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	<title>Algeria Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 28 Jun 2026 18:28:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Algeria Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Europa ha fame di energia? Ci pensano Algeri e Rabat a fornirle il gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/leuropa-ha-fame-di-energia-ci-pensano-algeri-e-rabat-a-fornirle-il-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 13:52:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1485" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-300x232.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-1024x792.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-768x594.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-1536x1188.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-2048x1584.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tempesta energetica imperversa a tutte le latitudini del globo, ma la risposta al fabbisogno apre scenari molto interessanti per l’Africa. La Nigeria, nazione che vanta&#160; le più grandi riserve di gas nel continente, si appresta a diventare uno dei principali mercati di approvvigionamento per l’Europa, la quale è sempre più determinata ad azzerare le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-ha-fame-di-energia-ci-pensano-algeri-e-rabat-a-fornirle-il-gas.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-ha-fame-di-energia-ci-pensano-algeri-e-rabat-a-fornirle-il-gas.html">L&#8217;Europa ha fame di energia? Ci pensano Algeri e Rabat a fornirle il gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1485" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-300x232.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-1024x792.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-768x594.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-1536x1188.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-2048x1584.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tempesta energetica imperversa a tutte le latitudini del globo, ma la risposta al fabbisogno apre scenari molto interessanti per l’<strong>Africa</strong>. La <strong>Nigeria</strong>, nazione che vanta&nbsp; le più grandi riserve di gas nel continente, si appresta a diventare uno dei principali mercati di approvvigionamento per l’Europa, la quale è sempre più determinata ad <a href="https://it.insideover.com/politica/bruxelles-stop-al-gas-russo-entro-il-2027-ma-dietro-le-quinte-si-trama-per-il-ritorno.html">azzerare le importazioni di oro blu da Est</a>, ovvero dalla Russia e dai Paesi limitrofi alleati. Per rendere tutto questo una realtà, è necessaria la costruzione di infrastrutture che siano in grado di collegare le sponde del Mediterraneo e qui entrano in gioco due economie emergenti della fascia nordafricana: <strong>Marocco</strong> e <strong>Algeria</strong>.</p>



<p>Rabat e Algeri non vogliono restare alla finestra mentre passa il treno delle opportunità e per questo si ergono a paladini di due grandi opere: il gasdotto <strong>Trans-Sahariano</strong> e il gasdotto <strong>Africa-Atlantico</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prima pietra poggiata dall’Algeria&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Ci sono voluti non pochi decenni prima che il gasdotto Trans-Sahariano potesse vedere la luce. Dopo svariati rinvii e accordi più volte rimasti lettera morta a causa dell’<a href="https://it.insideover.com/politica/sudan-etiopia-congo-jihadismo-le-molte-crisi-che-perturbano-lafrica.html">instabilità endemica che permea tutta l’Africa subsahariana</a>, sembrava che le carte del progetto fossero rimaste chiuse in un cassetto ma <strong>a inizio giugno sono stati avviati i lavori nella regione algerina di Alouf.</strong>&nbsp;</p>



<p>L’infrastruttura, lunga circa 4100 chilometri,&nbsp; attraverserà Nigeria, Niger e Algeria partendo dalla città nigeriana di Warri fino a raggiungere la località nordafricana di Hassi R’Mel da cui già si dirama una fitta rete infrastrutturale in grado di far fluire metri cubi di gas verso l’Italia e la Spagna.&nbsp;</p>



<p>Se il gasdotto Trans-Sahariano dovesse giungere a compimento, l’oro blu che raggiungerà il Vecchio Continente <strong>costituirebbe circa il 10% delle importazioni europee</strong> e altro gas arriverebbe via mare sotto forma di GNL grazie agli impianti di liquefazione algerini di Arzew e Skikda.</p>



<p>Tuttavia, è ancora troppo presto per cantare vittoria. L’opera dovrebbe essere ultimata entro il 2029 ma rispetto agli anni in cui è stata pensata, i costi sarebbero lievitati fino a 20 miliardi di dollari (in principio si aggiravano intorno ai 13 miliardi) <strong>a causa dell’inflazione galoppante che colpisce anche il settore delle infrastrutture e delle attività criminali e terroristiche</strong> che lacerano il tessuto economico-produttivo di gran parte delle zone attraversate dal gasdotto. Perdipiù, <a href="https://it.insideover.com/politica/sahel-cosi-il-marocco-erode-linfluenza-dellalgeria.html">i vicini di casa marocchini </a>stanno già lavorando a un progetto alternativo che darà del filo da torcere alle aspirazioni algerine.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli investitori internazionali che credono nel Marocco</h2>



<p>Nel 2016, la compagnia energetica NNPC e l’ente pubblico marocchino ONHYM siglarono un accordo per <strong>l’edificazione dell’imponente gasdotto Africa-Atlantico</strong>, lungo circa 5.660 chilometri, <strong>che dovrebbe passare da ben 13 Paesi</strong>. La novità rispetto all’infrastruttura finanziata dall’Algeria? L’opera percorrerebbe la costa e non il deserto evitando così le zone maggiormente calde dove i cartelli terroristici rischierebbero di mettere a repentaglio i piani di realizzazione.</p>



<p>Il gasdotto dovrebbe avere origine in Nigeria e terminare in Marocco per poi collegarsi all’infrastruttura già funzionante, ovvero il <strong>Maghreb-Europa</strong>, per fornire metri cubi di oro blu al Vecchio Continente. L’obiettivo non è solo fare affari con gli occidentali, ma anche quello di stimolare investimenti e opportunità di lavoro in nazioni a basso reddito come Costa D’Avorio, Senegal e Mauritania in un ambito che sarà fondamentale nel futuro prossimo come quello dell’energia. La presenza del Marocco nel progetto è un <strong>elemento di sufficiente rassicurazione per <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-gli-usa-ora-puntano-tutto-sul-marocco.html#google_vignette">gli investitori internazionali</a></strong> e la Comunità economica degli Stati dell&#8217;Africa occidentale (ECOWAS), ma ciò non significa che manchino delle perplessità. L&#8217;infrastruttura costerebbe circa 25 miliardi e dovrebbe avere il nullaosta di più di una decina di Paesi la cui stabilità politica è spesso vacillante; inoltre, il progetto vedrebbe la luce dopo più di 20 anni secondo i tempi stimati ma potrebbe essere anche di più considerato che nessuna pietra è stata posata fino a oggi .&nbsp;</p>



<p>Allo stato dell’arte, Algeri ha mosso i primi passi ma Rabat non si dà per vinta e non per nulla sta intessendo una rete di relazioni finanziarie che possano battere la sua vicina sul terreno delle risorse economiche. È ancora presto per i pronostici, ma il Nord Africa potrebbe cambiare gli equilibri energetici in tutta l’area del Mediterraneo.&nbsp;</p>



<p><em><strong>InsideOver è una testata libera e indipendente che vuole raccontare il mondo fuori dagli schemi convenzionali del mainstream.&nbsp;<em>&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Non solo per sport &#8211; Marocco e Algeria, quando la rivalità è tra i governi e non tra i tifosi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/quando-la-rivalita-e-tra-i-governi-e-non-tra-i-tifosi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 05:49:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I timori legati alla presenza di tifosi algerini in Marocco per la Coppa d'Africa per il momento appaiono dissipati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_202512291326035_6597c14516f762dda914fd7a28416c1a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rabat per il momento è sotto i riflettori dell&#8217;intero continente africano. È qui il centro nevralgico dell&#8217;intera organizzazione di<strong> Marocco 2025</strong>, l&#8217;edizione della Coppa d&#8217;Africa che si concluderà il prossimo 18 gennaio. L&#8217;attenzione è stata massima lo scorso 24 dicembre: proprio nella capitale marocchina infatti, <strong>ha fatto il suo esordio nella competizione l&#8217;Algeria</strong>. Non rappresentano certo un mistero le tensioni esistenti tra il governo marocchino e quello algerino. &#8220;L&#8217;invasione&#8221; di tifosi algerini a Rabat ha quindi rappresentato un <strong>banco di prova</strong> per comprendere che tipo di convivenza ci sarà, nel corso della competizione, tra i padroni di casa e gli ospiti provenienti dal Paese vicino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;invasione pacifica</h2>



<p>L&#8217;esordio non è andato affatto male. E questo sia per la nazionale algerina, vincitrice senza grossi patemi d&#8217;animo contro il più modesto Sudan, e sia per la convivenza tra tifosi. Per uno scherzo del destino (oppure, ipotesi da non scartare, per precisa volontà degli organizzatori) <strong>le tre partite del suo girone l&#8217;Algeria le giocherà tutte a Rabat</strong>. In particolare, all&#8217;interno del <strong>Moulay Hassan</strong> <strong>Stadium</strong>. Ossia lo stadio principale del torneo, quello che ospita anche le partite del Marocco e che sarà teatro della finale.</p>



