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	<title>Spazio Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 03 May 2026 08:10:33 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Spazio Archives - InsideOver</title>
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		<title>Una rara croce di Einstein sfida le teorie di formazione galattica</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/croce-einstein-galassia-giovane-stelle-mature.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 08:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1915" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Croce di Einstein (Wikipedia)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1.jpeg 1915w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-300x188.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-1024x642.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-768x481.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-1536x963.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-600x376.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1915px) 100vw, 1915px" /></p>
<p>Una configurazione cosmica estremamente rara ha consentito di osservare con precisione una galassia lontana, rivelandone l’aspetto in una fase molto antica dell’universo. I dati raccolti mostrano caratteristiche sorprendentemente evolute, in contrasto con quanto previsto dai modelli più diffusi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/croce-einstein-galassia-giovane-stelle-mature.html">Una rara croce di Einstein sfida le teorie di formazione galattica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1915" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Croce di Einstein (Wikipedia)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1.jpeg 1915w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-300x188.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-1024x642.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-768x481.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-1536x963.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Einstein_cross-1915x1200-1-600x376.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1915px) 100vw, 1915px" /></p>
<p>Nel vasto e complesso scenario dell’universo, alcune strutture astronomiche sono così rare da offrire opportunità uniche per comprendere fenomeni altrimenti invisibili. È il caso della cosiddetta <strong>Croce di Einstein</strong>, una particolare configurazione di lente gravitazionale che si verifica quando una galassia massiccia si allinea quasi perfettamente tra la Terra e una sorgente luminosa molto più distante, come un quasar. In questo caso specifico, <a href="https://www.space.com/astronomy/galaxies/scientists-use-rare-einstein-cross-to-learn-about-young-galaxy-with-surprisingly-old-stars" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli astronomi hanno osservato la galassia ellittica <strong>J1453g</strong></a>, capace di piegare la luce di un quasar retrostante e <strong>generare quattro immagini distinte disposte a croce</strong>.</p>



<p>Questo fenomeno non è solo spettacolare dal punto di vista visivo, ma rappresenta uno strumento scientifico di straordinaria precisione poiché consente di analizzare <strong>la distribuzione della massa all’interno della galassia lente</strong>. Grazie a questa configurazione, i ricercatori hanno potuto studiare in maniera estremamente precisa come appariva una galassia <strong>circa 8 miliardi di anni fa</strong>, quando l’universo era ancora relativamente giovane. È proprio questa combinazione di distanza, precisione e rarità che rende la scoperta particolarmente rilevante per la cosmologia moderna.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Scientists use rare &#39;Einstein Cross&#39; to learn about young galaxy with surprisingly old stars <a href="https://t.co/ZK6lPqD73l">https://t.co/ZK6lPqD73l</a></p>&mdash; SPACE.com (@SPACEdotcom) <a href="https://twitter.com/SPACEdotcom/status/2044068563288502522?ref_src=twsrc%5Etfw">April 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La relatività generale di Einstein diventa uno strumento di osservazione</strong></h2>



<p>Alla base di questa scoperta c’è uno dei pilastri della fisica moderna: la <strong>Relatività generale</strong>, formulata da <strong>Albert Einstein</strong> nel 1915: secondo questa teoria, la presenza di massa <strong>curva lo spaziotempo</strong>, modificando il percorso della luce. Quando un oggetto estremamente massiccio &#8211; come una galassia &#8211; si interpone tra un osservatore e una sorgente luminosa distante, la luce non viaggia più in linea retta ma segue le curvature generate dalla gravità, dando origine al fenomeno della <strong>lente gravitazionale</strong>.</p>



<p>Nel caso della Croce di Einstein osservata, questo effetto è amplificato da <strong>un allineamento quasi perfetto</strong>, che produce immagini multiple della stessa sorgente luminosa. Questo non solo consente di “vedere” oggetti altrimenti invisibili, ma permette anche di ottenere informazioni indirette sulla galassia che funge da lente, come <strong>la distribuzione della massa e la natura delle stelle al suo interno</strong>. Strumenti avanzati come il Very Large Telescope e <a href="https://it.insideover.com/spazio/il-telescopio-webb-ha-scoperto-lesplosione-stellare-piu-antica-mai-osservata.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il James Webb Space Telescope</a> sfruttano proprio questi effetti per osservare regioni sempre più lontane del cosmo. In questo contesto, la lente gravitazionale non è più solo una curiosità teorica, ma un vero e proprio strumento di indagine per comprendere l’evoluzione dell’universo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una galassia giovane con stelle sorprendentemente mature</strong></h2>



<p>Ciò che rende davvero rivoluzionaria questa scoperta è <strong>la natura stessa della galassia J1453g</strong>: nonostante venga osservata in un’epoca in cui l’universo aveva meno della metà della sua età attuale, <strong>le sue caratteristiche risultano sorprendentemente simili a quelle della </strong><a href="https://it.insideover.com/spazio/nel-cuore-della-galassia-alma-svela-chimica-nascosta-della-via-lattea.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Via Lattea</strong></a>, una galassia matura e ben evoluta. In particolare, la composizione delle stelle al centro di J1453g appare molto più avanzata rispetto a quanto previsto dai modelli tradizionali.</p>



<p>Secondo le teorie più diffuse, le galassie ellittiche giovani dovrebbero essere dominate da stelle di piccola massa formatesi rapidamente nelle prime fasi dell’universo; tuttavia, i dati raccolti indicano una distribuzione stellare più complessa, <strong>simile a quella osservata in galassie più evolute</strong>. Questo suggerisce che i processi di formazione galattica potrebbero essere <strong>molto più articolati di quanto si pensasse</strong>. Una possibile spiegazione è che J1453g abbia subito <strong>eventi violenti</strong> &#8211; come fusioni con altre galassie &#8211; che ne hanno accelerato l’evoluzione. In alternativa, potrebbe trattarsi di un caso in cui la formazione stellare è avvenuta <strong>in modo più graduale e prolungato nel tempo</strong>. In entrambi i casi, la scoperta mette in discussione le teorie consolidate e apre nuovi interrogativi sulla storia delle galassie.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuove prospettive sulla formazione ed evoluzione delle galassie</strong></h2>



<p><a href="https://www.nature.com/articles/s41550-026-02819-4.epdf?sharing_token=AvTc_lUPuU0AI704shnPv9RgN0jAjWel9jnR3ZoTv0NK11H1XnHtROa3Rhsil-SNonVu1_bflbsFf_I2YHItwm_dfPZeDW80mktpX-BbQo8V4h9WnfqCDLNk1HHqAor_5DeXSVg9cIinpqYEtMGdxM9V7Me5I-KCOo4Byk_RluqEkuxoPUxNuczc5Nog0SeVMciT95c94v2KtE0QzSrSK_4dSdKB8Ir9jI6ndWCGdlhWSDbNqqP0oY-quvaUO3liuWN1hp8uVmjPjEVU3sc7cgZGopWc3RNBKDPr9GcQz5uCp8uJimXUPGJRyonunyTgiLpxPGwrdWqhCevyXp9rdkBFUZxC0JSybApR5LKrQmE%3D&amp;tracking_referrer=www.space.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le implicazioni di questa ricerca</a> vanno ben oltre il singolo caso osservato: la possibilità di misurare con precisione la massa e la composizione stellare di una galassia così distante rappresenta un passo avanti fondamentale nello studio dell’evoluzione cosmica. I risultati suggeriscono che le galassie non seguono necessariamente percorsi di sviluppo uniformi, ma <strong>possono evolversi attraverso processi molto diversi tra loro</strong>. Questo obbliga gli scienziati a rivedere i modelli teorici attuali e a considerare scenari più complessi, in cui fattori come le interazioni gravitazionali, le fusioni e le condizioni ambientali giocano un ruolo determinante.</p>



<p>Inoltre, l’uso della lente gravitazionale come strumento di analisi apre nuove possibilità per studiare oggetti ancora più lontani e antichi. In prospettiva, tecnologie sempre più avanzate permetteranno di individuare altre Croci di Einstein e di utilizzarle come <strong>“laboratori naturali”</strong> per esplorare l’universo primordiale. Questa scoperta, dunque, non è solo un risultato sorprendente, ma rappresenta una tappa importante nella costruzione di una visione più completa e dinamica del cosmo, in cui la formazione delle galassie appare come <strong>un processo ricco di variabili</strong> e ancora in gran parte da comprendere.</p>
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		<title>Nel cuore della galassia: ALMA svela chimica nascosta della Via Lattea</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/nel-cuore-della-galassia-alma-svela-chimica-nascosta-della-via-lattea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 12:31:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="470" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ALMA, immagine Via Lattea (ESO)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a-300x110.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a-1024x376.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a-768x282.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a-600x220.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>ALMA mappa 650 anni luce nel centro della Via Lattea e rivela la chimica del gas molecolare nella Zona Molecolare Centrale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="470" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ALMA, immagine Via Lattea (ESO)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a-300x110.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a-1024x376.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a-768x282.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/eso2603a-600x220.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il centro della Via Lattea è stato osservato con un livello di dettaglio mai raggiunto prima: utilizzando <strong>l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA)</strong>, un team internazionale di astronomi <a href="https://www.almaobservatory.org/en/press-releases/alma-creates-largest-ever-image-of-the-milky-ways-core/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha costruito la più ampia immagine mai prodotta </a>dall’osservatorio cileno, mappando in modo sistematico il gas molecolare nella regione più interna della nostra galassia. Il mosaico copre un’area estesa per oltre <strong>650 anni luce</strong> attorno alla cosiddetta <strong>Zona Molecolare Centrale (CMZ)</strong>, la regione che circonda il buco nero supermassiccio Sagittarius A*.</p>



<p>Se potessimo vederlo a occhio nudo nel cielo, occuperebbe <strong>uno spazio pari a circa tre Lune piene affiancate</strong>. L’immagine è il risultato della combinazione di centinaia di osservazioni, integrate per restituire una visione continua e coerente dell’area: <strong>è la prima volta che l’intera CMZ viene esplorata in modo così esteso</strong> nel dominio millimetrico, la banda di frequenze ideale per studiare il gas freddo e denso che costituisce la materia prima della formazione stellare.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The Invisible Heart of the Galaxy<br><br>The ALMA observatory in Chile&#39;s Atacama Desert has captured its largest image ever—and it reveals the center of the Milky Way. A region more than 650 light-years across around a supermassive black hole, woven through by filaments of cosmic gas.… <a href="https://t.co/4VpQksKlKU">pic.twitter.com/4VpQksKlKU</a></p>&mdash; Black Hole (@konstructivizm) <a href="https://twitter.com/konstructivizm/status/2026985092850311186?ref_src=twsrc%5Etfw">February 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un ambiente estremo per la nascita delle stelle</h2>



<p>Il progetto &#8211; <a href="https://www.eso.org/public/news/eso2603/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">denominato ALMA CMZ Exploration Survey (ACES)</a> &#8211; &nbsp;ha l’obiettivo di comprendere come si formano le stelle in un ambiente molto diverso da quello tipico delle regioni periferiche della galassia. Lì, il processo è relativamente noto: il gas si raffredda, si concentra in nubi dense e collassa sotto l’azione della gravità fino a innescare la nascita di nuove stelle. Nel centro galattico, invece, <strong>le condizioni sono molto più turbolente</strong>. L’intensa radiazione prodotta da stelle massicce, i venti stellari, le esplosioni di supernova e l’influenza gravitazionale del buco nero centrale creano un contesto dinamico e instabile. Tutti questi fattori generano <strong>un “feedback” energetico</strong> che tende a contrastare il collasso delle nubi di gas.</p>



