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	<title>Elyes Fakhfakh Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Jul 2020 16:22:19 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Elyes Fakhfakh Archives - InsideOver</title>
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		<title>In Tunisia cade il governo, Italia senza interlocutori sull&#8217;immigrazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-tunisia-cade-il-governo-italia-senza-interlocutori-sull-immigrazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 16:22:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisia, proteste contro il governo (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-2048x1359.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È durata poco l&#8217;avventura di Elyes Fakhfakh quale primo ministro della Tunisia: nella giornata di mercoledì l&#8217;ex manager di Total, designato nello scorso mese di febbraio per guidare il nuovo governo tunisino, ha rassegnato le dimissioni. La notizia è stata in seguito comunicata dalla stessa presidenza tunisina: l&#8217;incontro che ha suggellato la fine del governo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-tunisia-cade-il-governo-italia-senza-interlocutori-sull-immigrazione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisia, proteste contro il governo (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-2048x1359.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È durata poco l&#8217;avventura di<strong> Elyes Fakhfakh</strong> quale primo ministro della Tunisia: nella giornata di mercoledì l&#8217;ex manager di <em>Total</em>, designato nello scorso mese di febbraio per guidare il nuovo governo tunisino, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5f0f2a771674e1.29684239/3025674/2020-07-15/tunisia-si-dimette-il-primo-ministro-elyes-fakhfakh">ha rassegnato le dimissioni</a>. La notizia è stata in seguito comunicata dalla stessa presidenza tunisina: l&#8217;incontro che ha suggellato la fine del governo di Elyes Fakhfakh si è tenuto all&#8217;interno do <em>Palazzo di Cartagine</em>, residenza del Capo dello Stato, con il presidente <strong>Kais Saied</strong> che ha suggerito all&#8217;oramai ex numero uno dell&#8217;esecutivo di fare un passo indietro. Del resto, su Fakhfakh già da giorni aleggiavano non poche ombre politiche: da un presunto conflitto di interessi passando per una mozione di sfiducia in procinto di essere presentata da <strong>Ennadha</strong>, il partito vicino alla <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratellanza Musulmana</a>, il destino del governo Fakhfakh era quindi evidentemente già segnato. E questa non è una bella notizia per l&#8217;Italia: il nostro Paese, che in questo momento sta subendo una forte <strong>pressione migratoria</strong> proprio dalla Tunisia, è rimasto senza interlocutori con cui affrontare nell&#8217;immediato la questione relativa ai tanti barchini che approdano lungo le coste siciliane.</p>
<h2>Con chi parlare adesso in Tunisia?</h2>
<p>Proprio a metà luglio il ministro dell&#8217;Interno italiano<strong> Luciana Lamorgese</strong> <a href="https://www.interno.gov.it/it/traffico-migranti-lamorgese-videoconferenza-paesi-mediterraneo-e-nord-africa">ha tenuto una video conferenza</a> con i suoi omologhi di tutta l&#8217;area mediterranea. Tra questi vi era anche il rappresentante del ministero dell&#8217;Interno tunisino. Obiettivo dell&#8217;incontro era quello di ribadire la necessità di un coordinamento per mitigare l&#8217;emergenza <strong>immigrazione</strong>. <a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-07/cruscotto_statistico_giornaliero_16-07-2020.pdf">A luglio i dati per l&#8217;Italia sono allarmanti</a>: già più di 2.000 arrivati a metà mese, quando invece nel 2019 nelle stesse settimane si era arrivati a malapena a 1.000. Un dato che va ad incidere significativamente sul bilancio complessivo di questo 2020, con il Viminale che ha registrato 9.771 migranti sbarcati dal 1 gennaio a fronte dei 3.186 che hanno riguardato i primi sette mesi del 2019. Appare quindi evidente la difficoltà italiana in questa precisa fase storica di mettere un freno all&#8217;opera dei <strong>trafficanti</strong> e dei gruppi criminali che organizzano i viaggi della speranza.</p>
