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	<title>Maldive Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 05 Oct 2023 14:25:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Maldive Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il puzzle dell&#8217;Indo-Pacifico: le isole chiave nella sfida tra Usa e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-puzzle-dellindo-pacifico-le-isole-chiave-nella-sfida-tra-usa-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 14:24:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Indiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le Maldive sono soltanto la punta di un iceberg enorme. Il duello tra Cina e Stati Uniti si estende in tutto l'Indo-Pacifico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-puzzle-dellindo-pacifico-le-isole-chiave-nella-sfida-tra-usa-e-cina.html">Il puzzle dell&#8217;Indo-Pacifico: le isole chiave nella sfida tra Usa e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005162415244_ed288fd50c56663fc7b051228ff33e6a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;ultimo terremoto politico in ordine cronologico ha coinvolto l&#8217;arcipelago delle <strong>Maldive</strong>. Le elezioni presidenziali appena concluse hanno decretato la vittoria di <strong>Mohamed Muizzu</strong> con il 54% dei consensi. Lo sfidante <strong>Ibrahim Mohamed Solih</strong> ha riconosciuto la sconfitta e alzato bandiera bianca congratulandosi con il rivale. </p>



<p>Al di là delle dinamiche politiche interne al Paese, che faticano a riscuotere interesse oltre i confini nazionali, è importante sottolineare come questo avvicendamento possa scuotere il confronto politico tra <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Cina </strong>nell&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong>. Già, perché se il presidente uscente Solih era noto per essere filo indiano, il nuovo arrivato ha un profilo filo cinese. </p>



<p>Stiamo parlando di un politico sostenitore della <strong>Nuova Via della Seta</strong>, il mastodontico progetto infrastrutturale promosso da Xi Jinping, e favorevole agli investimenti del Dragone nei Paesi in via di sviluppo. Non solo: in caso di vittoria, Muizzu aveva promesso solide relazioni con la Repubblica popolare cinese. &#8220;Non vediamo l&#8217;ora di tornare al governo nel 2023 per scrivere un nuovo capitolo di forti legami tra i nostri due Paesi, sia a livello nazionale che internazionale&#8221;, aveva detto ai membri del Partito comunista cinese l&#8217;anno scorso.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://it.insideover.com/politica/lascesa-silenziosa-della-cina-nellindo-pacifico.html"><strong>L’ascesa della Cina nell’Indo-Pacifico</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/la-lotta-tra-cina-e-stati-uniti-per-il-controllo-del-pacifico.html"><strong>La lotta tra Cina e Usa per il controllo del Pacifico</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/il-presente-e-il-futuro-dellindo-pacifico.html"><strong>Il presente e il futuro dell’Indo-Pacifico</strong></a></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza delle Maldive</h2>



<p>A differenza di quanto si possa pensare, le Maldive sono situate in una posizione strategicamente rilevante nel cuore dell&#8217;<strong>Oceano Indiano</strong>, a cavallo di una delle rotte marittime est-ovest più trafficate del mondo. </p>



<p>I riflessi geopolitici della vittoria di Muizzu potrebbero insomma coincidere con un avvicinamento dell&#8217;arcipelago verso la Cina. Pechino sarebbe infatti da tempo intenzionata a creare un collegamento capace di unire il <strong>Mar cinese meridionale</strong>, il citato <strong>Oceano Indiano</strong> e le coste dell&#8217;<strong>Africa orientale</strong>. Non una mossa qualunque, visto che, grazie alle infrastrutture costruite (e in fase di costruzione) nel continente, il Dragone potrebbe ambire ad affacciarsi sulle acque dell&#8217;<strong>Oceano Atlantico</strong>. </p>



<p>Al contrario di Muizzu, Solih aveva invece spinto per ripristinare la posizione diplomatica del Paese nei confronti di Nuova Delhi. Ricordiamo che l’<strong>India</strong> ha investito centinaia di milioni di dollari nell&#8217;arcipelago, finanziando progetti infrastrutturali più o meno grandi. E tutto in virtù del braccio di ferro con la Cina, o meglio per evitare che il Dragone potesse mettere radici in un&#8217;area sensibile – soprattutto se considerata parte di un puzzle comprendente l&#8217;Indo-Pacifico &#8211; ai fini degli equilibri globali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il duello (a distanza) tra Usa e Cina</h2>



<p>Il duello tra India e Cina è in realtà l&#8217;anticamera del vero duello in campo: quello tra Washington e Pechino, a dire il vero in atto in tutto l&#8217;Indo-Pacifico. Le Maldive sono soltanto un esempio sul quale accendere i riflettori. Già, perché esistono altre isole finite al centro della contesa. Possiamo citare le <strong>Isole Cook</strong> e <strong>Niue</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/isole-cook-stato-sovrano-la-mossa-di-biden-che-non-piace-alla-cina.html">appena riconosciute dagli Usa</a> come “Stati sovrani e indipendenti”, oppure le <strong>Isole Salomone</strong>, che un anno fa hanno siglato un accordo quadro con i cinesi in materia di cooperazione sulla sicurezza. </p>



<p>Altri Paesi, non solo isole, rientrano nel mosaico. Citiamo <strong>Timor Est</strong>, con il quale la Cina ha appena varato una partnership strategica, oppure <strong>Giappone </strong>e <strong>Corea del Sud</strong>, attori di ben altro spessore diventati pilastri della nuova architettura diplomatica immaginata dagli Usa nella regione asiatica per contenere il Dragone. </p>



<p>La prossima area di contesa coinciderà quasi sicuramente con il <strong>sud-est asiatico</strong>, dove esigenze commerciali e vecchie tensioni storiche si intrecciano fino a formare un nodo difficile da sciogliere. Certo è che l&#8217;obiettivo di Cina e Usa è lo stesso: conquistare quanta più influenza possibile per portare a compimento i propri obiettivi. Bloccare l&#8217;avanzata cinese nel caso statunitense, allargare il raggio d&#8217;azione marittimo nel caso di Pechino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-puzzle-dellindo-pacifico-le-isole-chiave-nella-sfida-tra-usa-e-cina.html">Il puzzle dell&#8217;Indo-Pacifico: le isole chiave nella sfida tra Usa e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Maldive, un insospettabile paradiso jihadista</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/maldive-un-insospettabile-paradiso-jihadista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 May 2021 10:37:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="maldive jihad" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-2048x1152.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-334x188.jpeg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Conosciute per il clima tropicale e per il mare cristallino, le Maldive sono una delle realtà maggiormente interessate dal turismo internazionale. Totalmente dipendenti dalla liquidità iniettata nell&#8217;economia dagli ingenti flussi turistici – oltre un milione di visitatori all&#8217;anno –, queste isole nascondono un segreto: vantano il triste primato di principale bacino di reclutamento dello Stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/maldive-un-insospettabile-paradiso-jihadista.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/maldive-un-insospettabile-paradiso-jihadista.html">Maldive, un insospettabile paradiso jihadista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="maldive jihad" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-2048x1152.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-jihad-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Conosciute per il clima tropicale e per il mare cristallino, le <strong>Maldive</strong> sono una delle realtà maggiormente interessate dal turismo internazionale. Totalmente dipendenti dalla liquidità iniettata nell&#8217;economia dagli ingenti flussi turistici – <a href="http://www.the-businessreport.com/article/40-years-sustained-tourism-growth/">oltre un milione di visitatori all&#8217;anno</a> –, queste isole nascondono un segreto: vantano il triste primato di principale bacino di reclutamento dello<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html"> Stato Islamico</a> nell&#8217;Asia meridionale.</p>
