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	<title>Derivati Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Derivati Archives - InsideOver</title>
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		<title>La revisione del mercato dei derivati porterà miglioramenti?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-revisione-del-mercato-dei-derivati-portera-miglioramenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 09:52:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2-1024x718.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il Financial Stability Board, l&#8217;organizzazione internazionale con sede a Basilea deputata alla definizione della governance finanziaria internazionale, ha recentemente ripreso a occuparsi dei derivati scambiati a trilioni di dollari quotidianamente al di fuori delle transazioni classiche, come collaterali ad esse o sviluppati con intenti speculativi. Di fronte alle evidenti problematiche gestionali di un mercato proteso verso l&#8217;accumulazione, l&#8217;autopropagazione e la voracità, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-revisione-del-mercato-dei-derivati-portera-miglioramenti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-revisione-del-mercato-dei-derivati-portera-miglioramenti.html">La revisione del mercato dei derivati porterà miglioramenti?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-2-1024x718.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il <strong>Financial Stability Board, </strong>l&#8217;organizzazione internazionale con sede a Basilea deputata alla definizione della governance finanziaria internazionale, ha recentemente ripreso a occuparsi dei <strong>derivati </strong>scambiati a trilioni di dollari quotidianamente al di fuori delle transazioni classiche, come collaterali ad esse o sviluppati <a href="https://it.insideover.com/economia/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi.html">con intenti speculativi</a>.</p>
<p>Di fronte alle evidenti problematiche gestionali di un mercato proteso verso l&#8217;accumulazione, l&#8217;autopropagazione e la voracità, che a livello globale ha raggiunto l&#8217;irreale massa critica di 640mila miliardi di dollari (otto volte il Pil della Terra) Basilea ha pensato di rendere più <strong>trasparente </strong>le transazioni e la gestione di un sistema in cui non mancano gli elementi di criticità. Pensiamo ad esempio al grave precedente dei <em>subprime, </em>i mutui ad alto rischio del mercato immobiliare Usa il cui scorporamento in prodotti derivati causò la miccia d&#8217;innesco della Grande Recessione, e alla cronica carenza di memoria della finanza: negli Stati Uniti <a href="https://it.insideover.com/politica/ritornano-i-subprime-i-prestiti-automobilistici-negli-usa-lanciano-lallarme.html">i <strong>prestiti auto e studenteschi </strong></a>stanno creando dinamiche paragonabili a quelle dello scorso decennio, mentre in Europa assistiamo al <strong>deperimento di Deutsche Bank, </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/deutsche-bank-crisi-futuro.html">ingolfata dalla critica gestione di un vero e proprio oceano di derivati tossici</a>.</p>
<p>Obiettivo del Fsb è garantire <strong>maggiore trasparenza e sicurezza nella negoziazione dei derivati, </strong>ma con gradualità. &#8220;Per garantire i derivati, si rischia di rendere più fragile il mercato globale dei bond&#8221;, fa notare <em><strong>Il Sole 24 Ore, </strong></em>sottolineando che gli obblighi di maggiore trasparenza riguarderebbero &#8220;una cifra compresa tra 9mila miliardi di dollari e 22.500 miliardi di dollari di titoli obbligazionari&#8221; utilizzati come sottostante per la creazione dei derivati. Senza la certezza che questi siano la piattaforma di partenza dei tipi più speculativi e pericolosi di titoli derivati.</p>
<p>Il Fsb intende accelerare il monitoraggio per veder pienamente applicata una <strong>riforma caldeggiata dal G20 </strong>sin dall&#8217;oramai lontano 2009, anno in cui il mondo era tormentato dalla buriana della crisi globale. Il <a href="https://www.fsb.org/2019/10/otc-derivatives-market-reforms-2019-progress-report-on-implementation/">rapporto annuale sul rischio sistemico stilato dal Fsb</a> segnala che la maggior parte delle giurisdizioni mondiali sono a buon punto sulla <em>compliance </em>riguardo a <strong>reportistica sulla mole di derivati, </strong>creazione di &#8220;camere di compensazione&#8221; finanziarie per le transazioni e, in misura minore, fissazione di rapporti di margine ben definiti. Maggior strada deve fare la regolamentazione in materia di <strong>coordinazione transfrontaliera </strong>del monitoraggio sui derivati, che è proprio il punto più critico.</p>
<p>Su iniziativa del Fsb ultimamente, prosegue il <em>Sole, </em>&#8220;si è pensato di fare di più: di introdurre un&#8217; ulteriore garanzia. Il &#8216;<strong>margine iniziale</strong>&#8216;, appunto: titoli, per un ammontare pari al 3-5% del valore nominale del derivato, che vengono parcheggiati per coprire ulteriori eventuali perdite non coperte già dalle garanzie attualmente esistenti. Un &#8216;cuscinetto&#8217; aggiuntivo, insomma&#8221; funzionale alla dissuasione dal rischio speculazione. In cui rischierebbero però di essere assorbiti titoli, molto spesso pubblici, che necessitano di una forte liquidità e di circolare continuamente tra gli investitori. La soluzione prospettata dal Fsb è stata dunque di natura intermedia, caldeggiante un&#8217;applicazione graduale della riforma con il <strong>2021 come orizzonte</strong>.</p>
<p>Basterà? Bisogna fare i conti con la pessima capacità della finanza di apprendere dal passato. La scelta del gruppo di Basilea è logica e condivisibile, ma la turbolenza finanziaria degli ultimi tempi ci ricorda che due anni potrebbero essere un orizzonte non sufficiente a scongiurare una nuova crisi. In cui, nuovamente, il mondo si ritroverebbe a dover gestire l&#8217;ottovolante dei derivati fuori controllo.</p>
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		<title>Quell&#8217;oceano di derivati che rischia di inondare l&#8217;Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quelloceano-di-derivati-che-rischia-di-inondare-lue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 07:43:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Borse (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-1024x650.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2018 il mercato europeodegli strumenti derivati si è dilatato dell&#8217;11% su base annua, raggiungendo la stratosferica cifra di 735 trilioni di dollari. Un valore pari a 45 volte il Pil dell&#8217;Unione europea e alimentato in larga misura dai contratti di copertura sui tassi d&#8217;interesse delle transazioni ordinarie del mercato, dai mutui ai pacchetti obbligazionari. &#8220;Nel complesso&#8221;, fa notare Milano Finanza citando i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/quelloceano-di-derivati-che-rischia-di-inondare-lue.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quelloceano-di-derivati-che-rischia-di-inondare-lue.html">Quell&#8217;oceano di derivati che rischia di inondare l&#8217;Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Borse (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Borse-1024x650.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel 2018 il mercato europeodegli <strong>strumenti derivati </strong>si è dilatato dell&#8217;11% su base annua, raggiungendo la stratosferica cifra di <strong>735 trilioni di dollari</strong>. Un valore pari a <strong>45 volte </strong>il Pil dell&#8217;Unione europea e alimentato in larga misura dai contratti di copertura sui tassi d&#8217;interesse delle transazioni ordinarie del mercato, dai mutui ai pacchetti obbligazionari.</p>
<p>&#8220;Nel complesso&#8221;, fa notare <em>Milano Finanza </em>citando i dati dell&#8217;<strong>Esma </strong>(l&#8217;autorità che regola i mercati finanziari Ue), &#8220;il mercato è dominato da contratti sui tassi di interesse, che pesano per il 76% del valore nozionale totale. I derivati su valute valgono il 15% del totale, quelli su azioni il 6%, quelli creditizi il 2%, quelli su commodity l&#8217;1%. Il 90% degli strumenti è <strong>over-the-counter</strong> (otc), ovvero è scambiato fuori da mercati regolamentati&#8221;.</p>
<p>E diversamente non potrebbe essere: il derivato, fondamentalmente, nasce come &#8220;scommessa&#8221; sull&#8217;andamento di un sottostante (titolo, azione, investimento, prestito) come copertura o potenziale amplificatore dei suoi guadagni (o in caso negativo delle sue perdite). Per questo viene scambiato, nella stragrande maggioranza dei casi, al di fuori delle piazze tradizionali. Le regolamentazioni imposte a livello di <strong>G20 </strong>dopo la Grande Recessione hanno portato al proliferare delle <strong>camere di compensazione </strong>per le transazioni transnazionali dei titoli derivati. Buona parte del <em>clearing </em>dei derivati denominati in euro e convertiti in altre valute è svolto dalla <strong>City di Londra</strong>.</p>
<p>L&#8217;approssimarsi della Brexit rende dunque importante discutere del mercato dei derivati in Unione europea. Presto sarà necessaria una <em>clearing house </em>sul Vecchio continente e tale ruolo potrebbe essere ricoperto dalla <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-brexit-unoccasione-piazza-affari-deve-sfruttare.html"><strong>Borsa di Milano</strong></a>. Favorita dai legami proprietari con la London Stock Exchange suo controllante e, <a href="http://www.aldogiannuli.it/city-finanziaria-milano/" target="_blank" rel="noopener">come fatto notare da Aldo Giannuli sul suo blog</a>, preferibile a piazze come <strong>Parigi</strong> e <strong>Francoforte </strong>da parte della finanza extra-Ue: &#8220;Germania e Francia sono concorrenti dirette dell’Inghilterra (o di quel che ne resta), per cui un loro rafforzamento (soprattutto della Germania che già ospita la Bce proprio a Francoforte) non è visto di buon occhio dalla parte inglese della City che, come è ovvio, è maggioritaria”. Il<a href="https://it.insideover.com/economia/via-al-risiko-delle-borse.html"> risiko borsistico in atto tra Francia, Svizzera e Spagna</a> nelle ultime settimane altro non è che il filone parallelo di preparazione all&#8217;era post-Brexit.</p>