<p>Tra i vari dati giornalmente aggiornati dal ministero dell&#8217;Interno italiano, ce n&#8217;è uno in particolare che riguarda la Tunisia: tra i quasi diecimila approdati nel nostro Paese nel 2020, ben 2.991 sono tunisini. Il flusso lungo la rotta che dal Paese nordafricano giunge a Lampedusa e tra le coste del trapanese e dell&#8217;agrigentino, in queste settimane specialmente è apparso inarrestabile. Da <strong>Biserta</strong>, così come da <strong>Sfax</strong> e da <strong>Sousse</strong>, le partenze sono oramai quotidiane specialmente dalla seconda metà di giugno. Tra <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/pericolo-ritorno-degli-sbarchi-fantasma-1862632.html">sbarchi autonomi</a>, carrette improvvisate sganciate da <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/ritorna-luso-nave-madre-ad-agrigento-boom-sbarchi-1865331.html">navi madri</a> oppure veri e propri &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/nuovo-allarme-sullimmigrazione-ora-arrivano-mezzi-1874599.html">sbarchi di lusso</a>&#8220;, migliaia di tunisini sono partiti dalle coste del proprio Paese per giungere in Italia. Il Viminale specialmente aveva assoluta necessità di avere, dall&#8217;altro capo del Mediterraneo, un interlocutore stabile con cui poter dialogare per provare a mettere freno a questo andamento.</p>
<p>Adesso che il governo tunisino è caduto però, tutto potrebbe risultare molto più difficile. Se da un lato è vero che fino alla nomina di un nuovo premier i ministri uscenti resteranno in carica, è altrettanto vero però che nessuno può andare oltre la gestione dell&#8217;ordinaria amministrazione. Dunque, sarà impossibile per l&#8217;Italia negoziare accordi od intese per provare a dirimere la questione migratoria ed a ridimensionare i flussi. Ma non solo: a livello interno, la crisi di governo innescatasi in Tunisia potrebbe dare ai gruppi di trafficanti di esseri umani l&#8217;impressione di poter operare più tranquillamente in un contesto contrassegnato da nuova instabilità politica. Con conseguente possibile aumento nel numero delle partenze dal Paese nordafricano.</p>
<h2>Come si è arrivati alla crisi in Tunisia</h2>
<p>Adesso assicurare un nuovo esecutivo in seno all&#8217;amministrazione tunisina appare alquanto difficile. Del resto, già per formare il governo di Elyes Fakhfakh ci sono voluti mesi: <a href="https://it.insideover.com/politica/in-due-settimane-si-decidera-il-futuro-della-tunisia.html">dopo le elezioni dell&#8217;ottobre del 2019</a>, dove nessuna forza partitica era riuscita ad avere una chiara maggioranza, si è arrivati all&#8217;indicazione del nome dell&#8217;ex manager della Total dopo quattro intensi mesi di trattative. Soltanto a febbraio si era riusciti a dare vita alla nuova compagine, con l&#8217;appoggio di diverse formazioni in grado di assicurare una maggioranza a sostegno del nuovo premier. Ma l&#8217;eccessivo frazionamento interno al parlamento uscito dalle legislative non faceva prevedere tempi molto lunghi di durata. Molte le divergenze interne alla stessa coalizione di governo: il premier Fakhfakh è infatti rappresentante di <strong>Ettakatol</strong>, partito di centro &#8211; sinistra che nelle legislative non ha preso alcun seggio, mentre 6 dei suoi 32 ministri fanno parte di Ennadha, la formazione vicina ai Fratelli Musulmani.</p>
<p>Proprio quest&#8217;ultima, già a giugno, ha posto le basi per la fine dell&#8217;esperienza di governo di Fakhfakh. Prima le accuse di conflitto di interesse, poi la promozione di una mozione di sfiducia da presentare assieme ad altri partiti, alcuni dei quali della stessa oramai ex maggioranza. Nel giro di poche settimane il quadro politico si è repentinamente deteriorato, fino ad arrivare all&#8217;incontro decisivo tra Fakhfakh ed il presidente Saied dopo il quale sono state sancite le dimissioni del premier.</p>
<h2>Le prospettive future</h2>
<p>Presente all&#8217;incontro tenuto all&#8217;interno di Palazzo dei Cartaginesi vi era anche <strong>Rached Ghannouchi</strong>: quest&#8217;ultimo è presidente del Parlamento ma soprattutto numero uno di Ennadha. Si tratta quindi forse del principale artefice della crisi di governo. Da qui le molte indiscrezioni che circolano da giorni sulla Tunisia: possibile una deriva spiccatamente marcata verso i Fratelli Musulmani? Ennadha, in particolare, vorrebbe vedere come nuovo primo ministro un membro del partito oppure una personalità ad esso vicina. E questo dopo che, per l&#8217;appunto, la formazione politica esprime già il presidente del parlamento mentre il presidente della Repubblica, pur non essendo vicino alla linea della Fratellanza, viene considerato filo conservatore. In poche parole, il Paese nordafricano potrebbe a breve essere governato da forze conservatrici o vicine all&#8217;Islam politico, a loro volta vicine al <strong>Qatar</strong> ed alla <strong>Turchia</strong> di Erdogan. Anche questa, tutto sommato, non è proprio una bella notizia per l&#8217;Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/in-tunisia-cade-il-governo-italia-senza-interlocutori-sull-immigrazione.html">In