La Germania è destinata a rimanere in lockdown almeno sino alla fine di maggio. Questo è quanto dichiarato dal ministro delle Finanze Olaf Scholz che, nel corso di un’intervista al periodico Bild am Sonntag, segnalata dall’Evening Standard, ha dichiarato che “abbiamo bisogno di un programma per tornare alla normalità ma deve trattarsi di un piano che non verrà revocato dopo pochi giorni” e che il governo federale dovrebbe essere in grado di definire “una serie di aperture chiare e coraggiose” entro la fine di maggio per consentire ai ristoranti di riaprire ed ai cittadini di pianificare le proprie vacanze estive. Scholz ha inoltre chiarito che verrà reso noto quando sarà possibile tornare nei teatri, ai concerti ed agli eventi sportivi.

Cosa succede in Germania

Le pompose dichiarazioni di Scholz nascondono un dettaglio fondamentale. La Germania è in lockdown light dal 2 novembre, quando hanno chiuso bar, ristoranti, caffè (salvo asporto), musei, cinema e teatri ed in lockdown duro dalla metà di dicembre quando le chiusure hanno riguardato anche i negozi non essenziali. Le restrizioni non hanno però indebolito il Covid-19 che, trainato dalla variante britannica più contagiosa e ormai dominante, continua a provocare seri problemi alla tenuta del sistema sanitario.

Le misure sono state allentate, per un breve periodo ed in alcuni Land, all’inizio di marzo ma il mancato appiattimento della curva dei contagi ha provocato l’intervento del governo centrale. L’esecutivo guidato dalla cancelliera Angela Merkel ha recentemente varato una legge nazionale anti-Covid, una sorta di freno di emergenza, che imporrà restrizioni aggiuntive, come il coprifuoco dalle 22 alle 5 e la nuova chiusura delle attività non essenziali, in tutti quegli Stati in cui il tasso di incidenza supera i 100 casi per 100mila abitanti in sette giorni. Si tratta di un lockdown mascherato dato che quasi tutta la Germania supera la soglia di allerta.

Cosa dicono gli studi

Il ritorno alla normalità (pre)annunciato da Scholz potrebbe scontrarsi con un cambio di abitudini dei cittadini dovuti alla diffusione del coronavirus. La pandemia Covid-19 ha avuto un impatto a livello personale, sociale ed economico per la popolazione mondiale e le ricerche hanno rilevato un aumento di ansia, depressione e sentimenti di angoscia. Una di queste, pubblicata su Scientific Reports di Nature e realizzata nel giugno del 2020, ha visto la partecipazione di 6700 individui rappresentativi dell’intera popolazione italiana ed ha mostrato come donne, giovani, persone con incertezze professionali ed individui meno agiati abbiano mostrato un significativo livello di depressione.

Itai Danovitch, a capo del reparto di psichiatria e neuroscienze del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, ha spiegato come le esperienze traumatiche del passato, come i grandi disastri naturali e le crisi della sanità pubblica, sono state associate ad un aumento del consumo di droghe, allo stress post traumatico ed alla depressione. Altri fattori di stress emotivo sono stati provocati dall’isolamento sociale, dalla disoccupazione e dalle perdite economiche. La paura derivante dalla quarantena di massa e legata all’infettarsi, al poter infettare ed alla crisi economica è stata amplificata dalla narrativa legata all’aumento dei casi. Il continuo desiderio di informarsi ha spinto le persone a fidarsi di fonti non attendibili.

Come sono cambiate le abitudini

La pandemia ha sconvolto le vite quotidiane di tutti ed ha introdotto dei cambiamenti marcati all’interno della società. Alcune di queste, come le mascherine facciali e le videochiamate, sono piuttosto evidenti mentre altre, come ricordato da El Pais, sono meno palesi. L’uso del contante si è ridotto in maniera significativa e si acquistano, mediamente, il 40% dei vestiti in meno dato che mancano le occasioni per sfoggiarli. Chi ha un lavoro ha cercato di salvaguardare i propri risparmi e di investire di meno dato che il futuro rimane incerto.

I viaggi sono diminuiti in maniera molto significativa, le cene fuori si sono trasformate in pasti d’asporto ed alle palestre si preferisce lo sport all’aperto. Alcune delle nuove abitudini si sono talmente radicate da essere destinate a sopravvivere alle restrizioni. In Spagna gli acquisti su internet contribuiscono al 14% delle vendite contro il 9% del 2019 e la crescita registrata in un anno è stata travolgente. La presenza degli spettatori nelle sale cinematografiche è passata dai 105.5 milioni del 2019 ai 28.2 milioni del 2020 ed i teatri hanno dovuto confrontarsi con una riduzione del 62% del numero di spettatori. Passare più tempo a casa può equivalere, per alcuni, a fallimenti. Nel caso della ristorazione, in Spagna, hanno chiuso ben 85mila bar e ristoranti sui 316mila  operativi nel 2019 e ad arricchirsi sono stati i distributori di cibo a domicilio come JustEat e Glovo, che hanno raddoppiato il numero di ristoranti con cui collaborano.

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