<h2>Obiettivo: uccidere l&#8217;ex presidente</h2>
<p>Malé, 6 maggio 2021.<a href="https://asia.nikkei.com/Politics/Murder-attempt-on-Maldives-ex-president-reveals-rising-radicalism"> La quiete maldiviana viene scossa da un tremendo boato</a>. È un&#8217;esplosione, un ordigno improvvisato che qualcuno ha meticolosamente nascosto e fatto detonare al momento opportuno. La vittima è <strong>Mohamed Nasheed</strong>, presidente delle Maldive dal 2008 al 2012. L&#8217;ex capo di Stato viene trasportato d&#8217;urgenza nel più vicino ospedale, per poi venire trasferito in <strong>Germania</strong>. Sopravviverà. Il popolo tira un sospiro di sollievo, mentre la politica cerca di mantenere il più stretto riserbo sulle indagini, evitando accuratamente di veicolare prematuramente l&#8217;idea che possa essersi trattato di un attentato di stampo islamista.</p>
<p>Le Maldive vivono di turismo e non possono permettersi la nomea di nazione insicura e preda del jihadismo. Gli inquirenti, però, puntano verso una sola direzione – i jihadisti –, anche perché su Nasheed pendeva una sentenza di morte, in quanto &#8220;<em>laa-dheenee</em>&#8221; (let. irreligioso), e i politici non possono che prenderne atto. I tre arrestati, del resto, provengono da contesti musulmani e<a href="https://www.bbc.com/news/world-asia-57049128"> vengono descritti dai poliziotti</a> come degli &#8220;estremisti religiosi&#8221;. Il governo denuncia l&#8217;attentato in termini di &#8220;attacco alla democrazia e all&#8217;economia&#8221;, promettendo pene severe per gli esecutori, e il mondo scopre che le insospettabili Maldive hanno un problema di terrorismo.</p>
<h2>Una lunga storia di sangue</h2>
<p>L&#8217;immaginario collettivo dipinge le Maldive come un paradiso in terra da visitare almeno una volta nella vita, ma gli studiosi del terrorismo islamista le vedono con occhiali differenti, memori del sangue che le ha bagnate e degli attentatori ai quali hanno dato i natali. Perché le Maldive, spiagge e mare a parte, sono anche il luogo dell&#8217;attentato di Malé (2007), di manifestazioni ampiamente partecipate a favore dello Stato Islamico (2014) e degli omicidi del politico <strong>Afrasheem Ali</strong> (2012), del giornalista<strong> Ahmed Rilwan</strong> (2014) e del blogger<strong> Yameen Rasheed</strong> (2017), nonché la culla di almeno 250-450 combattenti arruolatisi nello Stato Islamico negli anni della grande anarchia tra <strong>Siria</strong> e <strong>Iraq</strong>.</p>
<p>I maldiviani che hanno giurato fedeltà al jihad armato sono sparsi in tutto il continente, dal Medio Oriente all&#8217;Asia meridionale, passando per l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, e combattono per più di un&#8217;organizzazione terroristica, dallo Stato Islamico ad<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html"> Al Qaeda</a>, operando sia all&#8217;estero sia in patria – come dimostrano gli omicidi illustrati poc&#8217;anzi, l&#8217;attentato all&#8217;ex presidente Nasheed e l&#8217;accoltellamento di tre turisti a febbraio dell&#8217;anno scorso.</p>
<p>Come e perché le Maldive siano divenute uno dei principali bacini di reclutamento dello Stato Islamico in Asia meridionale,<a href="https://globalriskinsights.com/2021/03/the-maldives-an-unlikely-isis-haven/"> presentando il più elevato numero di combattenti stranieri pro capite del mondo</a>, non è un segreto per gli analisti: la classe politica, ignorando volutamente il fenomeno per paura di ricadute negative sull&#8217;industria turistica, ha permesso inconsapevolmente che imam radicali e reclutatori dai credi salafita e wahhabita agissero indisturbati, facendo proseliti tra la popolazione, che è a maggioranza sunnita, e trasformando moschee, centri culturali e scuole coraniche in incubatori d&#8217;odio.</p>
<h2>Le origini</h2>
<p>Gli esperti concordano: le origini della radicalizzazione religiosa nelle Maldive vanno fatte risalire al 2004, quando, nel dopo-tsunami, l&#8217;arcipelago fu invaso da orde di predicatori e operatori umanitari provenienti dalle petromonarchie wahhabite,<em> in primis</em> l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>, che, dietro l&#8217;ombrello dell&#8217;assistenza umanitaria, &#8220;iniziarono a lavare il cervello ai giovani maldiviani che vivevano al di sotto della soglia di povertà, facendo loro credere che lo tsunami fosse una punizione per non aver seguito i veri insegnamenti dell&#8217;islam&#8221;.</p>
<p>Negli anni successivi, e fino ad oggi, &#8220;l&#8217;ideologia islamista radicale ha infiltrato il tessuto sociale delle isole&#8221; e, complice l&#8217;indifferenza e l&#8217;atroce miopia della politica, ha iniziato a seminare terrore nell&#8217;arcipelago e ad &#8220;infiltrarsi nelle forze di sicurezza, che giocano una parte nel reclutamento di giovani nello Stato Islamico&#8221;. Una bomba a orologeria<a href="https://it.insideover.com/societa/francia-guerra-civile.html"> che ricorda da vicino la Francia</a>, anche perché le indagini hanno appurato l&#8217;esistenza di una connessione tra islam radicale, narco-bande simil-religiose –<a href="https://www.idsa.in/issuebrief/attack-on-nasheed-and-radicalisation-maldives-200521"> 30 quelle censite nella sola capitale</a> – e periferie dimenticate dallo Stato – esplose nel 2003 dopo la morte di un 19enne in un commissariato, causando più di due morti e oltre venti feriti. Uno Stato, quello maldiviano, che, troppo impegnato a creare una ricchezza esclusivistica nelle enclavi-resort che affollano l&#8217;arcipelago, ha lasciato che l&#8217;internazionale del terrore seducesse gli abitanti dei ghetti.</p>
<h2>La situazione oggi</h2>
<p>Il recente attentato contro l&#8217;ex presidente Nashed è servito a ricordare alle autorità maldiviane che la minaccia terroristica non è venuta meno con la fine dell&#8217;epopea dello Stato Islamico.<a href="https://globalriskinsights.com/2021/03/the-maldives-an-unlikely-isis-haven/"> I numeri possono spiegare ciò che alle parole riesce soltanto in parte</a>:</p>
<ul>
<li>250-450 coloro che sono partiti alla volta della Siria durante l&#8217;era dello Stato Islamico;</li>
<li>432 coloro che hanno cercato di recarsi in Siria,<a href="https://www.idsa.in/issuebrief/attack-on-nasheed-and-radicalisation-maldives-200521"> sebbene le autorità abbiano conteggiato almeno 1.000 voli internazionali &#8220;sospetti&#8221;</a>;</li>
<li>1.400 coloro che, attualmente, vengono monitorati dalle autorità perché identificati come &#8220;estremisti religiosi&#8221;;</li>
<li>1 maldiviano ogni 2mila ha combattuto per lo Stato Islamico in Siria.</li>
</ul>
<p>La politica ha reagito a tali numeri a mezzo di leggi contro il riciclaggio di denaro illecito e il terrorismo, inaugurando un centro dell&#8217;antiterrorismo ed un piano quinquennale contro la radicalizzazione, lanciato nel 2019, e trovando supporto materiale e variegato nell&#8217;<strong>Unione europea</strong>, nelle <strong>Nazioni Unite</strong>, nell&#8217;Interpol e nel Giappone.</p>