Tunisia cade il governo, Italia senza interlocutori sull&#8217;immigrazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Tunisia sul mercato delle grandi potenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-sul-mercato-delle-grandi-potenze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 06:42:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisia (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel primo paese di provenienza dei migranti sbarcati illegalmente in Italia nel 2019 la situazione si sta facendo esplosiva. La crisi economica dovuta alla pandemia di Covid-19 in Tunisia rischia riaccendere le proteste nella culla della primavera araba. E di fornire un’opportunità a chi brama di controllare un paese strategico per vincere la guerra in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-sul-mercato-delle-grandi-potenze.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-sul-mercato-delle-grandi-potenze.html">La Tunisia sul mercato delle grandi potenze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tunisia-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel primo paese di provenienza dei <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2019.pdf">migranti sbarcati</a> illegalmente in Italia nel 2019 la situazione si sta facendo esplosiva. La crisi economica dovuta alla pandemia di Covid-19 in <strong>Tunisia</strong> rischia riaccendere le proteste nella culla della primavera araba. E di fornire un’opportunità a chi brama di controllare un paese strategico per vincere la guerra in <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-mappa-dei-combattenti-stranieri.html"><strong>Libia</strong></a> e controllare le rotte del Mediterraneo centrale. Il primo ministro <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-ha-un-nuovo-governo.html">Elyes Fakhfakh</a> ha pubblicamente <a href="https://www.france24.com/en/africa/20200513-we-ve-managed-to-keep-covid-19-under-control-in-tunisia-prime-minister-fakhfakh-says">annunciato</a> l’esistenza di un buco di bilancio di ben 5 miliardi dollari. Un’ammissione che ha scatenato uno scontro geopolitico per il controllo di ciò che resta della democrazia nata dalla rivoluzione dei gelsomini del 2011. Uno scontro che coinvolge anche l’<strong>Italia</strong>, fisicamente legata alla Tunisia dal “cordone ombelicale” del Trans Mediterranean Pipeline – <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/transmed-algeria-gas-italia.html">Transmed</a></strong>, il gasdotto che importa circa il 15-20 per cento del nostro fabbisogno di gas naturale.</p>
<h2>Un condominio affollato</h2>
<p>Il partito islamico <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html"><strong>Ennahda</strong></a>, maggioritario in parlamento con i suoi 52 seggi e determinante nell’esecutivo, sta cercando di spostare il paese verso l’asse <strong>Turchia</strong>&#8211;<strong>Qatar</strong>. Ma l’influenza della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratellanza musulmana</a> è controbilanciata dal primo ministro Fakhfakh, ex manager della società petrolifera francese Total con buone entrature a Parigi. Gli stretti rapporti della <strong>Francia</strong> con gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, nemico “naturale” del Qatar e della Turchia, rendono la Tunisia una sorta di “condominio” tra paesi arabi sunniti rivali. Con l’Italia affacciata alla finestra nel tentativo di mantenere una posizione di equilibrio per ritagliarsi un ruolo di mediazione, anche e soprattutto in <strong>chiave libica</strong>.</p>
<h2>La chiave per la Libia</h2>
<p>La Tunisia è un paese piccolo ma importante. La sua popolazione di 12 milioni di individui può apparire poca cosa in confronto ai <a href="https://www.agenzianova.com/a/5e42b12aacd061.71214648/2804841/2020-02-11/egitto-boom-demografico-popolazione-supera-i-100-milioni-di-abitanti">100 milioni di abitanti</a> dell’Egitto. E’ un paese privo di significative risorse petrolifere, con un tessuto industriale formato soprattutto da piccole e medie imprese che producono per grandi marchi occidentali. Esporta fosfati e olio d’oliva, vive di turismo. Ma la sua posizione geografica è strategica: lo è stata fin dai tempi dei Cartaginesi e lo è ancora oggi. Il <strong>deserto</strong> di 450 chilometri al confine con la Libia e l’isola di <a href="https://www.agenzianova.com/a/5cc58cddcdf614.82952253/2412723/2019-04-23/libia-portavoce-presidenza-tunisia-interviene-sul-caso-delle-presunte-spie-francesi-2/linked"><strong>Djerba</strong> </a>&#8211; distante appena 100 miglia nautiche da Tripoli &#8211; rendono la Tunisia una pedina fondamentale nello scacchiere regionale. Si tratta, in altre parole, di un paese decisivo nella piccola “<a href="https://it.insideover.com/guerra/lombra-delle-armi-chimiche-in-libia.html">guerra mondiale</a>” che si combatte nell’ex Jamahiriya di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Muammar Gheddafi</strong></a>.</p>