<p>Alla vigilia dell&#8217;incontro con il Sudan, l&#8217;idea di vedere oltre quindicimila algerini nello stadio simbolo del Marocco ha creato non poche tensioni. Anche perché dentro l&#8217;impianto non c&#8217;erano soltanto gli algerini e i pochi tifosi provenienti dal Sudan. C&#8217;erano, al contrario, anche centinaia di tifosi di casa.<strong> Il rischio di incomprensioni e agitazioni nelle gradinate, in poche parole, era dietro l&#8217;angolo. </strong></p>



<p>Per fortuna, le immagini hanno proiettato un&#8217;atmosfera ben diversa. Pochi e decisamente marginali i fischi all&#8217;inno algerino, pochi anche i cori contro la nazionale biancoverde. Non solo, ma in molti punti dello stadio alcuni spettatori con le maglie dell&#8217;Algeria erano seduti fianco a fianco con i tifosi con addosso le sciarpe del Marocco. <strong>Tra le parti, sembrava esserci anche un certo affiatamento</strong>. Nei video, è stato possibile notare persone di entrambe le tifoserie che parlano senza problemi e commentano le fasi salienti della partita.<strong> Si tratta forse solo di mera normalità, ma in questo angolo di Africa tutto questo non è affatto scontato. </strong></p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🇩🇿  Ambiance incroyable devant l’hôtel de l’équipe nationale algérienne ! Les supporters des Verts chauffent le public avant le match crucial contre le Burkina Faso 🔥 <a href="https://t.co/cxgTxByQnC">pic.twitter.com/cxgTxByQnC</a></p>&mdash; LeLien (@LeLienofficiel) <a href="https://twitter.com/LeLienofficiel/status/2005268247667683745?ref_src=twsrc%5Etfw">December 28, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spettro di una finale con l&#8217;Algeria in campo</h2>



<p>Un primo sospiro di sollievo è dunque arrivato. A questo ha senza dubbio contribuito anche <strong>la volontà del Marocco di ostentare una certa normalità</strong>: <a href="https://it.insideover.com/politica/la-coppa-dafrica-fa-riemergere-le-tensioni-tra-algeria-e-marocco.html">così come spiegato su InsideOver da Valerio Moggia</a>, per Rabat questa Coppa d&#8217;Africa è la prova del nove in vista del mondiale del 2030 ed è impossibile fare passi falsi organizzativi. Si è quindi avuto<strong> un mix tra una normale convivenza tra i tifosi e precisi ordini dall&#8217;alto di evitare guai</strong>. Tuttavia, gli spettri non sono stati del tutto diradati.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This was the most awesome 👌 thing I saw yesterday at the ongoing AFCON 2025 .<br><br>Morocco 🇲🇦 and Algeria 🇩🇿 fans together as the Moroccans supported their neighbours against Sudan .<br><br>This was lovely 👌 football ⚽️ is indeed a very important element of peace ✌️ and love ❤️… <a href="https://t.co/trpiLQTq4Y">pic.twitter.com/trpiLQTq4Y</a></p>&mdash; Collins Okinyo (@bedjosessien) <a href="https://twitter.com/bedjosessien/status/2004118679366082575?ref_src=twsrc%5Etfw">December 25, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L&#8217;Algeria ha vinto anche la seconda partita del suo girone, grazie a un gol di Mahrez contro il Burkina Faso. La nazionale si è già assicurata il pass per gli ottavi ed è tra le favorite per la vittoria finale.<strong> Ci sono quindi due scenari che preoccupano (e non poco) le autorità.</strong> Il primo riguarda la presenza dell&#8217;Algeria in finale: esattamente come accaduto nel mondiale brasiliano del 2014, quando il Maracana di Rio ha rischiato di trasformarsi nel teatro del trionfo dei rivali argentini giunti in finale (persa poi a vantaggio della Germania), <strong>a Rabat si teme di dover consegnare la coppa agli algerini nel proprio stadio di riferimento</strong>. Circostanza che metterebbe a dura prova la fin qui stabile convivenza tra tifosi.</p>



<p>Ma l&#8217;incubo maggiore è legato al secondo scenario:<strong> quello di una finalissima giocata proprio tra Marocco e Algeria</strong>. Tanto a Rabat quanto ad Algeri, a quel punto la sfida travalicherebbe ampiamente i confini dello sport. Con le autorità chiamate a gestire eventuali forti tensioni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/quando-la-rivalita-e-tra-i-governi-e-non-tra-i-tifosi.html">Non solo per sport &#8211; Marocco e Algeria, quando la rivalità è tra i governi e non tra i tifosi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Algeria, in arrivo i primi caccia russi Su-57</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/algeria-in-arrivo-i-primi-caccia-russi-su-57.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 05:46:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[su-57]]></category>
		<category><![CDATA[Sukhoi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1317" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un caccia di quinta generazione Sukhoi Su-57 apre il Maks 2019 (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-1024x702.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Russia avrebbe consegnato all'aeronautica militare algerina i primi due caccia di quinta generazione Su-57E.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/algeria-in-arrivo-i-primi-caccia-russi-su-57.html">Algeria, in arrivo i primi caccia russi Su-57</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1317" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un caccia di quinta generazione Sukhoi Su-57 apre il Maks 2019 (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-1024x702.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Algeria</strong> potrebbe aver ricevuto i primi due caccia di quinta generazione di fabbricazione russa <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/il-sukhoi-su-57-il-falco-predatore-della-russia.html">Sukhoi Su-57</a></strong>, nella versione E da esportazione. Alcuni indizi fanno infatti pensare che ci sia un&#8217;alta probabilità che Mosca abbia consegnato i primi due Su-57 per essere presi in carico dall&#8217;aeronautica algerina. <strong>Vadim Badekha</strong>, <a href="https://www.akm.ru/eng/news/v-badeha-was-appointed-ceo-of-the-uac/">nuovo</a> amministratore delegato di United Aircraft Corporation (UAC), ha dichiarato qualche giorno fa a <em>Channel One</em>, un&#8217;emittente televisiva statale russa, che un “partner straniero” aveva ricevuto i caccia, che “hanno iniziato il servizio di combattimento e stanno dimostrando le loro migliori qualità”, aggiungendo che “il nostro cliente è soddisfatto”. Badekha non ha fatto il nome del cliente, ma tutti gli indizi raccolti in questi ultimi anni <strong>fanno pensare che possa essere l&#8217;Algeria.</strong></p>



<p>L&#8217;esportatore di armi statale russo, <strong>Rosoboronexport</strong>, aveva dichiarato a novembre 2024 durante il salone aerospaziale di Zhuhai (Repubblica Popolare Cinese), di aver raggiunto un accordo con almeno un acquirente straniero per la vendita del Su-57, ma senza nominare il cliente. Notizia poi riconfermata successivamente ad Aero India 2025. Il <a href="https://it.insideover.com/difesa/questanno-lalgeria-ricevera-i-primi-caccia-russi-di-quinta-generazione-su-57.html">22 maggio</a> la <em>Tass</em> aveva diffuso uno stringato comunicato stampa del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare russo (FSVTS) in cui si affermava che “il primo cliente straniero del Su-57E inizierà a utilizzare questo aereo nel 2025” nel corso dell’esposizione internazionale di armi e equipaggiamento militare MILEX 2025 tenutasi a Minsk, capitale della Bielorussia.</p>



<p>Attualmente non c&#8217;è modo di confermare se effettivamente i primi due Su-57E si trovino già in Algeria: non sono ancora comparse immagini satellitari che in passato avevano confermato la presenza di altri caccia di fabbricazione russa. Non è nemmeno possibile stabilire con certezza se siano stati effettuati dei voli di aerei cargo da Mosca con a bordo i due velivoli, considerando che <strong>il traffico tra Russia e Algeria ha riguardato anche scali tecnici sulla via del Venezuela. </strong>In ogni caso, in considerazione della modalità di consegna dei velivoli russi, è probabile che i due Su-57E siano stati consegnati all&#8217;aeronautica algerina ma si trovino ancora in Russia per effettuare la transizione sul nuovo velivolo dei piloti algerini. Da quello che sappiamo Algeri ha effettuato un ordine per <strong>12 Su-57E</strong>, sebbene originariamente si parlasse di 14 macchine, con relativo supporto tecnico e addestrativo.</p>



<p>L&#8217;Algeria è stata costantemente considerata un potenziale cliente di primo piano per il Su-57, con segnali significativi emersi nel <strong>2019</strong> che indicavano che il Ministero della Difesa del Paese stava pianificando di acquistare il velivolo. L&#8217;anno successivo, funzionari militari algerini furono visti tenere in mano modelli del Su-57 sulla televisione di Stato durante i colloqui con funzionari russi in visita, e un collage del caccia era stato installato anche presso il Ministero della Difesa poche settimane prima, a indicare che una decisione era stata presa. </p>



<p>Una dichiarazione dei media statali algerini del 12 febbraio 2025 ha poi confermato che i primi Su-57 sarebbero arrivati nel Paese prima del gennaio dell&#8217;anno successivo, con una successiva dichiarazione dell&#8217;ufficio stampa del Servizio Federale Russo per la Cooperazione Tecnico-Militare che ribadiva che le consegne per l&#8217;esportazione sarebbero iniziate entro quella data. <strong>La conferma da parte di Badekha dell&#8217;inizio delle consegne</strong> coincide con l&#8217;inizio del Dubai Air Show, dove un esemplare di Su-57 è stato inviato per dimostrare le capacità del velivolo ad altri potenziali clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La produzione va a rilento</h2>