<p>Numeri e fatti indicano che l&#8217;uscita dal tunnel è ancora lontana, ma le autorità dovranno premere sull&#8217;acceleratore se vorranno preservare la nomea delle isole e, quindi, salvaguardare l&#8217;integrità di un&#8217;economia basata sul turismo. Arresti ed espulsioni sono dei palliativi, ergo non basteranno. Il problema nasce nei ghetti, dunque è nei ghetti che andrà trovata la soluzione. Quei quartieri sino ad oggi dimenticati, che periodicamente insorgono contro la brutalità poliziesca e che facilmente si prostrano agli affabulatori del terrore, vanno recuperati e resi dignitosi, a misura d&#8217;uomo, e i loro abitanti andranno trattati per ciò che sono – esseri umani – anziché come reietti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/maldive-un-insospettabile-paradiso-jihadista.html">Maldive, un insospettabile paradiso jihadista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Alle Maldive una città galleggiante per sfuggire all&#8217;innalzamento dei mari</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/alle-maldive-una-citta-galleggiante-per-sfuggire-allinnalzamento-dei-mari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 16:25:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="669" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-la-presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="maldive" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-la-presse.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-la-presse-300x201.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-la-presse-768x514.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Nel 2019 la prestigiosa rivista Nature pubblicava un paper dal titolo emblematico: New elevation data triple estimates of global vulnerability to sea-level rise and coastal flooding. Lo studio, realizzato dal centro di ricerca no profit statunitense Climate Central, sosteneva che nel 2050 le case di 300 milioni di persone sparse in ogni angolo del pianeta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/alle-maldive-una-citta-galleggiante-per-sfuggire-allinnalzamento-dei-mari.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/alle-maldive-una-citta-galleggiante-per-sfuggire-allinnalzamento-dei-mari.html">Alle Maldive una città galleggiante per sfuggire all&#8217;innalzamento dei mari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="669" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-la-presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="maldive" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-la-presse.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-la-presse-300x201.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/maldive-la-presse-768x514.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Nel 2019 la prestigiosa rivista <em>Nature</em> pubblicava <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-019-12808-z">un paper dal titolo emblematico</a>: <em>New elevation data triple estimates of global vulnerability to sea-level rise and coastal flooding</em>. Lo studio, realizzato dal centro di ricerca no profit statunitense Climate Central, sosteneva che nel <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-climatici-entro-il-2050-potrebbero-diventare-250-milioni.html">2050</a> le case di 300 milioni di persone sparse in ogni angolo del pianeta sarebbero finite <strong>sommerse dagli oceani</strong>. Nella lista delle <strong>città</strong> a rischio figuravano anche diversi centri italiani, tra cui Venezia, Rovigo e Jesolo. La previsione da incubo era particolarmente infernale per il <strong>continente asiatico</strong>, visto che lì si trova il 70% degli insediamenti che più rischiano di finire sotto il livello del mare.</p>
<p>Il caso più noto è probabilmente quello di <strong>Jakarta</strong>. La capitale dell&#8217;<strong>Indonesia</strong>, 11 milioni di abitanti, che salgono a 30 contando l&#8217;area metropolitana, affonda 15 centimetri<a href="https://www.bbc.com/news/world-asia-44636934"> ogni anno che passa</a>. Calcolatrice alla mano, significa che di questo passo sparirà dalle cartine geografiche nel giro di qualche decennio. Il governo locale, conscio del pericolo, ha preso le contromisure. Dal momento che dighe e sbarramenti non bastano a bloccare l&#8217;innalzamento degli oceani, ecco che le autorità hanno deciso di &#8220;<strong>trasferire</strong>&#8221; gli uffici e le sedi istituzionali, e dunque la capitale, di un centinaio di chilometri, dall&#8217;isola di Giava all&#8217;isola del Borneo. Nel caso indonesiano, la furia dell&#8217;oceano si deve all&#8217;eccessivo sfruttamento delle falde acquifere, ma anche all&#8217;enorme quantità di cemento utilizzata.</p>
<h2>La mossa delle Maldive</h2>
<p>Oltre a Jakarta, si trovano nella lista nera pure Mumbai, in India &#8211; città che nei prossimi 30 anni dovrebbe finire sommersa -, Dacca, in Bangladesh, il Sud del Vietnam, Alessandria d&#8217;Egitto, alcune aree di New Orleans, Amsterdam, Anversa e molte zone di Londra. E poi c&#8217;è il caso delle <strong>Maldive</strong>, pronte a sfornare un progetto avveniristico per neutralizzare gli effetti nefasti del <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-ciclone-idai-i-cambiamenti-climatici-e-il-divario-tra-nord-e-sud.html">cambiamento climatico</a>.</p>
<p>Si chiama <strong>Maldives Floating City (MFC)</strong> e consiste, niente meno, che nella trasformazione dell&#8217;intero arcipelago in una vera e propria città galleggiante. Per quale motivo le autorità si sono impegnate per dare vita a un piano simile? Colpa del riscaldamento globale, dunque dello scioglimento dei ghiacciai e del conseguente <strong>innalzamento del</strong> <strong>livello dei mari</strong>. Gli esperti ritengono che, da qui al 2050, i circa 30 atolli situati nell&#8217;Oceano Indiano diventeranno letteralmente inabitabili. Stiamo parlando di quasi mille isole, ad appena 90 centimetri sul livello del mare.</p>
<h2>La città galleggiante</h2>
<p>Ma che cos&#8217;è MFC? Nello specifico, il governo delle Maldive costruirà una nuova <strong>isola artificiale</strong> nella quale sorgeranno migliaia di case, ma anche ristoranti, negozi, un ospedale, una scuola e perfino un edificio istituzionale. I lavori prenderanno il via nel 2022 e, in un decennio, la città dovrà avere la forma di un <strong>corallo</strong>. A quel punto le Maldive saranno diventate a tutti gli effetti una città galleggiante.</p>
<p>Sono emersi ulteriori dettagli in merito al curioso piano. <a href="https://maldivesfloatingcity.com/">Come ha sottolineato il sito ufficiale MFC</a>, la città prenderà vita su un incrocio di reticoli situati nella laguna di 200 ettari a una decina di minuti dalla capitale Malè e dall&#8217;aeroporto internazionale. La progettazione è affidata a due società olandesi: Dutch Docklands e Waterstudi. Quando i lavori saranno terminati, insomma, dovremmo aspettarci migliaia di case &#8220;a picco&#8221; sul mare.</p>
<p>Tutto, ovviamente, sarà <strong>ecosostenibile</strong>. Non sono previste bonifiche del territorio e – hanno assicurato gli specialisti – l&#8217;impatto sulle barriere coralline sarà minimo. Se per fuggire all&#8217;innalzamento degli oceani l&#8217;Indonesia ha pensato bene di trasferire la propria capitale in un&#8217;altra isola, le Maldive sono ricorse alla creazione di una città galleggiante. Due soluzioni diverse per affrontare lo stesso problema.</p>
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		<title>L’India sfida la Cina. E le Maldive sono al centro dello scontro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lindia-sfida-la-cina-e-le-maldive-sono-al-centro-dello-scontro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2019 13:48:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Indiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>L’India ha ufficialmente ripreso ad installare radar costieri sulle isole Maldive rientranti nel progetto di Nuova Delhi per la costruzione di una lunga catena radar che comprende anche lo Sri Lanka, le Mauritius e le Seychelles. In particolare saranno 10 i radar, costruiti dall’indiana Bharat Electronics Limited, che saranno posizionati lungo l’arcipelago delle Maldive ed insieme agli altri 15 (otto per le Mauritius, sei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lindia-sfida-la-cina-e-le-maldive-sono-al-centro-dello-scontro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8963647-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>L’India ha ufficialmente ripreso ad installare radar costieri sulle isole Maldive rientranti nel progetto di Nuova Delhi per la costruzione di una lunga catena radar che comprende anche lo Sri Lanka, le Mauritius e le Seychelles.</p>
<p>In particolare saranno 10 i radar, costruiti dall’indiana Bharat Electronics Limited, che saranno posizionati lungo l’arcipelago delle Maldive ed insieme agli altri 15 (otto per le Mauritius, sei per lo Sri Lanka ed uno per le Seychelles) andranno a completare un sistema di sorveglianza marittima gestito da Nuova Delhi per il controllo del traffico navale in quel settore dell’Oceano Indiano.</p>
<p>Il sistema sarà coordinato dal neonato centro di comando e coordinamento denominato Fusion Centre – Indian Ocean Region (Fc-Ior) di Gurugram – o Gurgaon – che da dicembre dell’anno scorso provvede a condividere in tempo reale le informazioni acquisite dai radar già esistenti con le nazioni alleate dell’India nella regione.</p>
<h2>I radar indiani</h2>