<p>Proprio per questo motivo, la quantità di nuove stelle che si formano nella CMZ è inferiore rispetto a quanto previsto dai modelli teorici sviluppati per altre regioni della Via Lattea e comprendere questa discrepanza è uno dei principali obiettivi dello studio. Le nuove osservazioni mostrano una rete complessa di <strong>filamenti di gas che si intrecciano e convogliano materia verso nodi più densi</strong>. I dati permettono di analizzare strutture su scale molto diverse, dai grandi complessi molecolari estesi per decine di anni luce fino a piccole nubi associate a singoli sistemi stellari <a href="https://it.insideover.com/spazio/lhs-1903-pianeta-roccioso-esterno-inside-out.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in formazione</a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">📡ALMA Creates Largest-Ever Image of the Milky Way’s Core.<br>📹: <a href="https://twitter.com/ESO?ref_src=twsrc%5Etfw">@ESO</a> <a href="https://t.co/gsEJwctL0p">pic.twitter.com/gsEJwctL0p</a></p>&mdash; ALMA Observatory📡 (@almaobs) <a href="https://twitter.com/almaobs/status/2027491260596928603?ref_src=twsrc%5Etfw">February 27, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una mappa dettagliata della chimica galattica</h2>



<p>Oltre alla struttura del gas, l’indagine ha fornito <strong>una mappatura dettagliata</strong> <strong>della composizione chimica della regione</strong>: sono state identificate decine di molecole diverse &#8211; tra cui composti relativamente semplici come il monossido di silicio e il monossido di zolfo &#8211; ma anche <strong>molecole organiche più complesse</strong> come metanolo, acetone ed etanolo. La loro presenza e distribuzione offrono indicazioni preziose sulle condizioni fisiche locali: alcune specie chimiche tracciano regioni soggette a shock, altre indicano zone ad alta densità o aree riscaldate dall’attività <a href="http://it.insideover.com/spazio/la-nasa-cattura-un-albero-di-natale-nello-spazio-e-fatto-di-giovani-stelle-a-2-500-anni-luce.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">di stelle</a> giovani e massicce. In questo modo, la mappa chimica diventa uno strumento per leggere la storia recente dell&#8217;ambiente studiato. </p>



<p>La CMZ ospita alcune delle stelle più massicce conosciute nella Via Lattea: si tratta di oggetti che evolvono rapidamente e terminano la propria vita in potenti esplosioni di supernova, talvolta persino ipernova. Questi eventi liberano enormi quantità di energia e materiale nello spazio circostante, <strong>modificando l’equilibrio tra compressione e dispersione del gas</strong>. La nuova immagine consente di osservare come questi fenomeni influenzino la distribuzione della materia e, di conseguenza, <strong>la possibilità che si formino nuove generazioni di stelle.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Un riferimento per lo studio dei nuclei galattici</h2>



<p>Il centro della Via Lattea rappresenta <strong>un laboratorio naturale unico</strong>: è l’unico nucleo galattico che possiamo analizzare con questo grado di dettaglio, grazie alla sua relativa vicinanza. Studiare la CMZ significa quindi ottenere informazioni utili anche per <strong>comprendere il comportamento di altre galassie</strong>, in particolare quelle giovani e caratterizzate da intensa attività di formazione stellare. I dati raccolti nell’ambito di ACES sono stati presentati in una serie di articoli scientifici in corso di pubblicazione su <em><strong>Monthly Notices of the Royal Astronomical Society</strong></em>. In prospettiva, il dataset completo rappresenterà una risorsa preziosa per la comunità astronomica, aprendo la strada a ulteriori analisi nei prossimi anni.</p>



<p>I ricercatori sottolineano come questo lavoro rappresenti solo un punto di partenza: i futuri aggiornamenti di ALMA &#8211; insieme all’entrata in funzione di nuovi strumenti come <strong>l’Extremely Large Telescope</strong> dell’ESO &#8211; consentiranno di osservare strutture ancora più piccole e di tracciare molecole più rare, migliorando la comprensione dell’interazione tra gas, stelle e buco nero centrale. Per ora, la nuova immagine <strong>fornisce la fotografia più completa mai ottenuta del cuore della nostra galassia </strong>e offre una base solida per affrontare una delle questioni ancora aperte dell’astrofisica: come nascono le stelle in uno degli ambienti più estremi della Via Lattea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/nel-cuore-della-galassia-alma-svela-chimica-nascosta-della-via-lattea.html">Nel cuore della galassia: ALMA svela chimica nascosta della Via Lattea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Artemis II è in volo verso la Luna</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/artemis-ii-e-in-volo-verso-la-luna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 05:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Artemis]]></category>
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		<category><![CDATA[Nasa]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vettore di Artmis II ha lasciato con successo la rampa di lancio del Kennedy Space Center per iniziare il suo viaggio verso la Luna</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/artemis-ii-e-in-volo-verso-la-luna.html">Artemis II è in volo verso la Luna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_2026040209205861_03901cf03141305e38edb3a46dc1f7db-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Questa notte, alle 00:24, ora italiana, il vettore di <strong>Artemis II</strong> ha lasciato con successo la rampa di lancio del Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, per iniziare il suo viaggio verso la Luna. A bordo dello Space Launch System Block 1, l&#8217;equipaggio composto da quattro astronauti, il comandante <strong>Reid Wiseman</strong>, il pilota <strong>Victor Glover</strong>, la specialista <strong>Christina Koch</strong> e lo specialista <strong>Jeremy Hansen</strong>, ha superato la <em>Linea di Kármán</em>, entrando ufficialmente nello spazio, per compiere la propria missione: raggiungere lo spazio cislunare per compiere l&#8217;inserzione che gli consentirà di sorvolare il satellite della Terra con la navicella Orion, il nuovo veicolo spaziale sviluppato dalla NASA per le missioni del <strong><a href="https://www.nasa.gov/humans-in-space/artemis/">Programma Artemis</a></strong>.</p>



<p>Dopo aver ricevuto il &#8220;<em>Go</em>&#8221; per tutti i sistemi dal&nbsp;Centro di controllo missione di Houston, l&#8217;<a href="https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/01/live-artemis-ii-launch-day-updates/">Artemis II</a> è decollato per aprire la strada al <strong>nuovo grande passo dell&#8217;esplorazione umana nello spazio</strong>, con l&#8217;obiettivo di portare l&#8217;uomo sulla Luna nel 2028, con le missione Artemis IV e V, che, secondo i piani della NASA, impiegheranno di nuovo la configurazione standard del razzo SLS, Space Launch System, per raggiungere la superficie lunare. Lanciato nel 2022, il programma Artemis prevede infatti una serie di &#8220;<em>missioni di complessità crescente che consentiranno l&#8217;esplorazione umana della Luna e le future missioni su Marte</em>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Artemis ll, the first manned Lunar Mission by the United States since the 1970s, has successfully lifted off from Launch Pad 39B at NASA’s Kennedy Space Center in Florida, bound for a journey around the Moon. <a href="https://t.co/H6SqBoPKnu">pic.twitter.com/H6SqBoPKnu</a></p>&mdash; OSINTdefender (@sentdefender) <a href="https://twitter.com/sentdefender/status/2039473058411327497?ref_src=twsrc%5Etfw">April 1, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L&#8217;equipaggio dell&#8217;Artemis II ha <strong>ripreso contatto con la Terra</strong> dopo 75 minuti di volo, per controllare dati e parametri e confermare l&#8217;integrità strutturale del vettore prima di proseguire il suo viaggio, ottenendo l&#8217;ok dal centro di controllo della NASA per procedere, dopo più di cinquant’anni, verso lo spazio, spingendosi oltre l’orbita terrestre per osservarne il lato nascosto della Luna. A bordo della capsula <strong>Orion</strong>, Wiseman,&nbsp;Glover,&nbsp;Koch&nbsp;e Hansen, seguiranno le orme degli astronauti dell&#8217;<strong>Apollo 17</strong>, l&#8217;ultimo volo spaziale con equipaggio umano che nel 1972 superò l&#8217;orbita terrestre bassa, portando il comandante della missione&nbsp;Eugene Cernan e il pilota del modulo LEM e geologo&nbsp;Harrison Schmitt&nbsp;sul suolo lunare.</p>



<p>Nel comunicato rilasciato dalla <strong>NASA</strong>, l&#8217;amministratore dell&#8217;agenzia spaziale statunitense Jared Isaacman ha affermato: “<em>Il lancio odierno segna un momento cruciale per la nostra nazione e per tutti coloro che credono nell&#8217;esplorazione. Artemis II si basa sulla visione del Presidente Donald J. Trump, riportando l&#8217;umanità sulla Luna per la prima volta in oltre 50 anni e aprendo il prossimo capitolo dell&#8217;esplorazione lunare dopo Apollo. A bordo di Orion ci sono quattro straordinari esploratori che si preparano per il primo volo con equipaggio di questo razzo e di questa navicella spaziale, una vera e propria missione di prova che li porterà più lontano e più velocemente di qualsiasi altro essere umano in una generazione</em>”, concludendo, “<em><strong>Artemis II è l&#8217;inizio di qualcosa di più grande di qualsiasi singola missione</strong>. Segna il nostro ritorno nulla Luna, non solo per visitarla, ma per stabilirci definitivamente sulla nostra base lunare, e pone le basi per i prossimi grandi passi avanti</em>”.</p>



<p>La missione Artemis II è stata pianificata per una durata di circa dieci giorni, durante i quali Orion percorrerà oltre <strong>1.102.400</strong> chilometri complessivi, a una <strong>distanza media dalla Terra</strong> di circa <strong>384.400 chilometri</strong>. Il veicolo è progettato per sostenere un equipaggio di quattro persone fino a 21 giorni, offrendo circa 10 metri cubi di spazio &#8220;abitabile&#8221;. A rendere possibile questo nuovo capitolo dell&#8217;esplorazione spaziale è stato il colossale Space Launch System, il vettore più potente mai sviluppato dalla NASA. Alto quasi 100 metri e con un peso al decollo di <strong>2.600 tonnellate</strong>, il razzo genera una spinta straordinaria, alimentato da oltre&nbsp;2.800.000 litri di idrogeno e ossigeno liquido.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="676" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_II_Launch_NHQ202604010210-1024x676.jpg" alt="" class="wp-image-511615" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_II_Launch_NHQ202604010210-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_II_Launch_NHQ202604010210-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_II_Launch_NHQ202604010210-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_II_Launch_NHQ202604010210-1536x1014.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_II_Launch_NHQ202604010210-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_II_Launch_NHQ202604010210.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Lo Space Launch System&nbsp;Block segue la traiettoria della missione Artemis II</em></figcaption></figure>



