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	<title>Iraq Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 15 May 2026 15:07:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Iraq Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tv, supermercati, immobiliare: viene dal business Al Zaidi, il premier scelto per dare un nuovo corso all&#8217;Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-corso-delliraq-con-al-zaidi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1031" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-1024x550.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-768x412.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-1536x825.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-600x322.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Piace a Washington, non dispiace a Teheran e nemmeno agli sciiti moderati: il neo premier Al Zaidi scelto come garante del sistema iracheno</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-corso-delliraq-con-al-zaidi.html">Tv, supermercati, immobiliare: viene dal business Al Zaidi, il premier scelto per dare un nuovo corso all&#8217;Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1031" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-1024x550.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-768x412.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-1536x825.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514145800576_a7eed7416344c2c0cc7340b00b30141a-600x322.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Così come spesso accaduto negli ultimi anni, la principale preoccupazione dei legislatori iracheni dopo il voto è stata quella di trovare una <strong>figura di mediazione</strong>. Costituzione e consuetudini consolidatesi nel dopo Saddam parlano del resto chiaro: il presidente della Repubblica deve essere curdo, il presidente del Parlamento invece sunnita, infine <strong>la principale carica esecutiva rappresentata dalla figura del primo ministro deve appartenere alla maggioranza sciita</strong>. Così, risolte le prime due pratiche, nei giorni scorsi il Parlamento è riuscito a trovare la quadra sul nuovo capo dell&#8217;esecutivo: si tratta di<strong>Ali Al Zaidi</strong>, nome uscito a sorpresa e non poteva essere altrimenti. </p>



<p>Come sottolineato in precedenza, la priorità è stata data alla ricerca figure di mediazione. La rosa dei papabili primi ministri quindi, difficilmente in tal senso può comprendere figure politiche già consolidate e alla guida di movimenti e partiti. Al Zaidi ha 48 anni, è uno dei premier più giovani quindi nell&#8217;Iraq moderno, <strong>è un imprenditore e un uomo d&#8217;affari</strong>. Con la politica ha avuto poco a che fare fino a pochi anni fa e questo, per i motivi prima sottolineati, ha forse costituito un altro punto a suo favore. A lui il compito, entro fine maggio, di formare un governo e di prendere <strong>le redini di un Paese su cui gravano come macigni la crisi in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La mediazione interna</h2>



<p>La necessità di trovare una figura di mediazione è duplice in quel di Baghdad. <strong>Occorre infatti preservare due ordini di equilibrio: uno interno e uno esterno.</strong> Sotto il profilo interno, il punto di partenza è rappresentato dalla frammentazione del parlamento iracheno. <a href="https://it.insideover.com/politica/l-iraq-al-voto-in-cerca-di-identita.html">Sono 20 le liste che hanno ottenuto almeno un seggio nel voto di novembre</a>, nessuna di loro ha i numeri per imporre il proprio peso e la propria linea. C&#8217;è poi la questione legata al dualismo emerso all&#8217;interno del mondo politico sciita.<strong> Da un lato c&#8217;è il premier uscente Al Sudani</strong>, capace con il suo partito &#8220;Ricostruzione e Sviluppo&#8221; di guadagnare 46 seggi e dunque la maggioranza relativa. <strong>Dall&#8217;altro c&#8217;è un altro ex premier, Nuri Al Maliki</strong>, sostenuto soprattutto dalle liste sciite più vicine a Teheran e comprese all&#8217;interno della &#8220;Coalizione per lo Stato di diritto&#8221;. </p>



