La notizia dell’accordo tra il gruppo francese Orano Mining e il governo della Mongolia per lo sfruttamento dei giacimenti di uranio rappresenta molto più di una semplice iniziativa economica. È un tassello che si inserisce in un complesso quadro geopolitico e industriale, dove interessi economici, strategie energetiche e relazioni internazionali si intrecciano. La Mongolia, con le sue immense risorse minerarie, si presenta come un attore strategico in grado di ridefinire gli equilibri globali nel settore dell’energia nucleare. Per la Francia, che da decenni si affida all’energia nucleare come pilastro della propria politica energetica, l’accordo rappresenta un’opportunità cruciale per diversificare le forniture e ridurre la dipendenza da Paesi considerati meno affidabili, come la Russia e il Niger.
Il progetto da 1,6 miliardi di dollari prevede una fase preparatoria fino al 2027, con la prima produzione di uranio programmata per il 2028 e un picco di attività previsto per il 2044. Secondo quanto dichiarato dal governo mongolo, l’accordo porterà significativi benefici economici, sia in termini di investimenti sia di opportunità lavorative. Tuttavia, dietro queste promesse si celano dinamiche più profonde che meritano attenzione. La Mongolia è un Paese in cui il settore minerario rappresenta il 25% del PIL e il 90% delle esportazioni, ma questa dipendenza dalle risorse naturali ha spesso generato squilibri economici e sociali. La storia insegna che i grandi progetti minerari possono portare sviluppo, ma anche conflitti legati all’uso del territorio, ai diritti delle comunità locali e alla distribuzione dei benefici economici.
La Francia, attraverso Orano, cerca di consolidare la propria posizione come leader globale nell’energia nucleare. La necessità di assicurarsi nuove forniture di uranio è diventata una priorità, soprattutto dopo le difficoltà incontrate in Niger, dove il colpo di Stato ha messo in discussione la continuità delle esportazioni. L’amministratore delegato di Orano, Nicolas Maes, ha sottolineato che per ridurre la dipendenza dalla Russia e garantire forniture stabili, sono necessari nuovi investimenti e contratti a lungo termine. Questo accordo con la Mongolia risponde esattamente a questa esigenza, offrendo alla Francia un’alternativa strategica per alimentare i suoi reattori nucleari e rafforzare la propria autonomia energetica.
Le relazioni bilaterali tra Francia e Mongolia, pur non essendo storicamente profonde, hanno conosciuto un’accelerazione negli ultimi anni, alimentate dalla comune volontà di sfruttare le risorse naturali della Mongolia in modo vantaggioso per entrambe le parti. La Francia vede nella Mongolia un partner ideale per espandere la propria influenza economica e geopolitica in Asia, mentre la Mongolia, stretto tra i giganti Cina e Russia, cerca di diversificare i propri interlocutori internazionali. Questo accordo rappresenta un esempio concreto di come la diplomazia economica possa essere utilizzata per rafforzare legami bilaterali e costruire nuove alleanze strategiche.
Tuttavia, non mancano le ombre. L’estrazione dell’uranio è un’attività ad alto impatto ambientale, e le esperienze passate dimostrano che i rischi di contaminazione del suolo e delle riserve idriche sono significativi. Inoltre, il controllo delle risorse naturali in Mongolia ha storicamente suscitato tensioni interne, con le comunità locali che spesso si sentono escluse dai benefici economici. La gestione di questi aspetti sarà cruciale per determinare il successo a lungo termine del progetto.
In definitiva, l’accordo tra Orano e la Mongolia non è solo un’operazione industriale, ma un capitolo di una più ampia partita geopolitica. In un mondo in cui le risorse energetiche sono sempre più un elemento di potere e influenza, la Francia si posiziona come attore di primo piano, mentre la Mongolia si ritaglia uno spazio come fornitore strategico.

