Grandi manovre nella finanza europea. Dopo il rifiuto del London Stock Exchange di cedere alla borsa di Hong Kong le sue quote (e quella della controllata Piazza Affari) ora è la Bolsa de Madrid, la maggiore piazza di Spagna, a essere nel mirino. Oggetto dell’interesse di Six, la società che gestisce la piazza finanziaria di Zurigo, prima in Svizzera e tra le maggiori al mondo.

La società che gestisce il listino castigliano, Bme, ha definito “amichevole” l’offerta pubblica d’acquisto degli svizzeri, fonte di una notevole rivalutazione del suo titolo. Il prezzo messo sul piatto da Six è di 34 euro per azione e tale offerta ha messo le ali al titolo Bme, segno che l’operazione è partita col piede giusto.

L’operazione avrebbe un valore complessivo di 2,84 miliardi di euro, e porterebbe Zurigo a muovere i primi passi al di fuori della Confederazione elvetica. L’offerta aperta da Six è stata decisa, diretta e senza ambiguità: l’ideale per anticipare il listino pan-europeo Euronext, cui fanno capo le Borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Dublino, Oslo e Lisbona, che aveva mostrato interesse per Bme. La guerra tra player di media taglia rivela le intenzioni di entrambi gli attori di procedere all’acquisizione o all’agglomerazione di diverse borse di dimensione relativamente ridotta per formare cordate capace di competere, a livello internazionale, con i pesi massimi del settore.

In Europa, essenzialmente, la City di Londra proiettata oramai in orbita Brexit e la piazza di Francoforte, entrambe depositarie di capitalizzazioni superiori ai 20 miliardi di euro. Euronext, per fare un paragone, pesa circa un quarto, anche dopo esser riuscita ad acquistare dal Nasdaq la piazza di Oslo importante per i suoi scambi di materie energetiche.

Euronext è proiezione della finanza francese, mentre Six rappresenta il radicamento del mondo del risparmio e dell’investimento elvetico che mira a prendersi una rivincita sui listini dell’Unione Europea dopo i numerosi screzi seguiti all’impossibilità di siglare un trattato di cooperazione attiva. Il risiko delle borse è più attivo che mai e anche la Svizzera vuole prendervi parte, in particolar modo per incanalare in energia attiva il coacervo di dubbi e enigmi che negli ultimi tempi hanno frenato un’ulteriore avanzata dei suoi campioni nazionali. In particolar modo, a dir poco istruttiva è stata la “spy-story” che ha coinvolto Credit Suisse e Ubs negli scorsi mesi, incentrata sul pedinamento del supermanager Iqbal Khan dopo il suo passaggio dalla prima alla seconda. La borsa di Zurigo vuole cercare da sé nuovi mercati mettendo gli operatori di fronte al fatto compiuto, per incrementare ricavi e raggio d’azione.

Nella partita europea dei listini potrebbe in futuro essere coinvolta anche Piazza Affari. Ora parte del Lse, ma capace di fare gola, come successo con Hong Kong, a molti altri attori internazionali. Non è indifferente il nome del controllore della piazza di Milano, dato che l’alleanza tra le borse implica un canale privilegiato tra i sistemi finanziari e un accesso favorevole per il Paese controllore ai mercati della borsa controllata. Pensare a un’eventuale manifestazione interesse della Francia e di Euronext per Milano in caso di successo dell’operazione Six a Madrid non è ipotesi da scartare in partenza. Forse il governo Conte farebbe bene a valutare seriamente un golden power su Piazza Affari, prima che il mercato faccia brutti scherzi.