative; dall’altro lato, la ‘causa’ sunnita ha fatto coalizzare diverse tribù orientali ed alcune fazioni che hanno sposato la jihad anche se l’avvento poi dell’ISIS con i suoi combattenti stranieri ha creato non poche defezioni tra i vari clan residenti nel deserto.</p>
<p>L’unica istituzione rimasta a rappresentare l’unità nazionale è forse quella militare, con l’esercito composto in gran parte da sunniti a difesa di un governo sciita; tra chi indossa la divisa, non sono apparsi in questi anni episodi di violenza interna in nome di una diversità nel credo religioso o nell’appartenenza etnica, privilegiando invece la comune lotta a difesa degli interessi di Damasco e contro il terrorismo. Inoltre, le milizie siriane che hanno negli anni appoggiato l’esercito hanno più avuto una connotazione politica che etnica, rinforzando quindi l’idea che le forze armate e di sicurezza sia regolari che volontarie rappresentino più la comunità nazionale nelle sue varie sfaccettature che quella delle singole tribù.</p>
<p>Le tribù di Raqqa tra SDF ed esercito siriano</p>
<p>La lenta ma costante caduta dell’ISIS nell’est della Siria, non poteva non vedere il coinvolgimento delle tribù arabe stanziate nel deserto orientale: <strong>alcune di esse hanno accettato un ruolo di mera mediazione</strong>, specie all’interno dell’SDF dove la convivenza tra curdi ed arabi non sempre è apparsa idilliaca e dove proprio gli interventi delle tribù hanno spesso evitato contrasti fratricidi; altre invece, <strong>sono diventate negli anni organiche all’esercito dell’SDF</strong> collaborando militarmente con i curdi nell’avanzata verso Raqqa; ma la novità più importante, arriva dalle tribù <strong>Raqqawi</strong> ed <strong>Al Baggara</strong>, le quali hanno deciso ad inizio estate di appoggiare apertamente il governo siriano. <a href="https://www.almasdarnews.com/article/tribal-leader-swears-allegiance-syrian-army-joining-opposition/">Nawaf al-Bashir</a>, a capo dei Baggara, nel 2012 da parlamentare siriano aveva aderito all’opposizione per poi scomparire dalla circolazione; lo scorso 11 febbraio invece, è stato lui stesso ad annunciare le proprie scuse al popolo siriano a l’alleanza della sua tribù con Assad.</p>
<p></p>
<p>Queste tribù poste tra Deir Ez Zour ed il sud di Raqqa stanno adesso avendo un ruolo importante nella riconquista del territorio ai danni dell’ISIS: dopo la presa di Rusafa, l’esercito assieme alle milizie tribali ha preso numerosi villaggi e solo nell’ultima settimana è riuscito ad espandere il proprio controllo a macchia d’olio <a href="https://www.almasdarnews.com/article/syrian-army-suffers-heaviest-losses-latest-push-deir-ezzor/">fino a portarsi ad appena 60 km da Deir Ez Zour;</a> le tribù, tanto dalla parte siriana quanto curda, avranno ruolo decisivo nella cacciata dell’ISIS e questo forse sarà destinato, in futuro, a segnare la società siriana che, dall’inizio del conflitto, si è riscoperta nuovamente ancorata alle tradizioni ed ai legami tribali.</p>
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		<title>&#8220;Israele sta aiutando Al Nusra &#8220;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-aiuta-al-nusra-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 14:16:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Alture del Golan]]></category>
		<category><![CDATA[Drusi]]></category>
		<category><![CDATA[Fronte al Nusra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="996" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo l’incidente di ieri, Israele continua i suoi raid contro le posizioni dell’esercito siriano. L’agenzia di stampa Sana, ha annunciato che, nella serata di martedì, caccia israeliani hanno bombardato le postazioni di artiglieria delle forze armate di Assad, alle pendici orientali del monte Hermon, nel Rif di Damasco, il governatorato che circonda la capitale siriana. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-aiuta-al-nusra-in-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="996" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160905115302_20532318-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo l’incidente di ieri, Israele continua i suoi<strong> raid</strong> contro le posizioni dell’esercito siriano. L’agenzia di stampa <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://sana.sy/en/?p=88129">Sana</a></em>, ha annunciato che, nella serata di martedì, caccia israeliani hanno bombardato le postazioni di artiglieria delle forze armate di Assad, alle pendici orientali del <strong>monte Hermon</strong>, nel Rif di Damasco, il governatorato che circonda la capitale siriana. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, vicino all’opposizione, il raid non avrebbe provocato vittime.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/raid-israeliano-contro-esercito-siriano/" target="_blank">Per approfondire: Raid israeliano contro l&#8217;esercito siriano</a>I caccia di Tel Aviv hanno colpito nuovamente, con due razzi, in territorio siriano, dopo che ieri Damasco aveva rivendicato l’abbattimento di un velivolo militare israeliano e di un drone, nella provincia siriana di <strong>al Quneitra</strong>, al confine con le alture del Golan, territorio siriano occupato da Israele nel 1967, dopo la Guerra dei sei giorni. Alle dichiarazioni di Damasco aveva fatto seguito la replica delle forze armate israeliane, che hanno negato l&#8217;abbattimento di qualsiasi velivolo israeliano da parte dell’esercito siriano, pur non smentendo l&#8217;incursione dei propri caccia. Tutti gli attacchi diretti da Israele contro le postazioni dell’esercito siriano nel sud della Siria, sono giustificati da Tel Aviv come reazione ai diversi colpi di mortaio, esplosi dalle forze armate siriane che, nelle scorse settimane, sono caduti nelle alture del <strong>Golan</strong>.Nella provincia di Quneitra, abitata in maggioranza da drusi, al confine con le alture del Golan, l’esercito siriano è, infatti, impegnato nel respingere l’offensiva dei miliziani dell’ex fronte al Nusra, ribattezzatosi <strong>Jabhat Fateh al-Sham</strong>, e di un’altra organizzazione jihadista, <strong>Shuhada al Yarmuk</strong> (i martiri di Yarmuk), considerata una branca locale dello Stato Islamico. Oltre che delle altre formazioni ribelli dell’opposizione moderata, che stanno cercando di respingere le truppe lealiste dalla periferia di Quneitra, lungo il confine con Israele, alle pendici del monte Hermon, nel Rif di Damasco. Nonostante la tregua, quindi, in quest’area <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.understandingwar.org/sites/default/files/September7%20EDITS%20COT.pdf">continuano i combattimenti</a>. Fateh al Sham è, infatti, considerata un gruppo jihadista alla stregua dell’Isis, ed è, pertanto, esclusa dall’accordo sul cessate il fuoco fra Damasco e i ribelli, in vigore da due giorni in Siria.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/israele-non-abbandonera-mai-il-golan/" target="_blank">Per approfondire: &#8220;Israele non abbandonerà mai il Golan&#8221;</a>Per questo, il governo siriano punta il dito contro <strong>Israele</strong> che, secondo il regime di Assad,  starebbe aiutando con le incursioni aeree nella provincia meridionale di al Quneitra “i ribelli dell’ex Fronte al Nusra e gli altri gruppi radicali” che combattono contro le truppe di Damasco. Un’accusa, quella di finanziare e favorire i gruppi ribelli attivi nel sud della Siria, che la Siria muove ad Israele sin dall’inizio del conflitto.Dopo le ripetute incursioni aeree di Tel Aviv nella provincia meridionale siriana abitata in maggioranza dalla popolazione drusa, la stessa accusa è stata mossa all’esercito israeliano anche da <strong>Akram Hasson</strong>, un deputato druso israeliano della Knesset, il parlamento monocamerale di Israele. Secondo quanto riporta il quotidiano israeliano <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.741543">Haaretz</a></em>, infatti, Hasson, ex leader del partito di Sharon, Kadima, tramite un post su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.facebook.com/akram.hasson/photos/a.260736764077084.1073741828.260414517442642/717012515116171/?type=3&amp;theater" target="_blank">Facebook</a>, ha dichiarato che “i