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	<title>Gas naturale Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 15 Apr 2026 08:49:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Gas naturale Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Gas egiziano: il pozzo Denise W 1, la scoperta che non basta a mettere in sicurezza il Cairo</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/gas-egiziano-il-pozzo-denise-w-1-la-scoperta-che-non-basta-a-mettere-in-sicurezza-il-cairo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="egitto" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-1536x1033.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-600x403.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La scoperta del pozzo Denise W 1 rafforza la cooperazione tra Eni ed Egitto e conferma la sete di risorse del Cairo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/gas-egiziano-il-pozzo-denise-w-1-la-scoperta-che-non-basta-a-mettere-in-sicurezza-il-cairo.html">Gas egiziano: il pozzo Denise W 1, la scoperta che non basta a mettere in sicurezza il Cairo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="egitto" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-1536x1033.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/egitto-600x403.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Eni rafforza il ruolo energetico dell’Egitto, ma la guerra regionale mostra tutta la fragilità del sistema. La nuova scoperta di gas e condensati annunciata da Eni insieme al governo egiziano ha un valore che va ben oltre il dato tecnico. Il pozzo Denise W 1, perforato al largo della costa mediterranea egiziana nel blocco di Temsah, conferma che <strong>il sottosuolo del Mediterraneo orientale continua a offrire risorse importanti </strong>e che <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html" type="post" id="498377">l’Egitto resta uno dei principali snodi energetici </a>della regione. Ma proprio mentre il Cairo celebra una scoperta significativa, emerge con ancora maggiore chiarezza il vero problema: l’Egitto dispone di potenzialità energetiche rilevanti, eppure continua a vivere una condizione di vulnerabilità strutturale che la guerra in Medio Oriente ha soltanto aggravato.</p>



<p>Le stime preliminari parlano di circa 2 trilioni di piedi cubi di gas e di 130 milioni di barili di condensati. Numeri notevoli, che permettono al governo egiziano di rivendicare un risultato concreto in una fase di forte tensione economica e di crescente pressione sociale. Tuttavia la scoperta, da sola, non risolve il nodo fondamentale: <strong>il sistema energetico egiziano soffre di un disequilibrio crescente tra produzione disponibile, consumi interni, domanda industriale e costi delle importazioni. </strong>In altre parole, non è la mancanza assoluta di risorse a mettere in difficoltà il Cairo, ma la difficoltà di trasformare la ricchezza potenziale in sicurezza energetica stabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della fragilità egiziana</h2>



<p>Per anni la scoperta di Zohr aveva alimentato una narrativa ambiziosa: l’Egitto come potenza del gas, autosufficiente e destinata a diventare hub energetico del Mediterraneo orientale. Quella promessa, almeno in parte, si è scontrata con la realtà. Il progressivo declino naturale di alcuni giacimenti, la crescita della domanda interna, l’aumento della popolazione, l’inefficienza di parte della rete e la dipendenza da equilibri regionali instabili hanno ridotto i margini di manovra del Cairo.</p>



<p>La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha messo a nudo questa debolezza. <strong>L’interruzione delle forniture provenienti da Israele e Qatar ha colpito l’Egitto in un punto nevralgico</strong>, costringendolo a imporre misure di risparmio energetico, a ritoccare i prezzi dei carburanti, a rallentare progetti pubblici e a sostenere costi di importazione saliti a livelli quasi tripli in un solo mese. È la dimostrazione che l’Egitto non è ancora una potenza energetica pienamente sovrana, ma un attore esposto alle turbolenze strategiche del proprio ambiente regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eni e il Mediterraneo orientale</h2>



<p>In questo quadro, <strong>il ruolo di Eni appare centrale.</strong> La compagnia italiana non è soltanto un operatore industriale: è uno degli strumenti attraverso cui l’Egitto prova a mantenere aperta la prospettiva di rilancio del proprio settore energetico. La presenza di Eni nel Paese dal 1954 e il suo portafoglio ampio, che unisce esplorazione, sviluppo e produzione, fanno della società italiana un partner strutturale del Cairo. L’Italia, grazie a Eni, continua così a essere uno degli interlocutori energetici più influenti nel Mediterraneo orientale.</p>



<p>La scoperta di Temsah rafforza questo asse e conferma che il Mediterraneo resta uno spazio in cui industria, geopolitica e sicurezza si intrecciano in modo sempre più stretto. Per Roma, la stabilità energetica egiziana non è un tema periferico: riguarda direttamente la sicurezza del quadrante mediterraneo, gli approvvigionamenti, gli equilibri con Israele e Cipro, la proiezione italiana in Nord Africa e la tenuta di una regione che resta cruciale anche per i flussi migratori e commerciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal gas alla geoeconomia della sopravvivenza</h2>