<p>Sette dei dieci radar che andranno a completare la catena di sorveglianza saranno equipaggiati con gli ultimi sistemi elettronici in grado di trasmettere informazioni e immagini in tempo reale al centro di comando di Gurugram.</p>
<p>Per quanto riguarda gli altri tre radar, già operativi, la tecnologia che li gestisce permette solamente di fornire dati relativi all’Ais, l’Automatic Identification System, ovvero il transpondernavale che segnala velocità, posizione e codice identificativo di un natante, e che ha il grosso svantaggio di poter essere spento dal personale di bordo.</p>
<p>La Bharat Electronic Limited è quindi in procinto di aggiornare anche questi ultimi in modo che tutta la catena radar possa lavorare in modo attivo per controllare il traffico marittimo.</p>
<p>Questi radar ad alta risoluzione, che lavorano in banda X per poter eliminare le interferenze generate dalle onde del mare, sono capaci di individuare tutti i natanti di dimensioni pari o maggiori di un gonfiabile a motore, il classico “gommone” usato da pirati e scafisti, in condizioni ognitempo grazie a particolari caratteristiche come la variazione della Pulse Repetition Frequency (frequenza di ripetizione degli impulsi) e la programmazione della Pulse Width (ampiezza di impulso).</p>
<h2>Scacco alla Cina</h2>
<p>La notizia della ripresa dei lavori di installazione dei radar indiani alle Maldive arriva a sei mesi dalla cacciata del presidente Abdulla Yameen, noto per le sue simpatie cinesi.</p>
<p>L’India vede quindi compiersi un importante progetto di sorveglianza nel quadro del contenimento dell’espansionismo della Cina nella regione dell’Oceano Indiano e non solo.</p>
<p>La politica di Pechino del “Filo di perle”, che ha come obiettivo quello di stabilire delle basi lungo le rotte della Nuova Via della Seta che vanno dal Mar Cinese Orientale sino al Mediterraneo ed oltre, è anche soprattutto un’azione di penetrazione profonda non solo a livello economico: la costruzione di porti, come quello di Gibuti o come quello che vorrebbe costruire in Cambogia, è sicuramente fatta con lo scopo di avere un dual use.</p>
<p>Se da un lato serviranno da tappa per i mercantili carichi di merci che faranno la spola tra i porti europei, come quello di Trieste, e quelli cinesi, dall’altro saranno perfettamente in grado di accogliere le navi militari battenti bandiera rossa stellata.</p>
<p>Del resto attraverso l’Oceano Indiano ed i suoi due importantissimi e vitali stretti di Bab el-Mandeb e della Malacca, transita più del 75% del traffico merci del mondo e più del 50% di quello petrolifero, pertanto il controllo di tutta la regione risulta fondamentale per una nazione che si vuole ergere a potenza globale insidiando la supremazia americana in quel ruolo.</p>
<p>Lo sanno a Washington, che ormai è ai ferri corti con la Cina non solo per la questione delle isole artificiali militarizzate nel Mar Cinese Meridionale, e lo sanno a Nuova Delhi.</p>
<p>Infatti la costruzione di questa catena di radar di sorveglianza è solo l’ultima mossa di una partita a scacchi con Pechino che ha visto anche la costruzione di infrastrutture portuali, da parte dell’India, proprio nel vitale stretto della Malacca, a Sabang in Indonesia.</p>
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		<title>Quel paradiso per i turisti  diventato un inferno per i cristiani</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/maldive-paradiso-per-i-turisti-inferno-per-i-cristiani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Aug 2018 10:21:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani perseguitati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Spiagge paradisiache, acqua cristallina, alberghi di lusso sono pronti ad accogliere i turisti pronti a trascorrere le loro vacanze in una meta del turismo esclusivo. Le isole Maldive però possono passare rapidamente da paradiso terrestre per gli ospiti stranieri ad un vero e proprio inferno per gli abitanti locali di fede cristiana. Assieme alla Corea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/maldive-paradiso-per-i-turisti-inferno-per-i-cristiani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8054306-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Spiagge paradisiache, acqua cristallina, alberghi di lusso sono pronti ad accogliere i turisti pronti a trascorrere le loro vacanze in una meta del turismo esclusivo. Le isole <strong>Maldive </strong>però possono passare rapidamente da paradiso terrestre per gli ospiti stranieri ad un vero e proprio inferno per gli abitanti locali di fede cristiana.</p>
<p>Assieme alla <strong>Corea del Nord</strong>, all&#8217;<strong>Iraq</strong>, alla <strong>Siria</strong> e alla <strong>Nigeria</strong>, la repubblica delle Maldive rientra nella famigerata lista dei Paesi dove l&#8217;oppressione dei cristiani ha raggiunto livelli tali da definirla una vera  e propria <strong>persecuzione</strong>.</p>
<p>Secondo la lista redatta da <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.opendoorsusa.org/christian-persecution/world-watch-list/maldives/">Open Doors</a>, le Maldive si classificano al tredicesimo posto per livello di persecuzione dei cristiani davanti addirittura a Libia, Arabia Saudita e Yemen.</p>
<p></p>
<p>C&#8217;è una totale assenza di <strong>libertà religiosa</strong>. Qualsiasi apertura di chiese è severamente proibita; il divieto di pregare qualsiasi altra fede diversa dal&#8217;islam e possedere o esibire in pubblico simboli o libri di altre religioni, come crocifissi e la Bibbia, è punito anche con il carcere dai due ai cinque anni.</p>
<p>Questi precetti valgono anche per gli stranieri che, se trovati con delle Bibbie o dei crocifissi in pubblico, devono essere consegnati al Ministero dell’immigrazione rischiando di essere <strong>espulsi</strong>.</p>
<p>&#8220;Un non musulmano può non divenire cittadino delle Maldive&#8221;, cita <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://acs-italia.org/PDF/ASIA-E-OCEANIA/MALDIVE.pdf">l’articolo 9 della costituzione del 2008</a> creando così uno Stato dove quasi il 100 per cento è di fede musulmana.  &#8220;La religione dello Stato delle Maldive è l&#8217;islam e ogni cittadino può tenere qualsiasi condotta purché venga rispettata la <strong>sharia</strong>&#8220;, si legge agli articoli 9 e 19 della stessa carta costituzionale.</p>
<p></p>
<p>Anche l&#8217;educazione viene dominata dalla religione islamica. All&#8217;articolo 36, vi è l&#8217;obbligo &#8220;di inculcare l’obbedienza all&#8217;islam&#8221;, punendo con il carcere chiunque provi a promuovere un&#8217;altra religione.</p>
<p>Per queste ragioni i cristiani maldiviani devono riunirsi in preghiera di nascosto e devono occultare qualsiasi simbolo della loro fede. Molti hanno deciso di scappare lasciando quella terra ostile e ora i cristiani nelle Maldive contano solo il 0,4 per cento dell’intera popolazione.</p>
<p>Le Maldive, proprio per il clima di estremismo religioso che si respira, sono state anche un terreno fertile per il <strong>reclutamento di jihadisti</strong> dello Stato islamico. Secondo i servizi segreti indiani circa 200 jihadisti maldiviani sono partiti per combattere nelle file del califfato in Iraq e Siria, come riportato dall&#8217;<em><a href="https://indianexpress.com/article/india/india-others/from-kerala-family-to-ex-gangster-is-pulls-maldives-men/">Indian Express</a>, </em>e innumerevoli scritte sono apparse nelle strade della capitale Malè, inneggiando ad Al Baghdadi e incitando al reclutamento nei tagliagole.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;islamismo imperante e la persecuzione religiosa nelle isole fanno da contrasto con gli atolli dalla sabbia bianca dei resort di lusso, rendendo la contrapposizione tra paradiso e inferno ancora più stridente. </p>
