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	<title>Venezuela Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 21 Apr 2026 21:57:03 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Venezuela Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il ritorno del greggio pesante del Venezuela, così prezioso per le raffinerie Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-ritorno-del-greggio-pesante-del-venezuela-cosi-prezioso-per-le-raffinerie-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Gli Usa producono tantissimo petrolio ma questo non elimina il problema qualitativo della loro industria di raffinazione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-ritorno-del-greggio-pesante-del-venezuela-cosi-prezioso-per-le-raffinerie-usa.html">Il ritorno del greggio pesante del Venezuela, così prezioso per le raffinerie Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/venezuela-petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington scopre che, senza greggio pesante, la sua macchina energetica resta vulnerabile. L’aumento delle importazioni di petrolio venezuelano<a href="https://it.insideover.com/guerra/venezuela-il-cortile-di-casa-che-trump-vuole-riconquistare.html" type="post" id="492661"> da parte di Chevron</a> non va letto come una semplice operazione di mercato. È piuttosto il segnale di una contraddizione strategica americana. <strong>Andy Walz</strong>, dirigente di Chevron, ha indicato che la compagnia importa ormai in media l’equivalente di circa 250.000 barili al giorno di greggio venezuelano e ritiene possibile un aumento del 50%, fino a circa 350.000-400.000 barili al giorno. Parallelamente, Reuters ha riportato che le esportazioni di Chevron dal Venezuela sono salite a circa 267.000 barili al giorno in marzo, da 209.000 in febbraio, dentro un più ampio riavvicinamento energetico fra Washington e Caracas. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Stati Uniti producono molto petrolio ma non quello che gli serve</h2>



<p><strong>Gli Stati Uniti hanno prodotto nel 2025 un record di 13,6 milioni di barili al giorno di greggio,</strong> ma questo non elimina il problema qualitativo della loro industria di raffinazione. Il sistema americano resta in larga parte costruito per lavorare greggi più pesanti, mentre la produzione domestica è cresciuta soprattutto sui greggi più leggeri. Inoltre, nel 2025 gli Stati Uniti contavano 132 raffinerie operative, con una capacità sostanzialmente stabile, e una quota molto rilevante della capacità di raffinazione continua a essere favorita da cariche più pesanti o acide. In questa cornice, il greggio venezuelano non è una scelta ideologica: è una necessità industriale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mito dell’autosufficienza americana si incrina ancora una volta</h2>



<p>Il punto politico è questo: Washington ama presentarsi come potenza energeticamente autosufficiente, ma quando il Medio Oriente entra in ebollizione e i prezzi si impennano,<strong> torna a cercare barili compatibili con le proprie raffinerie </strong>anche in Paesi che fino a ieri trattava quasi esclusivamente come nemici o bersagli sanzionatori. Non è un caso che l’EIA abbia ricordato che nel 2025 solo l’8% delle importazioni di greggio degli Stati Uniti proveniva dal Golfo mediorientale. Questa quota relativamente modesta non significa che gli Stati Uniti siano immuni alle crisi del Golfo: significa piuttosto che cercano altrove il greggio pesante necessario a tenere in piedi l’equilibrio delle raffinerie e a contenere il costo dei carburanti. Ed è qui che il Venezuela torna centrale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Venezuela rientra nel gioco, ma da posizione subordinata</h2>



<p>Per Caracas questo è un sollievo finanziario, ma non ancora una vittoria strategica piena. Reuters ha riferito che la produzione venezuelana si aggira attorno a 1,05 milioni di barili al giorno e che l’aumento delle esportazioni è stato favorito da nuove intese con gli Stati Uniti. <strong>Tuttavia il sistema di raffinazione interno venezuelano resta in condizioni molto precarie:</strong> a inizio aprile operava appena al 31% della capacità, con circa 399.000 barili al giorno lavorati su 1,29 milioni di capacità nominale. Ciò significa che il Venezuela può vendere di più all’estero, ma resta strutturalmente fragile sul piano industriale interno. In sostanza, esporta rendita mentre continua a soffrire debolezza tecnologica e produttiva. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici</h2>



<p>Se Chevron riuscisse davvero a portare i volumi verso 350.000 o 400.000 barili al giorno, l’effetto più immediato sarebbe <strong>un alleggerimento della pressione su alcune raffinerie statunitensi,</strong> soprattutto quelle più adatte a trattare greggio pesante, e quindi una possibile attenuazione del prezzo della benzina rispetto a uno scenario di scarsità. Ma sarebbe un sollievo relativo, non una soluzione definitiva. Reuters ed EIA mostrano infatti che il mercato americano resta esposto a oscillazioni forti: le scorte di greggio sono salite, ma quelle di benzina e distillati sono scese, segno che la macchina dei prodotti raffinati continua a essere tesa. In altre parole, più greggio venezuelano può aiutare, ma non cancella la vulnerabilità del sistema. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari geopolitici e geoeconomici</h2>



<p>Sul piano geopolitico, il ritorno del greggio venezuelano segna un rovesciamento silenzioso ma importante. Gli Stati Uniti, mentre cercano di ridurre l’impatto della crisi mediorientale, sono costretti a riaprire un corridoio energetico con un Paese che per anni hanno cercato di isolare. È una lezione classica di guerra economica: le sanzioni funzionano finché non urtano contro un bisogno strutturale del sanzionatore. Quando questo accade, la rigidità ideologica lascia spazio al pragmatismo. Caracas non torna al centro perché sia diventata improvvisamente affidabile, ma perché <strong>la geografia del greggio pesante le restituisce un valore </strong>che la politica americana non può ignorare. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La conclusione</h2>



<p>Il vero dato, dunque, non è che Chevron importi più petrolio venezuelano. Il vero dato è che gli Stati Uniti, nel mezzo di una crisi energetica globale segnata dalla guerra con l’Iran e dall’instabilità di Hormuz, riscoprono brutalmente i limiti della propria sovranità energetica. Possono produrre molto, possono sanzionare molto, possono minacciare molto. Ma non possono ancora fare a meno, quando serve, del greggio giusto al momento giusto. E questo rende il Venezuela, ancora una volta, meno marginale di quanto Washington vorrebbe ammettere.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-ritorno-del-greggio-pesante-del-venezuela-cosi-prezioso-per-le-raffinerie-usa.html">Il ritorno del greggio pesante del Venezuela, così prezioso per le raffinerie Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Rubio in Aula contro l&#8217;amico di una vita: lo scandalo Venezuela colpisce la Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/rubio-in-aula-contro-lamico-di-una-vita-lo-scandalo-venezuela-colpisce-la-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:21:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314150618426_f953edec449fd3c8c226a4b5e1f0b526-e1773497227965.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314150618426_f953edec449fd3c8c226a4b5e1f0b526-e1773497227965.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314150618426_f953edec449fd3c8c226a4b5e1f0b526-e1773497227965.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314150618426_f953edec449fd3c8c226a4b5e1f0b526-e1773497227965.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314150618426_f953edec449fd3c8c226a4b5e1f0b526-e1773497227965.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314150618426_f953edec449fd3c8c226a4b5e1f0b526-e1773497227965.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314150618426_f953edec449fd3c8c226a4b5e1f0b526-e1773497227965.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il caso vede il Segretario di Stato Marco Rubio convocato come testimone nel processo a Miami contro il suo storico amico David Rivera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/rubio-in-aula-contro-lamico-di-una-vita-lo-scandalo-venezuela-colpisce-la-casa-bianca.html">Rubio in Aula contro l&#8217;amico di una vita: lo scandalo Venezuela colpisce la Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Negli Stati Uniti è esploso un caso di presunta ingerenza straniera che tocca direttamente la Casa Bianca e crea imbarazzo al vertice della politica repubblicana. Il Segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong>, secondo quanto riportato da <em><a href="https://www.theamericanconservative.com/the-foreign-influence-scandal-shaking-the-white-house/">The American Conservative</a></em>, è stato convocato come testimone in un processo federale a Miami contro il suo amico e alleato di lunghissima data, <strong>David Rivera</strong>. Quest&#8217;ultimo, ex deputato repubblicano della Florida, è legato a Rubio da oltre vent’anni: i due hanno iniziato la carriera politica insieme nella Camera statale della Florida, dove erano noti come “Batman e Robin”, hanno condiviso per un periodo una casa con mutuo congiunto e Rivera era presente in ospedale alla nascita di tutti e quattro i figli di Rubio.</p>