<p>Ma l’aspetto più interessante è geoeconomico. <strong>Il Cairo non cerca più soltanto di produrre gas per il mercato interno o per l’esportazione. Cerca soprattutto di usare il settore energetico come leva per difendere la stabilità macroeconomica del Paese. </strong>Ridurre la spesa per le importazioni significa alleggerire la pressione sulle riserve in valuta, contenere il deficit, rassicurare gli investitori e limitare il rischio di nuove tensioni sociali. In Egitto, l’energia non è mai soltanto energia: è finanza pubblica, consenso politico, tenuta dello Stato.</p>



<p>Per questo la nuova scoperta è certamente importante, ma va letta con prudenza. Tra scoperta, valutazione tecnica, test, perforazione di ulteriori pozzi, costruzione di infrastrutture offshore e avvio della produzione, i tempi non saranno brevi. Il beneficio politico dell’annuncio è immediato, quello economico reale richiederà invece tempo, investimenti e soprattutto un contesto regionale meno instabile. E proprio qui emerge il paradosso egiziano: il Paese vorrebbe diventare hub energetico del Mediterraneo, ma per riuscirci avrebbe bisogno di una stabilità regionale che oggi è sempre più rara.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Egitto tra ambizione e dipendenza</h2>



<p>Il Cairo continua dunque a oscillare tra due identità. Da un lato vuole essere produttore, trasformatore ed esportatore, sfruttando i propri impianti di liquefazione e la posizione geografica. Dall’altro resta dipendente da forniture esterne e vulnerabile agli shock geopolitici. È una condizione intermedia che spiega molte delle scelte del presidente al Sisi: il rafforzamento del controllo interno, la prudenza diplomatica, il tentativo di tenere rapporti aperti con tutti gli attori regionali, dagli Stati del Golfo a Israele, passando per l’Europa.</p>



<p>La scoperta di Denise W 1 rappresenta dunque una buona notizia, ma non ancora una svolta. Segnala che il sottosuolo egiziano continua a offrire opportunità e che l’asse con Eni resta strategicamente prezioso. Ma segnala anche, indirettamente, che l’Egitto è costretto a cercare nuove risorse proprio perché <strong>la guerra e le tensioni regionali hanno dimostrato quanto fragile sia il suo modello energetico. </strong>In fondo, il vero dato politico è questo: nel Mediterraneo orientale il gas non è più soltanto una ricchezza, ma una forma di assicurazione contro il caos. E l’Egitto, oggi, sta cercando di comprarla un pozzo alla volta.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Europa adesso è a corto di gas ma non l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/leuropa-adesso-e-a-corto-di-gas-ma-non-litalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 06:04:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Gnl]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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<p>L'Europa ora ha un problema con le scorte di gas, ma non l'Italia. Cerchiamo di capire perché e cosa sta succedendo.</p>
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<p>La <strong>Terza Guerra del Golfo</strong> ha provocato la chiusura dello <strong>Stretto di Hormuz</strong> al traffico navale, determinando così una crisi nel settore degli idrocarburi per via dello stop alle spedizioni di petrolio e gas naturale. Come vi abbiamo <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/lombra-choc-petrolifero-cosa-pu-succedere-hormuz-attacchi-2630062.html">già mostrato</a>, la maggior parte degli idrocarburi che transitano per Hormuz finisce nei mercati asiatici, con Paesi come la Repubblica Popolare Cinese, l&#8217;India, il Giappone e la Corea del Sud che sono fortemente dipendenti da essi. A livello globale, i contraccolpi sul mercato sono ancora presenti, e sebbene minori rispetto a crisi passate come quando <a href="https://www.money.it/prezzo-del-petrolio-storico-wti-da-1946-al-2025">nel 2008 il prezzo del petrolio raggiunse un picco di 145 dollari al barile</a>, <strong>le condizioni attuali stanno mettendo in difficoltà le economie più esposte</strong>, ovvero quelle più dipendenti dalle importazioni, generando preoccupazione e un&#8217;instabilità che permane nonostante il temporaneo sblocco del petrolio russo (embargo sospeso per 30 giorni).</p>