<p>Nonostante Artemis II non preveda un allunaggio, rappresenta un passaggio cruciale: sarà il primo volo con equipaggio del sistema Orion-SLS e il primo sorvolo lunare con astronauti della nuova era Artemis. Un<strong> test fondamentale per validare tecnologie</strong>,<strong> procedure</strong> e <strong>capacità operative</strong> in vista delle missioni successive. Il programma resta tuttavia ambizioso e costoso. Secondo le stime dell’Office of Inspector General della NASA, ogni lancio delle prime missioni Artemis ha un costo medio di circa <strong>4,2 miliardi di dollari</strong>. E come in ogni campagna di lancio, il rischio di rinvii resta concreto: inizialmente previsto per marzo, il decollo è già stato posticipato ad aprile.</p>



<p>Se Artemis II avrà successo, i piani dell&#8217;Agenzia spaziale statunitense, in collaborazione con la privata <strong>SpaceX</strong>, prevedono in progressione la missione Artemis III nel 2027, per effettuare un test in orbita terrestre per i sistemi di allunaggio, la missione Artemis IV nel 2028, per il primo <strong>ritorno sulla superficie lunare</strong>, seguita dalle missioni Artemis V e VI nel 2029 e 2030. Più che un semplice &#8220;ritorno sulla Luna&#8221;, Artemis rappresenta l’inizio di una presenza umana più stabile nello spazio profondo. Un ponte tra il passato delle missioni Apollo e una nuova fase in cui la Luna torna a essere non un traguardo, ma un punto di partenza che ci ricorda ancora una volta la straordinaria storia dell&#8217;umanità che, con gli occhi perennemente rivolti alle stelle, ha lottato per raggiungere il cielo, la stratosfera, lo spazio, e spingersi oltre ogni limite conosciuto per scoprire, e conoscere, ciò che le era precluso. Rievocando, ancora una volta, l&#8217;impronta lasciata delle parole del presidente John Fitzgerald Kennedy nel lontano 1962: &#8220;<em>We choose to go to the moon&#8230; and do the other things, not because they are easy, but because they are hard</em>&#8220;. Questo è l&#8217;essere umano, <strong>per aspera ad astra</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="891" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_2_Crew_Portrait-891x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511613" style="aspect-ratio:0.8701281885277742;width:590px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_2_Crew_Portrait-891x1024.jpg 891w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_2_Crew_Portrait-261x300.jpg 261w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_2_Crew_Portrait-768x883.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_2_Crew_Portrait-1336x1536.jpg 1336w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_2_Crew_Portrait-600x690.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Artemis_2_Crew_Portrait.jpg 1670w" sizes="auto, (max-width: 891px) 100vw, 891px" /><figcaption class="wp-element-caption"> <em>Rittratto ufficiale dell&#8217;equipaggio di Artemis II, da sinistra gli astronauti della NASA Christina Koch, Victor Glover, Reid Wiseman, e l&#8217;astronauta della <em>Canadian Space Agency </em>Jeremy Hansen.</em></figcaption></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché la Corea del Nord ha deciso di puntare sulle armi spaziali</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/perche-la-corea-del-nord-ha-deciso-di-puntare-sulle-armi-spaziali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Missili]]></category>
		<category><![CDATA[Satelliti]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-1024x571.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-1536x857.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-600x335.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kim Jong Un ha annunciato un piano quinquennale che dà priorità allo sviluppo di armi spaziali. Ecco qual è il suo obiettivo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-1024x571.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-1536x857.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112102923210_268a0e14561edbd068ae07e1094d79f3-600x335.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;La Commissione militare centrale del Partito ha fissato gli obiettivi chiave per dotare il nostro esercito di <strong>nuove armi strategiche segrete e speciali</strong>, ha esaminato attentamente i nuovi piani di difesa e ha approvato i programmi a lungo termine&#8221;. Un mese fa, in occasione del nono Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea (ne abbiamo parlato <a href="https://it.insideover.com/politica/dalle-armi-alleconomia-cosi-kim-ridisegna-la-corea-del-nord.html">qui</a>), <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kim-jong-un.html">Kim Jong Un</a> annunciava una svolta passata quasi sotto traccia. </p>



<p>La <strong>Corea del Nord</strong>, spiegava il suo leader, avrebbe accelerato il rafforzamento della propria Difesa. La lista di jolly citata dal presidentissimo comprendeva &#8220;sistemi missilistici balistici intercontinentali per il lancio da terra e sottomarino&#8221;, &#8220;sistemi di attacco senza pilota basati sull&#8217;intelligenza artificiale&#8221; e di guerra elettronica, ma anche <strong>&#8220;armi speciali per colpire i satelliti nemici in caso di conflitto&#8221;</strong>, nonché &#8220;satelliti da ricognizione avanzati&#8221;.</p>



<p>&#8220;Tra cinque anni, con l&#8217;attuazione del nuovo piano di sviluppo della difesa nazionale, la nostra capacità di difesa nazionale aumenterà enormemente, raggiungendo un livello che i nostri avversari non possono raggiungere&#8221;, ha promesso Kim. Per la prima volta, almeno a giudicare dalle dichiarazioni ufficiali, le <strong>armi spaziali</strong> sono state elevate a un&#8217;area di sviluppo ad alta priorità. Cosa significa? Semplice: a differenza di precedenti retoriche o ambigue allusioni, c&#8217;è una direttiva politica diretta che riflette adesso un cambiamento qualitativo nelle ambizioni militari della Corea del Nord.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="679" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223105520694_5c598157af95d9c7be04fe548f5cfbf3-1024x679.jpg" alt="" class="wp-image-506372" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223105520694_5c598157af95d9c7be04fe548f5cfbf3-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223105520694_5c598157af95d9c7be04fe548f5cfbf3-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223105520694_5c598157af95d9c7be04fe548f5cfbf3-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223105520694_5c598157af95d9c7be04fe548f5cfbf3-1536x1018.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223105520694_5c598157af95d9c7be04fe548f5cfbf3-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260223105520694_5c598157af95d9c7be04fe548f5cfbf3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Kim punta sulle armi spaziali</strong></h2>



<p>Come ha spiegato <em>Foreign Policy</em>, tra le voci inserite nel suo nuovo piano di difesa quinquennale, la Corea del Nord ha elencato &#8220;risorse speciali per attaccare i <strong>satelliti nemici</strong> in tempi di emergenza&#8221;. </p>



<p>È difficile capire cosa si intenda per &#8220;risorse speciali&#8221;. Il termine adottato da Pyongyang è volutamente vago, ma comprende comunque l&#8217;ipotesi di un&#8217;<strong>arma anti satellite ad ascesa diretta (Asat)</strong>. Un&#8217;ipotesi che potrebbe comportare missili lanciati da terra in grado di raggiungere altitudini orbitali tali da interferire con i <a href="https://it.insideover.com/spazio/frediano-finucci-ecco-perche-i-satelliti-sono-la-sfida-civile-e-militare-del-futuro.html">satelliti nemici</a>. </p>



<p>Paesi come Cina, India e Russia hanno già sviluppato capacità simili, e l&#8217;attuale tecnologia missilistica balistica nordcoreana potrebbe fornire una base adeguata per raggiungere uno scopo del genere. In base a quanto sappiamo, <strong>gli Stati Uniti hanno testato e mantengono una capacità Asat latente, ma non gestiscono né riconoscono di possedere queste armi.</strong></p>



<p>La Corea del Nord può già lanciare <strong>missili in orbita terrestre bassa</strong> in modo affidabile. La sua sfida, semmai, consiste nel raggiungere la <strong>precisione </strong>necessaria per colpire effettivamente un satellite, qualcosa che storicamente manca ai suoi <strong>sistemi di guida</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="679" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_2026011210303875_c267a3d8930dca4ed7aaa9889054cacc-1024x679.jpg" alt="" class="wp-image-501441" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_2026011210303875_c267a3d8930dca4ed7aaa9889054cacc-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_2026011210303875_c267a3d8930dca4ed7aaa9889054cacc-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_2026011210303875_c267a3d8930dca4ed7aaa9889054cacc-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_2026011210303875_c267a3d8930dca4ed7aaa9889054cacc-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_2026011210303875_c267a3d8930dca4ed7aaa9889054cacc-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_2026011210303875_c267a3d8930dca4ed7aaa9889054cacc.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una risposta al Golden Dome di Trump</strong>?</h2>



<p>Eventuali <strong>test anti satellite</strong> nello Spazio potrebbero avere effetti molto più gravi dei fin qui numerosi test missilistici effettuati da Kim. La distruzione di un satellite in orbita bassa genererebbe infatti detriti di lunga durata. </p>



<p>Non solo: il riferimento nordcoreano a &#8220;risorse speciali&#8221; lascia intravedere anche un&#8217;ipotesi più preoccupante coincidente con lo sviluppo di una <strong>capacità anti spaziale nucleare</strong>, basata sulla detonazione di una testata ad alta quota per produrre <strong>impulso elettromagnetico</strong> e <strong>radiazioni </strong>in grado di mettere fuori uso numerosi satelliti nemici. </p>



<p><strong>Fantascienza</strong>? Mica tanto. È una delle opzioni tecnicamente più semplici per uno Stato dotato di <strong>armi nucleari</strong> e <strong>missili balistici</strong>. Altro aspetto da considerare: Pyongyang avrebbe relativamente poco da perdere nello Spazio avendo attualmente in orbita un solo satellite con capacità limitate. </p>



<p><em>Last but not least</em>, questa possibile strategia enunciata all&#8217;ultimo Congresso va letta anche alla luce del progetto statunitense di difesa missilistica <strong>Golden Dome</strong>: una vasta rete di satelliti, con sensori infrarossi e futuri intercettori spaziali, pensati per individuare e distruggere missili balistici nelle fasi iniziali o intermedie del volo. </p>



<p>Ecco: un sistema del genere potrebbe compromettere seriamente la capacità della Corea del Nord di colpire il <strong>territorio statunitense</strong>, e quindi la credibilità del suo <strong>deterrente nucleare</strong>. Colpire o neutralizzare i satelliti del sistema difensivo Usa rappresenterebbe, dal punto di vista di Kim, un modo per aggirare questa vulnerabilità e preservare la propria capacità di deterrenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="912" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213162100636_3f4a7951de1776bf8a51e6d4dc3dd3bb-e1765639291787.jpg" alt="Golden Dome Trump" class="wp-image-497649" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213162100636_3f4a7951de1776bf8a51e6d4dc3dd3bb-e1765639291787.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213162100636_3f4a7951de1776bf8a51e6d4dc3dd3bb-e1765639291787.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213162100636_3f4a7951de1776bf8a51e6d4dc3dd3bb-e1765639291787.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213162100636_3f4a7951de1776bf8a51e6d4dc3dd3bb-e1765639291787.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213162100636_3f4a7951de1776bf8a51e6d4dc3dd3bb-e1765639291787.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213162100636_3f4a7951de1776bf8a51e6d4dc3dd3bb-e1765639291787.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/perche-la-corea-del-nord-ha-deciso-di-puntare-sulle-armi-spaziali.html">Perché la Corea del Nord ha deciso di puntare sulle armi spaziali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>LHS 1903, il sistema “al contrario” che sfida i modelli di formazione planetaria</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/lhs-1903-pianeta-roccioso-esterno-inside-out.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 05:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="LHS 1903 (ESA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un pianeta roccioso lontano dalla sua stella sfida i modelli tradizionali: LHS 1903 mostra un sistema planetario unico “inside-out”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/lhs-1903-pianeta-roccioso-esterno-inside-out.html">LHS 1903, il sistema “al contrario” che sfida i modelli di formazione planetaria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="LHS 1903 (ESA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/1920px-Artist_impression_of_the_planetary_system_around_the_star_LHS_1903-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli astronomi dell’<strong>Università di Warwick</strong> hanno individuato <a href="https://phys.org/news/2026-02-unique-planetary-reveals-rocky-outer.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un sistema planetario unico attorno alla stella nana rossa LHS 1903</a>, a centinaia di anni luce dalla Terra. Questa configurazione si distingue perché <strong>rompe la disposizione tipica dei sistemi planetari</strong>, dove i corpi celesti più vicini alla stella sono rocciosi e quelli più esterni diventano giganti gassosi, come accade nel nostro Sistema Solare. La scoperta è stata possibile grazie al satellite <strong>CHEOPS</strong> <strong>dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA)</strong>, che ha consentito di determinare con precisione le dimensioni e la densità dei pianeti, rivelando <strong>un quarto oggetto sorprendentemente roccioso</strong> nella posizione più esterna.</p>



