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	<title>Cyberspazio Archives - InsideOver</title>
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	<title>Cyberspazio Archives - InsideOver</title>
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		<title>Oltre l’atmosfera: la diplomazia sanitaria spaziale nella competizione tra potenze globali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 16:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[corsa allo spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="383" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>In questo secolo, la salute pubblica si è trasformata in una leva strategica della politica estera, assumendo un ruolo centrale nella definizione degli equilibri internazionali. In un mondo segnato recentemente dalla pandemia da Covid-19, dal cambiamento climatico e dalla corsa tecnologica, un fronte emergente si profila con forza crescente: la diplomazia sanitaria spaziale. Si tratta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/oltre-latmosfera-la-diplomazia-sanitaria-spaziale-nella-competizione-tra-potenze-globali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="383" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/istockphoto-597931174-612x612-1-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>In questo secolo, la <strong>salute pubblica</strong> si è trasformata in una leva strategica della politica estera, assumendo un ruolo centrale nella definizione degli equilibri internazionali. In un mondo segnato recentemente dalla <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/impatto-psicologico-della-pandemia-covid.html">pandemia da Covid-19</a></strong>, dal <strong>cambiamento climatico</strong> e dalla corsa tecnologica, un fronte emergente si profila con forza crescente: la <strong>diplomazia sanitaria spaziale</strong>. Si tratta dell’uso della cooperazione scientifica e sanitaria legata allo spazio come strumento di proiezione geopolitica, influenza regionale e soft power.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché lo Spazio è fondamentale per la la salute</h2>



<p>Non è una novità assoluta. Durante la Guerra Fredda, la corsa allo Spazio fu anche una corsa per il prestigio scientifico e ideologico. La missione Apollo 11 nel 1969 e i voli del programma sovietico Soyuz furono momenti simbolici che andarono ben oltre la scienza: erano atti di egemonia globale. Anche la salute fu coinvolta: le <strong>ricerche biomediche condotte in orbita </strong>servivano sia alla sicurezza degli astronauti che alla propaganda scientifica. Oggi, però, il paradigma cambia. La cooperazione sanitaria nello spazio non è più confinata ai laboratori orbitali: è uno strumento di diplomazia concreta. Le grandi potenze – Stati Uniti, Cina, Russia e India – si contendono il primato nell’uso di satelliti per la <strong>gestione delle crisi sanitarie</strong>, nello <strong>sviluppo di telemedicina</strong> via spazio e nella <strong>ricerca biotecnologica in microgravità</strong>. </p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://humans-in-space.jaxa.jp/en/assets/images/biz-lab/med-in-space/med/research-in-space/img08.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Quest’ultima, in particolare, studia come l’assenza quasi totale di gravità (microgravità), tipica dello spazio, influenzi i processi biologici e molecolari. In queste condizioni, cellule e fluidi si comportano in modo diverso rispetto alla Terra: ad esempio, le cellule crescono in modo più tridimensionale, simulando meglio i tessuti umani, utile per studi su cancro, rigenerazione ossea e sviluppo di organi. La microgravità altera anche l&#8217;espressione genica, la proliferazione cellulare e la formazione di cristalli proteici, migliorandone la qualità per la ricerca farmaceutica. Queste condizioni uniche permettono scoperte difficilmente ottenibili sulla Terra, con applicazioni in medicina, genetica, immunologia e produzione di farmaci. Sulla Stazione Spaziale Internazionale, esperimenti come quelli condotti da aziende farmaceutiche e università hanno già prodotto risultati promettenti. </p>



<p>Si pensi a uno dei più significativi risultati medici ottenuti dalla ricerca in microgravità: il miglioramento della cristallizzazione di proteine, in particolare dell’enzima legato alla <strong>malattia di Fabry</strong>, una rara patologia genetica causata dalla carenza o malfunzionamento dell’enzima α-galattosidasi A. L’assenza di questo enzima porta all’accumulo di grassi nelle cellule, soprattutto nei vasi sanguigni, nei reni, nel cuore e nel sistema nervoso. È una malattia legata al cromosoma X, quindi colpisce principalmente i maschi, mentre le femmine possono essere portatrici o manifestare sintomi in forma più lieve. I sintomi iniziano spesso nell’infanzia o adolescenza e includono dolore alle mani e ai piedi, problemi gastrointestinali, lesioni cutanee, intolleranza al caldo e compromissione progressiva di organi vitali. Senza trattamento, può portare a insufficienza renale, cardiomiopatie e ictus. La terapia principale è la terapia enzimatica sostitutiva, che fornisce l’enzima mancante, rallentando la progressione della malattia.<br>Nel 2001, NASA e il laboratorio farmaceutico Amicus Therapeutics hanno collaborato alla crescita di cristalli dell&#8217;<strong>enzima α-galattosidasi A </strong>a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). In microgravità, i cristalli crescono in modo più regolare e con minori difetti rispetto alla Terra, permettendo una determinazione più precisa della loro struttura tramite cristallografia a raggi X. Questo ha facilitato lo sviluppo di terapie enzimatiche sostitutive più efficaci per i pazienti affetti dalla malattia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Spazio e salute: un&#8217;alleanza storica e strategica</h2>



<p>Come ha sottolineato l’<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> nel 2021, “<em>L’integrazione dei dati satellitari nei sistemi sanitari può contribuire in modo decisivo al monitoraggio delle malattie, alla gestione delle risorse e all’accesso equo alla cura</em>” . Ma dietro l’accesso equo si cela un nuovo campo di competizione strategica.<br>Fin dagli anni Sessanta, lo spazio è stato un laboratorio d’avanguardia per lo studio del corpo umano. Le prime missioni con equipaggio, da <strong>Yuri Gagarin</strong> a<strong> John Glenn</strong>, sollevarono domande fondamentali: come reagisce il sistema cardiovascolare all’assenza di gravità? Che impatto ha l’ambiente extraterrestre sul sistema immunitario? Durante la Guerra Fredda, USA e URSS usarono la medicina spaziale per testare i limiti umani e dimostrare la superiorità scientifica del proprio modello. La NASA collaborò con centri universitari per trasformare le scoperte spaziali in applicazioni terrestri: trattamenti per osteoporosi, malattie muscolari, <strong>studi sull’invecchiamento</strong>.<br>Tra gli esempi concreti più noti, si può citare l&#8217;esperimento <strong>Twins Study </strong>della NASA, condotto tra il 2015 e il 2016. L’astronauta <strong>Scott Kelly </strong>trascorse quasi un anno nello spazio, mentre il suo gemello identico, Mark Kelly, rimase sulla Terra. I dati raccolti permisero di studiare in profondità l’impatto della microgravità sul DNA, sul sistema immunitario e sulla cognizione. Si scoprì, ad esempio, che alcune modifiche epigenetiche persistevano anche dopo il ritorno a Terra. Altro esempio rilevante è l’uso delle tecnologie sviluppate per il supporto vitale a bordo delle navette spaziali, come i <strong>purificatori d’acqua</strong>, che sono stati poi adattati per migliorare l’accesso all’acqua potabile in zone rurali o colpite da disastri naturali.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://scontent.fbri7-1.fna.fbcdn.net/v/t39.30808-6/490059544_1087615433409887_6463139501523420094_n.jpg?stp=dst-jpg_p180x540_tt6&amp;_nc_cat=109&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=127cfc&amp;_nc_ohc=WiK9gjwUzEgQ7kNvwG6MbQa&amp;_nc_oc=Adku1EIeYhk4UH6jWQaXczKFnJVY_t3l9IeFXFaBAtXsF9XeBHg85YGtPjPRNgUTRFo&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent.fbri7-1.fna&amp;_nc_gid=RMAuAYrE6-WOGWGAr6A0TQ&amp;oh=00_AfNCy4uzprKykBF8QgQtRaDAKbWjX-1ldWcIAqv68a-L2A&amp;oe=6855A814" alt=""/></figure>
</div>


<p>Oggi, la dimensione è più globale. I satelliti sanitari vengono impiegati per <strong>mappare focolai epidemici</strong>, monitorare l’inquinamento atmosferico, guidare risposte umanitarie. Progetti come SERVIR (NASA-USAID) e quelli dell’ESA hanno reso possibili <strong>sistemi di <em>early warning</em> sanitario </strong>nei Paesi a basso reddito. Inoltre, la telemedicina via satellite ha permesso accesso a cure mediche in zone isolate, dalle montagne del Nepal alle aree di conflitto nel Sahel. Uno strumento che unisce cooperazione e influenza. Il progetto di telemedicina dell’ESA, ad esempio, ha collegato ospedali in Africa centrale con specialisti in Europa, riducendo drasticamente i tempi di diagnosi per patologie gravi come ictus e infezioni neonatali. Le telecomunicazioni satellitari hanno molto da offrire in questo campo: nelle aree remote, in caso di emergenza, su aerei e navi, rappresentano il mezzo migliore, se non l&#8217;unico, per garantire la trasmissione di dati in tempo reale. La telemedicina può anche contribuire a <strong>colmare il divario digitale</strong>, offrendo accesso a servizi medici di qualità e formazione a medici e operatori sanitari in tutto il mondo, con conseguente parità di servizio per tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">USA-Cina: la salute come leva di potere orbitale</h2>



<p>La competizione tra Washington e Pechino nello spazio sanitario ricalca quella più ampia per la leadership tecnologica globale. Gli Stati Uniti, attraverso NASA, SpaceX e una fitta rete di partner, mantengono il primato scientifico. Ma la Cina ha costruito in pochi decenni <strong>una strategia alternativa</strong>: la<strong> <a href="https://it.insideover.com/scienza/non-solo-scienza-la-politica-del-programma-spaziale-della-cina.html">stazione spaziale Tiangong</a></strong>, i programmi di cooperazione sanitaria satellitare e la retorica della &#8220;<strong>Via della Seta Spaziale</strong>&#8220;. Durante la pandemia, poi, Pechino ha lanciato la <strong>Health Silk Road</strong>, che includeva assistenza sanitaria digitale e accesso ai dati via satellite per Paesi africani, del sud-est asiatico e dell’America Latina. Un modo per costruire alleanze e offrire un modello alternativo all&#8217;ordine guidato dagli USA. Washington, al contrario, mantiene una <strong>posizione più selettiva</strong>: collaborazione avanzata con partner strategici (UE, Giappone, Australia), ma chiusura verso la Cina, con cui i contatti spaziali sono vietati per legge dal 2011. Il risultato è una <strong>bipolarità sanitaria orbitale</strong>, che riflette la frammentazione geopolitica terrestre.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://npr.brightspotcdn.com/dims3/default/strip/false/crop/7339x5504+459+0/resize/900/quality/85/format/webp/?url=http%3A%2F%2Fnpr-brightspot.s3.amazonaws.com%2Ff8%2Fee%2Ff336fa9a4da5b37b255c8ce92816%2Fap24180573043757.jpg" alt=""/></figure>
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<p>Andando oltre il dualismo Washington-Pechino, la <strong>Russia </strong>continua a sfruttare la sua esperienza storica nel settore, anche se con risorse limitate. Il contributo alle ricerche biomediche della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) resta rilevante, e Mosca ha avviato <strong>nuovi partenariati con Iran, Egitto e Paesi dell&#8217;Asia centrale</strong> per il lancio di satelliti sanitari. L’<strong>India</strong>, invece, emerge come potenza sanitaria-spaziale del Sud globale. Con missioni economiche ma ambiziose, come Chandrayaan e Gaganyaan, e una forte <strong>enfasi su telemedicina e e-health</strong>, New Delhi si propone come leader della sovranità sanitaria non occidentale. Il <strong>programma INSAT</strong> ha portato la connessione sanitaria a più di 150 ospedali remoti. Anche Brasile, Emirati Arabi e Sudafrica stanno sperimentando programmi sanitari satellitari, spesso in partnership con la Cina o l&#8217;UE, costruendo un&#8217;architettura multipolare della salute orbitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rischi e opacità nella corsa alla salute dallo spazio</h2>



<p>Nonostante la narrativa umanitaria, la diplomazia sanitaria spaziale non è priva di zone d’ombra. <strong>I satelliti sono strumenti a doppio uso</strong>: possono salvare vite, ma anche raccogliere dati sensibili, sorvegliare popolazioni o fornire copertura per attività militari. Negli ultimi anni, i conflitti internazionali hanno evidenziato i limiti della neutralità spaziale. Il test russo del 2021 sull’arma antisatellite (ASAT), che ha distrutto il satellite Cosmos 1408, ha generato detriti pericolosi che hanno minacciato la sicurezza della ISS, dimostrando quanto sia fragile l’ambiente orbitale.<br>In parallelo, l’<strong>invasione dell’Ucraina</strong> ha mostrato come le immagini satellitari – spesso civili – vengano usate per scopi militari e tattici. Molte infrastrutture spaziali a uso sanitario o ambientale, come le costellazioni Copernicus o Sentinel, possono essere riprogrammate per fini di sorveglianza. Questo accresce il rischio di rappresaglie e sabotaggi. Secondo numerosi analisti, le potenze stanno sviluppando capacità di “guerra orbitale”: jammer, laser anti-satellite, droni orbitali. In tale contesto, <strong>danneggiare un satellite sanitario </strong>potrebbe essere interpretato come un atto ostile, con implicazioni strategiche devastanti. Ma oltre ai rischi di <em>escalation</em>, c’è anche quello dell’<strong>esclusione sanitaria</strong>. Paesi che non fanno parte delle alleanze spaziali dominanti potrebbero vedersi negato l’accesso ai dati o ai canali di comunicazione, aumentando la disuguaglianza nella risposta a crisi sanitarie. Infine, la proliferazione di detriti spaziali (<em><strong>space debris</strong></em>) rende sempre più pericoloso e costoso l’uso dell’orbita bassa per scopi sanitari. Senza una governance condivisa, il rischio è che le infrastrutture di salute orbitale diventino bersagli silenziosi in conflitti sempre meno convenzionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Organizzazioni internazionali: regolatori senza potere?</h2>



<p>L’OMS, l’UNOOSA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari spaziali) e l’ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni) stanno cercando di stabilire linee guida sull&#8217;uso responsabile delle tecnologie spaziali in ambito sanitario. <strong>Ma manca un trattato vincolante</strong>. L’<strong>Outer Space Treaty del 1967</strong>, nato in piena Guerra Fredda, è oggi inadeguato su milti fronti, compresa la regolamentazione della sanità orbitale. Iniziative multilaterali come lo &#8220;<strong>Space for Global Health</strong>&#8221; dell&#8217;ONU hanno potenziale, ma senza il consenso delle grandi potenze rischiano di restare mere dichiarazioni d’intenti: questo programma promuove l’impiego delle tecnologie spaziali per migliorare l’assistenza sanitaria, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Attraverso strumenti come il telerilevamento satellitare, i sistemi di posizionamento globale, i GIS e le comunicazioni satellitari, il programma favorisce l’integrazione di dati ecologici, ambientali e abitativi per sviluppare modelli predittivi utili alla sorveglianza e al controllo delle malattie. Particolare attenzione è rivolta alla <strong>tele-epidemiologia</strong>, disciplina che sfrutta dati spaziali e climatici per monitorare e prevedere la diffusione di malattie infettive, come la malaria, il cui impatto è aggravato dai cambiamenti climatici. L&#8217;analisi spaziale permette di individuare fattori di rischio, monitorare la diffusione delle infezioni e pianificare interventi mirati. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.cnet.com/a/img/resize/65f6f7a1976b9b87606a79073219a73649cfd715/hub/2019/09/16/6afce5e7-fbd8-4885-9ca0-9398f35d07a7/29827308367-e866c78895-k.jpg?auto=webp&amp;fit=crop&amp;height=1293&amp;width=2300" alt=""/></figure>
</div>


<p>Un altro ambito di intervento è la <strong>telemedicina</strong>, che consente di collegare virtualmente pazienti e medici in aree isolate con centri sanitari più attrezzati, riducendo la necessità di trasferimenti costosi e rischiosi verso le città. Il programma ha promosso numerose iniziative in collaborazione con Stati membri, agenzie specializzate e organizzazioni intergovernative per facilitare l’applicazione pratica di queste tecnologie. Inoltre, il programma ha sostenuto attività di formazione, come le Scuole Avanzate in Epidemiologia del Paesaggio organizzate in Argentina, e incontri tecnici su tecnologie sanitarie accessibili. Il programma ha anche fornito supporto a iniziative istituzionali nel quadro delle Nazioni Unite, partecipando ai lavori del Comitato sugli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico e promuovendo un approccio comunitario aperto all’innovazione sanitaria. In questo contesto, ha collaborato con università e istituti di ricerca per incentivare l’uso di tecnologie spaziali a basso costo nella sanità pubblica, favorendo il dialogo tra esperti di diversi continenti attraverso incontri e conferenze internazionali.</p>



<p>La diplomazia sanitaria spaziale è, dunque, <strong>lo specchio di un mondo in transizione</strong>: multipolare, interconnesso, ma profondamente competitivo. Lo spazio, un tempo simbolo di cooperazione internazionale, si sta trasformando in una nuova arena di confronto. Eppure, la natura universale della salute potrebbe ancora essere una via per superare i blocchi geopolitici, a patto di una governance globale dello spazio sanitario, fondata su trasparenza, accesso equo e collaborazione scientifica. Come ammoniva John F. Kennedy nel 1962: “<em>Lo spazio non deve essere un campo di battaglia, ma un nuovo terreno per la cooperazione tra le nazioni</em>”. Oggi, quell’auspicio resta più attuale che mai. </p>



<p></p>



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			</item>
		<item>
		<title>La guerra informatica che preoccupa il Pentagono</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-informatica-che-preoccupa-il-pentagono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 17:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[cyberwarfare]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1581" height="1525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square.png 1581w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-600x579.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-300x289.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-1024x988.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-768x741.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-1536x1482.png 1536w" sizes="(max-width: 1581px) 100vw, 1581px" /></p>
<p>È trascorso quasi un decennio da quando il presidente Xi Jinping incaricò i vertici dell&#8217;Esercito Popolare di Liberazione (Pla) di elaborare una &#8220;dottrina militare&#8221; che potesse farsi forte di nuovi sistemi, equipaggiamenti, strategie e tattiche per &#8220;condurre&#8221; nuovi tipo di conflitti, come la “guerra dell’informazione”. Una branca della guerra &#8211; se così la si può &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-informatica-che-preoccupa-il-pentagono.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-informatica-che-preoccupa-il-pentagono.html">La guerra informatica che preoccupa il Pentagono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1581" height="1525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square.png 1581w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-600x579.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-300x289.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-1024x988.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-768x741.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/The_Pentagon_cropped_square-1536x1482.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1581px) 100vw, 1581px" /></p>
<p>È trascorso quasi un decennio da quando il presidente <strong>Xi Jinping</strong> incaricò i vertici dell&#8217;Esercito Popolare di Liberazione (Pla) di elaborare una &#8220;dottrina militare&#8221; che potesse farsi forte di nuovi sistemi, equipaggiamenti, strategie e tattiche per &#8220;condurre&#8221; nuovi tipo di conflitti, come la “guerra dell’informazione”. Una branca della <em>guerra</em> &#8211; se così la si può chiamare &#8211; che negli ultimi anni si è resa nuova vecchia arma come dai tempi della Guerra fredda aveva cessato di essere, nella conduzione dei conflitti ibridi, o come <strong>strumento di propaganda</strong> utile a preparare il campo in un settore designato per nuove operazioni o con particolari obiettivi di interesse strategico da perseguire. </p>



<p>Tale sforzo si è concretizzato negli anni con l&#8217;istituzione della cosiddetta <strong>Forza di supporto strategico </strong>del Pla. Una particolare branca dell’esercito cinese che al pari degli omologhi occidentali avrebbe dovuto supervisionare i <strong>nuovi campi di battaglia</strong> del futuro qual spazio, cyberspazio, comunicazioni e la guerra psicologica di cui non si sentiva parlare da tempo, almeno in Occidente. </p>



<p>A distanza di quasi un decennio questa nuova entità viene percepita con una certa <strong>preoccupazione dal Pentagono</strong> e dagli organi di Difesa (pensiamo agli altri metri dei <a href="https://www.insideover.com/politics/why-the-five-eyes-alliance-should-be-expanded.html">Five Eyes</a>, ndr) che sono impegnati nell&#8217;arginare o più diplomaticamente monitorare l&#8217;espansione commerciale e militare della Repubblica Popolare Cinese al di fuori dei confini che l&#8217;Alleanza Atlantica e i suoi partner avevano sempre previsto e concesso. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla difesa territoriale agli orizzonti &#8220;espansi&#8221;</h2>



<p>Le riforme che hanno apportato <a href="https://ndupress.ndu.edu/Portals/68/Documents/stratperspective/china/china-perspectives_13.pdf">cambiamenti sostanziali</a> sono maturate proprio nel momento in cui Pechino ha cambiato pagina, cercando di passare dalla semplice <strong>difesa territoriale</strong>, e al controllo interno ai suoi confini storici, per estendere la propria <strong>proiezione di potenza</strong> e proteggere i propri interessi nel quadro delle nuove ambizioni e di quelle “frontiere strategiche” che sono appunto considerate lo spazio, il cyberspazio dell&#8217;informazione, di mari e le rotte commerciali che li attraversano.</p>



<p>Per comprendere i nuovi ruoli strategici della<strong> Forza di supporto strategico, </strong>che viene approvata con l&#8217;acronimo di Ssf e si dirama in sezioni de<strong>l <a href="https://it.insideover.com/difesa/le-basi-segrete-dove-la-cina-prepara-la-guerra-spaziale-agli-usa.html">programma spaziale cinese</a>, </strong>ad esempio nella gestione dei segnali di<strong> telemetria dei vettori spaziali, </strong>a quelle destinate a condurre la<strong> guerra informatica, elettronica, </strong>e succitata<strong> guerra psicologica,</strong> tutti compiti di norma assegnati alle<strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/come-funziona-e-come-ragiona-lintelligence-militare-cinese-tutti-i-segreti-degli-007-di-pechino.html">divisioni di intelligence</a> </strong>ai servizi di spionaggio<strong>,</strong> nel caso cinese al misterioso<strong> <em>Guoanbu</em>.</strong></p>



<p>Da quanto è &#8220;riconosciuto&#8221;, attualmente la Ssf manterrebbe una presenza in <strong>quattro avamposti</strong> noti: Argentina, Pakistan, Kenya e Namibia. Tutti hub avanzati che gestiscono stazioni di tracciamento e telemetria per il programma spaziale militare cinese. A questi i funzionari delle intelligence occidentali, associano anche una &#8220;stazione di intercettazione&#8221; localizzata sull&#8217;isola di Cuba. Le immagini satellitari &#8220;suggeriscono&#8221; in oltre la presenza di un’infrastruttura di &#8220;intelligence&#8221; per la ricezioni invio dei comunicazioni sulle famose <strong>isole artificiali militarizzate</strong> stabilite sulle barriere coralline nel <strong>Mar Cinese Meridionale</strong>. Se un tempo la proiezione di potenza di una Nazione avveniva solo per mezzo di vettori da battaglia come sottomarini e portaerei &#8211; che comunque Pechino sta cercando di varare in quantità sufficiente da accorciare le distanza con gli Stati Uniti &#8211; adesso passa soprattuto per la capacità di inviare/inibire, o per usare una parola semplice &#8220;padroneggiare&#8221; i dati nel <strong>cyberspazio</strong>. </p>



<p>Importante ricordare come alle Forza di supporto strategico siano affidate &#8220;capacità di ricognizione tecnica a supporto delle operazioni&#8221; ma non capacità di intelligence a supporto del <strong>processo decisionale strategico</strong> che invece spetta ai vertici convenzionali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa dovremmo aspettarci dai cyber-soldati di Pechino?</h2>



<p>È difficile, come si può presupporre, immaginare i veri obiettivi primari dei cyber-soldati di Pechino, che agiscono all&#8217;interno di un campo di battaglia ancora poco conosciuto, dove tutti gli eserciti delle maggiori Potenze globali stanno muovendo i primi passi, il <strong>cyberspazio</strong>.</p>



<p>Ciò che risultata già evidente, è quanto<strong> </strong>la Cina sia determinata a diventare una potenza leader su tutti i livelli, e quanto sia stata operosa nel cercare di conseguire questo traguardo percorrendo due vie: la vecchia via, che si fonda sugli <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-diplomazia-sottomarina-di-pechino.html">asset convenzionali di proiezione di potenza</a> come i vettori navali che hanno fatto dei sottomarini e delle portaerei un&#8217;arma fondamentale e le basi avanzate che sono necessarie al loro <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosi-lesercito-di-pechino-si-schiera-nel-globo.html">dispiegamento e approvvigionamento</a>; e la appunto <em>nuova via</em> che punta all&#8217;ottenimento della padronanza nella gestione dei dati concedendole la<strong> capacità di interferire</strong> attraverso di essi. </p>



<p>Chi può impedire il flusso di <strong>dati</strong> nei conflitti del futuro possiede di fatto una risorsa strategica inimmaginabile in una guerra combattuta nell&#8217;era in le principali <strong>vulnerabilità</strong> di un apparato di difese/offesa all&#8217;avanguardia potrebbero dipendere proprio dalla violazione di un sistemi informatici che &#8220;tira giù le linee&#8221; rendendo impossibile la cooperazione o anche la semplice comunicazione tra le parti.</p>



<p>Questa capacità, affidata in larga parte alle Forze di Supporto Strategico cinese, tenderà a specializzare le divisioni di cyber-soldati nel “paralizzare il sistema di sistemi operativi del nemico” e all&#8217;occorrenza “sabotare il sistema di sistemi di comando di guerra del nemico” nelle fasi iniziali del conflitto. </p>



<p>Una tattica fondamentale nella dottrina che studia a tavolino gli scenari dei nuovi conflitti ipotetici. E che ha dato il suo riscontro, anche se in piccola parte, giù sul campi di battaglia ucraini. La padronanza del campo di battaglia cibernetico secondo il leader Xi Jingping deve necessariamente passare attraverso lo sviluppo di piattaforme e sistemi incentrati sull’<a href="https://www.brookings.edu/articles/the-plas-strategic-support-force-and-ai-innovation-china-military-tech/">Intelligenza Artificiale</a>. In questo campo la Cina sembra decisamente orientata a fare affidamento su tutte le nuove tecnologie all&#8217;avanguardia che possono servire ad <strong>accorciare le distanza</strong> tra la superiorità stabilita dagli Stati Uniti nella regione dell&#8217;Indo-Pacifico, e quella desiderata dal <em>Dragone</em> in ascesa.</p>



<p>Per tali ragioni, e già da diversi anni, il Pentagono suggerisce a tutti i principali partner strategici degli Stati Uniti &#8211; si tratti di enti governativi o di semplici istituti di ricerca che hanno accesso a dati particolarmente &#8220;sensibili&#8221; &#8211; di applicare la massima cautela nel collaborare con ricercatori cinesi nei settori che riguardano le comunicazioni, e in quelli che sviluppano l&#8217;Intelligenza artificiale; e perché l&#8217;Ai può avere applicazione nel settore militare, e perché potrebbero verificarsi casi di spionaggio industriale e potrebbe un giorno essere &#8220;sfruttato&#8221; nella guerra che si combatte nel cosiddetto &#8220;<strong>quinto dominio</strong>&#8220;: il nuovo campo di battaglia cibernetico che si aggiunge a terra, mare, cielo e spazio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-informatica-che-preoccupa-il-pentagono.html">La guerra informatica che preoccupa il Pentagono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Violate le difese del Giappone: cosa rivela la guerra hacker della Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/violate-le-difese-del-giappone-cosa-rivela-la-guerra-hacker-della-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 10:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1158" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-300x181.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-1024x618.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-768x463.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-1536x927.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-2048x1235.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2020 gli Stati Uniti hanno rilevato diverse infiltrazioni di hacker militari cinesi nelle infrastrutture digitali  nipponiche</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1158" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-300x181.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-1024x618.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-768x463.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-1536x927.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220224160338367_5c39fc7c9e7fd615730f5e93aed8b1e1-2048x1235.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2020 gli Stati Uniti hanno rilevato diverse infiltrazioni di <strong>hacker militari cinesi</strong> nelle infrastrutture digitali critiche con cui l&#8217;apparato di sicurezza e difesa del Giappone, principale alleato di Washington in Estremo Oriente, gestiva comunicazioni riservate tra comandi e unità. A rivelarlo in un&#8217;inchiesta esclusiva è il <em>Washington Post,</em><a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2023/08/07/china-japan-hack-pentagon/"><em> </em>che in un articolo firmato da <strong>Ellen Nakashima</strong> </a>dà conto di quanto scoperto dalla National Security Agency (Nsa), la principale agenzia di spionaggio Usa dedita alla gestione delle comunicazioni cifrate.</p>



<p>&#8220;Nell&#8217;autunno del 2020&#8221;, nota Nakashima, &#8220;le <strong>cyberspie</strong> dell&#8217;Esercito Popolare di Liberazione si erano fatte strada nei sistemi informatici più sensibili del Giappone&#8221; e i tecnici americani si sono accorti che &#8220;avevano un accesso profondo e persistente e sembravano essere alla ricerca di qualsiasi cosa su cui potessero mettere le mani&#8221;, dai <strong>piani operativi</strong> delle forze armate nipponiche ai progetti per l&#8217;espansione del comparto militare del Paese promosso dall&#8217;ex primo ministro <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-shinzo-abe.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shinzo Abe</a> e</strong> continuato dai successori <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-yoshihide-suga-il-successore-di-shinzo-abe.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Yoshihide Suga</a> e </strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fumio-kishida-il-nuovo-primo-ministro-giapponese.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Fumio Kishida</strong>.</a></p>



<p>&#8220;La penetrazione del 2020 è stata così inquietante che il generale <strong>Paul Nakasone</strong>, capo della Nsa e del Cyber Command degli Stati Uniti, e Matthew Pottinger, che all&#8217;epoca era vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, corsero a Tokyo&#8221;, sottolinea il <em>Washington Post</em>. Si era allora nella fase post-elezioni: nonostante un confronto franco e serrato, la corsa di <strong>Donald Trump</strong> a cercare di ribaltare l&#8217;esito elettorale e la sconfitta contro Joe Biden assorbì tutte le energie degli apparati securitari Usa facendo disperdere gli sforzi per aiutare Tokyo a reagire alla penetrazione di Pechino. Solo nell&#8217;ultimo biennio, scrive Nakashima, Washington ha sostenuto Tokyo a potenziare la sua capacità di <em>cyber-resilience</em>, ovvero la tenuta dei sistemi informatici in caso di compromissione di un centro operativo, e <em>cyber-defence</em>.</p>



<p>Si nota in questo caso una <a href="https://it.insideover.com/difesa/stanno-penetrando-nelle-istituzioni-ue-lallarme-sulle-mosse-dellintelligence-cinese.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proiezione duale dell&#8217;Nsa </a>e del Cyber Command, capace di gestire di fatto anche le falle securitarie dei sistemi informatici e cybernetici dei Paesi alleati degli Usa. Un dato di fatto che non può che far riferimento alla capacità dell&#8217;Nsa stessa di penetrare, prima di tutte le altre, le infrastrutture critiche degli Stati alleati a Washington, come i casi dei programmi di sorveglianza di massa Echeon e Prism hanno reso palese al mondo. Anche lo spionaggio cyber diventa un <strong>asset geopolitico</strong>: ogni potenza lo tollera quando non danneggia la propria sicurezza nazionale. Washington lo pratica, comprensibilmente, da anni con capacità di proiezione globale. Ma sta iniziando a tracciare delle linee rosse contro infiltrazioni nemiche ritenute minacciose quali quelle di Pechino.</p>



<p>Tokyo, che <strong>WikiLeaks</strong> nel 2015 ha segnalato essere inserita nei bersagli dello spionaggio dell&#8217;Nsa con trentacinque obiettivi governativi diversi, si è però fidata degli avvertimenti Usa, principalmente per iniziativa del consigliere per la sicurezza nazionale di Suga e Kishida, Takeo Akiba, tra i massimi funzionari nipponici che avevano sotto gli occhi la necessità di una <strong>scelta di campo</strong> tra l&#8217;assertività cinese e l&#8217;Occidente. &#8220;Tokyo ha iniziato a lavorare su una nuova strategia informatica, che ha cercato di rafforzare la spesa e il personale e allineare gli standard di sicurezza informatica con i benchmark statunitensi e internazionali&#8221;, racconta Nakashima. Si è trattato del primo episodio di cooperazione tanto ramificata e profonda tra branche della sicurezza nazionale giapponese e gli omologhi statunitensi.</p>



<p>Tra il 2022 e il 2023 il Giappone ha di fatto ampliato al cyberspazio il dominio di pertinenza della sua strategia di <strong>sicurezza nazionale,</strong> in relativo ritardo rispetto a buona parte dei partner del G7 e dei Paesi Nato ma in tempo per fare i conti con un&#8217;evoluzione securitaria che ormai vede il quinto dominio del cyber essere decisivo quanto quelli di terra, mare, aria e spazio nel definire minacce caleidoscopiche alla sicurezza delle nazioni. La strutturazione di un Cyber Command giapponese e l&#8217;ampliamento da mille a 4mila persone degli effettivi militari dediti alle tecnologie di frontiera è stata la conseguenza diretta di questa programmazione. Il Giappone si sta incamminando sul terreno della guerra cyber e potrà in futuro gettare sulla bilancia tutto il suo peso tecnologico e industriale. Resta però almeno un vincolo operativo da capire.</p>



<p>La strategia di sicurezza nazionale nipponica, infatti, è ancora vincolata al presupposto pacifista e non interventista, perlomeno nella forma. Il Giappone ad oggi non ha gli strumenti legali per costruire una sua Nsa, ovvero un&#8217;agenzia capace anche di operazioni cyber offensive capaci spesso di prevenire penetrazioni ostili in un terreno asimmetrico ove attendere a pié fermo gli attacchi informatici rivali rischia di esporre a manovre aggiranti. <a href="https://gdil.org/alliance-in-cyberspace-the-case-of-u-s-japan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Global Disinformation Lab dell&#8217;Università di Austin, in Texas, ha scritto </a>sul suo sito che &#8220;le esperienze statunitensi e giapponesi hanno entrambe dimostrato che una postura cibernetica puramente difensiva è inadeguata a <strong>scoraggiare attività informatiche dannose.</strong> Non sorprende, quindi, che il Giappone abbia recentemente adottato modifiche per consentire una difesa più attiva anche nel cyberspazio, anche se ancora una volta il significato esatto della difesa attiva nel contesto legale del Giappone rimane ambiguo&#8221;. </p>



<p>Vincoli legali e pratici spesso cadono alla prova dei fatti: Paesi come la Cina, dotati di regole di ingaggio molto più rudimentali e assertive, nel frattempo imperversano nei sistemi informatici occidentali, a un passo dagli <em>arcana imperii</em> degli Usa e dei loro alleati. E come dimostra l&#8217;ondata di casi di recente scoperta, è difficile fare un calcolo dei sistemi e dei dati potenzialmente compromessi da queste manovre di guerra asimmetriche. Vale per il Giappone e anche per gli stessi Usa, che non possono dirsi pienamente al sicuro.</p>
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		<title>I misteri del cyber attacco alla Nato  e dei file Top Secret finiti sul mercato nero</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/i-misteri-del-cyber-attacco-alla-nato-e-dei-file-top-secret-finiti-sul-mercato-nero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2022 13:36:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber]]></category>
		<category><![CDATA[cyber command]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber war]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
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		<category><![CDATA[Hacker]]></category>
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		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Entropiche fabulazioni stanno alzando l’allerta su possibili delatori impegnati nel furto di materiale classificato ”Top Secret” dalla Nato. La stampa britannica, al momento, riferisce che la sottrazione di dati riguarderebbe documentazione sensibile relativa ad un’operazione di “communications intelligence”, condotta in Estonia nel 2020 da una squadra aerea americana. Le analisi delle risorse aperte, invece, alzano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/i-misteri-del-cyber-attacco-alla-nato-e-dei-file-top-secret-finiti-sul-mercato-nero.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/i-misteri-del-cyber-attacco-alla-nato-e-dei-file-top-secret-finiti-sul-mercato-nero.html">I misteri del cyber attacco alla Nato  e dei file Top Secret finiti sul mercato nero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221009153252277_7112841cb335ae2824a787bf3e2142cd-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Entropiche fabulazioni stanno alzando l’allerta su possibili delatori impegnati nel furto di materiale classificato ”Top Secret” dalla <strong>Nato</strong>. La stampa britannica, al momento, riferisce che la sottrazione di dati riguarderebbe documentazione sensibile relativa ad un’operazione di “communications intelligence”, condotta in <strong>Estonia</strong> nel 2020 da una squadra aerea americana. Le analisi delle risorse aperte, invece, alzano l’allerta su manovre di hacker, presumibilmente ingaggiati dal Cremlino, con il fine di penetrare le cyber-difese della Nato. Al momento, infatti, le indagini di Washington punterebbero sul black market del web, ma fonti ufficiali dell’Alleanza Atlantica sembrerebbero negare tali notizie, alimentando sempre di più il giallo di una nuova cyber-intelligence-operation, che s’infittisce guardando ad Est.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa è stato rubato?</strong></h2>



<p>Secondo prime indagini riportate dalla <a href="https://www-bbc-com.cdn.ampproject.org/c/s/www.bbc.com/news/technology-62672184.amp">BBC</a> risulterebbero essere stati trafugati i registri delle chiamate, il nome, il numero di telefono e le coordinate del GPS di una persona coinvolta nell’operazione segreta statunitense. Ed inoltre si fa riferimento a <strong>rapporti secretati</strong> di sistemi missilistici utilizzati in Ucraina. Altre letterature editoriali <a href="https://eurasiantimes.com/russian-hackers-penetrate-nato-defenses-sell-secret-documents-online/?amp">asiatiche</a> confermano che i file in questione riguarderebbero dettagli particolari sul sistema missilistico di difesa Common-Anti-Air-Modular della società paneuropea MBDA. La stessa fonte, infatti, illustrerebbe che i presunti documenti segreti trafugati contenessero informazioni proprio sul funzionamento del Land Ceptor CAMM, includendo anche la sua posizione e la struttura elettronica da cui è composta.</p>



<p>Ulteriori <a href="https://cybersecureness.com/european-missile-maker-mbda-denies-hackers-breached-systems/">agenzie</a> battono la notizia che il bottino di questi s ammonterebbe, invece, solo ad 80 GB di dati, per un totale complessivo di circa 320.000 dollari americani. Secondo le rivendicazioni on line di questi combattenti informatici, tali files sarebbero già stati venduti sul dark web ad un acquirente anonimo. Il “presumibile” successo riguarderebbe anche l’ottenimento di altre informazioni riservate su dipendenti coinvolti allo sviluppo di delicate pianificazioni militari. Inoltre sembrerebbe che, in aggiunta a questo, ci sarebbe anche l’acquisizione di corrispondenza, contratti, materiale video e fotografico, oltre a progetti e disegni di altre società.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerra psicologica o disinformazione?</h2>



<p>Dall’analisi delle risorse risulterebbe che il colosso di sistemi missilistici MBDA, condiviso tra Francia, Italia e Regno Unito, abbia realmente subito “una violazione” di alcuni dossier, che successivamente sono stati pubblicati on line. Differentemente da quanto si acquisisce da fonti editoriali, però, la società stessa, invece, avrebbe <a href="https://www.mbda-systems.com/2022/08/01/hacking-allegations-against-mbda-italy/">reso</a> noto che “la sottrazione” di materiale sensibile sarebbe avvenuta solo a causa del furto di un disco rigido esterno, probabilmente asportato da un fornitore e non da una “penetrazione” delle reti informatiche dell’azienda. Quest’ultima, infatti, assicura di non aver riscontrato alcuna falla nelle sistema. E tutto ciò disegna, negli occhi degli analisti, un quadro ben diverso della reale situazione. La <em>Bbc</em> è riuscita a valutare alcuni dei file in questione. Tali documenti sono stati inviati via e-mail dagli hacker per una prima visualizzazione gratuita. E Secondo quanto riferito dalla testata britannica, parte di quest’ultimi risultava classificata come Nato Confidential, Nato Restricted ed Unclassified Controlled Information.</p>



<p>A chiarire la questione,  però, ci sarebbero le dichiarazioni di un addetto dell’Alleanza Atlantica, il quale avrebbe riferito che la procedura di classificazione della Nato è molto articolata e nello stesso tempo complessa, in quanto, sembrerebbe essere consuetudine interna apporre, ad eccesso di zelo, classificazione anche a materiale non ritenuto particolarmente “sensibile”.</p>



<p>La Bbc, infatti, conferma che i livelli di classificazione importanti partono da “COSMIC Top Secret” ed al momento nessuna prova certa, nè dagli stessi hacker, nè da altri attori cibernetici proverebbe che il furto di questo tipo di materiale provenga da una penetrazione delle reti di sicurezza. A conferma di ciò proprio lo stesso portavoce avrebbe ribadito che seppur siano in corso indagini per verificare le violazioni informatiche della MBDA, non risulta alcuna infiltrazione a quelle di sicurezza della Nato. <em>Eurasian Times</em> riferisce che oltre a MBDA Missile Systems, anche la Lockheed Martin sarebbe stata messa sotto attacco sempre da presumibili hacker russi, in quanto quest’ultima era coinvolta nella produzione del sistema missilistico M142 -HIMARS-, fornito dagli Usa alle forze armate ucraine. Ma al momento, però, nessuna “<a href="https://news.sky.com/story/ukraine-latest-news-live-if-putin-uses-nuclear-weapons-us-would-respond-decisively-12541713?postid=3641927">altra evidenza” </a>reale sembra poter confermare un palese e concreto successo militare attuato da una cyber-operation a danno della Nato.</p>
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		<title>Le minacce ibride del futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/le-minacce-ibride-del-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2021 07:39:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber war]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/hacker-2300772_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/hacker-2300772_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/hacker-2300772_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/hacker-2300772_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Un terreno immateriale in cui le offensive possono fare danni devastanti. Un campo di battaglia dominato di strategie asimmetriche e dall&#8217;effetto sorpresa. Soprattutto, un regno di oscurità e incertezza. Il mondo cyber è la nuova frontiera della competizione strategica tra le potenze e un nuovo, fondamentale componente dei perimetri di sicurezza delle principali nazioni del pianeta. E &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/le-minacce-ibride-del-futuro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/hacker-2300772_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/hacker-2300772_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/hacker-2300772_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/hacker-2300772_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>Un terreno immateriale in cui le offensive possono fare danni devastanti. Un campo di battaglia dominato di strategie asimmetriche e dall&#8217;effetto sorpresa. Soprattutto, un regno di oscurità e incertezza. Il mondo cyber è la nuova frontiera della <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cybersecurity-come-dominio-della-sicurezza-nazionale.html" target="_blank" rel="noopener">competizione strategica</a> tra le potenze e un nuovo, fondamentale componente dei perimetri <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-senza-limiti-capire-lera-dellinstabilita-permanente.html" target="_blank" rel="noopener">di sicurezza delle principali nazioni del pianeta</a>. E come ogni terreno insidioso e di grande valenza geopolitica ha da tempo iniziato ad attrarre su di sé l&#8217;attenzione di gruppi criminali e terroristici. Qual è la reale portata della minaccia di questi nuovi fenomeni? Per capirlo ci siamo rivolti a un&#8217;autorità in materia, il professor Alessandro Curioni. Specializzato in temi quali sicurezza delle informazioni, cyber intelligence, protezione dati, dal 2008 Curioni dirige DI.GI Academy,  azienda da lui fondata specializzata nell’ambito della sicurezza delle informazioni, ed è docente a contratto presso l&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha pubblicato diversi libri che trattano, sia in forma di saggio che attraverso strumenti narrativi, dei temi legati alla sicurezza nell&#8217;età digitale. Tra questi si segnalano <em>Cyber War. La guerra prossima ventura, </em>scritto a quattro mani con il professor Aldo Giannuli, e il romanzo di recente uscita <em>Il giorno del Bianconiglio.</em></p>
<p><strong>Professor Curioni, il cyber come lei spesso ha scritto è un campo di battaglia sempre più complesso su scala globale, non trova?</strong></p>
<p>&#8220;Si, e guardando solo agli esempi delle ultime settimane c’è un fatto interessante che è passato sotto traccia e che lo dimostra chiaramente. Tra il 21 e il 22 ottobre un’operazione congiunta dell’FBI e delle agenzie di polizia di altri Paesi ha mandato fuori combattimento i sistemi di Revil, gruppo hacker accusato di diversi attacchi e di matrice russa, divenuto celebre per l’attacco ransomware e il ricatto a Jbs, l’azienda brasiliana che è il più grande produttore di carne al mondo. Questo accadeva poco prima che uscisse la notizia del presunto attacco cyber russo alle agenzie statunitensi, rivelato il 25 ottobre scorso. Queste coincidenze temporali vanno sempre vagliate e ci danno l’idea degli interessi in campo e della trasparenza dei perimetri nella partita cyber&#8221;.</p>
<p><strong>La cyber-criminalità, in quest’ottica, come da lei sottolineato è un problema sempre più serio. C’è il rischio di un’ibridazione tra nuove forme di criminalità e vecchia criminalità organizzata?</strong></p>
<p>&#8220;Vediamola così: un accordo tra vecchia e nuova criminalità significherebbe la messa a fattor comune di competenze che una di esse ha e l’altra no. In quest’ottica, a questo si aggiungerebbe una messa a fattor comune dei rispettivi asset. Una criminalità fortemente territorializzata, ad esempio, conosce la sua zona geografica di riferimento, può svolgere sul campo attività di intelligence, può indicare alla criminalità cyber gli obiettivi da colpire e farsi addirittura veicolo delle offensive. Un malware può essere introdotto sia da remoto che fisicamente, con una semplice chiavetta o un’effrazione in un ufficio. Abbiamo un potenziamento della capacità di offendere delle organizzazioni criminali che va vagliato&#8221;.</p>
<p><strong>In quest’ottica, uno strumento sfruttato da entrambe le criminalità potrebbero essere le criptovalute?</strong></p>
<p>&#8220;Il ruolo delle criptovalute va analizzato con attenzione. Non è da escludere una svolta sulle criptovalute da parte di gruppi abituati a ricevere pagamenti in contati o a sfruttare altri mezzi di riciclaggio. Le criptovalute del resto hanno un loro mercato per le organizzazioni che vi si inseriscono. Le organizzazioni criminali, del resto, non fanno altro che sfruttare le zone d’ombra e le possibilità offerte da una digitalizzazione spinta da cui, in potenza, tutti possono trarre benefici&#8221;.</p>
<p><strong>Qual è il principale fattore di vulnerabilità dei nostri settori tecnologici alla cyber-criminalità?</strong></p>
<p>&#8220;Il fronte d’attacco su cui i cyber-criminali possono muoversi si va sempre più ampliando. Stiamo assistendo inoltre al fenomeno della convergenza sui medesimi asset tecnologici e sulle stesse piattaforme sia degli oggetti che trattano le informazioni sia di quelli che devono sfruttarle per dare input operativi, che si parli di gestire una linea di produzione o avviare una centrale elettrica non fa differenza. Questa convergenza amplia notevolmente la superficie a rischio. Questo vale sia per la minaccia legata a organizzazioni criminali che mirano a ottenere guadagni economici o finanziari sia per quella del cyber-terrorismo. Ad esempio, oggi un gruppo terrorista per mettere ko una centrale elettrica deve entrarvi fisicamente e piazzare un ordigno, azione tutt’altro che facile. Domani potrebbe essere sufficiente entrarvi digitalmente, e non è detto che ciò risulti impossibile per gruppi dotati di moderne tecnologie&#8221;.</p>
<p><strong>Si assiste, insomma, a una forte asimmetria tra la digitalizzazione spinta delle nostre società e l’elaborazione delle potenziali risposte alle minacce?</strong></p>
<p>&#8220;Si, del resto il mondo cyber è asimmetrico per definizione. Qualsiasi situazione conflittuale nel mondo cyber è asimmetrica, come ho scritto nel libro sulla cyberwar realizzato con Aldo Giannuli. La cyberwar facilita notevolmente chi va all’offensiva: le armi cyber costano relativamente poco, un esercito cyber non ha bisogno di logistica alle sue spalle, può agire di sorpresa e colpire indistintamente in qualunque parte del mondo, agendo sotto falsa bandiera anche per operazioni di enorme portata. Questo crea un’ulteriore asimmetria in un contesto culturale che ci ha visti evolvere molto più lentamente delle nostre capacità tecnologiche. Se la legge non riesce a stare al passo, ancor più lentamente va la cultura collettiva fatta di atteggiamenti, condotte e relazioni sociali. Accecati dalle meravigliose prospettive percepite delle nuove tecnologie, a lungo come società abbiamo trascurato il versante securitario&#8221;.</p>
<p><strong>Come se le <a href="https://it.insideover.com/economia/la-frontiera-infinita-delle-nuove-tecnologie.html" target="_blank" rel="noopener">tecnologie</a> fossero avulse dall’atteggiamento degli esseri umani che le gestiscono…</strong></p>
<p>&#8220;Filosoficamente porto avanti un approccio che definisco <em>human-tech</em>: non va pensato nemmeno per un istante di eliminare l’uomo dalla catena di controllo di nessuna tecnologia. Non perché tema una presunta dittatura delle macchine. Ho invece paura che le macchine prima o poi sbaglino. Se una macchina sbaglia, non c’è possibilità di convincerla a cambiare: non sbaglia in una scala di grigi come il cervello umano, ma secondo una dicotomia: o bianco o nero. Bias cognitivi introdotti nelle macchine, anche per natura intenzionale, possono produrre danni su larga scala. Come facciamo a garantire dalle infiltrazioni ostili, dalla criminalità o dalla mala progettazione sistemi complessi quali quelli delle nuove smart cities? Se sbaglia un vigile, il peggio che può succedere è un tamponamento a un incrocio; se sbaglia il dispositivo che regola l’intero sistema di semafori di una città i rischi sono ben più elevati. E questo dovrà essere un pensiero che ci dovrà influenzare nelle decisioni quando saremo circondati da oggetti intelligenti. Dalle lavatrici e dai frigoriferi delle nostre case ai sistemi ben più complessi, questi oggetti saranno come smartphone o computer, soggetti agli stessi limiti e rischi. Questo è lo scenario che ci aspetta: grandi opportunità e grandi rischi. E siccome il crimine sta già guadagnando molto da questa grande convergenza, non siamo ancora arrivati a definire completamente la portata della minaccia&#8221;.</p>
<p><strong>Anche per quanto riguarda il terrorismo cybernetico?</strong></p>
<p>&#8220;Soprattutto su quel fronte. I cyber-criminali si stanno arricchendo, ma non sono ancora emersi gruppi di primo piano intenti a rivendicare azioni offensive su larga scala per motivazioni ideologiche. Certo, il cyber-terrorismo esiste anche come forma di reclutamento da parte di gruppi estremisti o eversivi. Ma anche casi come quello del recente, presunto <em>killerware </em>di un tentato attacco a un acquedotto in Florida sono, al più, dei segnali che dobbiamo cogliere: non siamo ancora al cyber-terrorismo su larga scala, ma esistono rischi sistemici in una digitalizzazione a tappe forzate operata in Occidente senza, in parallelo, che emerga la necessaria consapevolezza culturale delle minacce può incentivare&#8221;.</p>
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		<title>Chi c’è dietro alla scomparsa del collettivo di hacker russi REvil</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/chi-ce-dietro-alla-scomparsa-del-collettivo-di-hacker-russi-revil.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 11:41:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber warfare]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="629" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-768x503.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Qualcuno ha staccato la spina a REvil, il più potente e temuto collettivo di hacker russi, accusati di aver lanciato un pesante attacco informatico ai danni della più grande azienda di carne statunitense, la Jbs; oltre ad aver bloccato i server di migliaia di aziende statunitensi il giorno della Festa d’indipendenza.  La scomparsa dagli schermi di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/chi-ce-dietro-alla-scomparsa-del-collettivo-di-hacker-russi-revil.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="629" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-768x503.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>Qualcuno ha staccato la spina a <strong>REvil</strong>, il più potente e temuto collettivo di hacker russi, accusati di aver lanciato un pesante <a href="https://www.punto-informatico.it/jbs-attacco-ransomware-riscatto-11-milioni/">attacco informatico</a><span class="Apple-converted-space"> </span>ai danni della più grande azienda di carne statunitense, la Jbs; oltre ad aver bloccato i server di migliaia di aziende statunitensi il giorno della Festa d’indipendenza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La scomparsa dagli schermi di REvil coincide con l’incontro al vertice tra il presidente americano <strong>Joe Biden</strong> e il presidente <strong>Vladimir Putin</strong>. Già durante il meeting avvenuto lo scorso 17 giungo a Ginevra, l’inquilino della Casa Bianca aveva discusso di tematiche inerenti la “sicurezza” e i “cybercrimini” con l&#8217;omologo russo. Poi questa settimana, strana coincidenza, gli aggressivi e temuti pirati informatici di Mosca sono scomparsi dalla rete.</p>
