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	<title>Chevron Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 01 Mar 2026 06:18:39 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Chevron Archives - InsideOver</title>
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		<title>Chevron entra dove esce Lukoil: Iraq, il petrolio cambia bandiera ma non cambia natura strategica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 06:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Chevron]]></category>
		<category><![CDATA[Lukoil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-1536x1010.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il petrolio iracheno non è solo una risorsa energetica: è un campo di battaglia della guerra economica tra Usa e Russia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-entra-dove-esce-lukoil-iraq-il-petrolio-cambia-bandiera-ma-non-cambia-natura-strategica.html">Chevron entra dove esce Lukoil: Iraq, il petrolio cambia bandiera ma non cambia natura strategica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-1536x1010.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iraq-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’accordo preliminare tra Iraq e<a href="https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html"> Chevron per lo sviluppo di alcuni dei più </a>importanti giacimenti del Paese, a cominciare dal gigantesco West Qurna 2, non è una semplice operazione industriale. È un passaggio geopolitico di primo piano, perché segnala il trasferimento di <strong>una leva energetica cruciale da un attore russo a un colosso americano</strong>, dentro una delle aree più sensibili del sistema petrolifero mondiale. Quando un giacimento che vale circa lo 0,5 per cento dell’offerta globale e quasi il 10 per cento della produzione irachena cambia regia, non si muove soltanto un contratto: si muove un pezzo dell’equilibrio tra potenze.</p>



<p>L’uscita di Lukoil non nasce da una libera scelta di mercato, ma <strong>dall’effetto diretto delle sanzioni americane contro la Russia.</strong> Questo è il punto essenziale. La guerra in Ucraina continua a produrre conseguenze non solo sul fronte militare europeo, ma anche nelle geografie dell’energia mediorientale. In altre parole, Baghdad si ritrova a gestire nel proprio sottosuolo una ricaduta concreta dello scontro tra Washington e Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sovranità energetica irachena resta condizionata</h2>



<p>Formalmente, il governo iracheno ha nazionalizzato West Qurna 2, trasferendolo temporaneamente alla Basra Oil Company. Ma la sostanza è più complessa. Il passaggio alla compagnia statale non rappresenta un pieno recupero di sovranità, bensì <strong>una fase ponte verso una nuova assegnazione, questa volta a Chevron.</strong> Il fatto che la compagnia americana ottenga un diritto esclusivo di negoziazione per un anno mostra che lo Stato iracheno non sta tanto riconquistando autonomia, quanto ridefinendo il proprio rapporto di dipendenza da un partner esterno più compatibile con il quadro politico imposto dagli Stati Uniti.</p>



<p>Qui si vede tutta l’ambiguità del modello iracheno. Baghdad possiede le risorse, ma la gestione, la tecnologia, la finanza e persino la continuità operativa dei grandi campi restano largamente subordinate alle logiche delle major internazionali e ai rapporti di forza geopolitici. <strong>L’Iraq può cambiare interlocutore, ma non può ancora emanciparsi davvero</strong> dalla necessità di affidarsi a un grande attore straniero per garantire stabilità produttiva e investimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Washington consolida la presa su Baghdad</h2>



<p>La presenza di alti funzionari statunitensi alla firma, insieme al ruolo politico sempre più visibile di emissari americani, chiarisce che questa intesa è parte di una strategia più ampia. Gli Stati Uniti non stanno solo agevolando l’espansione di una propria compagnia energetica: <strong>stanno rafforzando la loro presenza nel cuore dell’economia irachena</strong>, cioè nel settore che regge quasi per intero il bilancio dello Stato.</p>



<p>Se <strong>il 90 per cento delle entrate pubbliche irachene dipende dalle vendite di greggio,</strong> allora chi entra nei campi petroliferi entra, indirettamente, nel circuito vitale della stabilità politica nazionale. Questo conferisce all’accordo una portata che va oltre l’energia: Chevron non è soltanto un investitore, ma uno strumento di penetrazione economica e di consolidamento dell’influenza americana in un Paese dove gli Stati Uniti vogliono limitare, al tempo stesso, il peso russo e la profondità strategica iraniana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più investimenti, ma a quale prezzo</h2>



<p>Dal punto di vista economico, <strong>l’intesa può apparire vantaggiosa per Baghdad. </strong>Chevron dispone di capitale, esperienza e capacità tecnica per rilanciare campi maturi o complessi, e per aprire nuove aree esplorative. In un Paese che ha un disperato bisogno di entrate stabili, maggiore efficienza produttiva significa più esportazioni, più liquidità fiscale e, almeno sulla carta, una maggiore capacità di spesa pubblica.</p>



<p>Ma qui emerge il punto delicato. Chevron avrebbe chiesto rendimenti migliori come condizione per prendere in carico West Qurna 2. Questo significa che <strong>l’Iraq, per attrarre il nuovo gestore, dovrà probabilmente concedere condizioni economiche più favorevoli. </strong>In termini concreti: quote, margini, remunerazione o meccanismi contrattuali più generosi. Dunque il rischio è evidente. Baghdad potrebbe sì ottenere continuità produttiva e investimenti, ma al prezzo di una minore convenienza economica nel lungo periodo. In un sistema così dipendente dal greggio, ogni punto ceduto nei rendimenti ai partner esteri pesa direttamente sulla sostenibilità del bilancio statale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La partita oltre West Qurna 2</h2>