<p>Il mercato del gas naturale liquefatto (GNL), è quello che sta dimostrando più volatilità stante la forte dipendenza europea dal quadrante mediorientale. <a href="https://fr.euronews.com/my-europe/2025/07/03/lue-importe-plus-de-gnl-que-de-gaz-de-pipeline-quel-est-limpact-sur-le-climat">Nel 2025</a>, gli <strong>Stati Uniti erano il principale partner dell&#8217;UE nel settore del GNL</strong>, rappresentando poco più della metà di tutte le importazioni in termini di valore (50,7%), seguiti da Russia (17%) e Qatar (10,8%). Le <a href="https://ieefa.org/european-lng-tracker">importazioni di GNL</a> nell&#8217;UE sono aumentate del 21% su base annua nel primo semestre del 2025 e i maggiori importatori di questa risorsa sono stati la Francia, la Spagna, i Paesi Bassi, l&#8217;Italia, la Turchia, il Regno Unito e il Belgio. Nel primo semestre del 2025, le importazioni europee di GNL provenienti da Stati Uniti, Russia, Nigeria e Angola sono aumentate su base annua, e al contrario, le importazioni da Qatar, Algeria, Trinidad e Tobago, Norvegia e Perù sono diminuite. In termini di <strong>importazioni combinate di gas e GNL</strong> tramite gasdotto nel primo semestre del 2025, i Paesi dell&#8217;UE si sono riforniti per il 29% dalla Norvegia, per il 27% dagli Stati Uniti, per il 13% dalla Russia e per il 12% dall&#8217;Algeria.</p>



<p>L&#8217;<strong>Italia</strong>, con lo scoppio del conflitto in Ucraina, ha rimodulato le fonti di approvvigionamento di gas in modo diverso rispetto agli altri Paesi dell&#8217;Europa centrale, riducendo di molto la sua dipendenza dalla Russia e principalmente aumentando l&#8217;importazione da quello che è diventato il suo principale partner energetico: l&#8217;<strong>Algeria</strong>. <a href="https://www.statista.com/statistics/787720/natural-gas-imports-by-country-of-origin-in-italy/">Nel 2024</a> Algeri era al primo posto tra i Paesi che esportano gas nel nostro Paese, seguita dall&#8217;Azerbaigian, dal Qatar, dalla Russia e dagli Stati Uniti. A seguire Norvegia, Olanda e Libia. Questa diversificazione attuata dall&#8217;Italia, sta permettendo di reggere meglio all&#8217;attuale crisi del gas naturale rispetto ad altri Paesi europei.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">L’Europa ha un problema di gas. E i numeri lo dimostrano.<br><br>A meno di quattro settimane dalla chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz, gli stoccaggi europei sono al 28,5% di riempimento contro il 60% di due anni fa alla stessa data.<br>Per raggiungere l’80% entro novembre,… <a href="https://t.co/DTgTDwYhoj">pic.twitter.com/DTgTDwYhoj</a></p>&mdash; Gianclaudio Torlizzi (@TCommodity) <a href="https://twitter.com/TCommodity/status/2035709759546900521?ref_src=twsrc%5Etfw">March 22, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Secondo dati AGSI elaborati da T-Commodity, infatti, <strong>Paesi Bassi, Germania, Francia e Austria</strong> hanno un serio problema di stoccaggio di gas naturale, ovvero hanno i depositi a un livello pericolosamente basso. In dettaglio, i Paesi Bassi sono solo al 6,81% di riempimento, la Germania al 21,89%, la Francia al 21,85% e l&#8217;Austria al 35,4%. <strong>L&#8217;Italia, invece, si trova tra i Paesi che hanno scorte più elevate col 44,11% di riempimento</strong>, preceduta dalla Polonia col 46,66%, dalla Spagna col 55,49% e dal Portogallo con l&#8217;81,62%, tutti Paesi che comunque hanno una capacità totale di stoccaggio di molto inferiore a quella italiana (circa 1/7 per Spagna e Polonia, il Portogallo addirittura 1/52). Nel complesso però, <strong>l&#8217;Unione Europea ha un grosso problema di riserve di gas</strong>: la media UE è infatti pari al 28,51%. Di questo gas mancante, è stato calcolato che la quota passante per lo Stretto di Hormuz è di 9 miliardi di metri cubi (tutti dal Qatar), mentre mancherebbero ancora complessivamente 65,5 miliardi di metri cubi senza quest&#8217;ultima frazione.</p>



