Nella complessa organizzazione statale della Cina, l’Intelligence Bureau del Joint Staff Department (Jsd) della Commissione Militare Centrale (Cmc) è una delle più importanti organizzazioni di intelligence del Paese, nonché il principale organo di intelligence militare dell’Esercito Popolare di Liberazione (Pla) cinese. Detto in altre parole, stiamo parlando dell’intelligence militare di Pechino, ovvero di quel ramo dei servizi segreti adibito alla raccolta ed elaborazione di elementi informativi utili per tutelare i presidi e le attività delle forze armate cinesi, tanto in patria quanto all’estero.
In un contesto di crescenti tensioni con gli Stati Uniti, il gigante asiatico ha implementato il funzionamento dei suoi gangli vitali istituzionali per difendersi, prevenire e anticipare ogni possibile minaccia. Per capire come funziona (e ragiona) l’ufficio dell’intelligence militare cinese bisogna per forza di cose scavare all’interno dell’unico organo predisposto ad occuparsi di affari militari al di là della Muraglia: la citata Cmc, che si occupa dell’amministrazione generale delle forze armate nazionali.
La Commissione Militare Centrale dispone di 15 sezioni funzionali, di cui sette uffici, tre commissioni e cinque sotto organismi direttamente affiliati. Il richiamato Jsd rientra in questa maxi galassia e, a sua volta, ha al suo interno molteplici uffici, incluso l’Intelligence Bureau (precedentemente noto come 2nd Bureau), adibito ad un ruolo chiave in temi di spionaggio.
Nel 2016, Xi Jinping, in veste di presidente della Cmc, ha attuato riforme militari sostanziali, proponendo l’inclusione nel Jsd di svariate unità, compreso l’Intelligence Bureau, del quale il governo cinese non riconosce ufficialmente l’esistenza. Queste trasformazioni hanno inoltre rimosso il sistema di dipartimenti generali di ispirazione sovietica, stabilito una nuova divisione del lavoro e riallineato l’organizzazione del Pla per soddisfare le nuove linee guida strategiche militari cinesi, che stabiliscono, tra gli altri, l’obiettivo di vincere guerre locali informatizzate.

L’Intelligence Bureau di Pechino
Ogni servizio militare dell’esercito cinese conduce la propria raccolta di intelligence tattica e operativa. In ogni caso, l’Intelligence Bureau del Jsd è responsabile di effettuare analisi di intelligence strategica – per lo più nelle operazioni Humint, e cioè nelle attività inerenti all’ottenimento di informazioni attraverso contatti interpersonali – ma anche di intelligence di avvertimento, con riferimento alla Commissione Militare Centrale.
Piccola parentesi: un aspetto fondamentale da tenere in mente quando parliamo di Cina, è che l’esercito cinese effettua una distinzione tra il concetto di intelligence e di ricognizione tecnica. Il primo termine si riferisce infatti all’analisi delle fonti per supportare il processo decisionale nazionale, mentre il secondo alla raccolta di informazioni tecniche a supporto delle operazioni militari.
C’è chi ipotizza che l’attuale commissario dell’Ufficio di intelligence sia Xu Youming, che avrebbe assunto il ruolo nel 2016. Altri ritengono che la carica sia vacante, e che lo scranno più alto dell’ufficio sia occupato da un direttore generale ad interim, il maggiore generale Yang Yang. Quest’ultimo, lo scorso maggio, ha visitato il Myanmar per discutere di “cooperazione” militare con la giunta locale. In particolare, hanno scritto i media di Yangon, Yang ha incontrato il funzionario numero due della giunta, il vice generale senior Soe Win, per colloqui sulla “cooperazione tra i due eserciti”.
In ogni caso, secondo Clive Hamilton e Mareike Ohlberg, autori del libro Hidden Hand: Exposing How the Chinese Communist Party is Reshaping the World, l’Intelligence Bureau non sarebbe solo responsabile dell’intelligence militare, ma avrebbe anche una storia di attività ben più vaste in ambito civile. Controllerebbe, inoltre, diversi think tank, tra cui il China Institute for International Strategic Studies, che si concentra sulla ricerca, e la China Foundation for International and Strategic Studies, che interagisce invece con accademici e politici stranieri. Il suo Institute of International Relations (adesso parte della National University of Defense Technology) plasmerebbe inoltre addetti militari e agenti segreti per alimentare l’ufficio con nuove risorse.
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Gli obiettivi principali
Gli obiettivi dell’intelligence militare cinese coincidono, di fatto, con la road map militare tratteggiata da Xi Jinping. Nel 2017, il presidente cinese aveva formalizzato tre grandi obiettivi per il Pla: r
- Raggiungere la meccanizzazione delle forze armate e compiere progressi significativi verso quella che gli Stati Uniti chiamerebbero una forza interconnessa entro il 2020;
- Completare il processo di modernizzazione militare della Cina entro il 2035;
- Disporre di un esercito di “classe mondiale” entro il 2049, centenario della costituzione della Repubblica Popolare Cinese.
Scendendo nei dettagli, il Jsd gestisce la maggior parte delle operazioni militari e segrete e, tra i suoi compiti, troviamo il comando delle operazioni dell’esercito, il reclutamento, la mobilitazione, la formazione, l’addestramento e l’amministrazione. Il Jsd ha tre dipartimenti che lavorano in coordinamento tra loro per condurre varie operazioni di intelligence. Questi dipartimenti si occupano rispettivamente di electronic intelligence, human intelligence e signal intelligence.
I tre dipartimenti dell’intelligence militare cinese
La sezione all’interno del Joint Staff Department che si occupa dell’intelligenza umana convenzionale è nota come “secondo dipartimento“. James Scott e Drew Spaniel hanno scritto nel loro libro del 2016, China’s Espionage Dynasty, che questo particolare dipartimento poteva contare su circa 30.000-50.000 agenti sparsi in tutto il mondo. Il loro compito: raccogliere informazioni utili, pertinenti e riservate per poi rispedirle in Cina. “Un malinteso comune è che gli agenti del governo cinese siano “sciatti”; tuttavia, gli agenti del secondo dipartimento che fungono da spie o manipolatori di alto livello vengono catturati raramente. Al contrario, sono le risorse di basso livello ad esser più spesso rilevate dalle agenzie di intelligence straniere”, hanno spiegato i due autori.
Il “terzo dipartimento“, a cui è affidato il compito di intelligence dei segnali (Sigint) sarebbe la più grande agenzia di intelligence del governo cinese, composta da circa 250.000-300.000 unità tra linguisti, personale tecnico e soldati informatici. Si dice che esistano almeno quattro istituti di ricerca noti (56, 57, 58 e 61) sotto questo dipartimento; all’interno del Research Institute 61 ci sarebbero poi circa 20 uffici incaricati di lanciare attacchi informatici. La struttura può, in effetti, lanciare attacchi informatici, come DDoS o attacchi ransomware, contro i sistemi bersaglio per mascherare l’attività degli agenti del secondo dipartimento, intercettare le telefonate e monitorare le comunicazioni. Gran parte dei suoi sforzi riguardano l’hacking di dispositivi e l’esfiltrazione di dati mirati.
Arriviamo così al “quarto dipartimento“, responsabile delle operazioni di intelligence elettronica (Elint). Il suo compito? Intercettare dati satellitari e radar. I suoi agenti sono esperti nell’alterare, disturbare o falsificare i segnali. Unendo le attività dei tre dipartimenti, ecco che l’intelligence militare, seppur in mezzo a mille dubbi e indiscrezioni, inizia ad assumere connotati più precisi.

