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Algeria e Mali condividono oltre 1.300 km di confine che scorrono lungo le dune del Sahara. Si tratta di una delle tante linee tracciate sulla mappa in epoca coloniale che, fino a pochi mesi fa, non costituiva elemento di tensione nell’area. Algeri ha infatti sempre osservato da lontano le dinamiche interne al territorio maliano, attraversato da oltre un decennio dal conflitto tra il governo centrale di Bamako e i ribelli tuareg. Nel 2015, la capitale algerina ha anche ospitato la conferenza che ha sancito la tregua tra le parti in guerra nel Mali. Il ruolo di mediatore ha evitato all’Algeria di veder allargare gli scontri al di qua delle proprie frontiere. Ma ora la situazione sta cambiando: tra accuse reciproche e chiusura dei rispettivi spazi aerei, la diffidenza tra i due Paesi africani sta aumentando di pari passo con le provocazioni.

Il drone abbattuto da Algeri e la risposta del Mali

Il primo grave segnale dell’aumento della tensione si è avuto il 2 aprile scorso, quando l’esercito algerino ha reso noto di aver abbattuto un drone in dotazione alle forze maliane. Secondo Algeri, il velivolo avrebbe violato il proprio spazio aereo e avrebbe stazionato per diverso tempo nelle aree di confine. A Bamako hanno confermato l’abbattimento del drone, ma hanno respinto le accuse di violazione dello spazio aereo.

Al contrario, il governo locale, retto dalla giunta militare guidata da Assimi Goita dal golpe del 2021, ha accusato l’Algeria di interferenze nelle proprie dinamiche interne. Da qui, la risposta del governo maliano che ha ritirato il proprio ambasciatore da Algeri. E non l’ha fatto da solo: anche Niger e Burkina Faso, due Paesi alleati di Bamako, hanno richiamato i propri rappresentanti diplomatici presenti in Algeria.

Stop ai voli

La mossa del Mali è stata seguita da ulteriori contro risposte algerine. Il 7 aprile, Algeri ha richiamato i proprio ambasciatori in Mali e Niger e ha rinviato l’assunzione dell’incarico del rappresentante in Burkina Faso nominato poche settimane fa. Non solo, ma il governo del Paese nordafricano ha deciso di sospendere i voli da e per il Mali. Si tratta di fatto della chiusura del proprio spazio aereo ai velivoli provenienti dal Paese confinante. Come prevedibile, Bamako ha replicato attuando un’analoga decisione contro i voli provenienti dal territorio algerino. Tra i due Paesi dunque non si vola più e ogni contatto, anche di natura commerciale, è stato di fatto sospeso.

Il rischio di un’escalation

Lo stop ai contatti diplomatici e ai voli potrebbe aver segnato un punto di non ritorno. Parlare di escalation, in poche parole, non è azzardato. Tanto più che alla situazione attuale si è arrivati dopo almeno tre anni di reciproca diffidenza. L’Algeria non ha infatti mai visto di buon occhio la giunta militare insediatasi a Bamako nel 2021. Algeri ha puntato il dito contro Goita per via dell’arrivo, nel nord del Mali, dei mercenari stranieri ingaggiati per combattere contro l’Isis e contro i ribelli tuareg. Tra questi, anche ex membri della russa Wagner, arrivata nell’area dopo l’avvicinamento tra Bamako e Mosca.

Secondo l’Algeria, la presenza di combattenti stranieri è fonte di instabilità nella regione. Il governo del Paese nordafricano teme di non poter più controllare il proprio confine e di essere, di conseguenza, coinvolto nella guerra civile maliana. Timori che sono aumentati dopo che, nel gennaio del 2024, Bamako ha sospeso gli accordi di Algeri siglati nel 2015. La strategia algerina appare quindi chiara: usare il pugno di ferro al confine e denunciare le mosse di Goita. Quest’ultimo, da parte sua, crede invece che l’Algeria voglia semplicemente intervenire nei propri affari interni. Il contesto non è quindi dei più semplici: Algeri e Bamako si temono a vicenda e adesso faticano a comunicare. Motivo in più per ritenere un’escalation non così lontana.

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