<p>Che cosa sta succedendo? Dando per costante il flusso dagli Stati Uniti e dalla Norvegia, come dall&#8217;Algeria e dalla Russia, il <strong>traffico di navi metaniere</strong> in queste settimane ha subito un drastico cambio di rotta. Una nota applicazione per smartphone che mostra il traffico navale tramite la ricezione del segnale AIS (il transponder navale), evidenzia infatti come le navi metaniere nelle ultime 3 settimane abbiano drammaticamente <strong>cambiato la loro rotta originaria per dirigersi verso l&#8217;Asia.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Europe-bound LNG cargoes divert to Asia amid Middle East supply disruption<br><br>Around 11 LNG tankers originally bound for Europe have diverted to Asia since 3 March, according to market data, as buyers respond to tightening supply and rising spot prices following the closure of the… <a href="https://t.co/mC9pFyiZYx">pic.twitter.com/mC9pFyiZYx</a></p>&mdash; MarineTraffic (@MarineTraffic) <a href="https://twitter.com/MarineTraffic/status/2036082699597693090?ref_src=twsrc%5Etfw">March 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il perché di questo comportamento è forse presto detto: la guerra ha provocato la chiusura delle spedizioni di idrocarburi, la maggior parte dei quali <strong>diretta verso l&#8217;Asia</strong>, il mercato asiatico a fronte di una penuria ha alzato i prezzi del GNL in modo maggiore rispetto agli altri mercati mondiali, quindi le compagnie hanno reindirizzato le loro metaniere verso l&#8217;Asia, anche in virtù della possibilità di contrattare i future di questa commodity in tempi notevolmente più brevi rispetto al greggio, per via della volatilità del mercato evidenziata in apertura di articolo. </p>



<p>Anche per questo il futuro non appare roseo: la forte dipendenza del mercato asiatico da gas e greggio del Golfo reindirizzerà gli altri produttori verso quel quadrante, ed <strong>esiste il rischio che l&#8217;Europa resti a secco,</strong> costringendoci ad aumentare le importazioni di gas russo con notevoli ripercussioni sull&#8217;andamento del conflitto in Ucraina. Anche per questo l&#8217;attuale guerra nel Golfo deve essere risolta nel più breve tempo possibile, e anche per questo i maggiori Paesi dell&#8217;UE, molto saggiamente, hanno per il momento deciso di non partecipare attivamente alle operazioni militari, rispedendo al mittente l&#8217;appello statunitense a un&#8217;ampia cooperazione per mettere in sicurezza Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-adesso-e-a-corto-di-gas-ma-non-litalia.html">L&#8217;Europa adesso è a corto di gas ma non l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il gas come ancora di stabilità: L’Egitto tra emergenza energetica e ambizione regionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-gas-come-ancora-di-stabilita-legitto-tra-emergenza-energetica-e-ambizione-regionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 05:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Egitto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il Cairo cerca di tamponare un problema immediato – la crescente domanda interna – senza rinunciare a un disegno più ampio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-come-ancora-di-stabilita-legitto-tra-emergenza-energetica-e-ambizione-regionale.html">Il gas come ancora di stabilità: L’Egitto tra emergenza energetica e ambizione regionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Egitto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/egitto-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’accordo firmato tra<strong> Egitto e Qatar per l’aumento delle forniture di gas naturale liquefatto </strong>non è una semplice intesa commerciale. È il riflesso di una fase di transizione energetica difficile, nella quale il Cairo cerca di tamponare un problema immediato – la crescente domanda interna – senza rinunciare a un disegno più ampio: <strong>restare, e anzi rafforzarsi, come hub regionale del gas nel Mediterraneo orientale.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Qatar come fornitore di ultima istanza</h2>



<p>La scelta del Qatar non sorprende. <a href="https://it.insideover.com/schede/energia/che-cose-il-gas-naturale-liquefatto-gnl.html">Qatar è il primo esportatore mondiale di GNL</a> e dispone di una flessibilità logistica che pochi altri possono garantire. Le 24 consegne previste nei mesi estivi rispondono a una logica di emergenza: temperature elevate, consumi elettrici in crescita, margini sempre più ridotti per la produzione nazionale. L’intesa va oltre la semplice fornitura e tocca infrastrutture, stoccaggio e cooperazione tecnica, segnalando <strong>una partnership strutturale e non contingente.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le riserve in calo e il fattore tempo</h2>



<p>Il nodo centrale resta il declino della produzione egiziana, iniziato a fine 2022. Per un Paese che aveva costruito la propria narrativa energetica sull’autosufficienza e sull’export, <strong>il ritorno alle importazioni è un passaggio politicamente sensibile.</strong> Il governo insiste sul carattere temporaneo della crisi e ribadisce l’obiettivo dell’autosufficienza, ma nel breve periodo la sicurezza energetica passa inevitabilmente da accordi esterni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’asse con Israele e il Mediterraneo orientale</h2>



