Lo Spazio, i satelliti e le prossime sfide geopolitiche giocate ad altissima quota tra le grandi potenze globali. Ne abbiamo parlato con Frediano Finucci, autore del libro Operazione Satellite (Paesi Edizione), e capo della redazione economia ed esteri del Tg de La7, rete dove conduce la trasmissione Omnibus, e per la quale è stato inviato speciale, corrispondente da Bruxelles e capo della redazione di Otto e mezzo.
Nel suo ultimo libro parla di satelliti. Può spiegare ai nostri lettori perché sono importanti e quale peso hanno nella sfida geopolitica tra le grandi potenze?
“L’uomo comune non conosce la tecnologia alla base dei satelliti, sebbene la utilizzi quotidianamente senza farci troppo caso. Le faccio alcuni esempi: ogni volta cerchiamo un ristorante sulla mappa del nostro smartphone o che apriamo un’applicazione per capire se il treno è in ritardo, ci affidiamo alla geolocalizzazione frutto della tecnologia satellitare del Gps. Il mondo così come lo conosciamo oggi non esisterebbe se non avessimo questa tecnologia satellitare. Per capire meglio di cosa sto parlando rimando ad un film uscito qualche anno fa e intitolato Il mondo alla deriva: racconta, in maniera un po’ catastrofica, che cosa accadrebbe se improvvisamente i satelliti smettessero di funzionare”.
Che cosa accadrebbe?
“Il caos: aerei che cadono, navi che vanno alla deriva, automobili – soprattutto quelle elettriche e le Tesla – che partono da sole…. Ma sa qual è la cosa interessante?”.
Ci dica.
“Che questo film è stato prodotto da Barack e Michelle Obama. L’ex presidente Obama ha addirittura partecipato personalmente alla stesura della sceneggiatura. Ebbene, i media statunitensi hanno visto ne Il mondo dietro di te una sorta di messaggio di allarme – più o meno occulto – lanciato da Obama in materia di satelliti. Anche perché è chiaro che Obama, in virtù della posizione politica che ha ricoperto, ha delle informazioni sul tema che noi comuni mortali non possiamo avere. Tutto questo per dire che non stiamo parlando di argomenti di fantascienza. Quando parliamo di Spazio, infatti, c’è sempre il rischio di privilegiare quelli che io definisco “aspetti infantili-bambineschi”, come gli astronauti in orbita e le passeggiate spaziali. Lo Spazio è invece qualcosa di estremamente serio, pericoloso e attuale”.
Come utilizziamo i satelliti?
“I satelliti, come spiegavo prima, vengono utilizzati in ambito civile per vari usi. Allo stesso tempo sono usati anche dai militari perché le flotte e le armi, oggi, sono guidate dai satelliti. Proprio per questo motivo le superpotenze mondiali si sono costruite le proprie costellazioni Gps globali. Gli statunitensi, e cioè i pionieri della materia, hanno il Gps (per intenderci: quello che usiamo anche noi), i russi Glonass, i cinesi Beidou. Anche noi europei stiamo costruendo una costellazione intitolata a Galileo, però per scopi unicamente civili. Ma ci sono altri due aspetti da considerare…”.
Quali?
“Parliamo spesso dei rischi di una guerra nucleare, ma la deterrenza è fatta dal concetto che se tu mi tiri un missile io ti anniento. Stati Uniti e Russia hanno costellazioni di satelliti super segreti (quello americano si chiama SBIRS) che monitorano costantemente i silos nucleari rivali e che sono in grado, una volta intercettata l’eventuale partenza di un missile nemico, di capire da dove è partito, la sua tipologia e l’impatto avuto. Insomma: i satelliti sono un’arma ai fini della deterrenza nucleare. L’aspetto chiave è l’effetto sorpresa, e cioè sfruttare i satelliti per sapere da dove possono partire i missili, se da un silos o da un sottomarino in mezzo al mare. Infine – e qui possiamo prendere come riferimento quanto accaduto nella guerra in Ucraina – i satelliti (o almeno Starlink) consentono di mantenere le comunicazioni tra un Governo e un apparato militare in caso di blackout. I conflitti, non a caso, sono spesso preceduti da attacchi informatici che tendono a neutralizzare le comunicazioni. L’unico modo per ovviare a tutto questo è avere un proprio sistema indipendente di comunicazione satellitare”.