<p>L’accordo non riguarda solo West Qurna 2. Nasiriyah, i blocchi esplorativi di Dhi Qar e il campo di Balad indicano che Chevron non entra in Iraq per una singola operazione, ma per costruire una piattaforma estesa nel Sud e nel Nord del Paese. Questa estensione territoriale è fondamentale, perché crea una presenza integrata che può incidere non solo sulla produzione, ma sulla futura architettura energetica irachena.</p>



<p>Dal punto di vista geoeconomico, ciò significa che <strong>gli Stati Uniti stanno cercando di collocarsi in una posizione dominante dentro uno dei principali produttori dell’OPEC,</strong> sfruttando il vuoto lasciato dalla Russia. Non è solo una sostituzione societaria. È una riconfigurazione della mappa energetica regionale, in cui il capitale americano prende il posto del capitale russo e consolida un’influenza destinata a riflettersi anche su scelte infrastrutturali, flussi commerciali e margini negoziali di Baghdad verso altri partner.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vittoria tattica per gli Usa, test strategico per l’Iraq</h2>



<p>Sul piano geopolitico, <strong>l’operazione è una vittoria tattica per gli Stati Uniti. </strong>Riescono a colpire indirettamente un attore russo, a rafforzare un proprio campione industriale e a consolidare il legame con un Paese chiave del Golfo allargato. Sul piano iracheno, però, l’accordo è molto più di una buona notizia economica: è un test di maturità strategica.</p>



<p>Se Baghdad saprà usare l’ingresso di Chevron per aumentare la produzione senza consegnare troppo potere contrattuale e senza trasformare la propria dipendenza energetica in dipendenza politica, allora potrà trarre vantaggio dall’operazione. Se invece l’intesa si tradurrà in una nuova subordinazione a un grande attore esterno, allora il cambio di bandiera nei giacimenti non avrà modificato il problema di fondo: l’Iraq continuerà a essere ricchissimo di petrolio, ma povero di autonomia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il petrolio come terreno della guerra economica</h2>



<p>Il significato ultimo di questo accordo sta proprio qui. Il petrolio iracheno non è solo una risorsa energetica: <strong>è un campo di battaglia della guerra economica </strong>contemporanea. Le sanzioni contro Mosca, il ritiro di Lukoil, l’arrivo di Chevron, le autorizzazioni americane necessarie e il peso decisivo del greggio sul bilancio di Baghdad dimostrano che il mercato non agisce mai da solo. Dietro i contratti ci sono sempre rapporti di forza, strumenti di pressione, strategie di influenza.</p>



<p>Per questo l’intesa con Chevron va letta come molto più di una firma industriale. È il segnale che il nuovo disordine globale passa anche dai pozzi di Bassora e di Dhi Qar. E che, ancora una volta, l’Iraq resta il luogo dove energia, potenza e dipendenza si intrecciano in modo inestricabile.</p>
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		<title>Chevron, dopo Israele c&#8217;è la Grecia: espansione a tutto campo nell&#8217;offshore</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/chevron-dopo-israele-ce-la-grecia-espansione-a-tutto-campo-nelloffshore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 06:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Chevron]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chevron entra nel settore del petrolio e del gas naturale greco e rafforza la sua presenza e quella americana nel comparto energetico del Mar Mediterraneo orientale. L&#8217;ormai tramontato progetto del gasdotto EastMed sembra un lontano ricordo ma lo schema che appare consolidarsi ne segue, idealmente, la traccia. Il ruolo di Chevron, dalla Grecia a Israele &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-dopo-israele-ce-la-grecia-espansione-a-tutto-campo-nelloffshore.html">[...]</a></p>
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<p><strong>Chevron</strong> entra nel settore del <strong>petrolio e del gas naturale</strong> greco e rafforza la sua presenza e quella americana nel comparto energetico del Mar Mediterraneo orientale. L&#8217;ormai tramontato progetto del gasdotto <strong>EastMed sembra un lontano ricordo</strong> ma lo schema che appare consolidarsi ne segue, idealmente, la traccia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Chevron, dalla Grecia a Israele</h2>



<p>Il<strong> settore dell&#8217;esplorazione offshore unisce Israele e Grecia,</strong> Paesi alleati sul piano politico, economico e militare e gli <strong>Stati Uniti,</strong> tramite la loro seconda compagnia per dimensione dietro <a href="https://it.insideover.com/energia/33-miliardi-di-utili-exxonmobil-ci-ricorda-cosi-che-lera-del-petrolio-non-e-finita.html">ExxonMobil, </a>benedicono un nuovo asse energetico volto a ridefinire le rotte di forniture alla sponda Sud dell&#8217;Europa e del mercato del gas naturale liquefatto sostituendo l&#8217;oro blu della Russia. Chevron otterrà il 70% della partecipazione di quattro blocchi offshore, due a Sud della penisola del Peloponneso e due a Creta, per cercare idrocarburi assieme a Helleniq Energy, che avrà il 30% del nuovo consorzio.</p>