<p>Entrambi per mesi hanno coltivato velleità di nomina a primo ministro. Al Sudani ha rivendicato il successo della propria formazione, nonché un certo sostegno elettorale ricevuto a Baghdad e in buona parte delle regioni meridionali del Paese. Quelle cioè a maggioranza sciita, lì dove soltanto a Bassora non è riuscito a imporsi quale principale partito. Dal canto suo però, <strong>Al Maliki ha goduto per diverse settimane dell&#8217;appoggio di una larga fetta del panorama politico sciita.</strong> Nei vari incontri parlamentari, si è presentato come volto di esperienza e come unico rappresentante politico capace di gestire l&#8217;Iraq in questa fare di grave crisi regionale in medio oriente. L&#8217;impossibilità di entrambi di raggiungere la maggioranza tra le forze sciite, ha fatto quindi virare verso una figura di mediazione. Il 27 aprile scorso, sia Al Sudani che Al Maliki<a href="https://www.agenzianova.com/news/iraq-il-presidente-amidi-incarica-ilmprenditore-al-zaidi-di-formare-nuovo-governo/"> hanno annunciato l&#8217;intenzione di sostenere la candidatura di Al Zaidi come premier</a>. Aprendo così la strada al 48enne imprenditore. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The KDP’s Farhad Atrushi, second deputy speaker of the Iraqi parliament, oversees preparations ahead of a crucial Iraqi parliament session to elect the cabinet of Prime Minister-designate Ali al-Zaidi<br><br>📸: Atrushi&#39;s office <a href="https://t.co/1ZBhhD8DSe">pic.twitter.com/1ZBhhD8DSe</a></p>&mdash; The New Region (@thenewregion) <a href="https://twitter.com/thenewregion/status/2054901934683738457?ref_src=twsrc%5Etfw">May 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">La mediazione esterna</h2>



<p>C&#8217;è un motivo ben preciso per cui Al Sudani e Al Maliki non hanno ottenuto il consenso necessario per diventare nuovamente premier. Questa volta la rivalità in questione ha origine al di fuori dei confini iracheni e riguarda da vicino il conflitto, prima solo politico ora anche militare, <strong>tra Stati Uniti e Iran</strong>. Al Maliki, una volta designato da un&#8217;ampia fetta del quadro di coordinamento sciita, <strong>ha ricevuto un vero e proprio veto da parte degli Stati Uniti</strong>. La Casa Bianca, per bocca dello stesso presidente Donald Trump, ha esplicitamente considerato l&#8217;eventuale nomina di Al Maliki come motivo di rottura diplomatica tra Washington e Baghdad. I motivi di una così forte presa di decisione sono essenzialmente riconducibili alla <strong>vicinanza dell&#8217;ex premier alle forze filo iraniane</strong>. Vicinanza resa palese secondo gli Stati Uniti durante gli otto anni di suo mandato, svolto tra il 2006 e il 2014. Anni cioè dove i rapporti tra l&#8217;Iraq e la Repubblica Islamica iraniana sono diventati molto più fitti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The decision by United States President Donald Trump to back Ali al-Zaidi as Iraq’s next prime minister may have surprised some quarters. But when one looks into whom Trump was trying to keep out, his motivation becomes clear.<br><br>Iraq’s dominant parliamentary bloc, the Coordination… <a href="https://t.co/Rv4Wowv0LJ">pic.twitter.com/Rv4Wowv0LJ</a></p>&mdash; Middle East Monitor (@MiddleEastMnt) <a href="https://twitter.com/MiddleEastMnt/status/2054877806501466601?ref_src=twsrc%5Etfw">May 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>Il &#8220;no&#8221; degli Usa alla nomina di Al Maliki, ha automaticamente messo fuori gioco anche Al Sudani</strong>. Quest&#8217;ultimo infatti dall&#8217;altra parte della barricata, quella iraniana, ha iniziato a essere visto come potenzialmente filo-statunitense. Anche Teheran quindi ha emesso il suo veto e ha imposto ai partiti più vicini alle proprie posizioni, soprattutto quelli espressione delle <strong>Forze di Mobilitazione Popolari (Pmf)</strong> costituitesi durante la lotta all&#8217;Isis, di non sostenere in alcun modo Al Sudani. Anche in questo caso, l&#8217;unica soluzione possibile è stata quella di trovare una figura di mediazione. Al Zaidi, in tal senso, ha accontentato tutti: piace agli Stati Uniti perché non è Al Maliki, piace all&#8217;Iran perché non è Al Sudani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma chi è Al Zaidi? </h2>



