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Non è ancora un tracollo, ma sicuramente un elemento di estrema attenzione: il crollo dei profitti di Rosneft, il colosso del petrolio di Stato della Federazione Russa, e il calo dei prezzi del greggio indicano che una fase di vacche grasse alimentate dal florido mercato degli idrocarburi esportati da Mosca si è, almeno per ora, chiusa.

L’energia sta dando poche soddisfazioni alla Russia in questo finale di 2025. A inizio dicembre, infatti, Rosneft ha riportato i conti trimestrali che hanno manifestato un calo degli utili del 70% nei primi nove mesi dell’anno dal 2024 al 2025.

Rosneft, profitti in calo per il gigante del petrolio

Da gennaio a settembre 2025 il colosso guidato da Igor Sechin, fedelissimo del presidente Vladimir Putin, ha accumulato 277 miliardi di rubli (3,6 miliardi di dollari) di utili contro i 926 miliardi di rubli (11,9 miliardi di dollari) dell’anno precedente. Su base trimestrale, dal primo trimestre del 2024 al terzo del 2025 il calo è netto: si passa da 399 miliardi di rubli (4,96 miliardi di dollari) a 32 miliardi di rubli (400 milioni di euro) da luglio a settembre. Un calo del 92% in un anno e mezzo.

Un dato da leggere in parallelo al crollo degli utili gasieri di Gazprom che, nel terzo trimestre, ha riportato 1,72 miliardi di dollari di profitti, -53% anno su anno. E che mostra come sul campo energetico il Cremlino abbia di fronte a sé l’ipotesi di un esaurimento del filone d’oro che ha alimentato il suo bilancio statale con importanti afflussi di risorse anche negli anni della guerra in Ucraina, contribuendo alla difesa del valore del rublo, alla resistenza del Paese contro le sanzioni occidentali e alla conduzione del conflitto.

Solo nel mese di novembre, i ricavi sono scesi del 35% per l’erario russo, secondo i dati del Ministero delle Finanze di Mosca, che per il 2026 ha previsto un aumento dal 20 al 22% dell’Iva nel 2026, portando dunque la cittadinanza per la prima volta dall’attacco all’Ucraina a subire un’imposta chiaramente orientata a sostenere il bilancio pubblico di fronte ai minori proventi del settore energetico.

Il calo del prezzo del petrolio russo

Questa settimana c’è stata un’altra botta per Mosca: “martedì, il greggio russo spedito da tutti i principali terminal di esportazione sul Mar Nero, sul Mar Baltico e sul porto di Kozmino, in Estremo Oriente, veniva venduto a circa 40 dollari al barile”, nota Oil Price, ricordando come il calo dei prezzi avvenga nel quadro di un eccesso di offerta alimentata anche dall’allentamento del cartello Opec+, di cui la Russia fa parte.

Mosca, assieme all’Arabia Saudita, ha aperto all’estensione della produzione di greggio per conquistare quote di mercato a scapito dello shale oil americano, ma in un contesto di sovraproduzione globale ed eccesso di offerta questo ha causato un calo generalizzato dei prezzi. Per Oil Price, “il calo dei prezzi del petrolio e il rafforzamento della valuta russa sono  destinati a ridurre di quasi il 50% i ricavi russi derivanti dal petrolio e dal gas a dicembre rispetto all’anno precedente, raggiungendo il livello più basso da agosto 2020″. Complessivamente Mosca calcola che il calo dei ricavi accumulato sommando gas e petrolio sia del 22% da gennaio a settembre rispetto al 2024, per un totale di 76 miliardi di dollari.

I mal di testa della Russia

Questo pone delle riflessioni fondamentali a Mosca su come finanziare un eventuale quinto anno di guerra senza aumentare eccessivamente la leva fiscale e l’imposizione sulla cittadinanza, governando peraltro un deficit superiore al 3% del Pil. Fintanto che le major del petrolio e del gas restano profittevoli per la Russia le turbolenze sono lontane. E la strategia della Banca centrale di Elvira Nabiullina ha fatto sì che le entrate venissero tesaurizzate per difendere il cambio del rublo. Ma ad oggi non è dato sapere se nuove sanzioni, una concorrenza crescente o elementi esterni per contesti bellici o economici cambieranno le carte in tavola. La notizia è che questo sarà un inverno anemico per Rosneft e Gazprom. E questo non può far dormire sonni tranquilli al Cremlino.

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