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	<title>Niger Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 14 Jul 2025 03:17:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Niger Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Sahel, il fronte caldo del jihadismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-fronte-caldo-del-jihadismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 03:17:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al-Qaeda nel Maghreb Islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Mentre l’attenzione dell'Occidente è concentrata su Ucraina e Gaza, una guerra silenziosa ridisegna l'Africa occidentale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-fronte-caldo-del-jihadismo.html">Sahel, il fronte caldo del jihadismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/sahel-in-ebollizione-mali-burkina-faso-e-niger-mettono-lalgeria-sotto-accusa.html"> Sahel è oggi la frontiera più calda del jihad globale. </a></strong>Mentre l’attenzione occidentale è concentrata su Ucraina, Gaza e il confronto con la Cina, una guerra silenziosa ma brutale sta ridisegnando gli equilibri di potere in Africa occidentale. Protagonista di questa trasformazione è Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), la costola di<strong> Al-Qaeda nel Sahel, </strong>che negli ultimi mesi ha accelerato la sua offensiva militare e politica.</p>



<p>Ma dietro JNIM si muove un ecosistema più ampio, in cui convivono e competono altri attori jihadisti come lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Un intreccio di alleanze, rivalità e strategie convergenti che fanno del Sahel un laboratorio per la jihad 2.0.</p>



<h2 class="wp-block-heading">JNIM: massacri, negoziati e controllo politico</h2>



<p>Nato nel 2017 dalla fusione di diversi gruppi jihadisti (Ansar Dine, Al-Mourabitoun, la Katiba Macina e altri), JNIM ha scelto la strada del pragmatismo strategico. Non punta a conquistare le capitali o a sfidare frontalmente gli eserciti nazionali, ma <strong>preferisce consolidare il controllo delle aree rurali e dei villaggi più isolati.</strong> La tattica è sempre la stessa: attacchi mirati contro postazioni militari per indebolire lo Stato, seguiti da negoziati con i capi locali. In cambio di tregua e sicurezza, le popolazioni accettano di vivere sotto la <em>sharia</em>, pagare <em>zakat</em> (tasse islamiche) e rinunciare a qualsiasi collaborazione con le autorità.</p>



<p>Secondo l’Institute for the Study of War, JNIM ha condotto dieci attacchi su larga scala da maggio a oggi, <strong>uccidendo centinaia di soldati e civili in Mali e Burkina Faso</strong>. Ma parallelamente ha siglato accordi locali che gli consentono di imporre la propria autorità senza combattere. È un jihad che non si nutre solo di armi, ma anche di relazioni sociali e di una capacità amministrativa rudimentale ma efficace.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ISGS: la concorrenza dello Stato Islamico</h2>



<p>Se JNIM rappresenta la “franchigia” di Al-Qaeda, lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) è il principale concorrente. Nato come branca regionale dell’ISIS, l’ISGS ha una strategia molto più brutale e centralizzata. A differenza di JNIM, che cerca il consenso delle popolazioni locali, ISGS usa il terrore puro come strumento di controllo. Villaggi interi vengono massacrati per piegare la resistenza. Ma questa violenza indiscriminata ha anche indebolito ISGS, alienandogli il sostegno di comunità che, pur diffidando dello Stato, vedono in JNIM un male minore.</p>



<p>I due gruppi si sono affrontati direttamente in più di un’occasione, soprattutto nella zona di confine tra Mali, Niger e Burkina Faso. Tuttavia, la competizione non ha impedito episodi di cooperazione tattica, soprattutto contro le forze governative o i miliziani filo-statali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">AQIM: il “fratello maggiore” nel Maghreb</h2>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-caotica-galassia-jihadista-attiva-nel-sahel-e-la-diatriba-isis-al-qaeda.html">Al-Qaeda nel Maghreb Islamico </a></strong>(AQIM), da anni attivo in Algeria e Libia, mantiene un ruolo di supervisione strategica su JNIM. Le due organizzazioni condividono risorse, combattenti e know-how, ma AQIM evita un coinvolgimento diretto nella guerriglia saheliana, concentrandosi invece sul traffico di armi, droga e migranti attraverso il Sahara. Questa divisione dei compiti consente ad Al-Qaeda di operare su due livelli: una rete jihadista che si radica nel territorio (JNIM) e una struttura logistica che finanzia le operazioni e mantiene aperti i canali con il jihad globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vuoto lasciato dall’Occidente</h2>



<p>L’ascesa di JNIM e dei suoi alleati non sarebbe stata possibile senza il ritiro progressivo delle forze occidentali. La Francia, dopo anni di operazioni militari (Serval e Barkhane), ha deciso di ridurre la sua presenza nel 2022, cedendo il campo ai governi locali e, in molti casi, <strong>ai contractor russi del Gruppo Wagner.</strong> Ma né le forze saheliane né i mercenari di Mosca hanno saputo (o voluto) fermare l’avanzata jihadista. Al contrario, il sostegno russo ai regimi militari di Mali e Burkina Faso ha coinciso con una recrudescenza degli attacchi jihadisti.</p>



<p>Gli Stati Uniti, dal canto loro, si sono limitati a operazioni di droni e intelligence, senza un impegno politico coerente. L’Europa resta spettatrice, timorosa di nuovi flussi migratori ma incapace di proporre una strategia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco delle potenze</h2>



<p>Sul piano geopolitico, il Sahel è ormai un campo di battaglia tra interessi divergenti:</p>



<p>la Russia usa Wagner per consolidare la propria influenza e ottenere accesso alle risorse minerarie. La Cina è interessata solo alla stabilità delle rotte commerciali e continua a investire in infrastrutture, mantenendo una linea ufficiale di “non ingerenza”. La Turchia ha iniziato a fornire armi e droni ad alcuni governi saheliani, cercando spazio in un’area dove storicamente non era presente. L&#8217;Occidente appare diviso tra chi vorrebbe un disimpegno e chi teme che il Sahel diventi la base operativa del prossimo 11 settembre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il prezzo per il Sahel</h2>



<p>Per le popolazioni locali, queste manovre si traducono in carestie, massacri e sfollamenti. Tre milioni di persone sono in fuga, mentre intere regioni sono diventate ingovernabili. <strong>Le ONG denunciano che anche gli aiuti umanitari devono essere contrattati con i comandanti jihadisti</strong>, che li usano per rafforzare il proprio potere.</p>



<p>La strategia di JNIM mostra come Al-Qaeda abbia imparato dagli errori del passato. Non più attentati spettacolari contro l’Occidente, ma radicamento territoriale e controllo sociale. Una jihad meno visibile ma più pericolosa, che punta a costruire un’entità politica di fatto.</p>



<p>Se la comunità internazionale continuerà a ignorare il Sahel, il rischio è che questa regione diventi la nuova base operativa del jihad globale, capace di destabilizzare non solo l’Africa, ma anche l’Europa attraverso il Mediterraneo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Niger, l&#8217;Italia rafforza la sua presenza sul campo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/niger-litalia-rafforza-la-sua-presenza-sul-campo-con-altri-300-soldati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 08:22:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="982" height="656" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ.jpg 982w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ-768x513.jpg 768w" sizes="(max-width: 982px) 100vw, 982px" /></p>
<p>Nell'Africa odierna il prosieguo e rafforzamento della presenza militare italiana in Niger, in sinergia con le forze di Niamey, è utile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/niger-litalia-rafforza-la-sua-presenza-sul-campo-con-altri-300-soldati.html">Niger, l&#8217;Italia rafforza la sua presenza sul campo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="982" height="656" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ.jpg 982w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Gkp06OHWwAEsacQ-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 982px) 100vw, 982px" /></p>
<p>Nel quadro di un contesto geopolitico sempre più agitato in <strong>Africa,</strong> come dimostrato dal perenne caos libico e dalle guerre in <strong>Sudan e Congo,</strong> il prosieguo e <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-lascia-il-sahel-solo-litalia-e-ancora-presente-in-una-regione-cruciale.html">rafforzamento della <strong>presenza militare italiana in Niger</strong>,</a> in sinergia con le forze di Niamey, rappresenta un presidio strategico per l&#8217;intero campo euroatlantico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il piede a terra italiano in Niger</h2>



<p>Una presenza, quella italiana, che è il <strong>piede a terra decisivo </strong>per espandere il Piano Mattei e dargli forma come grande strategia prospettica per influenzare l&#8217;Africa in una fase di crescente penetrazione di attori come <strong>Russia e Cina</strong> e di ritiro degli alleati dell&#8217;Italia, come la Francia che sta via via lasciando tutte le<a href="https://it.insideover.com/politica/africa-cosi-la-russia-occupa-il-vuoto-lasciato-dalla-francia.html"> postazioni nella sua Françafrique </a>e non è nemmeno più la benvenuta in Sahel.</p>



<p>Il 21-22 febbraio il capo di Stato Maggiore della Difesa italiana, generale <strong>Luciano Portolano, si è recato in Niger, prima a Niamey</strong> e poi al comando della Missione Italiana in Niger (Misin), discutendo con il Governo locale le prospettive del futuro schieramento delle truppe di Roma e i comuni interessi strategici. Nonostante il golpe militare di due anni fa, il Niger resta strategico per l&#8217;architettura securitaria dell&#8217;Africa subsahariana e per l&#8217;Italia la sua tenuta conviene decisamente in un contesto di crescente penetrazione delle potenze rivali e di ricerca di un&#8217;agenda comune su lotta al terrorismo e contrasto al traffico di esseri umani.</p>