<p>L&#8217;azienda di Houston è sempre più protagonista del mercato energetico regionale. Solo poche settimane fa Chevron aveva annunciato importanti investimenti per rafforzare il <strong>giacimento gasiero Leviathan, pivot dell&#8217;estrazione israeliana</strong> il cui boom <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-punta-sul-giacimento-leviatahn-israele-sempre-piu-grande-potenza-del-gas.html">ha fatto di Tel Aviv una potenza dell&#8217;export di idrocarburi.</a> </p>



<p>Chevron è la capofila dell&#8217;investimento nel consorzio in cui è socia (39,66%) assieme alle israeliane NewMed Energy (45,34%) e Ratio Energies (15%) e che nei prossimi anni porterà a <strong>21 miliardi di metri cubi</strong> (dai 15-16 attuali) la produzione di Leviathan, dando sostanza all&#8217;<strong>accordo da </strong><a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html"><strong>35 miliardi di dollari per fornire energia al vicino Egitto</strong>.</a> <em>En passant</em>, Chevron è molto attiva anche nel terzo Stato che era inizialmente coinvolto nel piano di EastMed, ovvero Cipro.<a href="https://www.reuters.com/business/energy/cyprus-chevron-led-group-agree-updated-plan-offshore-field-2025-02-14/"> A Nicosia, l&#8217;azienda di Houston ha siglato un anno fa un accordo</a> per accelerare l&#8217;inizio dello sfruttamento<a href="https://www.chemanalyst.com/NewsAndDeals/NewsDetails/chevron-led-partnership-launches-feed-for-aphrodite-gas-field-40588"> del giacimento Afrodite, inizialmente pianificato da Noble, </a>conglomerato energetico incorporato da Chevron nel 2020.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ambizione di tre potenze dinamiche</h2>



<p>Israele, Grecia e Cipro rappresentano un <strong>asse politico sempre più solido e l&#8217;antica saldatura Leviathan-Afrodite</strong> ora viene proseguita con una sinergia comune in materia energetica a cui si somma una convergenza geostrategica e geopolitica decisamente attiva. <a href="https://www.timesofisrael.com/greece-israel-and-cyprus-to-step-up-joint-exercises-in-eastern-mediterranean/">A fine 2025 Tel Aviv, Atene e Nicosia</a> hanno posto in essere delle <strong>esercitazioni congiunte</strong> orientate, ufficialmente, alla tutela della &#8220;stabilità regionale&#8221; e anche a programmare la difesa delle infrastrutture energetiche critiche. </p>



<p>I tre Stati aspettano che si possano aprire prospettive positive per il <strong>corridoio economico indo-mediterraneo (Imec)</strong>, fanno della partnership energetica un pivot e vogliono presentarsi agli <strong>Usa come il vero provider securitario del Mediterraneo orientale</strong> sfidando il rivale numero uno dei tre attori regionali: la <strong>Turchia. Un messaggio anche per gli Usa</strong>, a cui gli investimenti di Chevron danno potenzialmente sostanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo schema Usa per saldare Israele, Grecia e Cipro</h2>



<p>Non è un caso che l&#8217;investimento di Chevron in Grecia sia stato annunciato pochi giorni dopo la <strong>riunione organizzata al Middle East Forum </strong>che ha riunito a Gerusalemme, lo scorso 11 febbraio, parlamentari delle tre nazioni del nuovo asse tripartito del Mediterraneo orientale e esponenti del Congresso Usa.<strong><a href="https://www.meforum.org/press-releases/historic-knesset-assembly-unites-3-1-allies-against-turkish-aggression"> Il Mef presenta come esplicitamente rivolta a contenere l&#8217;assertività della Turchia</a></strong> la riunione del consesso. Mentre la Casa Bianca di Donald Trump è aperta all&#8217;influenza di Ankara, attenta alle esigenze del presidente Recep Tayyip Erdogan e mira a evitare lo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-e-turchia-verso-la-guerra-a-tel-aviv-ce-chi-inizia-a-mettere-le-forze-a-confronto.html">scontro tra Turchia e Israele, nel Congresso,</a> chiaramente, il campo pro-Tel Aviv è vasto. </p>



<p>In quest&#8217;ottica, Chevron è un&#8217;azienda dal valore non solo economico (fattura circa 200 miliardi di dollari) ma anche geostrategico e si trova su più dossier fondamentali per la proiezione Usa. In Mediterraneo orientale aiuta Washington a sottrarre spazi futuri di mercato gasiero alla Russia, plasmando al contempo l&#8217;asse Israele-Grecia-Cipro, in Venezuela ha mostrato invece bandiera per gli Usa durante <strong>le sanzioni al regime, ora rovesciato, di Nicolas Maduro</strong> ed è la testa di ponte con cui Trump prevede <a href="https://it.insideover.com/energia/gli-usa-aprono-alleni-in-venezuela-si-rafforza-la-via-americana-di-descalzi.html">l&#8217;apertura di nuovi investimenti nel greggio di Caracas. </a>Geopolitica e energia hanno un legame sottile. E per gli Usa è oggi Chevron una delle maggiori custodi della corsa alla leadership statunitense nel settore.</p>