<p>Nel mercato dei derivati europeo risulta in questa fase storica necessario separare il grano dal loglio: identificare attraverso le camere di compensazione e la supervisione bancaria le masse di titoli derivati potenzialmente in grado di produrre rischi sistemici. E qua il pensiero non può che andare a <strong>Deutsche Bank </strong>e alla sua instabilità colpevolmente dimenticata, a lungo, dalla sorveglianza Bce e legata, tra le altre cose, a<a href="https://it.insideover.com/economia/il-crepuscolo-degli-dei-la-crisi-senza-fine-di-deutsche-bank.html">lla sua instabile posizione sui derivati</a>. Laddove non arriva la Bce, arriva l&#8217;Esma, autorità che si è dimostrata di recente più indipendente dal condizionamento politico tedesco, capace di eguagliare il parallelo Esrb, giunto al punto di avvisare i falchi del rigore sui conti pubblici per le loro <a href="https://it.insideover.com/economia/i-falchi-del-rigore-e-il-problema-del-debito-privato.html">criticità&#8230;nel mercato dei debiti privati</a>.</p>
<p>Regolare in partenza e capire le vulnerabilità è fondamentale per la natura onnivora e instabile del mercato dei derivati. La quantità di derivati oggi in circolazione ammonterebbe, secondo le stime, all’inimmaginabile cifra di  2,2 milioni di miliardi di euro: 33 volte il valore del Pil mondiale: il collasso del mercato dei derivati costruiti sui <strong>mutui subprime </strong>negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2008 fu l&#8217;innesco della crisi globale del decennio scorso e, mentre <a href="https://it.insideover.com/politica/ritornano-i-subprime-i-prestiti-automobilistici-negli-usa-lanciano-lallarme.html">oltre Atlantico si accumulano i presagi di una riedizione di quella fase di instabilità</a>, l&#8217;Europa deve restar vigile. Anche se di origine esogena, una crisi economica farebbe cadere la spada di Damocle di un mercato di derivati non regolamentati eccedente di 45 volte il Pil dell&#8217;Ue sulla già fragile economia del Vecchio continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quelloceano-di-derivati-che-rischia-di-inondare-lue.html">Quell&#8217;oceano di derivati che rischia di inondare l&#8217;Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ritornano i subprime? Ecco i rischi di una nuova crisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ritornano-i-subprime-i-prestiti-automobilistici-negli-usa-lanciano-lallarme.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 07:07:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Reserve (Fed)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="978" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Finanza Usa nuovamente sull&#8217;ottovolante dopo la fase problematica di fine 2018. Questa volta a lanciare l&#8217;allarme è il settore automobilistico o, meglio, il sottostante sistema finanziario che ha nel mercato dei veicoli il suo sbocco nell&#8217;economia reale.  Come riporta Dagospia, che cita Finanza Online, &#8220;lo dice un nuovo report della Federal Reserve Bank di New York, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ritornano-i-subprime-i-prestiti-automobilistici-negli-usa-lanciano-lallarme.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ritornano-i-subprime-i-prestiti-automobilistici-negli-usa-lanciano-lallarme.html">Ritornano i subprime? Ecco i rischi di una nuova crisi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="978" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Finanza Usa nuovamente sull&#8217;ottovolante dopo la fase problematica di fine 2018. Questa volta a lanciare l&#8217;allarme è il settore automobilistico o, meglio, il sottostante sistema finanziario che ha nel mercato dei veicoli il suo sbocco nell&#8217;economia reale. </p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://m.dagospia.com/7-milioni-di-americani-hanno-smesso-di-pagare-le-rate-delle-auto-come-per-i-mutui-subprime-196665?fbclid=IwAR0s_TCZ58rbwCOMcP5sspdAKYqwSCfF9h1XaU95eX_xQhqnEp3UgveB3CM" target="_blank">Come riporta </a><i><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://m.dagospia.com/7-milioni-di-americani-hanno-smesso-di-pagare-le-rate-delle-auto-come-per-i-mutui-subprime-196665?fbclid=IwAR0s_TCZ58rbwCOMcP5sspdAKYqwSCfF9h1XaU95eX_xQhqnEp3UgveB3CM" target="_blank">Dagospia</a>, </i>che cita<i> Finanza Online</i>, &#8220;lo dice un nuovo report della Federal Reserve Bank di New York, secondo cui più di 7 milioni di americani hanno raggiunto un grave livello di morosità nel pagamento delle rate della propria auto, almeno di 90 giorni&#8221;. Cosa significa in termini reali lo spiega dalle pagine del <em>Washington Post</em> Heather Long: un altissimo numero persone insolventi indica “solitamente un segnale di difficoltà significativa fra i cittadini americani che hanno un reddito basso e/o fanno parte della <em>working class</em>”. Inoltre la maggior parte dei debitori ha ottenuto il finanziamento da società specializzate nell’auto-finance, cioè i finanziamenti per l’acquisto di automobili, invece che da una banca o una cooperativa di credito: questo significa finanziamenti erogati anche in assenza di reali garanzie di ripagamento, la cui unica assicurazione è rappresentata dal bene stesso che essi contribuiscono ad acquistare, ovvero l&#8217;automobile stessa in questo caso.</p>
<p>La dinamica ricorda, in scala per ora ridotta, quanto successo alla vigilia della Grande Recessione, che ebbe come suo detonatore definitivo il collasso del sistema di mutui erogati al di sotto degli standard minimi di garanzia (<em>subprime</em>) per permettere ai cittadini statunitensi e agli istituti bancari di cavalcare il mercato inflazionato dell&#8217;edilizia nei primi Anni Duemila. </p>
<p>La genesi della crisi dei subprime</p>
<p>I mutui <em>subprime </em>furono erogati con eccessiva liberalità negli Stati Uniti  a soggetti con una storia creditizia inesistente o rischiosa, sulla cui capacità di restituzione aleggiavano numerosi dubbi.</p>
<p>Le banche statunitensi arrivarono a sviluppare politiche sui mutui completamente degenerate in una fase di espansione apparentemente incontrollata del mercato immobiliare internazionale e, in particolare, americano: negli Usa tra il 2000 e il 2005 il valore delle case, in media, raddoppiò, e questo dato spinse le banche a incentivare l’accensione di mutui pari (o addirittura superiori!) al valore del bene immobile preventivato, scommettendo sul fatto che l’incremento del valore dell’immobile nel tempo avrebbe automaticamente protetto gli istituti dai rischi di insolvenza.</p>

<p>Tale incremento di valore degli immobili non era dovuto ad una crescita dei costi materiali di realizzazione ma era il frutto dell’euforia che aveva alimentato una<strong> bolla</strong> decisamente incontrollabile. Nel frattempo, la Fed tra il 2000 e il 2005 aveva ampliato notevolmente la base monetaria, garantendo estese disponibilità di liquidità alle banche.</p>
<p>Il crollo dei subprime</p>
<p>Il tasso di crescita dei mutui <em>subprime</em> ebbe un andamento simile a quello del mercato immobiliare sino al 2005, anno in cui alcuni meccanismi iniziarono ad incrinarsi, dato che il rialzo dei tassi operato dalla Fed aumentò l’onere del mutuo, drenando al tempo stesso liquidità dal mercato.</p>
<p>Le famiglie del segmento <em>subprime </em>iniziarono a subire i primi <em>default</em>, dato che una caratteristica penalizzante dei numerosi mutui aperti a inizio millennio era la variabilità dei tassi. Le banche riuscirono a sostenersi grazie alla continuità della bolla immobiliare. Quando però la pressione in vendita si intensificò, i prezzi delle case iniziarono a scendere: si era avviato un meccanismo tale per cui in un circolo vizioso il rialzo dei tassi accelerava i <em>default </em>e il crollo dei prezzi delle case. Quando la bolla scoppiò, la sindrome partita dal mercato immobiliare e dai <em>subprime </em>in un’area geografica relativamente ristretta si propagò nella finanza mondiale in pochissimo tempo a causa dell’incontrollabilità dello <em>shadow banking system </em>sviluppatosi (<em>de facto </em>lecitamente) negli anni precedenti.</p>
<p>Subprime più derivati, oggi come nei primi anni Duemila</p>
<p>L&#8217;evoluzione dei processi finanziari nel frattempo aveva portato le banche a detenere sempre meno quote dei finanziamenti erogati ai cittadini, riducendo le pulsioni alla conduzione di efficienti <em>screening</em> e <em>monitoring</em> e portando a una sottovalutazione dei rischi creditizi. Le banche cartolarizzavano e vendevano i crediti ad ulteriori intermediari finanziari in cambio dell’emissione dei titoli Abs<strong> (<em>Asset Based Securities</em>) </strong>e di prodotti come gli oramai celebri <strong><em>Collateralized Debt Obbligations </em></strong>(Cdo), negoziati come gli Abs sul mercato non regolamentato .</p>

<p>I Cdo non erano garantiti da <em>asset </em>come gli immobili ma bensì da titoli garantiti ed erano costituiti da titoli ABS con diversi livelli di rischio, direttamente legati al livello di rischio dei mutui che costituiva gli ABS stessi. La complessità del sistema era assolutamente fuori controllo: i livelli di leva finanziaria attiravano investitori nel mercato della “finanza-ombra”, ulteriormente reso complesso dai <strong><em>Credit Default Swap</em></strong> (Cds). I Cds venivano comprati dagli intermediari per coprire una quota di rischio contenuto in un Cdo o in un Abs: essi erano di fatto un surrogato delle assicurazioni , titoli derivati che avevano sulle loro spalle un&#8217;immensa montagna di prodotti tossici che, al momento dei primi fallimenti, causarono un effetto valanga impossibile da contenere su tutto il sistema finanziario. Con i risultati che conosciamo.</p>
<p>Questa lunga digressione è utile per capire come, troppe volte, la storia ciclicamente porti gli operatori economici e finanziari a ignorare le sue lezioni. Perché con i debiti automobilistici è successo, per ora su scala minore, ciò che sul lungo termine ha causato la crisi dei <em>subprime</em>. </p>
<p>I rischi legati ai derivati</p>
<p>Come i mutui di inizio secolo, anche i prestiti odierni sono stati spacchettati, assicurati e collateralizzati delle imprese finanziarie su mercati oscuri e in larga parte privi di regolamentazione, alimentando il materiale fissile della bomba atomica che minaccia l&#8217;economia globale, quella dei derivati tossici con sottostante debole o frammentato, detenuti da buona parte dei principali istituti creditizi mondiali, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank/">tra cui spicca per mole Deutsche Bank</a>.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi/" target="_blank">Come scritto in passato su </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a>, </em>&#8220;le cause strutturali che hanno portato alla deflagrazione della crisi rischiano di sprofondare il mondo in una nuova recessione senza che gli effetti economici, politici e sociali della precedente si siano completamente riassorbiti.</p>