<p><a href="https://www.insidertrend.it/2025/02/23/difesa/niger-cooperazioni-bilaterali-e-missioni-militari-il-capo-di-stato-maggiore-della-difesa-italiano-in-visita-a-niamey/">Insider Trend</a> ricorda che tra Roma e Niamey &#8220;sono in corso di realizzazione progetti per equipaggiare le unità locali addestrate&#8221; dalle forze italiane, dando al Paese africano &#8220;barchini per il controllo dei movimenti lungo il fiume Niger ed elicotteri AB412 per il controllo del territorio&#8221; e consentendo di potenziare &#8220;il ruolo delle Forze Armate nigerine nell’azione di contrasto delle minacce maggiormente insidiose, quali il terrorismo transnazionale, i tentativi di destabilizzazione, il banditismo e la criminalità organizzata e le migrazioni illegali verso Nord, <strong>in particolare dall’area di Agadez&#8221;</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove forze per l&#8217;Italia</h2>



<p>Nel frattempo, emergono rapporti che vedono l&#8217;Italia pronta a rafforzare la sua missione che prevede uno schieramento massimo di 500 uomini (ad oggi circa 350 gli operativi), garantendo maggiori forze sia al contingente di terra sia al <a href="https://www.congedatifolgore.com/it/dal-2022-la-missione-italiana-in-niger-conta-sul-task-force-group-air-sahel/">Task Force Air Group Sahel </a>che opera dalla Base Aerea 101 del Sahel in sostegno a Misin. Clash Report parla di proposte atte a rafforzare la presenza militare con l&#8217;invio di 300 uomini aggiuntivi e degli aerei cisterna C-27J Spartan e KC-767A per garantire maggiore profondità operativa alle forze ivi stanziate.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Italy, the only European country tolerated in the Sahel post-coup, is expanding its military presence in Niger. Reports estimate around 300 troops, with reinforcements and additional assets, including C-27J Spartan and KC-767A air tankers. <a href="https://t.co/ArOxb0xJH8">pic.twitter.com/ArOxb0xJH8</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://twitter.com/clashreport/status/1894455142465802572?ref_src=twsrc%5Etfw">February 25, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il Niger serve all&#8217;Italia, l&#8217;Italia serve al Niger. Il corollario di questo rapporto è lo scambio informativo che Portolano porta avanti in prima persona, ma non in solitaria. Un anno fa&nbsp;<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">Giovanni Caravelli,</a>&nbsp;capo dei servizi segreti esteri (Aise)</strong>&nbsp;a marzo del 2024 si è recato a Niamey per incontrare il presidente Abdourahmane Tchiani, dialogando delle comune minacce alla sicurezza e della prospettiva operativa per affrontarle e  garantendo la&nbsp;<strong>presenza&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/difesa/il-grande-gioco-dellintelligence-italiana-nellafrica-post-francese.html">dell’intelligence italiana nell’Africa post-francese</a></strong>. </p>



<p>Anche l&#8217;attuale vice di Caravelli all&#8217;Aise,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/omogeneita-capillarita-rapidita-arriva-il-piano-draghi-figliuolo.html">il generale&nbsp;<strong>Francesco Paolo Figliuolo, ha visitato più volte il Paese quando era alla guida del Comando Operativo Vertice Interforze</strong></a>&nbsp;e lo stesso Portolano aveva compiuto una <strong>visita molto di recente, a dicembre</strong>. A gennaio il rilancio del protocollo d&#8217;intesa bilaterale Roma-Niamey è stata la premessa al potenziale rafforzamento di un rapporto strategico e articolato. Da cui dipende una fetta importante della proiezione italiana oltre i confini nazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/niger-litalia-rafforza-la-sua-presenza-sul-campo-con-altri-300-soldati.html">Niger, l&#8217;Italia rafforza la sua presenza sul campo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Francia lascia il Sahel, solo l&#8217;Italia è ancora presente in una regione cruciale</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-francia-lascia-il-sahel-solo-litalia-e-ancora-presente-in-una-regione-cruciale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 14:52:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Mattei]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1399" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1024x746.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1536x1119.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Finisce la presenza militare di Parigi nell'ex Françafrique, e a mostrare bandiera nel Sahel è rimasta in forze solo l'Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-lascia-il-sahel-solo-litalia-e-ancora-presente-in-una-regione-cruciale.html">La Francia lascia il Sahel, solo l&#8217;Italia è ancora presente in una regione cruciale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1399" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1024x746.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1536x1119.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il ritiro della <strong>Francia dal Ciad</strong> ha posto fine all&#8217;epoca della <strong>presenza militare di Parigi nell&#8217;ex Françafrique</strong>, e a mostrare bandiera nel Sahel è rimasta in forze solo l&#8217;<strong>Italia</strong>. Di fronte ai cambi di paradigma geopolitici,<a href="https://it.insideover.com/politica/africa-cosi-la-russia-occupa-il-vuoto-lasciato-dalla-francia.html"> alla crescente sfida russa</a> all&#8217;egemonia transalpina nelle ex colonie, al decadimento dell&#8217;influenza francese fa a dir poco impressione vedere il presidente ciadiano Mahamat Idriss Deby definire gli accordi di cooperazione militare che legavano N&#8217;Djamena e Parigi <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/ciad-e-senegal-basta-basi-militari-francesi-meglio-i-russi-della-wagner.html">“completamente obsoleti”</a></strong> alla luce delle <a href="https://www.africarivista.it/ciad-lesercito-francese-restituisce-lultima-base-nel-sahel/252238/?srsltid=AfmBOooZlpBv8pqRhfJ_8BsPSGOOJ5osmm1DsRJiyRPyPyMKnDzXr0zq">“<strong>realtà politiche e geostrategiche del nostro tempo”</strong>. </a></p>



<p>Parimenti, fa impressione vedere come <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2025/01/10/africa-colonie-francesi">dal 2022 a oggi colpi di Stato, cambi di Governo e prospettive mutate abbiano spinto</a> i governi di <strong>Burkina Faso, Mali e Niger</strong> a rinunciare alla cooperazione militare con Parigi (sono pronti ad aggiungersi Costa d&#8217;Avorio e Camerun) mentre, al contempo, nella lotta al terrorismo e sul fronte della cooperazione per la sicurezza in Niger l&#8217;Italia continua a mostrare bandiera nel quadro di un <strong>rinnovato interesse del Paese per l&#8217;Africa</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Niger è strategico per l&#8217;Italia</h2>



<p>La giunta militare guidata dal 26 luglio 2023 dal generale Abdourahamane Tchiani ha di recente concluso con il governo di Giorgia Meloni un patto di cooperazione militare per il 2025 che farà proseguire la presenza delle forze armate italiane nell&#8217;ex colonia francese ove operano dal 2018. A dicembre a Roma il generale Sani Kache Issa, Segretario generale del Ministero della difesa nigerino ha incontrato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale <strong>Luciano Portolano</strong>. Sono state concordate nuove missioni di addestramento delle forze armate nigerine in termini di cooperazione antiterrorismo. <a href="https://pagineesteri.it/2025/01/10/in-evidenza/italia-niger-piano-di-cooperazione-militare-2025/">Come nota <em>Pagine Esteri</em>, </a>&#8220;le attività vengono svolte&nbsp;nei centri di addestramento di Niamey, Agadez e Arlit; oltre alle esercitazioni in ambito terrestre ed aereo&#8221;, le unità italiane&nbsp;forniscono il&nbsp;know how&nbsp;per “contrastare le attività illegali legate ai traffici illeciti, ai fenomeni migratori e alla criminalità&#8221;.</p>



<p>La <strong>missione di 500 uomini e un centinaio di mezzi</strong> dell&#8217;Esercito Italiano, coordinata dal Comando Operativo Vertice Interforze (Covi), <strong>offre a Roma una capacità d&#8217;influenza</strong> in una regione dove politica e sicurezza si toccano. L&#8217;Italia non è stata interessata dalle richieste di ritiro delle proprie forze armate che ha interessato Francia e Usa dopo il golpe del 2023 e si trova di fronte a un dilemma securitario: da un lato, avere a che fare con un governo <strong>indubbiamente legato a rivali del campo occidentale, come la Russia</strong>; dall&#8217;altro, dover presidiare l&#8217;area in nome dell&#8217;intero sistema euroatlantico e <strong>dover sviluppare informazioni e analisi di scenario</strong> per capire quanto le rotte criminali e terroristiche passanti per il Sahel e dirette verso il Sahara possano, tramite il Niger, trasportare minacce alla sicurezza nazionale affrontabili in profondità. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza e sviluppo, l&#8217;Italia in forze in Africa</h2>



<p>Non a caso <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">Giovanni Caravelli,</a> capo dei servizi segreti esteri (Aise)</strong> a marzo si è recato a Niamey per incontrare Tchiani, seguendo di poco in Niger <a href="https://it.insideover.com/politica/omogeneita-capillarita-rapidita-arriva-il-piano-draghi-figliuolo.html">il generale <strong>Francesco Paolo Figliuolo, ai tempi comandante del Covi</strong></a> e garantendo la <strong>presenza <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-grande-gioco-dellintelligence-italiana-nellafrica-post-francese.html">dell&#8217;intelligence italiana nell&#8217;Africa post-francese</a></strong>. Per l&#8217;Italia, la presenza sul terreno in Niger è l&#8217;architrave su cui posa una strategia d&#8217;influenza su più direttrici. </p>