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		<title>Dietro il caos alle Maldive  lo scontro fra potenze internazionali</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/maldive-dietro-caos-lo-scontro-fra-potenze-internazionali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 07:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612-1024x629.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il caos nelle Maldive non è solo una questione meramente interna, ma un’intricata partita fra tutte le grandi potenze interessate al destino dell’Asia e, in particolare, dell’oceano Indiano. La battaglia fra il presidente Abdulla Yameen e l’ex presidente in esilio a Londra, Mohamed Nasheed, è infatti anche un confronto geopolitico di due visioni del tutto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/maldive-dietro-caos-lo-scontro-fra-potenze-internazionali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180208191656_25639612-1024x629.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il caos nelle <strong>Maldive</strong> non è solo una questione meramente interna, ma un’intricata partita fra tutte le grandi potenze interessate al destino dell’Asia e, in particolare, dell’oceano Indiano. La battaglia fra il presidente <strong>Abdulla Yameen</strong> e l’ex presidente in esilio a Londra, <strong>Mohamed Nasheed</strong>, è infatti anche un confronto geopolitico di due visioni del tutto opposte delle Maldive rispetto al grande gioco delle influenze asiatiche. La sfida fra le due opposte fazioni che si contendono la politica degli arcipelaghi è incardinata su due giganti asiatici che si sfidano per il controllo dell’oceano Indiano: <strong>Cina</strong> e <strong>India</strong>. Yameen, fratellastro dell’ex dittatore Maumoon Abdul Gayoom (finito ai domiciliari dopo lo stato d’emergenza varato dal presidente), è stato uno degli artefici dello scivolamento delle Maldive verso due potenze che, in quel determinato Stato, hanno interessi tutto sommato convergenti: <strong>Arabia Saudita</strong> e Cina. <strong>Negli ultimi anni è stata evidente una radicalizzazione dell’islam delle isole</strong> che ha dato ampia dimostrazione anche nell’esplosione del fenomeno dei <strong>foreign fighters</strong>: ben <strong>500 combattenti</strong>. Un numero molto rilevante se si pensa alla scarsa popolazione delle isole (circa 350mila unità) ma anche al cambiamento della cultura religiosa locale che, in poco tempo, è passata da una religione molto vicina al sufismo a un islam sostanzialmente incardinato nel conservatorismo se non sfociante nel wahabismo.</p>
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<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/continua-a-sostenerci/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-42088 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/occhi_banner.jpg" alt="occhi_banner" width="745" height="100" /></a></p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/larabia-saudita-alla-conquista-delle-maldive/"> L’Arabia Saudita è arrivata nelle isole in punta di piedi</a>, con il supporto del presidente Yameen, e ha avviato un graduale e scientifico inserimento nell’economia e nella religione locale, con la tipica politica d’influenza saudita: petroldollari e islamismo. Così, <strong>insieme ai predicatori di Riad, sono arrivati anche i fiumi di dollari per la costruzione di centri turistici e aree portuali</strong>, centri di cultura islamica e piccole postazioni militari. Tutto per espandere la propria influenza culturale, ma anche per controllare le rotte del petrolio che solcano quei mari per raggiungere l’estremo Oriente, in particolare la Cina. Ed è proprio la <strong>Cina</strong> la grande potenza che s<strong>upporta il mantenimento della leadership di Yameen</strong> <strong>perché nel tempo ha permesso a Pechino di penetrare nella politica locale e dare il via all’inserimento delle Maldive nella cosiddetta “Collana di perle”</strong>, quella cintura di basi, empori e Paesi amici che collegano la Cina al suo ultimo avamposto commerciale di Port Sudan. Il presidente delle Maldive ha anche siglato con la Cina un accordo di libero scambio nell’ambito dell’<strong>One Belt One Road</strong>. Il tutto allo scopo di controllare le rotte commerciali per raggiungere il Golfo Persico, l’Africa e il Mediterraneo, ma anche per circondare l’India evitando che questa possa conquistare spazi commerciali e politici a discapito del gigante cinese.</p>
<p></p>
<p style="text-align: left">In quest’ottica, allora, <strong>non deve sorprendere che il leader dell’opposizione, Mohamed Nasheed, abbia invocato l’aiuto di India e Stati Uniti</strong> contro le ultime scelte di Yameen sul carcere per gli oppositori e sul ripristino dello stato d’emergenza che ha sospeso le garanzie democratiche. Nasheed non era stato particolarmente avverso all’islam radicale, assumendo, come ricordato da <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/02/06/news/maldive-scontri-opposizione-177357/"><em>Il Foglio</em></a>, una posizione ambigua e poco netta né in un senso né nell’altro. Aveva però una chiara predisposizione favorevole al sistema filo-Usa e legato all’India. Predisposizione confermata in questi ultimi giorni quando l’ex capo dello Stato ha invocato addirittura un intervento militare indiano e un blocco finanziario da parte degli Stati Uniti per fermare il presidente Yameen. <strong>“Vorremmo che il governo indiano inviasse un rappresentante, appoggiato dal suo esercito, per liberare i giudici e i detenuti politici, tra i quali l’ex presidente Maumoon Abdul Gayoom”,</strong> ha detto Nasheed. Un’invocazione da non sottovalutare. L’India è già intervenuta militarmente nelle Maldive negli ultimi decenni. Nel 1988, con l’operazione “Cactus”, Nuove Delhi aveva inviato i suoi soldati per sventare un tentativo di golpe proprio ai danni di Maumoon Abdul Gayoom. E alle richieste di Nasheed ha risposto dicendo che &#8220;è imperativo che tutti gli organi del governo delle Maldive rispettino l&#8217;ordine del tribunale supremo&#8221;, in riferimento all’appoggio alla decisione della Corte suprema di liberare i politici arrestati per dare la maggioranza all’opposizione. Inoltre, la fazione che si oppone a Yameen ha pregato l’amministrazione Usa di assicurarsi “che <strong>gli istituti finanziari americani interrompano ogni transazione in dollari dei responsabili del regime</strong> delle Maldive”. <strong>Invocazioni che non sono piaciute alla Cina</strong>, come si può osservare anche dall’editoriale del tabloid cinese <a href="http://www.globaltimes.cn/content/1088536.shtml"><em>Global Times</em></a> che titola <strong>“L’India deve smettere di intervenire a Malé”</strong>. Una dichiarazione d’intenti esplicita che lancia una nuova sfida fra i due giganti dell’Asia. </p>
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		<title>Il paradiso delle vacanze si sta trasformando nell&#8217;inferno della jihad</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/paradiso-delle-vacanze-si-sta-trasformando-nellinferno-della-jihad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2017 07:19:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="679" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/MaldiveJi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/MaldiveJi.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/MaldiveJi-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/MaldiveJi-768x521.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Nel più bell'arcipelago del mondo ha preso piede una versione fanatica e pericolosa dell'islam</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="679" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/MaldiveJi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/MaldiveJi.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/MaldiveJi-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/MaldiveJi-768x521.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Il paradiso si sta gradualmente trasformando in un inferno. Per adesso, le migliaia di turisti italiani che ogni anno vanno in vacanza nelle Maldive e, appena sbarcati all&#8217;aeroporto di Malé, vengono dirottati in nave o in idrovolante verso il resort di destinazione, situato su un altro atollo distante magari 200 chilometri dalla capitale, non si accorgono praticamente di nulla. Ma l&#8217;arcipelago al largo della costa indiana, abitato da 350mila musulmani e tuttora visitato ogni anno da 1,2 milioni di stranieri, sta subendo un rapido processo di radicalizzazione, che ha già spinto quasi 200 giovani ad andare a combattere per il Califfato, portato a una applicazione sempre più rigorosa della Sharia e ora induce anche a temere che diventi un rifugio &#8211; o addirittura una base &#8211; per gli jihadisti in fuga dalla Siria e dall&#8217;Irak. Riassume Barbara Zagaria, che insieme con il marito Alessandro ha lavorato laggiù per due anni come pilota di idrovolanti prima di essere messa alla porta nell&#8217;ambito di un subdolo processo di epurazione dei dipendenti stranieri: «Nel nostro immaginario le Maldive sono il paradiso terrestre dove fuggire da stress e fatiche, coccolati da personale locale servizievole e onorato di averci come ospiti. Ebbene, scordiamoci i tempi d&#8217;oro, perché la guerra all&#8217;Occidente infedele è arrivata anche lì».</p>