<p>In questo quadro si inserisce il maxi accordo sul gas con Israele, basato sul giacimento offshore di Leviathan. L’intesa, resa possibile dal via libera politico del <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html">governo israeliano, prevede flussi fino a 130 miliardi di metri cubi entro il 2040.</a> È un volume strategico, che <strong>rafforza l’interdipendenza tra Il Cairo e Tel Aviv</strong> e consolida il ruolo dell’Egitto come piattaforma di liquefazione e riesportazione. Le rassicurazioni egiziane sul carattere “puramente commerciale” dell’accordo servono a contenere le ricadute politiche interne e regionali, soprattutto sullo sfondo della guerra a Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione strategica</h2>



<p>Dal punto di vista strategico, l’Egitto sta giocando su più tavoli. Da un lato diversifica le fonti – <strong>Qatar, Israele, Cipro</strong> – per ridurre il rischio di dipendenza da un singolo fornitore. Dall’altro investe nel proprio ruolo infrastrutturale: terminali come Ain Sokhna e Damietta diventano asset geopolitici, non solo industriali. La modernizzazione delle infrastrutture, inclusi nuovi gasdotti transfrontalieri, rafforza questa centralità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici</h2>



<p>Sul piano economico, il gas resta una leva essenziale per stabilizzare il sistema elettrico e contenere i costi sociali dell’energia. Tuttavia, l’importazione di GNL ha un prezzo più elevato rispetto alla produzione domestica, con effetti sui conti pubblici. L’equilibrio tra sostenibilità finanziaria e sicurezza energetica sarà uno dei test principali per il governo nei prossimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica del gas</h2>



<p>La mappa energetica del Mediterraneo orientale si conferma come uno spazio di cooperazione pragmatica più che di alleanze ideologiche. <strong>L’Egitto dialoga con il Qatar, con Israele e con attori occidentali</strong>, cercando di trasformare la propria vulnerabilità energetica in un’occasione di rilancio geopolitico. Il gas diventa così uno strumento di politica estera, capace di compensare, almeno in parte, le fragilità interne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>L’accordo con il Qatar non risolve i problemi strutturali dell’Egitto, ma compra tempo. <strong>E nel Medio Oriente di oggi, il tempo è una risorsa strategica quanto il gas. </strong>La sfida per Il Cairo sarà trasformare questa fase di dipendenza controllata in un nuovo ciclo di stabilità e centralità regionale, evitando che l’emergenza energetica si traduca in un vincolo politico duraturo.</p>
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		<title>Serbia: tregua sul gas russo ma lo scontro con Mosca sul petrolio (sanzionato) resta aperto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/serbia-tregua-sul-gas-russo-ma-lo-scontro-con-mosca-sul-petrolio-sanzionato-resta-aperto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 05:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni alla Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-1536x1007.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Serbia ha firmato un accordo per le forniture di gas da Mosca ma la raffineria NIS rimarrà sanzionata se i russi non cedono la loro quota.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024061709031277_41d7d3cdd8bb38177eba23d881e95756-1536x1007.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente della Serbia, <strong>Alexander Vučić</strong>, può cantare vittoria, ma potrebbe trattarsi di una vittoria di Pirro. Nella sofistica partita energetica che si sta giocando a ogni latitudine, Belgrado è riuscita a incassare <strong>un accordo trimestrale per le forniture di gas dalla Russia </strong>che permetterà ai serbi di affrontare l’inverno rigido dei Balcani. Gli impegni presi prevedono l’<strong>erogazione di oro blu a basso costo</strong> fino al 31 marzo 2026, ma nei prossimi mesi lo scenario potrebbe presto cambiare. Con l’arrivo della prossima primavera, Belgrado potrebbe trovarsi nel pieno di una tempesta geopolitica alimentata dalla <strong>dipendenza energetica da Mosca, dalle sanzioni inflitte da Washington a danno di una sua raffineria parzialmente di proprietà russa e dall’eventuale adesione all’Unione europea</strong>. Una partita da disputare in nome dell’interesse nazionale con grande equilibrio, ma che potrebbe scontentare una o l’altra delle parti con cui la Serbia ha a che fare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Europa o Russia: la scelta per il gas</h2>



