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Difesa

Niger, l’Italia rafforza la sua presenza sul campo

Nell'Africa odierna il prosieguo e rafforzamento della presenza militare italiana in Niger, in sinergia con le forze di Niamey, è utile.

Nel quadro di un contesto geopolitico sempre più agitato in Africa, come dimostrato dal perenne caos libico e dalle guerre in Sudan e Congo, il prosieguo e rafforzamento della presenza militare italiana in Niger, in sinergia con le forze di Niamey, rappresenta un presidio strategico per l’intero campo euroatlantico.

Il piede a terra italiano in Niger

Una presenza, quella italiana, che è il piede a terra decisivo per espandere il Piano Mattei e dargli forma come grande strategia prospettica per influenzare l’Africa in una fase di crescente penetrazione di attori come Russia e Cina e di ritiro degli alleati dell’Italia, come la Francia che sta via via lasciando tutte le postazioni nella sua Françafrique e non è nemmeno più la benvenuta in Sahel.

Il 21-22 febbraio il capo di Stato Maggiore della Difesa italiana, generale Luciano Portolano, si è recato in Niger, prima a Niamey e poi al comando della Missione Italiana in Niger (Misin), discutendo con il Governo locale le prospettive del futuro schieramento delle truppe di Roma e i comuni interessi strategici. Nonostante il golpe militare di due anni fa, il Niger resta strategico per l’architettura securitaria dell’Africa subsahariana e per l’Italia la sua tenuta conviene decisamente in un contesto di crescente penetrazione delle potenze rivali e di ricerca di un’agenda comune su lotta al terrorismo e contrasto al traffico di esseri umani.

Insider Trend ricorda che tra Roma e Niamey “sono in corso di realizzazione progetti per equipaggiare le unità locali addestrate” dalle forze italiane, dando al Paese africano “barchini per il controllo dei movimenti lungo il fiume Niger ed elicotteri AB412 per il controllo del territorio” e consentendo di potenziare “il ruolo delle Forze Armate nigerine nell’azione di contrasto delle minacce maggiormente insidiose, quali il terrorismo transnazionale, i tentativi di destabilizzazione, il banditismo e la criminalità organizzata e le migrazioni illegali verso Nord, in particolare dall’area di Agadez”.

Nuove forze per l’Italia

Nel frattempo, emergono rapporti che vedono l’Italia pronta a rafforzare la sua missione che prevede uno schieramento massimo di 500 uomini (ad oggi circa 350 gli operativi), garantendo maggiori forze sia al contingente di terra sia al Task Force Air Group Sahel che opera dalla Base Aerea 101 del Sahel in sostegno a Misin. Clash Report parla di proposte atte a rafforzare la presenza militare con l’invio di 300 uomini aggiuntivi e degli aerei cisterna C-27J Spartan e KC-767A per garantire maggiore profondità operativa alle forze ivi stanziate.

Il Niger serve all’Italia, l’Italia serve al Niger. Il corollario di questo rapporto è lo scambio informativo che Portolano porta avanti in prima persona, ma non in solitaria. Un anno fa Giovanni Caravelli, capo dei servizi segreti esteri (Aise) a marzo del 2024 si è recato a Niamey per incontrare il presidente Abdourahmane Tchiani, dialogando delle comune minacce alla sicurezza e della prospettiva operativa per affrontarle e garantendo la presenza dell’intelligence italiana nell’Africa post-francese.

Anche l’attuale vice di Caravelli all’Aise, il generale Francesco Paolo Figliuolo, ha visitato più volte il Paese quando era alla guida del Comando Operativo Vertice Interforze e lo stesso Portolano aveva compiuto una visita molto di recente, a dicembre. A gennaio il rilancio del protocollo d’intesa bilaterale Roma-Niamey è stata la premessa al potenziale rafforzamento di un rapporto strategico e articolato. Da cui dipende una fetta importante della proiezione italiana oltre i confini nazionali.

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