<p>Nuovamente, sul banco degli imputati tornano i derivati. Presi a simboleggiare l’intero contesto dello <em>shadow banking system </em> che nuovamente rischia di rappresentare il punto di<a href="http://www.occhidellaguerra.it/verso-una-nuova-crisi-finanziaria-i-sintomi-di-un-rischio-non-piu-remoto/" target="_blank"> partenza di una crisi di cui si intravedono già i primi sintomi</a>. La quantità di derivati oggi in circolazione ammonterebbe, secondo le stime, all’inimmaginabile cifra di  2,2 milioni di miliardi di euro: 33 volte il valore del Pil mondiale&#8221;. E tra questi sono sprofondati anche i prestiti automobilistici che cominciano ad essere influenzati dai primi casi di morosità. Campanello d&#8217;allarme a cui gli Stati Uniti devono prestare attenzione. Ignorando l&#8217;euforia della crescita economica per concentrarsi su ciò che potrebbe, in futuro, contribuire a una nuova recessione.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ritornano-i-subprime-i-prestiti-automobilistici-negli-usa-lanciano-lallarme.html">Ritornano i subprime? Ecco i rischi di una nuova crisi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Germania, il problema delle banche che la Merkel non può sottovalutare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/germania-problema-delle-banche-la-merkel-non-puo-sottovalutare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 08:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Deutsche Bank]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="5568" height="3712" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784.jpg 5568w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5568px) 100vw, 5568px" /></p>
<p>Per anni i media tedeschi hanno avuto nell&#8217;Italia un bersaglio, un obiettivo da mettere perennemente nel mirino. Le cicale italiane, sfaticate e indebitate, incapaci di svolgere i &#8220;compiti a casa&#8221;, contrapposte alle formiche teutoniche, in una narrativa troppo spesso assecondata da giornalisti, opinionisti e politici nostrani. Lesti, specie all&#8217;epoca del governo Monti, a fare loro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/germania-problema-delle-banche-la-merkel-non-puo-sottovalutare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5568" height="3712" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784.jpg 5568w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9166784-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5568px) 100vw, 5568px" /></p><p>Per anni i media tedeschi hanno avuto nell&#8217;Italia un bersaglio, un obiettivo da mettere perennemente nel mirino. Le cicale italiane, sfaticate e indebitate, incapaci di svolgere i &#8220;compiti a casa&#8221;, contrapposte alle formiche teutoniche, in una narrativa troppo spesso assecondata da giornalisti, opinionisti e politici nostrani. Lesti, specie all&#8217;epoca del governo Monti, a fare loro il mantra &#8220;abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità&#8221; e ad assecondare la narrazione nata in Germania. I cui media e il cui governo arrivavano a dare un substrato moralista alle relazioni tra Stati in una fase in cui Berlino non mancava di aggirare a piacimento <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-germania-che-non-rispetta-le-regole-la-doppia-morale-sulleuro/">quelle regole europee </a>di cui chiedeva inflessibile rispetto.</p>
<p>Il problema delle banche esce allo scoperto</p>
<p>Ora, i media tedeschi si sono ripresi dal torpore e hanno iniziato a controllare gli scheletri dell&#8217;armadio di casa propria. Che sono tutto fuorché invisibili. &#8220;Visti i problemi del settore bancario tedesco, non ci sono molti motivi per guardare dall&#8217;alto in basso l&#8217;Italia&#8221;, ha scritto di recente la <em>Faz</em> (<em>Frankfurter Allgemaine Zeitung</em>) concludendo un&#8217;interessante analisi sul confronto tra gli istituti italiani<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/come-il-partito-democratico-e-la-vigilanza-hanno-causato-la-crisi-di-carige/"> colpiti dalle recenti crisi bancarie</a> e i loro omologhi tedeschi.</p>
<p>Dopo che i media teutonici avevano <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-germania-cerca-insabbiare-caso-deutsche-bank/" target="_blank">a lungo contribuito a mettere la sordina sul problema bancario</a>, la <em>Faz</em> e <em>Die Welt </em>hanno invertito la tendenza. Scoprendo i numerosi problemi del presunto paradiso tedesco. In larga misura associati a un istituto preciso, Deutsche Bank, ma che vanno ben oltre il dissestato colosso di Francoforte. &#8220;Invece di preoccuparsi dei salvataggi bancari italiani a spese dei contribuenti italiani, i media tedeschi, l&#8217;opinione pubblica e, soprattutto, i politici dovrebbero volgere lo sguardo ai nostri problemi&#8221;, fa notare la <em>Faz</em>. &#8220;È ipocrita riferirsi sempre agli altri Paesi. Invece, si dovrebbe iniziare da casa propria. C&#8217;è molto da fare&#8221;.</p>
<p>Deutsche Bank è il malato d&#8217;Europa</p>
<p>Deutsche Bank è sicuramente il malato d&#8217;Europa ed il principale nodo da sciogliere nella questione della sostenibilità delle banche tedesche. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank/">Ha perso in un anno il 50% della sua quotazione</a>, a fronte di asset per oltre 1,7 trilioni di euro è forte di una capitalizzazione di soli 15-20 miliardi di euro ed al dissesto finanziario dovuto a una gestione operativa scriteriata aggiunge la problematica dei trilioni di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi/">derivati tossici</a> che ne ingolfano i bilanci e il nodo dei continui scandali in cui sta venendo coinvolta, causa di spese legali superiori ai 15 miliardi di euro nell&#8217;ultimo decennio. </p>
<p>Tra questi scandali l&#8217;ultimo, quello connesso al riciclaggio di denaro per conto di Danske Bank, potrebbe essere la pietra tombale definitiva per Deutsche Bank. Tramite la sua filiale estone, tra il 2007 e il 2015, Danske Bank avrebbe riciclato 250 miliardi di dollari provenienti in larga misura dalla Russia. &#8220;La parte maggiore in questo riciclaggio è stata svolta da Deutsche Bank, che agendo come banca corrispondente della banca danese ha riciclato 150 miliardi di dollari&#8221;, scrive <em>Italia Oggi</em>, e questo di recente ha portato al lancio di una nuova offensiva giudiziaria contro l&#8217;istituto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nuova-tegola-su-deutsche-bank-accuse-pesanti-dagli-usa/" target="_blank">da parte della giustizia statunitense</a>.</p>
<p>Anche la Bce ora interviene sulle banche tedesche</p>
<p>Berlino starebbe pensando di salvare Deutsche Bank guidandone la fusione con Commerzbank, quarto colosso creditizio tedesco, che ha nelle istituzioni pubbliche un azionista di primaria grandezza. Ma la manovra, in questo contesto, prospetta più rischi che certezze: il fatto stesso che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-la-vigilanza-della-bce-mette-nel-mirino-deutsche-bank/" target="_blank">la vigilanza Bce</a>, quasi cieca in passato di fronte alle problematiche di Deutsche Bank, si sia decisa a intervenire sul tema dà l&#8217;idea della problematicità dell&#8217;affare, che rischierebbe di creare un vero e proprio &#8220;colosso del debito&#8221; altamente instabile.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/mondo/germania-governo-bce-deutsche-bank-commerzbank/" target="_blank">Come sottolinea </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/mondo/germania-governo-bce-deutsche-bank-commerzbank/" target="_blank">StartMag</a>, </em>ciò ha aperto la strada ai principali timori della Bce, finora rimasta silente e passiva di fronte alle manovre <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-germania-cerca-insabbiare-caso-deutsche-bank/" target="_blank">condotte con discrezione</a> a Berlino: “Secondo indiscrezioni, Francoforte avrebbe espresso la sua predilezione per una fusione transnazionale che coinvolga cioè Deutsche e un altra grande banca europea. L’operazione, fra l’altro, favorirebbe l’integrazione finanziaria del continente e troverebbe l’appoggio della Bafin che considera rischiosa l’unione fra due istituti in difficoltà come Deutsche e Commerz. I manager di Deutsche Bank avrebbero già individuato il candidato ideale: la svizzera Ubs. Difficile, se non impossibile, però, che il governo tedesco dia il suo benestare. Almeno nel breve termine”.</p>

<p>Numerosi fondi che hanno investito in maniera incrociata su entrambe le banche ora trattengono il respiro attendendo i nuovi sviluppi. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2019-01-30/cerberus-profit-hinges-on-deutsche-bank-commerzbank-merger" target="_blank">Basti pensare a Cerberus</a>, autore di un investimento da due miliardi di euro di cui ora i ritorni non sono assolutamente garantiti.</p>
<p>Il nodo delle banche regionali</p>
<p>Ultimo e insidioso dossier è quello delle banche regionali. Istituti a partecipazione mista, incentrata fortemente sulle unità amministrative regionali, i Lander. La Germania, nonostante si sia vista sottrarre la vigilanza delle <em>landensbanken</em> dalla Bce, non intende seguirne i dettami nel momento in cui risulti necessario intervenire per garantirne la stabilità.</p>
<p>E il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-merkel-ne-frega-delle-regole-salva-unaltra-banca-crisi/" target="_blank">recente caso di Nord Lb</a> è pronto a dimostrare questo dato di fatto: di <em>bail-in, </em>per i cultori delle regole che hanno, in Italia, massacrato gli obbligazionisti di Etruria, Marche, Chieti e Ferrara, non se ne parla. Angela Merkel apre i cordoni della borsa: per assicurare Nord Lb dai rischi legati al deterioramento dei crediti al settore navale sono stati messi sul piatto 4 miliardi di euro. Ed è stato così anche per la Hsh Nordbank di Amburgo, per il cui salvataggio i contribuenti dello Schleswig-Holstein dovranno sborsare 16 miliardi nei prossimi anni. </p>