<p>Un’amicizia profonda, che va ben oltre la semplice alleanza politica. Il processo, in corso in questi giorni nel tribunale federale di Miami, accusa Rivera di aver violato il <em><strong>Foreign Agents Registration Act (FARA)</strong></em>, la legge americana che obbliga chiunque svolga attività politiche o di influenza negli Stati Uniti per conto di un governo straniero – sotto la sua direzione, controllo o finanziamento – a registrarsi ufficialmente presso il Dipartimento di Giustizia. Rivera non lo ha fatto e ora rischia una pesante condanna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contratto contestato</h2>



<p>Tutto ruota intorno a un contratto da <strong>50 milioni di dollari firmato nel 2017 dalla sua società di consulenza</strong>, Interamerican Consulting Inc., con Citgo, la filiale statunitense della compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA. Secondo i procuratori federali, che lo hanno arrestato nel 2022, quel contratto era una copertura per un’attività di <strong>lobbying clandestina a favore del governo di Nicolás Maduro</strong>. Rivera avrebbe dovuto spingere per ammorbidire le sanzioni americane contro il regime venezuelano, migliorare le relazioni bilaterali e facilitare accordi con compagnie petrolifere statunitensi .Tra le azioni contestate c’è l’organizzazione di un incontro con l’allora vicepresidente venezuelana &#8211; e oggi presidente <em>ad interim</em> &#8211; <strong>Delcy Rodríguez</strong> e contatti con figure influenti, tra cui lo stesso Rubio (allora senatore della Florida) e l’ex consigliera di Trump Kellyanne Conway.</p>



<p>Un altro nome emerso è quello del magnate dei media venezuelano <strong>Raúl Gorrín</strong>, presidente di <em>Globovisión</em>, che avrebbe aiutato a organizzare il contratto e ricevuto milioni in tangenti.Rivera si dichiara innocente. La sua difesa, supportata tra gli altri dall’avvocato <strong>David Markus</strong> (già difensore di Ghislaine Maxwell), sostiene che le attività non erano a favore di Maduro, ma al contrario miravano a <strong>sostenere l’opposizione venezuelana</strong>, a rafforzare le sanzioni contro il regime e a favorirne la caduta. Alla fine del 2025 gli avvocati di Rivera hanno emesso un <em>subpoena</em> (ordine giudiziario obbligatorio) per costringere Rubio a testimoniare in questo senso. Successivamente i procuratori hanno deciso di chiamare Rubio come testimone dell’accusa, convinti che la sua deposizione possa rafforzare le accuse contro l’ex alleato. A questo punto è possibile che <strong>David Rivera</strong> fosse in contatto con una parte del regime venezuelano propenso a dialogare con gli Stati Uniti, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html">forse proprio alle spalle di Maduro, considerando poi com&#8217;è andata a finire</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso che coinvolge Rubio e la cerchia di Trump</h2>



<p>Il caso coinvolge anche altre figure vicine all’amministrazione Trump, come l’ex capo di gabinetto <strong>Susie Wiles</strong> (che però è stata esentata dal testimoniare) e potenzialmente altri ex consiglieri. Il processo, iniziato di recente, si svolge nel silenzio dei media ma potrebbere mettere in luce possibili influenze straniere proprio nella cerchia ristretta del potere di Trump, con Rubio – uno dei più strenui critici di Maduro – costretto a sedere in aula per raccontare i suoi incontri passati con l’amico imputato. Un intreccio che rischia di lasciare strascichi politici significativi.</p>



<p>A proposito di ingerenze straniere, sempre per ciò che riguarda Marco Rubio, di recente vi abbiamo raccontato come un audio registrato di nascosto durante una sessione riservata del&nbsp;<em>Congressional Summit&nbsp;</em>2025 dell’Aipac, la più importante organizzazione filo-israeliana d’America, <a href="https://it.insideover.com/politica/rubio-luomo-di-tel-aviv-alla-casa-bianca-laipac-si-vanta-di-averlo-coltivato-per-anni.html">stia facendo molto discutere negli Stati Uniti</a>.</p>



<p>Il giornalista investigativo&nbsp;<strong>Max Blumenthal</strong>, direttore di&nbsp;<em>The Grayzone</em>, ha infatti pubblicato l’estratto in cui&nbsp;<strong>Elliott Brandt</strong>, Ceo dell’<em>American Israel Public Affairs Committee</em>&nbsp;dal 2024, descrive apertamente come l’organizzazione abbia «coltivato» per anni tre figure chiave della sicurezza nazionale nell’amministrazione Trump: il segretario di Stato&nbsp;<strong>Marco Rubio</strong>, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale&nbsp;<strong>Mike Waltz</strong>&nbsp;(poi rimosso) e il direttore della Cia&nbsp;<strong>John Ratcliffe</strong>.&nbsp; <br></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/rubio-in-aula-contro-lamico-di-una-vita-lo-scandalo-venezuela-colpisce-la-casa-bianca.html">Rubio in Aula contro l&#8217;amico di una vita: lo scandalo Venezuela colpisce la Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Venezuela tra petrolio e pragmatismo: la riforma che apre ai privati e il nodo del debito con la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 05:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la cattura dell’ormai ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, per Caracas si è aperto un nuovo corso scandito dalle tensioni geopolitiche e dalla battaglia energetica che ha come bottino la sua risorsa più preziosa: il petrolio. Il Venezuela nasconde nel suo sottosuolo le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma dai tempi della rivoluzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html">Venezuela tra petrolio e pragmatismo: la riforma che apre ai privati e il nodo del debito con la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Dopo la cattura dell’ormai ex presidente venezuelano <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-maduro-e-la-vera-storia-del-narcotraffico-gestito-dagli-usa.html">Nicolás Maduro</a></strong>, per Caracas si è aperto un nuovo corso scandito dalle tensioni geopolitiche e dalla battaglia energetica che ha come bottino la sua risorsa più preziosa: il <strong>petrolio</strong>. Il Venezuela nasconde nel suo sottosuolo le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma dai tempi della rivoluzione chavista la produzione di greggio è ben lontana dalla massimizzazione dei profitti per come ci si potrebbe aspettare. Sul banco degli imputati, siede la combinazione di diverse cause tra cui <strong>sanzioni economiche</strong> (embargo che ha portato al boicottaggio del petrolio venezuelano da parte dell’Occidente), <strong>carenza di infrastrutture e capitali</strong>, nonché<strong> inefficienze da parte della holding statale PDVSA</strong>.&nbsp;</p>



<p>Negli anni al potere di Hugo Chávez, i giacimenti di petrolio furono del tutto nazionalizzati, ma a più di vent’anni di distanza la neopresidente<a href="https://it.insideover.com/politica/il-dilemma-del-venezuela-tra-lapertura-a-trump-e-il-futuro-del-petrolio.html"><strong>Delcy Rodriguez </strong></a>potrebbe imprimere una svolta: <strong>apertura ai privati</strong> per l’estrazione di oro nero. Il Governo di Caracas potrebbe rinunciare al controllo totale della lavorazione degli idrocarburi attirando nuovi capitali e per non finire schiacciato sotto il peso delle pressioni americane esercitate a seguito dell’arresto di Maduro. All&#8217;orizzonte, però, si staglia un ostacolo non di poco conto per il nuovo corso delle relazioni tra Washington e Caracas: Pechino.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’apertura tra realpolitik e commissariamento Usa</h2>



<p>A fine gennaio, l’Assemblea Nazionale venezuelana, ha approvato <a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html">la legge sugli idrocarburi</a> che punta a una riforma organica del settore dell’oro nero. La colonna portante del provvedimento legislativo consiste nell’introduzione di forme contrattuali che consentano a compagnie private di operare al fianco di PDVSA. </p>



<p>Detto in parole povere, la holding di Stato rimarrà l’azionista di maggioranza nel mercato idrocarburico, ma le <strong>Big Oil straniere potranno perforare i pozzi petroliferi e rimpinguare le loro tasche tramite l’incasso dei ricavi derivanti dalla commercializzazione</strong>. Non è tutto, perché a chi ha intenzione di investire nelle risorse del Paese sudamericano saranno garantiti un taglio delle royalties del 15%, una tassazione non superiore al 30% e un arbitrato internazionale per consentire la risoluzione delle dispute tra le aziende straniere e le autorità locali (garanzia volta a rassicurare i partner internazionali riguardo a eventuali espropri governativi).</p>