<p>I tre pianeti più vicini alla stella seguono il modello classico: uno roccioso interno seguito da due giganti gassosi, mentre il quarto, più distante, ha una composizione simile a quella di Venere. Gli scienziati hanno spiegato che la presenza di un mondo roccioso così lontano dalla stella rappresenta un fenomeno raro e stimola<strong> la revisione dei modelli di formazione planetaria tradizionali</strong>. I dati raccolti suggeriscono che la formazione dei pianeti non sia rigidamente determinata dalla distanza dalla stella e che altre dinamiche &#8211; come la sequenza temporale e l’esaurimento del gas protoplanetario &#8211; possano influire in maniera determinante sulla composizione dei mondi extrasolari.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Unique &#39;inside out&#39; planetary system reveals rocky outer world <a href="https://t.co/gUwz8d2XhG">https://t.co/gUwz8d2XhG</a></p>&mdash; Robb Edwards 🌱 (@RobRobbEdwards) <a href="https://twitter.com/RobRobbEdwards/status/2022134591130415126?ref_src=twsrc%5Etfw">February 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Formazione “inside-out”: un processo sequenziale</h2>



<p>L’analisi dei dati indica che i pianeti del sistema LHS 1903 non si sono formati contemporaneamente, <strong>ma in sequenza</strong>, dal più interno al più esterno, secondo un processo definito <strong>“inside-out”</strong>. Nei modelli convenzionali, i pianeti vicini alla stella perdono gran parte delle loro atmosfere gassose a causa della radiazione intensa, lasciando dietro nuclei rocciosi solidi, mentre quelli lontani &#8211; più freddi &#8211; accumulano gas e diventano giganti. Nel caso di LHS 1903, invece, il pianeta più esterno sembra essersi formato <strong>quando il gas disponibile era già esaurito</strong>, sfidando le aspettative e confermando che i processi di formazione possono essere più complessi del previsto.</p>



<p>I ricercatori hanno sottolineato che <a href="https://it.insideover.com/spazio/missione-earth-2-0-la-cina-e-alla-ricerca-di-un-nuovo-pianeta-terra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ogni pianeta</a> che emerge modifica l’ambiente circostante: il materiale residuo di polvere e gas viene consumato, influenzando le possibilità di crescita di quelli successivi. Questa dinamica sequenziale potrebbe spiegare la presenza di mondi rocciosi in posizioni atipiche e suggerisce <strong>che la formazione planetaria sia più eterogenea e stratificata</strong> di quanto si fosse ipotizzato in precedenza. Secondo il team di Warwick, l’osservazione di sistemi extrasolari sempre più diversi dimostra che le teorie basate esclusivamente sul Sistema Solare non sono sufficienti a descrivere la varietà di configurazioni planetarie nell’universo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Astronomers Puzzle Over ‘Inside Out’ Planetary System | Dawn News English" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/A5qwHHWD7FI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_A5qwHHWD7FI");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un pianeta roccioso in un ambiente impoverito di gas</h2>



<p>Il pianeta più esterno del sistema LHS 1903 sembra essersi formato <strong>quando il gas del disco protoplanetario era ormai in gran parte esaurito</strong>, una condizione atipica rispetto agli scenari classici di formazione. I ricercatori hanno preso in considerazione spiegazioni alternative — come collisioni tra corpi già formati o scambi di posizione orbitale — ma le evidenze osservative non supportano queste ipotesi.</p>



<p>I dati raccolti da CHEOPS suggeriscono invece che <a href="https://it.insideover.com/spazio/cha-1107-7626-il-pianeta-vagabondo-che-cresce-di-6-miliardi-di-tonnellate-al-secondo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il pianeta</a> si sia sviluppato <strong>in modo indipendente</strong>, in una fase avanzata dell’evoluzione del sistema. La scarsità di gas avrebbe impedito l’accumulo di un involucro atmosferico consistente, <strong>lasciando un nucleo roccioso denso e compatto</strong>. Secondo il team di Warwick, questo caso potrebbe rappresentare uno dei primi esempi osservati di<strong> </strong>formazione planetaria sequenziale <strong>in un ambiente impoverito</strong>, offrendo nuovi elementi per comprendere la varietà dei sistemi extrasolari.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove prospettive sulla formazione dei pianeti</h2>



<p><a href="https://www.skyatnightmagazine.com/news/lhs-1903-inside-out-system" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La scoperta di LHS 1903</a> offre un’opportunità unica per approfondire la comprensione dei meccanismi di formazione planetaria. La presenza di un oggetto roccioso esterno indica che la sequenza temporale della formazione dei pianeti e la disponibilità di gas nei dischi protoplanetari giocano un ruolo decisivo nella determinazione delle caratteristiche finali dei mondi. I ricercatori hanno sottolineato come lo studio di sistemi simili possa aiutare a <strong>interpretare meglio l’architettura del nostro Sistema Solare</strong> e a capire le ragioni per cui esso differisce da molti sistemi extrasolari. Questa scoperta potrebbe anche fornire <strong>nuovi indizi sui possibili luoghi abitabili nella galassia</strong>, suggerendo che la presenza di pianeti rocciosi non sia limitata alla vicinanza alla stella, ma possa verificarsi in regioni più remote, anche in condizioni ambientali meno favorevoli.</p>



<p>Gli astronomi hanno indicato che la raccolta di dati su sistemi planetari “inside-out” contribuirà a <strong>migliorare i modelli di evoluzione dei pianeti</strong> e a guidare future osservazioni, ampliando le possibilità di identificare esopianeti con caratteristiche simili alla Terra. LHS 1903 rappresenta un caso emblematico <strong>che sfida le teorie tradizionali </strong>e invita la comunità scientifica a rivedere le ipotesi sulla formazione planetaria, dimostrando che <strong>l’universo può produrre configurazioni inaspettate</strong>, con mondi rocciosi che emergono anche in ambienti lontani e impoveriti di gas, aprendo la strada a nuove ricerche e potenziali scoperte future.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/lhs-1903-pianeta-roccioso-esterno-inside-out.html">LHS 1903, il sistema “al contrario” che sfida i modelli di formazione planetaria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Starlink vs Cina: la guerra per l&#8217;orbita bassa spaziale entra nel vivo</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/starlink-vs-cina-la-guerra-per-lorbita-bassa-spaziale-entra-nel-vivo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 07:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[satellite]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Starlink]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-1024x699.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-1536x1049.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-600x410.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina punta a lanciare oltre 200.000 satelliti per dominare l’orbita terrestre bassa e sfidare Starlink di SpaceX.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/starlink-vs-cina-la-guerra-per-lorbita-bassa-spaziale-entra-nel-vivo.html">Starlink vs Cina: la guerra per l&#8217;orbita bassa spaziale entra nel vivo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-1024x699.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-1536x1049.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250728125556772_68323146e721c639adc861a0b885d958-600x410.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Attenzione bene ai numeri. Lo scorso dicembre, la <strong>Cina </strong>ha presentato all&#8217;<strong>Unione Internazionale delle Telecomunicazioni</strong>, l&#8217;agenzia specializzata delle Nazioni Unite per le tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione, domande per poter lanciare oltre <strong>200.000 satelliti</strong>.</p>



<p>Non significa che tutti questi satelliti siano già in orbita, né che Pechino abbia già un piano immediato per lanciarli tutti nell&#8217;arco di poco tempo. Significa però che il Dragone ha le idee chiarissime. E che si è <strong>mosso in anticipo</strong>, mettendo sul tavolo precise richieste per poter, un giorno, usare determinate orbite e frequenze radio.</p>



<p>Ma dove arriva tanta fretta? Dal fatto che le <strong>reti satellitari</strong> sono ormai sempre più integrate nei sistemi civili, militari e di emergenza, e che poter contare su adeguate costellazioni in alta quota garantisce importanti vantaggi operativi. </p>



<p>L&#8217;obiettivo della Cina è chiaro: assicurarsi una posizione rilevante nella cosiddetta <strong>orbita terrestre bassa</strong> grazie al lancio delle proprie infrastrutture critiche. Da queste parti, tra circa 160 e 2.000 chilometri di altitudine dalla Terra, troviamo già più o meno 10.000 satelliti attivi a supporto delle <strong>comunicazioni civili</strong>, dei sistemi di navigazione, della connettività commerciale e pure delle <strong>operazioni militari</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155439327_11ca73f315086ae65d3a7b04fc97a078-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-477392" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155439327_11ca73f315086ae65d3a7b04fc97a078-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155439327_11ca73f315086ae65d3a7b04fc97a078-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155439327_11ca73f315086ae65d3a7b04fc97a078-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155439327_11ca73f315086ae65d3a7b04fc97a078-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155439327_11ca73f315086ae65d3a7b04fc97a078-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155439327_11ca73f315086ae65d3a7b04fc97a078.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina sfida Starlink</strong></h2>



<p>Lo sfidante implicito numero uno di Pechino ha un nome ben preciso: <strong>SpaceX </strong>di <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/chi-e-elon-musk.html">Elon Musk</a>, la cui costellazione, <strong>Starlink</strong>, ha saputo approfittare (e guidare) la riduzione dei costi di lancio degli stessi satelliti per assicurarsi un posto in prima fila. Buon per il visionario Musk e pure per gli <strong>Stati Uniti</strong>, visto che in Ucraina questi terminali sono stati integrati nelle comunicazioni sul campo di battaglia e che hanno creato non pochi problemi ai russi.</p>



<p>In generale, la connettività satellitare è fondamentale perché il suo accesso può essere abilitato, limitato e pure ritardato attraverso decisioni operative. Ecco, la Cina vuole evitare ogni rischio e poter contare, presto o tardi, sul proprio <a href="https://it.insideover.com/spazio/lafrica-resiste-a-starlink-governi-e-operatori-locali-contro-musk-il-colonizzatore.html">Starlink</a>. </p>



<p>Il settore satellitare commerciale cinese, come ha spiegato nel dettaglio <em>East Asia Forum</em>, è così cambiato in maniera radicale per rispondere nel miglior modo possibile a queste esigenze. In campo ci sono adesso diversi attori interessanti. </p>