<p>Bruxelles o Mosca? Questo è il dilemma che attanaglia il Governo di Belgrado. La Serbia ha fatto domanda di adesione all’Unione a 27 nel lontano <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/serbia/">2009 e i negoziati hanno avuto inizio nel 2014</a>.&nbsp; Il percorso di avvicinamento è risultato piuttosto tortuoso, constatate le forti radici culturali che si estendono dai Balcani agli Urali, quanto mai difficili da sradicare. Non è un caso, dunque, se Bruxelles ha proposto alle autorità di Belgrado di aderire alla <strong>piattaforma comunitaria per l&#8217;acquisto di combustibili fossili</strong>, lanciata nel 2023 per sopperire al <a href="https://it.insideover.com/economia/russia-da-gas-e-petrolio-entrate-in-calo-aumenta-liva-ora-per-la-guerra-pagano-davvero-i-cittadini.html">decremento di gas naturale</a> dalla Russia a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina. Se la Serbia, seguendo la logica della Commissione europea, vuole divenire il 28esimo membro del blocco, è bene che tagli i ponti energetici con Mosca quanto prima, in linea con l&#8217;obiettivo degli europei di <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/gas-lintesa-russia-turchia-ungheria-spiazza-lunione-europea.html">rinunciare del tutto al gas russo entro il 2028</a></strong>.&nbsp;</p>



<p>Vučić, però, sa che un approccio del genere comporterebbe un prezzo troppo salato per il suo popolo. All’attuale stato dell’arte,  <strong>circa l’80% dalle importazioni di oro blu provengono dal Cremlino, con forniture giornaliere che contano circa 6 milioni di metri cubi di gas naturale</strong> a un prezzo decisamente inferiore alla media di mercato (290 euro rispetto a 360 euro per mille metri cubi). L’estate scorsa è scaduto il contratto triennale che ha permesso ai serbi di riscaldare le case, e a lungo il presidente Vučić si è dato da fare per una proroga da pattuire entro la fine del 2025, dopo essersi reso conto che <strong>la produzione domestica e le importazioni dall’Azerbaijan non bastano ad affrontare il freddo nei Balcani</strong>. </p>



<p>Ad aprile 2026, Belgrado dovrà aprire nuovamente il tavolo dei negoziati, ma questa volta ci sarà un ostacolo in più lungo il cammino. Dal 1° gennaio scatterà i<strong>l divieto di transito per il gas da Mosca sul territorio comunitario</strong> e la Serbia rischierebbe di vedersi chiusi i rubinetti dal momento che si approvvigiona tramite il <em>Balkan Stream</em>, il quale attraversa al Bulgaria. Il ministro delle Miniere e dell’Energia, Dedović Handanović, ha già <a href="https://balkangreenenergynews.com/serbia-warns-of-gas-crisis-as-eu-transit-ban-threatens-balkan-stream-supply/">fatto sapere </a>che Sofia intende rispettare il divieto imposto da Bruxelles e che la soluzione è in là da venire. </p>



<p>Una matassa davvero difficile da dipanare, soprattutto se si versa la goccia che potrebbe far traboccare il vaso: la raffineria <em>Naftna Industrija Srbije</em> (NIS).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il braccio di ferro sul petrolio&nbsp;</h2>



<p><a href="https://europeanwesternbalkans.com/2025/11/27/could-the-serbian-government-break-with-moscow-over-nis/">Secondo retroscena tratteggiati di recente</a>,  Vučić teme che il rinnovo dell’accordo sulle forniture di gas abbia durata solamente trimestrale in quanto i russi vorrebbero guadagnare tempo per sciogliere il nodo della NIS, colpita dalle <strong>sanzioni statunitensi</strong>. Il 9 ottobre è stato applicato un nuovo pacchetto volto a prendere di mira gli <a href="https://it.insideover.com/energia/utile-di-rosneft-a-picco-e-prezzi-del-petrolio-giu-lenergia-e-i-mal-di-testa-della-russia.html">asset energetici</a> dell’Orso russo. La Naftna Industrija Srbije &#8211; colosso serbo dell’oro nero &#8211; è controllata per il 56% da <strong>Gazprom Neft</strong>, mutinazionale della Federazione Russa attiva nel settore delle risorse minerarie. A partire da novembre scorso, ogni attività di lavorazione del greggio presso gli impianti di Pančevo si è fermata, così come le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati (benzina, diesel)  causando una carenza di introiti nelle casse di Belgrado. Da Washington è stata concessa una finestra da tenere aperta fino a marzo per consentire ai serbi di vendere la quota detenuta dai russi, consentendo così la ripresa dei lavori. </p>