<p>La nuova strategia energetica è, da una parte, frutto dell’esigenza di nuova linfa economica per ammodernare delle strutture ormai obsolete &#8211; attualmente la produzione quotidiana non raggiunge il milione di barili &#8211; ma dall’altra anche del fiato che a Caracas si sentono sul collo da parte degli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>Il segretario di Stato <strong>Marco Rubio </strong>e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sin dalle ore successive all’arresto di Maduro, hanno dato a intendere che l’amministrazione Trump avrebbe supervisionato le esportazioni di petrolio venezuelano e la destinazione dei proventi. Ad essere più precisi, gli americani decideranno quali compagnie del settore&nbsp; saranno autorizzate ad operare in quel di Caracas. L’obiettivo è finché mai lapalissiano: <strong>immettere sul mercato barili utili alle raffinerie occidentali, contrastare il contrabbando delle materie prime da parte di cartelli criminali, tenere alla porta acquirenti non occidentali </strong>se sgraditi allo zio Sam. Tuttavia, molti osservatori puntano il dito contro la lesione della sovranità nazionale del Venezuela, in quanto la riorganizzazione di un settore vitale per la sua economia è d<em>e facto</em> sottoposta a un vincolo esterno senza che il suo Governo abbia piena facoltà decisionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ingombrante presenza della Cina</h2>



<p>Le pagine del futuro venezuelano verranno scritte con penna e inchiostro di marca occidentale, ma le pagine del passato sono fitte di ideogrammi cinesi. Negli ultimi anni, P<strong>echino ha elargito lauti prestiti a Caracas </strong>in cambio della fornitura di petrolio, ma c’è un particolare in tutto questo: <strong>i barili di oro nero erano la moneta tramite cui ripagare il debito cinese.</strong>&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Gli accordi tra i due Paesi, sotto la vigilanza della <em>China Development Bank</em>, prevedevano che parte dei ricavi derivanti dalla vendita del greggio non confluisse nelle casse di Caracas ma venissero caricati su conti correnti presso banche cinesi e impiegati per saldare, man mano, quote del debito venezuelano. Secondo fonti della PDVSA, <strong>più di 600 mila barili di oro nero erano destinati giornalmente oltre la Muraglia</strong> e, per un certo periodo, gli interessi sul debito erano pagati mediante la contabilizzazione degli idrocarburi. </p>



<p>Da gennaio, però, le esportazioni di petrolio sono sotto egida americana e per la Cina le cose si complicano alquanto. Se la destituzione di Maduro da molti è stata letta come una manovra volta ad accaparrarsi le risorse idrocarburiche e a lasciare il Dragone a bocca asciutta, viene difficile pensare che gli Stati Uniti concedano l’afflusso di greggio per onorare gli impegni contratti da Caracas. Tuttavia, il presidente Trump <a href="https://www.channelnewsasia.com/east-asia/venezuela-oil-trump-says-welcomes-chinese-investment-5899061">ha recentemente annunciato </a>che la Cina è benvoluta se intende acquistare oro nero dal Venezuela dal momento che <strong>la nuova leadership collabora attivamente con la Casa Bianca</strong> e gli Usa decideranno come saranno impiegati i guadagni delle vendite.&nbsp;Probabilmente, dietro queste parole, si cela la strategia di sganciare il Dragone dall&#8217;approvvigionamento di oro nero dall&#8217;Iran, sempre più nel mirino degli yankee. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Governo Rodriguez, indubbiamente, deve dare prova di grande equilibrio. Da un lato deve avere la capacità a mantenere in vita le relazioni con Pechino, essendosi dimostrato un partner affidabile negli anni recenti somministrando ossigeno all’economia venezuelana. Dall’altro non può permettersi di scontentare i desiderata di Washington e degli investitori occidentali, pronti a studiare ogni singola sua mossa e a intervenire.</p>



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		<title>Parte la corsa al petrolio venezuelano: carichi verso Italia, Israele e Spagna, gli Usa spingono le loro aziende</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/parte-la-corsa-al-petrolio-venezuelano-carichi-verso-italia-israele-e-spagna-gli-usa-spingono-le-loro-aziende.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 15:58:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-2.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-2-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La nuova era del petrolio venezuelano è realtà? Dopo la cattura da parte degli Usa dell&#8217;ex presidente Nicolas Maduro il settore energetico di Caracas è tornato al centro degli scenari internazionali. Gli ultimi giorni segnano profonde novità a riguardo. Le nuove rotte del petrolio di Caracas Ieri, Bloomberg ha rivelato che un carico di petrolio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/parte-la-corsa-al-petrolio-venezuelano-carichi-verso-italia-israele-e-spagna-gli-usa-spingono-le-loro-aziende.html">[...]</a></p>
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<p>La nuova era del <strong>petrolio venezuelano</strong> è realtà? Dopo la <strong>cattura da parte degli Usa</strong> dell&#8217;ex presidente <strong>Nicolas Maduro</strong> il settore energetico di Caracas è tornato al centro degli scenari internazionali. Gli ultimi giorni segnano profonde novità a riguardo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le nuove rotte del petrolio di Caracas</h2>



<p>Ieri, <em>Bloomberg</em> ha rivelato che un carico di petrolio venezuelano sarebbe stato comprato dall&#8217;israeliano <strong>Barzan Group</strong>, chiamato a contribuire alla sfida di Tel Aviv per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. E oggi è emersa la notizia, riportata da Argus Media, circa ulteriori spedizioni partite in direzione di <strong>Italia e Spagna,</strong> Paesi di cui sono originarie due major (Eni e Repsol) con importanti interessi nel Paese latinoamericano.</p>



<p><a href="https://www.argusmedia.com/en/news-and-insights/latest-market-news/2787418-venezuelan-oil-heads-to-italy-spain-israel-update-2">Nota Argus che, da un lato</a>, &#8220;la petroliera Suezmax&nbsp;<em>Poliegos ha aggiornato la sua destinazione durante la notte, ovvero&nbsp;</em><a href="https://direct.argusmedia.com/newsandanalysis/article/2779762">la raffineria di Sarroch,</a>&nbsp;in Italia, della società commerciale svizzera Vitol, con una capacità di 300.000 barili al giorno&nbsp;, dove è prevista l&#8217;arrivo il 17 febbraio&#8221; e &#8220;trasporta circa 1 milione di barili di greggio venezuelano, caricato presso il terminal José del Paese&#8221;, mentre &#8220;la Suezmax&nbsp;<br><em>Folegandros</em> sarà in arrivo il 15 febbraio al porto atlantico spagnolo di Bilbao, dove Repsol  possiede una raffineria da 220.000 barili al giorno&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La svolta venezuelana sul petrolio</h2>



<p>Notizie importanti, due settimane dopo che la neo-presidente <strong>Delcy Rodriguez e l&#8217;Assemblea Nazionale venezuelana</strong> hanno<a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html"> aperto all&#8217;operatività dei privati stranieri nel settore del greggio</a>, segnale che ha mostrato la <strong>presa su Caracas degli interessi statunitensi,</strong> resi manifesti dall&#8217;amministrazione di Donald Trump tramite una nuova licenza generale dell&#8217;Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro statunitense, che apre ufficialmente alla fornitura di tecnologie, materiali, beni e servizi per la produzione di idrocarburi venezuelani e per la sua distribuzione, che su scala globale gruppi come Vitol e la Trafigura (con sede a Singapore) stanno già gestendo, avendo anticipato il mercato globale nel rientrare nello Stato caraibico.</p>



<p>Al contempo <a href="https://oilprice.com/Latest-Energy-News/World-News/Trump-Allows-US-Firms-to-Provide-Services-for-Venezuelas-Oil.html"><em>OilPrice</em> dà conto del fatto che le licenze </a>vietano agli operatori di commerciare con entità di Cina, Russia, Iran, Corea del Nord e, soprattutto, Cuba, la cui possibilità di ottenere il vitale petrolio venezuelano è ulteriormente compromessa, ma anche che parimenti aziende di servizi come Halliburton e Slb hanno mostrato palese interesse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cambio di paradigma su Israele</h2>



<p>Il cambio di paradigma è palese soprattutto sul fronte del rapporto Venezuela-Israele. Già <strong>Hugo Chavez ruppe le relazioni con Tel Aviv</strong> nel 2009, dopo l&#8217;Operazione Piombo Fuso a Gaza che uccise oltre 500 civili in una delle prime guerre tra Israele e Hamas. </p>