<h2>Lo scontro il parlamento</h2>
<p>E’ in questo scenario che vanno lette le <a href="https://lapresse.tn/61390/acheminement-daides-turques-vers-la-libye-via-la-tunisie-le-vrai-du-faux/">polemiche</a> per l’arrivo di un velivolo della <strong>Turchia</strong> del “Sultano” <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener">Recep Tayyip Erdogan</a>, campione della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html" target="_blank" rel="noopener">Fratellanza musulmana</a>, carico “aiuti medici” per la Libia all&#8217;aeroporto internazionale di Djerba. È in questo contesto che va inserito il duro <a href="https://www.businessnews.com.tn/Abir-Moussi--Le-Parlement-ne-doit-pas-devenir-le-bras-de-Rached-Ghannouchi-!,520,98172,3">scontro</a> in parlamento tra la vulcanica Abir Moussi, presidente del blocco del Partito dei desturiani liberi (Pdl, il partito anti-islamico nostalgico del passato regime di Ben Ali), finita sotto scorta e <a href="https://lapresse.tn/61550/la-presidence-de-larp-exprime-son-soutien-a-abir-moussi-suite-a-la-menace-terroriste-qui-pese-sur-elle/">minacciata di morte</a>, ed Ennahda, incluso il potente presidente del parlamento Rachid Ghannouci, leader del partito musulmano, sulla proposta di legge (poi <a href="https://www.middleeastmonitor.com/20200501-tunisia-parliament-postpones-session-to-discuss-agreements-with-turkey-and-qatar/">bocciata</a> in aula) su una serie di accordi bilaterali di investimento con la Turchia e il Qatar Fund for Development (<strong>Qfd</strong>, agenzia di sviluppo del Qatar). Proposta arrivata dopo una controversa visita a sorpresa dello stesso Ghannouchi in Turchia l&#8217;11 gennaio per &#8220;promuovere la pace in Libia&#8221; in colloqui con Erdogan al Palazzo presidenziale di Dolmanbahce.</p>
<h2>Ghannouci sotto attacco</h2>
<p>Lo “Sceicco” Ghannouci ora è sotto attacco su più fronti e deve difendersi anche dal &#8220;fuoco amico&#8221;. L&#8217;anziano leader islamico ha smembrato l’ufficio esecutivo del partito costituendone uno provvisorio e chiedendo al Consiglio della Shura l’elezione di un nuovo ufficio in pochi giorni. Ma è una mossa che rischia di trasformarsi in un <strong>boomerang</strong>. Il numero due del movimento Samir Dilou ha <a href="https://www.businessnews.com.tn/article,534,98404,3">dichiarato</a> pubblicamente che il partito sta attraversando “la sua fase più difficile dopo la rivoluzione” del 2011. Non riuscendo a trovare uomini di fiducia,Ghannouci ha optato per un <strong>arrocco</strong> attorno alla sua figura. Ma la manovra denota debolezza e i rivali che da tempo affilavano i coltelli non aspettavano altro. &#8220;Il movimento ha combattuto sin dalla sua fondazione contro ‘i presidenti a vita’ e contro la modifica delle leggi fondamentali&#8221;, ha dichiarato Dilou.</p>
<h2>Il vuoto lasciato da Essebsi</h2>
<p>La crisi del movimento musulmano dovrebbe compattare il fronte laico, ancora diviso dopo la morte dell’ex presidente Beji Caid Essebsi. Il problema è che non sembrano esserci figure all’altezza. L’attuale capo dello Stato, Kais Saied, ha lanciato un duro <a href="http://www.webdo.tn/2020/05/12/kais-saied-denonce-la-misere-politique-en-tunisie/">monito</a> diretto all’intera classe politica del paese nordafricano. “La miseria in cui viviamo oggi è accompagnata solo dalla miseria politica, che ne è la causa&#8221;, ha tuonato il capo dello Stato durante una visita nella città meridionale di Kebili, circa 350 chilometri a sud di Tunisi. Egli stesso, tuttavia, sembra più intento a mostrarsi “un uomo del popolo” che a risolvere la profonda crisi politica, economica e sociale in cui è sprofondato il paese. Saied, inoltre, è un considerato conservatore sui diritti civili con idee più vicine a Enanhda che ai partiti &#8220;modernisti&#8221;.</p>
<h2>Incognita post-coronavirus</h2>