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		<title>Dal colosso russo al fondo Usa: Lukoil vende a Carlyle i suoi asset all&#8217;estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 05:06:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Carlyle]]></category>
		<category><![CDATA[Chevron]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal colosso russo al fondo Usa: Lukoil vende gli asset all'estero a Carlyle. Si testa la distensione Usa-Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/dal-colosso-russo-al-fondo-usa-lukoil-vende-a-carlyle-i-suoi-asset-allestero.html">Dal colosso russo al fondo Usa: Lukoil vende a Carlyle i suoi asset all&#8217;estero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-sanziona-i-colossi-russi-per-salvare-il-settore-del-petrolio-americano-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo quasi un anno di confronto, il colosso russo del petrolio <strong>Lukoil </strong>ha individuato nel fondo americano <strong>Carlyle</strong> l&#8217;attore deputato per la cessione delle sue attività fuori dal Paese guidato da Vladimir Putin. Una mossa attesa da tempo, che si inserisce nel quadro tanto della reazione delle major di Mosca alle <strong>sanzioni internazionali</strong> quanto del processo di graduale ricerca di una distensione russo-americana passante anche dagli affari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa venderà Lukoil</h2>



<p>Pozzi di petrolio e giacimenti di gas in <strong>Paesi come Iraq e Messico,</strong> partecipazioni in progetti in Azerbaijan,<a href="https://www.spglobal.com/energy/en/news-research/latest-news/crude-oil/012926-lukoil-agrees-to-sell-most-international-assets-to-carlyle"> quote in piani di estrazione </a>tra Uzbekistan, Egitto, Camerun, Nigeria, Ghana, Emirati Arabi Uniti e Congo, raffinerie in <strong>Bulgaria e Romania, reti distributive di carburanti in 20 Stati diversi</strong>: l&#8217;impero di Lukoil, fondata nel 1991 e diretta fino al 2022 da Vagit Alekperov e oggi avente come uomini forti il Ceo Vadim Vorobyov e il vicepresidente Leonid Fedun, contiene asset multimiliardari all&#8217;estero che passeranno al fondo guidato da <strong>David M. Rubenstein, forte di oltre 400 miliardi di asset in gestione</strong> dal quartier generale di Washington e da tempo attivo nel campo del private equity.</p>



<p><a href="https://www.ft.com/content/59c44622-2be4-41d8-9954-8c3c93490986">Il <em>Financial Times</em> nota </a>che &#8220;il potenziale accordo con Carlyle non includerà gli interessi di Lukoil in Kazakstan, tra cui le quote nei giacimenti petroliferi di Karachaganak e Tengiz, nonché il Caspian Pipeline Consortium, che trasporta la maggior parte del petrolio del Paese al porto russo di Novorossijsk per l&#8217;esportazione&#8221;, dato che la <strong>leadership di Astana ha deciso di esercitare un&#8217;opzione di riacquisto degli asset</strong> in una manovra che sembra orientata al bilanciamento tra il crescente legame verso gli Usa e la volontà di non chiudere al complicato ma strategico rapporto con la Russia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Carlyle in volata su Chevron per gli asset Lukoil</h2>



<p>Per il resto, Carlyle vince una <strong>contesa in volata con la cordata formata da Chevron e da Quantum Group,</strong> con una filosofia diversa: i due gruppi si <a href="https://oilprice.com/Latest-Energy-News/World-News/Chevron-and-Quantum-Prepare-22-Billion-Bid-for-Lukoil-Assets.html">erano detti pronti a investire <strong>22 miliardi di dollari</strong></a> per l&#8217;intero patrimonio estero di Lukoil dopo che <a href="https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html">quest&#8217;ultima era stata colpita dalle sanzioni del Tesoro Usa a ottobre</a>. </p>



<p>Chevron, in particolare, sarebbe stato un partner industriale importante e avrebbe espanso la sua rete già attiva, negli ultimi mesi molto spesso a sostenere la proiezione geopolitica Usa, dal Venezuela a <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-punta-sul-giacimento-leviatahn-israele-sempre-piu-grande-potenza-del-gas.html">Israele.</a> Carlyle entra con un <strong>approccio più finanziario: i private equity hanno un orizzonte chiaro di investimento,</strong> 3-5 anni in genere, e mirano a valorizzare gli asset prima di rivenderli rafforzati e potenziati.</p>



