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È passato quasi un anno da quando a Niamey, capitale del Niger, un colpo di Stato ha deposto l’allora presidente Mohamed Bazoum. Il 26 luglio 2023 infatti, un gruppo di militari ha preso possesso del palazzo presidenziale e ha dichiarato decaduto il governo civile eletto nel 2021. Forse è proprio in vista di questo anniversario che, sempre a Niamey, la nuova giunta militare guidata dal generale Abdourahamane Tchiani ha siglato un importante documento con i massimi rappresentanti del Mali e del Burkina Faso.

Non certo due Paesi a caso. Anzi, il connubio sembra essere stato espressamente ricercato e voluto ed è figlio di dodici mesi di contrattazioni. Del resto, in comune Niger, Mali e Burkina Faso non hanno solo molti chilometri di confine. Tutti e tre i governi sono retti da giunte militari golpiste e le giunte in questione hanno estromesso i precedenti governi in funzione anti francese.

Il trattato siglato a Niamey

Non solo non c’è nulla di strano nel vedere Tchani con il maliano Goita e con il burkinabè Traore seduti attorno uno stesso tavolo, ma i tre sembrano condividere una comune linea politica. Quella cioè di affrancamento dalla francofonia e, in linea più generale, dall’occidente. Il primo passo è stato rappresentato dall’uscita dall’Ecowas, ossia l’organizzazione dei Paesi dell’Africa Occidentale. Il secondo si è avuto con il trattato siglato a Niamey il 6 luglio scorso.

Nel documento si parla espressamente di confederazione. L’obiettivo dunque dei tre governi, nel medio periodo, è quello di creare una nuova entità sovranazionale nel cuore dell’Africa, da contrapporre all’Ecowas. Il motivo è semplice: secondo Niger, Mali e Burkina Faso l’organizzazione dei Paesi dell’Africa Occidentale sarebbe diretta emanazione degli interessi francesi e occidentali.

Per questo nel trattato non si parla solo di collaborazione sotto il profilo militare. Al contrario, sono previste collaborazioni anche di rango economico, con l’obiettivo di facilitare gli scambi commerciali tra i tre Paesi, soprattutto nel comparto agricolo. Ma, come fatto notare da diversi analisti africani, il fiore all’occhiello del progetto è rappresentato dalla volontà futura di creare una moneta unica e di non avvalersi più del Franco Cfa, la valuta agganciata a Parigi vista come erede del periodo coloniale.

Mosca e Ankara guardano con interesse

Chiaro però, al netto delle buone intenzioni, che i tre Paesi al momento non hanno grandi forze per reggere da soli il peso del percorso verso una confederazione. Alla futura unione del Sahel, serve comunque un partner internazionale di rilievo. Esclusa la Francia e cacciati via anche i soldati Usa dal Niger, il pensiero è quindi rivolto soprattutto alla Russia. Mosca del resto ha già solidi contatti con la giunta maliana e dal 2021 i suoi uomini, tramite l’ex compagnia Wagner, sono presenti nel Paese in funzione anti Isis. Possibile che il Cremlino approfitti del vuoto lasciato da Parigi per aumentare la propria influenza e provare a dare maggior fastidio all’Occidente in un’area, come quella del Sahel, molto strategica.

Ma anche Ankara guarda con interesse la situazione. La Turchia ha molta influenza nel Mali, dove finanzia anche scuole e istituti di cultura, e potrebbe mettere gli occhi anche sul Niger e sul Burkina Faso. Sorge a questo punto una domanda: l’Occidente resterà a guardare? Per il momento la strategia di Parigi è quella di lasciar fare. L’idea dell’Eliseo, come dimostra il mancato intervento (fortemente caldeggiato dai servizi transalpini) durante il golpe in Niger, è quella secondo cui ogni mossa potrebbe solo portare a un peggioramento della situazione.

Meglio quindi, dalla prospettiva occidentale, aspettare e restare a guardare. Si tratta del resto di Paesi molto instabili, dove può accadere di tutto e dove l’occidente potrà ugualmente vantare importanti rapporti con diversi attori regionali. C’è intanto una curiosità, in tal senso, da sottolineare e che riguarda il nostro Paese: il contingente italiano in Niger è l’unico a cui la giunta militare ha chiesto di non andarsene e di rimanere operativo nella regione.

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