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La campagna di espansione italiana del fondo Kkr, uno dei massimi attori globali del private equity, non si ferma: l’azienda di New York, di recente già attiva in Italia per guidare l’acquisto della rete primaria e secondaria di Tim, è entrata nel capitale di Enilive, società controllata dalla major italiana dell’energia. L’operazione varrà quasi 3 miliardi di euro in totale: prima un aumento di capitale riservato a Kkr da 500 milioni di euro, poi l’acquisto di azioni dal Cane a sei zampe per 2,4 miliardi, per un totale del 25% della società che gestisce la mobilità sostenibile del gruppo.

La manovra segna una notevole espansione tanto dell’attività di Kkr nel Belpaese tanto nell’abbraccio sempre più forte tra Eni e il processo di transizione green italiano e la finanza Usa dall’altro.

Sul piano del puro conto economico, l’operazione porterà Enilive a valorizzare il proprio capitale: Kkr ha grande esperienza nelle infrastrutture per la mobilità sostenibile e, ricorda Il Sole 24 Ore, ora Enilive “si pone l’obiettivo di creare le condizioni per una crescita indipendente dei business a elevato potenziale, garantendo l’accesso a nuovi bacini di capitale strategico e dando evidenza del loro effettivo valore di mercato”. Il capitalismo paziente di fondi come Kkr inoltre porterà un socio forte al fianco di Eni. Quel che si può analizzare, in ogni caso, è che i fondi a stelle e strisce stanno ampliando con notevole metodo la propria proiezione negli asset strategici italiani. E nel campo energetico non si fa eccezione.

BlackRock punta le ex centrali Enel come possibile sede per i suoi data center, Kkr entra in Enilive potendo contare sia sul percorso di crescita foraggiato dagli utili da gas e petrolio del Cane a sei zampe che dalla rassicurante posizione di azienda a partecipazione pubblica dell’azionista di riferimento. E l’ad di Eni, Claudio Descalzi, conferma l’impostazione che vede il gruppo fondato di Enrico Mattei da un paio d’anni guardare sempre di più oltre Atlantico. Gli ultimi anni hanno infatti visto emergere un’Eni sempre più convintamente attenta a promuovere la strategia di diversificazione dell’Italia dalla primaria dipendenza dal gas russo, a guardare alla convergenza tra Roma e Washington sugli asset chiave da sviluppare, dai gasdotti d’interesse comune (EastMed) ai rigassificatori.

L’alleanza con la finanza sulla svolta green è l’ultimo tassello di questo processo coronato dalla concessione a Descalzi del Distinguished Business Leadership Award consegnatoli a fianco di Mario Draghi all’Atlantic Council nel maggio 2022. Lo stesso Atlantic Council ha, di recente, premiato Giorgia Meloni, che in continuità con Draghi ha guardato a un’Eni sempre più “atlantica” e artefice della strategia energetica nazionale come a un attore-chiave. E Kkr, fondo che ha tra i suoi partner figure importanti degli apparati a stelle e strisce come l’ex direttore della Cia David Petraeus, è assieme a BlackRock il perno finanziario della nuova convergenza italo-americana che porta capitali crescenti a stelle e strisce negli asset strategici nazionali. Una strategia su cui sia Draghi che Meloni hanno dato evidenza di voler, passo dopo passo, puntare sempre più.

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