<p>Il Su-57E, come accennato, è la versione da esportazione del Su-57 sviluppata dal bureau Sukhoi, facente parte del colosso aeronautico russo UAC. Lo sviluppo del Su-57 è iniziato nei primi anni 2000 e il suo primo volo ha avuto luogo il 29 gennaio 2010, mentre la <strong>produzione in serie</strong> è iniziata nel 2019 presso lo stabilimento aeronautico di Komsomolsk-na-Amure ma a ritmo ritardato: il contratto statale firmato nel 2019 prevedeva la consegna di 76 caccia alle Forze Aerospaziali Russe entro il 2028, sufficienti ad equipaggiare tre reggimenti di aviazione, ma il primo Su-57 di serie è stato consegnato all’aeronautica russa a dicembre 2020, mentre <strong>ad aprile 2025 erano stati prodotti solo 38 velivoli compresi i 10 prototipi.</strong> Di tutti questi esemplari due sono andati perduti in incidenti. Il rateo di produzione del Su-57 è estremamente lento: nel 2024 sono stati consegnati solo 7 caccia mentre nello stesso anno la Lockheed-Martin ha prodotto un totale di 150 F-35 nelle sue diverse varianti.</p>



<p>La consegna all&#8217;Algeria del Su-57 – facente parte di <strong>un ordine di armamenti russi più ampio che comprende anche i cacciabombardieri Su-34</strong> – rende Algeri il primo Paese straniero a operare il velivolo di quinta generazione di Sukhoi in un teatro, quello nordafricano, caratterizzato dalla presenza di sole due forze aeree dotate di velivoli di punta rappresentati dalla quarta generazione aeronautica (Egitto e Marocco). Un caccia di quinta generazione – soprattutto in così pochi esemplari – non diventa però un <em>game changer</em> senza altri assetti importanti che lavorano insieme a esso, come ad esempio velivoli AWACS che l&#8217;Algeria ancora non possiede.</p>
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		<title>Quest&#8217;anno l&#8217;Algeria riceverà i primi caccia russi di quinta generazione Su-57</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/questanno-lalgeria-ricevera-i-primi-caccia-russi-di-quinta-generazione-su-57.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2025 04:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Su-57]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1317" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un caccia di quinta generazione Sukhoi Su-57 apre il Maks 2019 (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-1024x702.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Entro la fine di quest'anno l'Algeria potrebbe ricevere i primi sei caccia russi di quinta generazione Sukhoi Su-57.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1317" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un caccia di quinta generazione Sukhoi Su-57 apre il Maks 2019 (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Sukhoi-Su-57-1024x702.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 22 maggio la <em><a href="https://tass.ru/armiya-i-opk/24013065">Tass </a></em>ha diffuso uno stringato comunicato stampa del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare russo (FSVTS) in cui si affermava che “il primo cliente straniero del <strong>Su-57E</strong> inizierà a utilizzare questo aereo nel 2025” nel corso dell&#8217;esposizione internazionale di armi e equipaggiamento militare MILEX 2025 tenutasi a Minsk, capitale della Bielorussia. Sebbene non venga rivelato quale sia il “cliente straniero”, ci sono molte indicazioni che potrebbe trattarsi dell&#8217;<strong>Algeria</strong>. </p>



<p>Già lo scorso novembre, durante il salone internazionale dell&#8217;aerospazio di <strong>Zhuhai</strong>, nella Repubblica Popolare Cinese, <strong>Alexander Mikheev</strong>, amministratore delegato dell&#8217;agenzia per l&#8217;esportazione di armamenti russa Rosoboronexport, <a href="https://aviationweek.com/defense/aircraft-propulsion/russia-claims-first-su-57-export-deals?elq2=79bf1ae809af46c38021f2d1d6a44c30&amp;elq2=79bf1ae809af46c38021f2d1d6a44c30&amp;sp_eh=49d184601590f4097e22a1cd904a3eacc06ca70cbecbe646321e1e53c4d2ecf4&amp;sp_eh=49d184601590f4097e22a1cd904a3eacc06ca70cbecbe646321e1e53c4d2ecf4&amp;elq2=79bf1ae809af46c38021f2d1d6a44c30&amp;elq2=79bf1ae809af46c38021f2d1d6a44c30&amp;sp_eh=49d184601590f4097e22a1cd904a3eacc06ca70cbecbe646321e1e53c4d2ecf4&amp;sp_eh=49d184601590f4097e22a1cd904a3eacc06ca70cbecbe646321e1e53c4d2ecf4&amp;utm_emailname=AW_News_AerospaceDigest_NL_11152024&amp;utm_rid=CPEN1000009534107">aveva detto</a> ai giornalisti che “abbiamo già firmato i contratti, i primi, per l&#8217;aereo Su-57”, ribadendo la notizia anche a Aero India 2025. Successivamente all&#8217;evento di Zhuhai, molteplici fonti indipendenti, tra cui la televisione di Stato algerina e dichiarazioni di altri funzionari russi, hanno confermato che <strong>l&#8217;Algeria sarebbe il primo cliente dell&#8217;unico caccia di quinta generazione russo.</strong></p>



<p>Il Su-57E è la versione da esportazione del <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/il-sukhoi-su-57-il-falco-predatore-della-russia.html">Su-57</a> sviluppata dal <em>bureau </em>Sukhoi, facente parte del colosso aeronautico russo United Aircraft Corporation (UAC). Lo sviluppo del Su-57 è iniziato nei primi anni 2000 e <strong>il suo primo volo ha avuto luogo il 29 gennaio 2010</strong>, mentre la produzione in serie è iniziata nel 2019 presso lo stabilimento aeronautico di Komsomolsk-na-Amure ma a ritmo ritardato: il contratto statale firmato nel 2019 prevedeva la consegna di 76 caccia alle Forze Aerospaziali Russe entro il 2028, sufficienti ad equipaggiare tre reggimenti di aviazione, ma il primo Su-57 di serie è stato consegnato all&#8217;aeronautica russa a dicembre 2020, mentre ad aprile 2025 erano stati prodotti <strong>solo 38 velivoli compresi i 10 prototipi</strong>. Di tutti questi esemplari due sono andati perduti in incidenti. Il rateo di produzione del Su-57 è estremamente lento: nel 2024 sono stati consegnati solo 7 caccia mentre nello stesso anno la Lockheed-Martin <strong><a href="https://www.defensenews.com/air/2024/03/13/pentagon-clears-f-35-for-full-rate-production/">ha prodotto un totale di 150 F-35</a></strong> nelle sue diverse varianti. </p>



<p>Il caccia russo, inoltre, non è ancora nella sua configurazione definitiva: il problema principale è rappresentato dai <strong>nuovi motori</strong> (i Saturn AL-51) che tardano a essere messi a punto, pertanto anche nei sette esemplari consegnati all&#8217;aeronautica militare russa in tutto il 2024 erano stati montati i vecchi Saturn AL-41F1, variante degli AL-41F1S che equipaggiano i caccia Su-35S. Si tratta di un inconveniente non da poco in quanto i nuovi motori dovrebbero dare una delle caratteristiche dei velivoli di quinta generazione, cioè la velocità di “supercrociera” ovvero <strong>la capacità di mantenere la velocità supersonica durante il volo di crociera senza l&#8217;ausilio del postbruciatore. </strong>Attualmente, solo l&#8217;F-22 è effettivamente un velivolo dotato di questa caratteristica (a Mach 1,82) mentre l&#8217;F-35 la ha in modo limitato, ovvero per al massimo 150 miglia a Mach 1,2 e sfruttando il postbruciatore nell&#8217;iniziale fase di accelerazione.</p>



<p>L&#8217;Algeria da tempo ha espresso interesse per il Su-57: le prime notizie della firma di un contratto per 14 caccia <a href="https://it.insideover.com/guerra/lalgeria-sara-il-primo-paese-estero-ad-avere-il-nuovo-caccia-russo-su-57.html">risalivano al 2019</a>, ma successivamente, alla luce dei fatti, si sono rivelate infondate. Ora invece sembra che i piloti algerini siano già in Russia per familiarizzare con la nuova macchina.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Analisi sulla cellula suggeriscono che il Su-57 superi i caccia di quarta generazione tradizionali in termini di <strong><em>stealthness</em></strong>, ma non raggiunga gli stessi standard di bassa osservabilità dell&#8217;F-22 o dell&#8217;F-35: si tratta di una <strong>deliberata scelta russa</strong> in quanto si è preferito dare maggior peso ad altre caratteristiche (manovrabilità, autonomia), in quanto il velivolo non nasce per la supremazia aerea offensiva, ovvero all&#8217;interno dello spazio aereo avversario, ma per la difesa aerea e penetrazione dello spazio aereo con armamento <em>stand-off</em> a supporto delle forze terrestri, come da dottrina militare russa. In effetti il caccia, che ha avuto un primo test di valutazione nei cieli siriani e il suo primo impiego bellico nel conflitto ucraino, risulta sempre essere stato utilizzato in combattimento <strong>nello spazio aereo “amico” </strong>impiegando armamento <em>stand-off</em>.</p>