<p>Si è parlato principalmente dei due ex premier iracheni, solo un cenno è stato fatto al vero protagonista attuale della politica irachena. Non è certo un caso: la figura di Al Zaidi, con i suoi trascorsi e i suoi percorsi economici e politici, è secondaria nonostante il suo nuovo ruolo. Tuttavia, il neo primo ministro presenta alcune caratteristiche interessanti. Ha iniziato la sua scalata economica nello scorso decennio, quando ha accumulato una serie di incarichi in svariate società irachene. Tra tutte, spicca la presidenza della holding <strong>Al Watania</strong>, impegnata in svariati settori commerciali. C&#8217;è poi la sua nomina a capo dell&#8217;Università Al Shaab, all&#8217;istituto medico Ishtar, ma soprattutto all&#8217;<strong>Al-Janoob Islamic Bank</strong>: quest&#8217;ultima è una banca raggiunta nel 2024 da sospetti statunitensi circa un possibile riciclaggio di denaro a favore delle milizie sciite filo iraniane. Occorre però specificare che dall&#8217;incarico di presidente dell&#8217;istituto bancario, Al Zaidi si è dimesso nel 2019 e quindi ben prima delle indagini di Washington. </p>



<p>Le più importanti fortune imprenditoriali del neo premier sono comunque legate all&#8217;<strong>Al-Oways Group</strong>, holding di cui è proprietario e con il quale è impegnato in diversi settori. Dall&#8217;immobiliare fino a quello agricolo, passando per quello commerciale e della grande distribuzione grazie al controllo della <strong>catena di ipermercati Taawon</strong>. Con il suo gruppo inoltre, Al Zaidi gestisce la tv satellitare <strong>Dijlah Tv</strong> e altre iniziative editoriali. In poche parole, Al Zaidi è arrivato al vertice del governo senza un proprio peso specifico politico ma non si tratta comunque di una figura debole o destinata ad accontentarsi di un mero ruolo di transizione. Proverà, al contrario, a costruire un proprio spazio politico e ad evitare eccessive fratture nel delicato equilibrio istituzionale iracheno. Senza creare dissapori a Washington e a Teheran. </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-corso-delliraq-con-al-zaidi.html">Tv, supermercati, immobiliare: viene dal business Al Zaidi, il premier scelto per dare un nuovo corso all&#8217;Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La nuova (inquietante) contesa tra Iraq e Kuwait: il canale Khor Abdullah</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nuova-inquietante-contesa-tra-iraq-e-kuwait-il-canale-khor-abdullah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 05:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Per l'Iraq, il canale è importante per avere uno sbocco al mare. Lo stesso però vale per il Kuwait, il cui governo ha investito molto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-inquietante-contesa-tra-iraq-e-kuwait-il-canale-khor-abdullah.html">La nuova (inquietante) contesa tra Iraq e Kuwait: il canale Khor Abdullah</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303161731309_7a3d43323619fd9cc2f5774a89c8de96-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il Medio Oriente precipita nel caos della guerra, vecchie ruggini tra due Paesi mai veramente amici hanno creato ulteriori gravi attriti nelle retrovie dell&#8217;attuale conflitto in Iran. In particolare, proprio alla vigilia dell&#8217;attacco di Usa e Israele contro Teheran, <strong>Iraq e Kuwait sono tornati nuovamente a scontrarsi per dispute sui confini.</strong> Le stesse che, nell&#8217;agosto del 1990, hanno dato vita alla <strong>prima guerra del Golfo </strong>iniziata con l&#8217;invasione del territorio kuwaitiano ad opera dell&#8217;Iraq allora in mano a Saddam Hussein.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Confini marittimi nel mirino</h2>



<p>All&#8217;epoca le linee di confine finite sotto contesa erano terrestri. Baghdad, in particolare, rimproverava nell&#8217;estate del 1990 il governo kuwaitiano di estrarre petrolio anche da pozzi ricadenti in territorio iracheno. Dopo gli screzi iniziali, il 2 agosto Saddam portò le sue truppe a Kuwait City annettendo di fatto il Paese. <strong>Il resto è storia ben nota</strong>: gli Usa reagirono assieme a una vasta coalizione di Paesi arabi e nel febbraio del 1991 il Kuwait riacquistò la sovranità. <strong>Ma le dispute tra i due vicini si sono spostate verso il mare.</strong> E questo anche dopo la caduta del rais iracheno avvenuta nell&#8217;aprile 2003.</p>



