Gli occhi dei servizi segreti del Belgio sono puntati sulle presunte penetrazioni cinesi a Bruxelles, capitale del Paese dell’Europa Nord-Occidentale e soprattutto sede delle istituzioni europee a partire dalla Commissione.

Huawei nel mirino

Nel mirino, principalmente, le presunte mosse di Huawei, a cui sono correlate secondo i sospetti dell’intelligence attività di lobbying che potrebbero avere ricadute in termini di raccolta informativa.

A riportare il fatto Politico.eu, che sottolinea: “Negli ultimi mesi, il Servizio di sicurezza dello Stato belga (Vsse) ha interrogato diversi ex dipendenti sulle operazioni di lobbying della società nel cuore del quartiere europeo di Bruxelles” e in quest’ottica ha esteso il suo scrutinio a tutto campo poche settimane dopo che il premier Alexander De Croo aveva stoppato l’uso di TikTok nei cellulari dei funzionari governativi belgi. “Non possiamo essere ingenui”, ha sottolineato De Croo giustificando uno stop che segue il crescente allarme euroatlantico su TikTok.

I colpi dell’intelligence belga alla Cina

In precedenza l’intelligence aveva segnato altri due colpi contro le presunte attività ambigue di Pechino nel Paese. A novembre Yanjun Xu, una spia cinese che cercava di rubare segreti militari agli Usa, è stato condannato a vent’anni di galera dopo esser stato arrestato in Belgio a seguito di un’operazione che aveva coinvolto anche la Vsse.

Nel 2019 la succursale dell’Istituto Confucio presso la Libera Università di Bruxelles era stata sospesa e poi fatta chiudere a causa del fatto che erano emerse prove di attività di spionaggio a favore della Repubblica popolare ad opera del suo direttore Xinning Song.

Di fronte al fatto che oltre alle sedi Ue il Belgio ospita anche le strutture della Nato e che tra i circa 26mila diplomatici stanziati nelle circa 300 missioni e tra le decine di migliaia di lobbysti registrati presso la Commissione e gli enti afferenti il rischio di potenziali influenze problematiche è in crescita, Bruxelles sta stringendo le maglie.

Perché cresce l’allarme

Oggi, sottolinea Politico, “gli ufficiali dell’intelligence belga vogliono determinare se ci sono legami diretti tra lo stato cinese e le strutture di Huawei a Bruxelles”, tra le cui filiali “una è situato tra il Parlamento europeo e gli edifici della Commissione europea e del Consiglio e l’altra è un centro sulla sicurezza informatica” vicino all’ambasciata degli Stati Uniti“.

L’obiettivo è evitare che le attività dell’azienda possano rischiare di sovrapporsi con politiche di spionaggio del governo di Pechino. Huawei, sentita dalla testata comunitaria, ha dichiarato di non essere a conoscenza degli interrogatori ai suoi funzionari.

Del resto, tutto è possibile, compreso il fatto che effettivamente ci siano figure di Huawei a Bruxelles che, indipendentemente dal legame con la società, operino a favore di Pechino, magari all’insaputa della stessa compagnia telefonica.

Il livello d’allarme mostra l’importanza della posta in palio. Belgio è un crocevia strategico nella “Nuova guerra fredda” tra Occidente e Cina e da tempo ha messo in campo le sue priorità politiche. Risale al 2020 la pressione esercitata da Bruxelles su Orange e Proximus perché tagliassero i legami con Huawei sulla sua rete 5G.

Il braccio di ferro Pechino-Bruxelles

Essendo il Belgio e in particolar modo i suoi servizi segreti responsabili della sicurezza nelle strutture stanziate a Bruxelles e del controspionaggio, l’attenzione è elevata. E che il Belgio stesse da tempo rivedendo i suoi rapporti tradizionalmente positivi con la Cina non è un mistero. Bruxelles a fine ottobre è finita in un caso diplomatico con Pechino dopo che il ministro degli Esteri Hadja Lahbib ha definito il Dragone “un nemico in potenza” in un’intervista pubblicata in francese da L’Echo e in fiammingo da De Tijd. Dichiarazione forse avventata, ma che sembra corrispondere al reale pensiero del governo di Bruxelles.

Del resto, Bruxelles è oggi la “capitale” di un campo che tra Cina e Russia indica i suoi avversari strategici. E anche il fatto che l’intelligence belga sia parte dei Fourteen Eyes, l’alleanza tra i Five Eyes anglosassoni e nove partner europei per la condivisione di informazione di intelligence può aver favorito l’attività informativa di controspionaggio. Oggi rivolta sempre più decisamente verso Pechino. In una sfida che vede ogni nazione, piccola o grande, chiamata a radicali scelte di campo. Perlomeno nei settori decisivi per le questioni di sicurezza nazionale.