Nel libro ricostruisce l’improvviso black out dell’intera costellazione russa Glonass. Uno strano episodio avvenuto nel 2014, pochi giorni dopo il referendum sulla stessa Crimea. Si è trattato del primo episodio di guerra spaziale?
“Innanzitutto devo fare una precisazione: mi sono limitato ad unire i puntini di vari fatti accaduti in quel periodo e, in un secondo momento, a mettere in ordine alcuni episodi sconosciuti o relegati ad ambienti militari. La mia è dunque un’ipotesi che personalmente considero verosimile, poi starà ai lettori giudicare. Detto ciò, il 1 aprile 2014, in maniera improvvisa, la costellazione satellitare Glonass, ovvero il Gps russo, si è spenta per 13 ore: un fatto mai accaduto prima”.
Che significa in termini concreti?
“Per 13 ore le forze armate russe erano al buio. Ma non è finita qui, perché passano alcuni giorni e si spengono altri satelliti. Soltanto dopo oltre 20 giorni i russi hanno organizzato una conferenza stampa per parlare ufficialmente di un errore matematico che avrebbe causato il disastro. Pensiamo se per 13 ore non funzionasse il nostro Gps: le comunicazioni, i trasporti, la finanza, avrebbero grossissimi problemi. Per capire meglio cosa potrebbe essere accaduto in Ucraina sono andato a vedere le modalità con cui sono stati spenti i satelliti russi. L’ho fatto appoggiandomi ad alcune analisi realizzate da un analista statunitense, che ho poi portato a vari esperti in Israele, Stati Uniti e Italia. Non posso ovviamente citare le fonti, ma il quadro che ho ottenuto dice che c’è un’altissima probabilità che Glonass possa essere stato spento in seguito ad un intervento umano come ripercussione per l’annessione russa della Crimea. Tra l’altro, in una recente intervista alla Cnn, Barack Obama ha replicato in modo sibillino alla seguente domanda: perché gli Stati Uniti non hanno reagito all’annessione russa della Crimea? Ebbene, Obama ha spiegato che gli Usa hanno agito con i mezzi che avevano a disposizione in quel momento. Paradossalmente, questa intervista è andata in onda a poca distanza dall’uscita del film prodotto dallo stesso Obama sul blackout dei satelliti. Insomma, quanto avvenuto nel 2014 a Glonass sarebbe il risultato di una guerra elettronica, un avvertimento di quanto potrebbe accadere”.
A che punto sono Stati Uniti, Cina, Russia e Unione europea nella corsa allo spazio di cui tutti parlano?
“In prima fila troviamo gli statunitensi e i cinesi, seguono i russi e gli europei”.
Perché noi europei siamo i fanalini di coda?
“Non tanto per la questione dei satelliti in sé, ma soprattutto a causa dei razzi che li portano in orbita, i cosiddetti lanciatori. I cinesi sono indipendenti, i russi idem – seppur con una tecnologia molto vecchia ma efficace – mentre gli statunitensi si stanno appoggiando a Elon Musk e Jeff Bezos. Noi europei, invece, abbiamo resuscitato un vecchio razzo, Ariane, che però, oltre ad essere molto costoso, non è riutilizzabile al contrario di quelli di Musk, e non possiamo contare neppure su un mercato privato come accade negli Usa. Non siamo per niente autonomi. Siamo, per dirla in parole povere, alla mercé di Musk e di altri vettori americani. Ricordiamo però che l’autonomia spaziale è importantissima, perché chi lancia un satellite vuole sapere a cosa serve quel satellite e anche cosa c’è dentro. Quindi, se un domani gli Usa avessero l’impressione che gli europei lanciassero qualcosa di non gradito, qualcuno Washington potrebbe impedire il lancio senza problemi”.