<p>Helmut Schleweis, Presidente dell&#8217;associazione bancaria tedesca, ha pensato che il consolidamento delle banche regionali in un unico istituto possa essere la via maestra per rafforzare il settore creditizio tedesco, creando un colosso da 700 miliardi di asset forte di un&#8217;implicita assicurazione sulla vita da parte dello Stato, come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-02-05/german-bank-consolidation-just-getting-started-sparkassen-chief" target="_blank">segnala </a><em><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-02-05/german-bank-consolidation-just-getting-started-sparkassen-chief" target="_blank">Bloomberg</a>. </em>Sulla fattibilità di questo piano si discuterà notevolmente nei prossimi mesi. In ogni caso, il tema banche è al centro del dibattito pubblico tedesco. Il re, dopo molti anni, è nudo. E l&#8217;evasione scoperta delle regole comunitarie da parte del Paese che nella narrazione appare il loro maggior paladino ci appare, una volta di più, un segno della necessità di una loro completa riformulazione. Specie nel delicato campo dell&#8217;equilibrio bancario.</p>

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		<title>Così la vigilanza della Bce  ha massacrato le banche italiane</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2019 07:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banca-centrale-europea]]></category>
		<category><![CDATA[Carige]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Deutsche Bank]]></category>
		<category><![CDATA[Monte dei Paschi di Siena (Mps)]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3500" height="2333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p>
<p>Otto banche andate in sofferenza in tre anni, il caso Carige a definitivo suggello di uno stato di prostrazione del sistema creditizio italiano che dura dallo scoppio della Grande Recessione e di un periodo di contrazione straordinaria in cui l&#8217;Italia ha lasciato sul terreno un decimo del Pil e un quarto della propria produzione industriale. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html">Così la vigilanza della Bce  ha massacrato le banche italiane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3500" height="2333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8476014-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p><p>Otto banche andate in sofferenza in tre anni, il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/come-il-partito-democratico-e-la-vigilanza-hanno-causato-la-crisi-di-carige/" target="_blank">caso Carige</a> a definitivo suggello di uno stato di prostrazione del sistema creditizio italiano che dura dallo scoppio della<strong> Grande Recessione</strong> e di un periodo di contrazione straordinaria in cui l&#8217;Italia ha lasciato sul terreno un decimo del Pil e un quarto della propria produzione industriale. Stiamo vivendo una fase storica durissima, è chiaro, ma sul tema delle banche è doveroso chiedersi se, soprattutto a livello comunitario, qualcosa poteva andare diversamente per impedire che i disastri degli ultimi tempi accadessero. Ovvero se una politica di vigilanza diversa da quella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/business-della-vigilanza-bancaria-europea-giro-daffari-degli-stress-test/" target="_blank">macchinosa e dispendiosa</a> messa in atto dalla Bce, nel corso della problematica gestione della francese Daniele Nouy, potesse produrre esiti differenti per il sistema bancario italiano.</p>
<p>La risposta è, senza ombra di dubbio, affermativa. E tutto ruota attorno a un&#8217;espressione tecnica divenuta oramai di uso corrente anche nell&#8217;informazione non specificatamente economica: <em>non performing loans, </em>crediti deteriorati.</p>
<p>Cosa sono i crediti deteriorati che la vigilanza della Bce tiene d&#8217;occhio</p>
<p>Per crediti deteriorati si intendono, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.money.it/+-Crediti-deteriorati-NPL-+" target="_blank">per usare la calzante definizione di <em>Money.it</em></a>, &#8220;forme di credito detenute dalle banche la cui esigibilità è messa in discussione principalmente per cause ricollegate a difficoltà della parte debitrice. Ognuna di esse è classificata in base ad ammontare del credito, difficoltà dell’esigibilità e tempistiche delle scadenze&#8221;.</p>
<p>Il problema, per le banche italiane, è sorto quando la nuova vigilanza bancaria di Francoforte ha iniziato a tenere severamente d&#8217;occhio la notevole esposizione degli istituti italiani alla problematica dei crediti deteriorati, ritenendola la più probabile &#8220;miccia&#8221; che avrebbe potuto causare una crisi bancaria generalizzata. Da qui le bocciature a catena di istituti come Mps, Banca dell&#8217;Etruria e Carige agli <strong><em>stress test </em></strong>della Bce e l&#8217;imposizione di dure condizioni di riassetto che hanno avuto, per suicida autoimposizione del duo <strong>Renzi-Padoan</strong>, il loro punto culminante nel <em>bail in </em>imposto a numerosi risparmiatori.</p>
<p>La ricetta della Bce sui crediti deteriorati? Vendere, vendere, vendere</p>
<p>Come gestire i crediti deteriorati detenuti dagli istituti? Facile, per la vigilanza di Francoforte: vendendoli in massa e, nel contempo, procedere a dure ricapitalizzazioni. &#8220;Tra il 2017 e il 2018 ben 164 miliardi di crediti deteriorati sono stati ceduti a un ristretto gruppo di operatori, soprattutto internazionali&#8221;, riporta <em>La Verità</em>.</p>
<p>&#8220;In pochi mesi, centinaia di migliaia di famiglie e imprese italiane si sono ritrovate a essere debitrici non più della loro banca ma di altri soggetti che hanno l&#8217; unico obiettivo di recuperare nella massima misura possibile, e soprattutto maledettamente in fretta, il credito che hanno acquistato. […] Questo trasferimento di risorse, oltre a mettere in ginocchio i bilanci di tante banche italiane, costringendole a ingenti ricapitalizzazioni e portando al dissesto quelle più esposte, ha inciso nella carne viva di famiglie e imprese, trovatesi improvvisamente esposte all&#8217;azione di un creditore meno paziente della banca e con sfidanti obiettivi di redditività, infatti i tassi interni di rendimento di questi investimenti oscillano fra 10 e 12%&#8221;.</p>
<p>Qui sorge una questione dirimente. Si può considerare simmetrico un mercato in cui il venditore ha l&#8217;imposizione esplicita di vendere, indipendentemente dal valore di realizzo, una quantità di titoli notevole, gli istituti acquirenti sono scarsi di numero e il tempo a disposizione contingentato? Assolutamente no. &#8220;Il risultato non può che essere un&#8217; epocale distruzione di valore a danno del sistema produttivo italiano&#8221;, mentre nel contempo i crediti venduti venivano riscossi con un tasso del 44% contro il 26% degli istituti cedenti. </p>
<p>Il nuovo affondo della Bce mette in ginocchio Mps</p>
<p>La Spoon River bancaria italiana parla chiaro: istituti cancellati e ceduti a Ubi, Mps messa al tappeto come mai in passato nella sua storia secolare, Carige ferita gravemente come il territorio ligure di cui è espressione. E di recente la banca senese, controllata dallo Stato italiano, ha subito sulla propria pelle una nuova, inaspettata mossa della Bce sui crediti deteriorati.</p>
<p>Mps <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-01-14/banche-sotto-pressione-richiesta-bce-siena-npl-110819.shtml?uuid=AErFtUEH" target="_blank">ha infatti perso in borsa il 10% nella giornata del 14 gennaio</a> dopo la pubblicazione di un memorandum in cui si presuppone come linea strategica d&#8217;indirizzo il proseguimento della vendita di crediti deteriorati sul mercato. La vigilanza ha agito con tempestività poco dopo l&#8217;entrata in scena del nuovo direttore del meccanismo di controllo, il 57enne spezzino Andrea Enria, scelto personalmente da Mario Draghi, che ha debuttato a gennaio al posto della Nouy con un uno-due di notevole portata contro istituti italiani, dapprima attraverso il commissariamento di Carige e, subito dopo, con l&#8217;azione a sorpresa su Mps.</p>
<p>E i derivati?</p>
<p>In questo contesto, latita un serio ragionamento sul vero, potenziale detonatore di una crisi finanziaria di ampia portata nell&#8217;Unione europea, mai affrontato da una vigilanza eccessivamente focalizzata sui crediti deteriorati delle banche italiane: i derivati  che ingolfano i bilanci di istituti come <strong>Deutsche Bank</strong> (48 trilioni di euro per il colosso di Francoforte) e i <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-11-30/banche-titoli-tossici-bomba-6800-miliardi-istituti-tedeschi-e-francesi-211420.shtml?uuid=AE0pPVqG" target="_blank">7 trilioni di titoli tossici </a>che, come riportato dalla Banca d&#8217;Italia in uno studio, vagano minacciosamente per l&#8217;Eurozona, per l&#8217;80% nei portafogli dei colossi franco-tedeschi.</p>
<p>Enria, a onore del vero, ha anche avviato un&#8217;indagine della vigilanza su Deutsche Bank, rivolta tuttavia a accertare le dinamiche della ventilata fusione con Commerzbank e non a sanare il problema dei derivati. Finché si continuerà a insistere sui crediti deteriorati come unico <em>driver </em>di instabilità bancaria, la vigilanza Bce rimarrà incompleta e continuerà a indicare in una sola direzione, quella che punta al nostro Paese. </p>

<p>In questo contesto, va salutato positivamente l&#8217;emendamento inserito in legge di bilancio dal senatore leghista Alberto Bagnai per limitare la pervasività della vigilanza Bce nei bilanci delle banche popolari italiane che, secondo quanto<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/economia/bagnai-lega-banca-ditalia-bce-bcc/" target="_blank"> riporta </a><em><a href="https://www.startmag.it/economia/bagnai-lega-banca-ditalia-bce-bcc/" target="_blank">StartMag</a>, </em>eviterebbe minusvalenze da 2,5 miliardi di euro nei bilanci degli istituti nazionali. Un punto di partenza importante, ma che dovrà essere seguito da azioni attive di tutela del risparmio gestito e del credito. Se la vigilanza comunitaria è sorda sui veri problemi delle banche comunitarie, risulta perlomeno necessario tutelare il fronte interno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html">Così la vigilanza della Bce  ha massacrato le banche italiane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il debito globale batte ogni record: l&#8217;economia si sta surriscaldando?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-debito-globale-batte-ogni-record-leconomia-si-sta-surriscaldando.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2019 08:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="978" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il Fondo monetario internazionale lo calcola in 184mila miliardi di dollari, 225% del Pil mondiale. Uno studio di Citigroup realizzato sulla base dei dati raccolti dall&#8217;Institute of International Finance alza la stima a 250 trilioni di dollari, tre volte il totale di vent&#8217;anni fa. L&#8217;ordine di grandezza è in ogni caso impressionante: il mondo sta venendo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-globale-batte-ogni-record-leconomia-si-sta-surriscaldando.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="978" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5413335-1-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il <strong>Fondo monetario internazionale</strong> lo calcola in 184mila miliardi di dollari, 225% del Pil mondiale. Uno studio di Citigroup realizzato sulla base dei dati raccolti dall&#8217;Institute of International Finance alza la stima a 250 trilioni di dollari, tre volte il totale di vent&#8217;anni fa. L&#8217;ordine di grandezza è in ogni caso impressionante: il mondo sta venendo sommerso da un fardello di debito potenzialmente insostenibile.</p>
