Deutsche Bank è il malato dell’Europa bancaria.Un istituto in crisi nera che da un triennio vive nella più completa incapacità di raddrizzare una serie di problematiche legate all’incapacità di generare redditi, al crollo nella capitalizzazione e alla presenza di una massiccia quantità di derivati tossici che ne abbattono il grado di affidabilità a cui si è di recente aggiunto il fallimento del disegno strategico della fusione con Commerzbank.

L’ad Christian Sewing ha di recente presentato un piano “lacrime e sangue” per convincere investitori e clienti del colosso di Francoforte a credere nella possibilità di un recupero. Deutsche Bank viene da tre esercizi in perdita e Sewing intende riconquistare la fiducia dei mercati sbloccando risorse per futuri dividendi e ricapitalizzazioni dai risparmi garantiti da un taglio del 19% del personale, attualmente pari a 92.000 unità, da compiere entro il 2022. L’austerità, per una volta, colpisce la Germania, la sua banca più grande, e Deutsche Bank intende compiere il piano di ristrutturazione uscendo da settori della banca di investimento come il trading azionario e il reddito fisso. La guerra portata dalle autorità regolatorie americane a Deutsche Bank la spinge a tagliare con decisione i posti di lavoro oltre Atlantico e, nel complesso, uscire dal mercato a stelle e strisce.

“L’impatto sul bilancio di gruppo sarà di 5,1 miliardi di euro, la gran parte (3 miliardi) spesato nel secondo trimestre che finirà quindi in rosso di 2,8 miliardi anche se i conti saranno approvati il 24 luglio. Da qui al 2022 i costi di ristrutturazione ammonteranno a 7,4 miliardi”, scrive StartMag. “Sewing indica l’obiettivo di un Rote ( tasso di rendimento sul patrimonio netto tangibile) dell’8% entro il 2022 e aggiunge che il piano servirà a liberare capitale che verrà restituito ai soci, che non saranno quindi chiamati a nuove ricapitalizzazioni, per 5 miliardi entro il 2022. Nel piano di Deutsche Bank anche 13 miliardi di investimenti per l’innovazione tecnologica”.

Funzionerà? Le premesse, per Deutsche Bank, non sono delle migliori. Il tentativo di ridurre la sovraestensione di Deutsche Bank, l’annunciata intenzione di liberarsi di 74 miliardi di attività non performanti e gli investimenti in innovazione arrivano troppo in ritardo per apparire scelte decisive e in totale controtendenza rispetto al passato. Troppo palese la volontà di far pagare ai risparmi sul personale il rafforzamento dalla fiducia dell’azionariato, troppo traumatico il piano di razionalizzazione dell’organico, troppo bassa la capitalizzazione residua per permettere un’efficace difesa. Il titolo Deutsche Bank, che ha bruciato il 90% del valore in un decennio, è ora ai minimi storici di 6,5 euro ad azione. Gli esperti di Bofa sono scettici sulla possibilità di Deutsche di sopportare i costi di ristrutturazione senza chiedere ulteriori sforzi agli azionisti prima del 2022.

La motivazione strategica dell’iniziativa potrebbe, però, prescindere da ragionamenti di carattere meramente affaristico ed attenere al lato geofinanziario. “Ciò che sta succedendo in Deutsche Bank rappresenta il fallimento del modello di business e la riorganizzazione annunciata tende principalmente a trovare una soluzione di sopravvivenza al proprio interno per evitare il rischio di essere acquisiti da entità statunitensi o europee”, ha detto all’Agi, Lando Maria Sileoni, segretario generale Fabi (Federazione autonoma bancari italiani): Deutsche Bank tenta di sopravvivere come entità radicata in Germania e punta a ricalibrare sull’asse Berlino-Reno la sua presenza, facendo però pagare al personale i costi di anni di gestione scriteriata e strategicamente insensata. La razionalizzazione decisa da Sewing non farà dimenticare ai mercati le dubbie azioni sullo spread o gli scandali che hanno avuto il loro apice nell’affaire Danske Bank. Chi appare latitante, sottolinea Sileoni, è la vigilanza Bce che in Italia ha obbligato le banche a svendere i loro prodotti per risarcire i danni da crediti deteriorati e su Deutsche Bank e i suoi problemi, primi fra tutti i derivati che ne ingolfano i bilanci, ha a lungo mostrato un silenzio imbarazzante. Ma la crisi del “malato d’Europa” potrebbe creare effetti contagio su scala continentale: e non tenere sotto osservazione ora una banca giunta sull’orlo del baratro metterebbe a rischio il sistema finanziario comunitario.