<p>Le principali differenze tra Su-57E e Su-57 sono un diverso sistema IFF (<em>Identification Friend or Foe</em>), un software degli strumenti di volo adattato per visualizzare le letture in unità imperiali e la cabina di pilotaggio etichettata in inglese; su richiesta, possono essere integrate anche armi non russe. <strong>Il caccia è progettato per l&#8217;impiego multiruolo</strong> e ha un peso massimo al decollo di 35.500 kg con una capacità di carburante interna di 11100 kg. Può raggiungere la velocità massima di circa 2600 km/h in quota, con una tangenza operativa di 20mila metri. L&#8217;autonomia senza rifornimento è di circa 2800 km, estendibile a 5200 km con un rifornimento in volo mentre la sua massima autonomia di volo è di circa 10 ore.</p>



<p>La scelta dell&#8217;Algeria del Su-57E è in linea con la sua più ampia strategia di acquisizione di sistemi per la Difesa, che include e ha incluso una vasta gamma di piattaforme di origine russa e sovietica. Sebbene non si conosca il numero di macchine della prima tranche di consegna, alcune fonti riportano potrebbe essere di sei velivoli. La Russia cerca da anni di piazzare il Su-57E, presentato per la prima volta al <a href="https://it.insideover.com/difesa/maks-2021-al-salone-dellaerospazio-di-mosca-il-nuovo-checkmate-ma-non-solo.html">salone internazionale dell&#8217;aerospazio di Mosca-Zhukovsky nel 2021</a>, ma sino a novembre 2024 non ha trovato nessun acquirente proprio per le criticità espresse poc&#8217;anzi: l&#8217;Algeria potrebbe quindi fare da apripista per altri clienti internazionali, in particolare <strong>quelli che non possono spendere i soldi richiesti dai velivoli occidentali.</strong></p>



<p>La concorrenza però è diventata particolarmente agguerrita: la Corea del Sud ha avviato la produzione del suo <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/vola-il-kf-21-il-primo-caccia-sudcoreano-di-nuova-generazione.html">KF-21</a></strong>, un caccia che attualmente risulta essere di generazione 4,5+ ma che promette di arrivare alla generazione 5,5+ nell&#8217;arco di poco più di un lustro, mentre la Turchia nel giro di qualche anno (dal 2028) potrebbe iniziare le consegne del suo <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/il-roll-out-del-primo-prototipo-del-caccia-turco-tf-x-e-fissato-a-marzo-2023.html">TAI “Kaan”</a></strong>, un caccia di generazione paragonabile al KF-21 che ha già suscitato l&#8217;interesse dell&#8217;<a href="https://theaviationist.com/2025/01/06/saudi-arabia-reportedly-eyeing-tai-kaan/">Arabia Saudita</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/questanno-lalgeria-ricevera-i-primi-caccia-russi-di-quinta-generazione-su-57.html">Quest&#8217;anno l&#8217;Algeria riceverà i primi caccia russi di quinta generazione Su-57</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sahel in ebollizione: Mali, Burkina Faso e Niger mettono l’Algeria sotto accusa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sahel-in-ebollizione-mali-burkina-faso-e-niger-mettono-lalgeria-sotto-accusa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 15:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=465079</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1319" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-600x412.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-1024x703.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-1536x1055.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Incidente del drone: L’Algeria abbatte un drone maliano Akinci il 1° aprile 2025, vicino al confine, scatenando accuse di aggressione da parte del Mali.</p>
<p>Accuse dell’AES: Mali, Burkina Faso e Niger (AES) denunciano l’Algeria per un atto ostile, sostenendo che supporti il terrorismo e ostacoli la lotta ai gruppi armati.</p>
<p>Rottura diplomatica: Il Mali richiama il suo ambasciatore, si ritira dal CEMOC e annuncia una denuncia internazionale, segnando la fine della cooperazione con Algeri.</p>
<p>Silenzio algerino: Algeri rivendica l’abbattimento per violazione dello spazio aereo ma non fornisce prove, alimentando i sospetti dell’AES.</p>
<p>Nuove alleanze: L’AES rafforza i legami con la Russia, mentre l’Algeria, sempre più isolata, rischia di perdere influenza nel Sahel.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sahel-in-ebollizione-mali-burkina-faso-e-niger-mettono-lalgeria-sotto-accusa.html">Sahel in ebollizione: Mali, Burkina Faso e Niger mettono l’Algeria sotto accusa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1319" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-600x412.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-1024x703.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250413102029194_3e3b12e88e10bd12a54d4135ea4c37e8-1536x1055.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>Sahel</strong>, questa striscia di terra arida e conflittuale che si estende sotto il Sahara, è di nuovo al centro di una tempesta geopolitica. <strong>Mali, Burkina Faso e Niger</strong>, riuniti nella Confederazione degli Stati del Sahel (AES), hanno puntato il dito contro l’Algeria, accusandola di un atto che va ben oltre un semplice sconfinamento diplomatico: <a href="https://it.insideover.com/politica/algeria-e-mali-ai-ferri-corti-rischio-escalation.html">l’abbattimento di un drone maliano Akinci, distrutto il 1° aprile nei pressi di Tin-Zaouatine, vicino al confine con Kidal</a>. Un episodio che, secondo Bamako, non è un incidente isolato ma la prova tangibile di una strategia ostile, premeditata e, soprattutto, di un sostegno al terrorismo internazionale da parte del regime algerino. La risposta non si è fatta attendere: gli ambasciatori dei tre Paesi sono stati richiamati da Algeri per consultazioni, mentre il Mali ha promesso di portare la questione davanti agli organismi internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse del Mali</h2>



<p>Il comunicato del <strong>Governo di Transizione maliano</strong>, datato 6 aprile 2025, è un j’accuse senza mezzi termini. I rottami del drone, un Akinci di fabbricazione turca utilizzato per missioni di sorveglianza e contrasto ai gruppi armati, sono stati rinvenuti a 9,5 chilometri dal confine con l’Algeria, ben all’interno del territorio maliano. Le indagini condotte dalle autorità militari di Bamako hanno ricostruito la dinamica: il <strong>contatto con il velivolo è stato perso a 10,2 chilometri dal confine</strong>, e il relitto è stato localizzato a soli 441 metri dal punto di interruzione del segnale. “Entrambi i punti sono sul nostro territorio nazionale”, tuonano da Bamako, smentendo categoricamente la versione algerina. Algeri, infatti, il 1° aprile aveva rivendicato l’abbattimento di un “drone da ricognizione armato” che avrebbe violato il suo spazio aereo, senza però fornire prove concrete a supporto della tesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il silenzio di Algeri</h2>



<p>La <strong>richiesta maliana di chiarimenti è caduta nel vuoto</strong>. “Da 72 ore nessuna risposta soddisfacente”, lamentano le autorità, che ora parlano di un “silenzio colpevole”. Di qui la conclusione, <em>tranchant</em>: il drone è stato distrutto da un’azione ostile algerina, un’aggressione deliberata nello spazio aereo maliano. Ma non è solo una questione di confini violati. Per il <strong>Mali</strong>, e per estensione per l’AES, l’abbattimento del drone rappresenta un tassello di un disegno più ampio: Algeri starebbe ostacolando le operazioni contro i gruppi terroristici che infestano il Sahel, da al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) all’Islamic State Sahel Province (IS Sahel).</p>



<p>Il Collegio dei Capi di Stato della Confederazione rincara la dose: “La distruzione del drone ha impedito la neutralizzazione di un gruppo terroristico che pianificava attacchi contro di noi”. Un’accusa pesante, che dipinge l’Algeria non solo come un vicino scomodo, ma come <strong>un attore che gioca a favore dell’instabilità regionale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta del Mali e il ritiro dal CEMOC</h2>



<p>La <strong>reazione di Bamako</strong> è stata immediata e articolata. Oltre alla convocazione dell’ambasciatore algerino, il Mali ha annunciato il ritiro dal Comitato dello Stato Maggiore Congiunto (CEMOC), un organismo creato nel 2009 proprio su iniziativa di Algeri per coordinare la lotta al terrorismo nel Sahel. Una mossa simbolica, che segna la fine di un’alleanza già fragile e il definitivo allontanamento dai <strong>vecchi schemi di cooperazione regionale sotto l’egida algerina.</strong> Ma il Mali non si ferma qui: una denuncia formale sarà depositata presso le istituzioni internazionali, un passo che potrebbe portare il caso sotto i riflettori globali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’isolamento dell’Algeria</h2>



