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Il vettore Starship è il vero fiore all’occhiello dell’influenza politica e strategica di Elon Musk sugli Stati Uniti. Il discusso e divisivo magnate americano, vicinissimo in campagna elettorale al presidente eletto Donald Trump con cui ha costruito un legame simbiotico, ha attratto su di sé i riflettori per le prese di posizione conservatrici in campo sociale e libertaria in economia, oltre che per la nomina alla guida di una task force per l’efficienza del governo che accompagnerà la nuova amministrazione. Ma è sul fronte della nuova corsa allo spazio che il “matrimonio” tra Musk e il potere federale Usa si celebra.

Il sesto lancio del vettore Starship, avvenuto alla presenza di Trump dal test di lancio Starbase a Boca Chica (Texas) il 19 novembre scorso, ha segnato un nuovo passo in avanti del programma con cui SpaceX, l’azienda di lanciatori di Musk, intende anticipare tutti i rivali privati e le agenzie pubbliche nel consegnare, operativo, un vettore capace di rientrare sulla Terra. Il lanciatore riutilizzabile, qualora avesse modo di diventare pienamente operativo, segnerebbe una rivoluzione copernicana nella corsa alle orbite, mettendo di fatto fuori mercato e rendendo obsoleti tutti i lanciatori europei, russi e cinesi oggi esistenti e consolidando su molti fronti la proiezione spaziale degli Usa.

Starship prepara gli Usa alle guerre stellari di domani

Starship, che è il modello di razzo più potente mai costruito e sopravanza addirittura il mitico Saturn V con cui furono lanciate le missioni lunari Apollo, potrebbe infatti decapitare i costi di accesso allo spazio per gli Usa, favorendo non solo le missioni scientifiche e di esplorazione ma anche la militarizzazione delle orbite, consentendo di portare oltre i confini dell’atmosfera terrestre e rendere operativi satelliti geostazionari, apparati di spionaggio, sistemi d’arma spaziali e molto altro. National Interest si è spinta addirittura a ipotizzare che Starship, pensata inizialmente per le prime missioni marziane dell’umanità e che la Nasa si è impegnata a usare come lanciatore per il programma Artemis per il ritorno sulla Luna, possa essere l’abilitatore decisivo per la Space Force americana costituita nel 2019 proprio da Donald Trump.

In ottica di future “guerre stellari”, ha scritto la testata specializzata in scenari strategici e militari, “nell’era degli ambienti contesi, un razzo pesante e riutilizzabile e una Starship rapidamente dispiegabili consentirebbero il rapido trasporto di truppe e attrezzature, a velocità ipersoniche, da una posizione all’altra” delle orbite terrestri.

Per National Intererst, “una simile  capacità  potrebbe contribuire a vincere le guerre future, in cui gli ambienti degradati impedirebbero probabilmente all’esercito statunitense di impiegare i tradizionali metodi di proiezione di potenza”.  E questo sarebbe una garanzia di supremazia Usa in un contesto in cui la Cina” parla apertamente di implementare una strategia di  “dominio spaziale”  mentre la Russia  non esclude come scenario  futuro di conflitto quello di inviare armi nucleari in orbita per disattivare un gran numero di costellazioni satellitari americane”. SpaceX ha consentito per la prima volta alla Nasa, dopo il ritiro dello Shuttle dall’operatività, di ottenere l’accesso indipendente alle orbite con i vettori Falcon. Ora con Starship si prepara a rafforzare una relazione che è ombelicare, come spiega l’esperto di questioni spaziali Eric Berger, autore di Reentry: SpaceX, Elon Musk and the Reusable Rockets that Launched a Second Space Age.

La lunga marcia di SpaceX

La lunga marcia verso l’operatività di Starship è nell’interesse nazionale Usa e questo è il vero portato d’influenza che Musk e le sue aziende possono esercitare sul sistema a stelle e strisce. Il matrimonio tra nuovo capitalismo tecnologico-militare e mondo repubblicano lascia presagire imponenti finanziamenti anche nel secondo tempo dell’era Trump. Per completare la piena operatività del lanciatore rientrante, in ogni caso, restano ancora dei limiti tecnici da superare. Nel lancio di Boca Chica, ad esempio, un booster si è staccato senza riuscire a rientrare con il resto del lanciatore.

Come riporta SpaceNews, per ovviare a questo, l’azienda “sta incorporando degli aggiornamenti nel prossimo stadio superiore della Starship”, anche al fine di innalzare “la quantità di carico utile sul veicolo da 1.200 a 1.500 tonnellate. I flap anteriori, utilizzati per controllare il veicolo durante il rientro, sono più piccoli e in una posizione diversa per fornire una maggiore protezione dal calore del rientro”. Migliorie tecniche molto puntuali ma fondamentali per creare le necessarie economie di scala che servono per sdoganare da prototipo a realtà il vettore Starship. Il cui peso scientifico e tecnologico è secondo solo al ruolo geopolitico che una sua entrata in vigore potrà avere. Consolidando l’influenza di Musk sul sistema-Paese Usa.

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