<p>La Tunisia è stata colpita solo marginalmente dal <strong>coronavirus</strong> (mille individui  positivi su circa 30 mila test, con circa 50 decessi totali e 800 guariti), ma il &#8220;lockdown&#8221; anti-Covid ha avuto un grave impatto dal punto di vista economica e sociale. Secondo le <a href="https://www.ebrd.com/what-we-do/economic-research-and-data/rep.html">prospettive economiche regionali</a> della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), l’economia del paese subirà una contrazione del -2,5 per cento nel 2020. Una <strong>frenata</strong> dovuta in particolare alle conseguenze delle misure di contenimento applicate sia in patria che nei principali paesi partner, in particolare in Europa. Contestualmente, un recente <a href="https://www.agenzianova.com/a/5ebbd634682073.60651845/2935220/2020-05-13/tunisia-254-proteste-e-30-casi-di-suicidio-ad-aprile">rapporto</a> del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftes) ha registrato ben 254 proteste collettive e 30 casi e tentativi di suicidio nel solo mese di aprile. Una situazione che preannuncia una possibile esplosione sociale nel periodo post-coronavirus.</p>
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		<item>
		<title>La Tunisia ha un nuovo governo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-ha-un-nuovo-governo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 11:06:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elyes Fakhfakh (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo quattro mesi di pericoloso vuoto politico e continui rinvii, la Tunisia ha finalmente un nuovo governo. Il parlamento del Paese culla della primavera araba ha votato ieri la fiducia all&#8217;esecutivo guidato da Elyes Fakhfakh, un ex ingegnere della compagnia petrolifera francese Total già ministro del Turismo e delle Finanze dopo la rivoluzione del 2011. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-ha-un-nuovo-governo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elyes Fakhfakh (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Elyes-Fakhfakh-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo quattro mesi di pericoloso vuoto politico e continui rinvii, la <strong>Tunisia</strong> ha finalmente un nuovo governo. Il parlamento del Paese culla della primavera araba ha votato ieri la fiducia all&#8217;esecutivo guidato da <strong>Elyes Fakhfakh</strong>, un ex ingegnere della compagnia petrolifera francese <strong>Total</strong> già ministro del Turismo e delle Finanze dopo la rivoluzione del 2011. L&#8217;Assemblea dei rappresentanti del popolo ha votato a tarda notte, dopo 14 ore di discussione, la squadra proposta da Fakhfakh con 129 voti favorevoli, 77 contrari e un’astensione su un totale di 207 deputati presenti (217 totali). Il varo del nuovo esecutivo chiude un lungo periodo di gestazione caratterizzato da tensioni e sospetti che, nei fatti, ha esacerbato una crisi politica, economica e sociale potenzialmente esplosiva a poche miglia nautiche dalle coste italiane. Senza contare che la Tunisia è esposta alle ripercussioni della crisi in Libia, dove la tregua esiste solo sulla carta, la guerra va avanti e proprio ieri è saltato il dialogo politico guidato dall’Onu a Ginevra. Il partito islamico <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html">Ennahda</a> </strong>dovrebbe essere più forte che nel precedente esecutivo guidato dal laico Youssef Chahed, leader del partito Tahya Tounes, con tutte le conseguenze del caso sul posizionamento regionale del Paese che ha appena ricevuto la vista ufficiale di <strong>Tamim bin Hamad al Thani</strong>. Il potente emiro del Qatar, Paese leader della <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratellanza musulmana</a></strong> insieme alla Turchia di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener">Recep Tayyip Erdogan</a>, ha promesso ingenti investimenti nel Paese arabo più vicino alle coste dell’Italia, ma non è ben chiaro quale sia la contropartita.</p>
<h3>Il ruolo di Ennahda</h3>
<p><a href="https://www.agenzianova.com/a/5e577c700247d0.32893784/2827084/2020-02-26/tunisia-stasera-ultima-possibilita-per-formare-un-nuovo-governo-o-il-paese-tornera-alle-urne/linked" target="_blank" rel="noopener">Come sottolinea un’analisi di <em>Agenzia Nova</em></a><em>,</em> il movimento islamico tunisino ha fatto pesare nelle trattative per la formazione del governo i <strong>54 seggi</strong> conquistati in occasione delle elezioni legislative dello scorso ottobre, primo partito in assoluto, ottenendo ben <strong>sette</strong> ministri nel nuovo esecutivo. Si tratta dei ministri dei Trasporti Anouar Maarouf, delle Collettività locali Lofti Zitoun, dell’Agricoltura Oussama Kheriji, dell’Equipaggiamento Moncef Selliti, della Salute Abdellatif Makki, dell’Insegnamento superiore Slim Choura, della Gioventù e dello Sport Ahmed Gaaloul. Altri due ministri cosiddetti “indipendenti” del governo Fakhfakh, inoltre, sono considerati molto vicini a Ennahda: si tratta del ministro dell’Interno Hichem Mechichi e di quello delle Tecnologie Mohamed Fadhel Kraiem. Due dossier cruciali, come quello della sicurezza e delle telecomunicazioni, sono dunque in mano al partito dello sceicco <strong>Rachid Ghannouci</strong>, leader di Ennahda nonché presidente del parlamento. La partita per il controllo del ministero della Giustizia resta invece incerta: la nuova ministra Thouraya Jeribi, prima donna a ricoprire questo incarico nella storia del Paese, è una giurista di formazione ed è considerata una “tecnica” super partes.</p>