<p>In campo militare, ai due estremi dell&#8217;Africa si segnala l&#8217;impegno anti-pirateria nel Golfo di Guinea, tornato con la crisi del Mar Rosso del 2024 centrale per il rilancio della <strong>rotta del Capo di Buona Speranza</strong>&nbsp;e il&nbsp;<a href="https://www.true-news.it/venti-di-guerra/mediterraneo-non-finisce-suez-mar-rosso-ammiraglio-sanfelice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“ritorno” a&nbsp;<strong>Vasco da Gama</strong></a> conosciuto dai commerci marittimi, e il parallelo impegno nel Mar Rosso stesso<a href="https://www.true-news.it/venti-di-guerra/golfo-di-guinea-litalia-e-il-gendarme-contro-la-pirateria"> iniziato con la missione europea Aspides.</a> </p>



<p>In mezzo, gli interessi economici dei colossi italiani, energetici e non solo, e la strategia di cooperazione del <strong>Piano Mattei</strong> che nel 2025 si amplierà a cinque nuovi Paesi: Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal. Insomma, in Africa l&#8217;Italia c&#8217;è. E lo strumento militare è una tappa di una presenza più ampia, non un surrogato a un&#8217;influenza perduta. La grande differenza con la Francia è tutta qui. Ora sta a Roma capitalizzare questo dinamismo in termini di sicurezza, rafforzamento dei legami bilaterali, cooperazione e opportunità di business.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-lascia-il-sahel-solo-litalia-e-ancora-presente-in-una-regione-cruciale.html">La Francia lascia il Sahel, solo l&#8217;Italia è ancora presente in una regione cruciale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L’alleanza militare nel Sahel, un altro passo per allontanarsi dell&#8217;Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lalleanza-militare-nel-sahel-un-altro-passo-per-allontanarsi-delloccidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 08:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo cooperazione militare]]></category>
		<category><![CDATA[postcolonialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Burkina Faso, Mali e Niger annunciano la nascita di una forza militare congiunta ma il vero obiettivo è la creazione di uno spazio economico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lalleanza-militare-nel-sahel-un-altro-passo-per-allontanarsi-delloccidente.html">L’alleanza militare nel Sahel, un altro passo per allontanarsi dell&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’<strong>Africa</strong> ha fame di riscatto e, per soddisfare questo bisogno, il primo passo che compie è l’unione delle forze in ambito militare. <strong>Burkina Faso</strong>, <strong>Mali</strong> e <strong>Niger</strong> hanno annunciato recentemente la nascita di un contingente composto da 5 mila uomini provenienti dalle Forze armate dei tre Paesi e pronto a contrastare le azioni dei <strong>gruppi jihadisti</strong> presenti nella regione del Sahel, fascia territoriale corrispondente  a parte dell’Africa subsahariana. Alcuni giorni fa, gli organi di stampa dell’Onu hanno diffuso la notizia che l’area del Sahara meridionale rimane la più fertile per il terrorismo internazionale, dove<strong> l’anno scorso si sono contate più di 6 mila vittime</strong> a causa degli atti criminosi delle milizie affiliate ad Al Qaeda e all’Isis.</p>



<p>A comunicare la formazione della nuova forza militare regionale è stato il ministro della Difesa nigerino, <strong>il generale Salifou Mody</strong>, il quale ha dichiarato che i soldati inizieranno a cooperare in modo sinergico già dalle prossime settimane e disporranno di risorse aeree, terrestri, economiche e di intelligence per potersi coordinare al meglio e contenere la minaccia jihadista. A tal proposito, Mody ha definito il nuovo partenariato strategico-militare “un’idea originale e rassicurante per le nostre popolazioni”. Indubbiamente, il progetto nasce da un’<strong>esigenza di perseguimento e mantenimento della sicurezza </strong>nell’area, ma è da interpretarsi anche come un tassello del nuovo puzzle geopolitico che stanno componendo le tre nazioni africane. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle forze armate</h2>



<p>Nell’estate del 2023, Burkina Faso, Mali e Niger hanno dato forma all’<strong>Alleanza degli Stati del Sahel</strong> (AES), una confederazione sorta dalle fondamenta di un patto di mutua assistenza dopo il colpo di Stato verificatosi in Niger che ha portato all’installazione di una giunta militare che era stata minacciata di ritorsioni da parte dei Paesi appartenenti alla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS). Golpe orchestrati dalle Forze armate hanno avuto luogo anche in Mali e Burkina Faso, rispettivamente nel 2021 e 2022, culminati poi nell’insediamento di Governi che hanno <strong>tagliato i ponti della diplomazia con l’Occidente</strong>, a partire da un Paese che in Africa ha sempre giocato un ruolo di primissimo piano, la Francia. </p>



<p>Sulle colonne di <em>InsideOver </em>vi abbiamo già raccontato di come le ex colonie francesi, a partire da Ciad e Senegal, abbiano già da qualche tempo avviato un <em>iter </em>di affrancamento dalla sfera d’influenza dell’Eliseo che in alcuni si è tradotto nell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/ciad-e-senegal-basta-basi-militari-francesi-meglio-i-russi-della-wagner.html"><strong>indisponibilità ad ospitare le basi militari di Parigi</strong> </a>e il personale operativo presso di esse. Non è un caso che anche i Paesi dell’Alleanza del Sahel abbiano deciso di respingere le truppe straniere presenti entro i loro confini mentre erano impegnate a combattere le milizie islamiste. Il presidente nigerino Abdourahamane Tiani che ha definito il trattato costitutivo della confederazione “il culmine della nostra determinata volontà comune di rivendicare la nostra sovranità nazionale”. Il senso di rivalsa nei confronti dell’Occidente per via del suo passato da potenza colonialista  ha portato i governi burkinabé, maliano e nigerino a rivolgersi ai <strong>mercenari russi dell’organizzazione paramilitare Wagner</strong> per preservare la sicurezza nella regione e integrare nuove reclute nelle file dei gruppi locali di miliziani. L’avvicinamento al Cremlino è comprovato anche dall’<strong>interruzione dei rapporti con Kiev</strong> dal momento che, secondo fonti governative del Mali, l’Ucraina avrebbe espresso sostegno a gruppi secessionisti che hanno compiuto atti di violenza contro le Forze armate nazionali, spingendo così i maliani a chiedere la condanna del governo di Zelensky da parte delle Nazioni Unite. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto di un unico Stato</h2>



<p><br>Al di là della dimensione strategico-militare, gli esecutivi della confederazione ambiscono a creare uno <strong>spazio economico comune</strong> caratterizzato da una banca d’investimenti volta a promuovere progetti di crescita e sviluppo nel campo delle infrastrutture, dell’agricoltura e della digitalizzazione. A dirla tutta, l’obiettivo principale da conseguire nei prossimi anni è la costruzione di un unico stato nazionale e staremo a vedere se ciò sarà mai possibile. Senz’altro, la fase discendente della globalizzazione che stiamo attraversando, continua  a risvegliare sentimenti di appartenenza all&#8217;identità nazionale non solo in Europa e in America &#8211; come siamo abituati a vedere da tempo &#8211; ma anche in Africa.  </p>
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		<title>Perso il Niger, la Francia vuole l&#8217;uranio della Mongolia per il suo nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/perso-il-niger-la-francia-vuole-luranio-della-mongolia-per-il-suo-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2024 13:19:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[uranio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia dell’accordo tra il gruppo francese Orano Mining e il governo della Mongolia per lo sfruttamento dei giacimenti di uranio rappresenta molto più di una semplice iniziativa economica. È un tassello che si inserisce in un complesso quadro geopolitico e industriale, dove interessi economici, strategie energetiche e relazioni internazionali si intrecciano. La Mongolia, con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/perso-il-niger-la-francia-vuole-luranio-della-mongolia-per-il-suo-nucleare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/perso-il-niger-la-francia-vuole-luranio-della-mongolia-per-il-suo-nucleare.html">Perso il Niger, la Francia vuole l&#8217;uranio della Mongolia per il suo nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241229073601626_17a03f7455e77d521484c81beb470c0f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia dell’accordo tra il gruppo francese <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/europa-in-allarme-per-il-golpe-in-niger-cosa-succede-ora-alle-riserve-di-uranio.html">Orano Mining</a></strong> e il governo della Mongolia per lo sfruttamento dei giacimenti di uranio rappresenta molto più di una semplice iniziativa economica. È un tassello che si inserisce in un complesso quadro geopolitico e industriale, dove <strong>interessi economici, strategie energetiche e relazioni internazionali</strong> si intrecciano. La <a href="https://it.insideover.com/politica/la-mongolia-ha-accolto-putin-ma-cio-che-cerca-e-lequilibrio-tra-i-blocchi.html">Mongolia,</a> con le sue immense risorse minerarie, si presenta come un attore strategico in grado di ridefinire gli equilibri globali nel settore dell’energia nucleare. Per la Francia, che da decenni si affida all’energia nucleare come pilastro della propria politica energetica, l’accordo rappresenta un’opportunità cruciale per diversificare le forniture e ridurre la dipendenza da Paesi considerati meno affidabili, come la Russia e il Niger.</p>



