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Politica

Perché sono sempre più numerosi i Paesi dell’Asia che vogliono entrare nei Brics

Aggiungi uno, due, tre, quattro posti ai Brics. Sono sempre più numerosi i Paesi – e non solo in via di sviluppo – interessati ad unirsi al raggruppamento delle economie mondiali emergenti.
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Aggiungi uno, due, tre, quattro posti ai Brics. Sono sempre più numerosi i Paesi – e non solo in via di sviluppo – interessati ad unirsi al raggruppamento delle economie mondiali emergenti. Lo scorso gennaio, insieme al nucleo storico formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, sono diventati membri effettivi dell’organizzazione Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran. Altre 20 nazioni hanno fin qui formalmente richiesto di fare parte dell’organizzazione: dal Kazakhstan all’Arabia Saudita, dall’Algeria alla Bielorussia.

Gli ultimi due nomi, in ordine cronologico, ad aver avviato l’iter per l’adesione ai Brics coincidono con Thailandia e Malesia. La Turchia ha lasciato intendere di essere interessata ma il discorso è ancora in una fase embrionale. L’aspetto più interessante coincide con il fatto che una discreta parte dei governi desiderosi di entrare nel gruppo proviene dalla regione asiatica.

Il caso di Malesia e Thailandia

Il primo ministro della Malesia Anwar Ibrahim ha dichiarato l’intenzione di voler aderire ai Brics dopo che quest’anno il blocco ha raddoppiato le sue dimensioni attirando le nazioni del Global South, in parte offrendo accesso ai finanziamenti e in parte fornendo loro un sostegno politico. Anche la Thailandia, alleata di lunga data degli Stati Uniti, ha messo sul tavolo la propria offerta, spiegando che l’organizzazione “rappresenta un quadro di cooperazione Sud-Sud del quale cui la Bangkok desidera da tempo far parte”, ha dichiarato il ministro degli Esteri thailandese Maris Sangiampongsa.

Da dove viene tutta questa attrazione da parte dei Brics? Per quanto riguarda il Sud-Est asiatico, questi governi cercano di mitigare i rischi economici derivanti dall’intensificarsi della competizione tra Stati Uniti e Cina. Molti di loro sono infatti partner commerciali di Pechino ma, allo stesso tempo, alleati di Washington. E non intendono restare schiacciati a causa dello scontro tra i due giganti globali.

Di pari passo, l’adesione all’organizzazione rappresenta un modo per esprimere la crescente frustrazione di quella parte di mondo che si sente esclusa dall’ordine internazionale guidato dagli Usa e dalle loro istituzioni chiave (che restano comunque sotto il controllo delle potenze occidentali).

Un’occasione per Putin e Xi

I Brics, o Brics+, non devono essere pensati come un club esclusivo che intende sovvertire le regole del gioco a discapito dell’Occidente. “Alcuni di noi, comprese persone come me, ritengono che dobbiamo trovare soluzioni all’ingiusta architettura finanziaria ed economica internazionale. I Brics sarebbero probabilmente uno dei modi migliori per bilanciare alcune cose”, ha affermato l’ex ministro degli Esteri malese Saifuddin Abdullah.

Perché il Sud-Est asiatico guarda con piacere al gruppo? Intanto perché i Brics hanno concordato di mettere in comune 100 miliardi di dollari di riserve in valuta estera che potranno prestarsi reciprocamente durante le emergenze. Il blocco ha anche fondato la Nuova Banca per lo Sviluppo, un’istituzione sul modello della Banca Mondiale che ha fin qui approvato, dal 2015, quasi 33 miliardi di dollari di prestiti (principalmente da utilizzare per l’acqua, i trasporti e altri progetti infrastrutturali). Ebbene, le nazioni di quest’area del mondo hanno bisogno di investire nei suddetti settori.

Dopo di che va tenuto conto del sentimento negativo nei confronti di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale. Lo stesso “FMI” che in passato ha promosso in Asia misure di austerità, adesso sempre più spesso accusate dagli opinion leader locali di aver peggiorato le difficoltà economiche causate dalla crisi finanziaria asiatica esplosa fine degli anni Novanta.

Vale infine la pena ricordare che, in un contesto del genere, per il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping, il crescente interesse mostrato nei confronti dei Brics da sempre più Paesi è utile per rimarcare agli occhi del mondo il fallimento dell’Occidente. Evidentemente incapace di isolare davvero Mosca e Pechino.

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