<p><strong>Maduro, al contrario della leader dell&#8217;opposizione Maria Corina Machado,</strong> ha fortemente criticato Israele durante la guerra a Gaza, da lui definita senza mezzi termini &#8220;genocida&#8221;. Ora, ricorda l&#8217;analista di geopolitica <a href="https://www.linkedin.com/posts/sassi-francesco_energygeopoliticsandstatecraft-oil-venezuela-activity-7427296081316626434-uUff/">energetica <strong>Francesco Sassi, </strong></a> il petrolio arriva a &#8220;Bazan, il più grande trasformatore di greggio in Israele la cui raffineria consente la produzione di un&#8217;ampia gamma di prodotti petroliferi per il consumo interno, incluso l&#8217;uso militare&#8221;. Segno di <strong>uno scenario politico in evoluzione</strong>. Nei giorni in cui <a href="https://it.insideover.com/politica/assedio-a-cuba-trump-rafforza-lembargo-lavana-trema.html">Caracas è frenata dal cedere il suo petrolio a Cuba</a>, che ne ha bisogno per fini esistenziali, il greggio prende le vie dell&#8217;Occidente a cui è stata a lunga contrapposta principalmente per la faglia con gli Usa. Un messaggio geopolitico, e non solo di mercato, di vasta portata.</p>



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		<title>Nei Caraibi entrano in azione i team speciali della Guardia Costiera USA</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/nei-caraibi-entrano-in-azione-i-team-speciali-della-guardia-costiera-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 05:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[petroliere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Decatur Flight Quarters with EODMU 11" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra al “contrabbando” di petrolio che gli Stati Uniti stanno portando avanti nel Mar dei Caraibi non accenna a frenare la pressione sul Venezuela e i suoi vecchi partner d’affari, e il ruolo di corsaro continua a spettare ai team delle Forze speciali della Guardia Costiera degli Stati Uniti che, calandosi dal barbettone nelle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/nei-caraibi-entrano-in-azione-i-team-speciali-della-guardia-costiera-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Decatur Flight Quarters with EODMU 11" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/marina-Usa-oceano-pacifico-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra al “contrabbando” di petrolio che gli Stati Uniti stanno portando avanti nel Mar dei Caraibi non accenna a frenare la pressione sul Venezuela e i suoi vecchi partner d’affari, e il ruolo di<em> corsaro</em> continua a spettare ai team delle <strong>Forze speciali </strong>della <strong>Guardia Costiera</strong> degli Stati Uniti che, calandosi dal <em>barbettone</em> nelle loro inserzioni verticali,<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/guerra-delle-petroliere-dai-caraibi-mar-nero-2593483.html"> continuano ad abbordare navi</a> apolidi o con diari di bordo che celano apparenze opache, ma cariche di oro nero.</p>



<p>Gli uomini del <strong>MSRT</strong> e <strong>TACLET</strong>, rispettivamente <em>Maritime Security Response Team </em>e <em>Tactical Law Enforcement Team</em>, sono stati immortalati nel nuovo documento declassificato dal Southern Command degli Stati Uniti che, nella giornata di ieri, ha diffuso informazioni sul settimo sequestro e sesto “<strong>abbordaggio</strong>” di una petroliera posta sotto sanzioni e associata al contrabbando di petrolio nella <strong>triangolazione</strong> <strong>Venezuela-Russia-Iran</strong>. Secondo quanto riferito, i team delle due unità d’élite della Guardia Costiera degli Stati Uniti, entrambe specializzate in operazioni tattiche ad alto rischio in mare, come l’interdizione di narcotraffico, il contrasto al contrabbando e la sicurezza marittima, e regolarmente impiegate per quelle che sono considerate “missioni di polizia marittima”, hanno effettuato quella che in gergo viene definita <strong>Fast Rope </strong>– <em>Fast Rope Insertion and Extraction System</em> – calandosi dagli elicotteri SH-60 Sea Hawk in volo stazionario di una dozzina di metri sul ponte della petroliera <strong>M/T Sagitta</strong>, battente bandiera liberiana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="599" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-16.20.18-1024x599.jpg" alt="" class="wp-image-502525" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-16.20.18-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-16.20.18-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-16.20.18-768x449.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-16.20.18-600x351.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-16.20.18.jpg 1296w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’ultima petroliera abbordata dagli “specialisti” della Guardia Costiera, talvolta supportati da team di uomini scelti dei Marines, era stata la <strong>M/T Veronica</strong>, una petroliera con bandiera della Guyana che è stata abbordata nel Mar dei Caraibi il 15 gennaio. Membri delle squadre tattiche della Guardia Costiera degli Stati Uniti erano già intervenuti durante l’intercettazione, l’abbordaggio e il sequestro della petroliera apolide <strong>M/T Sophia</strong>, fermata nei Caraibi meridionali al largo delle coste venezuelane il 7 gennaio 2026.</p>



<p>Mentre era spettato al corpo dei Marines l’abbordaggio della petroliera <strong>M/T Olina</strong>, battente bandiera di Timor Est e in precedenza nota con il nome di Minerva M, quinta petroliera fermata e appartenente – secondo le autorità statunitensi – alla “<strong>flotta ombra</strong>” che aggira le sanzioni che fanno da sfondo alle principali crisi internazionali degli ultimi anni. Una preda come la Olina, che si stima trasportasse <strong>707.000 barili di petrolio</strong> che, all’attuale prezzo di mercato di circa 60 dollari al barile, valgono ben 42 milioni di dollari.</p>



<p>Prima della Sagitta, della Veronica, della Olina e della Sophia, altre due petroliere – la petroliera <strong>Marinera</strong>, prima conosciuta anche con il nome di Bella 1, battente bandiera della Guyana prima e russa poi; e la petroliera <strong>M/T Skipper</strong>, anch’essa battente bandiera della Guyana ma di proprietà iraniana – sono state sequestrate in seguito a blitz delle forze speciali americane, che hanno sempre intercettato le navi in alto mare. Una settima petroliera, la <strong>Centuries</strong>, che batteva bandiera panamense, è stata sequestrata ormeggiata al largo di Houston, in Texas.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Through <a href="https://twitter.com/hashtag/OpSouthernSpear?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#OpSouthernSpear</a>, the Department of War is unwavering in its mission to crush illicit activity in the Western Hemisphere in partnership with <a href="https://twitter.com/USCG?ref_src=twsrc%5Etfw">@USCG</a> through <a href="https://twitter.com/DHSgov?ref_src=twsrc%5Etfw">@DHSgov</a> and <a href="https://twitter.com/TheJusticeDept?ref_src=twsrc%5Etfw">@TheJusticeDept</a>.<br><br>In another pre-dawn action, Marines and Sailors from Joint Task Force Southern Spear,… <a href="https://t.co/brxO9xXUu3">pic.twitter.com/brxO9xXUu3</a></p>&mdash; U.S. Southern Command (@Southcom) <a href="https://twitter.com/Southcom/status/2011798070816612578?ref_src=twsrc%5Etfw">January 15, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">I team di risposta rapida della Guardia Costiera</h2>



<p>L&#8217;<a href="https://www.cgtle.org">istituzione del team special</a>e per operazioni di sicurezza e risposta rapida a minacce nel dominio marittimo nelle fila della Guardia Costiera degli Stati Uniti risale agli anni Ottanta, ma ci si rese presto conto che un “<em>mondo post-11 settembre</em>” avrebbe richiesto delle “<em>risorse altamente specializzate con competenze e tattiche antiterrorismo avanzate</em>”. Maggiori a quelle raggiunte dal primo Taclet, ciò condusse alla fusione, nel 2004, di un’altra unità di specialisti e alla formazione dell’Enhanced Maritime Safety and Security Team, che divenne poi noto come Maritime Security Response Team (MSRT).</p>



<p>La <strong>missione di questi team</strong> era quella di “<em>essere un primo soccorritore in caso di potenziali situazioni terroristiche; contrastare atti terroristici; eseguire azioni di sicurezza non conformi; effettuare l’accesso e l’applicazione tattica delle norme nelle strutture; partecipare a esercitazioni antiterrorismo a livello portuale e istruire altre forze sulle procedure antiterrorismo della Guardia Costiera</em>”. Da allora, alle unità dei Maritime Safety and Security Team e dei Maritime Security Response Team e Tactical Law Enforcement Team sono state regolarmente affidate operazioni di abbordaggio e svolte attraverso tattiche ad alta velocità.</p>