<p>&#8220;Le società di private equity, tra cui Carlyle, si sono sempre più posizionate per trarre profitto da accordi energetici complessi e politicamente vincolati, che spesso comportano scorpori, strutture di proprietà transitorie o lunghi tempi di approvazione&#8221;, <a href="https://oilprice.com/Company-News/Lukoil-Agrees-Deal-With-Carlyle-to-Sell-International-Assets-Unit.html">nota <em>OilPrice,</em> sottolineando </a>che ora Carlyle e Lukoil dovranno attendere il via libera ufficiale del Tesoro Usa, che<strong> vede nella nuova operazione una potenziale leva economica d&#8217;influenza sulla Russia,</strong> il cui rientro nell&#8217;economia globale potrebbe avvenire solo dopo che altre operazioni di cessione di asset a leva sotto la pressione sanzionatoria si saranno concretizzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prospettive future</h2>



<p><a href="https://altanalyses.org/en/2026/02/01/lukoil-carlyle-exit-strategy/">Il portale finanziario Altanalyses </a>indica che la differenza circa la scelta finale del partner a cui Lukoil ha deciso di cedere i suoi asset all&#8217;estero è esiziale, dato che Carlyle non mira a costruire un suo personale portafoglio energetico strutturato ma a rendere ottimale il possesso dei beni, e ipotizza che la transazione possa essere potenzialmente reversibile: per la <strong>sanzionata Lukoil cedere a Chevron</strong> avrebbe potuto significare compiere una mossa irreversibile perché in operazioni del genere &#8220;gli asset verrebbero integrati nei bilanci dei concorrenti, il know-how operativo verrebbe assorbito, i canali commerciali smantellati e le quote di mercato trasferite irreversibilmente. Ciò equivarrebbe a una capitolazione strategica&#8221;.</p>



<p>Con Carlyle, invece, non si segna la parola fine ma si potrebbe raggiungere l&#8217;obiettivo di &#8220;preservare l&#8217;esposizione economica e di mantenere un&#8217;opzione di <strong>rientro in caso di cambiamento del contesto geopolitico&#8221;.</strong> Insomma, si tratta di una manovra che cela anche una fiduciosa scommessa sulla positiva conclusione della distensione russo-americana a partire dall&#8217;Ucraina. Le prospettive della quale andranno analizzate, dunque, nelle loro ramificazioni politiche e anche economico-finanziarie.</p>



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		<title>Chevron punta sul giacimento Leviatahn: Israele sempre più grande potenza del gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/chevron-punta-sul-giacimento-leviatahn-israele-sempre-piu-grande-potenza-del-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Chevron]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120145609779_f0612aaebffa7ac5fb3d6f98de59f9a5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chevron punta sul giacimento Leviatahn: Israele sempre più una grande potenza del gas grazie all'export verso Egitto e Giordania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-punta-sul-giacimento-leviatahn-israele-sempre-piu-grande-potenza-del-gas.html">Chevron punta sul giacimento Leviatahn: Israele sempre più grande potenza del gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Chevron </strong>espanderà il suo investimento nel giacimento di gas <strong>Leviathan, posto nel Mediterraneo orientale</strong>, nelle acque territoriali di Israele. L&#8217;azienda di Houston, secondo colosso petrolifero Usa dopo ExxonMobil e forte di un fatturato di oltre <strong>200 miliardi di dollari annui,</strong> ha scelto di rafforzare la sua presenza nello Stato Ebraico nel quadro di un progetto per portare a <strong>21 miliardi di metri cubi</strong> (dai 15-16 attuali) la capacità annua di produzione di gas del sito. Questo nei prossimi anni sarà potenziato nella sua attrattività dall&#8217;accordo siglato da Israele e Egitto per <strong>la fornitura da parte di Tel Aviv di gas per un <a href="https://it.insideover.com/energia/israele-egitto-maxi-accordo-sul-gas-da-35-miliardi-di-dollari.html">controvalore di 35 miliardi di dollari.</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Israele è una grande potenza del gas</h2>



<p>Si tratta di un colpo importante per Tel Aviv. Già oggi Israele ha una produzione di gas naturale complessiva di <strong>circa 27 miliardi di metri cubi, il doppio di consumi medi che si aggirano attorno i 14 miliardi</strong>, e dunque Leviathan soddisfa egregiamente la domanda interna dello Stato Ebraico, aprendo al contempo importanti <a href="https://www.enerdata.net/publications/daily-energy-news/israels-gas-exports-egypt-and-jordan-increased-over-13-2024.html#:~:text=According%20to%20the%20Israeli%20Ministry,about%20709%20bcm%20(2023).">possibilità per l&#8217;export all&#8217;Egitto, alla confinante Giordania e non solo.</a> </p>



<p>L&#8217;export di 14 miliardi di metri cubi di gas da parte del consorzio estrattivo formato da Chevron Mediterranean Limited (39,66%) assieme alle israeliane NewMed Energy (45,34%) e Ratio Energies (15%), con cui Houston si divide i lotti del giacimento offshore,<a href="https://www.jns.org/stepping-on-the-gas-israeli-natural-gas-revenue-set-to-surpass-2b-annually/"> garantisce già oggi royalties per <strong>1,3 miliardi di dollari l&#8217;anno</strong></a> al ministero dell&#8217;Energia israeliano, alimentati anche dall&#8217;altro giacimento Tamar, e la stima è che con nuovi accordi, nuovi investimenti e nuove prospettive di crescita dell&#8217;output <strong>tale valore potrà raddoppiare entro fine decennio</strong>.</p>