<p>Per la verità, le Maldive non sono mai state un Paese modello, ma siccome la lotta politica è sempre stata concentrata nella capitale Malé, toccando solo di striscio le altre 1.182 isole (di cui molte disabitate), non ci si faceva gran caso. Per 25 anni l&#8217;arcipelago è stato governato da Abdul Gayoom del partito (o meglio dal clan) Dpr, e quando all&#8217;avvio della «primavera araba» è capitato che l&#8217;opposizione dell&#8217;Mdp vincesse le elezioni, il nuovo presidente Nasheed è stato presto fatto oggetto di proteste popolari, deposto, arrestato e inviato in esilio in Gran Bretagna. Ora il vertice è occupato da un fratellastro di Gayoom, Abdullah Yameen, che si è già liberato di un vice scomodo facendolo condannare a quindici anni di carcere per un presunto attentato allo yacht presidenziale e ha l&#8217;abitudine di sbarazzarsi senza scrupoli di tutti coloro che in qualche modo insidiano il suo potere. L&#8217;ultima vittima è un giovane blogger che si opponeva alla radicalizzazione, fatto uccidere nello scorso aprile. L&#8217;accusa favorita è quella di «terrorismo», che viene applicata a chiunque crei problemi, con pene tra i dieci e i venti anni di reclusione. Alcune associazioni di diritti umani protestano ancora, ma senza risultati. Dal momento che la legge impone che tutte le imprese, anche i resort più lussuosi, abbiano un azionista di maggioranza maldiviano, è stato facile per il regime crearsi, con l&#8217;oculata distribuzione di questi posti d&#8217;oro, una rete di «clienti» che gli fa scudo. Poiché il turismo è l&#8217;unica risorsa della Maldive, le poche famiglie che ne fanno parte hanno accumulato ingenti ricchezze, mentre buona parte della popolazione, che lavora per salari spesso miserevoli negli stessi resort, vive in povertà e negli ultimi anni è caduta in preda alla droga. Secondo uno studio delle Nazioni Unite, il 98% degli abitanti hanno un amico tossicodipendente e il 44% ne hanno uno in famiglia. Per anni, per molti lavori qualificati, come appunto i piloti degli idrovolanti, le Maldive sono state costrette a ricorrere agli stranieri; ma ora il governo cerca di «nazionalizzare» tutto, sottoponendo gli «infedeli» a ogni tipo di vessazioni per indurli ad andarsene e lasciare il posto a maldiviani, spesso talmente impreparati da rappresentare un grave pericolo per la sicurezza. «In conclusione &#8211; scrive sempre Barbara Trigoria &#8211; gli occidentali servono ai maldiviani per lavorare negli orari più scomodi, su turni massacranti, alloggiare nei posti in cui loro non vogliono andare, coprire i voli che loro non vogliono effettuare. Non ci trattano più con rispetto, non vogliono nessun tipo di integrazione, alla prima occasione si liberano di noi senza alcuna motivazione valida».</p>
<p></p>
<p>Questa nuova «caccia all&#8217;infedele» è parte di un processo favorito in larga parte dall&#8217;Arabia Saudita, che sta investendo pesantemente nelle isole, ha foraggiato chi doveva foraggiare e ha ottenuto che, nel giro di pochi anni, i maldiviani si trasformassero da musulmani moderati, quali erano, in rigidi salafiti. L&#8217;abbigliamento delle donne, che ancora vent&#8217;anni fa era libero, segue oggi le rigide regole dell&#8217;islam radicale, si sono moltiplicate le fustigazioni per gli adulteri, vale la pena di morte (per fortuna non ancora applicata) per chi si converte a un&#8217;altra religione. Il ramadan viene applicato in maniera così rigorosa anche a chi svolge lavori di responsabilità da creare incidenti a catena. L&#8217;ultima novità è la distribuzione di un «codice di comportamento» agli stranieri che commettono l&#8217;imprudenza di fermarsi a Malé invece di disperdersi subito negli atolli, per insegnare loro ciò che si può e ciò che non si può fare in un Paese musulmano. Ma quel che è peggio è che un numero crescente di giovani sposano, anche per reazione alla vita miserabile che conducono, la jihad. Le Maldive sono il Paese musulmano che, in rapporto alla popolazione, ha fornito il maggior numero di foreign fighter al Califfato. Fino adesso, forse anche per le difficoltà logistiche dovute alla distribuzione dei resort in atolli spesso lontani, non ci sono stati attentati terroristici contro i turisti occidentali, come sono avvenuti a Bali, in Tunisia, in Egitto o nel Mali. Tutt&#8217;al più, ci sono state alcune rapine. Ma, stando anche a una inchiesta del New York Times, il pericolo che ciò avvenga aumenta di giorno in giorno e il governo, pur essendo conscio che il turismo è la sua unica risorsa economica, appare impreparato a fronteggiarlo: manca sia degli uomini, sia dei mezzi per proteggere tutti e, se davvero i foreign fighter di ritorno ricevessero l&#8217;ordine di entrare in azione, i resort che non vogliono avere sorprese dovrebbero provvedere da soli alla protezione dei loro clienti, con la difficoltà aggiuntiva di non potersi fidare delle guardie locali.</p>
<p>Con tutto ciò, solo negli ultimi due anni sono sorti una trentina di nuovi resort, ma sempre più per iniziativa dei Paesi arabi del Golfo che di investitori occidentali. Quelli a conduzione italiana, dove i nostri vip vanno a trascorrere le ferie senza prestare molta attenzione a quello che succede loro intorno, non sono più di una decina. Invece, anche nelle Maldive, stanno arrivando i cinesi, che secondo notizie non confermate vorrebbero addirittura costruirvi una base navale, con grande allarme dell&#8217;India.</p>
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<p>Il processo di radicalizzazione si svolge abbastanza lontano dai riflettori, perché da anni il governo non concede più visti giornalistici. Ma nell&#8217;epoca dei social media le notizie filtrano facilmente, persone che hanno recenti esperienze dirette come gli Zagaria cominciano a parlare e chi ancora crede nel paradiso ha almeno materia per riflettere.</p>
<p><strong>Livio Caputo</strong></p>
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		<title>L&#8217;Arabia Saudita conquista le Maldive</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/larabia-saudita-alla-conquista-delle-maldive.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 15:27:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1173" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078-768x601.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078-1024x801.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Se si pensa che le Maldive siano un paradiso di atolli distaccato dalla confusione imperante nel mondo, dalle sue guerre e dai conflitti che lo animano, ci si sbaglia. Mai come in questi anni, le Maldive rappresentano uno dei luoghi più interessanti per studiare il fenomeno dell’espansione delle relazioni commerciali dell’Arabia Saudita e, parallelamente, la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/larabia-saudita-alla-conquista-delle-maldive.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1173" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078-768x601.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608121702_23385078-1024x801.