<p>&#8220;Sui principali debitori, Stati Uniti, Cina, Eurozona e Giappone, gravano oltre i due terzi del totale dell&#8217;indebitamento delle famiglie, tre quarti di quello delle imprese e l&#8217;80% del debito pubblico globale&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.repubblica.it/economia/2019/01/03/news/su_ogni_persona_sulla_terra_pesa_un_debito_di_86mila_dollari-215686787/" target="_blank">sottolinea </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.repubblica.it/economia/2019/01/03/news/su_ogni_persona_sulla_terra_pesa_un_debito_di_86mila_dollari-215686787/" target="_blank">La Stampa</a> </em>mettendo in risalto un&#8217;importante caratteristica del debito, che una vulgata economica semplicista troppo spesso riduce al solo debito pubblico dei Paesi. Certamente importante, per quanto la sua sostenibilità sia contestuale alla situazione economica e monetaria di uno Stato (come i casi comparati di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-ragioni-della-sostenibilita-del-debito-pubblico-del-giappone/" target="_blank">Italia e Giappone </a>insegnano), ma che non esaurisce una fattispecie molto più complessa.</p>
<p>A ogni debito corrisponde un <strong>credito</strong>,  per il quale il prestito erogato rappresenta un&#8217;attività finanziaria in grado di creare valore. Tuttavia, l&#8217;incremento del fardello debitorio internazionale rende ancora più alto il rischio di insolvenza, in un contesto che va analizzato alla luce di diversi fattori: la specificità del problema del debito nei vari scenari in cui si manifesta, la sua aperta correlazione con lo scenario finanziario globale e il dominio dell&#8217;incertezza sui mercati dei capitali.</p>
<p>Un debito globale, molti debiti settoriali</p>
<p>Come detto, c&#8217;è debito e debito. Oggigiorno esistono diverse spade di Damocle debitorie sull&#8217;economia mondiale. Per la Cina il 2019 sarà un anno caldissimo. Con un indebitamento complessivo pari al 240% del Pil, distribuito soprattutto tra enti locali, imprese e famiglie, l&#8217;Impero di Mezzo conoscerà la più grande sfida alla sostenibilità del suo impianto dirigista. Al tempo stesso, gli investimenti torrenziali sulla &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/">Nuova Via della Seta</a>&#8221; hanno portato all&#8217;emergere di problematiche in diverse nazioni (Gibuti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ruolo-strategico-del-pakistan-nella-nuova-via-della-seta-cinese/">Pakistan</a>, Montenegro, Sri Lanka) circa la sostenibilità di<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-trappola-del-debito-puo-frenare-la-cina-xi-jinping/"> debiti controllati indirettamente dalla stessa Cina</a>, che potrebbero frenare la proiezione economica di Pechino.</p>

<p>&#8220;Le preoccupazioni stanno inoltre aumentando sul debito delle aziende: in questo caso sono quella americane ad attirare sempre più attenzione&#8221;, aggiunge <em>Il Sole 24 Ore</em>. &#8220;Negli ultimi anni si sono infatti indebitate molto, soprattutto attraverso il mercato obbligazionario. Oggi proprio questo settore desta i maggiori timori: perché non solo il mercato delle obbligazioni aziendali è lievitato velocemente negli Usa, ma mediamente i bond sono di qualità peggiore rispetto al passato e il loro mercato è altamente illiquido&#8221;. Il 40% delle obbligazioni aziendali statunitensi hanno un rating BBB, appena superiore al livello speculativo. La corsa della finanza dopo la &#8220;Grande Recessione&#8221; ha portato numerosi colossi di Wall Street a indebitarsi per procedere a operazioni di <em>buyback, </em>capaci di incrementarne il valore delle azioni. Ora che l&#8217;euforia sembra essere terminata, restano le secche di un debito aziendale fuori controllo.</p>
<p>Il debito privato è, come in passato, il maggior punto di criticità. E ciò vale anche per l&#8217;Eurozona dove a presentare il profilo più preoccupante non è né la Grecia né l&#8217;Italia, ma bensì la Francia di Emmanuel Macron, che con un valore <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/debito-aggregato-francia/">aggregato pari al 400%</a> fortemente sbilanciato su imprese e famiglie ha il debito più elevato dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Prevedendo il fallimento delle politiche di austerità del nascente governo Monti nel 2011, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://goofynomics.blogspot.com/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html" target="_blank">Alberto Bagnai sottolineò</a> come la crisi dei Paesi dell&#8217;Eurozona afflitti dai problemi di debito pubblico fosse dovuta &#8220;all’accumulazione di debito <i>privato</i> verso creditori <i>esteri</i>&#8220;, debito &#8220;poi morto pubblico&#8221; attraverso il salvataggio statale della finanza privata. I segnali congiunturali puntano verso una nuova situazione di crisi finanziaria, e gli equilibri politici attuali lasciano presagire che ciò non potrà risultare praticabile una seconda volta.</p>
<p>Il debito nella morsa dei derivati </p>
<p>A un livello di debito superiore notevolmente al Pil mondiale si somma un sistema complesso, fortemente asimmetrico, di assicurazioni di diversi gradi e livelli. Come accaduto prima del crack di Lehmann Brothers, i debiti sono cartolarizzati, spacchettati, riassemblati in prodotti più complessi, su cui si innesta un&#8217;altrettanto complicata serie di assicurazioni attraverso strumenti derivati.</p>

<p>Essi, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2018/12/13/finanza-e-banche-la-bomba-dei-derivati-che-vale-33-volte-il-pil-mondiale/1821845/?fbclid=IwAR3doI5b-uYHP49v1h2ZBZHtdHAMcpzyHD_Q56K57pWORaX2WgMbT8_g95U" target="_blank">scrive con puntualità Fabio Accinelli sul </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2018/12/13/finanza-e-banche-la-bomba-dei-derivati-che-vale-33-volte-il-pil-mondiale/1821845/?fbclid=IwAR3doI5b-uYHP49v1h2ZBZHtdHAMcpzyHD_Q56K57pWORaX2WgMbT8_g95U" target="_blank">Sussidiario</a>, </em>“non sono titoli muniti di un proprio valore intrinseco, bensì ‘derivano’ il loro valore da altri prodotti finanziari esistenti come beni reali alla cui variazione temporale del prezzo essi si agganciano. Il titolo o il bene reale la cui quotazione sui mercati imprime di fatto il valore al derivato assume il nome di ‘<em>underlying asset</em>‘ ovvero ‘sottostante&#8217;”.</p>
<p>Vere e proprie &#8220;scommesse&#8221; sugli andamenti di determinati indici (come possono essere i prodotti creati cartolarizzando i debiti), i derivati sono prodotti fortemente opachi che oggi ingolfano i mercati mondiali. L&#8217;atomica dei derivati, pronta a deflagrare, si innescherebbe non appena si manifestasse una grave crisi debitoria nel mondo. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi/" target="_blank">2,2 milioni di miliardi di dollari di derivati</a>, una cifra anche solo da immaginare, ingolfano le società finanziarie e le banche d&#8217;affari di tutto il mondo. Tra queste, colossi in pieno affanno come Deutsche Bank. Sembra di parlare del remake di un film già visto: l&#8217;ottusità della finanza mondiale non conosce limiti.</p>
<p>L&#8217;incertezza minaccia la sostenibilità del debito mondiale</p>
<p>&#8220;Posso calcolare i moti dei corpi celesti, ma non la follia delle persone&#8221;, disse nel 1720 Isaac Newton, che oltre a esser stato uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi fu guardiano della Zecca Reale inglese e investitore finanziario, dopo lo scoppio della bolla della South Sea Company che gli causò una dura perdita finanziaria. Tre secoli dopo, siamo al punto di partenza. Le fasi di euforia finanziaria prefigurano i momenti in cui sono la volatilità e l&#8217;incertezza a farla da padrone.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-volatilita-domina-le-borse-la-finanza-rischia-losso-del-collo/" target="_blank">Stiamo vivendo una di queste fasi</a>. E nel contesto della sostenibilità del debito mondiale, specie di quello privato, questo è un problema. La volatilità riduce notevolmente i margini di manovra per le società impegnate nell&#8217;erogazione del credito alle imprese e alle famiglie, gli attesi rincari dei tassi di sconto delle principali banche centrali lasciano presagire un giro di vite che drenerà dai mercati parte della cascata di liquidità che in larga parte ha alimentato il fiume carsico della speculazione finanziaria, a sua volta apportatrice di nuovo debito.</p>