<p>Il progetto da 1,6 miliardi di dollari prevede una fase preparatoria fino al 2027, con la prima produzione di uranio programmata per il 2028 e un picco di attività previsto per il 2044. Secondo quanto dichiarato dal governo mongolo, l’accordo porterà significativi benefici economici, sia in termini di investimenti sia di opportunità lavorative. Tuttavia, dietro queste promesse si celano dinamiche più profonde che meritano attenzione. <strong>La Mongolia è un Paese in cui il settore minerario rappresenta il 25% del PIL e il 90% delle esportazioni, </strong>ma questa dipendenza dalle risorse naturali ha spesso generato squilibri economici e sociali. La storia insegna che i grandi progetti minerari possono portare sviluppo, ma anche conflitti legati all’uso del territorio, ai diritti delle comunità locali e alla distribuzione dei benefici economici.</p>



<p>La Francia, attraverso Orano, cerca di consolidare la propria posizione come leader globale nell’energia nucleare. La necessità di assicurarsi nuove forniture di uranio è diventata una priorità, soprattutto dopo le difficoltà incontrate in Niger, dove il colpo di Stato ha messo in discussione la continuità delle esportazioni.<strong> L’amministratore delegato di Orano, Nicolas Maes, ha sottolineato che per ridurre la dipendenza dalla Russia </strong>e garantire forniture stabili, sono necessari nuovi investimenti e contratti a lungo termine. Questo accordo con la Mongolia risponde esattamente a questa esigenza, offrendo alla Francia un’alternativa strategica per alimentare i suoi reattori nucleari e rafforzare la propria autonomia energetica.</p>



<p>Le relazioni bilaterali tra Francia e Mongolia, pur non essendo storicamente profonde, hanno conosciuto un’accelerazione negli ultimi anni, alimentate dalla comune volontà di sfruttare le risorse naturali della Mongolia in modo vantaggioso per entrambe le parti. La Francia vede nella Mongolia un partner ideale per espandere la propria influenza economica e geopolitica in Asia, mentre la <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-virano-sulla-mongolia-la-mossa-lungo-i-confini-con-la-cina.html">Mongolia, stretto tra i giganti Cina e Russia,</a> cerca di diversificare i propri interlocutori internazionali. Questo accordo rappresenta un esempio concreto di come la diplomazia economica possa essere utilizzata per rafforzare legami bilaterali e costruire nuove alleanze strategiche.</p>



<p>Tuttavia, non mancano le ombre. L’estrazione dell’uranio è un’attività ad alto impatto ambientale, e le esperienze passate dimostrano che i rischi di contaminazione del suolo e delle riserve idriche sono significativi. Inoltre, il controllo delle risorse naturali in Mongolia ha storicamente suscitato tensioni interne, con le comunità locali che spesso si sentono escluse dai benefici economici. La gestione di questi aspetti sarà cruciale per determinare il successo a lungo termine del progetto.</p>



<p>In definitiva, l’accordo tra Orano e la Mongolia non è solo un’operazione industriale, ma un capitolo di una più ampia partita geopolitica. In un mondo in cui le risorse energetiche sono sempre più un elemento di potere e influenza, la Francia si posiziona come attore di primo piano, mentre la Mongolia si ritaglia uno spazio come fornitore strategico.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/perso-il-niger-la-francia-vuole-luranio-della-mongolia-per-il-suo-nucleare.html">Perso il Niger, la Francia vuole l&#8217;uranio della Mongolia per il suo nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Niger, Mali e Burkina Faso, tutti insieme appassionatamente contro l&#8217;Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nuova-confederazione-africana-anti-francese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 16:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[ECOWAS]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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<p>Niger, Mali e Burkina Faso hanno siglato un accordo per la nascita di una nuova confederazione nel Sahel: l'obiettivo è allontanare Parigi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-confederazione-africana-anti-francese.html">Niger, Mali e Burkina Faso, tutti insieme appassionatamente contro l&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È passato quasi un anno da quando a Niamey, capitale del Niger,<strong> un colpo di Stato ha deposto l&#8217;allora presidente Mohamed Bazoum</strong>. Il 26 luglio 2023 infatti, un gruppo di militari ha preso possesso del palazzo presidenziale e ha dichiarato decaduto il governo civile eletto nel 2021. Forse è proprio in vista di questo anniversario che, sempre a Niamey, la nuova giunta militare guidata dal generale <strong>Abdourahamane Tchiani </strong>ha siglato un importante documento con i massimi rappresentanti del <strong>Mali</strong> e del <strong>Burkina Faso</strong>.</p>



<p>Non certo due Paesi a caso. Anzi, il connubio sembra essere stato espressamente ricercato e voluto ed è figlio di dodici mesi di contrattazioni. Del resto, in comune Niger, Mali e Burkina Faso non hanno solo molti chilometri di confine. Tutti e tre i governi sono retti da<strong> giunte militari golpiste</strong> e le giunte in questione hanno <strong>estromesso i precedenti governi in funzione anti francese. </strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Niger, le immagini dal drone dei manifestanti pro golpe e l&#039;assalto all&#039;ambasciata francese" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/JkP19h5tzX4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_JkP19h5tzX4");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il trattato siglato a Niamey</h2>



<p>Non solo non c&#8217;è nulla di strano nel vedere <strong>Tchani</strong> con il maliano <strong>Goita</strong> e con il burkinabè <strong>Traore</strong> seduti attorno uno stesso tavolo, ma i tre sembrano condividere una <strong>comune linea politica</strong>. Quella cioè di<strong> affrancamento dalla francofonia </strong>e, in linea più generale, dall&#8217;occidente. Il primo passo è stato rappresentato dall&#8217;uscita dall&#8217;<strong>Ecowas</strong>, ossia l&#8217;organizzazione dei Paesi dell&#8217;Africa Occidentale. Il secondo si è avuto con il trattato siglato a Niamey il 6 luglio scorso.</p>



<p>Nel documento si parla espressamente di confederazione. L&#8217;obiettivo dunque dei tre governi, nel medio periodo, è quello di creare una <strong>nuova entità sovranazionale</strong> nel cuore dell&#8217;Africa, da contrapporre all&#8217;Ecowas. Il motivo è semplice: secondo <strong>Niger, Mali e Burkina Faso</strong> l&#8217;organizzazione dei Paesi dell&#8217;Africa Occidentale sarebbe diretta emanazione degli interessi francesi e occidentali.</p>



<p>Per questo nel trattato non si parla solo di collaborazione sotto il profilo militare. Al contrario, sono previste collaborazioni anche di rango economico, con l&#8217;obiettivo di facilitare gli scambi commerciali tra i tre Paesi, soprattutto nel comparto agricolo. Ma, come fatto notare da diversi analisti africani, il fiore all&#8217;occhiello del progetto è rappresentato dalla volontà futura di<strong> creare una moneta unica</strong> e di non avvalersi più del Franco Cfa, la valuta agganciata a Parigi vista come erede del periodo coloniale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mosca e Ankara guardano con interesse</h2>



<p>Chiaro però, al netto delle buone intenzioni, che i tre Paesi al momento non hanno grandi forze per reggere da soli il peso del percorso verso una confederazione. Alla futura unione del Sahel, serve comunque un partner internazionale di rilievo. Esclusa la Francia e cacciati via anche i soldati Usa dal Niger, il pensiero è quindi rivolto soprattutto alla <strong>Russia</strong>. Mosca del resto ha già solidi contatti con la giunta maliana e dal 2021 i suoi uomini, tramite l&#8217;ex compagnia <strong>Wagner</strong>, sono presenti nel Paese in funzione anti Isis. Possibile che il Cremlino approfitti del vuoto lasciato da Parigi per aumentare la propria influenza e provare a dare maggior fastidio all&#8217;Occidente in un&#8217;area, come quella del Sahel, molto strategica.</p>



<p>Ma anche <strong>Ankara</strong> guarda con interesse la situazione. La Turchia ha molta influenza nel Mali, dove finanzia anche scuole e istituti di cultura, e potrebbe mettere gli occhi anche sul Niger e sul Burkina Faso. Sorge a questo punto una domanda: l&#8217;Occidente resterà a guardare? Per il momento la strategia di Parigi è quella di lasciar fare. L&#8217;idea dell&#8217;Eliseo, come dimostra il mancato intervento (fortemente caldeggiato dai servizi transalpini) durante il golpe in Niger, è quella secondo cui ogni mossa potrebbe solo portare a un peggioramento della situazione.</p>



