In Sardegna lo ricordano molto bene tanto che la giunta regionale a Cagliari ha proclamato il lutto: Karim Al-Hussaini, deceduto mercoledì a Lisbona all’età di 88 anni, viene identificato come colui che ha letteralmente “inventato” la Costa Smeralda. I locali alla moda, il turismo di lusso, l’aeroporto internazionale ad Olbia, tutto questo è arrivato dopo i suoi investimenti fatti su questo territorio di cui si era innamorato durante una vacanza. Ma la morte di Al Hussaini inevitabilmente avrà una certa influenza anche al di fuori della Sardegna. Nel comunicato in cui è stata annunciata la sua morte, è stato chiamato “Sua Altezza“. Un titolo riconosciutogli anche da diversi governi.
Al Hussaini è infatti stato, dal 1957 e fino alla fine dei suoi giorni, il quarto Aga Khan. Ossia il leader spirituale dei nizariti, una setta dei musulmani ismailiti. Il titolo di Aga Khan risale al 1834 ed è stato conferito dall’allora Scià di Persia Fath Qajar ad Hasan Ali Shah, primo Aga Khan. Da allora, il ruolo del capo ismailita appare significativo in tutto il medio oriente.
Il ruolo dei nizariti in medio oriente
Gli ismailiti costituiscono il secondo ramo più diffuso della religione sciita e questo fa comprendere la potenziale influenza dell’Aga Khan nella regione mediorientale. Il primo ramo è quello duodecimano, ossia quello professato in Iran e in Iraq. La differenza tra le due correnti è ravvisabile già dal nome: i duodecimani, in particolare, dopo Maometto contano 12 imam lungo la linea di discendenza mentre, dal canto loro, gli ismailiti si fermano al settimo, Ismail per l’appunto.
Costituita da 18 milioni di fedeli sparsi tra medio oriente, Pakistan e India, la comunità ismailita esercita un’influenza non secondaria tanto nel contesto sciita quanto nell’intera regione mediorientale. Basti pensare che, all’interno del ramo ismailita, vengono inclusi anche i drusi. E questi ultimi hanno storicamente rivestito ruoli delicati nella società e nella politica di Siria e Libano. In un contesto del genere, l’influenza dell’Aga Khan è quindi sia di ordine spirituale che di odine politico.
A questo si aggiunge quello economico: come accennato in precedenza, il quarto Aga Khan è diventato noto proprio per le sue avventure imprenditoriali svolte in giro per il mondo. A gestire le sue fortune è attualmente la società Aga Khan development network, la prima ad annunciare la morte di “Sua Altezza”.
La scelta del successore
Morto un Aga Khan, se ne fa immediatamente un altro. Come prevedibile alla vigilia, nelle ore successive alla morte di Karim Al-Hussaini è stato annunciato che sarà il figlio, Rahim Al-Hussaini ad assumere il titolo di Aga Khan V. Il primo compito per lui guarderà la gestione del patrimonio e dei corposi investimenti fatti dal padre. Ma ad attenderlo ci sono anche scelte di ordine politico: pur essendo la famiglia basata in India, l’influenza nizarita tra gli ismailiti è molto forte.
Il padre si è sempre distinto, quando chiamato in causa, per una linea vocata alla mediazione tra i vari attori mediorientali. Gli interessi economici in occidente e il ruolo religioso tra gli sciiti ismailiti, ha resto Aga Khan IV l’interlocutore ideale in molte situazioni. Lo dimostra il fatto che il cordoglio per la sua scomparsa è arrivato da molti capi di governo.
A Rahim Al-Hussaini spetta quindi il compito di decidere se proseguire su questa linea oppure se agire in discontinuità rispetto a prima. Le sue decisioni avranno un certo peso, soprattutto in considerazione dell’attuale situazione in Siria e in Libano.
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