Chevron entra nel settore del petrolio e del gas naturale greco e rafforza la sua presenza e quella americana nel comparto energetico del Mar Mediterraneo orientale. L’ormai tramontato progetto del gasdotto EastMed sembra un lontano ricordo ma lo schema che appare consolidarsi ne segue, idealmente, la traccia.

Il ruolo di Chevron, dalla Grecia a Israele

Il settore dell’esplorazione offshore unisce Israele e Grecia, Paesi alleati sul piano politico, economico e militare e gli Stati Uniti, tramite la loro seconda compagnia per dimensione dietro ExxonMobil, benedicono un nuovo asse energetico volto a ridefinire le rotte di forniture alla sponda Sud dell’Europa e del mercato del gas naturale liquefatto sostituendo l’oro blu della Russia. Chevron otterrà il 70% della partecipazione di quattro blocchi offshore, due a Sud della penisola del Peloponneso e due a Creta, per cercare idrocarburi assieme a Helleniq Energy, che avrà il 30% del nuovo consorzio.

L’azienda di Houston è sempre più protagonista del mercato energetico regionale. Solo poche settimane fa Chevron aveva annunciato importanti investimenti per rafforzare il giacimento gasiero Leviathan, pivot dell’estrazione israeliana il cui boom ha fatto di Tel Aviv una potenza dell’export di idrocarburi.

Chevron è la capofila dell’investimento nel consorzio in cui è socia (39,66%) assieme alle israeliane NewMed Energy (45,34%) e Ratio Energies (15%) e che nei prossimi anni porterà a 21 miliardi di metri cubi (dai 15-16 attuali) la produzione di Leviathan, dando sostanza all’accordo da 35 miliardi di dollari per fornire energia al vicino Egitto. En passant, Chevron è molto attiva anche nel terzo Stato che era inizialmente coinvolto nel piano di EastMed, ovvero Cipro. A Nicosia, l’azienda di Houston ha siglato un anno fa un accordo per accelerare l’inizio dello sfruttamento del giacimento Afrodite, inizialmente pianificato da Noble, conglomerato energetico incorporato da Chevron nel 2020.

L’ambizione di tre potenze dinamiche

Israele, Grecia e Cipro rappresentano un asse politico sempre più solido e l’antica saldatura Leviathan-Afrodite ora viene proseguita con una sinergia comune in materia energetica a cui si somma una convergenza geostrategica e geopolitica decisamente attiva. A fine 2025 Tel Aviv, Atene e Nicosia hanno posto in essere delle esercitazioni congiunte orientate, ufficialmente, alla tutela della “stabilità regionale” e anche a programmare la difesa delle infrastrutture energetiche critiche.

I tre Stati aspettano che si possano aprire prospettive positive per il corridoio economico indo-mediterraneo (Imec), fanno della partnership energetica un pivot e vogliono presentarsi agli Usa come il vero provider securitario del Mediterraneo orientale sfidando il rivale numero uno dei tre attori regionali: la Turchia. Un messaggio anche per gli Usa, a cui gli investimenti di Chevron danno potenzialmente sostanza.

Lo schema Usa per saldare Israele, Grecia e Cipro

Non è un caso che l’investimento di Chevron in Grecia sia stato annunciato pochi giorni dopo la riunione organizzata al Middle East Forum che ha riunito a Gerusalemme, lo scorso 11 febbraio, parlamentari delle tre nazioni del nuovo asse tripartito del Mediterraneo orientale e esponenti del Congresso Usa. Il Mef presenta come esplicitamente rivolta a contenere l’assertività della Turchia la riunione del consesso. Mentre la Casa Bianca di Donald Trump è aperta all’influenza di Ankara, attenta alle esigenze del presidente Recep Tayyip Erdogan e mira a evitare lo scontro tra Turchia e Israele, nel Congresso, chiaramente, il campo pro-Tel Aviv è vasto.

In quest’ottica, Chevron è un’azienda dal valore non solo economico (fattura circa 200 miliardi di dollari) ma anche geostrategico e si trova su più dossier fondamentali per la proiezione Usa. In Mediterraneo orientale aiuta Washington a sottrarre spazi futuri di mercato gasiero alla Russia, plasmando al contempo l’asse Israele-Grecia-Cipro, in Venezuela ha mostrato invece bandiera per gli Usa durante le sanzioni al regime, ora rovesciato, di Nicolas Maduro ed è la testa di ponte con cui Trump prevede l’apertura di nuovi investimenti nel greggio di Caracas. Geopolitica e energia hanno un legame sottile. E per gli Usa è oggi Chevron una delle maggiori custodi della corsa alla leadership statunitense nel settore.

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