<p>Meglio quindi, dalla prospettiva occidentale, aspettare e restare a guardare. Si tratta del resto di Paesi molto instabili, dove può accadere di tutto e dove l&#8217;occidente potrà ugualmente vantare importanti rapporti con diversi attori regionali. C&#8217;è intanto una curiosità, in tal senso, da sottolineare e che riguarda il nostro Paese: il contingente italiano in Niger è l&#8217;unico a cui la giunta militare ha chiesto di non andarsene e di rimanere operativo nella regione. </p>
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		<title>ECOWAS addio: Mali, Burkina Faso e Niger se ne vanno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecowas-addio-mali-burkina-faso-e-niger-se-ne-vanno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 13:28:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ECOWAS]]></category>
		<category><![CDATA[franco CFA]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'uscita dall'ECOWAS di Mali, Niger e Burkina Faso e l'abbandono del franco CFA mettono in crisi la FranceAfrique.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecowas-addio-mali-burkina-faso-e-niger-se-ne-vanno.html">ECOWAS addio: Mali, Burkina Faso e Niger se ne vanno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240610104145578_59a759a2b884dce1b2feaef5c61b1fee-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da anni sempre più trascinata in una spirale d’instabilità che sembra non aver fine, <strong>l’area del Sahel e in generale dell’Africa Occidentale </strong>tutta ritorna ancora una volta al centro del dibattito internazionale. È notizia dello scorso gennaio infatti che Mali, Burkina Faso e Niger, ovvero gli Stati dove negli ultimi anni si sono succeduti e conseguentemente radicati regimi militari golpisti, hanno annunciato congiuntamente la <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/mali-niger-e-burkina-faso-via-dallecowas-161949">fuoriuscita immediata dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, ovvero l’Ecowas</a>. Secondo il comunicato televisivo con cui è avvenuto l’annuncio, l’ECOWAS si sarebbe “<a href="https://x.com/AESinfos/status/1751594957754728816?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1751594957754728816%7Ctwgr%5E0cf762d699e7e328c1d32b0cb78ef1d30e36d1d3%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.rfi.fr%2Fen%2Fafrica%2F20240">allontanato dagli ideali dei suoi padri fondatori e dallo spirito del panafricanismo</a>”, oltre che ad essere sempre maggiormente influenzato da potenze straniere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-424802" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122447374_0f7371c4cf721e7692d838da7343c6b8.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La notizia della fuoriuscita di questi Stati, sebbene giunta improvvisamente, non sorprende più di tanto. Infatti erano mesi che le tensioni si accumulavano, specie a valle dell’ultimo colpo di stato in Niger dell’estate 2023 e della conseguente fondazione nel settembre 2023 dell’ Alleanza degli Stati del Sahel o AES (Alliance des Etats du Sahel), un’alleanza militare con un patto di difesa collettiva tra Mali, Burkina Faso e Nige<strong>r. L’ECOWAS ha immediatamente dichiarato di essere volenterosa nel ricercare una “una soluzione negoziata all’impasse politica”, </strong>rimanendo comunque conscia che per mettere in atto effettivamente l’uscita dei tre Paesi sarebbe necessario un anno di tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è l&#8217;ECOWAS</h2>



<p>Sin dalla sua fondazione nel 1975, quando l’intento era di aumentare lo sviluppo e&nbsp; l’integrazione politica e commerciale di 12 stati dell’Africa Occidentale, l’ECOWAS ha dovuto affrontare numerose sfide tra i propri Stati membri in una delle aree geografiche più complesse e instabili del pianeta. Infatti il distacco dell’AES costituisce un pericoloso precedente poltico, sia a livello africano sia a livello globale, dove uno o più stati decidono di abbandonare unilateralmente un’organizzazione internazionale per motivazioni politiche. Uno scenario già visto e discusso in alcune occasioni negli ultimi anni ma che potrebbe benissimo applicarsi ad altri organi di sicurezza collettivi al di fuori del continente africano. Alcuni osservatori politici l’hanno addirittura già ribattezzata “Brexit Africana”.</p>



<p>Nei giorni immediatamente precedenti l’annuncio, funzionari dell’ECOWAS dovevano recarsi a <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">Niamey, la capitale del Niger</a>, per cercare una mediazione con i rappresentanti dell’AES. Tuttavia all’ultimo minuto gli ambasciatori dell’ECOWAS hanno annullato l’incontro. Questo non ha fatto altro che fornire un assist clamoroso ai leader dell’AES, i quali hanno sostenuto che questa fosse la prova lampante che l’ECOWAS non volesse instaurare alcun dialogo e che l’organizzazione fosse succube di pressioni occidentali in merito alle questioni del Sahel.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-424803" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611122542226_4897bd475184425cb5ac378adfb0805c.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per quanto l’uscita degli stati dell’AES possa essere in prima battuta un parziale successo politico, esso si potrebbe tramutare ben presto in un totale disastro economico. L’abbandono dall’ECOWAS non solo isolerebbe ulteriormente tre dei paesi più poveri dell’intera regione, ma porterebbe alla perdita della libera circolazione di uomini e merci in tutta la regione nonchè ai vantaggi economici presenti tra i membri dell’organizzazione. Infatti a seguito dei colpi di Stato che hanno coinvolto i 3 paesi dell’AES, l’ECOWAS ha inizialmente instaurato un regime sanzionatorio molto duro nei confronti dei suddetti Stati, minacciando addirittura un intervento militare in occasione del golpe nigerino della scorsa estate. Ciò ha portato ad un <a href="https://www.crisisgroup.org/africa/sahel/niger/ecowas-nigeria-and-niger-coup-sanctions-time-recalibrate">diffuso malcontento popolare ma soprattutto ad un innalzamento esponenziale dei prezzi dei beni di prima necessità ed una scarsità di medicinali</a>. A dimostrazione di come le sanzioni spesso diano scarsi risultati politici ma si ripercuotano soprattutto sulla popolazione e sulle economie locali.</p>



<p>In controtendenza all’uscita dell’AES dall’ECOWAS, quest’ultimo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2024/2/24/ecowas-lifts-sanctions-on-niger-amid-tensions-in-west-africa-bloc#:~:text=Reporting%20from%20the%20summit%20in,financial%20institutions%20in%20the%20region.">ha rimosso successivamente gran parte delle sanzioni pendenti sul Niger lo scorso febbraio</a>. Il presidente della Commissione ECOWAS, il gambiano Omar Alieu Touray, ha commentato che rimangono in vigore solamente alcune mirate sanzioni ma senza specificarne la natura. Il gesto è stato letto da molti osservatori sia come un segnale di pacificazione e sia un invito non troppo velato ai tre Paesi a rimanere nell’organizzazione. Ovviamente il timore principale dell’ECOWAS è che altri paesi possano unirsi all’AES, archiviando così definitivamente qualsiasi futuro politico possa essa avere nel destino di quest’area.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;antifrancesismo</h2>



<p>Uno dei principali collanti di questo movimento anti-sistema è senza dubbio il sentimento anti-francese, ex potenza colonizzatrice ma ancora oggi con importanti interessi nell’area. I Paesi dell’AES hanno proceduto prontamente all’espulsione delle truppe francesi presenti nei loro paesi, sostituendo le collaborazioni militari e le partnership economiche siglate con Parigi con le loro esatte copie ma firmate con Mosca. È infatti ormai sempre più nota ed endemica la presenza dei mercenari Wagner sul suolo degli stati AES così come la fornitura di attrezzature militari da parte del Cremlino nei confronti dei vari regimi golpisti.</p>



<p>Ad aggiungere ulteriore carne sulla brace dell’antifrancesismo, vi è il rinnovato dibattito emerso nella prima metà del 2024 <a href="https://www.aljazeera.com/features/2024/2/23/burkina-faso-mali-and-niger-debate-exiting-cfa-zone">sull’abbandono del franco CFA</a>. Il franco CFA è una moneta creata nel 1945 ed applicata a numerosi paesei dell’impero coloniale d’oltralpe, il cui acronimo inizialmente stava per Colonies Francaises d’Afrique (Colonie francesi d’Africa). Ottenute la maggior parte delle colonie l’indipendenza, esse rimasero comunque ancorate a questa moneta, motivo per cui l’acronimo venne cambiato in Communate Financiere Africaine (Comunità finanziaria africana). Ad oggi risulta essere una moneta usata da Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Benin, Mali, Niger, Senegal e Togo. Una moneta equivalente viene ugualmente usata da Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Ciad, e Gabon.</p>



<p>A oggi i paesi dell’AES non hanno una road map comune sull’argomento, tant’è vero che non si sa se l’abbandono effettivamente avverà e quando, rimanendo quindi un puro annuncio in salsa propagandistica. L’intenzione, infatti, sarebbe di allargare l&#8217;alleanza e di cooperare anche a livello economico, creando una moneta unica &nbsp;per gli stati aderenti all’AES, ma visto lo stato delle economie attualmente sembra un piano di difficile riuscita. Una bella gatta da pelare, considerando che unite le economie di Mali, Niger e Burkina Faso costituiscono circa l’8% del PIL dell’area ECOWAS. I sostenitori del CFA ritengono che rimanere all’interno delle logiche finanziarie parigine, e quindi indirettamente ancorati all’euro, sia un cuscinetto vitale per contrastare l’inflazione. Dall’altro lato i detrattori del CFA ritengono che il franco non sia di certo stato creato a beneficio degli Stati africani, ma solo per proteggere Parigi da eventuali speculazioni contro il dollaro americano.</p>