<p>Un esempio? La <strong>Thousand Sails Constellation</strong> (ne abbiamo parlato <a href="https://it.insideover.com/spazio/spacesail-il-colosso-cinese-dei-satelliti-che-sfida-gli-usa-e-musk.html">qui</a>) ha raggiunto le 90 unità operative da quando, nell&#8217;agosto 2024, <strong>Qianfan</strong>, meglio nota come <strong>SpaceSail</strong>, un&#8217;azienda spaziale cinese sostenuta dal governo municipale di Shanghai e dall&#8217;Accademia cinese delle Scienze, ha lanciato il suo ambizioso progetto con l&#8217;obiettivo di fornire Internet a banda larga dallo spazio a livello globale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155610186_ef9db3f5c72ba6165b5e89480ddb0c06-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-477393" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155610186_ef9db3f5c72ba6165b5e89480ddb0c06-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155610186_ef9db3f5c72ba6165b5e89480ddb0c06-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155610186_ef9db3f5c72ba6165b5e89480ddb0c06-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155610186_ef9db3f5c72ba6165b5e89480ddb0c06-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155610186_ef9db3f5c72ba6165b5e89480ddb0c06-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250710155610186_ef9db3f5c72ba6165b5e89480ddb0c06.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rivoluzione satellitare</strong></h2>



<p>La Cina è pronta: la sua <strong>produzione </strong>in tema satellitare si è allontanata dai test su piccola scala e ambisce ora a <strong>rapidità </strong>e <strong>standardizzazione</strong>. Gli stabilimenti di molte aziende sono stati riorganizzati per ridurre i tempi di costruzione e aumentare i volumi dei prodotti. </p>



<p>E ancora: le scelte progettuali, un tempo guidate dalla sperimentazione, sono adesso sempre più influenzate dalle esigenze pratiche dei programmi di lancio, tra cui le restrizioni sul numero di satelliti che possono essere impilati all&#8217;interno di un singolo razzo e il rispetto delle scadenze normative. </p>



<p>Negli Stati Uniti, SpaceX si è affidata a una <strong>integrazione verticale</strong> riunendo razzi, satelliti e terminali in una sola società, consentendo una sorta di fusione tra progettazione e implementazione, e offrendo al governo Usa di essere sia cliente che partner operativo. Diverso è l&#8217;approccio adottato dalla Cina. </p>



<p>Oltre la Muraglia la produzione di satelliti, chip, veicoli di lancio e varie applicazioni è distribuita tra aziende specializzate, ma soprattutto finanziate dallo Stato o addirittura di proprietà statale. </p>



<p>Torniamo così alla richiesta iniziale di Pechino per assicurarsi il lancio di così tanti di satelliti: è un passaggio necessario per scongiurare il timore di arrivare tardi e, nel frattempo, assicurarsi l&#8217;<strong>indipendenza</strong> da sistemi e costellazioni costruite da altri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="704" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250524064842796_0e85e9c0866c025c0d6c36c753fcb32f-1024x704.jpg" alt="" class="wp-image-471186" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250524064842796_0e85e9c0866c025c0d6c36c753fcb32f-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250524064842796_0e85e9c0866c025c0d6c36c753fcb32f-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250524064842796_0e85e9c0866c025c0d6c36c753fcb32f-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250524064842796_0e85e9c0866c025c0d6c36c753fcb32f-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250524064842796_0e85e9c0866c025c0d6c36c753fcb32f-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250524064842796_0e85e9c0866c025c0d6c36c753fcb32f.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/starlink-vs-cina-la-guerra-per-lorbita-bassa-spaziale-entra-nel-vivo.html">Starlink vs Cina: la guerra per l&#8217;orbita bassa spaziale entra nel vivo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La corsa ipersonica europea parla italiano: la sfida di Fast Aerospace</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-corsa-ipersonica-europea-parla-italiano-la-sfida-di-fast-aerospace.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 08:24:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Ipersonico]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=505662</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-1536x758.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-600x296.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il lavoro su un progetto di motore ramjet in grado di volare ad elevatissime velocità, fino a 5 o 6 volte la velocità del suono. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-corsa-ipersonica-europea-parla-italiano-la-sfida-di-fast-aerospace.html">La corsa ipersonica europea parla italiano: la sfida di Fast Aerospace</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-1536x758.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-600x296.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra le tecnologie più discusse in ambito militare – e con interessanti potenzialità in ambito civile, come vedremo proprio nel nostro incontro di oggi – c’è quella dell’ipersonico. L’Europa e l’Italia, troppo spesso descritte come fuori dalle grandi competizioni tecnologiche e – <strong>per citare <a href="https://it.insideover.com/politica/alessandro-aresu-dalla-tecnologia-allindustria-ecco-come-la-cina-ha-vinto.html">Alessandro Aresu </a>– del “capitalismo politico”,</strong> sono in realtà della partita. In Italia, una giovane azienda, FAST Aerospace, guidata da<strong> Lorenzo Beggio, ingegnere aerospaziale formatosi al <a href="https://it.insideover.com/scienza/da-milano-al-mondo-il-poli-per-lo-sviluppo-nazionale.html">Politecnico di Milano</a>, è della partita.</strong> L&#8217;azienda sta lavorando su un progetto di motore ramjet in grado di volare ad elevatissime velocità, fino a 5 o 6 volte la velocità del suono.</p>



<p>Di che tecnologie si tratta e quali possibilità schiudono? Quali sono le implicazioni politiche? Cosa manca per correre in questo e in altri settori high-tech? <em>InsideOver</em> ne discute con Lorenzo Beggio a tutto campo.</p>



<p><strong>La prima startup a costruire e testare con successo un ramjet proprietario, il Crossbow, in Europa, è italiana ed è la sua FAST Aerospace. Come nasce questa idea? In quanti anni si sviluppa e a che punto siete?</strong></p>



<p>&#8220;L’idea nasce nel 2022, a seguito della vittoria di una competizione ingegneristica aerospaziale promossa da Agenzia Spaziale Europea (ESA), Dassault Aviation e ArianeGroup. In quell’occasione, insieme ad altri colleghi, abbiamo progettato un motore aeronautico per il trasporto passeggeri <strong>in grado di coprire la tratta Milano-Tokyo in meno di due ore.</strong> La competizione andò molto bene, infatti la vincemmo. Terminata la competizione, abbiamo deciso di rifocalizzare la tecnologia verso un’applicazione con maggiore potenziale di mercato: l’accesso allo spazio e il lancio di satelliti. Crossbow rappresenta infatti uno dei sistemi propulsivi chiave, nonché una delle principali sfide tecnologiche, di <a href="https://www.fast-aerospace.com/technology">HyperDart</a>, il nostro velivolo riutilizzabile per il lancio di satelliti attualmente in fase di progettazione. <strong>La società è stata fondata nel 2024 e lavoriamo sul motore ramjet da circa un anno. </strong>Essendo oggi una realtà ancora snella, abbiamo scelto un approccio progressivo, concentrandoci su un singolo tassello tecnologico alla volta. Nei prossimi anni prevediamo un’importante espansione del team e l’avvio parallelo dello sviluppo degli altri sottosistemi del lanciatore. Il percorso è ambizioso e il lavoro ancora significativo, ma i risultati ottenuti finora dimostrano una forte capacità esecutiva e una chiara traiettoria di crescita&#8221;.</p>



<p><strong>Fare start-up hi-tech in Italia e in Europa: quali sono le difficoltà rispetto agli Stati Uniti, e quali invece i punti di forza sui quali puntare? Cosa chiede alle istituzioni chi fa il suo mestiere?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;La principale differenza tra Europa e Stati Uniti riguarda la scala dei moltiplicatori finanziari e la profondità del mercato dei capitali. Negli Usa l’accesso al capitale è più fluido, incentivato e strutturato: a parità di maturità tecnologica, una startup americana riesce storicamente a raccogliere volumi di investimento significativamente superiori rispetto a una controparte europea. Inoltre, in ambiti hi-tech, può contare su infrastrutture e programmi di supporto più consolidati. Detto questo, <strong>sono fiducioso nel tessuto industriale e imprenditoriale europeo.</strong> In Europa siamo abituati a operare con maggiore efficienza di capitale e disponiamo di un bacino di talenti tecnico-scientifici di altissimo livello. Il vero punto di forza su cui puntare è l’integrazione: <strong>sul piano tecnologico e strategico non possiamo permetterci di agire come 27 sistemi disallineati.</strong> Serve un f<em>ramework </em>comune che favorisca la nascita di campioni europei, non solo nazionali, in grado di competere su scala globale.</p>



<p>Per quanto riguarda le richieste alle istituzioni, oggi la nostra principale fonte di finanziamento è rappresentata dal venture capital. Tuttavia, per le startup deep-tech (caratterizzate da cicli di ricerca e sviluppo lunghi e ad alta intensità tecnologica) la raccolta di capitale nelle fasi iniziali è particolarmente complessa. Gli investitori tendono a privilegiare la fase di scaling, cioè l’espansione commerciale di modelli già validati, piuttosto che finanziare la ricerca di frontiera.</p>



<p>Sarebbe quindi auspicabile un <em>framework </em>più strutturato, in cui la maturazione tecnologica venga sostenuta in modo selettivo attraverso strumenti pubblici coerenti con le priorità strategiche europee e nazionali. Questo consentirebbe di ridurre il rischio delle prime fasi di sviluppo, ridurre il rischio percepito dagli investitori privati e, di conseguenza, facilitare l’attrazione di capitali per la fase industriale e di crescita&#8221;.</p>



<p><strong>È corretto affermare che con l’epoca Trump i contatti scientifico-industriali attraverso l’Atlantico si sono fatti più difficili? Passerà la nottata e tutto tornerà come prima, o i tempi sono maturi per un’autonomia strategica europea?</strong></p>



<p>&#8220;In parte sì, e nel nostro settore lo osserviamo in modo diretto. Le tecnologie aerospaziali sono fortemente regolamentate sotto il profilo dell’<em>export control</em>, sia per quanto riguarda l’<em>hardware</em> sia per il trasferimento di <em>know-how </em>e capitale umano. Negli ultimi anni il contesto normativo e geopolitico ha reso gli scambi transatlantici più complessi: alcune tecnologie sono diventate meno accessibili e, parallelamente, l’Unione Europea sta rafforzando strategie di sviluppo endogeno secondo logiche di <em>Buy European </em>e <em>Make European</em>. Anche come azienda <strong>abbiamo scelto di strutturarci il più possibile all’interno dell’ecosistema europeo</strong>, riducendo dipendenze critiche e rafforzando partnership industriali e scientifiche continentali.</p>



<p>Sul medio-lungo periodo è difficile prevedere un ritorno completo allo scenario precedente. Le amministrazioni politiche sono per definizione temporanee e i rapporti possono essere ricostruiti, ma alcuni cambiamenti nelle politiche internazionali recenti non possono evitare di lasciare delle cicatrici. Più che una fase transitoria, <strong>sembra l’avvio di una nuova configurazione degli equilibri tecnologici e industriali.</strong></p>