<p>Da parte sua, <strong>l’Algeria tace</strong>. O meglio, si limita a ribadire la versione iniziale, senza aggiungere dettagli o prove. Una postura che, agli occhi dei suoi critici, non fa che rafforzare i sospetti. Eppure, per capire l’escalation, bisogna guardare oltre l’incidente del drone. Le relazioni tra Algeri e i Paesi del Sahel sono tese da anni, incrinate da una serie di incomprensioni e reciproche accuse di ingerenza. Il <strong>Mali e il Niger avevano già richiamato gli ambasciatori algerini in passato</strong>, denunciando interventi nei loro affari interni. La svolta autoritaria dei tre Paesi dell’AES, guidati da giunte militari dopo i colpi di Stato degli ultimi anni, ha accelerato la rottura. L’Algeria, che per decenni si è proposta come mediatrice nei conflitti regionali – si pensi al suo ruolo nei negoziati tra il governo maliano e i ribelli tuareg – si trova ora spiazzata di fronte a un Sahel che rifiuta il suo patronage e guarda altrove, verso la Russia in primis.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della Russia</h2>



<p>Proprio <strong>la</strong> <strong>Russia entra in scena come un attore chiave</strong>. Pochi giorni prima dell’incidente, il 3 aprile, i ministri degli Esteri di Mali, Niger e Burkina Faso si sono recati a Mosca per incontrare <strong>Sergej Lavrov</strong>. Un summit che ha sancito il rafforzamento dei legami militari ed economici tra l’AES e il Cremlino, con il dispiegamento dell’Africa Corps (erede del gruppo Wagner) e una crescente cooperazione strategica. Durante la conferenza stampa congiunta, il ministro maliano <strong>Abdoulaye Diop </strong>non ha esitato ad accusare apertamente l’Algeria di sostenere il terrorismo, un’uscita che ora, alla luce del drone abbattuto, assume contorni ancora più netti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un messaggio politico algerino?</h2>



<p>Per molti osservatori, <strong>l’azione algerina potrebbe essere un messaggio politico</strong>, un tentativo di riaffermare la propria influenza su una regione che le sta sfuggendo di mano. L’abbattimento del drone, in quest’ottica, sarebbe un segnale diretto al Mali e ai suoi alleati: Algeri non intende cedere il controllo del Sahel senza combattere. Alcuni analisti africani vanno oltre, suggerendo che l’Algeria stia cercando di proteggere i suoi interessi strategici, inclusi i legami con il Movimento Azawad e altri gruppi armati, per trascinare il Mali a un tavolo negoziale sotto la sua regia. “Controlliamo tutto ciò che si muove nel Sahel”, avrebbe dichiarato un funzionario algerino in passato, una frase che oggi suona come una rivendicazione ambigua.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un gioco rischioso</h2>



<p>Ma il gioco è rischioso. L’Algeria, con uno dei più potenti eserciti del <strong>continente, si ritrova sempre più isolata</strong>. La sua storica alleanza con la Francia è in crisi, i rapporti con il Marocco sono ai minimi storici, e ora anche il Sahel le volta le spalle. Mali, Burkina Faso e Niger, uniti nell’AES, hanno scelto una strada diversa, fatta di autonomia e nuove alleanze. L’incidente del drone non è che l’ultimo capitolo di una partita che si gioca su equilibri fragili, tra terrorismo, ambizioni regionali e interessi globali. E mentre il Sahel brucia, il silenzio di Algeri rischia di pesare più di mille parole.</p>
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		<title>Il primo caccia Su-35 di fabbricazione russa è arrivato in Algeria</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-primo-caccia-su-35-di-fabbricazione-russa-e-arrivato-in-algeria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 04:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Su-35]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Su-57]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Il primo caccia multiruolo Su-35E, probabilmente originariamente destinato all'Egitto, è arrivato in Algeria.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Russian_Air_Force_Sukhoi_Su-35_Belyakov-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Immagini satellitari risalenti al 10 marzo, ma diffuse recentemente, mostrano che presso la base aerea algerina di Ain Beida/Oum el Bouaghi è arrivato il primo caccia di fabbricazione russa <strong>Sukhoi Su-35</strong>. </p>



<p>Da un <a href="https://www.iiss.org/online-analysis/military-balance/2025/04/felon-outflanked/">rapporto </a>dell&#8217;International Institute for Strategic Studies, risulta che il caccia è stato trasportato in Algeria da Komsomolsk-na-Amure a bordo di un Antonov An-124 il 5 marzo. Sappiamo che il caccia Su-35 appartiene alle forze aeree algerine perché dalle immagini satellitari è stato possibile notare la coccarda delle insegne di nazionalità di Algeri. Sebbene non sia chiaro se questo sia il primo e unico velivolo consegnato finora, <strong>sembra che altri siano in arrivo</strong>: immagini recenti da Komsomolsk-na-Amure indicano che le coccarde algerine sono state applicate nella stessa posizione alare su almeno altri quattro velivoli.</p>



<p>Molto facilmente si tratta dei Su-35E (versione per l&#8217;esportazione) originariamente destinati all&#8217;<strong>Egitto</strong>, che nel 2018 aveva piazzato un ordine per 24/30 esemplari. A maggio 2020, l&#8217;agenzia di stampa russa <em>TASS </em>aveva riferito che la produzione dei primi cinque Su-35 per l&#8217;Egitto era iniziata presso lo stabilimento Sukhoi di Komsomolsk-na-Amure secondo un contratto da 2 miliardi di dollari con consegne previste tra il 2020 e il 2023. Il primo caccia coi colori egiziani, ma senza insegne di nazionalità, <a href="https://www.twz.com/35055/here-are-the-first-photos-of-egypts-new-su-35-super-flankers">era stato osservato</a> a luglio del 2020 sull&#8217;aeroporto di Novosibisk. </p>



<p>Le motivazioni della disdetta dell&#8217;ordine egiziano sono state di ordine politico, ma non solo: a parte la pressione degli <strong>Stati Uniti</strong> che, certamente, è stata fondamentale (Washington fornisce 3 miliardi di dollari di aiuti al Cairo ogni anno, inclusi circa 1,7 miliardi di aiuti militari), si dice che gli egiziani abbiano testato il radar Irbis-E del Su-35 contro il sistema ECM del Rafale, e che quest’ultimo abbia facilmente sopraffatto il primo. Oltretutto, la spada di Damocle del <strong>CAATSA</strong>, il decreto statunitense che impone sanzioni da parte USA a quei Paesi che acquistano armi da una “lista nera” di nazioni tra cui ovviamente è presente anche la Russia, ha portato l&#8217;Egitto a spostarsi su altri velivoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra Iran e Corea del Nord</h2>



<p>Molto probabilmente, parte di questi Su-35E ex egiziani rientrano nell&#8217;<a href="https://www.airforce-technology.com/news/iranian-russian-sukhoi-35/?cf-view">ordine</a> piazzato dall&#8217;<strong>Iran</strong> nel 2023, che prevede anche elicotteri da attacco Mil Mi-28 e addestratori Yakovlev Yak-130, sbloccati per via dell&#8217;aiuto iraniano alla Russia nel conflitto ucraino: Teheran, come sappiamo, ha fornito droni tra cui <em>loitering munitions</em> Shahed-136, prodotte su licenza in Russia come Geran-2. Sebbene non si sappia esattamente il numero complessivo né dei Su-35 algerini, né di quelli iraniani, esiste ancora la possibilità – a questo punto remota – che <strong>i caccia originariamente destinati all&#8217;Egitto possano essere venduti alla Corea del Nord</strong> in forza dell&#8217;accordo di partenariato strategico siglato tra Mosca e Pyongyang, e anche come compensazione per gli aiuti militari che la Corea del Nord sta fornendo alla Russia per la guerra.</p>



<p>Il Su-35 è un caccia di <strong>generazione 4+</strong> e la sua versione S è considerata come generazione 4++, al pari delle ultime versioni del “Rafale” e dell&#8217;Eurofighter “Typhoon”. A <a href="https://www.armyrecognition.com/news/aerospace-news/2025/russian-air-force-receives-first-su-35s-4-generation-fighter-jets-despite-western-sanctions">fine marzo</a> di quest&#8217;anno, la UAC, società di Stato russa che sovrintende alle produzioni aeronautiche raggruppando i bureau Sukhoi, Tupolev, Ilyushin, Irkut, Yakovlev e MiG (praticamente la totalità della produzione aeronautica russa), ha consegnato alle Forze Aerospaziali Russe (VKS) il primo lotto di Su-35S nonostante le pesanti sanzioni internazionali che ne hanno ritardato di molto la produzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma Algeri non rinuncia agli Su-57</h2>



<p>Il Su-35S è il <strong>caccia multiruolo</strong> russo di serie più avanzato, dotato di avionica di nuova generazione. Progettato principalmente per stabilire la superiorità aerea, il velivolo possiede anche buone capacità di ingaggiare bersagli terrestri e navali. Rispetto ai suoi predecessori, il Su-35S incorpora diversi miglioramenti: in particolare, è dotato del sistema integrato di informazione e controllo IUS-35, che semplifica il carico di lavoro del pilota e migliora la <em>situational awareness</em>. Il radar è di tipo a scansione elettronica passiva (PESA), e secondo fonti russe offre una portata di rilevamento fino a 400 km. Il Su-35S ha un peso massimo al decollo di 34,5 tonnellate, una velocità massima di 2500 km/h e una quota operativa di 20000 metri. Il suo raggio di combattimento varia da 1500 a 4500 km e l&#8217;armamento include un cannone GSh-30-1 da 30 mm, missili aria-aria di varie gittate, missili antinave e una varietà di bombe guidate e non guidate. </p>