<p>Sintetizzando, la contrapposizione tra l’ECOWAS, o quello che ne rimarrà, e l’AES sarà il fulcro delle dinamiche politiche dell’intera regione negli anni a venire. Per quanto spesso dimenticato dai media nostrani, il Sahel ricopre oggi più che mai un’importanza cruciale su un elevato numero di agende, non riuscendo gli Stati ivi collocati però a divincolarsi né dalle pesanti ingerenze delle potenze estere né da una crisi politica interna ormai dilagante dalla loro indipendenza fino ai giorni nostri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecowas-addio-mali-burkina-faso-e-niger-se-ne-vanno.html">ECOWAS addio: Mali, Burkina Faso e Niger se ne vanno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Georgia,  finanziamenti stranieri e rischio Maidan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/georgia-finanziamenti-stranieri-e-rischio-maidan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Malacaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 05:24:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Maidan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240517153700828_2d5fdcc978a1779b4e9600e918199e19-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La rivolta contro il governo georgiano, sostenuta ingerenze occidentali, è contro una legge che limita le ingerenze straniere </p>
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<p>La Georgia è in fermento. Lo scontro tra governo e opposizione rischia di trascinarla nell&#8217;abisso di una nuova Maidan. Come per l&#8217;Ucraina del 2014, infatti, le piazze si riempiono, anche se non sono affollatissime (i video relativi vedono sempre riprese&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DbU9eY3DP8ao&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927463341%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=lJ2LDCI10U57CTLckCO61%2FH1UH0AETuOGXTLBxl5oD0%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dal basso</a>, evitando di spaziare dall&#8217;alto come avvenne per la rivoluzione delle rose del 2003, che&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.dw.com%2Fen%2Fgeorgia-the-thorns-of-the-rose-revolution%2Fa-67536678&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927475744%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=dvgaerHV%2FU9xE6lFUTrbpDbwtaJiOoCplq6yv8VP0Yc%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attirò ben altre folle</a>). A innescare le proteste, la legge sulla trasparenza dei finanziamenti stranieri, che le opposizioni definiscono &#8220;legge russa&#8221; perché redatta sulla falsariga di un&#8217;omologa norma moscovita. La legge georgiana, approvata di recente, prevede che &#8220;le ONG, i media e i sindacati che ricevono<strong>&nbsp;più del 20% delle loro entrate da fonti straniere</strong>&nbsp;devono registrarsi come &#8216;organizzazioni che servono gli interessi di un Paese straniero&#8217; con relativo monitoraggio del Ministero della Giustizia&#8221;.</p>



<p>Tale registro è chiaramente legato a far emergere tutti quei finanziamenti che dagli Stati Uniti, dalla Ue affluiscono nel Paese, nelle casse di ong locali, media, partiti e via dicendo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;indignazione occidentale e il veto del presidente</h2>



<p>La norma ha suscitato indignazione in Occidente, che ha preso una<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-georgia-spaccata-dalle-proteste-ma-non-e-questione-di-alleanza-con-la-russia.html"> posizione durissima contro il governo</a></strong>, definito liberticida. Un&#8217;indignazione crescente che ha raggiunto il picco con la visita dei ministri degli Esteri di Lettonia, Estonia, Islanda e Lituania che, prima di incontrare la presidente uscente della Georgia, Salome Zourabichvili, si sono uniti ai manifestanti, palese ingerenza in un Paese straniero.</p>



<p>Dal canto suo, la Zourabichvili, nella conferenza tenuta insieme agli illustri visitatori, ha ribadito che porrà un&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2F1tv.ge%2Flang%2Fen%2Fnews%2Fpresident-to-veto-transparency-law-but-not-to-go-into-manipulation-as-it-serves-to-bring-misunderstanding-among-people%2F&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927482834%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=f0QCDrEnYWnWLjSXpbX0hPIbocFhZkEPteBAaCJV64A%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">secco veto alla norma</a>, escludendo trattative con il governo per riformarla (prerogativa della sua carica). Una posizione analoga a quella delle opposizioni, che hanno escluso qualsiasi negoziato, semplicemente la legge non s&#8217;ha da fare.</p>



<p>Scontro aperto, dunque, che rischia di precipitare. La prospettiva è un&#8217;altra Maidan, stavolta in salsa georgiana, con tutto quel che consegue. Da vedere, però, se la Russia permetterà un&#8217;altra Maidan ai suoi confini, date le disastrose conseguenze dalla prima.</p>



<p>Di interesse quanto scrivono sulla questione Artin Dersimonian e Anatol Lieven su&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fresponsiblestatecraft.org%2Fgeorgia-protests%2F&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927488587%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=yp3LYiZPkUpTcP3HDducjA4phhEHF4MJJyi%2F81oKqdM%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Responsible Statecraft</a>, i quali avvertono che il partito al governo, Sogno georgiano, non è affatto filo russo. Anzi, ha &#8220;perseguito attivamente l’adesione all’UE e (in modo meno determinato) l&#8217;adesione alla NATO. [Tanto che] Nel dicembre 2023 l’UE ha concesso alla Georgia lo status di candidato [&#8230;] &nbsp;ha&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fold.agenda.ge%2Fen%2Fnews%2F2023%2F791%23gsc.tab%3D0&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927494052%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=cOiYvrbYcoAALShZG7iaEqNHqpgLOCG4PMZjvft9mhc%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>condannato</u></a>&nbsp;l’invasione russa dell’Ucraina e ha fornito&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fagenda.ge%2Fen%2Fnews%2F2024%2F677%23gsc.tab%3D0&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927499442%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=in9oue%2B%2FGRza%2Fo8kDGiJHw%2BC5KYe1EhKmm7rL5PXnls%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>aiuti</u></a>&nbsp;umanitari a Kiev&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In equilibrio tra Mosca e Washington</h2>



<p>Ma ha anche avuto l&#8217;accortezza di evitare lo scontro con Mosca, anche perché <strong>ricorda perfettamente come nella guerra precedente, dell&#8217;agosto del 2008, gli Stati Uniti, benché avessero promesso aiuti e un supporto incrollabile, </strong>non mossero un dito, lasciandoli soli ad affrontare la Russia.</p>



<p>Anzi, in realtà, come ricordava <strong>Sergio Romano</strong>, questi li avevano rassicurati al punto da creare &#8220;un pericoloso senso di sicurezza&#8221; nel presidente georgiano di allora, <strong>Mikhiel Saakashvili,</strong> che lo convinse ad attaccare l&#8217;Ossezia del Sud &#8211; che si era resa autonoma dalla Georgia &#8211; sicuro del supporto statunitense. Gli Usa latitarono, la Russia, invece, si mosse a difesa dell&#8217;alleato. E fu il disastro.</p>



<p>Al di là del pregresso, sul quale torneremo, Responsible Statecraft, annota come, volendo conservare un rapporto proficuo con Mosca nonostante i rapporti amichevoli con la Ue e gli Usa, Sogno georgiano, ha evitato di aderire ad alcune delle sanzioni emanate contro Mosca, con la quale ha intensificato gli scambi commerciali, e ha anche concluso, nel 2023, un accordo commerciale di alto profilo con la Cina.</p>



<p>Tale ambivalenza è sintetizzata dalle parole del fondatore, ed ora eminenza grigia, del partito, Bidzina Ivanishvili, che nel 2012 dichiarò che &#8220;il partito avrebbe &#8220;abbandonato la retorica della Guerra Fredda” contro la Russia e si impegnava a “disinnescare le cause della situazione esplosiva” e, insieme a &#8220;diventare parte integrante delle istituzioni europee e atlantiche&#8221;, ma sottolineando la necessità di restare &#8220;realisti riguardo alle possibilità della Georgia&#8221;, abbandonando &#8220;l&#8217;approccio conflittuale” con la Russia.</p>



<p>Sebbene Sogno georgiano sia realista piuttosto che filo-russo, il fortissimo sostegno dell&#8217;Occidente alle opposizioni lo ha irrigidito, temendo un&#8217;operazione di regime-change. Tanto che &#8220;Ivanishvili ha&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.euractiv.com%2Fsection%2Fenlargement%2Fnews%2Fgeorgias-ivanishvili-lashes-out-at-west-amid-foreign-agent-bill-crisis%2F&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927504727%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=h66g6A2JqxWChgwM17UN8%2F%2FPURspXILHTEUCHfaTSDM%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>accusato</u></a>&nbsp;il &#8216;partito globale della guerra&#8217; di cercare di usare i georgiani come &#8216;carne da cannone&#8217;, trascinandoli in un nuovo conflitto catastrofico con Mosca&#8221;.</p>



<p>Un conflitto il cui ricordo è ben presente nella memoria della popolazione georgiana, che non vuole che si ripeta, come annotano i cronisti di RS. Tanto che anche l&#8217;opposizione, pur accusando il governo di essere dipendente da Mosca, tenta di rassicurare in tutti i modi sul punto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ingerenze pericolose</h2>



<p>L&#8217;articolo auspica che l&#8217;Occidente si astenga dalle ingerenze, ammonendo che la Georgia ha bisogno di pace, troppe le conflittualità esterne e interne dopo la fine dell&#8217;era sovietica. E soprattutto che non alimenti conflitti interni, lasciando alle elezioni che si terranno a ottobre il verdetto. Auspicio forse irenico.</p>



<p>Detto questo, e a proposito della legge che ha suscitato tanta riprovazione in Occidente, resta l&#8217;annotazione più incisiva di RS: &#8220;Dovremmo ricordare che la maggior parte degli americani considererebbe assolutamente inaccettabile che delle istituzioni straniere, in particolare se collegate a stati stranieri, avessero un ruolo fondamentale nel finanziamento di gruppi politici che operino all’interno degli Stati Uniti&#8221;.</p>