<p>Un mondo profondamente indebitato in cui non c&#8217;è spazio per l&#8217;erogazione di credito né alcuna reale garanzia per la sostenibilità del debito accumulato in precedenza e dei suoi interessi vive una situazione pericolosa. A oltre dieci anni dallo scoppio dell&#8217;ultima Grande Crisi, la finanza torna sui percorsi già battuti in precedenza. Puntando dritta verso il burrone. Le dimensioni della posta in gioco aiutano a comprendere quanto sia difficile per gli Stati e le istituzioni conquistarsi un margine di manovra che sarebbe essenziale per prevenire lo schianto. 2019 e 2020 saranno anni da vivere sull&#8217;ottovolante. La bolla del debito è estremamente fragile, e il sistema sembra essersi strutturato in modo tale da facilitarne lo scoppio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-globale-batte-ogni-record-leconomia-si-sta-surriscaldando.html">Il debito globale batte ogni record: l&#8217;economia si sta surriscaldando?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La volatilità domina le borse: la finanza rischia l&#8217;osso del collo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-volatilita-domina-le-borse-la-finanza-rischia-losso-del-collo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jan 2019 09:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea (Bce)]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Deutsche Bank]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle borse globali il 2019 si è aperto in linea con il solco tracciato dai rendimenti degli ultimi mesi del 2018, all&#8217;insegna di una volatilità di ampia portata, trainata da venti che in larga misura soffiano in direzione del ribasso. La finanza segue i suoi cicli, si va dall&#8217;euforia (connotata dal boom del 2017 e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-volatilita-domina-le-borse-la-finanza-rischia-losso-del-collo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-volatilita-domina-le-borse-la-finanza-rischia-losso-del-collo.html">La volatilità domina le borse: la finanza rischia l&#8217;osso del collo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_4682003-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle borse globali il 2019 si è aperto in linea con il solco tracciato dai rendimenti degli ultimi mesi del 2018, all&#8217;insegna di una <strong>volatilità</strong> di ampia portata, trainata da venti che in larga misura soffiano in direzione del ribasso. La finanza segue i suoi cicli, si va dall&#8217;euforia (connotata dal boom del 2017 e dei primi mesi del 2018) all&#8217;incertezza, in attesa degli eventi. Che possono essere positivi o, in prospettiva, esplosivi.</p>
<p>Un acuto osservatore come Mauro Bottarelli ha fatto notare questo dato di fatto: &#8220;Ormai è tutto sconnesso, si passa da rimbalzoni del +4% a crolli generalizzati nell’arco di poche ore, spesso addirittura intraday&#8221;, ha scritto l&#8217;analista <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2019/1/3/spy-finanza-mercati-carige-e-politica-le-emergenze-scattate-per-litalia/1830098/?fbclid=IwAR1GKN8cIsFhGEcGZDtEP-FNY95IXQ5FCkRwtOOjjxuKGPACkDe4oenN6FEhttps://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2019/1/3/spy-finanza-mercati-carige-e-politica-le-emergenze-scattate-per-litalia/1830098/?fbclid=IwAR1GKN8cIsFhGEcGZDtEP-FNY95IXQ5FCkRwtOOjjxuKGPACkDe4oenN6FE" target="_blank" rel="noopener">su <em>Il Sussidiario</em></a>. &#8220;Basta un niente per innescare dinamiche sottotraccia al grande pubblico, che però sono sufficienti a mandare tutto fuori giri: basta un minimo rialzo del rendimento dei Treasury, una lettura macro più stonata di quanto ci si attendesse e si passa direttamente dal purgatorio all’inferno&#8221;.</p>
<p>Le borse rischiano l&#8217;osso del collo in un contesto che vede l&#8217;irrazionalità farla da padrona e le banche centrali incerte sul da farsi.<strong> Mario Draghi</strong> si prepara <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/mario-draghi-allultimo-miglio-quale-sara-la-sua-eredita/">all&#8217;uscita dal suo mandato</a> alla guida della Bce rinsaldando la linea del quantitative easing dopo la <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-bce-continuera-sostenerci-anche-la-fine-del-piano-draghi/">fine del programma di stimolo monetario</a>, come l’indicazione di tassi a zero almeno fino all’autunno e il reinvestimento in toto dei titoli in detenzione alla <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2019/1/2/spy-banche-blackrock-la-nouy-e-le-regole-europee-che-penalizzano-litalia/1829869/" target="_blank" rel="noopener">Bce </a>lasciano intendere chiaramente, ma gli interventi di politica monetaria faticano a raggiungere l&#8217;economia reale. La <a href="http://www.occhidellaguerra.it/sfida-trump-fedtassi-crescita-borsa-leconomia-americana-sullottovolante/">Fed di Jerome Powell </a>e la Bank of England alzano invece i tassi, provando a controllare lo sgonfiamento di mercati ripieni di sopravvalutazioni azionarie.</p>

<p>Tutto questo, tuttavia non risolve alla radice le contraddizioni accumulate nel decennio che ha seguito il crac di Lehmann Brothers. Diverse spade di Damocle pendono sul sistema finanziario globale in questo primo scorcio di 2019, e sembra di essere tornati ai tempi dei mutui subprime.</p>
<p>2,2 milioni di miliardi di dollari in <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi/">derivati</a> riempiono la pancia del sistema finanziario globale, colossi come Deutsche Bank <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank/">vacillano sotto il peso dello </a><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank/">shadow banking system</a> </em>e i prestiti studenteschi e i crediti automobilistici statunitensi sono la nuova versione dei mutui dello scorso decennio. La Cina dovrà gestire invece la bolla del debito privato e le difficoltà di finanziamento degli enti locali. Negli Stati Uniti, ai derivati si aggiunge un debito <em>corporate </em>in grandissima ascesa. L&#8217;Eurozona non ha certamente negli effetti della manovra economica italiana la minaccia principale: la<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/debito-aggregato-francia/"> Francia presenta un debito aggregato del 400%</a> e il suo sistema finanziario, legato strettamente a quello tedesco, è minato alla base dalla massa di titoli tossici a lungo <a href="http://www.occhidellaguerra.it/business-della-vigilanza-bancaria-europea-giro-daffari-degli-stress-test/">ignorati dalla vigilanza bancaria </a>di Francoforte.</p>
<p>In questo contesto, tra la fine del 2018 e i primi giorni dell&#8217;anno, sottolinea Bottarelli, sono scattati &#8220;tre <i>proxies</i> di crisi. Primo, il tasso repo relativo al collaterale generale – di fatto il costo della vita stessa dei <i>trades</i>, derivati in testa – è salito al massimo dal 2001, a un passo dei 400 punti base superiore all’attuale tasso di riferimento della Fed&#8221;, indice del timore di un crollo generale della disponibilità di liquidità &#8220;Secondo, la curva dei tassi sulle scadenze a 1 e 2 anni del Treasury Usa è andata in inversione massima (10,8 punti base), addirittura superiore al precedente record dell’infausto ottobre 2008. Terzo, è letteralmente crollato l’export sudcoreano (-1,2% a dicembre contro le attese di un +2,5%), da sempre il riferimento preferito da Goldman Sachs per definire lo stato di salute dell’economia globale&#8221;.</p>

<p>Segni di un&#8217;instabilità che alimenta la volatilità contraddistinguente le borse in questi mesi. E volatilità ed incertezza emergono proprio mentre le borse assistono a uno sgonfiamento generalizzato che, paradossalmente, ha portato numerosi titoli a quotazioni più realistiche, specie nel settore tecnologico. Ma le aspettative della finanza sono tutto fuorché razionali, e ciò finisce per accentuare questa pericolosa volatilità. Nella giornata del 3 gennaio è bastato che <strong>Apple</strong> rivedesse da 89-93 a 84 miliardi di dollari i ricavi realizzati nel il trimestre finale del 2018 <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/01/03/borsaeuropa-apre-in-calo-effetto-apple_36c247a0-7d39-406d-a811-dd9958d0bfa5.html" target="_blank" rel="noopener">per innescare un ribasso generalizzato nelle borse di tutto il mondo</a>.</p>
<p>L&#8217;Italia, in questo contesto, è a metà del guado. In un mondo che vede le borse rimanere sopravvalutate, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-borse-globali-si-sgonfiano-piazza-affari-resta-sottovalutata/" target="_blank" rel="noopener">Piazza Affari ha conosciuto un trend opposto</a>, pur cedendo nettamente nella seconda metà del 2018. Il riassetto di numerosi titoli bancari potrebbe guidare una crescita dei listini nel 2019 e i &#8220;<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-proiezione-mondiale-della-grande-impresa-pubblica-italiana/" target="_blank" rel="noopener">campioni nazionali</a>&#8221; guidati da Eni e Cdp appaio ora più che mai in eccellente salute. Tuttavia, la legge di bilancio del 2019 non va abbastanza in direzione di investimenti produttivi capaci di offrire uno stimolo anticiclico a un trend globale di rallentamento della crescita e il persistere dell&#8217;interesse della Vigilanza della Bce sul nostro Paese mina la fiducia verso la ripresa dei bancari.</p>
<p>Il caso Carige ne è emblematica testimonianza: <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilmessaggero.it/economia/news/carige_le_mosse_dopo_il_commissariamento_sfide_per_la_banca_e_per_il_sistema-4206807.html" target="_blank" rel="noopener">come sottolinea </a><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilmessaggero.it/economia/news/carige_le_mosse_dopo_il_commissariamento_sfide_per_la_banca_e_per_il_sistema-4206807.html" target="_blank" rel="noopener">Il  Messaggero</a>, </em>&#8220;per la prima volta, nella storia italiana, un pezzo del sistema bancario tricolore finisce sotto il controllo della Bce&#8221;, intervenuta in questo caso direttamente nominando una terna di consiglieri al vertice dell&#8217;istituto genovese dopo la decadenza del Cda. Drammatizzare una situazione che potrebbe esser tenuta sotto controllo rischierebbe di esacerbare la precaria <a href="https://it.businessinsider.com/carige-consulenza-ubs-fabio-innocenzi-cda/" target="_blank" rel="noopener">posizione di Piazza Affari tra le piazze globali</a>. E a dirottare una volta di più l&#8217;attenzione della vigilanza Bce dalle reali problematiche bancarie europee.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-volatilita-domina-le-borse-la-finanza-rischia-losso-del-collo.html">La volatilità domina le borse: la finanza rischia l&#8217;osso del collo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le borse globali si sgonfiano  Piazza Affari resta sottovalutata</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-borse-globali-si-sgonfiano-piazza-affari-resta-sottovalutata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 09:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Reserve (Fed)]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Affari]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3090" height="1957" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434.jpg 3090w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434-1024x649.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3090px) 100vw, 3090px" /></p>
