Si chiama Earth 2.0 ed è il nome della missione satellitare attraverso la quale la Cina punta a trovare nuovi esopianeti abitabili nello Spazio. Andiamo con ordine: in vista del suo 15esimo Piano Quinquennale (2026-2030) Pechino auspica di lanciare in orbita alcuni satelliti scientifici per rafforzare l’esplorazione del cosiddetto Spazio profondo, un termine utilizzato per indicare la parte dell’universo che si trova al di fuori dell’influenza diretta del nostro sistema solare.
Ebbene, uno di questi satelliti – per la precisione quello destinato alla ricerca degli esopianeti, i pianeti che orbitano attorno a stelle diverse dal nostro Sole – è soprannominato Earth 2.0, ossia Terra 2.0.
Guai a prendere troppo alla leggera le mosse cinesi, perché nel 2028 il gigante asiatico intende mettere in atto una ricerca precisa e dettagliata, della durata di quattro anni, volta a identificare esopianeti di dimensioni terrestri orbitanti attorno a stelle simili al Sole all’interno di zone abitabili. In altre parole, e per semplificare il concetto, il Dragone sta cercando di capire se esistono – e, nel caso ci siano, dove si trovano – altri pianeti abitabili simili alla nostra Terra.

Alla conquista dello Spazio
La missione Earth 2.0, spiega il portale Space News, impiegherà una sofisticata schiera di sette telescopi e tecniche molto precise per osservare piccolissimi movimenti delle stelle lontane che potrebbero essere causati dalla gravità di un pianeta che orbita attorno alle stesse. Gli scienziati sperano persino di rilevare firme biologiche nelle atmosfere di questi esopianeti, scoprendo potenzialmente la prima prova tangibile di vita extraterrestre.
Pura fantascienza? Non per la Cina, desiderosa di trasformare le sue ambizioni spaziali quanto meno in ricerche scientifiche in grado di farla progredire su uno dei prossimi dossier del futuro: lo Spazio, appunto. L’iniziativa Earth 2.0, tra l’altro, potrebbe definitivamente rendere Pechino all’avanguardia nell’astrobiologia, oltre che democratizzare l’esplorazione spaziale e ispirare una nuova ondata di appassionati di materie STEM in seno alla popolazione cinese.
Ricordiamo che, dal 1995 ad oggi, sono stati scoperti circa 5.000 esopianeti, ma nessuno delle dimensioni della Terra nelle zone abitabili di stelle simili al Sole. Earth 2.0, proposto dall’Osservatorio astronomico di Shanghai presso l’Accademia cinese delle scienze (CAS), sfrutterà telescopi ottici a campo largo con apertura di 28 centimetri per osservare circa 2 milioni di stelle nel campo stellare della missione Kepler e in altre regioni vicine più grandi, monitorando costantemente i transiti delle cosiddette eso-Terre per quattro anni.

Le ambizioni della Cina
In generale, la missione cinese si concentrerà su tre questioni chiave: la diffusione delle eso-Terre nella galassia, la formazione e l’evoluzione dei pianeti simili alla Terra e l’origine dei pianeti liberi.
Wang Chi, direttore del National Space Science Center (NSSC) del CAS, ha rivelato lo scorso aprile che Earth 2.0 è stata selezionata nell’ambito della ricerca astronomica e delle missioni di esplorazione spaziale. Sono stati approvati anche l’astronomia del lato nascosto della Luna, la fisica spaziale estrema, un osservatorio solare e missioni sulle onde gravitazionali.
E ancora, tra le missioni selezionate figurano Discovering the Sky at the Longest Wavelength (DSL), la Enhanced X-ray Timing and Polarimetry (eXTP) e l’ExoEarth Survey (la ricerca di pianeti). Un’altra iniziativa vedrà un veicolo spaziale inviato a osservare i poli solari, mentre Taiji utilizzerà tre satelliti per rilevare le onde gravitazionali.
Nel frattempo, nel bel mezzo delle crescenti tensioni globali con gli Stati Uniti, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, continua a ripetere che la Cina ha sempre aderito all’uso pacifico dello Spazio e che si oppone alla corsa agli armamenti o alla sua militarizzazione.

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