<p>Tale potenziale di export si esprime oggi soprattutto tramite l&#8217;invio di gas naturale liquefatto nel limitrofo Egitto, ma a settembre i partner di Leviathan hanno <a href="https://www.iiss.org/online-analysis/online-analysis/2025/10/instrumental-interdependency-the-egyptisrael-gas-deal/">annunciato un investimento di <strong>610 milioni di dollari</strong> per creare un gasdotto</a> che da Leviathan porterà il gas direttamente in Egitto da Ramat Hovav, nel Sud di Israele, al valico di Nitzana al confine tra i due Paesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutto si tiene, dal gas al Board of Peace</h2>



<p>Per Tel Aviv si consolida il ruolo di <strong>hub regionale del gas naturale</strong>, in una prospettiva che porterebbe Israele a superare i danni politici imposti dall&#8217;abbandono dell&#8217;ipotesi di un gasdotto come <strong>EastMed</strong> per portare, via Grecia e Cipro (e in prospettiva, Italia), il gas israeliano verso il Vecchio Continente. Ma lo scenario è interessante anche per <strong>Chevron, azienda che sta coniugando proiezione economica e geopolitica</strong> nei suoi affari globali. </p>



<p>Unica compagnia occidentale a operare in Venezuela nel petrolio prima dell&#8217;assalto statunitense a Caracas e la cattura di Nicolas Maduro del 3 gennaio scorso, e attenzionata dal governo Usa per possibili futuri investimenti nel Paese, Chevron sarà sempre più centrale nel rapporto energetico israelo-americano e, nella corsa a sottrarre quote di mercato al gas russo, sta puntando assieme <a href="https://www.milanofinanza.it/news/petrolio-chevron-e-quantum-pronte-a-rilevare-gli-asset-esteri-di-lukoil-da-22-miliardi-mossa-strategica-202601071400099671">al fondo Quantum gli <strong>asset esteri del colosso petrolifero di Mosca, Lukoil,</strong></a> nel quadro del riassetto economico e diplomatico all&#8217;ombra della trattativa sull&#8217;Ucraina. </p>



<p>Una proiezione a trecentosessanta gradi in una sfida strategica per l&#8217;energia più calda che mai. E in cui l&#8217;espansione di Leviathan può contribuire al consolidamento dei rapporti tra Israele ed Egitto in nome dell&#8217;export gasiero, mentre Il Cairo è ritenuta da Tel Aviv l&#8217;unica mediatrice credibile per giocare un ruolo nel futuro<a href="https://it.insideover.com/politica/blair-il-ceo-di-apollo-lex-presidente-di-exor-chi-ce-nel-peace-board-di-gaza-nominato-da-trump.html"> Board of Peace di Gaza</a> voluto dal presidente Usa Donald Trump. Tutto si tiene, tra interessi politici, mire energetiche e importanti questioni economiche.</p>
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		<title>Il caos in Venezuela non cambia il mercato del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-caos-in-venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 23:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Chevron]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il caos in Venezuela non cambia il mercato del petrolio e non ha per ora sconvolto i livelli del prezzo. Ecco le motivazioni.</p>
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<p>La prospettiva di un ritorno della nazione con le maggiori riserve petrolifere al mondo nell&#8217;orbita americana <strong>non sconvolge i mercati internazionali del greggio. </strong>La prima seduta borsistica dopo la cattura di <strong>Nicolas Maduro</strong> a opera della <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/delta-force-la-fabbrica-americana-della-guerra-invisibile.html">Delta Force</a></strong> americana ha visto, infatti, il petrolio sia sul prezzario Brent che sul Wti oscillare sui valori di chiusura della settimana precedente, a poco più di 60 e 57 dollari al barile rispettivamente, i valori più bassi del post-Covid.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi di Caracas e il mercato del petrolio</h2>



<p>Il motivo di questo <strong>sostanziale processo di stagnazione è triplice</strong>. In primo luogo, il mercato del petrolio globale vive una fase di <strong>eccesso di offerta</strong>. Dopo che l&#8217;Opec+ ha riaperto i rubinetti del greggio, a novembre l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia stimava in oltre <a href="https://www.reuters.com/business/energy/iea-sees-global-oil-supply-growth-driving-larger-market-glut-2025-11-13/"><strong>4 milioni di barili di petrolio al giorno</strong> l&#8217;eccesso di offerta che si potrebbe verificare nel 2026.</a> &#8220;La maggior parte degli analisti prevede che i prezzi del petrolio continueranno a scendere all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, dopo un calo del 20% nel 2025&#8221;, nota il Financial Times.</p>