militanti di Fateh al Sham” starebbero bombardando il villaggio druso di <strong><a href="https://www.google.it/maps/place/Hader,+Siria/@33.1923077,35.9017247,11z/data=!4m5!3m4!1s0x151eca01047f0975:0xf92ec5e0008e484f!8m2!3d33.2819742!4d35.8307227" target="_blank">Hader</a></strong>, nei pressi del monte Hermon, “con il supporto e la protezione del ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman”. “<strong>Abbiamo informazioni sul fatto che al Nusra stia operando con un supporto senza precedenti da parte di Israele</strong>”, ha scritto su Facebook il deputato del partito di centro destra Kulanu, citando fonti locali, “perché i combattenti dell’organizzazione avanzano nei luoghi in cui l’aviazione delle forze armate di Israele ha precedentemente bombardato le posizioni dell’esercito siriano”. Il deputato della Knesset scrive poi, citando “testimoni oculari”, che i miliziani dell’ex fronte al Nusra, riceverebbero da Israele anche “assistenza medica e logistica”. “Questa nuova strategia di Lieberman ha rinforzato il fronte al Nusra e ha fatto si che aumentassero gli attacchi ai nostri fratelli”, scrive Hasson riferendosi alla comunità drusa e rivolgendo un appello ai deputati della Knesset e al leader religioso dei drusi per “fermare questa politica e tenere una riunione di emergenza” prima che la popolazione drusa di Hader “venga massacrata”.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15849" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/banner_occhi_cristiani.jpg" alt="banner_occhi_cristiani" /></a>Sempre il quotidiano israeliano <a href="http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.741309"><em>Haaretz,</em> in un editoriale </a>pubblicato a proposito dell’accordo raggiunto tra Russia ed Israele per la tregua in Siria, aveva scritto che Tel Aviv ha sostanzialmente guadagnato dal conflitto siriano. Damasco, infatti, secondo il quotidiano israeliano, era uno dei più forti avversari di Israele sul piano militare. La tregua negoziata da Washington e Mosca, sempre secondo il quotidiano, avrebbe, invece, come effetto, quello di mantenere al potere Assad per un ulteriore periodo di tempo. Quella della sopravvivenza e di un eventuale consolidamento del regime di Assad, continua il quotidiano israeliano, è un’ipotesi che, al contrario, preoccupa Tel Aviv, che continua a temere l’asse sciita Beirut-Damasco-Teheran.</p>
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		<title>Cristiani e musulmani contro l&#8217;Isis</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 06:59:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/apertura_occhi_libano-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Lei è cristiano?&#8221; mi domanda l&#8217;agente doganale guardando la mia croce al collo.  Al mio assenso mi sorride, mi riconsegna il passaporto e mi risponde: &#8220;Anche io&#8221;. È una donna sui 30 anni, capelli nerissimi lunghi fino alle spalle, lineamenti del viso morbidi, tratti arabi. Sono all&#8217;aeroporto, appena atterrato a <strong>Beirut</strong> e la prima persona con cui parlo è un&#8217;araba cristiana. Come da queste parti ce ne sono tantissime. <a style="color: #0000ff;" href="https://www.google.it/maps?q=libano+maps&amp;ion=1&amp;espv=2&amp;bav=on.2,or.&amp;bvm=bv.114195076,d.bGQ&amp;biw=1920&amp;bih=955&amp;dpr=1&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjjr-_-__bKAhUBiRoKHXIzDOsQ_AUIBigB" target="_blank" rel="noopener">Libano, un fazzoletto di terra grande come la regione Umbria che confina con la <strong>Siria</strong> e con <strong>Israele</strong> e si affaccia sul Mar Mediterraneo</a>. Cipro e lo coste greche sono a qualche miglio di distanza, l&#8217;Italia non è lontana. Tra questi monti convivono decine di diverse comunità, etnie, clan, tribù, fedi religiose, culture, usanze, ideologie. Proprio grazie al suo territorio impervio, ricco di stette valli, grotte e nascondigli, tra questi monti trovarono rifugio nel corso dei secoli tutte quelle minoranze che fuggivano dalle persecuzioni dell&#8217;Impero Ottomano. Cristiani, ebrei, drusi, musulmani sciiti e tanti altri hanno ricreato delle proprie comunità autonome e separate. A lungo convivendo pacificamente ed evitando di mischiarsi, facendo dell&#8217;appartenenza al proprio gruppo la propria principale forma di identità. Non è dunque un caso che, da quando è iniziato il tentativo di creare di costruire una nazione laica su modello europeo , in cui le persone vengano incentivate a identificarsi nello Stato e non nel clan, siano scoppiate in continuazione sanguinosissime guerre civili. Che oggi sono ancora in corso e causano ogni anno centinaia di morti</p>
