Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY
Difesa /

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, come sappiamo, gli Stati Uniti hanno intrapreso un’operazione militare per rimuovere il presidente venezuelano Nicolas Maduro e trasportarlo negli USA, dove probabilmente sarà processato per narcoterrorismo.

Non si è trattato di un vero e proprio cambio di regime: sebbene il presidente e sua moglie siano stati catturati in una rapidissima azione messa in atto dalla Delta Force, il sistema governativo venezuelano è ancora in piedi. Ci sono anche indicazioni che fanno ritenere che il presidente Maduro sia stato sostanzialmente venduto da alcuni membri del suo entourage (politici o militari): il ministro della Difesa, nei minuti in cui veniva effettuato l’attacco americano, affermava che la situazione era “di crisi” ma sotto controllo, mentre le difese aeree non sono entrate in funzione fatta eccezione per qualche sporadico colpo di MANPADS (Man Portable Air Defense System).

L’operazione “Absolute Resolve” è cominciata intorno alle 23 ora locale ed è terminata una manciata di minuti dopo che il palazzo presidenziale in cui dormiva Maduro insieme a sua moglie è stato preso d’assalto da membri della Delta Force, sbarcati sul tetto dell’edificio da un elicottero tipo MH-47 decollato molto probabilmente da una delle unità d’assalto anfibio che si trovavano al largo del Venezuela, facente parte del “Iwo Jima” Amphibious Ready Group (ARG) con a bordo il 22esimo MEU (Marine Expeditionary Unit), che al suo completo fa contare circa 2.200 soldati. Secondo quanto riportato da ufficiali del Pentagono l’operazione di cattura di Maduro ha impiegato circa 150 velivoli diversi di U.S Navy, U.S. Air Force nonché U.S. Marines, ma il dispositivo militare statunitense schierato nell’area dei Caraibi era davvero imponente, tanto da far pensare a una operazione militare molto più complessa rispetto all’esfiltrazione del presidente venezuelano.

Oltre all’ARG è presente anche il gruppo d’attacco della portaerei Ford rinforzato da 2 incrociatori classe Ticonderoga, 5 cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke e 2 sottomarini d’attacco alla propulsione nucleare. Inoltre gli Stati Uniti hanno spostato diversi velivoli nelle loro basi avanzate di Porto Rico e Repubblica Domenicana: F-35A e B, C-130 di vario tipo (AC, MC e HC), droni Reaper e RQ-170, AV-8B, aerocisterne nonché, da ultimo, i caccia stealth di quinta generazione da superiorità aerea F-22, arrivati a Porto Rico la scorsa settimana. L’arrivo in zona di operazioni di questi velivoli ha permesso di capire l’imminenza dell’operazione militare.

L’azione ha coinvolto anche basi negli Stati Uniti (in totale 20), tra cui le più lontane rappresentate dalla sede di bombardieri strategici B-52H e B-1B. Si ritiene che questi ultimi siano entrati in azioni nella notte del raid lanciando munizionamento stand off per colpire le posizioni dell’antiaerea venezuelana. Molto probabilmente sono stati usati anche i missili da crociera lanciati dalle unità navali presenti nel Mar dei Caraibi ,ma non ci sono ancora prove fotografiche a confermarlo.

La guerra elettronica

L’azione statunitense è stata preceduta da un’attività di tipo SEAD/DEAD ovvero di soppressione delle difese aeree avversarie, ma come già accennato la reazione venezuelana soprattutto dei sistemi AAA (Anti Air Artillery) è stata talmente blanda, quasi da considerarsi inesistente, che si ritiene ci possa essere stato qualche tipo di tradimento da parte dei vertici militari venezuelani. Il raid sul palazzo presidenziale è stato effettuato dal 160esimo Special Operations Aviation Regiment che ha trasportato la Delta Force a bordo di elicotteri MH-47, MH-60 ed MH-6, con la copertura di reparti dei Marines, atterrati anche all’aeroporto di Caracas.

Una parte importante nell’operazione militare, che spesso non viene mai considerata, è quella effettuata dai velivoli da guerra elettronica, da pattugliamento ricognizione e sorveglianza. Il gruppo aereo imbarcato sulla portaerei “Ford” a in dotazione gli aerei EF-18 “Growler”, la versione da guerra elettronica del ben noto FA-18 “Super Hornet” anch’essi entrati in azione in azione in quella notte molto probabilmente. Gli occhi nel cielo del Venezuela e di tutto il Mar dei Caraibi erano rappresentati da Boeing E-3G “Sentry”, Boeing RC-135V/W “Rivet Joint”, EC-130H “Compass Call”, nonché dagli E-3D “Hawkeye” imbarcati sulla portaerei e dai P-8A “Poseidon”.

Da quello che sappiamo l’attività di soppressione delle difese aeree venezuelane ha distrutto almeno un sistema “Buk-M2E” e si ritiene distrutto anche un S-300, sebbene di quest’ultimo non ci siano evidenze fotografiche. La grande assente è stata l’aeronautica militare venezuelana che può contare su F-16B e su Sukhoi Su-30MK2. In effetti ci sono giunte immagini del decollo di un F-16 un Su-30, ma nella mattinata quindi quando ormai l’operazione era già conclusa. Pentagono afferma che un elicottero è stato leggermente danneggiato, ma ci sono immagini dell’abbattimento di un MH-47, che però potrebbero essere un falso.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto