Chi è Yoshihide Suga, il successore di Shinzo Abe

Yoshihide Suga è nato il 6 dicembre 1948 a Ogachi, oggi Yuzawa, un’area rurale situata nella prefettura di Akita, nella regione di Tohoku, nella parte settentrionale del Giappone. Politico di lungo corso, Suga è stato scelto dal Partito Liberal Democratico (Ldp) come suo nuovo leader a seguito delle dimissioni di Shinzo Abe, annunciate lo scorso 28 agosto per motivi di salute. È dunque quasi certo che diventerà il nuovo premier assicurandosi il voto in Parlamento di mercoledì, perché la coalizione di governo detiene la maggioranza parlamentare. Suga ha ottenuto 377 voti, mentre gli altri due candidati ne hanno ottenuti complessivamente 157.

Fa parte del Partito Liberal-democratico (Ldp), lo stesso del suo predecessore, pur senza appartenere ad alcuna corrente o fazione politica interna. Per arrivare a ricoprire la massima carica giapponese ha avuto la meglio su candidati del calibro dell’ex ministro della Difesa, Shigeru Ishiba, e dell’ex ministro degli Esteri, Fumio Kishida. Nel corso della sua ultra decennale carriera politica ha ricoperto varie cariche di rilievo.

Suga proviene da una famiglia di coltivatori di fragole. Da qui deriva la sua totale devozione al lavoro. “I miei genitori erano grandi lavoratori. Tornavano a casa dai campi più o meno quando mi alzavo dal letto. Le persone in campagna sono tutte così”, ha raccontato una volta. Come ha ricordato la Nikkei Asian Review, da ragazzo il signor Suga viveva in una pensione vicino al liceo a causa delle continue nevicate, talmente frequenti nella sua terra natale da complicare ogni spostamento.

“La mia pazienza è stata incoraggiata dalla campagna prima che me ne rendessi conto”, ha rivelato l’ex braccio destro di Abe. Una volta diplomato, Suga si è trasferito a Tokyo. Ha lavorato per un paio di anni in una piccola fabbrica in cui veniva processato cartone. In seguito è entrato nella Hosei University, lavorando part-time per pagarsi le spese scolastiche.

Si è laureato in giurisprudenza nel marzo 1973, prima di rientrare ad Akita, dove è stato assunto da un’azienda privata. In quei giorni ha maturato l’idea di entrare in politica. “Ho cominciato a pensare che fosse la politica a muovere questo mondo”, ha rivelato Suga a distanza di anni.

Una volta dentro la Hosei University, Suga ha bussato alla porta del centro professionale dell’istituto per chiedere di essere presentato ai politici che si erano laureati in quella scuola. Il centro presentò il giovane al capo della segreteria dell’associazione degli studenti. Allora 26enne, nel 1975, Yoshihide Suga ottenne un lavoro come segretario di Hikosaburo Okonogi, un membro della Camera dei rappresentanti eletto da Yokohama.

Nel 1986 decise di intraprendere la propria carriera politica. Un anno più tardi fu eletto nel consiglio comunale di Yokohama. In rete circola un aneddoto riguardo a quel periodo: pare che il giovane Suga condusse una campagna elettorale porta a porta, a piedi, e indossando sei differenti paia di scarpe.

Quando era ancora un novizio Suga attirò l’attenzione del mondo politico. Fu proprio l’attuale presidente nipponico a dare il via al cosiddetto tsujidachi, cioè alla pratica di affidarsi ai discorsi di strada pronunciati dai membri della Dieta giapponese davanti alle stazioni ferroviarie. Il giovane Suga era solito salutare i pendolari mattutini e consegnare loro alcuni questionari contenenti l’elenco delle tematiche dell’epoca.

Quella appena descritta era a tutti gli effetti un’innovazione, un elemento di rottura rispetto alla norma, visto che all’epoca la maggior parte dei politici organizzavano grandi raduni all’interno di edifici. Ripensando a quegli anni Suga ha ricordi ben precisi: “Chiedevo alle persone di cerchiare le questioni di interesse. Alcune persone dell’allora Partito Democratico che ne sono venute a conoscenza sono venute nel mio ufficio per prendere in prestito delle copie”.

L’impegno di Suga viene ripagato. Nelle elezioni generali del 1996 l’enfant prodige della politica giapponese entra nella Dieta nipponica in rappresentanza del secondo distretto di Kanagawa. È stato successivamente rieletto nel 2000, 2003 e 2005. In quest’ultimo anno, sotto il primo ministro Junichiro Koizumi, è stato nominato vice ministro senior per gli Affari Interni e le Comunicazioni.

Nel 2006, nel primo gabinetto di Shinzo Abe, viene promosso ministro degli Affari Interni e delle Comunicazioni e ministro per la Privatizzazione dei servizi postali. Suga ha giocato un ruolo decisivo nello sviluppo del sistema giapponese denominato hometown donation, che ha consentito ai contribuenti di ottenere detrazioni effettuando donazioni ai governi locali. Nel 2007, in occasione di un rimpasto di governo, è stato sostituito da Hiroya Masuda. Nel 2009, grazie al suo inconfondibile stile “street corner” e alla capacità di raggiungere in prima persona gli elettori, è riuscito a mantenere il suo seggio.

Nell’ottobre 2011 viene nominato presidente dell’organizzazione del partito Ldp mentre un anno più tardi diventa Segretario generale esecutivo ad interim del medesimo partito. Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010 il rapporto personale tra Suga e Abe si solidifica. L’ex presidente giapponese riceve, tra l’altro, il consiglio di concentrarsi sull’economia piuttosto che sull’ambiziosa revisione dell’articolo 9 della Costituzione, articolo che vieta a Tokyo di poter avere une sercito. Nel 2012, con la vittoria di Abe alle elezioni generali, Suga diventa Capo di Gabinetto e funge da assistente nonché consigliere dello stesso premier.

Negli ultimi anni ci sono tre episodi su cui vale la pena concentrarsi. Intanto Suga ha sempre sostenuto le misure aggressive della Banca del Giappone per contrastare la deflazione. Nel 2015 il neo presidente nipponico è stato duramente criticato per aver incoraggiato le donne giapponesi a “contribuire al loro Paese” facendo più figli. Durante la pandemia di Covid, Suga ha inoltre criticato la struttura burocratica del Giappone, rea di ostacolare la battaglia contro il coronavirus. Numeri alla mano il signor Suga è il segretario capo di gabinetto più longevo nella storia del Paese. Basti pensare che Yasuo Fukuda, secondo segretario più longevo, è stato in carica 1.289 giorni. Meno della metà di Suga.

Salvo imprevisti o sorprese dell’ultim’ora, Suga dovrebbe mantenere la continuità con le politiche di Abe. Dal punto di vista economico, quindi, il presidente dovrebbe proporre un’Abenomics rafforzata, anche per far uscire il Giappone dalla crisi provocata dal coronavirus. I pilastri fondamentali dovrebbero dunque essere l’allentamento monetario unito a un deciso stimolo fiscale da parte della Banca centrale.

In politica estera Suga è stato chiarissimo per quanto riguarda l’alleanza con gli Stati Uniti. Un’alleanza che “deve essere ulteriormente approfondita entro i limiti della costituzione pacifista del Giappone”, ha dichiarato il presidente in conferenza stampa. Per quanto riguarda la Cina e il legame con Pechino, l’erede di Abe cercherà quasi sicuramente un bilanciamento tra sicurezza e interessi economici.

Suga ha tre figli ed è sposato con Mariko, sorella di un suo vecchio collega incontrato nell’ufficio di Hikosaburo Okongi. La giornata del signor Suga, ha rivelato Nikkei Asian Review prima che sostituisse Abe, inizia con la lettura di quasi tutti i principali giornali giapponesi. Dopo di che il presidente è solito effettuare 100 addominali e una passeggiata mattutina della durata di 40 minuti. Anche nelle giornate piovose o di maltempo. La sera, a lavoro terminato, Suga rientra sempre nella sua stanza del dormitorio dei membri della Dieta dove si dedica ad altri 100 addominali.

L’esercizio fisico è diventata una prassi quotidiana da quando il suo medico gli ha comunicato che i 77 chilogrammi che aveva raggiunto avrebbero potuto essere un problema per la sua salute. “Sono bravo a fissare obiettivi quindi ho deciso di scendere sotto i 70 kg”, ha detto Suga, riuscendo nell’impresa di perdere sette chili in quattro mesi.