<p>Ciò che resta da chiedersi, è se siano state le divisione cibernetiche del Cremlino a “inibire” gli hacker di REvil &#8211; conoscendone probabilmente posizione e identità -, o se siano stati gli specialisti delle agenzie governative americane a lanciare la loro vendetta cyberspazio. “<strong>Aspettiamo che agiscano</strong>”, aveva dichiarato Joe Biden in una sorta di ultimatum lanciato la scorsa settimana. Lasciando intendere che se non fosse stato il Cremlino ad agire, sarebbero stati hacker del <strong>Pentagono</strong> a individuare e tagliare fuori i server incriminati dalla rete.<span class="Apple-converted-space"> </span>Server dai quali, secondo gli analisti dell’intelligence americana, sarebbero stati lanciati il 42% degli <strong>attacchi ransomware</strong> più recenti. Tutti ricollegabili alla Russia; sia perché i <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-hacker-le-pedine-fondamentali-nella-guerra-del-futuro.html">pirati cibernetici</a> che li adoperano “dialogano in russo”, sia perché il codice malevolo sembrerebbe non colpire mai computer impostati russo.</p>
<p>&#8220;Sebbene sia abbastanza plausibile che i massimi funzionari russi non abbiano diretto né fossero a conoscenza dell&#8217;ultimo attacco di REvil, è certamente concepibile che i funzionari di basso e medio livello siano a conoscenza degli hacker e delle loro attività”, aveva scritto sul <em>Washington Post</em> Dmitri Alperovitch, esperto del settore, tra i fondatori di un’importante società di sicurezza informatica. Asserendo che i<span class="Apple-converted-space"> </span>servizi di sicurezza di Mosca &#8211; in particolar modo l&#8217;Fsb &#8211; “potrebbero catturare gli aggressori”, ma ricordando anche che tale decisione potrebbe non essere considerata tra gli interessi di Putin. Questo a meno che non sia stata prevista una qualche contropartita.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Dato che né americani né russi non hanno rilasciato nessuna dichiarazione riguardo un&#8217;operazione mossa nel campo di battaglia del cyberspazio per colpire REvil, rimane plausibile anche l&#8217;ipotesi che i pirati cibernetici si siano limitati a sparire dagli schermi in un momento delicato, rimanendo nascosti nel dark web fino alla prossima sortita.</p>
<p>Secondo alcuni esperti, gli hacker in questione avrebbero esibito un livello di sofisticazione che lascia immaginare un &#8220;supporto&#8221; o almeno un &#8220;lascia passare&#8221; da una potenza statale che agisce sul territorio russo. Questo potrebbe anche tradursi, quindi, in una soffiata. Che non implicherebbe dunque un attacco da parte dei servizi segreti russi esperti in cyberwarfare, ma soltanto in un puntuale avvertimento. Un messaggio che abbia esortato REvil a prendersi una lunga vacanza dalle loro scorribande cibernetiche. Del resto Mosca ha ancora molti grossi <strong>contratti con l&#8217;Occidente</strong>, e con altre potenze estere sensibili al problema della <strong>cyber sicurezza</strong>, da portare a dama. Il complimento concesso loro dal <em>commander in chief</em> delle forze armate degli Stati Uniti, che li ha definiti &#8220;il pericolo più importante per la sicurezza nazionale&#8221;, insieme a tutti i dati sottratti, potrebbero essere sufficienti a soddisfare le loro bramosie. Almeno per il tempo necessario a far quietare le acque.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/chi-ce-dietro-alla-scomparsa-del-collettivo-di-hacker-russi-revil.html">Chi c’è dietro alla scomparsa del collettivo di hacker russi REvil</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La cybersecurity come dominio della sicurezza nazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-cybersecurity-come-dominio-della-sicurezza-nazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 10:31:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[cyberwarfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Wall Street in profondo rosso" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dominio cyber è oramai ritenuto un elemento fondamentale delle strategie di sicurezza nazionale delle principali potenze. Come ha sottolineato Paolo Mauri su queste colonne, la cyber-warfare sta assumendo un&#8217;importanza crescente nel contesto delle strategie di difesa delle principali potenze del pianeta. In questa sede si analizzerà la sicurezza e l&#8217;interesse nazionale e il loro legame col dominio cyber in un contesto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cybersecurity-come-dominio-della-sicurezza-nazionale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cybersecurity-come-dominio-della-sicurezza-nazionale.html">La cybersecurity come dominio della sicurezza nazionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Wall Street in profondo rosso" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Wall-Street-borse-crollo-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il dominio <strong>cyber </strong>è oramai ritenuto un elemento fondamentale delle strategie di <strong>sicurezza nazionale </strong>delle principali potenze. Come ha <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cyber-warfare-il-campo-di-battaglia-piu-caldo.html?fbclid=IwAR2FlyKt7GfIlZUmt0NjCoT3aVLcMEAJwVnrvAqICbofGSutbtBLOci_B1Q">sottolineato <strong>Paolo Mauri </strong>su queste colonne</a>, la cyber-warfare sta assumendo un&#8217;importanza crescente nel contesto delle strategie di difesa delle principali potenze del pianeta. In questa sede si analizzerà la sicurezza e l&#8217;interesse nazionale e il loro legame col dominio cyber in un contesto allargato, in grado di mettere al centro anche le implicazioni economiche e sociali di un efficace gestione dei nuovi paradigmi tecnologici.</p>
<p>Se infatti la cyber-warfare è dominio d&#8217;azione riconosciuto come strategico anche dagli Stati Uniti e dalla Nato, la cybersecurity è un <strong>paradigma imprescindibile </strong>che si lega alla tenuta della sicurezza economica, politica e sociale dei diversi sistemi Paese. In un&#8217;epoca come quella globalizzata, in cui la competizione politica e il conflitto, anche coperto, avvengono in ogni dominio, il controllo dei paradigmi su cui viaggia la sicurezza dei dati dalla cui analisi dipendono le scelte degli operatori più rilevanti è fonte di vantaggi competitivi.</p>
<h2>Una &#8220;cultura di sicurezza&#8221; per l&#8217;economia</h2>
<p>Il tema della <strong>guerra economica </strong>e dell&#8217;<strong>intelligence economica </strong>acquisiscono sempre più rilevanza: nel contesto della <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/cina-usa-battaglia-giganti/">battaglia geopolitica Cina-Usa,</a> ad esempio, assistiamo a un conflitto allo scoperto sui protocolli di sicurezza delle comunicazioni, sulle reti del futuro, sul 5G, i cavi sottomarini e il legame tra &#8220;campioni nazionali&#8221; della tecnologia e agenzie di intelligence. Tutti domini con cui la cybersecurity si sovrappone in maniera fondamentale. <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-senza-limiti-capire-lera-dellinstabilita-permanente.html">Come insegnano <strong>Carlo Jean e Paolo Savona </strong></a>nel loro saggio <em>Intelligence economica, </em>&#8220;il ciclo dell&#8217;informazione rappresenta sempre più la base delle scelte di ogni sviluppo&#8221; politico ed economico; le nuove tecnologie già in circolazione pongono in essere un fattore di moltiplicazione delle opportunità e delle minacce legate alla gestione di questo ciclo; i paradigmi del prossimo futuro, dall&#8217;<strong>intelligenza artificiale </strong>al <strong>calcolo quantistico, </strong>aumenteranno la sensibilità, la quantità e il valore di input e dati processabili nel sistema, rendendo la loro tutela e la loro protezione un fattore sempre più cruciale.</p>
<p>Il domino cibernetico, per la sua intrinseca vulnerabilità, per la sua pervasività, per l’impunità che concede, è esposto a minacce provenienti da diverse direzioni: la cybersecurity si pone come una <strong>scelta non negoziabile </strong>per ogni attore che voglia essere protagonista nella società odierna. La fase di pandemia in corso ha esaltato l&#8217;importanza della cybersecurity nel contesto civile, come fa <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dominio-cibernetico-sicurezza-nazionale-e-valori-nellera-covid-19-26131">notare l&#8217;Ispi:</a> in questa fase ci accorgiamo che le nostre società si affidano &#8220;sempre di più al dominio cibernetico per la <strong>nostra resilienza economica</strong> (lo smart working, l’e-commerce, eccetera) e sociale (social networks, insegnamento a distanza, eccetera)&#8221;. Molto spesso le soluzioni adottate da imprese e enti di fronte alla fase di emergenza non hanno avuto il punto di forza dell&#8217;elaborata complessità e della resistenza ad eventuali attacchi volti a forare banche dati, sistemi informativi, conti bancari e via dicendo.</p>
<p>&#8220;Eventuali <strong>interruzioni di servizio&#8221;,</strong> dunque, “costano<strong>,</strong> a noi personalmente ed alla nostra società complessivamente, più caro (come plasticamente dimostrano gli attacchi cibernetici ai danni degli ospedali) e, per converso, gli attacchi cibernetici divengono potenzialmente più vantaggiosi per chi li attua&#8221;.</p>
<p>Nel contesto italiano, una proficua cultura della sicurezza deve diffondersi anche nel settore delle attività economiche e produttive e non può non passare per un rafforzamento del perimetro di cybersecurity e di consapevolezza delle minacce ibride dell&#8217;era presente all&#8217;attività delle imprese, sia nel campo operativo che fuori di esso. Di questo avviso è anche <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/diritto-intelligence-cyber-intervista-a-gabriele-suffia/">Gabriele Suffia</a>, studioso di dinamiche legate al cyber e cultore della materia di Informatica giuridica all&#8217;Università degli Studi di Milano, che contattato da <em>Inside Over </em>spiega: &#8220;Il tema della protezione delle aziende italiane&#8221; sotto il profilo della cybersecurity &#8220;si esplicita da un lato nella divulgazione della cultura della sicurezza a livello aziendale&#8221;, aumentando la consapevolezza per l&#8217;utilizzo di prodotti sicuri, e dall&#8217;altro nella &#8220;tutela dallo spionaggio da attori stranieri come Stati Uniti, Cina Russia&#8221;. Tutti spiano tutti, aggiunge Suffia, e &#8220;poter pubblicare per primo un brevetto e conoscere segreti aziendali ha grande rilevanza&#8221;.</p>
<p>La reattività sul tema delle minacce cibernetiche è un &#8220;termometro&#8221; della resistenza di un sistema sotto il profilo della sicurezza economica: non a caso molto spesso il discorso che, in Italia, è portato avanti da istituzioni come il <strong>Copasir </strong>circa la difesa dell&#8217;economia in nome della sicurezza nazionale comprende questa dimensione oltre all&#8217;immancabile individuazione del rischio di scalate straniere ai campioni economici nazionali. Senza certezze sul primo fronte, non si può aver percezione delle problematiche insorgenti sul secondo.</p>
<h2>Cybersecurity e sharp power</h2>
<p>Nel contesto occidentale, oltre che al versante economico, la cybersecurity è stata associata anche alla minaccia proveniente da un altro fronte, quello dell&#8217;informazione. Negli <strong>Stati Uniti </strong>il <strong>National Endowement for Democracy </strong>ha coniato il termine <strong><em>sharp power </em></strong>per indicare la minaccia ibrida della disinformazione mediatica e informativa condotta da Paesi come Cina, Russia, Iran attraverso lo sfruttamento delle piattaforme telematiche, dei social e di vere e proprie offensive informatiche.</p>
<p><a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/cyber-politico-ed-economico-i-molti-volti-dello-sharp-power/">In Italia il tema è stato trattato nel saggio <strong><em>L&#8217;era dello sharp power, </em></strong>scritto</a> dal fondatore di &#8220;Formiche&#8221; <strong>Paolo Messa.</strong> “La rivoluzione cibernetica”, scrive Francesco Bechis nell’introduzione al saggio, “ha cambiato radicalmente le regole del gioco, aprendo un nuovo fronte in cui è difficile distinguere i lupi solitari dalle unità militari dei rispettivi Paesi. le spie in giacca, cravatta e valigetta ventiquattrore hanno lasciato il posto al ben più efficace spionaggio cyber. Il potere d’influenza delle Tv è stato soppiantato dalla penetrazione dei troll nella rete e nei social media<strong>”. </strong>Una versione globalizzata della <em><strong>disinformacija</strong></em> di matrice sovietica, dunque: e un campo d&#8217;azione in cui la cybersecurity può giocare un ruolo importante per individuare veri o presunti tentativi di condizionamento esterni. Nella piena consapevolezza che ognuno gioca all&#8217;attacco nel territorio del rivale: Paesi come la Cina e la Russia non fanno altro che applicare le lezioni apprese studiando l&#8217;utilizzo di social network come Twitter per amplificare messaggi politici durante periodi storici delicati come le Primavere arabe, con il benestare soddisfatto dell&#8217;Occidente.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>In definitiva, la cybersecurity e la focalizzazione sul suo sviluppo implicano una decisa &#8220;militarizzazione&#8221; del perimetro civile della sicurezza nazionale, dato che rafforzarla significa prendere atto della natura ibrida e insidiosa di molte minacce. Un&#8217;agenzia di intelligence può sferrare un attacco alla banca dati di una società privata, un gruppo criminale tentare un&#8217;azione verso un ente istituzionale o previdenziale, due società finanziarie possono cercare sottobanco di soffiarsi informazioni l&#8217;un l&#8217;altra. Il perimetro del cyber è il regno dell&#8217;indistinto, della <strong>competizione di tutti contro tutti</strong>: e in un mondo globalizzato che accelera, piuttosto che attenuare, la rivalità tra sistemi-Paesi svilupparne i paradigmi è fondamentale. Per non soccombere nell&#8217;agone. Per non restare esclusi dal ciclo dell&#8217;informazione che dà linfa vitale alle economie di tutto il mondo.</p>