<p>Gli elementi dell’MSRT, noti come “<strong>Sezione di Azione Diretta</strong>”, sono composti da “operatori” addestrati al Combattimento Ravvicinato avanzato e all’abbordaggio rapido di imbarcazioni sospette o bersagli terrestri, “<em>inserendosi verticalmente da elicotteri o utilizzando altri metodi non divulgati</em>”, per immobilizzare o neutralizzare target ostili. Gli abbordaggi possono avvenire, come avviene in altre forze speciali – citiamo tra tutte lo Special Boat Service – attraverso i <strong>Tactical Delivery Team</strong>, ossia i “conducenti di imbarcazioni” addestrati nelle tattiche navali avanzate e nel lancio furtivo di team di abbordaggio, o attraverso elicotteri della Marina e dei Marines che danno un “passaggio” agli incursori.</p>



<p><strong><em>Lo sviluppo di tecnologie militari&nbsp;d’avanguardia e il loro schieramento da parte delle unità d’élite decideranno le sorti delle guerre attuali e future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti&nbsp;è parte del nostro sforzo quotidiano.&nbsp;Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro,&nbsp;</em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati oggi!</a></strong></p>
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		<title>Perché gli Usa hanno messo nel mirino il “petrolio cinese”</title>
		<link>https://it.insideover.com/without-category/perche-gli-usa-hanno-messo-nel-mirino-il-petrolio-cinese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 13:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Without category]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112123729197_124134aed98bf674a4015da29b9139cc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112123729197_124134aed98bf674a4015da29b9139cc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112123729197_124134aed98bf674a4015da29b9139cc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112123729197_124134aed98bf674a4015da29b9139cc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112123729197_124134aed98bf674a4015da29b9139cc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112123729197_124134aed98bf674a4015da29b9139cc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112123729197_124134aed98bf674a4015da29b9139cc-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le mani statunitensi sul petrolio del Venezuela stanno creando qualche grattacapo inaspettato alla leadership cinese. Non tanto perché il motore economico di Pechino dipendesse in maniera fondamentale dall&#8217;oro nero di Nicolas Maduro, quanto piuttosto per le ripercussioni sulle numerose piccole raffinerie indipendenti del Paese. I riflettori sono dunque puntati sulle cosiddette “teiere”, ovvero le strutture &#8230; <a href="https://it.insideover.com/without-category/perche-gli-usa-hanno-messo-nel-mirino-il-petrolio-cinese.html">[...]</a></p>
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<p>Le <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-lannuncio-di-trump-il-venezuela-ci-consegnera-da-30-a-50-milioni-di-barili.html">mani statunitensi sul petrolio del Venezuela</a> stanno creando qualche grattacapo inaspettato alla leadership cinese. Non tanto perché il motore economico di Pechino dipendesse in maniera fondamentale dall&#8217;oro nero di <strong>Nicolas Maduro</strong>, quanto piuttosto per le ripercussioni sulle numerose piccole <strong>raffinerie indipendenti</strong> del Paese. </p>



<p>I riflettori sono dunque puntati sulle cosiddette “<strong>teiere</strong>”, ovvero le strutture che finora avevano rappresentato i principali acquirenti cinesi del <strong>petrolio venezuelano</strong> venduto a prezzi scontati. Erano loro, e non le grandi compagnie statali del Dragone, ad acquistare la preziosa risorsa di Caracas, che arrivava oltre la Muraglia appositamente per consentire a Maduro di ripagare l&#8217;enorme debito (di oltre <strong>10 miliardi di dollari</strong>) accumulato nei confronti del gigante asiatico. </p>



<p><em>Le Monde</em> ha spiegato che lo shock iniziale per queste piccole raffinerie &#8211; concentrate soprattutto nella provincia dello <strong>Shandong</strong>, a metà strada tra Pechino e Shanghai &#8211; dovrebbe essere in parte attutito dalle <strong>scorte </strong>di petrolio venezuelano già accumulate su petroliere ancorate al largo delle coste di Malesia e Cina. </p>



<p>Parliamo di circa 22 milioni di barili sufficienti a coprire circa un paio di mesi di consumo. E poi? Esaurite queste riserve, le raffinerie dovranno trovare <strong>alternative </strong>per compensare la sospensione delle forniture. In caso negativo, questo buco si tradurrebbe in una riduzione – o peggio sospensione &#8211; della produzione di carburanti e altri prodotti derivati; meno benzina, diesel e cherosene sul mercato interno cinese col rischio che i prezzi dei carburanti possano salire in alcune regioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-500452" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-caos-in-Venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nuova guerra del petrolio degli Usa</strong></h2>



<p>La nuova guerra del petrolio degli Usa non punta tanto a bloccare l&#8217;export generale dell&#8217;oro nero verso la Cina, quanto piuttosto a colpire le sue teiere locali, <a href="https://it.insideover.com/politica/colpire-il-venezuela-per-colpire-la-cina-la-strategia-usa-e-la-contromossa-di-pechino.html">così da mettere pressione sull&#8217;economia nazionale</a> a partire dall&#8217;innesco di ipotetici shock provinciali. </p>



<p>Washington ha iniziato togliendo le riserve venezuelane dalla disponibilità del Dragone: secondo la società di analisi energetica <em>Vortexa</em>, nel 2025 le importazioni cinesi di greggio venezuelano hanno raggiunto circa <strong>470.000 barili al giorno</strong> (quasi il <strong>4,5%</strong> del suo import di greggio via mare). </p>



<p>Pechino potrebbe limitare i danni affidandosi a qualcun altro. L&#8217;<strong>Iran</strong>, insieme alla <strong>Russia</strong>, è uno dei pochi Paesi con riserve di petrolio pesante simili a quelle di Caracas e, a causa delle sanzioni occidentali, è in grado di offrire prezzi al barile vicini a quelli venezuelani. Il punto è che anche Teheran si trova sotto pressione, e forse non proprio per caso. </p>



<p>Esiste un&#8217;altra alternativa? <em>Bloomberg </em>ha ipotizzato il <strong>Canada</strong>, il cui petrolio bituminoso ha caratteristiche simili a quello che poteva offrire Maduro. I flussi dal Canada alla Cina sono aumentati dopo il successo dell&#8217;espansione dell&#8217;<strong>oleodotto Trans Mountain (Tmx)</strong> nel 2024, lo stesso che ha permesso ai produttori canadesi di inviare più petrolio sulla costa occidentale per l&#8217;esportazione in Asia (nel 2024, il 64% sarebbe finito proprio nella Repubblica Popolare Cinese).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-dilemma-del-Venezuela-tra-lapertura-a-Trump-e-il-futuro-del-petrolio-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-501387" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-dilemma-del-Venezuela-tra-lapertura-a-Trump-e-il-futuro-del-petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-dilemma-del-Venezuela-tra-lapertura-a-Trump-e-il-futuro-del-petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-dilemma-del-Venezuela-tra-lapertura-a-Trump-e-il-futuro-del-petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-dilemma-del-Venezuela-tra-lapertura-a-Trump-e-il-futuro-del-petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-dilemma-del-Venezuela-tra-lapertura-a-Trump-e-il-futuro-del-petrolio-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-dilemma-del-Venezuela-tra-lapertura-a-Trump-e-il-futuro-del-petrolio.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa ha in mente la Cina</strong></h2>



<p>Un eventuale spostamento degli acquisti di petrolio cinesi verso il Canada sarebbe ben visto a Ottawa, dove il governo punta da tempo a rafforzare i legami commerciali con Paesi diversi dagli Stati Uniti, soprattutto dopo che l&#8217;amministrazione Trump ha avviato, lo scorso anno, una guerra commerciale con il suo vicino settentrionale. Secondo i dati di <em>Kpler</em>, tra l&#8217;altro, nel 2025 la Cina ha acquistato poco meno del 40% delle esportazioni totali di greggio via mare del Canada. </p>



<p>Un fatto è certo: gli acquirenti abituali cinesi di greggio venezuelano, tra cui Shandong Chamroad Petrochemicals, Shandong Dongming Petroleum &amp; Chemical Group e Sinochem Hongrun Petrochemical, dovranno trovare <strong>nuove forniture</strong>, e l&#8217;opzione canadese è particolarmente allettante. </p>