<p>Questo dovrebbe essere interpretato come un’opportunità per <strong>accelerare verso una maggiore autonomia strategica europea.</strong> Autonomia non significa chiusura o isolamento, ma capacità di competere e cooperare su basi paritarie. Senza un rafforzamento della nostra sovranità tecnologica, il rischio è una dipendenza sistemica su tecnologie critiche.</p>



<p>Non è detto che i tempi siano pienamente maturi né che tutti gli attori siano pronti, ma si tratta di un percorso strutturale e di lungo periodo. Proprio per questo, l’avvio deve essere anticipato: non per “costruire muri più alti o fortezze isolate”(parole rubate da Mark Carney, il primo ministro canadese), bensì per definire un nuovo <em>framework </em>di collaborazione tra Europa e altre potenze intermedie, investendo in modo coordinato su capacità industriali e tecnologiche strategiche&#8221;.</p>



<p><strong>Parliamo di settori strategici: da quello dei materiali a quello dell’automazione, quali sono le tecnologie e i settori abilitanti da tutelare e presidiare per costruire un’industria dell’ipersonico?</strong></p>



<p>&#8220;Nel settore ipersonico ma in generale anche in quello aeronautico l’approvvigionamento di materiali strategici come il titanio per le strutture e i componenti elettronici sono incredibilmente strategici, senza di loro, realizzare questi sistemi sarebbe pressoche impossibile. <strong>Ma l’importanza non sta solo nei materiali bensì anche nell’intera filiera per esempio dei componenti</strong>, ad esempio nel settore spaziale le direzioni indicate dall’Agenzia Spaziale Europea si prefiggono di direzionare lo sforzo verso la creazione di una filiera made in Ue in grado di realizzare all’internamente all’unione diversi tipi di componenti in modo da ridurre la dipendenza da enti esterni quali per esempio le valvole per i motori a razzo che vengono usati per il controllo di assetto dei satelliti. Mi sento di dire che l’autonomia è un problema molto sentito in questo tipo di tecnologie che sono caratterizzate da un utilizzo duale fin dalla loro origine ma che si estende ben oltre questo settore.</p>



<p>Nel settore ipersonico (e più in generale in quello aeronautico e spaziale) esistono alcuni ambiti tecnologici chiaramente abilitanti e strategici. Il primo è quello dei materiali avanzati: leghe ad alte prestazioni come il titanio e le superleghe resistenti alle alte temperature, materiali compositi e soluzioni per la protezione termica. <strong>Senza una filiera sicura e controllata di questi materiali,</strong> la realizzazione di sistemi ipersonici diventa estremamente complessa, se non impraticabile.</p>



<p><strong>Un secondo ambito critico è l’elettronica e l’avionica. </strong>La dipendenza da fornitori extraeuropei in questi segmenti rappresenta un rischio strutturale. Tuttavia, il tema non riguarda solo i singoli materiali o componenti, ma l’intera filiera industriale. Nel settore spaziale, ad esempio, le linee guida dell’Agenzia Spaziale Europea puntano alla costruzione di una <em>supply chain</em> <em>Made in Eu</em>, in grado di produrre internamente componenti critici (per esempio le valvole per motori a razzo utilizzate nei sistemi di controllo di assetto).</p>



<p>Infine, un settore chiave è quello dell’automazione e della manifattura avanzata: processi produttivi ad alta precisione, additive manufacturing per componenti strutturali e propulsivi, e integrazione digitale lungo l’intero ciclo di sviluppo.</p>



<p><strong>L’autonomia tecnologica in questi ambiti è particolarmente rilevante</strong> perché si tratta di tecnologie intrinsecamente dual-use, con implicazioni sia civili sia di difesa. La capacità di presidiare materiali, componenti critici e filiere produttive non è solo un tema industriale, ma una leva strategica di lungo periodo per qualsiasi ecosistema che voglia sviluppare e sostenere un’industria ipersonica competitiva&#8221;.</p>



<p><strong>Sul piano della difesa la tecnologia ipersonica viene presentata come rivoluzionaria: missili ad altissima velocità, quasi impossibili da intercettare e in grado di manovrare nell’atmosfera senza disintegrarsi. Almeno questa è la promessa, accompagnata però dai timori che Russia e Cina siano più avanti di Europa e USA. Promesse e timori: quali sono più vicine alla verità?</strong></p>



<p>&#8220;In realtà, vettori in grado di raggiungere velocità ipersoniche non sono una novità recente: sistemi balistici capaci di superare Mach 5 esistono dalla metà del Novecento. La vera discontinuità tecnologica odierna non risiede tanto nella velocità in sé, quanto <strong>nella combinazione tra altissima velocità e capacità di manovra prolungata all’interno dell’atmosfera.</strong> Questa combinazione rende i sistemi ipersonici particolarmente complessi da intercettare, poiché riduce la prevedibilità della traiettoria e comprime drasticamente i tempi di reazione dei sistemi di difesa. È questo elemento che li rende rilevanti in scenari operativi come il cosiddetto <em>deep strike</em>, aumentando la probabilità di colpire obiettivi strategici ad alto valore.</p>



<p>Detto questo, esistono anche limiti significativi. La principale criticità è la complessità tecnologica, che si traduce in costi elevati e in difficoltà di produzione su larga scala. Sempre più spesso, nel confronto con operatori della difesa, emerge che la vera sfida non è tanto spingere ulteriormente le performance, quanto garantire scalabilità industriale e sostenibilità economica. Un sistema estremamente avanzato ma non producibile in volumi adeguati difficilmente può avere un impatto strategico decisivo.</p>



<p>Quanto ai timori su un presunto vantaggio strutturale di altri attori globali, è difficile avere una visione completamente trasparente. È plausibile che vi siano differenze di maturità in specifici programmi, ma il quadro è in rapida evoluzione e fortemente influenzato da fattori industriali e finanziari, oltre che tecnologici.</p>



<p>Parallelamente, si osserva una crescente attenzione allo sviluppo di sistemi di difesa in grado di contrastare queste minacce. <strong>Anche in Europa si sta consolidando un orientamento verso capacità di difesa integrate e multilivello</strong>, con programmi specifici dedicati all’intercettazione di minacce avanzate. In questo senso, la competizione non riguarda solo l’offesa, ma anche (e soprattutto) la resilienza e l’architettura difensiva complessiva&#8221;.</p>



<p><strong>Cosa può dirci delle applicazioni civili di questa tecnologia?</strong></p>



<p>&#8220;Le applicazioni civili della tecnologia ramjet sono ampie e, per quanto ci riguarda, rappresentano il focus principale: FAST nasce infatti da un&#8217;idea di applicazione civile. I motori ramjet consentono di sostenere il volo a numeri di Mach elevati con un’efficienza superiore rispetto ai motori turbojet o turbofan tradizionali in determinati regimi di velocità. <strong>Questo apre alla prospettiva di velivoli civili o cargo in grado di superare le performance del Concorde,</strong> riducendo drasticamente i tempi sulle tratte intercontinentali. La sfida, in questo caso, non è solo tecnologica ma soprattutto economica: garantire le prestazioni promesse mantenendo costi operativi sostenibili e un modello di business scalabile.</p>



<p>Un secondo ambito applicativo è quello dell’accesso allo spazio tramite sistemi di aviolancio. In questo scenario, <strong>un velivolo ad altissima velocità funge da primo stadio atmosferico (una sorta di fionda)</strong>, accelerando un piccolo razzo fino a condizioni iniziali tali da ridurre significativamente il propellente necessario per raggiungere l’orbita. Questo approccio può contribuire ad abbattere costi e aumentare flessibilità operativa, rendendo l’accesso allo spazio più frequente e integrato con l’infrastruttura aeronautica esistente.</p>



<p>In prospettiva, l’obiettivo è trasformare lo spazio da ambiente remoto e sporadicamente accessibile ad un nuovo territorio, più vicino e meno impossibile da raggiungere e con logiche sempre più assimilabili a quelle del trasporto aereo&#8221;.</p>



<p><strong>Chiudiamo col fattore forse più importante: l’aspetto umano. Quali competenze, hard e soft, cerca nei collaboratori chi fa il suo mestiere? Quale percorso consiglia ai più giovani?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Oggi il team è composto da otto persone, con un’età media di circa 27 anni. È un dato che riflette la natura early-stage dell’azienda. Con l’evoluzione dei programmi e la maturazione tecnologica sarà inevitabile integrare profili con maggiore seniority ed esperienza settoriale, mantenendo però un’identità dinamica e orientata all’innovazione.</p>



<p>Sul piano delle <em>soft skills</em>, l’elemento distintivo è la coesione del team. Operiamo in un contesto ad alta complessità tecnologica e forte pressione esecutiva: servono spirito di collaborazione, resilienza, flessibilità e capacità di assumersi responsabilità. Passione e senso di ownership fanno la differenza quanto le competenze tecniche.</p>



<p>Dal punto di vista <em>hard</em>, il nostro <em>background</em> è prevalentemente ingegneristico, con specializzazioni in ambito propulsivo, strutturale e sistemi. Parallelamente stiamo rafforzando le competenze manageriali, amministrative e strategiche, perché la crescita tecnologica deve essere accompagnata da solidità organizzativa e capacità di execution industriale.</p>



<p>Quando valutiamo nuovi collaboratori cerchiamo tre elementi: una base tecnica solida, curiosità intellettuale e disponibilità a lavorare su problemi nuovi e complessi. In un contesto deep-tech non si lavora quasi mai su soluzioni standardizzate: serve attitudine all’apprendimento continuo.</p>



<p><strong>Ai più giovani non suggerisco un percorso unico, ma una riflessione interna.</strong> È importante individuare l’intersezione tra ciò che appassiona, ciò in cui si è competenti, ciò che il mondo richiede e ciò che genera valore economico (quello che i giapponesi chiamano ikigai). Se si riesce a trovare questa “stella polare” propria, il lavoro non è più lavoro ma una vera e propria avventura&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-corsa-ipersonica-europea-parla-italiano-la-sfida-di-fast-aerospace.html">La corsa ipersonica europea parla italiano: la sfida di Fast Aerospace</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perseverance completa il primo percorso su Marte guidato dall’Ia: una svolta nella navigazione planetaria</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/perseverance-percorso-autonomo-marte-ia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 11:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="976" height="549" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rover Perseverance (NASA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa.webp 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa-600x338.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 976px) 100vw, 976px" /></p>
<p>Perseverance completa su Marte il primo percorso pianificato interamente dall’Ia: svolta nella navigazione autonoma spaziale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/perseverance-percorso-autonomo-marte-ia.html">Perseverance completa il primo percorso su Marte guidato dall’Ia: una svolta nella navigazione planetaria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="976" height="549" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rover Perseverance (NASA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa.webp 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/perseverance_nasa-600x338.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 976px) 100vw, 976px" /></p>
<p><a href="https://www.jpl.nasa.gov/news/nasas-perseverance-rover-completes-first-ai-planned-drive-on-mars/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il rover Perseverance della Nasa</a> ha segnato un traguardo storico nell’esplorazione marziana completando <strong>un percorso interamente pianificato dall’intelligenza artificiale</strong>. Il veicolo robotico si è spostato di 210 e 246 metri lungo il bordo del cratere <strong>Jezero</strong> senza alcun input diretto degli operatori umani: <strong>per la prima volta nella storia delle missioni su Marte</strong>, un modello di Ia generativa ha combinato dati visivi e topografici, analizzando immagini ad alta risoluzione catturate dal <strong>Mars Reconnaissance Orbiter</strong> e mappe digitali di elevazione, per identificare ostacoli come massi, affioramenti rocciosi e increspature sabbiose, producendo un percorso continuo e sicuro.</p>