<p><div id="gallery_189182" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_189182 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%208.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%208-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%209.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%209-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2010.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2010-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2011.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2011-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2012.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2012-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2015.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2015-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2017.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2017-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2019.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2019-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2020.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2020-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2021.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2021-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2022.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2022-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2024.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano%2024-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script></p>
<p><strong>I cristiani libanesi sono coloro che maggiormente sono legati alla cultura politica europea.</strong> Da quando nel 1946 il Libano si è liberato dalla dominazione francese, essi hanno tentato di istituire una forma di Stato occidentale, ponendo la propria comunità come il primo interlocutore con le grandi potenze mondiali, <em>in primis</em> con Stati Uniti e Israele. Così facendo, però, si sono inimicati il mondo musulmano, generando sanguinosissimi conflitti che hanno costretto molti cristiani alla fuga all&#8217;estero. Oggi sono circa otto milioni i libanesi che vivono al di fuori dei confini nazionali. Solo quattro milioni sono quelli in patria. Tra questi i cristiani sono un milione e 200 mila, suddivisi in 13 diversi gruppi.I conflitti che accompagnano la storia del Libano hanno indotto ogni comunità a istituire una propria <strong>milizia armata</strong>. Quella cristiana, nata nel 1934 e chiamata <strong>Falange</strong>, si è ininterrottamente scontrata con le milizie musulmane e con gli eserciti stranieri che hanno a più riprese occupato il Paese. &#8220;Mi sono arruolato a 14 anni&#8221; racconta <strong>Nassib Wehbe</strong>&#8221; 51 anni, ex falangista e oggi esponente della comunità maronita di Beirut. Ferito ad una gamba durante i combattimenti all&#8217;età di 16 anni, è dovuto fuggire in Italia, dove ha vissuto per oltre 20 anni. &#8220;Al tempo non si aveva scelta: o si combatteva o si veniva massacrati. Se oggi i miei figli si dovessero trovare nella stessa situazione li manderei all&#8217;estero. Ma se dovesse scoppiare la Terza Guerra Mondiale no. Li terrei qui. I libanesi sono abituati a convivere con la guerra, con la violenza, con il pericolo. Le famiglie saprebbero vivere di autoconsumo, difenderebbero le proprie case, si instaurerebbe una solidarietà che nel mondo occidentale si è persa&#8221;.L&#8217;abitudine dei libanesi alla guerra è evidente,<strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.google.it/maps?q=beirut&amp;ion=1&amp;espv=2&amp;bav=on.2,or.r_cp.