<p>Sono tempi problematici per le borse globali. Il 2017 era stato caratterizzato da un eccesso di fiducia sulle capacità di ripresa dell&#8217;economia globale che, soprattutto negli Stati Uniti, aveva portato gli indici di capitalizzazione a livelli mai visti. Le borse globali avevano drenato buona parte degli incentivi monetari garantiti dalle banche centrali, che dilatando la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-borse-globali-si-sgonfiano-piazza-affari-resta-sottovalutata.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3090" height="1957" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434.jpg 3090w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8912434-1024x649.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3090px) 100vw, 3090px" /></p><p>Sono tempi problematici per le borse globali. Il 2017 era stato caratterizzato da un eccesso di fiducia sulle capacità di ripresa dell&#8217;economia globale che, soprattutto negli Stati Uniti, aveva portato gli indici di capitalizzazione a livelli mai visti. Le borse globali avevano drenato buona parte degli incentivi monetari garantiti dalle banche centrali, che dilatando la base monetaria aggregata da 10mila a oltre 25mila miliardi di dollari avevano messo a disposizione della finanza un&#8217;enorme quantità di denaro a buon mercato disponibile per azzardate operazioni di borsa.</p>
<p>Lo sfondamento della soglia del trilione di dollari di capitalizzazione da parte dei colossi della tecnologia aveva segnato questa fase di euforia che, evidentemente, non poteva durare anche per tutto il 2018. E così, a partire dall&#8217;estate, i mercati finanziari globali hanno iniziato bruscamente a sgonfiarsi. Un po&#8217; per questioni fisiologiche, volte a garantire un alleggerimento capace di fugare i rischi di una nuova batosta finanziaria, un po&#8217; per ragioni strutturali: le banche centrali, restringendo i loro <em>quantitative easing, </em>hanno sottratto notevoli quantità di denaro. In prima fila si è posta la <strong>Fed</strong> statunitense che, pur in maniera non ottimale, apparsa autoreferenziale agli occhi dell&#8217;amministrazione Trump, ha proceduto a un graduale aumento dei tassi di sconto sul denaro.</p>
<p>La battaglia tra Trump e la Fed</p>
<p>Trump non ha avuto torto, nel mese di ottobre scorso, a <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-borse-fed/" target="_blank">criticare la Fed</a> per la sua sterzata improvvisa in risposta alle prime avvisaglie della crisi delle borse, ma non bisogna dimenticare il fatto che la sua riforma fiscale è tra le principali cause del <em>rally </em>borsistico che ha portato i colossi dell&#8217;economia statunitense a dilatare la loro quotazione borsistica oltre i valori di sostenibilità e a restringere lo spazio di manovra della sua banca centrale. Ora, mentre l&#8217;indice Msci World che monitora l&#8217;andamento di tutti i maggiori listini al mondo ha perso il 10,5% negli ultimi tre mesi e per Wall Street si preannuncia addirittura il peggior mese di dicembre dagli Anni Trenta, questo sovraccarico di capitalizzazione va via via disperdendosi.</p>
<p>Le borse tornano più &#8220;realistiche&#8221;?</p>
<p>Come sostiene <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-12-18/borsa-valutazioni-minimi-2013-tempo-comprare-prezzi-saldo-092908.shtml?uuid=AE6dWk1G" target="_blank">il </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-12-18/borsa-valutazioni-minimi-2013-tempo-comprare-prezzi-saldo-092908.shtml?uuid=AE6dWk1G" target="_blank">Sole 24 Ore</a>, </em>&#8220;oggi il rapporto tra prezzo e utili attesi delle Borse mondiali si è drasticamente ridotto rispetto ai livelli di inizio anno. Allora si viaggiava su un multiplo di 16 volte oggi stiamo a 13.3. Siamo ai minimi da 5 anni a questa parte. Questo calo delle valutazioni non è stato uniforme per tutte le principali piazze globali e, nonostante il tema della<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-12-14/ecco-cosa-accade-investimenti-mesi-che-anticipano-recessione-181601.shtml?uuid=AEyS3C0G"> sopravvalutazione riguardasse in primo luogo Wall Street e il settore tecnologico</a>, è soprattutto su altri listini che i multipli di Borsa si sono ridimensionati. Ad esempio nel Vecchio Continente: oggi il rapporto prezzo utili attesi dell&#8217;indice S&amp;P Europe 350 viaggia in media a quota 12 come non accadeva da giugno 2013. Le Borse europee trattano storicamente a sconto rispetto a Wall Street ma questo sconto è oggi piuttosto significativo dato che si attesta al 20% contro una media storica del 15%&#8221;.</p>
<p>Ciò significa che buona parte delle quotazioni sono ora tornate in un alveo più tradizionale, ritornando ad essere, potenzialmente, opportunità di investimento non indifferenti. Il principale quotidiano di finanza italiano segnala che in questo contesto, tra le borse europee, Piazza Affari, che da inizio anno ha perso il 14% della capitalizzazione, presenta un rapporto prezzo/utili attesi di 8,7. Nettamente al di sotto sia della media europea (12.3  sia della media storica degli ultimi 10 anni del listino (12). Il dividendo medio di Piazza Affari è pari a circa il 4% e, inoltre, la rilevanza della borsa di Milano si preannuncia destinata ad aumentare se, come possibile, dopo la Brexit essa annetterà al suo interno delle importanti <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-la-brexit-unoccasione-piazza-affari-deve-sfruttare/" target="_blank"><em>clearing houses </em>della City</a>.</p>
<p>Perché Piazza Affari è diversa dalle altre borse europee</p>
<p>Tuttavia, ci sono numerosi paletti da porre nell&#8217;analisi del listino milanese. In primo luogo, il potenziale di crescita di Piazza Affari è legato soprattutto all&#8217;annunciato recupero dei titoli bancari, che potrebbero finalmente uscire dal regime speciale a cui li ha costretti la rigidità della sorveglianza europea sui crediti deteriorati, senza eguali per quanto concerne i <a href="http://www.occhidellaguerra.it/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi/">ben più pericolosi derivati </a>che a trilioni riempiono le banche franco-tedesche.</p>
<p>Inoltre, in Italia esiste la peculiarità dei &#8220;campioni nazionali&#8221; a partecipazione pubblica che coniugano un ruolo chiave nell&#8217;interesse economico del Paese con una presenza costante in borsa che funge da &#8220;termometro&#8221; della loro attività. Ciò ha delle conseguenze in quanto si riflette in una loro protezione dal gioco della speculazione.</p>

<p>Infine, anche Milano ha seguito il resto delle borse europee nella flessione generalizzata che le ha contraddistinte negli ultimi mesi. Risulta impossibile prevedere quando la &#8220;correzione&#8221; in atto nei mercati avrà fine e quali saranno le conseguenze per la finanza, da leggere in combinato disposto con le altre dinamiche dell&#8217;economia internazionale (guerra commerciale Usa-Cina, crollo delle valute dei Paesi emergenti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bce-stop-al-quantitative-easing-tutti-gli-scenari-del-futuro/">fine del <em>quantitative easing</em></a>) e che alcuni osservatori attenti ritengono potenzialmente devastanti.</p>
<p>L&#8217;allarme di Ron Paul </p>
<p>L&#8217;esponente dell&#8217;ala libertaria del Partito Repubblicano ed ex candidato alla nomination presidenziale Ron Paul teme che la &#8220;correzione&#8221; attualmente in atto nelle borse globali possa polverizzare fino al 50% del valore in esse capitalizzato. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.cnbc.com/2018/12/14/ron-paul-market-meltdown-could-spark-depression-like-conditions.html" target="_blank">Parlando alla Cnbc</a> Ron Paul ha infatti dichiarato di ritenere che presto la volatilità che contraddistingue i mercati finanziari dimostrerà di &#8220;non essere solo una  pausa nel <strong>mercato rialzista</strong>&#8220;, portando a una massiccia fuga di investitori &#8220;potenzialmente peggiore di quella del 1929&#8221;.</p>
<p>Paul è aspramente critico degli effetti del quantitative easing statunitense, che a suo dire avrebbe causato la &#8220;bolla più grande della storia dell&#8217;umanità&#8221;, sebbene sul suolo americano gli effetti per l&#8217;economia reale di dieci anni di espansione monetaria siano stati maggiori rispetto a quanto riscontrato in Europa. L&#8217;amministrazione Obama ha messo in campo, a prezzo di costosi incrementi del deficit federale, politiche di espansione del bilancio pubblico che hanno permesso una <a href="http://www.occhidellaguerra.it/leconomia-dellamerica-vola-piu-posti-lavoro-disoccupati/">lotta a tutto campo alla disoccupazione </a>di cui oggi si vedono gli effetti ma, come visto, l&#8217;altra faccia della medaglia è stata rappresentata dalle turbolenze finanziarie che vanno oggi in scena.</p>
<p>Per le borse si preannuncia un 2019 caldo</p>
<p>In ogni caso, i prossimi mesi saranno caratterizzati da nuove tensioni per i mercati finanziari. Sull&#8217;orizzonte cominciano ad assembrarsi le nuvole di una nuova crisi, e si dibatte se l&#8217;attuale fase di bassa marea possa essere considerata come un sintomo di un <a href="http://www.occhidellaguerra.it/verso-una-nuova-crisi-finanziaria-i-sintomi-di-un-rischio-non-piu-remoto/" target="_blank">crack paragonabile a quelli del 1929 e del 2007-2008</a> o un segnale della &#8220;febbre&#8221; delle borse che inviti a rallentare il circolo vizioso della speculazione.</p>
<p>Le incertezze nell&#8217;economia globale sono destinate ad aumentare la volatilità sulle borse anche nel 2019. E questa non è una buona notizia: in un contesto evanescente, appare difficile capire la soglia ottimale per determinare la profittabilità di un investimento e dunque discernere se un titolo o una compagnia siano o meno sopravvalutate. Le misure messe in atto dalle banche centrali possono tamponare l&#8217;emorragia, ma la debolezza della crescita economica in diversi Paesi e le incertezze commerciali segnalano quanto la coperta sia corta: per stabilizzare i mercati si rischia nuovamente di penalizzare l&#8217;economia reale. E con esse la vita di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. I mercati si mostrano, una volta di più, irrazionali e privi di logica. Ma la risposta alla loro crisi potrebbe non essere da meno.</p>
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		<title>La bomba atomica dei derivati: perché il sistema può scoppiare</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 07:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Derivati]]></category>
		<category><![CDATA[Deutsche Bank]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1189" height="846" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1.jpg 1189w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1-1024x729.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1189px) 100vw, 1189px" /></p>