<p>Prima dell’invio dei comandi al rover, il tragitto &#8211; percorso tra l’8 e il 10 dicembre 2025 &#8211; è stato testato nel “gemello digitale” del rover presso <strong>il Jet Propulsion Laboratory (JPL)</strong>, valutando<strong> oltre 500.000 variabili di telemetria</strong> per garantire che ogni manovra fosse sicura e compatibile con il software di controllo di Perseverance. Questo livello di simulazione virtuale ha permesso <strong>di anticipare e correggere eventuali rischi</strong> derivanti da terreni sconosciuti, aprendo la strada a una nuova era di esplorazione autonoma e affidabile e riducendo la dipendenza dalle correzioni manuali che hanno caratterizzato le missioni precedenti.</p>



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https://twitter.com/NASAAdmin/status/2017312186570277071
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<h2 class="wp-block-heading">La nuova della navigazione autonoma interplanetaria</h2>



<p>Il successo di questo test rappresenta un’evoluzione strutturale <strong>nella capacità dei rover di operare a distanza</strong>, affrontando sfide logistiche imposte dalle enormi distanze tra Terra e Marte. A causa di un ritardo medio nelle comunicazioni pari a circa <strong>140 milioni di miglia</strong>, il controllo in tempo reale dei veicoli su Marte è stato finora considerato praticamente impossibile. Storicamente, ogni rotta veniva pianificata da team di ingegneri sulla Terra, che suddividevano il percorso <strong>in waypoint distanziati di circa 100 metri </strong>per evitare ostacoli, trasmettendo poi le istruzioni tramite la Deep Space Network.</p>



<p>L’uso dell’Ia generativa ha semplificato i principali pilastri della navigazione autonoma: <strong>percezione, localizzazione, pianificazione e controllo</strong>. Il rover non solo individua autonomamente le caratteristiche del terreno, ma decide in autonomia come aggirarle o superarle, garantendo efficienza e sicurezza. Gli ingegneri del JPL &#8211; guidati da <strong>Vandi Verma</strong> &#8211; sottolineano come questa tecnologia permetta di analizzare enormi volumi di dati provenienti dai sensori del rover e dalle immagini orbitali, aumentando il ritorno scientifico senza sovraccaricare gli operatori terrestri e riducendo al minimo il rischio di incidenti su terreni sconosciuti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona il sistema di IA generativa su Marte</h2>



<p>Il modello implementato combina funzionalità di visione artificiale e elaborazione del linguaggio, integrando dati satellitari e informazioni topografiche in una mappa tridimensionale del terreno marziano. L’Ia identifica ostacoli, valutando inclinazioni, dimensioni dei massi e caratteristiche del suolo, e genera <em>waypoint </em>ottimizzati per consentire al rover di percorrere <strong>distanze maggiori rispetto ai limiti tradizionali</strong> imposti dalla pianificazione manuale. Ogni movimento <strong>viene validato attraverso il gemello digitale</strong>, simulando le condizioni reali e rilevando eventuali problemi prima della trasmissione dei comandi.</p>



<p>La dimostrazione ha inoltre evidenziato la capacità del sistema <strong>di adattarsi a percorsi irregolari e condizioni impreviste</strong>, segnando un progresso verso una navigazione autonoma su scala chilometrica. Parallelamente, i modelli <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/ia-schiaffo-ad-anthropic-15-miliardi-di-dollari-di-multa-per-il-copyright.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Claude AI di Anthropic</a> &#8211; impiegati nella fase di elaborazione dei dati &#8211; hanno permesso di combinare l’esperienza dei team di ingegneri e scienziati <strong>con le capacità computazionali dell’I</strong>a, creando un sistema decisionale in grado di replicare &#8211; e in alcuni casi migliorare &#8211; le strategie pianificate dagli operatori umani, senza compromettere la sicurezza del rover o la qualità dei dati raccolti.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Perseverance rover&#039;s 1st AI-charted drive on Mars time-lapsed" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/-37AEum7BWQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_-37AEum7BWQ");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni scientifiche e prospettive future</h2>



<p><a href="https://www.anthropic.com/features/claude-on-mars" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Questa evoluzione tecnologica</a> apre scenari promettenti per le future missioni spaziali e per la pianificazione di esplorazioni più complesse, incluse quelle umane: l’integrazione dell’IA nella navigazione autonoma consente non solo di ridurre i tempi di percorrenza, ma anche di <strong>incrementare l’efficienza scientifica</strong>, selezionando in modo intelligente aree di interesse geologico e riducendo i rischi derivanti dall’imprevisto. Dal punto di vista ingegneristico, il successo di Perseverance dimostra <strong>la fattibilità di sistemi autonomi capaci di operare in ambienti estremi</strong>, con implicazioni dirette per la robotica planetaria, la progettazione di rover multipli e la gestione delle missioni a lunga distanza.</p>



<p>La sperimentazione su Marte funge da test sul campo per algoritmi complessi che combinano analisi di immagini, dati topografici e telemetria in tempo quasi reale, stabilendo <strong>un nuovo standard per la resilienza operativa</strong> e la sicurezza nelle missioni spaziali. Questo avanzamento suggerisce che, con ulteriori miglioramenti, i rover del futuro <strong>potrebbero esplorare territori marziani vasti e variabili con maggiore autonomia</strong>, riducendo la dipendenza dalla pianificazione manuale e aprendo la strada a un’era di esplorazione interplanetaria sempre più <strong>efficiente, predittiva e scalabile</strong>, con potenziali applicazioni anche nella gestione automatizzata di missioni umane su Marte e altri corpi celesti.</p>
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		<title>Il grande gioco di Elon Musk: SpaceX compra xAI e si avvicina lo sbarco a Wall Street</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/il-grande-gioco-di-elon-musk-spacex-compra-xai-e-si-avvicina-lo-sbarco-a-wall-street.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 08:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[SpaceX]]></category>
		<category><![CDATA[Tesla]]></category>
		<category><![CDATA[xAI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-600x267.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-1024x455.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-1536x683.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Elon Musk sta riorganizzando il suo impero imprenditoriale e la sua compagnia di punta, SpaceX, ha messo in campo 250 miliardi di dollari per acquistare xAI, controllata al 53% dall&#8217;uomo più ricco del mondo e che ha come soci il fondo saudita Kingdom Holdin, il principe di Riad Alwaleed bin Talal, investitori Usa come Vy &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spazio/il-grande-gioco-di-elon-musk-spacex-compra-xai-e-si-avvicina-lo-sbarco-a-wall-street.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spazio/il-grande-gioco-di-elon-musk-spacex-compra-xai-e-si-avvicina-lo-sbarco-a-wall-street.html">Il grande gioco di Elon Musk: SpaceX compra xAI e si avvicina lo sbarco a Wall Street</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-600x267.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-1024x455.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241122081155148_7560a9280ad25a3818124b5561147827-e1732259625255-1536x683.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Elon Musk </strong>sta riorganizzando il suo impero imprenditoriale e la sua compagnia di punta, <strong>SpaceX,</strong> ha messo in campo 250 miliardi di dollari per acquistare xAI, <strong>controllata al 53% dall&#8217;uomo più ricco del mondo</strong> e che ha come soci il fondo saudita Kingdom Holdin, il principe di Riad Alwaleed bin Talal, investitori Usa come Vy Capital, Valor Equity Partners, l&#8217;onnipresente BlackRock e vecchie conoscenze del venture capital a sostegno delle tecnologie Usa come Andreessen Horowitz e Sequoia Capital. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;affare SpaceX-xAI</h2>



<p>xAI, come noto, gestisce la piattaforma social X (ex Twitter) e il sistema d&#8217;intelligenza artificiale <strong>Grok,</strong> che Musk intende applicare anche per governare i nuovi robot umanoidi Optimus. La sua integrazione porterà il valore di SpaceX, di recente capitalizzata a 1000 miliardi di dollari, sopra il trilione: ora, a<strong> 1,25 trilioni di dollari per la precisione. </strong></p>



<p><strong>Ciò fa di SpaceX la più grande compagnia privata</strong> e non quotata del pianeta, e rende più realistiche le prospettive del fondatore di Tesla di arrivare a una valutazione da 1.500 miliardi di dollari al momento dello sbarco in borsa. La corsa all&#8217;Ipo di SpaceX è talmente imponente che è sostenuta da quattro colossi finanziari Usa: Bank of America, Goldman Sachs Group, JPMorgan Chase e Morgan Stanley sono infatti gli advisor dell&#8217;operazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa verso la borsa del gioiello di Musk</h2>



<p>Previsto inizialmente per il 28 giugno, l&#8217;ingresso di SpaceX a Wall Street potrebbe garantire la Ipo più grande della storia se la previsione di Musk di raccogliere <strong>50 miliardi di dollari di capitali</strong> si concretizzerà, ma andrà capito se l&#8217;integrazione di xAI sarà completata in tempo. </p>



<p>I fini industriali di questa fusione, nel frattempo, appaiono chiari: mettere l&#8217;intelligenza artificiale di xAI al servizio della capacità di proiezione spaziale della <em>parent company</em> del sistema di comunicazioni internet <a href="https://it.insideover.com/spazio/starlink-italia-tra-tecnologia-geopolitica-e-sicurezza-nazionale.html">satellitari Starlink </a>e del progetto di vettori<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/starship-cosi-il-super-razzo-di-elon-musk-puo-cambiare-la-geopolitica-della-corsa-allo-spazio.html"> spaziali riutilizzabili Starship, </a>consolidandone la leadership di mercato e aprendo a un ruolo crescente dell&#8217;IA negli affari del gruppo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I data center nello spazio, sogno di SpaceX</h2>



<p>In sostanza il principale obiettivo sarebbe la realizzazione di <strong>data center orbitanti alimentati a energia solare</strong> come alternativa ai costosi hub terrestri per elaborare la capacità di calcolo dell&#8217;intelligenza artificiale e ridurre l&#8217;impatto ambientale ed energetico dello sviluppo dell&#8217;inferenza e della potenza di calcolo; non sarebbe la prima proposta di questo tipo nel contesto di un settore che sta già guardando allo spazio per esternalizzare <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/prima-fabbrica-semiconduttori-spazio-space-forge.html">l&#8217;impattante processo di sviluppo degli algoritmi di frontiera</a>. </p>



<p>L&#8217;IA di xAI al servizio del business di SpaceX, SpaceX in campo per espandere la rivoluzione IA oltre le orbite: la scommessa sarebbe importante anche guardando <strong>agli obiettivi industriali dei soci di Musk nell&#8217;azienda guidata da Gwyne Shotwell.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ambizione di Google e la sfida dell&#8217;IA</h2>



