La tempesta energetica imperversa a tutte le latitudini del globo, ma la risposta al fabbisogno apre scenari molto interessanti per l’Africa. La Nigeria, nazione che vanta le più grandi riserve di gas nel continente, si appresta a diventare uno dei principali mercati di approvvigionamento per l’Europa, la quale è sempre più determinata ad azzerare le importazioni di oro blu da Est, ovvero dalla Russia e dai Paesi limitrofi alleati. Per rendere tutto questo una realtà, è necessaria la costruzione di infrastrutture che siano in grado di collegare le sponde del Mediterraneo e qui entrano in gioco due economie emergenti della fascia nordafricana: Marocco e Algeria.
Rabat e Algeri non vogliono restare alla finestra mentre passa il treno delle opportunità e per questo si ergono a paladini di due grandi opere: il gasdotto Trans-Sahariano e il gasdotto Africa-Atlantico.
La prima pietra poggiata dall’Algeria
Ci sono voluti non pochi decenni prima che il gasdotto Trans-Sahariano potesse vedere la luce. Dopo svariati rinvii e accordi più volte rimasti lettera morta a causa dell’instabilità endemica che permea tutta l’Africa subsahariana, sembrava che le carte del progetto fossero rimaste chiuse in un cassetto ma a inizio giugno sono stati avviati i lavori nella regione algerina di Alouf.
L’infrastruttura, lunga circa 4100 chilometri, attraverserà Nigeria, Niger e Algeria partendo dalla città nigeriana di Warri fino a raggiungere la località nordafricana di Hassi R’Mel da cui già si dirama una fitta rete infrastrutturale in grado di far fluire metri cubi di gas verso l’Italia e la Spagna.
Se il gasdotto Trans-Sahariano dovesse giungere a compimento, l’oro blu che raggiungerà il Vecchio Continente costituirebbe circa il 10% delle importazioni europee e altro gas arriverebbe via mare sotto forma di GNL grazie agli impianti di liquefazione algerini di Arzew e Skikda.
Tuttavia, è ancora troppo presto per cantare vittoria. L’opera dovrebbe essere ultimata entro il 2029 ma rispetto agli anni in cui è stata pensata, i costi sarebbero lievitati fino a 20 miliardi di dollari (in principio si aggiravano intorno ai 13 miliardi) a causa dell’inflazione galoppante che colpisce anche il settore delle infrastrutture e delle attività criminali e terroristiche che lacerano il tessuto economico-produttivo di gran parte delle zone attraversate dal gasdotto. Perdipiù, i vicini di casa marocchini stanno già lavorando a un progetto alternativo che darà del filo da torcere alle aspirazioni algerine.
Gli investitori internazionali che credono nel Marocco
Nel 2016, la compagnia energetica NNPC e l’ente pubblico marocchino ONHYM siglarono un accordo per l’edificazione dell’imponente gasdotto Africa-Atlantico, lungo circa 5.660 chilometri, che dovrebbe passare da ben 13 Paesi. La novità rispetto all’infrastruttura finanziata dall’Algeria? L’opera percorrerebbe la costa e non il deserto evitando così le zone maggiormente calde dove i cartelli terroristici rischierebbero di mettere a repentaglio i piani di realizzazione.
Il gasdotto dovrebbe avere origine in Nigeria e terminare in Marocco per poi collegarsi all’infrastruttura già funzionante, ovvero il Maghreb-Europa, per fornire metri cubi di oro blu al Vecchio Continente. L’obiettivo non è solo fare affari con gli occidentali, ma anche quello di stimolare investimenti e opportunità di lavoro in nazioni a basso reddito come Costa D’Avorio, Senegal e Mauritania in un ambito che sarà fondamentale nel futuro prossimo come quello dell’energia. La presenza del Marocco nel progetto è un elemento di sufficiente rassicurazione per gli investitori internazionali e la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), ma ciò non significa che manchino delle perplessità. L’infrastruttura costerebbe circa 25 miliardi e dovrebbe avere il nullaosta di più di una decina di Paesi la cui stabilità politica è spesso vacillante; inoltre, il progetto vedrebbe la luce dopo più di 20 anni secondo i tempi stimati ma potrebbe essere anche di più considerato che nessuna pietra è stata posata fino a oggi .
Allo stato dell’arte, Algeri ha mosso i primi passi ma Rabat non si dà per vinta e non per nulla sta intessendo una rete di relazioni finanziarie che possano battere la sua vicina sul terreno delle risorse economiche. È ancora presto per i pronostici, ma il Nord Africa potrebbe cambiare gli equilibri energetici in tutta l’area del Mediterraneo.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