<h3>Chi è il nuovo premier incaricato</h3>
<p>Classe 1972, il nuovo premier incaricato è un social-democratico ex ministro della “<strong>troika</strong>”, il triumvirato Ennahda-Ettakol-Congresso della repubblica durante il quale il Paese rischiò di sprofondare nel caos e nella guerra civile. In quegli anni Chokri Belaid, leader del partito di sinistra al Watan, venne freddato il 6 febbraio 2013 davanti alla sua abitazione nel quartiere di El Menzah, a Tunisi, e Mohamed Brahmi, altro esponente della sinistra tunisina, fu assassinato nel 25 luglio del 2013. I mandanti degli omicidi restano ignoti, ma la magistratura sta indagando sul presunto coinvolgimento del servizio segreto “parallelo” di <strong>Ennahda</strong> (ecco perché è importante il controllo del ministero della Giustizia). Nonostante il partito Ettakattol appartenga alla famiglia social-democratica, il nuovo premier incaricato è considerato in patria come un politico di centro-destra. Vicino alla sinistra francese e appoggiato dall’Internazionale socialista, Fakhfakh è legato al Fondo monetario internazionale (<strong>Fmi</strong>) che finora ha già erogato alla Tunisia circa 1,6 miliardi di dollari. Non solo: all’inizio della carriera ha lavorato per la società petrolifera francese Total con l’incarico di risolvere problematiche tecniche ed organizzative nei siti europei, statunitensi e asiatici.</p>
<h3>Il dossier libico</h3>
<p>Il nuovo governo della Tunisia potrebbe comportare un riposizionamento del Paese sullo scacchiere internazionale, avvicinando il Paese alle istanze della Turchia e del movimento globale dei Fratelli musulmani. Gli effetti si vedrebbero in particolare sulla crisi in <strong>Libia</strong>: una Tunisia a trazione islamista potrebbe garantire l’ingresso di armi, uomini e mezzi di militari turchi e mercenari siriani in Libia attraverso il confine terrestre. Forse non è un caso che il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Khalifa Haftar</strong></a>, l’uomo forte della Cirenaica che assedia Tripoli dal 4 aprile scorso ed è appoggiato da <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> ed <strong>Egitto</strong>, si stia avvicinando sempre di più al valico di frontiera di <a href="https://www.agenzianova.com/a/5e5243264b5076.62414262/2821677/2020-02-23/libia-haftar-minaccia-di-prendere-il-complesso-energetico-di-mellitah-e-il-valico-di-ras-jedir">Ras Jedir</a>, unico punto di confine con la Tunisia controllato dal Governo di accordo nazionale (Gna). La Libia è in dossier sul quale la Tunisia ha avuto di recente un ruolo marginale. Esclusa dall’Europa e invitata solo all’ultimo alla Conferenza di Berlinp, non stupisce che di recente la Turchia abbia <a href="https://formiche.net/2019/12/erdogan-libia-tunisi/">chiesto</a> a Tunisi di appoggiare il proprio intervento militare a sostegno del Governo di accordo nazionale (Gna).</p>
<h3>La questione migranti</h3>
<p>Il varo del governo Fakhfakh è importante anche per <strong>l’Italia</strong>, che ritroverebbe così un importante interlocutore in materia di lotta ai flussi irregolari di migranti. Vale la pena ricordare che la Tunisia è prima nazione di provenienza dei migranti illegali sbarcati in Sicilia nel 2019 (<a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2019.pdf" target="_blank" rel="noopener">almeno <strong>2.654</strong> secondo i dati del Viminale</a>). Fra Italia e Tunisia è in vigore un accordo bilaterale che prevede il rimpatrio di 80 persone con due voli charter due volte a settimana. E’ intenzione della autorità italiane aumentare il ritmo del rimpatrio dei tunisini irregolari, ma bisogna vedere quale sarà l’orientamento del nuovo governo tunisino da questo punto di vista. E in merito alla possibilità di creare degli “hotspot” per migranti e profughi dalla Libia, finora i tunisini hanno sempre risposto picche.</p>
<h3>Le priorità del nuovo governo</h3>
<p>Presentando il suo programma in parlamento, il nuovo premier ha indicato tre priorità politiche (lotta alla criminalità organizzata, guerra contro terrorismo e tolleranza zero contro la corruzione politica) e ben sette priorità economiche e sociali:</p>
<ol>
<li>Lotta al contrabbando e agli speculatori</li>
<li>Incentivi alle aziende attive nei settori strategici, agli investitori e agli esportatori</li>
<li>Contrasto dell’evasione fiscale e stretta sullo sperpero di denaro pubblico</li>
