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Media e Potere

Rubio in Aula contro l’amico di una vita: lo scandalo Venezuela colpisce la Casa Bianca

Il caso vede il Segretario di Stato Marco Rubio convocato come testimone nel processo a Miami contro il suo storico amico David Rivera.

Negli Stati Uniti è esploso un caso di presunta ingerenza straniera che tocca direttamente la Casa Bianca e crea imbarazzo al vertice della politica repubblicana. Il Segretario di Stato Marco Rubio, secondo quanto riportato da The American Conservative, è stato convocato come testimone in un processo federale a Miami contro il suo amico e alleato di lunghissima data, David Rivera. Quest’ultimo, ex deputato repubblicano della Florida, è legato a Rubio da oltre vent’anni: i due hanno iniziato la carriera politica insieme nella Camera statale della Florida, dove erano noti come “Batman e Robin”, hanno condiviso per un periodo una casa con mutuo congiunto e Rivera era presente in ospedale alla nascita di tutti e quattro i figli di Rubio.

Un’amicizia profonda, che va ben oltre la semplice alleanza politica. Il processo, in corso in questi giorni nel tribunale federale di Miami, accusa Rivera di aver violato il Foreign Agents Registration Act (FARA), la legge americana che obbliga chiunque svolga attività politiche o di influenza negli Stati Uniti per conto di un governo straniero – sotto la sua direzione, controllo o finanziamento – a registrarsi ufficialmente presso il Dipartimento di Giustizia. Rivera non lo ha fatto e ora rischia una pesante condanna.

Il contratto contestato

Tutto ruota intorno a un contratto da 50 milioni di dollari firmato nel 2017 dalla sua società di consulenza, Interamerican Consulting Inc., con Citgo, la filiale statunitense della compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA. Secondo i procuratori federali, che lo hanno arrestato nel 2022, quel contratto era una copertura per un’attività di lobbying clandestina a favore del governo di Nicolás Maduro. Rivera avrebbe dovuto spingere per ammorbidire le sanzioni americane contro il regime venezuelano, migliorare le relazioni bilaterali e facilitare accordi con compagnie petrolifere statunitensi .Tra le azioni contestate c’è l’organizzazione di un incontro con l’allora vicepresidente venezuelana – e oggi presidente ad interimDelcy Rodríguez e contatti con figure influenti, tra cui lo stesso Rubio (allora senatore della Florida) e l’ex consigliera di Trump Kellyanne Conway.

Un altro nome emerso è quello del magnate dei media venezuelano Raúl Gorrín, presidente di Globovisión, che avrebbe aiutato a organizzare il contratto e ricevuto milioni in tangenti.Rivera si dichiara innocente. La sua difesa, supportata tra gli altri dall’avvocato David Markus (già difensore di Ghislaine Maxwell), sostiene che le attività non erano a favore di Maduro, ma al contrario miravano a sostenere l’opposizione venezuelana, a rafforzare le sanzioni contro il regime e a favorirne la caduta. Alla fine del 2025 gli avvocati di Rivera hanno emesso un subpoena (ordine giudiziario obbligatorio) per costringere Rubio a testimoniare in questo senso. Successivamente i procuratori hanno deciso di chiamare Rubio come testimone dell’accusa, convinti che la sua deposizione possa rafforzare le accuse contro l’ex alleato. A questo punto è possibile che David Rivera fosse in contatto con una parte del regime venezuelano propenso a dialogare con gli Stati Uniti, forse proprio alle spalle di Maduro, considerando poi com’è andata a finire.

Il caso che coinvolge Rubio e la cerchia di Trump

Il caso coinvolge anche altre figure vicine all’amministrazione Trump, come l’ex capo di gabinetto Susie Wiles (che però è stata esentata dal testimoniare) e potenzialmente altri ex consiglieri. Il processo, iniziato di recente, si svolge nel silenzio dei media ma potrebbere mettere in luce possibili influenze straniere proprio nella cerchia ristretta del potere di Trump, con Rubio – uno dei più strenui critici di Maduro – costretto a sedere in aula per raccontare i suoi incontri passati con l’amico imputato. Un intreccio che rischia di lasciare strascichi politici significativi.

A proposito di ingerenze straniere, sempre per ciò che riguarda Marco Rubio, di recente vi abbiamo raccontato come un audio registrato di nascosto durante una sessione riservata del Congressional Summit 2025 dell’Aipac, la più importante organizzazione filo-israeliana d’America, stia facendo molto discutere negli Stati Uniti.

Il giornalista investigativo Max Blumenthal, direttore di The Grayzone, ha infatti pubblicato l’estratto in cui Elliott Brandt, Ceo dell’American Israel Public Affairs Committee dal 2024, descrive apertamente come l’organizzazione abbia «coltivato» per anni tre figure chiave della sicurezza nazionale nell’amministrazione Trump: il segretario di Stato Marco Rubio, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz (poi rimosso) e il direttore della Cia John Ratcliffe

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