Qual è il ruolo di Elon Musk? È una variabile impazzita oppure è davvero l’asso nella manica degli Usa?
“Elon Musk è l’asso nella manica di Trump. Parliamo di una persona visionaria con capacità fuori dal comune. Faccio un paragone per capire meglio la sua importanza: per quanto riguarda quello dei satelliti, ma più in generale dello Spazio, ci troviamo in un ambito vincolato da trattati internazionali firmati da singoli Stati. I privati non sono però vincolati da questi trattati, semplicemente perché al momento della stipula di questi accordi non c’erano attività spaziali extra-statali e quindi ci troviamo di fronte ad una specie di Far West. Così come nel Far West c’erano le ferrovie e le locomotive, i satelliti rappresentano le locomotive del nostro secolo. Ma chi “vince” nel Far West? Chi ha meno scrupoli, chi è più furbo e chi arriva prima. Ecco, faccio notare che Musk ha tutte queste caratteristiche. Oltretutto quando il Pentagono o la Nasa gli affidano i loro programmi, nel realizzarli non fa solo gli interessi degli Stati Uniti ma anche (e soprattutto) i propri. Ha poi un ruolo istituzionale nell’amministrazione Trump, che è quello di DOGE, e cioè una sorta di tagliatore di spese federali. Musk ha detto chiaramente che i tagli che effettuerà serviranno a trovare i soldi per andare su Marte. Ma chi ci andrà? Ovviamente lui, con i suoi razzi”.
Che dire, invece, della Cina? Pechino ha messo nel mirino lo Spazio: a cosa punta il Dragone?
“La Cina, come detto, ha già la sua costellazione di satelliti. Non solo: alcune municipalità cinesi si stanno costruendo costellazioni proprie. Anche qui, per fare un paragone – con le dovute proporzioni in termini di abitanti e popolazione interessata – è come se Piemonte e Lombardia decidessero di costruirsi la propria costellazione satellitare stile Starlink. Ma tutto questo è necessario per dire che Pechino ha un programma spaziale importante, ha la propria stazione spaziale, vuole tornare sulla Luna – forse ci tornerà con i russi – e si basa su lunghissimi piani. Quello che mi ha incuriosito di più, studiando il dossier cinese durante la scrittura del mio libro, è il fatto che, secondo alcuni sondaggi, in Cina il sogno dei ragazzi che frequentano le scuole medie e superiori è quello di fare l’astronauta. Non penso che in Europa gli stessi ragazzini direbbero lo stesso”.

Perché secondo lei?
“In Cina c’è un sistema-Paese vero e proprio, con standard economici, sociali, politici (e anche democratici) molto differenti rispetto all’Europa. Il Governo cinese, inoltre, punta sui satelliti perché sa che la supremazia nello Spazio si traduce in una supremazia sulla Terra”.
C’è il rischio che possa scoppiare una guerra spaziale?
“Il rischio c’è, ma non sono io a dirlo o ipotizzarlo. Nel febbraio dello scorso anno, per esempio, un Comitato bipartisan del Congresso Usa è venuto a conoscenza di informazioni secondo le quali i russi avrebbero sviluppato delle armi anti satellitari, e cioè dei satelliti in grado di distruggere altri satelliti. Negli ambienti militari americani si parla, sottovoce, del rischio di una “nuova Pearl Harbor” perché l’ambiente dello Spazio è assai particolare. Banalmente, si viene a conoscenza di aver perso un satellite nel momento in cui lo si perde. È insomma complicato capire se stiamo per ricevere un attacco satellitare. La deterrenza, d’ora in avanti, si sposterà sempre più in alto fino a coinvolgere i satelliti. Lo Spazio è diventato a tutti gli effetti nuovo dominio dopo terra, mare, cielo e cyber”.
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