<p>Nel frattempo, i colossi petroliferi del Dragone hanno chiesto a Pechino indicazioni su come proteggere i propri <strong>investimenti in Venezuela</strong> (anche a lungo termine). I produttori di petrolio statali, tra cui Cnpc, la società madre di <strong>PetroChina</strong>, e <strong>China National Offshore Oil</strong>, hanno impianti di estrazione di petrolio e gas nella fascia di greggio pesante dell&#8217;Orinoco e in altre aree limitrofe. Altri operatori cinesi hanno investito anche in impianti di raffinazione e petrolchimici. </p>



<p>Pare inoltre che il governo cinese abbia anche chiesto alle <strong>banche</strong>, tra cui la <strong>China Development Bank</strong>, di valutare la loro esposizione al Venezuela. Già, perché se gli Stati Uniti dovessero dare priorità ai creditori Usa rispetto agli altri &#8211; come suggerisce la retorica di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> &#8211; il rischio di insolvenza dei creditori cinesi aumenterebbe&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251126185507243_92cd2bb69839f771e0bcd85b2106bc83-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-495485" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251126185507243_92cd2bb69839f771e0bcd85b2106bc83-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251126185507243_92cd2bb69839f771e0bcd85b2106bc83-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251126185507243_92cd2bb69839f771e0bcd85b2106bc83-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251126185507243_92cd2bb69839f771e0bcd85b2106bc83-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251126185507243_92cd2bb69839f771e0bcd85b2106bc83-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251126185507243_92cd2bb69839f771e0bcd85b2106bc83.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Colpire il Venezuela per colpire la Cina: la strategia Usa e la contromossa di Pechino</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/colpire-il-venezuela-per-colpire-la-cina-la-strategia-usa-e-la-contromossa-di-pechino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 09:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-1536x1069.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pechino condanna il blitz Usa in Venezuela ma sceglie la prudenza. Pechino punta sul diritto internazionale per difendere i suoi investimenti.</p>
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<p>La <strong>reazione cinese</strong> al blitz statunitense in <strong>Venezuela </strong>è stata decisa ma pacata. Pechino ha subito condannato l&#8217;intervento di Washington, definendolo &#8220;un atto di bullismo che viola gravemente il diritto internazionale, lede la sovranità del Venezuela e compromette i diritti del popolo venezuelano&#8221;.</p>



<p>Il gigante asiatico ha inoltre fatto sapere di non accettare che certi Paesi agiscano come &#8220;giudici del mondo&#8221;, ribadendo che la sovranità di tutte le nazioni &#8220;deve essere protetta&#8221;, ma non si è spinto oltre questi interventi istituzionali. </p>



<p>Nessun sostegno concreto ed esplicito per <strong>Nicolas Maduro</strong> e Caracas. E questo nonostante i media Usa scrivano che l&#8217;amministrazione Trump avrebbe chiesto alla presidente ad interim del Venezuela, <strong>Delcy Rodriguez</strong>, di tagliare i legami economici con Cina, Russia, Iran e Cuba, nonché di collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti per la produzione di <strong>petrolio</strong>. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> preferisce adottare un&#8217;altra strategia: quella dell&#8217;<strong>attesa</strong>. Un&#8217;attesa che, secondo la leadership cinese, da sola sarà sufficiente a far emergere il grave <strong>danno d&#8217;immagine</strong> che l&#8217;amministrazione Trump si sarebbe auto-inflitto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-500957" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Attesa, diritto internazionale e prestiti</strong></h2>



<p>Allo stesso tempo, la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, <strong>Mao Ning</strong>, ha specificato che i diritti e gli interessi legittimi degli altri Paesi in Venezuela, compresi quelli della Cina, dovranno essere protetti dal <strong>diritto internazionale</strong>. </p>



<p>&#8220;Vorrei sottolineare che la cooperazione tra Cina e Venezuela si svolge tra Stati sovrani ed è protetta dal diritto internazionale e dalle leggi di entrambi i Paesi&#8221;, ha dichiarato Ning, in risposta alle domande dei media venezuelani su come la Cina intenda garantire la propria <strong>sicurezza energetica</strong>, dato che Pechino e Caracas sono <strong>partner</strong> nella produzione e <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-lannuncio-di-trump-il-venezuela-ci-consegnera-da-30-a-50-milioni-di-barili.html">nell&#8217;approvvigionamento di petrolio</a>. </p>



<p>Certo, <strong>la Cina è di gran lunga il più grande cliente petrolifero del Venezuela</strong>, ma quest&#8217;ultimo rappresenta una frazione minima delle importazioni cinesi di oro nero (secondo alcuni dati non rientra nemmeno nella top 10 per il 2024: meno del 2%).</p>



<p>In ogni caso, Xi si trova costretto a misurare il suo <strong>peso diplomatico</strong> e a tentare di difendere la &#8220;<strong>partnership cooperativa</strong> per tutte le stagioni&#8221; firmata nel 2023 con Caracas. Tra il 2007 e il 2015, inoltre, Pechino ha erogato <strong>prestiti </strong>al Venezuela per <strong>60 miliardi di dollari</strong>, da rimborsare in petrolio venduto a prezzi scontati. Per <em>AidData</em>, nel 2016 il governo venezuelano doveva alla Cina oltre <strong>105 miliardi di dollari</strong>&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="729" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-1024x729.jpg" alt="" class="wp-image-500958" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-1024x729.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-1536x1093.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-600x427.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina non vuole perdere la faccia</strong></h2>



<p>La Cina probabilmente non verserà troppe lacrime per la cattura di Maduro, ma farà comunque di tutto per proteggere i propri <strong>investimenti </strong>in Venezuela. </p>



<p>Sul piano diplomatico ed economico, infatti, Pechino aveva puntato in modo consistente nelle relazioni con quel Paese, <strong>così come Xi aveva coltivato un rapporto personale con lo stesso Maduro.</strong> Oggi, però, con gli Stati Uniti che intendono &#8220;mettere sotto tutela&#8221; Caracas, gli interessi economici e la sicurezza energetica della Cina nel territorio venezuelano, seppur limitati, risultano sempre più esposti a rischi.</p>



<p>Non solo: Xi dovrà trovare un modo per non &#8220;<strong>perdere la faccia</strong>&#8220;, ossia per evitare di essere accusato di non aver mosso un dito per scongiurare la caduta di Maduro, o peggio, di non esser stato in grado di prevedere il raid statunitense attraverso l&#8217;intelligence. Da qui il ricorso al diritto internazionale e il paragone dell&#8217;azione Usa a un atto di bullismo. </p>



<p><em>Last but not least</em>, l&#8217;entrata a gamba tesa di Washington sul dossier venezuelano crea un non trascurabile problema diplomatico per la Cina e per le sue ambizioni di farsi <a href="https://it.insideover.com/politica/assieme-al-diritto-internazionale-col-caso-venezuela-muore-anche-il-miraggio-multipolare.html">garante di un ordine globale alternativo</a> a quello occidentale. Detto altrimenti, senza Maduro Pechino ha perso un anello della sua catena. E per giunta, da quanto emerso, in maniera inaspettata. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="709" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-1024x709.jpg" alt="" class="wp-image-500959" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-1024x709.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-1536x1063.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-600x415.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>InsideUsa-Tra poliziotto del mondo e cortile di casa</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-tra-poliziotto-del-mondo-e-cortile-di-casa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 07:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio venezuelano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-1386415170-612x612-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-1386415170-612x612-1-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-1386415170-612x612-1-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-1386415170-612x612-1-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Cari lettori, benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&#160;Francesca Salvatore&#160;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni. Questa settimana, solo per gli abbonati, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insideusa-tra-poliziotto-del-mondo-e-cortile-di-casa.html">[...]</a></p>
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<p>Cari lettori,</p>



<p>benvenuti a una nuova puntata di InsideUsa, la newsletter settimanale di InsideOver dedicata alle notizie più rilevanti dagli Stati Uniti. Io sono&nbsp;<strong>Francesca Salvatore</strong>&nbsp;e, come ogni giovedì, vi giungerà una mail con tutto ciò che vi serve per comprendere come si è mossa Washington negli ultimi sette giorni.</p>



<p>Questa settimana, solo per gli abbonati, un pezzo che racconta la brusca sterzata americana in  politica estera in seguito all&#8217;arresto di <strong>Nicolás Maduro</strong>. Tra gli altri temi che abbiamo scelto di approfondire e che ho selezionato per voi:</p>



<p>-Petrolio, l’annuncio di Trump: “Il Venezuela ci consegnerà da 30 a 50 milioni di barili”</p>



<p>-Groenlandia, ecco le “opzioni sul tavolo” di Trump. Miller: “Farà parte degli Usa”</p>