<p>Tornando ai Su-35 algerini, si ritiene che Algeri, con questa acquisizione, non abbia rinunciato a dotarsi del più moderno <strong>Su-57</strong> di quinta generazione: sappiamo dal salone internazionale dell&#8217;aerospazio di Zhuhai, in Cina, dell&#8217;anno scorso che l&#8217;Algeria è il primo acquirente straniero del Su-57, sebbene non si sappia nulla delle caratteristiche del contratto. Molto probabilmente, però, la decisione di acquistare i Su-35 risponde all&#8217;esigenza di avere un velivolo di “pronto utilizzo”, considerando che i <strong>Su-57 arrivano col contagocce alle VKS a causa delle difficoltà tecniche incontrate (mancano ancora di nuovi motori) e delle sanzioni internazionali.</strong> A oggi, <a href="https://theaviationist.com/2024/12/25/additional-su-34-su-57-delivered-russian-air-force/">si stima</a> che le forze aerospaziali russe schierino 25 di questi nuovi caccia di quinta generazione nonostante un ordine di 76 esemplari da completare, secondo i piani, entro il 2027.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-primo-caccia-su-35-di-fabbricazione-russa-e-arrivato-in-algeria.html">Il primo caccia Su-35 di fabbricazione russa è arrivato in Algeria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Algeria e Mali ai ferri corti: rischio escalation</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/algeria-e-mali-ai-ferri-corti-rischio-escalation.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 16:14:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Algeria, i manifestanti continuano a scendere in piazza (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Algeria e Mali condividono oltre 1.300 km di confine che scorrono lungo le dune del Sahara. Si tratta di una delle tante linee tracciate sulla mappa in epoca coloniale che, fino a pochi mesi fa, non costituiva elemento di tensione nell&#8217;area. Algeri ha infatti sempre osservato da lontano le dinamiche interne al territorio maliano, attraversato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/algeria-e-mali-ai-ferri-corti-rischio-escalation.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Algeria, i manifestanti continuano a scendere in piazza (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Proteste-in-Algeria-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Algeria e Mali condividono oltre 1.300 km di confine</strong> che scorrono lungo le dune del Sahara. Si tratta di una delle tante linee tracciate sulla mappa in epoca coloniale che, fino a pochi mesi fa, non costituiva elemento di tensione nell&#8217;area. Algeri ha infatti sempre osservato da lontano le dinamiche interne al territorio maliano<strong>, attraversato da oltre un decennio dal conflitto tra il governo centrale di Bamako e i ribelli tuareg</strong>. Nel 2015, la capitale algerina ha anche ospitato la conferenza che ha sancito la tregua tra le parti in guerra nel Mali. Il ruolo di mediatore ha evitato all&#8217;Algeria di veder allargare gli scontri al di qua delle proprie frontiere. <strong>Ma ora la situazione sta cambiando</strong>: tra accuse reciproche e chiusura dei rispettivi spazi aerei,<strong> la diffidenza tra i due Paesi africani sta aumentando di pari passo con le provocazioni.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il drone abbattuto da Algeri e la risposta del Mali</h2>



<p>Il primo grave segnale dell&#8217;aumento della tensione si è avuto il 2 aprile scorso, quando l&#8217;esercito algerino ha reso noto di aver <strong>abbattuto un drone in dotazione alle forze maliane</strong>. Secondo Algeri, il velivolo avrebbe violato il proprio spazio aereo e avrebbe stazionato per diverso tempo nelle aree di confine. A Bamako hanno confermato l&#8217;abbattimento del drone, ma hanno respinto le accuse di violazione dello spazio aereo. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">L’armée algérienne  🇩🇿a détruit un drone malien, Akinci de fabrication turque qui a pénétré brièvement au dessus du territoire algérien près de la commune de Tinzaouatene<a href="https://twitter.com/hashtag/Algerie?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Algerie</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Mali?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Mali</a> <a href="https://t.co/LndQsAptcb">pic.twitter.com/LndQsAptcb</a></p>&mdash; بوابة الجزائر &#8211; Algeria Gate (@algatedz) <a href="https://twitter.com/algatedz/status/1907164507748676091?ref_src=twsrc%5Etfw">April 1, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Al contrario, il governo locale, retto dalla giunta militare guidata da<strong> Assimi Goita </strong>dal golpe del 2021, ha accusato l&#8217;Algeria di <strong>interferenze</strong> nelle proprie dinamiche interne. Da qui, la risposta del governo maliano che ha<strong> ritirato il proprio ambasciatore da Algeri</strong>. E non l&#8217;ha fatto da solo: anche <strong>Niger</strong> e<strong> Burkina Faso</strong>, due Paesi alleati di Bamako, hanno richiamato i propri rappresentanti diplomatici presenti in Algeria. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Stop ai voli</h2>



<p>La mossa del Mali è stata seguita da <strong>ulteriori contro risposte algerine</strong>. Il 7 aprile, <a href="https://www.agenzianova.com/news/lalgeria-richiama-gli-ambasciatori-di-mali-niger-e-burkina-faso/">Algeri ha richiamato i proprio ambasciatori in Mali e Niger e ha rinviato l&#8217;assunzione dell&#8217;incarico del rappresentante in Burkina Faso nominato poche settimane fa</a>. Non solo, ma il governo del Paese nordafricano ha deciso di <strong>sospendere i voli da e per il Mali</strong>. Si tratta di fatto della chiusura del proprio spazio aereo ai velivoli provenienti dal Paese confinante. Come prevedibile, Bamako ha replicato attuando un&#8217;analoga decisione contro i voli provenienti dal territorio algerino. Tra i due Paesi dunque non si vola più e ogni contatto, anche di natura commerciale, è stato di fatto sospeso. </p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Algeria 🇩🇿 has banned flights to and from Mali 🇲🇱 <a href="https://t.co/1kcWANaJIY">pic.twitter.com/1kcWANaJIY</a></p>&mdash; African Hub (@AfricanHub_) <a href="https://twitter.com/AfricanHub_/status/1909528735386144830?ref_src=twsrc%5Etfw">April 8, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il rischio di un&#8217;escalation</h2>



<p>Lo stop ai contatti diplomatici e ai voli potrebbe aver segnato <strong>un punto di non ritorno</strong>. Parlare di escalation, in poche parole, non è azzardato. Tanto più che alla situazione attuale si è arrivati dopo almeno <strong>tre anni di reciproca diffidenza</strong>. L&#8217;Algeria non ha infatti mai visto di buon occhio la giunta militare insediatasi a Bamako nel 2021. Algeri ha puntato il dito contro Goita per via dell&#8217;arrivo, nel nord del Mali, dei mercenari stranieri ingaggiati per combattere contro l&#8217;Isis e contro i ribelli tuareg. Tra questi, anche ex membri della russa <strong>Wagner</strong>, arrivata nell&#8217;area dopo l&#8217;avvicinamento tra Bamako e Mosca. </p>



<p>Secondo l&#8217;Algeria, <strong>la presenza di combattenti stranieri è fonte di instabilità nella regione</strong>. Il governo del Paese nordafricano teme di non poter più controllare il proprio confine e di essere, di conseguenza, coinvolto nella guerra civile maliana. Timori che sono aumentati dopo che, nel gennaio del 2024, Bamako ha sospeso gli accordi di Algeri siglati nel 2015. La strategia algerina appare quindi chiara:<strong> usare il pugno di ferro al confine e denunciare le mosse di Goita</strong>. Quest&#8217;ultimo, da parte sua, crede invece che l&#8217;Algeria voglia semplicemente intervenire nei propri affari interni. Il contesto non è quindi dei più semplici: Algeri e Bamako si temono a vicenda e adesso faticano a comunicare. Motivo in più per ritenere un&#8217;escalation non così lontana. </p>
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		<title>Il grano nel deserto, così le aziende straniere danno l&#8217;assalto alle risorse dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-grano-nel-deserto-cosi-le-aziende-straniere-danno-lassalto-alle-risorse-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 15:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[Land grabbing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'assalto all'Africa e la corsa alle risorse minacciano la sicurezza alimentare di molti Paesi e di milioni di persone.</p>
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<p>Nel cuore dell’Africa settentrionale, la parola d’ordine è &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-grande-gioco-del-cibo-perche-la-cina-vuole-blindare-la-sua-sicurezza-alimentare.html">sicurezza alimentare&#8221;</a></strong>. Ma dietro lo slogan si nasconde una realtà ben più complessa, fatta di concessioni fondiarie, sfruttamento delle risorse idriche e strategie di investimento che sembrano favorire più le multinazionali che le popolazioni locali. <strong>Algeria ed Egitto sono in prima linea in questo processo</strong>, con Governi che incentivano massicci progetti agricoli nel deserto, spesso in collaborazione con aziende straniere. Tra gli investitori principali emergono colossi del settore agroalimentare come la qatariota Baladna e l’italiana BF Spa, entrambe protagoniste di operazioni di vasta portata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Algeria: il business lattiero-caseario di Baladna</h2>