<p>Secondo quanto riportato da <em><a href="https://www.reuters.com/business/energy/serbias-nis-gets-us-approval-negotiate-sale-russian-stake-2025-12-24/">Reuters</a></em>, Gazprom starebbe negoziando con la compagnia ungherese MOL, ma tali indiscrezioni evidentemente non sono abbastanza rassicuranti per l’ex cuore pulsante della Jugoslavia. Vučić ha lanciato un <em>ultimatum</em>: <strong>entro metà gennaio deve farsi avanti un acquirente della quota russa o, altrimenti, il Governo procederà con la nazionalizzazione della NIS</strong>. Questa mossa, per l’appunto, induce i retroscenisti più acuti a credere che Mosca voglia costringere Belgrado a procrastinare la decisione sulla raffineria tramite dei contratti a breve termine sul gas. Una leva negoziale che potrebbe impedire la perdita di controllo immediata della Naftna Industrija Srbije o l’individuazione di un acquirente gradito al Cremlino.</p>



<p>Un quadro simile è piuttosto emblematico della fragilità della Serbia, nazione di confine tra Occidente e Oriente, impegnata a fare l’equilibrista tra due mondi pronti a tenderle la mano, ma altrettanto a ritrarla se si sbilancia a favore della parte avversaria. In quel di Belgrado il panettone l’hanno mangiato al caldo, ma in primavera la colomba potrebbe essere servita con il conto geopolitico la cui cifra è al momento sconosciuta.&nbsp;</p>



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		<title>Tra Usa e Russia, la guerra del gas ha un solo sconfitto: l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/tra-usa-e-russia-la-guerra-del-gas-ha-un-solo-sconfitto-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 08:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Gnl]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non si sa se per l'Ue comprare più Gnl americano potrebbe essere una via percorribile. Trump ha più volte paventato sanzioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/tra-usa-e-russia-la-guerra-del-gas-ha-un-solo-sconfitto-leuropa.html">Tra Usa e Russia, la guerra del gas ha un solo sconfitto: l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250121230140249_a40b3a7d56f10e5fe8e9232d97c74bfc-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;inaugurazione presidenziale di <strong>Donald Trump</strong> ha portato ufficialmente alla Casa Bianca un <strong>comandante in capo</strong> fautore del <strong>rilancio della leadership energetica</strong> americana nell&#8217;Occidente contemporaneo. Nonostante già Joe Biden avesse fatto dell&#8217;export energetico una parte non secondaria della sua agenda politica, tanto da scontrarsi più volte con la sinistra del Partito Democratico e i movimenti ambientalisti, Trump intende rafforzare gli sforzi. E la prima mossa per <strong>ampliare la proiezione americana</strong> appare la ricerca di una sintonia con l&#8217;<strong>Europa per aumentare gli</strong><a href="https://it.insideover.com/schede/energia/che-cose-il-gas-naturale-liquefatto-gnl.html"><strong> acquisti di gas naturale liquefatto (Gnl)</strong>.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Europa dovrà comprare più Gnl americano?</h2>



<p>La presidente della Commissione europea <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-umilia-lue-von-der-leyen-e-kallas-assenti-allinsediamento.html">Ursula von der Leyen</a>, snobbata da Trump nella cerimonia d&#8217;apertura, ha sottolineato che comprare più Gnl americano potrebbe essere una via percorribile. Trump ha più volte paventato sanzioni al blocco qualora <strong>non aumentasse l&#8217;acquisto di Gnl a stelle e strisce</strong>, ma nel breve periodo un ostacolo potrebbe essere un attore decisamente resiliente nel mercato energetico del Vecchio Continente: la Russia. Nei primi quindici giorni dell&#8217;anno, nonostante il bando alle forniture energetiche via tubo dovute allo stop del gasdotto passante per l&#8217;Ucraina, la Russia è rimbalzata come <strong>seconda fornitrice europea di gas</strong> dietro gli Usa<a href="https://tg24.sky.it/mondo/2025/01/17/gas-russo-europa"> grazie proprio a un boom dell&#8217;export di Gnl</a>. </p>



<p>Dall&#8217;1 al 15 gennaio Mosca ha fornito 837mila tonnellate in due settimane, +10% sullo stesso periodo dell&#8217;anno e +23% rispetto al 2023, primo anno toccato dal decoupling energetico legato alla guerra in Ucraina. <strong>Un dato che incide, in sole due settimane, per il 4,7%</strong> del totale delle forniture (record) via Gnl all&#8217;Europa del 2024, pari a 18 milioni di tonnellate. E se da un lato questi dati sono ben lontani dall&#8217;età dell&#8217;oro del <strong>gas via tubo</strong> segnato dalle rotte baltiche e ucraine, dall&#8217;altro dimostra una resilienza notevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La resilienza di Mosca sul Gnl</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/economia/la-fortezza-russia-resiste-alla-guerra-fredda-del-gas.html">Già a fine 2019 notavamo </a>come fosse stata proprio l&#8217;agenda energetica del primo Trump, dal 2017 in avanti, a spingere la Russia alla <strong>diversificazione delle modalità di fornitura</strong>. Il colosso energetico di Mosca, Gazprom, si è abituato a gestire diversi tipi di flussi energetici e il terminal siberiano russo di Yamal, che fornisce buona parte del Gnl all&#8217;Europa, opera a pieno regime consentendo al Paese di Vladimir Putin di tenere un piede a terra <a href="https://it.insideover.com/energia/linverno-caldo-del-gas-per-uneuropa-che-dipende-sempre-dagli-altri.html">in un Vecchio Continente in bolletta.</a></p>



<p>Giocoforza, si prospetta <strong>un duello Usa-Russia per le forniture energetiche.</strong> Se Trump vuole veder ampliata la presa Usa sul mercato europeo, dovrà necessariamente aggredire la quota di export in mano a Gazprom-Yamal. &#8220;Secondo i dati Lseg, nel corso dell&#8217;anno passato le esportazioni di GNL hanno raggiunto gli 88,3 milioni di tonnellate, in aumento rispetto alle 84,5 del 2023, garantendo agli Stati Uniti il ​​primato di maggiore esportatore di Gnl al mondo&#8221;, <a href="https://www.euractiv.com/section/eet/news/us-lng-exports-soar-europe-remaining-the-main-destination/">nota <em>Euractiv</em>, aggiungendo che </a>&#8220;<strong>l&#8217;Europa si è confermata la destinazione preferita per le esportazioni di Gnl degli Stati Uniti</strong> a dicembre, con 5,84 milioni di tonnellate, pari al 69% del gas super-refrigerato venduto al continente, rispetto alle 5,09 di novembre&#8221;.</p>



<p>Cosa ne consegue? Da un lato che l&#8217;<strong>Europa dell&#8217;energia è terra di conquista straniera</strong>. E questo non è una novità, Ma lo sarà con maggiore intensità ora che l&#8217;America è tornata con forza ad ambire a un ruolo esplicito di primazia, non solo a una superiorità commerciale. Dall&#8217;altro, che si tornerà su certi fronti alle dinamiche del primo mandato di Trump, quando Washington e Mosca mossero una partita a scacchi sul mercato del gas. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La distensione russo-americana e il gas</h2>



<p>Tutto questo si somma a una <strong>graduale possibilità di </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/usa-russia-pronti-a-dialogare-ucraina-sullucraina-putin-apre-a-trump.html"><strong>distensione russo-americana</strong> </a>in cui anche la partita del gas rientrerà. I leader europei più favorevoli a Trump in Europa, Viktor Orban e Robert Fico, sono anche quelli i cui Paesi, Ungheria e Slovacchia, dipendono di più dal gas russo. </p>



<p><a href="https://www.ft.com/content/e33d9eec-b34c-4afc-8948-dda91ccbb70d">Inoltre, come riporta il <em>Financial Times</em>,</a> prima di passare il mandato l&#8217;amministrazione del presidente statunitense Joe Biden ha aggiunto due piccoli impianti russi di Gnl all&#8217;elenco delle sanzioni statunitensi, ma si è rifiutata di<strong> includere anche Yamal</strong>&#8220;, lasciando una polpetta avvelenata a Trump: sfidare o sanzionare? </p>



<p>Il Ft ricorda inoltre che <strong>a sfavore degli Usa c&#8217;è anche la minor distanza del Gnl russo</strong>, perché &#8220;i prezzi europei del gas sono circa tre volte superiori a quelli degli Stati Uniti e sono rimasti ostinatamente più del doppio rispetto al livello precedente all&#8217;invasione su vasta scala dell&#8217;Ucraina del 2022&#8221;. Nel grande gioco a tre, tra Russia, Usa e Ue, <strong>Trump e Putin hanno una certezza: l&#8217;Europa</strong>, comunque vadano le cose, è disposta a pagare. Un segno della perdita di potere contrattuale geopolitico del Vecchio Continente, impotente a giocare un ruolo attivo in questa partita a scacchi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/tra-usa-e-russia-la-guerra-del-gas-ha-un-solo-sconfitto-leuropa.html">Tra Usa e Russia, la guerra del gas ha un solo sconfitto: l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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