L’Eni torna ad operare in Venezuela e potrà iniziare a operare per far sì che il credito di 3 miliardi di dollari verso Caracas (analogo a quello della spagnola Repsol) accumulato dal 2019 in avanti possa essere trasformato in un’attività.
L’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro ha inserito Eni e Repsol assieme a Shell, British Petroleum e Chevron, unica compagnia che negli ultimi sette anni era in campo nel Paese latinoamericano, nella lista delle aziende autorizzate a operare in deroga alle sanzioni statunitensi che tuttora colpiscono Caracas dopo il rovesciamento e la cattura di Nicolas Maduro del 3 gennaio scorso.
L’apertura di Rodriguez sul petrolio
La neo-presidente Delcy Rodriguez e l’Assemblea Nazionale controllata dal Partito Socialista Unito Venezuelano dopo le contestate elezioni del 2024 hanno approvato la revisione del mercato petrolifero, aprendo all’ingresso dei privati stranieri nel greggio del Paese latinoamericano, e la compagnia statale Pdvsa potrebbe ricevere le prime partnership nei prossimi mesi, mentre i broker di materie prime Vitol e Trafigura hanno iniziato a gestire le prime spedizioni di petrolio venezuelano verso Paesi come Italia, Spagna e Israele.
La prospettiva di un ritorno in Venezuela è strategica per il Cane a sei zampe, che opera nel campo del greggio ma anche del gas naturale co-gestendo con Repsol il giacimento offshore Perla-Cardon IV, che garantisce la copertura di un terzo della generazione elettrica del Paese caraibico. E non finisce qui. Si consolida la crescita globale dell’Eni guidata da Claudio Descalzi, che incassa un nuovo, importante risultato in pochi giorni dopo la partnership italo-qatariota per la ripresa delle operazioni in Cirenaica, nella Libia controllata dal generale Khalifa Haftar. E al contempo il gruppo fondato da Enrico Mattei come pivot energetico e geostrategico del Paese rilancia il ruolo, sempre più chiaro, acquisito negli ultimi anni di perno dell’asse transatlantico e del legame con gli Stati Uniti.
Il timing è chiaro. L’apertura del Tesoro arriva a valle della visita di Chris Wright, segretario all’Energia di Donald Trump, in Venezuela per incontrare Rodriguez in un summit definito “storico” su X dalla pagina del suo Dipartimento. Un mese fa, Descalzi era a Washington all’incontro convocato da Trump e dal Segretario di Stato Marco Rubio con gli executive dell’energia per parlare del piano da 100 miliardi di dollari che la Casa Bianca vuole lanciare per potenziare il settore energetico di Caracas.
La pista atlantica dell’Eni
L’Eni è stata negli ultimi anni sempre più legata alle istanze geopolitiche dell’asse italo-americano. Nei governi di Mario Draghi e Giorgia Meloni, Descalzi ha rafforzato il suo ruolo di ministro degli Esteri ombra del Paese anticipando la strategia europea di diversificazione dal gas russo che il Cane a sei zampe aveva accumulato per decenni e operando tra Algeria, Azerbaijan, Egitto, Congo e, chiaramente, Stati Uniti.
A luglio 2025 l’Eni ha firmato un accordo con Venture Global per acquistare per 20 anni 2 milioni di tonnellate l’anno di gas naturale liquefatto proveniente dal terminal in via di costruzione a Cameron Parish, Louisiana, pochi mesi dopo aver accolto il fondo americano Kkr come socio nella controllata della mobilità sostenibile Enilive. Lo stesso Descalzi ha ricevuto nel 2022 un importante premio dall’Atlantic Council, a certificazione del ruolo giocato nell’avvicinare Italia e Usa sul piano energetico.
La sfida di Descalzi verso il quinto mandato
Una sfida strategica per l’economia, lo sviluppo nazionale e la traiettoria globale del Paese che ha oggi nel rilancio dell’asse Eni-Usa una nuova prova in Venezuela. E che mostra la continuità della pista atlantica del nuovo Cane a sei zampe in un contesto decisivo per il Paese, i rapporti euro-atlantici e la partita energetica globale. In primavera, nella stagione delle nomine, questo rafforza le chance di Descalzi di veder blindato un quinto mandato da Ceo: guida l’Eni dal 2014 e l’ha traghettata dall’importatrice più importante in Europa di gas russo a un ruolo decisivo sul piano economico, energetico, geopolitico. Oggi pronto all’espansione in direzione Venezuela. Dove il ritorno segna un riorientamento atlantico della politica di Caracas che interseca gli interessi del Cane a sei zampe.
Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione, abbonati e sostieni il nostro lavoro.