&amp;bvm=bv.114195076,d.bGQ&amp;biw=1920&amp;bih=896&amp;dpr=1&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwiZoouv0fnKAhVic3IKHcvECssQ_AUIBygC" target="_blank" rel="noopener"> Beirut</a></strong> è una città blindata. I posti di blocco, controllati da militari armati di mitra, sono ogni poche centinaia di metri. Alti muri di filo spinato separano i diversi quartieri, ognuno dei quali è abitato da una diversa comunità e controllato da una differente milizia. Imponenti palazzi moderni appena edificati si affiancano a case con le mura completamente perforate dai proiettili. Le grandi moschee e i loro minareti convivono con  le cattedrali e i campanili.</p>
<p><strong>Quasi ogni giorno scoppiano sparatorie ed esplodono autobombe</strong>. La gente, però continua la propria vita come se nulla fosse, camminando per le strade e andando a far festa la notte. Negli ultimi anni i quartieri cristiani sono stati quelli meno esposti alla violenza e sono diventati le zone più mondane e festaiole. Situate nel centro storico della città, sono i luoghi in cui il retaggio coloniale è più forte: le insegne delle botteghe sono in lingua francese, i locali si affiancano a statue della Madonna, che sono decorate con scritte in arabo. Le strade sono piene di gente che mangia e beve alcoolici, La paura non si respira per le strade.La guerra civile che sta insanguinando il Paese negli ultimi anni, infatti, non è tra cristiani e musulmani, ma è interna al mondo islamico. Il Libano è un microcosmo all&#8217;interno del quale convivono le diverse componenti che animano la guerra fratricida che sta attraversando tutto il mondo arabo. <strong>Sciiti e sunniti</strong> si combattono anche qui. I primi sostenuti e finanziati dall&#8217;Iran e dalle sue scuole di pensiero, i secondi dall&#8217;Arabia Saudita e e dalle scuole wahabite, le stesse a cui si ispira l&#8217;<strong>Isis</strong>.</p>
<p><div id="gallery_189169" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_189169 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano1.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano1-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p><p>Foto di Alessia Calato<\/p><\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano2.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano2-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p><p>Foto di Alessia Calato<\/p><\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano3.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano3-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p><p>Foto di Alessia Calato<\/p><\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano4.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano4-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p><p>Foto di Alessia Calato<\/p><\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano5.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Libano5-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p><p>Foto di Alessia Calato<\/p><\/p><\/div>"}];</script></p>
<p><strong>Ma quali sono le differenze tra sciiti e sunniti?</strong> I sunniti, che rappresentano il 90 per cento della popolazione musulmana mondiale, si ispirano ai comportamenti, ai detti e agli atti del Profeta Muhammad e si comportano letteralmente secondo le sue indicazioni. Anche gli sciiti accettano gli insegnamenti del Profeta, ma anche dei racconti, detti e atti dei suoi successori, gli imam. Mentre lo sciismo enfatizza l&#8217;insegnamento delle autorità religiose (appunto gli imam), il sunnismo non riconosce alcuna autorità suprema, alcuna &#8216;Chiesa&#8217;. All&#8217;interno dell&#8217;Islam sunnita, infatti, non esiste alcun clero o unica autorità universalmente riconosciuta che funga da mediatore tra Dio e il credente. Al suo interno, dunque, si sono sviluppate diverse scuole di pensiero, spesso in reciproco contrasto. Quella che negli ultimi anni si è maggiormente radicata è quella radicale e ultra-ortodossa degli <strong>wahabiti</strong>. Ispiratrici dello Stato dell&#8217;Arabia Saudita e del Califfato, le scuole wahabite hanno dichiarato guerra al mondo occidentale, ma soprattutto a quegli islamici che non vogliono farsi assoggettare al proprio volere. In primis agli sciiti.