<p>L’accordo tra il Governo algerino e Baladna, annunciato nel luglio 2024, prevede la coltivazione di foraggio e l’allevamento di 280mila vacche su 117mila ettari nella provincia di Adrar. Secondo l’ONG indipendente Grain (<a href="http://grain.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">grain.org</a>), il progetto nasce per ridurre la dipendenza dell’Algeria dal latte in polvere importato, ma presenta criticità ambientali enormi. <strong>Per alimentare l’azienda sarà necessario un consumo idrico stimato in 1.700 miliardi di litri</strong>, prelevati da una falda acquifera non rinnovabile. Il Governo algerino e Baladna promuovono il progetto come una pietra miliare della sicurezza alimentare nazionale, ma la realtà potrebbe essere ben diversa. Come sottolinea Grain, dietro le dichiarazioni rassicuranti si cela un’operazione finanziaria volta a garantire un &#8220;significativo ritorno sugli investimenti&#8221; per gli azionisti di Baladna, più che per il popolo algerino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’espansione italiana: BF Spa e il Piano Mattei</h2>



<p>Accanto a Baladna, l’italiana BF Spa gioca un ruolo di primo piano nell’espansione agricola algerina. Definita da Altreconomia il &#8220;sovrano&#8221; dell’agricoltura italiana, <strong>BF Spa ha ottenuto due importanti concessioni nel deserto:</strong> una di 900 ettari nella provincia di Ouargla e un’altra ben più estesa, di 36mila ettari, a Timimoun. L’azienda prevede di coltivare grano, lenticchie e fagioli, e di costruire un pastificio, mentre il Governo algerino ha garantito licenze per lo scavo di pozzi per l’irrigazione.</p>



<p>La gestione di queste attività è affidata a BF El Djazair Spa, una joint venture tra BF e il Fondo nazionale di investimento algerino, con l’azienda italiana che detiene il 51% delle azioni. Ma dietro il linguaggio degli affari si nasconde una verità meno edulcorata: secondo Grain, il progetto non è pensato per rafforzare la sicurezza alimentare dell’Algeria, bensì per ampliare la capacità produttiva di BF all’estero e <strong>garantire una fornitura stabile di grano per le sue fabbriche italiane di pasta e cous cous.</strong> Circa il 30% della produzione sarà destinato all’esportazione in Italia, mettendo in dubbio il reale beneficio per la popolazione locale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Egitto: terra fertile per l’accaparramento di risorse</h2>



<p>Il fenomeno non si ferma all’Algeria. Anche l’Egitto, <strong>primo importatore mondiale di grano</strong>, ha avviato progetti su larga scala. Il governo di Abdel Fattah al-Sisi ha lanciato il programma &#8220;Future of Egypt&#8221;, con l’obiettivo di convertire 1,6 milioni di ettari di deserto in terreni agricoli. Tuttavia, la gestione di queste terre rimane opaca, e l’impatto sul deficit idrico del Paese è preoccupante: ogni anno l’Egitto registra un deficit di sette miliardi di metri cubi d’acqua. Anche qui BF Spa entra in gioco come protagonista: <strong>una delle iniziative pilota del Piano Mattei in Egitto</strong> prevede la sua partecipazione alla produzione di grano, soia, mais e girasole su 15mila ettari nella regione di Dabaa, attraverso una joint venture con la società egiziana Mostaqbal Masr.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Land grabbing: la nuova corsa all’oro</strong></h2>



<p>Questi progetti si inseriscono in un trend più ampio noto come &#8220;land grabbing&#8221;, l’accaparramento di terre su larga scala da parte di aziende e Governi stranieri. Secondo Land Matrix Initiative (<a href="http://landmatrix.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">landmatrix.org</a>), <strong>il fenomeno riguarda oltre 40 milioni di ettari di terreno in Africa</strong>, con 1.219 accordi di acquisizione o affitto fondiario. L’Italia non è estranea a questa dinamica: con 59 accordi stipulati da aziende italiane, per un totale di 1,6 milioni di ettari a livello globale, il nostro Paese si colloca tra gli attori principali dell’espansione agricola all’estero.</p>



<p>Ma il land grabbing non si limita all’agricoltura. <strong>Un’ampia fetta degli accordi riguarda il settore forestale</strong>: quasi la metà delle superfici oggetto di contratti in Africa è destinata alla produzione di legname. Un caso emblematico è quello del gruppo Sefac, attivo in Camerun, che possiede cinque licenze per la gestione di 405mila ettari di foresta. Secondo Altreconomia, Sefac avrebbe un accordo di <strong>vendita esclusiva con la società italiana Vasto Legno</strong>, che commercializza legname africano dal XIX secolo.</p>



<p>Le ONG internazionali, tra cui Greenpeace e Survival International, denunciano da tempo le conseguenze di questi progetti sulle popolazioni indigene, come i Baka del Camerun. Le loro terre ancestrali vengono trasformate in concessioni forestali senza consenso, costringendoli ad abbandonare il loro stile di vita tradizionale. L’apertura di nuove strade per il trasporto del legname, inoltre, facilita anche il traffico di specie selvatiche, con effetti devastanti sull’ecosistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra sicurezza alimentare e strategia commerciale</strong></h2>



<p>Mentre i Governi e le aziende continuano a presentare questi progetti come la chiave per la sicurezza alimentare dell’Africa, cresce il sospetto che la vera posta in gioco sia il controllo delle risorse e l’espansione dei colossi agroalimentari. L’accaparramento delle terre e delle risorse idriche pone interrogativi etici e ambientali che non possono essere ignorati. In un continente dove l’84% delle aziende agricole possiede meno del 12% delle terre, la disuguaglianza fondiaria rischia di aggravarsi, a discapito delle comunità locali.</p>
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		<title>La spy story che può danneggiare i rapporti tra Algeria e Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/la-spy-story-che-puo-danneggiare-i-rapporti-tra-algeria-e-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 17:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250226175858427_24afac35e053e473a9dc256e7bc25ddc-e1740589227798.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250226175858427_24afac35e053e473a9dc256e7bc25ddc-e1740589227798.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250226175858427_24afac35e053e473a9dc256e7bc25ddc-e1740589227798-600x320.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250226175858427_24afac35e053e473a9dc256e7bc25ddc-e1740589227798-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250226175858427_24afac35e053e473a9dc256e7bc25ddc-e1740589227798-1024x546.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250226175858427_24afac35e053e473a9dc256e7bc25ddc-e1740589227798-768x410.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250226175858427_24afac35e053e473a9dc256e7bc25ddc-e1740589227798-1536x819.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le relazioni tra Algeria e Francia, già tese come una corda di violino pronta a spezzarsi, sembrano aver trovato un nuovo spunto per precipitare nel gorgo della diffidenza reciproca. La notizia arriva come un colpo di vento sahariano: il direttore della filiale algerina di Amarante International, un cittadino algerino il cui nome resta avvolto nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-spy-story-che-puo-danneggiare-i-rapporti-tra-algeria-e-francia.html">[...]</a></p>
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<p>Le relazioni tra Algeria e Francia, già tese come una corda di violino pronta a spezzarsi, sembrano aver trovato un nuovo spunto per precipitare nel gorgo della diffidenza reciproca. <strong>La notizia arriva come un colpo di vento sahariano: il direttore della filiale algerina di Amarante International,</strong> un cittadino algerino il cui nome resta avvolto nel mistero, è detenuto da oltre un anno con l’accusa di spionaggio. Un caso che, a guardarlo da vicino, sembra quasi un copione scritto per alimentare sospetti e alimentare narrazioni, ma che sotto la superficie nasconde le cicatrici di un rapporto storico mai davvero sanato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Amarante International</h2>



<p>Amarante International non è un nome qualunque. È una di quelle realtà che si muovono nei chiaroscuri della <strong>sicurezza privata, un settore dove i confini tra protezione, intelligence e interessi nazionali si fanno labili.</strong> Che un suo dirigente, per di più algerino, finisca nel mirino delle autorità di Algeri con un’accusa pesante come lo spionaggio non può essere casuale. È un segnale, un messaggio scolpito nella roccia del potere: qualcuno, da qualche parte, vuole ricordare all’altra sponda del Mediterraneo che i giochi di influenza non sono mai finiti.</p>



<p>Ma partiamo dai fatti, o almeno da quel poco che trapela. Il manager, arrestato in circostanze che nessuno si è premurato di chiarire, languirebbe in carcere da oltre dodici mesi. Un’eternità, se si considera che né Parigi né Algeri hanno ritenuto opportuno fornire dettagli. Silenzio, il grande protagonista di questa vicenda. Un silenzio che sa di strategia, di chi aspetta che l’altro faccia la prima mossa. Intanto, le relazioni tra i due Paesi, già incrinate da anni di attriti – dal passato coloniale mai digerito alle recenti schermaglie diplomatiche – si fanno ancora più fragili. La Francia di Macron, con il suo approccio a tratti altezzoso, e l’Algeria di Tebboune, gelosa della propria sovranità, sembrano danzare su un filo sospeso sopra un baratro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;autonomia a cui auspica l&#8217;Algeria</h2>