<p>C&#8217;è un canale, situato in prossimità del confine terrestre internazionalmente riconosciuto tra i due Paesi, da sempre rivendicato sia da Baghdad che da Kuwait City: è quello conosciuto con il nome di<strong> Khor Abdullah</strong>. Si tratta di un corridoio marittimo che proietta le acque antistanti la città irachena di <strong>Umm Qasr</strong> verso il Golfo, passando dalle isole kuwaitiane di <strong>Warbah</strong> e <strong>Bubiyan</strong>. Nel 1993, con la <strong>risoluzione 833 delle Nazioni Unite</strong>, i due governi contendenti hanno trovato un accordo definitivo solo per i confini terrestri. La sovranità sul canale invece, è stata demandata a successive intese tra le parti. Cosa effettivamente avvenuta solo nel 2013, <strong>quando Baghdad e Kuwait City hanno fissato le coordinate definitive sui confini marittimi. </strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Footage show Iraqi navy patrolling in the Khor Abdullah channel in the Gulf on Tuesday<br><br>The Khor Abdullah is a tidal channel that has stirred controversy between Iraq and Kuwait over the past few months <a href="https://t.co/ePwweiB16J">pic.twitter.com/ePwweiB16J</a></p>&mdash; The New Region (@thenewregion) <a href="https://twitter.com/thenewregion/status/1952667643065802909?ref_src=twsrc%5Etfw">August 5, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse del Kuwait all&#8217;Iraq</h2>



<p>In Medio Oriente però, di definitivo non c&#8217;è mai nulla. Specialmente quando di mezzo ci sono interessi nazionali considerati come vitali. Per l&#8217;Iraq, il canale di Khor Abdullah è importante per avere non solo uno sbocco al mare ma anche per pretendere <strong>diritti di navigazione </strong>legati al porto di Umm Qasr e al costruendo porto di Al Faw. Lo stesso però vale per il Kuwait, il cui governo sulla zona ha investito molto per creare un hub internazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="906" height="555" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Khor-Abdullah.jpg" alt="" class="wp-image-507722" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Khor-Abdullah.jpg 906w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Khor-Abdullah-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Khor-Abdullah-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Khor-Abdullah-600x368.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 906px) 100vw, 906px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Il canale conteso di Khor Abdullah. Fonte foto: Arab Times</em></figcaption></figure>



<p>A gennaio, il governo di Baghdad ha presentato all&#8217;Onu le nuove coordinate dei propri confini marittimi. Le quali, al proprio interno, hanno previsto parti del Khor Abdullah non compreso dagli accordi del 2013. <a href="https://www.agenzianova.com/news/liraq-riapre-la-disputa-marittima-con-il-kuwait-tensione-nel-golfo/">Da qui le proteste presentate da Kuwait City il 21 febbraio scorso</a>: secondo il governo dell&#8217;emirato, le nuove mappe irachene comprendono territori marittimi ricadenti sotto la propria sovranità. Una volta chiamato in causa, il governo di Baghdad ha risposto sottolineando come <strong>l&#8217;accordo del 2013 non è da considerare più vincolante </strong>per via di una sentenza, emessa nel 2023, della Corte Suprema irachena che ha annullato quell&#8217;intesa. </p>



<p><strong>La questione è anche politica</strong>. L&#8217;Iraq, alle prese con la difficoltà a formare un nuovo governo dopo le elezioni dello scorso anno, deve fare i conti con un&#8217;opinione pubblica che ha sempre considerato l&#8217;intesa del 2013 come eccessivamente sbilanciata a favore del Kuwait. Dal canto suo, <strong>Kuwait City ha incassato l&#8217;appoggio di tutti i governi del Golfo</strong>. Poi è arrivata la guerra in Iran e adesso il dossier sembra inevitabilmente essere passato in secondo piano. Ad ogni modo, nel prossimo futuro, il medio oriente rischia di dover fare i conti anche con un&#8217;ennesima disputa per il controllo delle acque del Golfo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-inquietante-contesa-tra-iraq-e-kuwait-il-canale-khor-abdullah.html">La nuova (inquietante) contesa tra Iraq e Kuwait: il canale Khor Abdullah</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Turchia, Iraq e Siria, le Acque contese del Tigri ed Eufrate: la salute al centro del conflitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/turchia-iraq-e-siria-le-acque-contese-del-tigri-ed-eufrate-la-salute-al-centro-del-conflitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 09:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Eufrate]]></category>
		<category><![CDATA[Tigri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="406" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/istockphoto-96203036-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/istockphoto-96203036-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/istockphoto-96203036-612x612-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/istockphoto-96203036-612x612-1-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>In un’area già devastata da guerra e instabilità politica, la “geopolitica dell’acqua” si traduce in una crisi silenziosa di salute pubblica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/turchia-iraq-e-siria-le-acque-contese-del-tigri-ed-eufrate-la-salute-al-centro-del-conflitto.html">Turchia, Iraq e Siria, le Acque contese del Tigri ed Eufrate: la salute al centro del conflitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="406" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/istockphoto-96203036-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/istockphoto-96203036-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/istockphoto-96203036-612x612-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/istockphoto-96203036-612x612-1-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il 2025 rappresenta per l’<strong>Iraq</strong> uno dei momenti più critici per le riserve idriche dell’ultimo secolo. Secondo il Ministero delle Risorse Idriche iracheno, le riserve complessive sono precipitate a circa 10 miliardi di metri cubi, contro i circa 18 miliardi attesi, segnando il livello più basso in 80 anni. Questo deficit drammatico è il risultato di <strong>precipitazioni scarse</strong>, <strong>scioglimenti nevosi ridotti </strong>e <strong>tagli stringenti al flusso dai fiumi Tigri ed Eufrate</strong> a monte.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://vid.alarabiya.net/legacy/images/2012/02/07/40559_193192.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Shatt al-‘Arab</figcaption></figure>
</div>


