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Politica

Rubio, l’uomo di Tel Aviv alla Casa Bianca: l’Aipac si vanta di averlo “coltivato” per anni

Marco Rubio, l'asset di Tel Aviv alla Casa Bianca: la confessione shock del capo dell'Aipac, ecco l'audio trapelato.

Che il Segretario di Stato Marco Rubio, “falco” vicino alle posizioni dei neoconservatori Usa, fosse molto vicino a Israele e al premier Benjamin Netanyahu, era noto. Che fosse un vero e proprio “asset” di Tel Aviv, tuttavia, è tutt’altra questione ed è l’ennesimo caso di un politico americano che confonde gli interessi israeliani con quelli statunitensi, quasi fossero la stessa cosa. Un audio registrato di nascosto durante una sessione riservata del Congressional Summit 2025 dell’Aipac, la più importante organizzazione filo-israeliana d’America, sta facendo molto discutere negli Stati Uniti.

Il giornalista investigativo Max Blumenthal, direttore di The Grayzone, ha pubblicato l’estratto in cui Elliott Brandt, Ceo dell’American Israel Public Affairs Committee dal 2024, descrive apertamente come l’organizzazione abbia «coltivato» per anni tre figure chiave della sicurezza nazionale nell’amministrazione Trump: il segretario di Stato Marco Rubio, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz (poi rimosso) e il direttore della Cia John Ratcliffe. Brandt parla senza filtri davanti a un pubblico di membri Aipac, in un panel off-the-record tenuto al Marriott Hotel di Washington nel febbraio 2025. Le sue parole sono inequivocabili: questi alti funzionari dell’amministrazione Trump sono stati sostenuti fin dall’inizio della carriera grazie a donatori pro-Israele legati all’organizzazione.

L’attività di lobbying dell’Aipac

Brandt cita espressamente Ratcliffe come uno dei primi candidati che incontrò personalmente quando era ancora un aspirante candidato al Congresso; per Rubio, Waltz e l’ex candidata ambasciatrice Onu Elise Stefanik, il Ceo sottolinea il comune percorso: tutti hanno ricevuto supporto finanziario massiccio da donatori pro-Israele durante le campagne elettorali, creando un rapporto privilegiato con l’organizzazione. Che ora può bussare alla porta di queste figure tutt’altro che marginali nell’amministrazione Trump, a cominciare dal Segretario di Stato e dal capo della Cia. Attività di lobbying condotta con grande successo.

L’Aipac, principale gruppo di pressione pro-Israele negli Stati Uniti, è registrato come lobby interna e non come agente straniero ai sensi della Foreign Agents Registration Act (Fara). L’organizzazione respinge ogni accusa di ingerenza indebita, sottolineando che rappresenta interessi condivisi tra due alleati strategici e che le sue attività sono legali e trasparenti. Tuttavia, l’audio tiene vivo il dibattito sull’ingombrante influenza di Israele sulla politica estera Usa denunciata a suo tempo dai politologi di fama internazionale John J. Mearsheimer (Università di Chicago) e Stephen Walt (Università di Harvard) nel saggio The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy.

La confessione di Rubio

L’audio è ancor più significativo se si pensa alle parole di Marco Rubio pronunciate lo scorso 2 marzo a proposito della guerra contro l’Iran. Parlando con i giornalisti mentre si recava a un briefing di intelligence al Congresso, Rubio ha spiegato senza giri di parole come il governo Netanyahu abbia messo l’amministrazione Trump con le spalle al muro. «Sapevamo che ci sarebbe stata un’azione israeliana», ha dichiarato Rubio. «Sapevamo che questo avrebbe provocato un attacco contro le forze americane e sapevamo che, se non fossimo intervenuti preventivamente, avremmo subito perdite più pesanti».

In poche parole, il più alto diplomatico americano ha confessato che Washington ha dovuto attaccare l’Iran per proteggere le proprie truppe da una reazione che sarebbe arrivata comunque a causa delle mosse di Tel Aviv. L’episodio non è un caso isolato. È l’ennesima dimostrazione di quanto profonda sia l’influenza di Israele sulle scelte di Washington, soprattutto quando si tratta di Medio Oriente. Da decenni Israele riceve dagli Usa più aiuti militari di qualsiasi altro Paese: oltre 300 miliardi di dollari in totale dalla fondazione dello Stato ebraico. Solo dal 2023, all’inizio della guerra di Gaza, gli Stati Uniti hanno stanziato altri 21,7 miliardi di dollari (dati del Costs of War Project della Brown University).

Il dubbio, a questo punto, è più che lecito: Rubio è il Segretario di Stato degli Stati Uniti o il Segretario di Stato di Netanyahu a Washington?

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