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Se si pensa che le Maldive siano un paradiso di atolli distaccato dalla confusione imperante nel mondo, dalle sue guerre e dai conflitti che lo animano, ci si sbaglia. Mai come in questi anni, le Maldive rappresentano uno dei luoghi più interessanti per studiare il fenomeno dell’espansione delle relazioni commerciali dell’Arabia Saudita e, parallelamente, la crescita esponenziale del <strong>fenomeno jihadista</strong>. Le isole paradisiache delle Maldive sono entrate da qualche tempo nell’orbita di Riad. Un’orbita fatta non solo di investimenti economici nel settore del turismo, ma di una vera e propria pianificazione di inclusione di alcuni degli arcipelaghi delle Maldive nell’asse economico, politico, militare e anche culturale dell’Arabia Saudita. Il fatto che le Maldive siano state uno dei primi Paesi a unirsi alla monarchia saudita nel blocco a Qatar dimostra quanto sia ormai molto forte quest’alleanza tra Riad e Male.Negli ultimi mesi, l’Arabia Saudita ha dato l’avvio alla realizzazione di un progetto da<strong> dieci miliardi di dollari</strong> che avrà come luogo prescelto l’atollo di Faafu. Un atollo strategico, a nord delle Maldive, non troppo lontano dall’isola dello Sri Lanka e dalle coste indiane. Qui, a poco più di un centinaio di chilometri dalla capitale, Male, i sauditi prevedono di costruire<strong> condomini di lusso, un aeroporto, un porto e una serie di infrastrutture</strong>, che renderanno l’atollo una proprietà della monarchia dei Saud nel giro di pochi anni. Una notizia che aveva destato molta preoccupazione nella popolazione locale, impaurita dal fatto che queste nuove costruzioni devastassero la vita degli atolli e l’economia del Paese, oltre che dal fatto che il governo stesse in sostanza vendendo il nord delle Maldive a una potenza straniera.Come in ogni Paese in cui l’Arabia Saudita arriva con i suoi miliardi di petroldollari, anche le Maldive, negli ultimi anni, hanno assistito a una crescente radicalizzazione dell’islam locale. Anche qui, negli atolli paradisiaci dell’oceano Indiano, è arrivato il <strong>wahabismo</strong>, e con essa la cultura del jihad internazionale. Il fenomeno del wahabismo, sconosciuto a un arcipelago in cui la religione islamica era molto più incentrata sulla cultura sufi, vede negli anni una crescita di proselitismo e di violenza, che i sauditi hanno nutrito negli ultimi decenni con l’invio di predicatori e con il finanziamento di centri islamici radicali. Non è un caso che le Maldive siano preda, negli ultimi anni, della formazione di gruppi di foreign fighters che hanno deciso di imbracciare le armi per combattere in Siria e Iraq al fianco del Califfato. Sono circa cinquecento i combattenti delle Maldive partiti per la guerra dell’Isis: un numero non minimo se si pensa alla popolazione del Paese, fatta di 350mila anime disperse su un’infinità di atolli. In particolare, a partire sono giovani senza speranza, chiusi tra il lusso sfrenato dei resort costruiti dalle potenze occidentali e arabe e da un governo che non garantisce una vita dignitosa. Questi giovani, che subiscono l’indottrinamento dei predicatori wahabiti inviati da altre parti del mondo o anche su internet, trovano così nel jihad la loro consacrazione umana.Nella volontà saudita di conquistare le Maldive, c’è evidentemente un <strong>motivo geopolitico non di poco conto</strong>. La presenza di porti e aeroporti sauditi nelle Maldive, che possono all’occorrenza diventare anche militari, rappresenta per Riad <strong>la garanzia del controllo sulle rotte marittime che collegano il Golfo Persico ai nuovi mercati orientali</strong>. Non a caso, anche la Cina ha deciso da anni di investire negli atolli delle Maldive. E non a caso sia Pechino che Riad hanno intrapreso un piano di costruzione di basi militari negli arcipelaghi dello Stato. L’Arabia Saudita ha necessità di tenere sotto stretta sorveglianza le rotte che portano il petrolio saudita nei mercati dell’Estremo Oriente e, in ultima analisi, tenere sotto osservazione anche i movimenti navali che partono dai porti iraniani verso l’Oceano Indiano. La Cina, dal canto suo, ha necessità di controllare la sicurezza dei propri cargo contro eventuali attacchi di pirateria, ma soprattutto di formare quella cintura di sicurezza nell’Oceano Indiano che è rappresentata dalla basi di Gwadar in Pakistan, Gibuti in Africa, Duqm in Oman e Hambantota in Sri Lanka. E cui adesso si aggiungono le Maldive. In questo modo, Pechino non solto controlla le tratte commerciali, ma riesce anche ad avere il quadro completo di tutti i movimenti marittimi nell’oceano Indiano anche, e soprattutto, a discapito del rivale indiano.</p>
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		<title>Così le Maldive si stanno radicalizzando</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/maldive-paradiso-del-jihad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 07:57:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È impossibile non associare istantaneamente il nome delle Maldive ad una qualsiasi immagine di paradiso tropicale: spiagge di una sabbia chiarissima, acqua inverosimilmente cristallina, barriere coralline, riposo e resort di lusso. La classica rappresentazione di queste isole potrebbe presto drasticamente cambiare. I Maldiviani, da sempre seguaci di un islam mitigato dalle forti radici buddhiste, stanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/maldive-paradiso-del-jihad.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Madoogali_from_terrace-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È impossibile non associare istantaneamente il nome delle <strong>Maldive</strong> ad una qualsiasi immagine di paradiso tropicale: spiagge di una sabbia chiarissima, acqua inverosimilmente cristallina, barriere coralline, riposo e resort di lusso. La classica rappresentazione di queste isole potrebbe presto drasticamente cambiare. I Maldiviani, da sempre seguaci di un islam mitigato dalle forti radici buddhiste, stanno conoscendo un periodo di forte <strong>re-islamizzazione</strong> dei costumi. Per comprendere la causa di ciò, è necessario guardare ai fattori economici che caratterizzano questo stato insulare.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16410" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/cristiani_sotto_tiro.jpg" alt="cristiani_sotto_tiro" /></a>Esso ha conosciuto una forte crescita economica grazie al <strong>turismo</strong>, soprattutto occidentale, che è de facto il settore trainante del Paese. A questa attività preminente, si affianca quella dell’occultamento di fondi esteri, che rende questo posto un doppio paradiso: geografico e fiscale. La <strong>crescita economica</strong> ha giovato ad una fascia della popolazione che è andata a formare una classe medio-borghese che ha potuto iniziare a permettersi di istruire i propri figli all’estero. Proprio qui si snoda il centro dell’analisi. Le mete scelte dai maldiviani per l’educazione delle nuove generazioni risultano estremamente significative.I giovani maldiviani della middle class sono  stati mandati a formarsi, nella stragrande maggioranza dei casi, nelle <strong>madrasa pakistane</strong> e <strong>saudite</strong>, non certo note per insegnare valori di tolleranza e libertà. Questi ragazzi acculturati, tornati in patria, sono stati i fautori di una capillare diffusione dell’islamismo politico, se non proprio dello <strong>jihadismo</strong>, tanto caro a <strong>Rihad</strong> che, per inciso, è divenuta un’<strong>alleata fondamentale</strong>. Il frutto di questo indottrinamento è una cifra, fredda ma che parla da sola. Su una popolazione di meno di 350.000 persone, <strong>sono più di cinquecento i combattenti che si sono recati in Siria a combattere per la causa del califfo</strong>. Per avere un ordine di grandezza cui far riferimento, la Francia, più grande serbatoio europeo di foreign fighters, che ha una popolazione di oltre 65 milioni di persone, della quale circa il 5/10% è di fede islamica, si parla quindi di milioni di cittadini francesi musulmani, è riuscita a sfornare “solo” 1500 jihadisti per lo Stato islamico. E, comunque, nessuno stato del Sud-est asiatico ha raggiunto i numeri ed il rate maldiviani. Questo quadro si innesta in una cornice politica ulteriormente destabilizzante perché frequentemente destabilizzata.Dopo aver conosciuto dal 1978 il trentennio di presidenza di Gaymoon, definita unanimemente a livello internazionale come dittatura, nel 2008 si sono svolte le prime elezioni libere, che hanno consegnato il potere all’esponente liberale Nasheed, estremamente impegnato in cause per i diritti umani. Esautorato attraverso un colpo di Stato nel 2012, arrestato e liberato più volte con le più disparate accuse, Nasheed è stato sostituito da Yameen, fratellastro di Gaymoon, che ha ripreso in mano le istanze  islamiste, spinto anche dall’Arabia Saudita.Da parte loro i sauditi stanno investendo nell’arcipelago secondo due linee direttrici: da un lato politicizzando, dall’altro socializzando la questione religiosa. Rihad, si spiegava prima, ha sostituito i classici alleati delle Maldive: segnale di questo, oltre alla rottura critica con la politica mediorientale dell’Iran, è stata l’apertura  della prima ambasciata saudita su suolo maldiviano, nell’agosto 