<p>Tra questi spicca <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/google-il-risveglio-del-gigante-alphabet-in-volo-grazie-allia.html"><strong>Google, sempre più in rimonta col sistema Gemini</strong> </a>su OpenAI di Sam Altman e la sua ChatGpt nel mercato dei linguaggi naturali e che nel 2015 entrò in SpaceX con il 7% del capitale investendo 900 milioni di dollari. Una valutazione che potrebbe trasformarsi in iper-plusvalenza in caso di Ipo, <a href="https://www.businessinsider.com/spacex-ipo-would-earn-google-111-billion-as-an-early-investor-2025-12">con la quota a <strong>111 miliardi di dollari se il target di 1,5 trilioni sarà raggiunto in borsa</strong></a>, e che al contempo contribuirebbe agli affari di Mountain View nell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p>&#8220;Musk prevede di utilizzare la Starship di SpaceX, il veicolo di lancio <br><a href="https://www.spacex.com/vehicles/starship" target="_blank" rel="noreferrer noopener">più potente</a> mai costruito, per creare un&#8217;enorme costellazione di satelliti, molto simile all&#8217;attuale  <a href="https://www.nytimes.com/2019/06/01/science/starlink-spacex-astronomers.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">costellazione Starlink</a> , come data center del futuro&#8221;, <a href="https://www.axios.com/2026/01/19/ai-spacex-elon-musk-data-centers">nota Axios, </a>sottolineando che se la scommessa del magnate di origini sudafricane avrà successo &#8220;Google vince alla grande, anche se sta perseguendo il suo progetto rivale, il <a href="https://research.google/blog/exploring-a-space-based-scalable-ai-infrastructure-system-design/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Progetto Suncatcher</a>&#8220;. In un mondo ove <strong>500 miliardi di dollari saranno spesi nel 2026 per l&#8217;investimento in conto capitale</strong> per i data center, esternalizzare parte della spesa nello spazio mira a cercare di costruire decise economie di scala.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Convergenza con Tesla?</h2>



<p>In prospettiva, l&#8217;integrazione SpaceX-xAI apre la strada a un consolidamento del business di Musk anche nella direzione della sua <strong>compagnia più nota, Tesla</strong>. L&#8217;azienda produttrice di auto elettrice di Austin sta virando sempre più sulla diversificazione del business e aprendo la strada all&#8217;aumento della produzione di <strong>robot umanoidi Optimus</strong> per applicazioni industriali e nel sostegno alla manifattura, con l&#8217;obiettivo di sfornarne fino a un milione di unità l&#8217;anno. </p>



<p>Esiste la possibilità che sul lungo periodo i business di Musk confluiscano in un unico gruppo? <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-01-29/elon-musk-s-spacex-is-said-to-consider-merger-with-tesla-or-xai?embedded-checkout=true">Per Bloomberg,</a> &#8220;la capacità di Tesla di produrre sistemi di accumulo di energia potrebbe aiutare SpaceX a utilizzare l&#8217;energia solare nello spazio per alimentare i data center&#8221; e si segnala il fatto che &#8220;Musk ha anche discusso dell&#8217;utilizzo dei razzi Starship di SpaceX per trasportare i robot Optimus di Tesla sulla Luna e su Marte&#8221;. </p>



<p><strong>In prospettiva esiste la possibilità, dunque, che Musk sia a capo di un maxi-conglomerato</strong> con ramificazioni critiche nei settori vitali per la sicurezza nazionale e lo sviluppo tecnologico Usa, come in buona parte è già ora (SpaceX appaltatore di punta della Nasa, Grok utilizzata dal Pentagono) ma con il surplus di avere una potenza di fuoco direzionata e coordinata. Dalla supremazia spaziale a quella IA, molto nel futuro degli Usa potrebbe passare dai gruppi di Musk. Il cui ruolo è evidentemente più strategico fuori dalla politica piuttosto che, come accaduto tra il 2024 e il 2025, nel cuore del deep state del mondo vicino al presidente Donlad Trump. <br></p>



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		<title>L’industria guarda allo spazio: nasce la prima fabbrica di semiconduttori in orbita</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/prima-fabbrica-semiconduttori-spazio-space-forge.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 04:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1800" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ForgeStar-1 (Fonte: Space Forge)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1.jpeg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-300x161.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-1024x549.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-768x412.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-1536x823.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-600x322.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>La startup Space Forge ha acceso la prima fabbrica commerciale di semiconduttori nello spazio, aprendo una nuova frontiera industriale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1800" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ForgeStar-1 (Fonte: Space Forge)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1.jpeg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-300x161.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-1024x549.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-768x412.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-1536x823.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/ForgeStar-1_SPACEFORGE1-600x322.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>Negli ultimi anni <strong>i semiconduttori</strong> sono diventati uno dei principali terreni di competizione tra le grandi potenze economiche e tecnologiche: dalla crisi delle catene di approvvigionamento emersa durante il Covid-19 alle restrizioni all’export imposte dagli Stati Uniti verso la Cina, la produzione di chip è ormai riconosciuta come <strong>infrastruttura critica</strong>, al pari dell’energia o delle telecomunicazioni. In questo scenario, ogni innovazione che promette di aumentare l’efficienza, ridurre i colli di bottiglia produttivi o aggirare i limiti strutturali della manifattura terrestre assume un valore che va ben oltre la dimensione tecnologica.</p>



<p>È in questo contesto che si colloca il risultato annunciato da <strong>Space Forge</strong>, startup britannica fondata nel 2018, <a href="https://www.space.com/space-exploration/a-completely-new-manufacturing-frontier-space-forge-fires-up-1st-commercial-semiconductor-factory-in-space" target="_blank" rel="noreferrer noopener">che ha prodotto per la prima volta plasma in orbita a bordo del satellite sperimentale ForgeStar-1</a>. Si tratta di un passaggio che sposta la manifattura avanzata in un dominio finora riservato quasi esclusivamente alla ricerca scientifica pubblica. La possibilità di condurre processi produttivi complessi nello spazio apre <strong>infatti una prospettiva nuova per l’industria dei semiconduttori</strong>, tradizionalmente vincolata a impianti terrestri estremamente costosi, energivori e concentrati in poche aree del mondo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">ForgeStar-1 e il superamento della fase sperimentale</h2>



<p><a href="https://www.spaceforge.com/news/the-forge-awakens-space-forge-successfully-launches-forgestar-1-the-uks-first-in-space-manufacturing-satellite" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il satellite ForgeStar-1</a> è stato lanciato a giugno 2025 e, dopo mesi di test e calibrazioni, nel dicembre dello stesso anno ha attivato con successo <strong>una fornace in miniatura</strong> capace di generare plasma a temperature prossime ai <strong>1.000 gradi Celsius</strong>. La produzione di plasma è un elemento essenziale per la crescita dei cristalli in fase gassosa, uno dei passaggi fondamentali nella realizzazione di semiconduttori avanzati. Fino a oggi, esperimenti simili erano stati condotti soltanto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, in un contesto fortemente controllato e <strong>con finalità prevalentemente scientifiche.</strong></p>



<p>Space Forge ha invece dimostrato che tali condizioni possono essere replicate e gestite su una piattaforma autonoma, commerciale e dedicata, senza il supporto diretto di infrastrutture orbitanti governative. Questo determina inevitabilmente un cambio di rotta da non sottovalutare: lo spazio non è più soltanto un laboratorio, ma inizia a configurarsi come un ambiente produttivo <strong>potenzialmente integrato nelle filiere industriali terrestri</strong>. La dimostrazione del plasma conferma che le condizioni estreme necessarie alla crescita avanzata dei cristalli possono essere create e controllate in orbita bassa, rendendo ForgeStar-1 <strong>il primo strumento commerciale a volo libero</strong> per la manifattura di semiconduttori mai operato nello spazio.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Microgravità, materiali critici e vantaggi competitivi</h2>



<p>Il principale vantaggio della produzione in orbita risiede nelle condizioni fisiche offerte dall’ambiente spaziale: in microgravità vengono meno fenomeni come <strong>la convezione naturale e la sedimentazione</strong>, che sulla Terra introducono imperfezioni nei cristalli durante la crescita. A questo si aggiungono un vuoto di altissima qualità, con livelli di contaminazione estremamente ridotti, e <strong>una maggiore stabilità termica</strong>. Secondo Space Forge, questi fattori consentono agli atomi di allinearsi con una precisione superiore, producendo <strong>semiconduttori con prestazioni elettriche e termiche migliori</strong> rispetto a quelli realizzati a terra.</p>



<p>L’azienda si concentra su materiali considerati strategici per le tecnologie emergenti, come il nitruro di gallio, il carburo di silicio, il nitruro di alluminio e il diamante sintetico: questi componenti sono già oggi fondamentali per l’elettronica di potenza, le comunicazioni avanzate, il calcolo ad alte prestazioni e le applicazioni quantistiche. Space Forge stima inoltre che l’uso di <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/corea-del-nord-con-le-fabbriche-di-chip-kim-entra-nel-gioco-dei-semiconduttori.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">semiconduttori</a> cresciuti in orbita <strong>potrebbe consentire una riduzione fino al 60% dei consumi energetici</strong> dei dispositivi elettronici.</p>



<p>Se confermato su scala industriale, questo dato avrebbe implicazioni di enorme portata non solo per l’efficienza tecnologica, ma anche <strong>per le politiche energetiche e ambientali</strong> dei Paesi più industrializzati. Il modello produttivo ipotizzato non prevede una delocalizzazione totale nello spazio, ma <strong>un sistema ibrido</strong>: i cristalli cresciuti in orbita verrebbero riportati sulla Terra e integrati nelle catene di produzione esistenti.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="UK company sends factory with 1,000°C furnace into space (Space/Global) 31/Dec/2025" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/hSQ3W7PjVFw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_hSQ3W7PjVFw");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Una nuova dimensione industriale </h2>



<p>Il caso Space Forge va letto anche come indicatore di una trasformazione più complessa delle dinamiche industriali globali: la possibilità di produrre materiali critici nello spazio introduce <strong>una variabile nuova nella competizione tecnologica</strong> tra Stati e blocchi economici, riducendo potenzialmente la dipendenza da territori, risorse e infrastrutture terrestri soggette a una certa instabilità. In un contesto provato da tensioni commerciali, politiche di reshoring e una maggiore attenzione alla sicurezza delle filiere, la manifattura orbitale potrebbe diventare <strong>uno strumento di resilienza strategica.</strong></p>



<p>Allo stesso tempo pone domande non meno importanti sul piano normativo, ambientale e politico: dall’accesso equo allo spazio alla gestione del traffico orbitale, fino alla <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-monitoraggio-delle-infrastrutture-critiche-una-sfida-per-la-sostenibilita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sostenibilità</a> a lungo termine delle attività industriali extra-atmosferiche. L’esperimento di ForgeStar-1 non rappresenta quindi soltanto un avanzamento tecnologico, ma un segnale anticipatore di come lo spazio stia progressivamente entrando <strong>nel cuore dell’economia produttiva terrestre</strong>. Se queste tecnologie dimostreranno di essere scalabili e sostenibili, la manifattura in orbita <strong>potrebbe ridefinire i confini stessi dell’industria avanzata nel XXI secolo</strong>, trasformando lo spazio in un nuovo tema centrale delle catene globali del valore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/prima-fabbrica-semiconduttori-spazio-space-forge.html">L’industria guarda allo spazio: nasce la prima fabbrica di semiconduttori in orbita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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