<p>-Il Brasile alla prova della nuova politica USA</p>



<p>-Quando la giustizia diventa geopolitica: il Titolo 18 e il caso Venezuela</p>



<p>-Venezuela, l’arresto di Maduro e il fantasma di Noriega</p>



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<p>Potete trovarmi su Linkedin e Instagram come&nbsp;<strong>Francesca Salvatore</strong>&nbsp;o scrivermi all’indirizzo&nbsp;kikkasalvatore@hotmail.it. Per qualsiasi confronto, suggerimento o curiosità, sono qui pronta a leggere e rispondere!</p>



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		<title>Il blitz anti-Maduro, ecco i mezzi usati dalle forze Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-blitz-anti-maduro-ecco-i-mezzi-usati-dalle-forze-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 06:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Delta Force]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-600x750.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Ecco i mezzi utilizzati dagli Stati Uniti per catturare il presidente venezuelano Maduro, dai droni ai caccia stealth.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-600x750.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, come sappiamo, gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno intrapreso un&#8217;operazione militare per rimuovere il presidente venezuelano Nicolas <strong>Maduro</strong> e trasportarlo negli USA, dove probabilmente sarà processato per narcoterrorismo.</p>



<p>Non si è trattato di un vero e proprio cambio di regime: sebbene il presidente e sua moglie siano stati catturati in una rapidissima azione messa in atto dalla <strong>Delta Force</strong>, il sistema governativo venezuelano è ancora in piedi. Ci sono anche indicazioni che fanno ritenere che il presidente Maduro sia stato sostanzialmente venduto da alcuni membri del suo <em>entourage </em>(politici o militari): il ministro della Difesa, nei minuti in cui veniva effettuato l&#8217;attacco americano, affermava che la situazione era “di crisi” ma sotto controllo, mentre le difese aeree non sono entrate in funzione fatta eccezione per qualche sporadico colpo di MANPADS (Man Portable Air Defense System).</p>



<p>L&#8217;operazione “<strong>Absolute Resolve</strong>” è cominciata intorno alle 23 ora locale ed è terminata una manciata di minuti dopo che il palazzo presidenziale in cui dormiva Maduro insieme a sua moglie è stato preso d&#8217;assalto da membri della Delta Force, sbarcati sul tetto dell&#8217;edificio da un elicottero tipo MH-47 decollato molto probabilmente da una delle unità d&#8217;assalto anfibio che si trovavano al largo del Venezuela, facente parte del “Iwo Jima” <strong>Amphibious Ready Group (ARG)</strong> con a bordo il 22esimo MEU (Marine Expeditionary Unit), che al suo completo fa contare circa 2.200 soldati. Secondo quanto riportato da ufficiali del Pentagono l&#8217;operazione di cattura di Maduro ha impiegato circa 150 velivoli diversi di U.S Navy, U.S. Air Force nonché U.S. Marines, ma <strong>il dispositivo militare statunitense schierato nell&#8217;area dei Caraibi era davvero imponente</strong>, tanto da far pensare a una operazione militare molto più complessa rispetto all&#8217;esfiltrazione del presidente venezuelano.</p>



<p>Oltre all&#8217;ARG è presente anche il <strong>gruppo d&#8217;attacco della portaerei Ford</strong> rinforzato da 2 incrociatori classe Ticonderoga, 5 cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke e 2 sottomarini d&#8217;attacco alla propulsione nucleare. Inoltre gli Stati Uniti hanno spostato diversi velivoli nelle loro basi avanzate di Porto Rico e Repubblica Domenicana: <strong>F-35A e B</strong>, <strong>C-130</strong> di vario tipo (AC, MC e HC), droni <strong>Reaper</strong> e <strong>RQ-170</strong>, <strong>AV-8B</strong>, aerocisterne nonché, da ultimo, i caccia stealth di quinta generazione da superiorità aerea <strong>F-22</strong>, arrivati a Porto Rico la scorsa settimana. L&#8217;arrivo in zona di operazioni di questi velivoli ha permesso di capire l&#8217;imminenza dell&#8217;operazione militare. </p>



<p>L&#8217;azione ha coinvolto anche basi negli Stati Uniti (in totale 20), tra cui le più lontane rappresentate dalla sede di bombardieri strategici B-52H e <strong>B-1B</strong>. Si ritiene che questi ultimi siano entrati in azioni nella notte del raid lanciando munizionamento stand off per colpire le posizioni dell&#8217;antiaerea venezuelana. Molto probabilmente sono stati usati anche i missili da crociera lanciati dalle unità navali presenti nel Mar dei Caraibi ,ma non ci sono ancora prove fotografiche a confermarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra elettronica</h2>



<p>L&#8217;azione statunitense è stata preceduta da un&#8217;attività di tipo <strong>SEAD/DEAD</strong> ovvero di soppressione delle difese aeree avversarie, ma come già accennato la reazione venezuelana soprattutto dei sistemi AAA (<em>Anti Air Artillery</em>) è stata talmente blanda, quasi da considerarsi inesistente, che si ritiene ci possa essere stato qualche tipo di tradimento da parte dei vertici militari venezuelani. Il raid sul palazzo presidenziale è stato effettuato dal <strong>160esimo Special Operations Aviation Regiment</strong> che ha trasportato la Delta Force a bordo di elicotteri <strong>MH-47</strong>, <strong>MH-60</strong> ed <strong>MH-6</strong>, con la copertura di reparti dei Marines, atterrati anche all&#8217;aeroporto di Caracas. </p>



<p>Una parte importante nell&#8217;operazione militare, che spesso non viene mai considerata, è quella effettuata dai velivoli da guerra elettronica, da pattugliamento ricognizione e sorveglianza. Il gruppo aereo imbarcato sulla portaerei “Ford” a in dotazione gli aerei <strong>EF-18 “Growler”</strong>, la versione da guerra elettronica del ben noto <strong>FA-18 “Super Hornet”</strong> anch&#8217;essi entrati in azione in azione in quella notte molto probabilmente. Gli occhi nel cielo del Venezuela e di tutto il Mar dei Caraibi erano rappresentati da Boeing E-3G “Sentry”, Boeing RC-135V/W “Rivet Joint”, EC-130H “Compass Call”, nonché dagli E-3D “Hawkeye” imbarcati sulla portaerei e dai P-8A “Poseidon”.</p>



<p>Da quello che sappiamo l&#8217;attività di soppressione delle difese aeree venezuelane ha distrutto almeno un sistema “Buk-M2E” e si ritiene distrutto anche un S-300, sebbene di quest&#8217;ultimo non ci siano evidenze fotografiche. La grande assente è stata l&#8217;aeronautica militare venezuelana che può contare su <strong>F-16B</strong> e su <strong>Sukhoi Su-30MK2</strong>. In effetti ci sono giunte immagini del decollo di un F-16 un Su-30, ma nella mattinata quindi quando ormai l&#8217;operazione era già conclusa. Pentagono afferma che un elicottero è stato leggermente danneggiato, ma ci sono immagini dell&#8217;abbattimento di un MH-47, che però potrebbero essere un falso.</p>
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		<title>Quando la giustizia diventa geopolitica: il Titolo 18 e il caso Venezuela</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/quando-la-giustizia-diventa-geopolitica-il-titolo-18-e-il-caso-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 05:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-1024x485.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-768x364.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-1536x728.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-600x284.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sempre più spesso il giudizio sula legittimità di un Stato passa non dalle sedi multilaterali ma dai tribunali federali americani. </p>
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<p>Le prime ore della notte a <strong>Caracas</strong> sono state segnate da un’escalation che ha immediatamente fatto il giro delle redazioni internazionali. Al di là della ricostruzione dei fatti – ancora oggetto di versioni contrastanti – l’episodio si inserisce in una dinamica più ampia e strutturale: il confronto tra gli <strong>Stati Uniti</strong> e il <strong>Venezuela</strong> non si combatte più soltanto sul piano diplomatico, economico o militare ma si estende con forza crescente al <strong>terreno giuridico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo fronte giuridico della crisi internazionale</h2>



<p>È su questo sfondo che torna centrale il <strong><a href="https://www.law.cornell.edu/uscode/text/18">Titolo 18 dello United States Code</a></strong>, il <strong>codice penale federale americano</strong>. Un insieme di norme nate per disciplinare i reati interni alla federazione, ma che negli ultimi decenni sono state progressivamente trasformate in uno strumento di proiezione di potere globale. Comprendere perché Washington invochi il Titolo 18 contro il Venezuela significa leggere la crisi attuale non solo come uno scontro politico, ma come un caso emblematico di ridefinizione dei <strong>confini tra diritto interno e diritto internazionale</strong>.</p>