2015. Gli arabi hanno investito, in linea con la loro classica strategia, nella costruzione di scuole coraniche wahabite ed ong islamiche per l’assistenza alla popolazione. Questo assedio per un ritorno, nel caso in esame, per un primo approccio, all’islam radicale, si è esplicato negli effetti desiderati. La popolazione più povera delle Maldive ha assorbito l’indottrinamento dei nuovi chierici della classe borghese e per primi i media locali registrano i segnali del nuovo pericolosissimo fervore. Sarebbe banale parlare solo della diffusione mai conosciuta prima dell’<strong>hijab</strong> e delle <strong>barbe lunghe</strong>, in precedenza evitati per tradizione e di per sé non estremamente indicativi. Non è affatto però banale riportare le notizie locali che hanno descritto i cortei svoltisi nel corso di tutto quest’anno, in cui, oltre agli slogan per una re-islamizzazione radicale della società, hanno troneggiato diverse bandiere dell’ISIS. Comprendendo le minacce all’economia del turismo, l’unica vera economia nazionale, che deriverebbero dal diffondersi di notizie circa il rischio di attentati, notizie provenienti anche dal dipartimento di stato USA, il governo sta mostrando una reazione al terrorismo, più che reale di facciata. Più che il cosiddetto “seven-page policy paper” per arginare attacchi eventuali ai resort e controllare i reduci dal conflitto siriano, servirebbero politiche nette di distacco dall’asservimento saudita e dalla continua diffusione del wahabismo da esso favorito. Come spesso accade, nell’analisi del problema, si tralascia il momento eziologico. La sola vera ricerca delle cause e la loro successiva rimozione possono portare allo sradicamento del tumore. Curare i soli sintomi, tanto nel caso esemplificativo maldiviano, quanto in altri, non debellerà la malattia.<strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maldive#/media/File:Madoogali_from_terrace.jpg" target="_blank">Foto d&#8217;archivio tratta da Wikipedia</a></strong></p>
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		<title>La sfida dell&#8217;ospitalità italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-sfida-dellospitalita-italiana.html</link>
		
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2016 09:38:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Filitheyo_bar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Filitheyo_bar.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Filitheyo_bar-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Filitheyo_bar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Filitheyo_bar.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/Filitheyo_bar-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>Il <strong>gruppo Sina</strong> debutta all&#8217;estero con il <strong>Castello di Mirambeau</strong> a Bordeaux, la Baglioni Hotels aprirà il primo resort 5 stelle lusso di un brand italiano alle Maldive, la catena <strong>Starhotels</strong> inaugura il terzo albergo di charme a Londra, la<strong> Domina</strong> continua a costruire hotel in Russia, dopo Sharm el Sheik e i Paesi Baltici.È la risposta italiana allo shopping degli stranieri, dagli arabi ai cinesi ai turchi, tra le nostre più prestigiose strutture alberghiere. La missione è <strong>esportare il brand dell&#8217;ospitalità del Belpaese</strong>.«Un processo di internazionalizzazione assolutamente necessario &#8211; spiega il presidente di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.federalberghi.it/index.aspx" target="_blank">Federalberghi</a>, <strong>Bernabò Bocca</strong> &#8211; . In giro per il mondo c&#8217;è una gran voglia di <strong>made in Italy</strong>, anche nel settore dell&#8217;hospitality. I gruppi che possono cogliere quest&#8217;opportunità d&#8217;investimento si muovono, anche se non sono molti».Uno è la Sina Hotels, di cui Bocca è presidente. Per la prima volta esce dai nostri confini e punta alla Francia. Con un volume di affari di <strong>45 milioni</strong> nel 2015 e una <strong>crescita del 12 per cento</strong> rispetto all&#8217;anno precedente, arriva a 12 strutture aggiungendo alla sua collezione la dimora fortificata in stile rinascimentale, immersa in un parco di otto ettari di Mirambeau, che fa parte della scuderia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.relaischateaux.com/it/" target="_blank">Relais &amp; Chateaux</a>. Proprietaria dell&#8217;immobile è la <strong>Sorgente Group</strong> di Valter Mainetti, mentre Sina si occupa della gestione. «Al castello &#8211; spiega Bocca &#8211; porteremo il tocco di italianità che caratterizza tutti i nostri alberghi. Ci stiamo già muovendo sul mercato per altre operazioni all&#8217;estero, su Londra e Parigi, ma in futuro anche sui <strong>Paesi arabi</strong>».C&#8217;è chi in Francia è sbarcato già da anni, come la catena Baglioni e ora scommette sugli atolli delle Maldive. «Villa Gallici, ad Aix en Provence &#8211; dice il fondatore, Roberto Polito &#8211; è stato il prezioso gioiello che ho regalato a mia moglie nel 2001. Il primo investimento all&#8217;estero del gruppo, a cui è seguito in Costa Azzurra l&#8217;hotel di Saint Paul de Vence e altri sempre in Francia che poi abbiamo lasciato. L&#8217;albergo aperto a Londra nel 2004 per noi ha rappresentato un traguardo importante. L&#8217;ultima operazione è quella alle Maldive». È suo figlio, Guido Polito, amministratore delegato della <strong>Baglioni Hotels</strong>, a seguire il progetto, che sarà realizzato nel 2017. «Sull&#8217;isola di Maagau stiamo costruendo un albergo di lusso &#8211; spiega &#8211; con un piano a basso impatto ambientale. A settembre partiranno le attività commerciali e di marketing. Le isole sono frequentate da una clientela di inglesi, americani, tedeschi e russi, maggiori frequentatori degli altri nostri hotel. Per noi è un po&#8217; un ritorno alle origini: un resort sul mare, come il primo acquisito da mio padre a Punta Ala, il Cala del Porto».L&#8217;espansione all&#8217;estero del gruppo è cominciata, appunto, con la sofisticata <strong>Villa Gallici</strong>, dimora provenzale del XVIII secolo associata Relais &amp; Châteaux, circondata da un giardino con sculture di artisti contemporanei. Di stile ben diverso sarà il decimo hotel della famiglia, il Baglioni Resort Maldives: 99 villas, 3 ristoranti (italiano, internazionale e giapponese), piscina con bar, spa, diving center, anche il servizio butler per i clienti più esigenti. La catena chiude il 2015 con un <strong>fatturato di 55 milioni di euro</strong>, <strong>più 18 per cento</strong> sul 2014 e segnali positivi ci sono anche nel primo trimestre 2016. Per le Maldive, le stime di business plan <strong>prevedono un fatturato sui 20 milioni</strong> di euro nel primo anno.La filosofia dell&#8217;internazionalizzazione ispira anche Starhotels, gruppo guidato dalla figlia del fondatore, Elisabetta Fabri. Partito da Firenze, presente nelle principali città italiane, ha ora un hotel deluxe a <strong>New York</strong>, un 5 stelle a Parigi e, nel 2014, due alberghi di charme a Londra: il Pelham e il Gore. Il terzo apre quest&#8217;estate nella capitale inglese: The Franklin, 50 stanze e il design di Anouska Hempel, con un po&#8217; di stile italiano. Starhotels, 25 alberghi, di cui 8 di lusso, nel 2015 ha registrato un giro d&#8217;affari di <strong>200 milioni</strong>, con una crescita a due cifre del fatturato. Ha una partnership con <strong>Eataly</strong> nella ristorazione e ha affidato a Oliviero Toscani, la campagna pubblicitaria con il claim «Forget Home!».Guarda solo all&#8217;estero Ernesto Preatoni, con la sua Domina. Continua a investire su Sharm, malgrado il momento difficile, ma dopo i Paesi Baltici è concentrato sulla <strong>Russia</strong>, dove ha aperto alberghi di lusso a San Pietroburgo e in Siberia, a Novosibirsk, e ne sta costruendo altri sei.«Ancora casi isolati &#8211; dice Bocca -, ma ora bisognerà vedere che cosa deciderà il gruppo <strong>Unipolsai</strong>, proprietario di <strong>Atahotels</strong>, che ha acquistato nel 2015 il patrimonio immobiliare di Una Hotels, diventando leader nel settore». Per ora, assicurano gli interessati, gli scenari sono ambiziosi ma tutti nazionali. Ma consolidata la posizione di leader in Italia, è probabile che guardi all&#8217;estero.</p>
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