<p>Nella regione meridionale del Paese, le stazioni idriche hanno registrato portate ridotte anche del 27% rispetto all’anno precedente, complici restrizioni upstream e persistenti condizioni di siccità. In questo quadro, <strong>l’intrusione salina dallo Shatt al-‘Arab si è intensificata</strong>, portando concentrazioni di solidi disciolti totali fino a 40.000 unità nelle acque del fiume, valori incompatibili con uso agricolo o consumo diretto senza processi complessi di trattamento.</p>



<p>In <strong>Siria</strong>, il rapporto tra accordi e realtà è sempre più disallineato. Ankara, controllando oltre il 90% del flusso dell’Eufrate e una quota rilevante del Tigri, è accusata da Damasco di violare l’<strong>accordo del 1987 </strong>che prevede un rilascio minimo di 500 m³/s all’Eufrate al confine siriano. Nei fatti, in molte stagioni le portate sono cadute ben al di sotto di quella soglia, aggravando la siccità e la disponibilità idrica nella Siria orientale. Sul versante delle dighe, il <strong>progetto GAP </strong>continua ad espandersi. Il completamento del <strong>bacino Ilısu </strong>è ormai operativo, con una capacità di invaso stimata attorno a 10,4 miliardi di m³ e una potenza idroelettrica di circa 1.200 MW. La futura diga di Cizre – già in costruzione – aggiungerà ulteriori capacità di stoccaggio e irrigazione (circa 121.000 ettari previsti) che potrebbero erodere ancora di più le portate residue destinate all’Iraq.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.arabnews.com/sites/default/files/styles/n_670_395/public/2020/05/23/2116086-1756074449.jpg?itok=Kw3giKVg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Bacino Ilısu</figcaption></figure>
</div>


<p>In sintesi, la scarsità idrica è amplificata da una struttura infrastrutturale assertiva a monte e da un clima sempre più severo. Le conseguenze per Siria e Iraq non sono solo contestazioni geopolitiche: diventano emergenze sanitarie e sociali.</p>



<p>Nei <strong>territori sotto controllo del SDF </strong>nella Siria nordorientale, la <strong>gestione del Tishrin Dam </strong>è diventata un epicentro simbolico del conflitto idrico-politico. Tra dicembre 2024 e l’inizio del 2025, i bombardamenti turchi hanno reso l’impianto inoperabile, privando circa 413.000 persone nelle <strong>zone di Manbij e Kobani </strong>di acqua potabile ed energia elettrica. A gennaio 2025 una serie di proteste civili contro le operazioni turche sul Tishrin Dam ha provocato 25 vittime e oltre 200 feriti, inclusi operatori sanitari e paramedici, con la distruzione di ambulanze. Questi attacchi mirati a infrastrutture idriche e ospedaliere hanno aggravato lo stress sanitario in aree già fragili.</p>



