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Spazio

Starlink vs Cina: la guerra per l’orbita bassa spaziale entra nel vivo

La Cina punta a lanciare oltre 200.000 satelliti per dominare l’orbita terrestre bassa e sfidare Starlink di SpaceX.

Attenzione bene ai numeri. Lo scorso dicembre, la Cina ha presentato all’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, domande per poter lanciare oltre 200.000 satelliti.

Non significa che tutti questi satelliti siano già in orbita, né che Pechino abbia già un piano immediato per lanciarli tutti nell’arco di poco tempo. Significa però che il Dragone ha le idee chiarissime. E che si è mosso in anticipo, mettendo sul tavolo precise richieste per poter, un giorno, usare determinate orbite e frequenze radio.

Ma dove arriva tanta fretta? Dal fatto che le reti satellitari sono ormai sempre più integrate nei sistemi civili, militari e di emergenza, e che poter contare su adeguate costellazioni in alta quota garantisce importanti vantaggi operativi.

L’obiettivo della Cina è chiaro: assicurarsi una posizione rilevante nella cosiddetta orbita terrestre bassa grazie al lancio delle proprie infrastrutture critiche. Da queste parti, tra circa 160 e 2.000 chilometri di altitudine dalla Terra, troviamo già più o meno 10.000 satelliti attivi a supporto delle comunicazioni civili, dei sistemi di navigazione, della connettività commerciale e pure delle operazioni militari.

La Cina sfida Starlink

Lo sfidante implicito numero uno di Pechino ha un nome ben preciso: SpaceX di Elon Musk, la cui costellazione, Starlink, ha saputo approfittare (e guidare) la riduzione dei costi di lancio degli stessi satelliti per assicurarsi un posto in prima fila. Buon per il visionario Musk e pure per gli Stati Uniti, visto che in Ucraina questi terminali sono stati integrati nelle comunicazioni sul campo di battaglia e che hanno creato non pochi problemi ai russi.

In generale, la connettività satellitare è fondamentale perché il suo accesso può essere abilitato, limitato e pure ritardato attraverso decisioni operative. Ecco, la Cina vuole evitare ogni rischio e poter contare, presto o tardi, sul proprio Starlink.

Il settore satellitare commerciale cinese, come ha spiegato nel dettaglio East Asia Forum, è così cambiato in maniera radicale per rispondere nel miglior modo possibile a queste esigenze. In campo ci sono adesso diversi attori interessanti.

Un esempio? La Thousand Sails Constellation (ne abbiamo parlato qui) ha raggiunto le 90 unità operative da quando, nell’agosto 2024, Qianfan, meglio nota come SpaceSail, un’azienda spaziale cinese sostenuta dal governo municipale di Shanghai e dall’Accademia cinese delle Scienze, ha lanciato il suo ambizioso progetto con l’obiettivo di fornire Internet a banda larga dallo spazio a livello globale.

Rivoluzione satellitare

La Cina è pronta: la sua produzione in tema satellitare si è allontanata dai test su piccola scala e ambisce ora a rapidità e standardizzazione. Gli stabilimenti di molte aziende sono stati riorganizzati per ridurre i tempi di costruzione e aumentare i volumi dei prodotti.

E ancora: le scelte progettuali, un tempo guidate dalla sperimentazione, sono adesso sempre più influenzate dalle esigenze pratiche dei programmi di lancio, tra cui le restrizioni sul numero di satelliti che possono essere impilati all’interno di un singolo razzo e il rispetto delle scadenze normative.

Negli Stati Uniti, SpaceX si è affidata a una integrazione verticale riunendo razzi, satelliti e terminali in una sola società, consentendo una sorta di fusione tra progettazione e implementazione, e offrendo al governo Usa di essere sia cliente che partner operativo. Diverso è l’approccio adottato dalla Cina.

Oltre la Muraglia la produzione di satelliti, chip, veicoli di lancio e varie applicazioni è distribuita tra aziende specializzate, ma soprattutto finanziate dallo Stato o addirittura di proprietà statale.

Torniamo così alla richiesta iniziale di Pechino per assicurarsi il lancio di così tanti di satelliti: è un passaggio necessario per scongiurare il timore di arrivare tardi e, nel frattempo, assicurarsi l’indipendenza da sistemi e costellazioni costruite da altri.

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