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		<title>Ora Macron punta al cielo: la Francia avrà il Comando per lo Spazio</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ora-macron-punta-al-cielo-la-francia-avra-il-comando-per-lo-spazio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 06:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche la Francia punta allo Spazio. Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato oggi davanti alla stampa l&#8217;intenzione di  creare un Comando militare per lo Spazio all&#8217;interno della forza aerea francese, l&#8217;Armée de L&#8217;Air. &#8220;Rafforzeremo la nostra conoscenza spaziale, proteggeremo meglio i nostri satelliti, anche attivamente&#8221;, ha dichiarato il capo dello l&#8217;Eliseo durante il suo discorso al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ora-macron-punta-al-cielo-la-francia-avra-il-comando-per-lo-spazio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10018351-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Anche la Francia punta allo Spazio. Il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> ha annunciato oggi davanti alla stampa l&#8217;intenzione di  creare un Comando militare per lo Spazio all&#8217;interno della forza aerea francese, l&#8217;<em>Armée de L&#8217;Air</em>. &#8220;Rafforzeremo la nostra conoscenza spaziale, proteggeremo meglio i nostri satelliti, anche attivamente&#8221;, ha dichiarato il capo dello l&#8217;Eliseo durante il suo discorso al Ministero delle Forze Armate nella vigilia della festa nazionale del 14 luglio, durante la quale come da tradizione tutte le forze armate francesi sfileranno sugli Champs-Elysées per ricordare l&#8217;anniversario della presa della Bastiglia.</p>
<p>Come riporta <a href="http://www.lefigaro.fr/international/emmanuel-macron-annonce-la-creation-d-un-commandement-militaire-de-l-espace-20190713"><em>Le Figaro </em></a>, il prossimo settembre la Francia si imporrà per raggiungere come le altre grandi potenze globali una &#8220;grande padronanza dello spazio&#8221;, creando all&#8217;interno della propria aeronautica militare una divisione destinata allo spazio che ricalcherà, probabilmente, le funzioni dello<strong> Space Command</strong> statunitense. Divisione fortemente voluto dal presidente Donald Trump. L&#8217;Armée de l&#8217;Air diventerà così una forza dell&#8217;aria e dello &#8220;spazio&#8221;.&#8221;Per dare sostanza a questa dottrina, per garantire lo sviluppo e il rafforzamento delle nostre capacità spaziali, un grande comando spaziale verrà creato il prossimo settembre nell&#8217;Air Force&#8221;, ha dichiarato durante il suo discorso che si è tenuto a l&#8217;Hôtel de Brienne.</p>
<p>Presto il ministro della Difesa Florence Parly fornirà informazioni più dettagliate riguardo l&#8217;ambizioso programma militare francese, illustrando, per quanto possibile, i contorni della strategia francese che intende portare una componente &#8220;militare&#8221; nello spazio. La decisione sembra essere strettamente collegata all&#8217;incidente avvenuto nel settembre del 2017, quando il satellite militare per le comunicazioni franco-italiano <strong>Athena-Fidus</strong> fu vittima di &#8220;<a href="http://www.ilgiornale.it/news/mosca-tenta-spiare-francia-e-italia-dallo-spazio-1573058.html">un atto di spionaggio</a>&#8221; da parte dal satellite russo Louch-Olymp &#8211; noto per le sue avanzatissime capacità di ricezione. L&#8217;azione del satellite russo venne divulgata dal ministro della Difesa francese solo nel 2018, e da allora l&#8217;Eliseo deve aver valutato le possibilità di difendersi militarmente nello spazio. Ricalcando la linea di altre potenze come gli Stati Uniti e la Cina.</p>
<p>Nel settembre del 2018, <strong>Florence Parly</strong> si impegnò ufficialmente nella missione di dotare la Francia di &#8220;un&#8217;autentica autonomia spaziale strategica&#8221; contro le &#8220;minacce portate da alcune grandi potenze&#8221; in un contesto di militarizzazione dello spazio. Ora questo impegno sembra essere pronto per essere perseguito con il benestare dell&#8217;Eliseo, che intente proiettare la potenza militare francese oltre la stratosfera, per impostare una &#8220;nuova dottrina militare&#8221; che guardi allo spazio e garantisca una &#8220;vera autonomia strategica spaziale&#8221; di fronte alle minacce &#8220;rappresentate da alcune grandi potenze&#8221; in un contesto di militarizzazione spaziale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ora-macron-punta-al-cielo-la-francia-avra-il-comando-per-lo-spazio.html">Ora Macron punta al cielo: la Francia avrà il Comando per lo Spazio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Nato punta a rafforzare le sue capacità di guerra cybernetica</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-nato-punta-a-rafforzare-le-sue-capacita-di-guerra-cybernetica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 05:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber warfare]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberspazio]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=207811</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="729" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675-300x114.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675-768x292.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675-1024x389.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le reti internet e i dati si prestano come un terreno potenziale di conflitto destinato ad acquisire crescente importanza nei decenni a venire. La transizione tecnologica che aprirà la strada all&#8217;Internet of Things (IoT), alle reti 5G e a una crescente automatizzazione dei processi produttivi (quarta rivoluzione industriale) aumenterà la rilevanza dei sistemi informativi nella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nato-punta-a-rafforzare-le-sue-capacita-di-guerra-cybernetica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nato-punta-a-rafforzare-le-sue-capacita-di-guerra-cybernetica.html">La Nato punta a rafforzare le sue capacità di guerra cybernetica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="729" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675-300x114.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675-768x292.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9157170-e1559312114675-1024x389.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le <strong>reti internet</strong> e i dati si prestano come un terreno potenziale di conflitto destinato ad acquisire crescente importanza nei decenni a venire. La <strong>transizione tecnologica</strong> che aprirà la strada all&#8217;Internet of Things (IoT), alle reti<strong> 5G</strong> e a una crescente automatizzazione dei processi produttivi (quarta rivoluzione industriale) aumenterà la rilevanza dei sistemi informativi nella società, esponendoli a rischi di infiltrazione e sabotaggio. Al tempo stesso i dati, &#8220;<strong>petrolio del XXI secolo</strong>&#8220;, aumenteranno sempre di più la loro rilevanza per la previsione economica e strategica.</p>
<p>Il campo di battaglia cyber, dunque, va tenuto fortemente d&#8217;occhio. Anche perchè esso è terreno di scontro anomalo, completamente virtuale, dove risulta sempre più difficile distinguere tra l&#8217;operato di attori statuali e la proiezione di soggetti individuali, gruppi autonomi, reti criminali. Battaglie di varia grandezza sono già state combattute nel cyberspazio. Nel maggio 2007, i<a href="https://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/05_Maggio/18/mosca.shtml" target="_blank" rel="noopener">l governo estone e i suoi uffici furono investiti da un devastante attacco hacker proveniente dalla Russia</a> dopo la decisione di Tallinn di procedere a una rimozione dei simboli degli storici legami tra i due Paesi. Nel 2010, gli Stati Uniti e Israele attaccarono i terminali informatici del programma nucleare iraniano con il <a href="https://www.reuters.com/article/idUSLDE68N1OI20100924" target="_blank" rel="noopener">malware Stuxnet</a>. Nel 2017, infine, il mondo assistette all&#8217;azione globale del ransomware WannaCry, da molti analisti considerato prodotto dalla Corea del Nord.</p>
<p>E il futuro appare foriero di nuovi scontri in un contesto che vede i giganti globali, <strong>Usa</strong>, <strong>Cina</strong> e <strong>Russia</strong>, attrezzarsi per competere al meglio sia sotto il profilo offensivo che in campo difensivo. La proiezione Usa, in particolar modo, è rivolta contro l&#8217;infiltrazione informatica avversaria, che analisti come Paolo Messa hanno definito come una forma ibrida tra <em>soft power </em>e <em>hard power, </em><a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/cyber-politico-ed-economico-i-molti-volti-dello-sharp-power/" target="_blank" rel="noopener">denominata <em>sharp power</em></a>. Un potere &#8220;tagliente&#8221;, insidioso perchè immateriale. Il nuovo fronte della competizione globale che coinvolge in primo campo la Difesa e l&#8217;intelligence. E in cui Washington è pronta a coinvolgere la Nato.</p>
<p>Parlando di fronte ai delegati della <a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_166039.htm" target="_blank" rel="noopener">Cyber Defense Pledge Conference</a> di Londra nella giornata del 23 maggio il Segretario dell&#8217;Alleanza Atlantica <strong>Jens Stoltenberg</strong> ha affermato che la Nato intende in futuro rafforzare le comuni capacità di attacco e difesa nel cyberspazio dei Paesi membri, andando oltre un paradigma che vede i singoli Stati agire senza coordinamento, <a href="https://www.fifthdomain.com/international/2019/05/28/nato-to-integrate-offensive-cyber-capabilities-of-individual-members/">riporta <em>Fifth Domain</em></a>.</p>
<p>&#8220;Da tempo la Nato ripone sempre maggiore attenzione ai conflitti nel cyber spazio, <a href="https://ccdcoe.org/incyder-articles/nato-recognises-cyberspace-as-a-domain-of-operations-at-warsaw-summit/">riconosciuto al Summit di Varsavia del 2016 come quinto dominio operativo</a> al pari di aria, mare, terra e spazio extra-atmosferico&#8221;, scrive <em>Formiche</em>. In effetti già nel 2007 l&#8217;Estonia si dichiarò pronta a richiedere l&#8217;attivazione della clausola comune di difesa dell&#8217;Articolo 5 del Patto Atlantico in risposta all&#8217;operazione cyber russa, ma per la definizione di tale possibilità ci è voluto oltre un decennio. Al contempo, l&#8217;attenzione della Nato non è solo difensiva, come testimoniano le azioni condotte contro i terminali dello Stato islamico in Siria e Iraq.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2019/05/nato-cyber-sicurezza-integrazione-alleanza/"><em>Formiche </em>prosegue</a> poi ricordando che &#8220;la Ncia – l’agenzia dell’Alleanza chiamata a proteggere l’infrastruttura del sistema di comunicazione e informazione della Nato da attacchi informatici che entro il 2020 <a href="https://www.ncia.nato.int/NewsRoom/Pages/20190520_business_opportunities.aspx">punta a investire</a> ulteriori 160 milioni di euro in cyber security – sta rafforzando la comunità di esperti di sicurezza informatica che sta costruendo nell’ambito del Cyber Security Collaboration Hub. Il primo passo per avviare il polo è stato compiuto il 12 febbraio di quest’anno con il coinvolgimento dei Computer Emergency Response Team di cinque nazioni – Belgio, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti – collegate alla rete protetta della Nato. Si tratta di un programma pilota che, una volta a regime, dovrebbe permettere entro la fine del 2019 a tutti i 29 Stati membri dell’Alleanza di condividere le informazioni in modo rapido e sicuro tra loro e con l’Agenzia&#8221;. Interessante è stata anche l&#8217;iniziativa di creare un comando per le <a href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_78170.htm" target="_blank" rel="noopener">operazioni cybernetiche, che ricalca quelli per l&#8217;operatività nelle diverse regioni geografiche</a>. Il controllo del campo, in ogni caso, rimarrà agli Stati Uniti. Che rilanciando l&#8217;ombrello atlantico sull&#8217;Europa anche nel campo delle operazioni in ambito di sicurezza cyber ne rimarca la subalternità geopolitica in uno scenario cruciale per gli equilibri di potere dei prossimi decenni. In cui la gara sarà sostanzialmente una sfida tra pesi massimi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nato-punta-a-rafforzare-le-sue-capacita-di-guerra-cybernetica.html">La Nato punta a rafforzare le sue capacità di guerra cybernetica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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