<li>Controllo del debito e uso dei fondi internazionali per investimenti</li>
<li>Difesa del dinaro tunisino e controllo dell’inflazione</li>
<li>Valorizzazione dei fosfati e del bacino minerario del sud</li>
<li>Protezione delle categorie dei lavoratori più vulnerabili</li>
</ol>
<p>Il programma di governo, secondo Fakhfakh, “coinvolge tutte le categorie sociali, specialmente in questo momento che i tunisini aspettano l&#8217;inizio di una ripresa economica”. Il nuovo premier troverà un Paese con le casse pubbliche sono sempre più vuote, una popolazione è inquieta e delusa da una rivoluzione che doveva cambiare tutto ma che di fatto non ha cambiato niente.</p>
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		<title>La Tunisia rischia nuove elezioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tunisia-rischio-nuove-elezioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 06:31:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni in Tunisia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisi proteste (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348-1024x538.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mesi burrascosi per Tunisi: la strada per un nuovo governo sembra davvero in salita. Il capo del governo designato, Elyes Fakhfakh, ha proposto un nuovo gabinetto sabato scorso. La formazione proposta dovrà essere approvata dal parlamento, ora profondamente frammentato, o ci saranno nuove elezioni. Ma con i partiti più grandi o contrari alla sua coalizione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tunisia-rischio-nuove-elezioni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisi proteste (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Tunisia-proteste-a-Tunisi-La-Presse-e1582025491348-1024x538.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mesi burrascosi per Tunisi: la strada per un nuovo governo sembra davvero in salita. Il capo del governo designato, <strong>Elyes Fakhfakh</strong>, ha proposto un nuovo gabinetto sabato scorso. La formazione proposta dovrà essere approvata dal parlamento, ora profondamente frammentato, o ci saranno nuove elezioni. Ma con i partiti più grandi o contrari alla sua coalizione o non entusiasti della sua composizione, Fakhfakh potrebbe avere difficoltà a ottenere la maggioranza parlamentare necessaria per qualsiasi programma politico significativo.</p>
<h2>Il ritiro di Ennahda e la nuova squadra di governo</h2>
<p>Il 24 gennaio, il Fakhfakh aveva annunciato che dieci partiti politici avevano espresso la volontà di partecipare al prossimo governo. I partiti in questione erano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html">Ennahda</a>, la Corrente democratica (22 deputati), i rivoluzionari della Dignity Coalition (18 deputati), il Movimento popolare (15 deputati), Tahya Tounes (14 deputati), Machrouu Tounes (4 deputati), la Republican People&#8217;s Union (due deputati), Nidaa Tounes (tre deputati), Tunisian Alternative (tre deputati) e Afek Tounes (due deputati). Fakhfakh aveva anche aggiunto che il partito Heart of Tunisia e il Partito Destouriano libero (costituzional- liberale / 17 deputati) sarebbero stati fuori dall&#8217;alleanza del governo, sottolineando che: &#8220;Non esiste democrazia senza una vera opposizione&#8221;.</p>
<p>Il partito di <strong>ispirazione islamica</strong> Ennahdha, con 53 seggi, aveva in precedenza affermato che avrebbe compartecipato ad <a href="https://it.insideover.com/politica/in-tunisia-avanza-l-ipotesi-di-un-governo-di-unita-nazionale.html">un governo di unità nazionale</a> rappresentativo di tutto lo spettro politico tunisino. Il movimento, però, ha ritirato il proprio appoggio a Fakhfakh: l’annuncio è arrivato dal presidente del Consiglio della Shura, Abdelkarim Harouni, nel corso di una conferenza stampa a Tunisi. Diviene così improbabile che il nuovo esecutivo possa ottenere la fiducia dell&#8217;Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp), il parlamento monocamerale nazionale. Fakhfakh sabato ha presentato ai partiti e ai gruppi parlamentari la <strong>composizione finale della sua squadra di governo</strong>: ai dicasteri fondamentali troviamo Nizar Yaich alle Finanze, Nourredine Erray ministro degli Esteri e Imed Hazgui come ministro della Difesa. Alla riunione hanno preso parte i rappresentanti di Ennahda, della Corrente democratica, del Movimento del popolo, del partito Tahya Tounes e del blocco di Riforma nazionale. Fakhfakh ha incontrato anche i delegati della coalizione islamista Al Khafama e di Al Moustakbal, ma non i leader del partito politico Qalb Tounes, seconda forza politica del paese, né quelli del Partito desturiano libero (Pdl).</p>
<h2>Il successivo via libera di Ennahda al governo Fakhfakh</h2>
