L’ultima edizione del ranking Qs sulla reputazione degli atenei internazionali ha posizionato tra le prime cento università del mondo una sola italiana, il Politecnico di Milano. 82esima, con un balzo di diciassette posizioni, nel rating compilato da Quacquarelli Symonds, società britannica di consulenza. E anche nel quadro dell’aleatorietà del giudizio di classifiche che restano, va ricordato, giudizi di enti privati con una grande propensione a favorire gli atenei anglosassoni per similarità di mindset e prospettive sulla ricerca, è bene ricordare che anche l’ateneo di Piazza Leonardo da Vinci non può essere ignorato. E questo, anche in una prospettiva di sistema-Paese, va tenuto in considerazione.
Un ateneo al centro dell’innovazione
Tra gli atenei, non c’è infatti dubbio che il Politecnico di Milano possa e debba rappresentare un modello d’eccellenza per altri atenei nazionali. E la selezione dell’ateneo milanese deve ricordare che, nel nostro Paese, tra le eccellenze da promuovere e valorizzare ci sono, senz’altro, le ricerche a carattere scientifico. La cui forza è stata sottolineata nel 2021 dal simbolico conferimento del Nobel per la Fisica all’italiano Giorgio Parisi. Scrivevamo allora che “la scienza, la ricerca e il mondo della tecnica italiani sono protagonisti nel mondo oggi come lo erano ai tempi di Guglielmo Marconi, Enrico Fermi e dei ragazzi di Via Panisperna. Nel mezzo, una storia pluridecennale costellato di figure iconiche: Carlo Rubbia e Rita Levi Montalcini, due dei Nobel più noti degli ultimi decenni, ma anche Mario Tchou, “padre” della tecnologia elettronica dell’Olivetti”.
Ebbene, il PoliMi può in quest’ottica fornire una traccia per consentire che molti protagonisti della ricerca nazionale possano esserlo, in futuro, anche nel sistema italiano e non solo come eccellenze italiane all’estero, come il proliferare di scienziati e ingegneri di punta dal Cern all’Esa testimonia.
Il peso del Politecnico nella ricerca
Dal 2007 al 2020, il PoliMi, giusto per citare qualche dato, ha promosso ben 718 progetti in campi che vanno dalla fotonica alla ricerca biomedicale; nel quadro del bilancio europeo 2021-2027 ha ottenuto dall’acceleratore Horizon Europe fondi per 130 milioni di euro e attivato diversi progetti “Marie Curie” per progetti che vanno dal riciclo dei materiali plastici alla fibra ottica, passando per ricerche in campi che vanno dalla quantistica all’architettura. Oltre un sesto degli studenti, 8.300 su 48mila, è straniero, un trend in controtendenza a un problema di fuga dei cervelli che rende l’emigrazione dei talenti, e non l’immigrazione dei bisognosi, la vera emergenza nazionale.
Un potere in ascesa a Milano
In quest’ottica, l’ateneo ha postura internazionale rimanendo, al contempo, milanese. Negli ultimi anni, soprattutto durante la gestione dell’ex rettore Ferruccio Resta, in carica dal 2017 al 2022 dopo aver guidato la strategica area del trasferimento tecnologico dell’ateneo, il Politecnico si è innervato con crescente consapevolezza nelle strutture cittadine.
Diventando un caso atipico di potere in ascesa in una città ove la corsa globale della visibilità, della ricchezza, degli investimenti andava di pari passo con un riassetto dei centri d’influenza. Col Politecnico sempre più arrembante, tanto da arrivare a esprimere tramite il predecessore di Resta, Giovanni Azzone, la presidenza della strategica Fondazione Cariplo. Una certificazione del fatto che il valore strategico dell’ateneo e della sua leadership nella Milano che conta è chiara a tutti i poteri ambrosiani.
Ma non finisce qui. Come raccontato su Tag43, l’interconnessione di consigli d’amministrazione e vertici dirigenziali ha creato una rete d’influenza trasversale tra PoliMi, Borsa Italiana e Sole 24 Ore che ridisegna il perimetro dei legami tra istituzioni di sistema in una città che cresce trainata, oggi, dalla spinta all’innovazione. Un’altra sinergia si è creata con la Bocconi, in una crescente cooperazione interuniversitaria di grande prestigio che ha prodotto il lancio di corsi di studio comuni. E ha il suo perno nell’insediamento alla guida di Human Technopole, uno dei principali enti di ricerca e trasferimento tecnologico nati nell’ex area di Expo oggi trasformata nel Mind (Milano Innovation District) anche col sostegno del Politecnico di Milano, del rettore dell’ateneo di Via Sarfatti, Gianmario Verona.
E non finisce qui: il Politecnico, al contempo, gioca un ruolo anche nello sviluppo economico e industriale. Dal 2000 a oggi sono state incubate 116 start-up in ateneo, 80 delle quali risultavano operative al 31 dicembre 2023. A sostenerle, dal 2019, il fondo Poil360, con 60 milioni di euro di capitale.
Le sfide future del Politecnico
Restano, al contempo, aperte anche alcune sfide: a Nord di Milano l’ateneo partecipa con la riqualificazione del progetto Bovisa-Goccia al piano di rigenerazione urbana della città, progettando l’espansione dell’università nell’area dell’ex Gasometro in una partita dall’importanza strategica anche per il real estate. Il progetto, firmato Renzo Piano, si trova oggi in una fase di stallo per i ritardi nell’assegnazione di alcuni bandi a causa del boom dei costi dei materiali.
Dal suo futuro dipenderà molto della presenza fisica dell’ateneo in una città che sta imparando, gradualmente, a conoscere il peso strategico del Politecnico in termini di ritorni scientifici, economici e, soprattutto, di valorizzazione del capitale umano. Ciò che oggi serve per competere a livello globale. Un modello, dunque, per un’eccellenza che può fare scuola. E ricordare come l’innovazione può essere il volano per una crescita di sistema che si trasmette al Paese intero.