<p>Siamo tornati al punto di partenza. Settembre 2008: Lehman Brothers dichiara bancarotta portando al più grave default della storia finanziaria statunitense e all&#8217;inasprimento della recessione iniziata l&#8217;anno precedente, segnalando al mondo lo stato drammatico della Grande Crisi, paragonabile solo ai crack del 1929. Dicembre 2018: le cause strutturali che hanno portato alla deflagrazione della crisi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi.html">La bomba atomica dei derivati: perché il sistema può scoppiare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1189" height="846" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1.jpg 1189w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1849365-1-1024x729.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1189px) 100vw, 1189px" /></p><p>Siamo tornati al punto di partenza. Settembre 2008: <strong>Lehman Brothers</strong> dichiara bancarotta portando al più grave default della storia finanziaria statunitense e all&#8217;inasprimento della recessione iniziata l&#8217;anno precedente, segnalando al mondo lo stato drammatico della <strong>Grande Crisi</strong>, paragonabile solo ai crack del 1929. Dicembre 2018: le cause strutturali che hanno portato alla deflagrazione della crisi rischiano di sprofondare il mondo in una nuova recessione senza che gli effetti economici, politici e sociali della precedente si siano completamente riassorbiti.</p>
<p>Nuovamente, sul banco degli imputati tornano i derivati. Presi a simboleggiare l&#8217;intero contesto dello <em>shadow banking system </em>(sistema di intermediazione creditizia costituito da entità ed attività operanti al di fuori del normale sistema bancario) che nuovamente rischia di rappresentare il punto di<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/verso-una-nuova-crisi-finanziaria-i-sintomi-di-un-rischio-non-piu-remoto/" target="_blank" rel="noopener"> partenza di una crisi di cui si intravedono già i primi sintomi</a>.</p>
<h2>I derivati, prodotti oscuri per eccellenza</h2>
<p>La quantità di derivati oggi in circolazione ammonterebbe, secondo le stime, all&#8217;inimmaginabile cifra di  2,2 milioni di miliardi di euro: 33 volte il valore del Pil mondiale. Essi, scrive con puntualità Fabio Accinelli <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2018/12/13/finanza-e-banche-la-bomba-dei-derivati-che-vale-33-volte-il-pil-mondiale/1821845/?fbclid=IwAR3doI5b-uYHP49v1h2ZBZHtdHAMcpzyHD_Q56K57pWORaX2WgMbT8_g95U" target="_blank" rel="noopener">sul </a><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2018/12/13/finanza-e-banche-la-bomba-dei-derivati-che-vale-33-volte-il-pil-mondiale/1821845/?fbclid=IwAR3doI5b-uYHP49v1h2ZBZHtdHAMcpzyHD_Q56K57pWORaX2WgMbT8_g95U" target="_blank" rel="noopener">Sussidiario</a>, </em>&#8220;non sono titoli muniti di un proprio valore intrinseco, bensì &#8216;derivano&#8217; il loro valore da altri prodotti finanziari esistenti come beni reali alla cui variazione temporale del prezzo essi si agganciano. Il titolo o il bene reale la cui quotazione sui mercati imprime di fatto il valore al derivato assume il nome di &#8216;<em>underlying asset</em>&#8216; ovvero &#8216;sottostante'&#8221;.</p>
<p>I derivati, in sostanza, &#8220;hanno per oggetto una &#8216;pura scommessa&#8217; (previsione) sull&#8217;andamento futuro di un particolare indice di prezzo, ciò con il massimo spettro di scelte quali: quotazioni di titoli, tassi di interesse, tassi di cambio tra valute diverse, prezzi di merce relativi a materie prime; ovvero tutto ciò che implica una variazione di prezzo e/o di valore. Un&#8217;ultima caratteristica che facilita la speculazione è che il derivato è di fatto uno strumento finanziario acquistabile su tutti <a style="color: #0000ff;" href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2018/12/8/spy-finanza-la-caccia-al-contante-che-fa-traballare-i-mercati/1819838/" target="_blank" rel="noopener">i mercati mondiali</a> da un numero definito di possibili scommettitori che non hanno alcun rapporto diretto con il titolo e/o bene sottostante a tale scommessa&#8221;.</p>

<h2>I derivati e le dinamiche della Grande Crisi</h2>
<p>In altre parole, gli operatori che gestiscono i derivati sono nella stragrande maggioranza dei casi differenti da quelli che hanno a che fare con il sottostante finale, molto spesso rintracciabile dopo diversi stadi di intermediazione.</p>
<p>Ciò rende estremamente opaco e rischioso il processo di gestione di questi strumenti: nel 2007-2008, infatti, il detonatore della crisi furono i mutui &#8220;subprime&#8221; che, spacchettati e smistati in titoli secondari assicurati da una lunga catena di derivati, al momento dei primi fallimenti a catena trascinarono con sé buona parte dei portafogli obbligazionari della finanza statunitense.</p>
<p>La lezione del passato non è stata appresa e ora, negli <strong>Stati Uniti</strong>, le nuove frontiere della speculazione sono rappresentate dai prestiti agli studenti per le tasse universitarie e dai crediti forniti per l&#8217;acquisto di automobili. &#8220;E sono proprio le grandi banche di Wall Street a essere tornate prepotentemente in gioco con miliardi e miliardi di dollari di prestiti a quelle finanziarie che gestiscono il mercato del credito al consumo, di fatto esponendosi di nuovo al forte rischio di bolla&#8221;, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://it.businessinsider.com/crisi-dellauto-e-debito-scolastico-le-due-bombe-a-orologeria-delleconomia-usa-e-se-gli-stati-uniti-vanno-a-gambe-allaria/" target="_blank" rel="noopener">scrive <em>Business Insider</em></a>.</p>
<h2>Le banche centrali suonano la ritirata</h2>
<p>Fino a pochi mesi fa, le Banche centrali garantivano liquidità a costo zero, &#8220;la quale però comprime i margini e i rendimenti, quindi &#8211; avendo la Fed come scudo &#8211; ci si lancia ancora nell&#8217;azzardo morale di mercati rischiosi che però garantiscono profitti maggiori: vedi quello del credito al consumo che, negli Stati Uniti, solo per le automobili ha superato abbondantemente i mille miliardi di debito che grava sui consumatori che lo hanno contratto&#8221;.</p>
<p>Il diluvio di liquidità garantito dalle banche centrali occidentali per reagire alla crisi ha portato i loro bilanci a crescere in aggregato da meno di 10mila a oltre 25mila miliardi di dollari &#8211; fino a un terzo del prodotto lordo di del mondo &#8211; ma prima ancora di favorire l&#8217;economia reale ha accelerato il corso della speculazione finanziaria proprio per la disponibilità di denaro a basso costo a cui ora si cerca di porre rimedio suonando la &#8220;grande ritirata&#8221;. E incrementando a dismisura la massa critica di derivati tossici in circolazione.</p>

<h2>Il sistema bancario affonda sotto il peso dei derivati</h2>
<p>A condurre il più rischioso gioco di scommessa sui derivati sono stati, come anticipato, i colossi del credito. Il caso di <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-vera-minaccia-per-leconomia-europea-si-chiama-deutsche-bank/">Deutsche Bank e dell&#8217;enorme oceano di derivati in cui essa è immersa</a>, una massa pari a 14 volte il Pil tedesco, non rappresenta affatto un&#8217;eccezione.</p>
<p>In questo contesto è interessante ciò che fa notare Accinelli: &#8220;La regolamentazione della vigilanza bancaria oggi è più concentrata sui possibili rischi al credito tradizionale che sui rischi effettivi connessi a questa innovazione finanziaria. Analizzando <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/2018/9/18/finanza-deutsche-bank-e-commerzbank-affondano-ma-nessuno-dice-niente/839589/" target="_blank" rel="noopener">il portafoglio delle prime 55 banche </a>dei tre blocchi Europa-Usa-Giappone, si vede che il rischio derivati figura per l’80% dell’attività prodotta. Da un’indagine datata 18/10/2018 si è evidenziato che nei soli 28 Paesi dell&#8217;Ue il valore delle transazioni sui derivati è pari a 660 trilioni di euro, ovvero i derivati che vengono trattati sui mercati europei rappresentano poco meno di un quarto dei derivati di tutto il mondo&#8221;, e ad essi bisogna aggiungere quasi 7 trilioni di euro di crediti deteriorati e titoli tossici che pesano come un macigno nei bilanci di numerosi istituti del Vecchio Continente, principalmente francesi e tedeschi.</p>
<h2>I limiti della vigilanza sui derivati</h2>
<p>Nel contesto statunitense il comportamento sconsiderato degli istituti finanziari ha posto nuovamente i derivati al centro della scena. In Europa, invece, la vigilanza è sempre risultata attenta fino all&#8217;eccesso sul campo dei <strong>crediti deteriorati</strong>, che ha penalizzato enormemente istituti italiani come Monte dei Paschi, e estremamente lassista nel campo dei derivati che riempiono la pancia delle grandi banche francesi e tedesche.</p>
<p>&#8220;La vera mina vagante del mondo bancario, i derivati e le forme collegate, è rimasta sotto traccia&#8221;,<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-12-15/chi-paghera-conto-crisi-derivati-084253.shtml?uuid=AEcopI0G" target="_blank" rel="noopener"> sottolinea <em>Il Sole 24 Ore</em></a>. &#8220;E ora rappresenta una vera minaccia per la solidità delle grandi banche tedesche, e anche francesi. Contemporaneamente è all&#8217;ordine del giorno la revisione del Fondo europeo salva Stati, che in futuro potrebbe intervenire nel caso di crisi bancarie, senza chiarezza sulle regole d’ingaggio. Il sospetto che tutto ciò sia funzionale a scaricare almeno una parte dei guai che aleggiano intorno ad alcune grandi banche tedesche (e francesi) appare più che giustificato. Francamente, se ciò accadesse, sarebbe inaccettabile&#8221;.</p>

<p>Così come, a livello globale, è inaccettabile il comportamento di un sistema finanziario irresponsabile che rischia di ripiombare il mondo nella crisi prima ancora che passi il ricordo, materiale e psicologico, della precedente. E ciò porta a porsi diversi dubbi sulle capacità della politica di intervenire in maniera coraggiosa per disinnescare la potenziale <strong>bomba atomica</strong> di cui i derivati rappresentano il materiale fissile. Nonché a riflettere sui rapporti reali di forza che vede le istituzioni a legittimazione democratica depositarie di un campo d&#8217;azione sempre più ristretto. Con tutti i rischi che conseguono per l&#8217;effettività della democrazia e la sicurezza dei sistemi economici dalle tempeste finanziarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/latomica-dei-derivati-pronta-a-scoppiare-e-la-lezione-dimenticata-della-grande-crisi.html">La bomba atomica dei derivati: perché il sistema può scoppiare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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