<p>La svolta è arrivata il 20 febbraio. Ennhada ha accettato il nuovo esecutivo. Tunisi supera, dunque, l’<i>impasse</i> politico che nelle ultime settimane aveva fatto temere il ricorso a nuove elezioni. Il nuovo gabinetto adesso marcia compatto verso l’esame finale del <b>26 febbraio prossimo</b>, quando dovrà ottenere la fiducia del parlamento: saranno necessari 109 voti, ovvero la maggioranza assoluta per confermare l’esecutivo. È’ stato proprio il timore di ricorrere nuovamente alle urne che ha inciso nel cambio di rotta del movimento islamico moderato: una questione di responsabilità istituzionale che ha voluto risparmiare ai cittadini tunisini il rischio di tornare a votare in un momento in cui il Maghreb e il Medio Oriente sono scossi da crisi e conflitti. Ma è anche l’urgenza di riforme economiche efficaci, in grado di arginare il detrimento delle finanze dello Stato, che ha indotto la dirigenza di Ennahda ad optare per un operazione di riconciliazione nazionale. Resterà all’opposizione Qalb Tounes, il partito guidato dal filantropo Nabil Karoui, la cui partecipazione al governo di unità nazionale era stata posta come condizione proprio da Ennahda. Nel nuovo esecutivo Ennahda ottiene bene sette dicasteri: Trasporti, Collettività locali, Agricoltura, Equipaggiamento, Salute, Insegnamento superiore, Gioventù e sport.</p>
<h2>Stabilità a rischio e fragilità economica</h2>
<p>A differenza delle altre <strong>primavere arabe</strong> cadute in disgrazia, il caso algerino presentava e presenta numerose eccezioni. Il paese ha mantenuto in piedi un sistema democratico ed è riuscito a tenere elezioni libere ed eque. A seguito delle cosiddette primavere arabe la maggior parte dei paesi coinvolti è precipitata in un inferno fatto di dispute, conflitti e guerre civili. Tuttavia, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-governo-della-tunisia-non-avra-vita-facile.html">l’economia tunisina rimane molto fragile</a> con una spesa pubblica in costante aumento ed una bilancia commerciale in procinto di crollare.</p>
<p>I numeri parlano chiaro: nel 2018, il <strong>deficit commerciale</strong> della Tunisia ha raggiunto un record di 19,04 miliardi di dinari, rispetto a 15,59 miliardi di dinari nel 2017 e 12,6 miliardi di dinari nel 2016, secondo i dati pubblicati dal National Institute of Statistics. Inoltre, le importazioni della Tunisia sono diminuite del 20% nel 2018, rispetto al 19,8% nel 2017, raggiungendo un valore totale di circa 60 miliardi di dinari, rispetto a circa 50 miliardi di dinari nel 2017. L’economia tunisina non è in buone condizioni e presenta una serie di sfide chiave da affrontare. L&#8217;elevata disoccupazione, le richieste insoddisfatte di giustizia sociale, l&#8217;aumento della corruzione e un&#8217;insostenibile traiettoria macroeconomica, minacciano tutti i recenti progressi politici.</p>
<p>Il nuovo governo, quando vedrà la luce, dovrà occuparsi di <strong>risanare i conti pubblici</strong>, riequilibrare i tassi di occupazione, fermare il dilagare di attività economiche illegali come il contrabbando, potenziare gli investimenti, riabilitare settori strategici come la produzione di fosfati e gas che hanno subito uno shock dopo la rivoluzione.</p>
<h2>Quel che resta dei gelsomini</h2>
<p>L&#8217;<em>impasse</em> politico attuale può essere interpretato in due modi di segno opposto: potrebbe essere il segno di una maturazione democratica, dove lo scontro parlamentare viaggia lungo le dicotomie fiducia/sfiducia, maggioranza/opposizione oppure può essere percepito come segno di un caos che precede la tempesta. Ma davvero tornare alle urne può generare una minaccia per Tunisi? La transizione avviatasi dopo le proteste del 2010/2011, aveva dato vita ad un delicato momento di riforme frutto di un <strong>compromesso</strong> tra le principali forze politiche, sindacali, esponenti della società civile e delle organizzazioni. Un successo annunciato, quello che portò a una partecipazione elettorale che sfiorò il 90%, sancendo la vittoria proprio di Ennahda ma anche dei laici del Congresso per la Repubblica, guidati da Moncef Marzouki. Alla ricetta tunisina si è aggiunta una scolarizzazione che sfiora percentuali altissime, che ha reso obbligatori i primi nove anni di istruzione, e un movimento femminista combattivo fin dagli anni Cinquanta. I giovani tunisini sono impregnati oggi di questi buoni ingredienti che preservano anche quando scendono in piazza, qui dove politica laica e quella islamista hanno creato una mescola fertile che ha creato i presupposti per la tenuta democratica del Paese, almeno fino ad oggi.</p>
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