Da quando è segretario capo di gabinetto Suga non ha mai modificato la propria routine, e non ha mai dormito nella sua casa situata a Yokohama nella prefettura di Kanagawa. “Il motivo è semplice: è perché voglio fare correttamente le cose e farle corrette agli occhi dei cittadini e delle persone. Vedo e decido quali sono le cose giuste. A tal fine, incontro quante più persone possibile e sento varie storie “, ha rivelato. Piccola curiosità: non potendo bere alcolici Suga ha un punto debole nei dolci, in particolare nei pancacke.

O la campagna elettorale, con tutti gli impegni, i comizi e gli incontri, o la gestione dell’emergenza Covid. “Ho giudicato che non posso destreggiarmi in entrambe le cose e che dovrei concentrarmi su una delle due”, ha spiegato Suga all’inizio di settembre, nel corso di una conferenza stampa. L’erede di Abe ha quindi annunciato di non presentarsi il 29 settembre in occasione delle elezioni con cui il suo partito, il Partito liberaldemocratico, sceglierà il candidato per le elezioni generali in programma il 30 novembre.

Dal momento che, per statuto, il Partito liberaldemocratico propone come premier o candidato alla guida del Giappone il suo leader, Suga ha scelto, di fatto, la via delle dimissioni.Il successore di Abe, subentrato dopo aver ricoperto per otto anni la carica di capo di gabinetto del suo predecessore, nelle ultime settimane finito nell’occhio del ciclone per le difficoltà incontrate nel contenimento della pandemia. Stando ad alcuni sondaggi, i suoi consensi erano addirittura scesi al di sotto del 30%. Anche per questo, forse, Suga ha pensato che l’exit strategy potesse rivelarsi la strada migliore per la sua immagine e quella del suo partito.

In seguito all’annuncio di Suga, i riflettori sono puntati sulla campagna elettorale per stabilire chi sarà il nuovo capo del Partito Liberal Democratico, il cui vincitore è quasi certo di diventare il prossimo primo ministro del Paese. Quattro sono i candidati in competizione per sostituire l’uscente Yoshihide Suga. Le loro politiche si concentrano sulle misure anti-coronavirus, su un’economia zoppicante a causa della pandemia e su come affrontare il ruolo della Cina negli affari regionali.

Taro Kono è attualmente ministro responsabile delle vaccinazioni e considerato un favorito nelle elezioni. L’ex ministro degli Esteri Fumio Kishida, considerato uno stretto contendente con Kono, ha promesso di “ripristinare un senso di unità in questo Paese diviso dalla pandemia di coronavirus”. In corsa troviamo anche Shigeru Ishiba, ex ministro della Difesa e Sanae Takaichi, che condivide le opinioni politiche di destra e revisioniste di Abe, ed è in lizza per essere la prima donna primo ministro della nazione.

Al momento della sua elezione, l’agenza politica di Suga includeva tematiche quali la lotta alla pandemia di Covid e l’attuazione di nuove deregolamentazioni per rilanciare l’economia affossata dal virus. L’erede di Abe aveva inoltre sottolineato di voler consolidare il ruolo delle banche regionali e abbassare le tariffe dei telefoni cellulari. In generale, Suga era stato chiaro, annunciando la prosecuzione delle politiche economiche del suo predecessore, un programma noto come Abenomics.

Per quanto riguarda la politica estera, una delle priorità consisteva nella risoluzione della questione dei cittadini nipponici rapiti dalla Corea del Nord. Il nodo, tuttavia, non è stato sciolto, così come alcuni punti sono stati soltanto sfiorati di striscio, complice l’emergenza sanitaria in corso. Nell’ottobre 2020 Suga ha effettuato i primi viaggi all’estero in Indonesia e Vietnam, a conferma della volontà di Tokyo di crearsi uno spazio d’azione asiatico, da raggiungere mediante il consolidamento dei rapporti con i Paesi del sud-est asiatico. L’obiettivo, anche in questo caso, è stato centrato soltanto parzialmente.

Capitolo Stati Uniti. Suga si è impegnato a rafforzare i legami con Joe Biden per discutere della storica alleanza di sicurezza Usa-Giappone. Tokyo, ancora oggi, è uno dei partner principali di Washington, anche se il governo giapponese non sembra essere intenzionato a sacrificare i suoi rapporti commerciali con la Cina. Certo, il Giappone ha promesso di combattere l’influenza cinese nell’indo-pacifico, ma la vicenda è più delicata del previsto.