<p><strong>Bassora </strong>è ormai un caso paradigmatico della “<strong>crisi idrica sanitaria</strong>”. Nel 2025, l’intrusione salina è così avanzata che le specie acquatiche d’acqua dolce si riducono drasticamente: stime locali parlano della perdita di 26–30 specie ittiche nella regione. L’area ha già perso oltre 2.000 apiari, e la <strong>produzione di miele</strong> è precipitata da valori storici di 30 tonnellate annue a circa 6 tonnellate nel 2025. Nel 2018 almeno 118.000 persone furono ricoverate a Bassora per <strong>sintomi gastrointestinali dovuti a acque contaminate</strong>. Quel modello si ripete oggi su scala più ampia. Nel 2025 le <strong>stazioni di desalinizzazione</strong> come quella di Abul Khaseeb operano con capacità limitata: producono 72.000 m³/giorno di acqua trattata, coprendo solo la metà della domanda locale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://img.oedigital.com/images/maritime/w800/cld/202509/the_water_crisis_in_iraq_has_affected_the_b_0.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Produzione miele a Bassora</figcaption></figure>
</div>


<p>La scarsità idrica impatta direttamente la salute: <strong>l’uso forzato di acqua non adeguatamente trattata </strong>aumenta il rischio di diarree, epatiti, parassitosi e altre malattie idrotrasmesse. A ciò si aggiunge l’aumento del particolato (PM₂,₅) dovuto alla desertificazione: in estate, nel centro-sud dell’Iraq, i valori hanno raggiunto i 190 µg/m³, aggravando le patologie respiratorie.</p>



<p><strong>Il colpo all’agricoltura è violento</strong>. Nel Sud iracheno l’irrigazione è stata ridotta, costringendo molte aziende ad abbandonare i seminativi. In <strong>Dhi Qar </strong>migliaia di famiglie sono state sfollate dalla contrazione delle paludi mesopotamiche. Gli <strong>allevamenti di bufali</strong> hanno registrato perdite drastiche: alcuni allevatori sono passati da 120 capi a 50, a causa della scarsità di pascoli e acqua. In Siria, la crisi agricola si intreccia con la <strong>crisi umanitaria</strong>: nel 2025 oltre 14,5 milioni di persone risultano insicure dal punto di vista alimentare, 9,1 milioni in crisi acuta e 5,4 milioni a rischio di fame severa. Le rese cerealicole si sono ridotte del 40% rispetto all’anno precedente.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cdn.964media.com/0b2cf028-8519-4be6-a5f4-c88bdccde100/large" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Dhi Qar</figcaption></figure>
</div>


<p>L’acqua, quando scarseggia, diventa un vettore di rischio. Il calo di portata riduce la <strong>capacità diluitiva dei fiumi</strong>, permettendo concentrazione microbica e chimica. Le reti idriche in Siria e Iraq, spesso obsolete e con perdite diffuse, non riescono a garantire clorazione efficace; questo rende più probabili i <strong>focolai di colera</strong> e altre infezioni. Nel 2022 la Siria ha vissuto la riemersione del colera, che si è ripresentato in cluster anche nel 2023 e 2024, legati alla contaminazione dell’Eufrate. In Iraq nel 2024 si sono registrati oltre 1.200 casi confermati, con diversi decessi. La scarsità d’acqua spinge le comunità a ricorrere a <strong>pozzi superficiali </strong>e a <strong>fonti contaminate</strong>, aumentando la probabilità di trasmissione oro-fecale. Bambini e anziani sono i più vulnerabili, con ricoveri per disidratazione e diarrea acuta. L’igiene personale viene compromessa, con effetti anche su malattie cutanee e infettive.</p>



<p>La relazione asimmetrica fra Turchia (a monte) e Siria/Iraq (a valle) è ormai incontrovertibile. Nel 2025, Baghdad ha accusato Ankara di aver promesso flussi di 400 m³/s per i mesi estivi, ma di averne ricevuti solo circa 120 m³/s. Il <strong>sistema degli accordi bilaterali degli anni Ottanta</strong> non è sufficiente: mancano clausole di trasparenza e salvaguardie sanitarie. Le dighe turche sono presentate come strumenti di regolazione e prevenzione, ma per le comunità a valle ogni metro cubo trattenuto può significare carestia e malattie. Le vie possibili includono accordi vincolanti su flussi minimi destinati alla potabilizzazione, trasparenza sui dati in tempo reale, <strong>corridoi idrici umanitari</strong> in periodi critici, investimenti in reti resilienti e sorveglianza epidemiologica integrata.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.shafaq.com/media/arcella/1744211430832.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Tishrin Dam</figcaption></figure>
</div>