&#8221;Odiamo gli ebrei, odiamo l&#8217;Occidente. Ma prima ancora odiamo gli sciiti&#8221; mi dice un profugo siriano e sunnita. In fuga dai bombardamenti dell&#8217;aviazione russa e delle truppe di<strong> Bashar al Assad</strong>, ha riparato a Beirut dove vive in un campo profughi. Dove però non si è ambientato e vorrebbe tornare in Siria, A combattere con <strong>Daesh</strong> contro gli infedeli sciiti. Che accusa di non essere musulmani, ma pagani. Il messaggio dei wahabiti, infatti, enfatizza l&#8217;assoluto monoteismo e condanna ogni superstizione, soprattutto nel culto dei santi e delle reliquie. Convinzione, questa, in cui non si riconoscono gli sciiti, che invece esaltano il ruolo degli 11 imam che continuarono a predicare dopo la morte di Muhammad. Il dodicesimo imam deve ancora scendere in terra. E lo farà accompagnato da Gesù Cristo, che riconoscono come sacro. <strong>I legami tra l&#8217;Islam sciita e il cristianesimo sono dunque molto stretti</strong>. Sia spiritualmente che politicamente e militarmente. Dal 2008 le comunità sciite e cristiane del Libano sono unite in un'&#8221;Alleanza Sacra&#8221;, che prevede la salvaguardia del Libano in quanto Stato multiconfessionale, la difesa della sua sovranità a discapito delle influenze esterne e la lotta al sunnismo wahabita.</p>
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<p>Non c&#8217;è da stupirsi, dunque, se i principali obiettivi dell&#8217;Isis in questa regione siano le comunità sciite, i cui quartieri sono quotidianamente vittime di sanguinosissimi attentati. Sull&#8217;altro fronte i miliziani di <strong>Hezbollah</strong>, il principale partito sciita del Libano, combatte a fianco del regime siriano e dell&#8217;aviazione russa contro le truppe del Califfato. In una guerra fratricida che sta ridisegnando gli equilibri geopolitici di tutto il Medio Oriente.La frattura che sta spaccando il mondo arabo sta aumentando i consensi per l&#8217;Islam sciita, in particolare per Hezbollah. Il partito fa parte dell&#8217;attuale governo libanese, amministra tutte le regioni del Sud del Paese e le sue milizie vengono considerate dalla maggior parte dell&#8217;opinione pubblica libanese (i sunniti sono una minoranza) come l&#8217;unico argine contro i due grandi avversari: i wahabiti e Israele, il quale ha ripetutamente invaso e bombardato il Libano negli ultimi decenni ed è oggi trasversalmente accusato di essere un nemico. &#8220;Hezbollah è l&#8217;unica forza che è stata in grado di respingere l&#8217;invasione delle truppe israeliane &#8221; spiega <strong>Wael Akram Chehayeb</strong>, esponente di spicco della comunità drusa.</p>
<p>&#8220;Così facendo si è posto come il difensore di tutte le anime del Paese che sono avversarie di Israele&#8221;.Il futuro del Libano è molto incerto. Se l&#8217;alleanza tra cristiani e sciiti sembra stare dando stabilità politica, gli equilibri potrebbero cambiare velocemente. Il paese ospita oggi 3 milioni di profughi, quasi tutti sunniti e in fuga dalla Siria. Non dall&#8217;Isis, ma dai bombardamenti a tappeto che il regime di Bashar al Assad mette in atto contro i villaggi controllati dagli islamisti. Da questi villaggi parte un esodo di persone che si riversa in Libano e che vede nel regime siriano e nei suoi alleati &#8211; dunque gli sciiti &#8211; il principale nemico. Questi profughi sono il principale serbatoio di reclutamento del Califfato, infatti la maggior parte di essi simpatizza per le forze ribelli anti-governative. Molti di loro non si fermeranno in Libano, ma proseguiranno per l&#8217;Europa. Che è geograficamente vicina. E che è ormai anche lei terreno di battaglia di questa <strong>Guerra islamica.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/religioni/viaggio-nella-guerra-islamica/cristiani-e-musulmani-contro-lisis.html">Cristiani e musulmani contro l&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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