<p>Eppure, c’è qualcosa di più profondo in questa storia. Lo spionaggio, si sa, è la moneta di scambio di ogni crisi geopolitica che si rispetti. Ma qui il sospetto è che l’accusa sia una leva, un pretesto per regolare conti o mandare avvertimenti. Amarante, con il suo pedigree di azienda vicina agli interessi francesi, potrebbe essere il capro espiatorio perfetto<strong> per un’Algeria che vuole riaffermare la propria autonomia e, perché no, strizzare l’occhio ad altri attori internazionali </strong>–<a href="https://it.insideover.com/politica/perche-sono-sempre-piu-numerosi-i-paesi-dellasia-che-vogliono-entrare-nei-brics.html"> Russia o Cina, per esempio – pronti a infilarsi nelle crepe di questa frattura.</a> Dall’altra parte, Parigi tace, forse perché sa che alzare i toni significherebbe ammettere debolezze o, peggio, coinvolgimenti scomodi.</p>



<p>Non è difficile immaginare lo scenario. Un uomo, un algerino con un piede nel mondo degli affari internazionali, diventa il simbolo di una lotta più grande. È una pedina, certo, ma una pedina che racconta una verità: il <strong>Mediterraneo</strong> non è più solo un mare, è un campo di battaglia dove si giocano partite di potere, risorse e memoria. La guerra fredda tra Algeria e Francia non è mai finita, si è solo trasformata. E mentre il direttore di Amarante resta dietro le sbarre, il vero processo sembra svolgersi altrove: nei corridoi dei ministeri, nelle telefonate criptate, nelle occhiate tra diplomatici che si incrociano a denti stretti.</p>



<p>Resta una domanda, forse la più scomoda: chi sta spiando chi? E, soprattutto, a chi giova questo ennesimo strappo? Per ora, la risposta è sospesa, come un’eco tra le dune e le boulevards. Ma una cosa è certa: né Algeri né Parigi sembrano intenzionate a cedere il passo. E in questo gioco di ombre, a perdere sono sempre i soliti: quelli che credono ancora nella parola “pace”.</p>
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		<title>Il nuovo asse energetico tra Algeria e Libia: un assist all&#8217;Eni e all&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-nuovo-asse-energetico-tra-algeria-e-libia-un-assist-alleni-e-allitalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 10:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="886" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215114532476_c2dbbdb6eac0a5036b397aa22e868b3a-e1734259846482.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215114532476_c2dbbdb6eac0a5036b397aa22e868b3a-e1734259846482.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215114532476_c2dbbdb6eac0a5036b397aa22e868b3a-e1734259846482-600x277.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215114532476_c2dbbdb6eac0a5036b397aa22e868b3a-e1734259846482-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215114532476_c2dbbdb6eac0a5036b397aa22e868b3a-e1734259846482-1024x473.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215114532476_c2dbbdb6eac0a5036b397aa22e868b3a-e1734259846482-768x354.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215114532476_c2dbbdb6eac0a5036b397aa22e868b3a-e1734259846482-1536x709.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’annuncio dell’accordo tra la National Oil Corporation (NOC) libica e Sonatrach, la compagnia petrolifera nazionale algerina, per lo sfruttamento del bacino di Ghadames è un evento che potrebbe segnare una svolta significativa sia per il panorama energetico europeo che per gli equilibri geopolitici nel Mediterraneo. Questo progetto, che coinvolge anche l’Italia tramite ENI, non è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/il-nuovo-asse-energetico-tra-algeria-e-libia-un-assist-alleni-e-allitalia.html">[...]</a></p>
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<p>L’annuncio dell’accordo tra la <strong>National Oil Corporation (NOC) libica e Sonatrach, la compagnia petrolifera nazionale algerina</strong>, per lo sfruttamento del bacino di Ghadames è un evento che potrebbe segnare una svolta significativa sia per il panorama energetico europeo che per gli equilibri geopolitici nel Mediterraneo. Questo progetto, che coinvolge anche<strong><a href="https://it.insideover.com/energia/cane-a-sei-zampee-a-stelle-e-strisce-kkr-acquista-il-25-di-enilive.html"> l’Italia tramite ENI, non è solo un’iniziativa economica</a></strong>, ma un tassello fondamentale nel complesso puzzle delle relazioni internazionali legate alle risorse energetiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un giacimento strategico a un passo dall’Europa</h2>



<p>Il bacino di Ghadames, che si estende per 350.000 chilometri quadrati tra Libia, Algeria e Tunisia, rappresenta una risorsa energetica di dimensioni enormi, finora sfruttata solo marginalmente. La sua estensione territoriale e la presenza di <strong>riserve significative di petrolio</strong> e gas naturale lo rendono una delle più promettenti fonti energetiche del Nord Africa. Inoltre, la vicinanza geografica con l’Europa ne amplifica l’importanza strategica: infrastrutture già esistenti, come i gasdotti transmediterranei, potrebbero facilitare il trasporto delle risorse verso i mercati europei.</p>



<p>Per un’Europa che cerca disperatamente di diversificare le sue forniture energetiche e ridurre la dipendenza dal gas russo, Ghadames potrebbe diventare una soluzione cruciale. L’accordo tra NOC e Sonatrach non solo dà il via a un nuovo capitolo nello sfruttamento del giacimento, ma rappresenta anche un modello di cooperazione regionale che potrebbe stabilizzare il mercato energetico nordafricano, rendendolo meno vulnerabile alle crisi politiche locali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’alleanza che rafforza la stabilità regionale</h2>



<p>Il coinvolgimento di tre nazioni — Libia, Algeria e Tunisia — nello sfruttamento del bacino di Ghadames è un elemento che contribuisce a garantire maggiore stabilità al progetto. La Libia, in particolare, ha sofferto per anni di instabilità politica e conflitti interni, che hanno spesso bloccato lo sviluppo delle sue risorse energetiche. Tuttavia, l’attuale calma relativa nella Libia occidentale e il sostegno di Sonatrach e ENI aumentano le probabilità di successo di questo ambizioso progetto.</p>



<p>L’Algeria, con la sua lunga esperienza nell’esplorazione e produzione di idrocarburi, offre competenze tecniche e stabilità politica che bilanciano le incertezze libiche. Al tempo stesso, il coinvolgimento della Tunisia come terzo attore potrebbe fungere da garanzia contro possibili tensioni bilaterali, rafforzando la cooperazione regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Impatto geopolitico: un nuovo asse energetico</h2>



<p>L’accordo NOC-Sonatrach ha implicazioni che vanno ben oltre il Nord Africa. In un momento in cui il panorama energetico globale è profondamente scosso dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni contro la Russia, questa iniziativa rappresenta <strong>una nuova speranza per l’Europa.</strong> Garantire un accesso stabile a petrolio e gas naturale provenienti da una regione vicina, tramite partner relativamente affidabili, potrebbe ridurre significativamente la pressione sul mercato europeo e abbassare i costi energetici.</p>



<p>Tuttavia, questo progetto non è solo una buona notizia per l’Europa. È anche un chiaro messaggio alla <strong>Russia e agli altri grandi fornitori energetici:</strong> il Nord Africa è pronto a giocare un ruolo di primo piano nella ridefinizione degli equilibri energetici globali. La possibilità di un’alleanza energetica tra Libia, Algeria e Tunisia potrebbe infatti sfidare la tradizionale supremazia russa e mediorientale, spostando l’asse del potere verso il Mediterraneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell’Italia e di ENI: un’occasione da non perdere</h2>



<p>Per l’Italia, l’accordo rappresenta una straordinaria opportunità. ENI, già coinvolta nel progetto, ha una lunga storia di collaborazione con i Paesi nordafricani e potrebbe giocare un ruolo chiave nello sviluppo del bacino di Ghadames. Per Roma, questa è un’occasione non solo di rafforzare la propria sicurezza energetica, ma anche di riaffermare il suo ruolo geopolitico nel Mediterraneo.</p>



<p>Tuttavia, il coinvolgimento italiano non deve limitarsi a un approccio puramente commerciale. È fondamentale che l’Italia utilizzi questa occasione per <strong>promuovere una maggiore stabilità politica nella regione,</strong> sostenendo iniziative che favoriscano la cooperazione tra i Paesi coinvolti e garantiscano una distribuzione equa dei benefici derivanti dallo sfruttamento delle risorse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una vittoria per tutti?</h2>



<p>L’accordo tra NOC e Sonatrach per lo sfruttamento del bacino di Ghadames rappresenta una rara combinazione di interessi convergenti tra Nord Africa ed Europa. Se gestito con attenzione, questo progetto potrebbe offrire benefici significativi a tutte le parti coinvolte: risorse energetiche per l’Europa, sviluppo economico per il Nord Africa e una maggiore stabilità regionale.</p>



<p>Tuttavia, il successo di questa iniziativa dipenderà dalla capacità dei governi e delle aziende coinvolte di superare le sfide politiche e logistiche che inevitabilmente emergeranno. In un mondo sempre più interconnesso, il futuro energetico dell’Europa potrebbe essere scritto non a Bruxelles o a Berlino, ma nei deserti del Nord Africa. E l’accordo di Ghadames potrebbe essere il primo passo verso un nuovo equilibrio energetico globale.</p>
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