<p>Il Titolo 18 rappresenta l’ossatura del sistema penale federale. È qui che il Congresso degli Stati Uniti ha raccolto le fattispecie considerate più gravi per l’ordine pubblico federale: dalla <strong>cospirazione criminale</strong> (18 U.S.C. § 371) al <strong>riciclaggio di denaro</strong> (18 U.S.C. §§ 1956–1957), dal <strong>RICO Act</strong> (18 U.S.C. §§ 1961–1968) ai reati legati al <strong>terrorismo internazionale </strong>(18 U.S.C. § 2332b). La caratteristica comune di queste norme è la loro flessibilità: consentono di colpire non solo l’atto finale, ma l’intera rete di relazioni, flussi finanziari e accordi che lo rendono possibile.</p>



<p>Nel caso venezuelano, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha costruito un impianto accusatorio che intreccia il Titolo 18 con la<strong> legislazione federale sul narcotraffico</strong>, collocata principalmente nel <strong>Titolo 21</strong>. Il passaggio giuridico decisivo è la qualificazione del traffico di droga come parte di una più ampia <strong>cospirazione criminale diretta contro gli Stati Uniti</strong>. In questo modo, condotte che si sarebbero svolte all’estero vengono ricondotte alla giurisdizione federale americana sulla base del cosiddetto <em><strong>protective principle</strong></em>: quando un’azione minaccia la sicurezza nazionale, Washington ritiene legittimo perseguirla penalmente anche oltre i propri confini.</p>



<p>È su queste basi che sono state formalizzate incriminazioni nei confronti di alti funzionari venezuelani, incluso il presidente <strong>Nicolás Maduro</strong>. Le accuse parlano di narcotraffico, associazione a delinquere e, in alcune formulazioni, di narco-terrorismo. Dal punto di vista americano, tali condotte non rientrano nell’esercizio delle funzioni sovrane di uno Stato, ma costituiscono <strong>crimini comuni perseguibili come atti individuali</strong>.</p>



<p>Qui si apre uno dei nodi più controversi dell’intera vicenda: l’<strong>immunità sovrana</strong>. Il diritto internazionale consuetudinario riconosce ai capi di Stato in carica un’immunità penale <em>ratione personae</em> davanti ai tribunali stranieri, fondata sul principio dell’uguaglianza sovrana degli Stati. <strong>Questa immunità non assolve dalle responsabilità, ma sospende l’esercizio della giurisdizione finché la carica è in essere. </strong>La posizione statunitense, invece, introduce una distinzione netta: reati come il narcotraffico o il terrorismo non possono essere qualificati come <em>acts of state</em> e non beneficiano, quindi, di alcuna protezione sovrana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La trasformazione del Titolo 18 in strumento globale</h2>



<p>La svolta decisiva nell’<strong>uso extraterritoriale del Titolo 18 </strong>avviene dopo gli attentati dell’<strong>11 settembre 2001</strong>. La <em>war on terror</em> non ha rappresentato soltanto una campagna militare globale, ma una profonda riconfigurazione dell’architettura giuridica americana. Il terrorismo internazionale viene definito come una minaccia esistenziale, tale da giustificare un’estensione senza precedenti della giurisdizione penale federale.</p>



<p>Attraverso il Titolo 18, gli Stati Uniti iniziano a perseguire penalmente individui e organizzazioni straniere – come <strong>Al-Qaeda</strong> e i gruppi a essa affiliati – anche in assenza di un legame territoriale diretto con gli USA. È sufficiente la dimostrazione di una cospirazione, di un supporto materiale (<em>material support to terrorism</em>, 18 U.S.C. § 2339A-B) o di un’intenzione ostile verso interessi americani. Il concetto di “campo di battaglia” si estende così dalle zone di guerra alle aule dei tribunali federali.</p>



<p>Parallelamente, la <em>war on terror</em> introduce una lettura funzionale delle immunità e delle garanzie tradizionali. <strong>Combattenti irregolari</strong>, <strong>sospetti terroristi</strong> e soggetti accusati di finanziare reti jihadiste vengono sottratti alle categorie classiche del diritto internazionale umanitario e trattati come criminali comuni o <strong>“nemici non statali”</strong>. Questo approccio consolida l’idea che alcune minacce globali possano essere affrontate unilateralmente, attraverso il diritto penale interno, senza passare da meccanismi multilaterali o tribunali internazionali.</p>



<p>Il precedente è cruciale: una volta accettata la legittimità dell’estensione extraterritoriale del Titolo 18 in nome della lotta al terrorismo, il suo impiego viene progressivamente ampliato ad altri ambiti considerati strategici, dal narcotraffico al riciclaggio fino alla criminalità transnazionale organizzata. Il linguaggio della <em>war on terror</em> – <strong>sicurezza, prevenzione, minaccia globale</strong> – diventa la grammatica giuridica con cui Washington giustifica nuove applicazioni del proprio diritto penale oltre confine.</p>



<p>Il Venezuela si inserisce in questa traiettoria. <strong>L’accusa di narco-terrorismo</strong>, in particolare, richiama direttamente la logica post-2001: non si tratta soltanto di reprimere un traffico illecito, ma di neutralizzare una presunta minaccia sistemica agli Stati Uniti. In questo schema, il Titolo 18 non è più uno strumento eccezionale, ma una componente strutturale della proiezione di potere americana.</p>



<p>Le implicazioni per l’ordine giuridico internazionale sono profonde. <strong>L’applicazione extraterritoriale del diritto penale americano contribuisce a erodere il principio di sovranità statale </strong>e a spostare l’equilibrio verso un sistema in cui <strong>la potenza egemone impone la propria giurisdizione come standard globale.</strong> Le aule dei tribunali federali americani diventano così parte integrante del teatro di confronto geopolitico, accanto alle cancellerie e ai dispositivi militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Dottrina Stimson e il Titolo 18</h2>



<p>La <strong>Dottrina Stimson </strong>fornisce una chiave di lettura cruciale per comprendere – e allo stesso tempo mettere in discussione – l’uso contemporaneo del Titolo 18 come strumento di politica estera e penale degli Stati Uniti.</p>



<p>Formulata nel 1932 dal <strong>segretario di Stato Henry L. Stimson</strong>, in risposta all’occupazione giapponese della Manciuria, la dottrina stabilisce un principio apparentemente semplice ma giuridicamente potente: gli Stati Uniti non riconosceranno come legittime situazioni territoriali, governi o assetti giuridici ottenuti mediante l’uso illegale della forza. È un principio di non-riconoscimento, che anticipa e ispira il divieto dell’uso della forza sancito più tardi dalla Carta delle Nazioni Unite.</p>



<p>Sul piano teorico, la Dottrina Stimson nasce come strumento di contenimento giuridico dell’aggressione, non come meccanismo di intervento diretto. <strong>Essa presuppone una distinzione netta tra giudizio giuridico e azione coercitiva</strong>: lo Stato che viola il diritto internazionale viene isolato diplomaticamente e delegittimato, ma non automaticamente perseguito penalmente da altri ordinamenti nazionali. In questo senso, la dottrina è profondamente legata a un’idea multilaterale dell’ordine internazionale. È qui che emerge la tensione con l’uso contemporaneo del Titolo 18. Quando Washington incrimina penalmente leader stranieri non si limita a negare legittimità politica o diplomatica a un governo ritenuto illegale o criminale. Compie un passo ulteriore: <strong>trasforma la non legittimità in imputazione penale</strong>.</p>



<p>Dal punto di vista americano, il collegamento con la Dottrina Stimson è esplicito ma rielaborato. <strong>Washington sostiene che, se un regime si fonda su attività criminali transnazionali – narcotraffico, terrorismo, riciclaggio – esso perde ogni pretesa di protezione sovrana</strong>. La non-legittimità non resta più confinata al piano del riconoscimento politico, ma si traduce in una piena criminalizzazione giuridica.</p>



<p>In definitiva, il nodo non è se la Dottrina Stimson sia ancora valida, ma chi la interpreta e con quali strumenti. E oggi, nel confronto tra Washington e Caracas, quella interpretazione passa sempre più spesso non dalle sedi multilaterali, ma dalle aule dei tribunali federali americani.</p>



<p></p>
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