<p>Peraltro, esiste una legge analoga in America, la FARA, che obbliga a una <strong>simile registrazione le entità che ricevono sussidi esteri.</strong> E, ironia della sorte, mentre gli Usa tuonano contro la legge georgiana, si apprestano a modificare la propria in senso più stringete in vista delle elezioni del 2024 (<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.politico.eu%2Fnewsletter%2Fpolitico-eu-influence%2Fboosting-washingtons-foreign-agents-law-2%2F&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927510097%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=ShaNuYZBxinyi%2B%2B8pSVGc2Rxsx44o%2BQw4Ro9HLpO6sU%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Politico</a>). Un primo disegno di legge in tal senso è stato&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.insidepoliticallaw.com%2F2023%2F07%2F17%2Fcongress-introduces-retroactive-foreign-agents-registration-act-in-response-to-wynn-decision%2F&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927517000%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=LLV%2F97RvkhkJHhcG1Cjw3q3CDkFEQXiYAYO92UXO4W0%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presentato</a>&nbsp;lo scorso settembre.</p>



<p>Una nota a margine. La dinamica descritta da RS, di un governo spinto dalla fobia anti-russa ad allontanarsi suo malgrado dall&#8217;Occidente, ha un suo fondamento. È quanto accaduto, ad esempio, con il recente golpe in Niger, con l&#8217;America che, subito dopo il colpo di Stato, ha accusato i militari di aver agito per conto di Mosca. Non era vero, ma l&#8217;insistenza e le mosse di Washington contro Niamey hanno spinto il governo nigerino ad allontanarsi dagli Usa e a cercare un rapporto con la Russia, prima inesistente. Lo ha rivelato il&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fwww.washingtonpost.com%2Fworld%2F2024%2F05%2F14%2Fus-threats-led-rupture-vital-military-ties-nigerien-official-says%2F&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927525307%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=m4Qm%2Fcit%2B6rbi%2FWwkvZywTE%2BWEqj%2B6J7KoCC8Mp5sOE%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Washington Post</a>&nbsp;il 14 maggio e, prima ancora,&nbsp;<a href="https://emea01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fresponsiblestatecraft.org%2Fus-niger-russia%2F&amp;data=05%7C02%7C%7C5a797930e11f46c8094f08dc75c6ce9d%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C638514743927532161%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C0%7C%7C%7C&amp;sdata=eiy%2Busz2iyh0rsqZond6Xf%2BMx4rNaTyjZFcRL2nwJ9A%3D&amp;reserved=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Responsible Statecraft</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia resta in Niger: la missione africana dell&#8217;intelligence</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2024 09:05:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Mattei]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="437" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564.jpg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564-600x243.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564-300x121.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564-1024x414.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564-768x311.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>La diplomazia africana dell&#8217;intelligence italiana si rafforza. E lo fa per mezzo di una visita di alto profilo del direttore dell&#8217;Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (Aise), Giovanni Caravelli, a Niamey, capitale del Niger governato dal 26 luglio 2023 dalla giunta militare denominatasi Consiglio Nazionale per la Protezione della Patria (Cnsp) che ha detronizzato il capo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">L&#8217;Italia resta in Niger: la missione africana dell&#8217;intelligence</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="437" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564.jpg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564-600x243.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564-300x121.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564-1024x414.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/GJyhgioXYAA4Xdr-1-e1711789492564-768x311.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>La <strong>diplomazia africana dell&#8217;intelligence</strong> italiana si rafforza. E lo fa per mezzo di una visita di alto profilo del <strong>direttore dell&#8217;Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (Aise)</strong>, <strong>Giovanni Caravelli</strong>, a Niamey, capitale del Niger governato dal 26 luglio 2023 dalla giunta militare denominatasi Consiglio Nazionale per la Protezione della Patria (Cnsp) che ha detronizzato il capo di Stato <strong>Mohamed Bazoum</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Caravelli alla corte di Tiani: una missione diplomatica e d&#8217;intelligence?</h2>



<p>Caravelli, abruzzese, 63 anni, <strong>generale di corpo d&#8217;armata con alle spalle una lunghissima carriera</strong> nei reparti del Sismi, da comandante della Brigata Informazioni, Ricognizione e Guerra Elettronica dell&#8217;Esercito e dello strategico II Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa, dal 2020 guida attivamente l&#8217;Aise, inserendo il servizio esterno della Repubblica nel quadro di quella consolidata<a href="https://it.insideover.com/politica/diplomazia-e-intelligence-un-connubio-sempre-piu-forte.html"> &#8220;<strong>diplomazia dell&#8217;intelligence</strong>&#8221; </a>sempre più consolidata a livello internazionale. E l&#8217;Aise, come conferma una serie di operazioni ben consolidate nell&#8217;ultimo periodo e<a href="https://new.true-news.it/altro/intelligence-italia-caos-globale-documento" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> il resoconto delle attività del recente rapporto dei servizi al Parlamento, ha l&#8217;<strong>Africa come spazio d&#8217;azione sempre più privilegiato</strong>.</a></p>



<p>Nella giornata del 28 marzo Caravelli è stato Niamey per incontrare il Generale di Brigata Abdourahamane Tiani, presidente del Cnsp, organo padrone di fatto del Paese che nelle scorse settimane ha avviato <strong>una serie di svolte, come la decisione di chiudere le porte del Paese ai militari americani</strong> dopo che anche la Francia aveva scelto di ritirare le sue forze presenti nell&#8217;ex colonia di Parigi. L&#8217;<strong>Italia si trova oggi nella complessa situazione</strong> di doversi sobbarcare militarmente l&#8217;<strong>intera presenza occidentale </strong>in uno Stato dove la condotta politica non può esser letta in bianco e nero. </p>



<p>Da un lato, il Niger è governato da una giunta golpista che ha deposto Bazoum, leader vicino alla premier <strong>Giorgia Meloni</strong>, e ha mostrato attenzioni calorose per le altre giunte golpiste di Mali, Guinea e Burkina Faso, <strong>apertamente vicine alla Russia e al Gruppo Wagner</strong>. Ma dall&#8217;altro, è il <em>pied-a-terre</em> necessario su cui ogni strategia politica volta a stabilizzare l&#8217;Africa subsahariana deve incardinarsi. Un Paese in cui l&#8217;esercito combatte duramente contro <strong>un&#8217;escalation terroristica</strong> che di recente ha prodotto un <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-niger-gli-attentati-paralleli-dellisis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">violento attacco dell&#8217;Isis</a></strong> contro le forze dell&#8217;esercito nazionale, oscurato dai paralleli fatti russi, <a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/niger-30-militari-uccisi-in-un-recente-attacco-dellisis/">che ha causato 30 morti.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="ar" dir="rtl">🇮🇹 🇳🇪 استقبل فخامة العميد عبد الرحمن تياني، رئيس المجلس الوطني لحماية الوطن رئيس الدولة،  السيد جيوفاني كارافيلي، الوزير المستشار لرئيسة وزراء الحكومة الإيطالية جيورجيا ميلوني<br><br> وقد حمل السيد جيوفاني كارافيلي، رسالة تضامن من رئيس وزراء الحكومة الإيطالية جيورجيا ميلوني، مؤكدا بذلك… <a href="https://t.co/J5gIORoFHX">pic.twitter.com/J5gIORoFHX</a></p>&mdash; النيجر بالعربية (@NigerAR) <a href="https://twitter.com/NigerAR/status/1773474959257428027?ref_src=twsrc%5Etfw">March 28, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Italia che resta in Africa</h2>



<p>L&#8217;Italia non ha abbandonato la <strong>missione di sostegno alle forze nigerine </strong>contro il terrorismo. Il comunicato del Cnsp che offre il resoconto del colloquio tra Caravelli e Tiani, capo di Stato di fatto del Niger, dice esplicitamente che la giunta nigerina &#8220;ha elogiato la professionalità e l&#8217;esemplarità degli istruttori italiani durante le loro missioni con le Forze Armate nigerine. Infine, l’Italia è impegnata a sostenere il Niger sia materialmente che in termini di capacità, per affrontare al meglio le sfide alla sicurezza&#8221;. Nella <strong>geopolitica africana non esiste, come detto bianco e nero</strong>. Anche gli Stati Uniti si sono trovati di fronte al dilemma securitario in <strong>Burkina Faso: sostenere la giunta militare filorussa contro i jihadisti</strong> o lasciare il campo, favorendo l&#8217;inserimento dei gruppi militanti e dei rivali come la Wagner? La scelta è andata sulla prima ipotesi.</p>



<p>Per l&#8217;Italia in Niger la questione è più lineare: Roma dall&#8217;inizio della crisi nigerina ha sempre evitato di <strong>alzare eccessivamente i toni</strong>, conscia della presenza dei militari italiani in loco e della delicatezza della loro missione. Al contempo, lo sdoganamento del <strong>Piano Mattei immaginato da Meloni</strong> e dal suo governo per rafforzare la presenza italiana in Africa impone un surplus di equilibrio e attenzione. A cui si aggiunge il <strong>vero asset strategico italiano in Africa</strong>: l&#8217;attività, pervasiva e dinamica, <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-grande-gioco-dellintelligence-italiana-nellafrica-post-francese.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dei servizi segreti di cui su queste colonne si era scritto.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">La postura securitaria dell&#8217;Aise in Africa</h2>



