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Negli ultimi anni il Sahel è diventato il laboratorio di una trasformazione geopolitica profonda. L’Algeria, storicamente percepita come potenza di riferimento nella regione, vede la propria influenza erodersi in favore del Marocco. Una tendenza che non nasce dal caso, ma da una somma di errori strategici algerini e da una pianificazione metodica di Rabat, capace di combinare strumenti economici, religiosi e di sicurezza in una strategia coerente.

Per decenni l’Algeria ha costruito la propria credibilità nel Sahel sulla capacità di mediazione politica e sulla prossimità geografica, giocando un ruolo chiave nella sicurezza regionale. Ma oggi le iniziative diplomatiche di Algeri vengono respinte. Il tentativo del presidente Abdelmadjid Tebboune di avviare un dialogo tra Bamako e i ribelli tuareg è stato rifiutato non solo dal Mali ma anche dal Niger, entrambi guidati da giunte militari. Le accuse sono pesanti: ospitare leader della ribellione e figure religiose influenti come l’imam Dicko, alimentando la percezione di un’Algeria partigiana.

A questo si aggiungono due colpi simbolici: il ritiro del Mali dall’accordo di pace di Algeri nel gennaio 2024 e il rifiuto nigerino, nell’ottobre 2023, di una transizione civile proposta da Algeri. Dietro a queste sconfitte c’è un quadro interno di fragilità: anni di malattia e inattività sotto Bouteflika, proteste di massa e una visione del Sahel ridotta a mera “zona cuscinetto” di sicurezza, senza una vera strategia di sviluppo economico.

Marocco, strategia integrata e visione atlantica

Mentre l’Algeria arretra, il Marocco avanza con un approccio multilivello. Il “progetto atlantico”, lanciato a Marrakech alla fine del 2023, punta a collegare i Paesi saheliani senza sbocco sul mare alle rotte oceaniche, aprendo loro nuove vie commerciali e strategiche. L’obiettivo dichiarato è duplice: integrare economicamente il Sahel all’Africa occidentale e ridurre la sua dipendenza da vecchi partner come Francia e Algeria.

La strategia di Rabat non si limita alle infrastrutture. Si fonda anche sulla proiezione del modello religioso marocchino, che combina moderazione islamica e centralità monarchica, e su una crescente offerta di cooperazione in materia di sicurezza, dalla formazione delle forze locali al supporto logistico. Un pacchetto che incontra l’interesse delle giunte militari dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), in cerca di legittimità internazionale e alternative geopolitiche.

Il calcolo strategico e le implicazioni regionali

Gli apparati di sicurezza algerini hanno avvertito già a inizio 2024 del rischio di un riallineamento strategico tra Mali e Marocco, temendo che ciò avrebbe potuto minare la posizione di Algeri per decenni. Questo timore si sta concretizzando. Rabat sta tessendo una rete di influenza che non solo ridisegna gli equilibri nel Sahel, ma rafforza il suo ruolo in Africa occidentale e nella Cedeao, aprendo spazi di cooperazione anche con partner extra-africani, dall’Europa al Golfo.

Dal punto di vista economico, il “progetto atlantico” promette benefici concreti: corridoi commerciali più rapidi, riduzione dei costi logistici, accesso diretto ai mercati globali. Dal punto di vista militare, offre possibilità di coordinamento contro le minacce jihadiste e criminali, in un momento in cui la presenza occidentale si riduce e le potenze globali competono per l’accesso alle risorse africane.

La finestra di opportunità

Per l’Algeria, recuperare terreno richiederà più che un semplice rilancio diplomatico. Servirà una strategia che combini sicurezza e sviluppo, un impegno reale per ricostruire la fiducia dei governi saheliani e una maggiore apertura a partenariati economici che vadano oltre l’asse tradizionale franco-algerino. Senza questo cambio di passo, il Marocco continuerà a consolidare una posizione che, fino a pochi anni fa, sembrava fuori dalla sua portata.

La partita non è solo bilaterale. In gioco c’è il futuro equilibrio geopolitico del Sahel, regione cruciale per le rotte migratorie, la sicurezza euro-africana e l’accesso alle materie prime strategiche. Un campo dove Rabat appare oggi più veloce, più flessibile e più credibile di Algeri.

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