<p>In secondo luogo, il <strong>peso della produzione venezuelana</strong> è stata sempre più ridimensionata in questi ultimi anni e ormai equivale a circa l&#8217;1% dell&#8217;offerta globale. Sul breve periodo, insomma, anche un&#8217;interruzione totale del flusso di petrolio dai giacimenti sull&#8217;Orinoco priverebbe il mercato mondiale di circa un milione di barili, <strong>un quarto del surplus totale.</strong> Il dissesto del Paese latinoamericano, travolto da sanzioni e crisi interna, è stato tale da rendere si significativa politicamente la presenza di accordi di fornitura con Paesi come la Cina ma al contempo sostanzialmente ridotta la possibilità di una <em>disruption</em> delle forniture dal Mar dei Caraibi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Investimenti e dubbi sul greggio di Caracas</h2>



<p>Infine, va sottolineato che ogni prospettiva di rilancio della produzione venezuelana appare subordinata a variabili talmente mutevoli da suggerire agli investitori una grande cautela. Con entusiasmo, <strong>Trump ha rivendicato la volontà di &#8220;prendere il controllo&#8221; degli asset energetici</strong> venezuelani e al contempo anche grandi executive del petrolio si sono mossi: <a href="https://www.ft.com/content/67c43f17-dbe4-42b3-be8d-6351ab842b06">Ali Moshiri, già a capo delle operazioni </a>latinoamericane di Chevron (ultimo gruppo a operare in Venezuela) ha individuato possibilità di investimento per progetti dal valore di 2 miliardi di dollari, comunicando al Ft che il suo fondo Amos Global Energy Management sta già sondando le possibilità di spesa nel Paese.</p>



<p> <strong>Ciononostante, tra il dire e il fare c&#8217;è di mezzo il mare (dei Caraibi)</strong> e, soprattutto, l&#8217;incertezza su come si muoverà il nuovo regime guidato dalla presidente ad interim <a href="https://it.insideover.com/politica/piu-rodriguez-che-machado-i-calcoli-di-trump-per-gestire-il-futuro-del-venezuela.html"><strong>Delcy Rodriguez</strong> che, Marco Rubio <em>dixit,</em> gli Usa valuteranno &#8220;dai fatti&#8221;.</a> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dubbio sul futuro del petrolio venezuelano</h2>



<p>Il Venezuela custodisce <strong>almeno 303 miliardi di barili di petrolio</strong> nelle sue <a href="https://www.reuters.com/business/energy/venezuelan-oil-industry-worlds-largest-reserves-decaying-infrastructure-2026-01-03/">riserve provate, il primo capitale di oro nero al mondo e il 17% del totale mondiale,</a> <strong>ma il suo sfruttamento non sarà facile</strong> in prospettiva. Anni di mala gestione hanno devastato la capacità produttiva e di raffinazione del Paese; gli investimenti miliardari necessari per ampliare l&#8217;accesso al petrolio dovranno fare i conti con un mercato sempre più incerto anche per le ripercussioni che un Venezuela guidato dagli Usa causerebbe, rientrando nel mercato del greggio, sugli alleati mediorientali degli Usa. </p>



<p>Inoltre, andrebbe capito dove <strong>potrebbe essere venduto un petrolio che necessita di pesanti operazioni di raffinazione</strong> rispetto ai più &#8220;leggeri&#8221; greggi del Golfo e soprattutto a scapito di chi emergerebbe il nuovo output di Caracas. E qui giocoforza chi rischia di più sono proprio gli Usa, che hanno costruito la loro posizione di primi produttori al mondo del settore sullo <em>shale oil</em>, che necessita di costosi processi di fratturazione idraulica della roccia tale da portare il livello di convenienza degli investimenti a 90 dollari al barile. Ben di più del valore attuale. E ancor più alto del prezzo che un&#8217;inondazione di greggio venezuelano contribuirebbe a determinare. Questo aiuta a analizzare con cautela la dichiarazione secondo cui sarebbe il petrolio il primo movente di una mira <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-venezuela-alla-groenlandia-dalla-dottrina-donroe-nasce-il-nuovo-impero-americano.html">americana sul Venezuela che è in realtà ben più articolata.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-caos-in-venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio.html">Il caos in Venezuela non cambia il mercato del petrolio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il grande gioco del petrolio: Chevron e Exxon rilanciano la produzione, Lukoil vende gli asset esteri</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 14:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Chevron]]></category>
		<category><![CDATA[Lukoil]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il grande gioco del petrolio: Chevron e Exxon rilanciano la produzione, Lukoil vende gli asset esteri. Gli scenari in evoluzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-grande-gioco-del-petrolio-chevron-e-exxon-rilanciano-la-produzione-lukoil-vende-gli-asset-esteri.html">Il grande gioco del petrolio: Chevron e Exxon rilanciano la produzione, Lukoil vende gli asset esteri</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo le <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/trump-sanziona-i-colossi-russi-dellenergia-per-salvare-il-petrolio-americano.html">sanzioni statunitensi a Lukoil e Rosneft</a></strong>, primi colossi russi colpiti da Washington nel secondo mandato di Donald Trump, il grande gioco mondiale del <strong>petrolio tra gli Usa, Mosca</strong> e gli altri attori globali coinvolti è accelerato. In tal senso, è ben importante calibrare il gioco delle aspettative dei governi e dei cartelli, come l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/lopec-si-riunisce-con-lo-spettro-della-guerra-alle-spalle.html">Opec+</a>, con quelle delle compagnie private e del mercato. <strong>Geopolitica, corsa ai profitti e nuove rotte di fornitura</strong> si mescolano in un intreccio complesso. In tal senso è bene sottolineare alcune notizie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Exxon e Chevron, produzione record</h2>



<p>Innanzitutto, nonostante una lunga fase di <strong>prezzi bassi i colossi americani hanno aumentato la produzione</strong>. <a href="https://www.ft.com/content/ff14900d-a66d-4cd4-94a2-d92891523b25">Lo segnala il <em>Financial Times</em> sottolineando</a> come tanto Chevron quanto Exxon, nonostante profitti in calo (3,5 miliardi di dollari per Chevron contro 4,5 miliardi di previsione nel terzo trimestre del 2025, 7,5 per Exxon contro aspettative per 8,6 miliardi) abbiano potenzialo la loro produzione su scala globale aggiungendo oltre 400mila barili al giorno e toccando rispettivamente 4,1 e 4,8 milioni di barili estratti ogni giorno espandendo l&#8217;attività tra Usa, Kazakistan (Chevron),<a href="https://it.insideover.com/energia/la-guyana-si-fa-ricca-con-il-greggio-estratto-da-americani-e-cinesi.html"> Guyana </a>(Exxon). </p>



<p>Le <strong>prospettive di prezzo in calo</strong> nei mesi scorsi non sono state nemmeno ribaltate dall&#8217;assalto di <strong>Donald Trump ai colossi russi,</strong> con sanzioni durissime e prospettive di ulteriori tagli di quote di mercato. The Donald sperava di spingere a una fiammata al rialzo per il greggio americano così da mantenere attivo il costoso shale oil a stelle e strisce. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lukoil vende fuori dalla Russia</h2>



<p>A raffreddare queste dinamiche ci ha pensato una delle due aziende sanzionate, Lukoil, che per evitare <strong>crisi di liquidità</strong> ha deciso prontamente di dismettere a tempo di record le sue attività fuori dalla Russia, evitando che potessero essere tagliate fuori dal sistema di domanda e offerta in cui, peraltro, Mosca <strong>vuole giocare da equilibratore in sede Opec+</strong>.</p>



<p><a href="https://www.politico.eu/article/lukoil-sells-off-foreign-assets-after-punishing-us-sanctions/">Lukoil ha venduto al trader svizzero Gunvor, </a>basato a Ginevra. L&#8217;azienda in questione ha un consistente background russo, essendo stata fondata da Gennadij Timchenko, oligarca vicino a Vladimir Putin, che è uscito da Gunvor dopo l&#8217;invasione russa della Crimea, che portò l&#8217;Unione Europea e gli Usa a sanzionarlo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I prezzi e l&#8217;Opec</h2>



<p><strong>Formalmente è stato rispettato il principio di disaccoppiamento</strong> tra la Lukoil e le attività estere, e questo ha contribuito a riportare attorno quota 60 dollari al barile i prezzi. Si torna a una situazione di mercato dominata dalla <strong>sovraproduzione e da una domanda relativamente anemica</strong>, eppure i colossi, specie quelli americani, trivellano pesantemente. Questa situazione è stata analizzata <a href="https://www.nytimes.com/2025/10/31/business/energy-environment/exxon-mobil-chevron-earnings.html">dal <em>New York Times</em>:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L&#8217;Arabia Saudita e gli altri membri dell&#8217;OPEC Plus si incontreranno domenica per valutare l&#8217;immissione di più petrolio sul mercato. Nel complesso, l&#8217;offerta globale aumenterà di circa il 2,1% quest&#8217;anno, nonostante la domanda cresca solo dello 0,9%, secondo le stime di Ubs. La persistenza del settore nonostante i prezzi più bassi riflette il fatto che le trivellazioni rimangono redditizie per molte aziende. E molti dirigenti ritengono che la domanda recupererà relativamente in fretta, forse già l&#8217;anno prossimo.</p>
</blockquote>



<p>Il <strong>grande gioco è innanzitutto un gioco di aspettative</strong>. Si ritiene che l&#8217;Asia continuerà a essere il motore della domanda mondiale di greggio; che nuove distensioni superino il clima di guerra commerciale in atto; si sconta, senza dirlo, la prospettiva che alcuni fornitori (Iran e <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-venezuela-cresce-la-tensione-nei-caraibi.html">Venezuela</a>) restino confinati dal paniere del mercato per ragioni geopolitiche; si punta su strategie precise e su scommesse al tempo stesso. </p>



<p><strong>Insomma, la partita del petrolio è un grande tiro alla fune</strong>. I russi cedono spazio per guadagnare tempo, gli americani scommettono sul successo delle sanzioni e sulla capacità dei loro capitali e delle loro aziende di creare occasioni di mercato. Tutto si gioca sul filo di ogni transazione e vendita. Ed economia e geopolitica si sommano in una partita che sarà a somma zero visto le grandi rivalità in atto.</p>



<p><strong><em>Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione,&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e sostieni il nostro lavoro.</a></p>
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