<p>L&#8217;obiettivo dell&#8217;intelligence, Aise in testa, è <strong>alzare il livello e aumentare la profondità delle informazioni della sicurezza</strong> del sistema-Paese e della prevenzione espandendo il raggio d&#8217;azione in Africa dell&#8217;operatività del sistema informativo per la sicurezza della Repubblica. La recente liberazione in Mali di tre ostaggi italiani, Maria Donata Caivano, Rocco Langone e il figlio Giovanni, rapiti nel 2022 si somma all&#8217;attiva presenza in Niger e, in secondo luogo, Burkina Faso degli addestratori italiani. Nel <strong>grande &#8220;buco nero</strong>&#8221; africano segnato da una cintura di golpe e crisi che va dall&#8217;Atlantico al Mar Rosso attraverso i cambi di regime, le guerre civili o le tensioni in diversi Paesi divenuti sempre più instabili negli ultimi anni (Mali, Niger, Guinea, Repubblica Centrafricana, Burkina Faso, Ciad, Sudan, Sud Sudan) mantenere un <strong>punto d&#8217;appoggio in profondità è fondamentale</strong>. Anche, se non soprattutto, per espandere oltre il Maghreb la presenza di Roma, già ben chiara in Libia e in Paesi con cui i rapporti politici, economici e securitari sono importanti come Algeria, Tunisia ed Egitto.</p>



<p>Nel gioco di bilanciamento, il <strong>flusso costante di informazioni è vitale. E i servizi segreti italiani</strong> ne rappresentano la <strong>garanzia operativa e strategica</strong>. Un&#8217;assicurazione sulla vita della proiezione dell&#8217;interesse nazionale italiano. Roma, oggigiorno, può dire di potersi spingere laddove altri Stati hanno le porte chiuse. In Niger questo rende Roma strategica per l&#8217;Occidente e il campo euro-atlantico. Far buon uso di questa proiezione, contribuendo a stabilizzare un quadrante di mondo oggetto delle pressioni e degli appetiti di diverse potenze, è vitale per ridurre le tensioni su fronti come l&#8217;escalation terroristica, la competizione tra Stati nell&#8217;Africa occidentale, i traffici di esseri umani. La sicurezza nazionale si difende anche, se non soprattutto, fuori dai confini del Paese. E l&#8217;Africa non può essere ignorata. Caravelli e l&#8217;Aise, che ereditano la postura &#8220;africana&#8221; dei servizi plasmata nell&#8217;era di <strong>Alberto Manenti, lo sanno bene</strong>. E agiscono di conseguenza tenendo attivi rapporti delicati ma strategici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">L&#8217;Italia resta in Niger: la missione africana dell&#8217;intelligence</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Russia e Niger: gli attentati paralleli dell&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-e-niger-gli-attentati-paralleli-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 13:32:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[attentato mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Crocus city hall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240326143242580_4b473f884b4c79cbedf50252ea9e6b9b-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La reazione di Putin all'attentato al Crocus è diversa da quanto visto dopo l'11 settembre o il 7 ottobre. La Nuland e l'attentato in Niger</p>
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<p>La strage del 22 marzo al Crocus City Hall va analizzata a diversi livelli. Anzitutto si tratta di un attacco diretto a Putin. Vinte le elezioni, lo zar è più forte che mai. Si trattava di minare tale percezione, non per nulla il Washington Post titolava “L’attacco terroristico in Russia mette in luce le vulnerabilità del regime di Putin”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il discorso di Putin</h2>



<p>Non è casuale, infatti, che l’obiettivo dell’attacco fosse un teatro, richiamando alla memoria l’attacco al teatro Dubrovka, che fu il momento più critico della lunga storia presidenziale di Putin. Allora, la presa di ostaggi nel teatro, col passar dei giorni stava logorando l’autorità dello zar, rischiando di porre fine alla sua presidenza, un po’ (mutatis mutandis) come accadde per Jimmy Carter con la cattura di ostaggi presso l’ambasciata Usa in Iran. Da cui il blitz affrettato nel Dubrovka, che costò la vita a decine di civili. E però, ad oggi, non sembra che l’attacco al Crocus sia riuscito in tale obiettivo.</p>



<p>Lo denota anche la reazione indignata, ma ragionata di Putin. Avrebbe potuto reagire come gli Stati Uniti dopo l’11 settembre o Israele dopo il 7 ottobre, ma non l’ha fatto. Nel caso, l’Ucraina, verso cui convergono le accuse dei russi, avrebbe subito la stessa sorte dell’Iraq o di Gaza, ma ciò avrebbe danneggiato irreparabilmente l’immagine internazionale della Russia e l’avrebbe costretta a mosse affrettate e rischiose. Inoltre, ne sarebbe uscita rafforzata l’idea dell’attentato auto-inflitto a tale scopo, tesi propalata da Kiev subito dopo l’eccidio.</p>



<p>Invece, nel suo discorso alla nazione, Putin ha evitato di attaccare direttamente Kiev, limitandosi a riferire che gli attentatori erano diretti verso il confine ucraino, lungo il quale li attendeva una “finestra” per esfiltrare, come risultava dalle indagini. Non che abbia escluso eventuali responsabilità, ma si è lasciato il tempo per modulare la reazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’attacco</h2>



<p>Se le eventuali responsabilità ucraine sono da dimostrare, resta che la rivendicazione dell’Isis lascia dubbi, essendo gli autori della strage non radicalizzati, ma pagati, ed essendo fuggiti, al contrario di quanto avviene per i suoi agenti, usi ad auto-immolarsi.</p>



<p>La matrice islamista dell’attentato poneva un’altra criticità all’impero russo. Subito dopo l’attentato, infatti, il web russo era stato inondato da messaggi nei quali si incitava a reagire contro gli islamici sul territorio nazionale, incitando all’odio e al pogrom (en passant, si noti che anche Navalny, al tempo della crisi cecena, aveva assunto posizioni ferocemente anti-islamiche).</p>



<p>Dei messaggi anti-islamici ne informa Ria Novosti, spiegando che se tali appelli avessero attecchito il Paese ne sarebbe uscito destabilizzato, non solo per le violenze, ma anche per le ovvie recriminazioni degli islamici contro le autorità russe, criticate per la loro incapacità di assicurare loro sicurezza.</p>



<p>Non solo, come segnala un’altra nota del sito russo, avrebbe posto criticità anche nelle relazioni con le nazioni islamiche, proprio ora che si è sanata la frattura creatasi con l’invasione sovietica dell’Afghanistan, che innescò la jihad globale contro gli aggressori del Paese islamico (frattura e jihad alimentate dall’Occidente).</p>



<p>Un pericolo di cui Putin è conscio, tanto che nel suo discorso alla nazione ha rimarcato la natura “multietnica” dell’impero russo, sottolineando che non sarà messa in discussione. Elusa la trappola dello scontro di civiltà, nella quale è caduto a lungo l’Occidente, lo zar ha parlato dell’Agenzia del Terrore in altri termini, dichiarando che si tratta di assassini le cui azioni riecheggiano gli orrori perpetrati dai nazisti “nei territori occupati”.</p>



<p>Nel suo discorso, Putin non ha menzionato mai l’Isis, ma ha definito i terroristi come degli “individui disumani che non hanno nazionalità e non possono averne una, [i quali] si trovano di fronte a una triste prospettiva: punizione e oblio. Non hanno futuro&#8221;.</p>



<p>Cenni che richeggiano la diatriba verbale con l’Occidente, al quale Putin rimprovera di voler perpetuare forzosamente il dominio sul mondo attraverso la globalizzazione a trazione Usa (il mondo basato sulle regole etc.). Una prospettiva che, secondo lo zar, è senza futuro, essendo il mondo proiettato verso il multipolarismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Isis colpisce anche il Niger</h2>



<p>Putin, ha concluso il suo discorso chiedendo una cooperazione internazionale contro il Terrore, ma rivolgendosi specificamente a quegli Stati che “condividono sinceramente il nostro dolore” e sono interessati a unire gli sforzi per combattere il mostro (che sabato ha colpito Mosca e domani colpirà altrove, anche l’Europa).</p>



<p>Quel “sinceramente” è fondamentale. Infatti, ormai la Politica estera Usa, e di conseguenza quella dei suoi alleati, è influenzata in maniera decisiva da ambiti che vedono il confronto tra grandi potenze come una lotta esistenziale che non lascia alcuna possibilità di interlocuzione con l’antagonista.</p>



<p>Fulgido esempio di tale feroce determinazione è Victoria Nuland, che un mese fa rilanciava la sfida alla Russia affermando che, grazie agli aiuti Usa, Kiev avrebbe condotto una “guerra asimmetrica” contro Mosca che avrebbe riservato “sorprese” a Putin.</p>



<p>Se citiamo Toria, e non altri del suo bellicoso ambito neocon, è perché la Nuland si è fatta paladina di tale determinazione a ogni livello. Come accadde quando si precipitò in Niger lo scorso luglio, subito dopo il golpe che aveva deposto il governo fantoccio di Bazoum, per minacciare i nuovi leader di Niamey a non legarsi alla Russia e a non toccare la basi americane site nel Paese.</p>



<p>Sabato scorso, <strong>lo stesso giorno dell’attentato a Mosca</strong>, l’Isis ha rivendicato un attentato in Niger che ha mietuto decine di vittime, a chiusura di una settimana particolarmente critica per Niamey che il 16 marzo, dopo aver a lungo tentennato, aveva chiesto il ritiro delle basi americane perché inadempienti rispetto alla loro missione di contrastare il terrorismo, scopo precipuo della loro esistenza in loco.</p>
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