<p>Integrare i dati aggiornati al 2025 rafforza la tesi: non siamo di fronte a una semplice crisi idrica, ma a una crisi sanitaria strutturale che oscilla tra scarsità, conflitto e vulnerabilità. In Siria, gli attacchi alle infrastrutture idriche e le proteste attorno al Tishrin Dam mostrano come l’acqua sia diventata arma e obiettivo. In Iraq, la caduta delle riserve a livelli record, la salinizzazione crescente, la perdita di biodiversità e le epidemie idrotrasmesse illustrano il costo umano di un disegno idrico concentrato a monte.</p>



<p>Il 2025 non è un anno isolato: è l’anticipazione di futuri scenari in cui il clima peggiora e l’uso unilaterale delle acque diventa insostenibile per chi vive a valle. Se la salute non diventa un asse vincolante nei patti diplomatici e idrici della regione, la “geopolitica dell’acqua” continuerà a tradursi in una crisi silenziosa che riempie gli ospedali, desertifica i campi e costringe le famiglie a migrare.</p>
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		<title>Acqua, petrolio, pressioni dell&#8217;Iran e militari stranieri: tutte le sfide del nuovo Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/acqua-petrolio-pressioni-delliran-e-militari-stranieri-tutte-le-sfide-del-nuovo-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2025 13:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Questioni internazionali, dall'influenza dell'Iran ai rapporti con gli Usa, e questioni sociali: l'Iraq ha un compito difficile. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iraq-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Quando leader politici e monarchi sono arrivati a Baghdad per il vertice della <strong>Lega Araba</strong>, hanno trovato una capitale determinata a mostrarsi forte, con alle spalle gli orrori della guerra. Ma sotto la patina dell&#8217;accoglienza, la città resta attraversata da tensioni profonde. Il monumento che segna il luogo in cui un drone statunitense uccise <a href="https://it.insideover.com/politica/da-soleimani-a-raisi-in-iran-quattro-anni-di-morti-eccellenti.html"><strong>Qassem Soleimani</strong></a> nel 2020 è ancora lì, a ricordare un evento che ha scosso l’Iraq e ha alimentato le richieste, ancora oggi attuali, di un ritiro completo delle truppe straniere.</p>



<p>Dopo anni di stallo,<strong> la missione della Coalizione anti-Isis, creata nel 2014, terminerà ufficialmente nel settembre 2025. </strong>Tuttavia, il ritiro non sarà totale: restano in piedi accordi bilaterali e operazioni contro l&#8217;organizzazione terroristica in Siria, con basi probabilmente localizzate nel Kurdistan iracheno. Questa ambiguità alimenta le divisioni interne. Le milizie filo-iraniane chiedono l’uscita totale degli stranieri, mentre sunniti e curdi vedono nella presenza militare esterna un contrappeso all’influenza di Teheran.</p>



<p><strong>Dhiaa al-Asadi</strong>, ex leader del blocco sadrista al Parlamento, è netto: “Ogni trattativa è compromessa dalla presenza di truppe straniere. La sovranità irachena deve essere il punto di partenza, non interessi di parte o logiche etniche”. Altri, più pragmatici, ritengono che la minaccia di ISIS, sebbene ridotta, e <strong>le tensioni regionali giustifichino una cooperazione militare limitata</strong>, soprattutto in campo tecnico e d’intelligence.</p>



<p>Nel frattempo, il premier <strong>Mohammed Shia al-Sudani</strong> cerca di rilanciare l’Iraq oltre la sicurezza: ha firmato accordi economici a Washington, cercando investimenti in energia, istruzione e infrastrutture. Ma il contesto regionale è ostile.<strong> Il conflitto a Gaza coinvolge milizie irachene</strong>, mentre la crisi in Siria e le tensioni tra Israele e Iran accrescono l’instabilità. Il governo teme ripercussioni dai negoziati sul nucleare iraniano e dalle mosse del nuovo Governo Trump, fortemente pro-Israele.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sfide economiche di Baghdad</h2>



<p>Sul fronte interno, <strong>il Paese ha completato il primo censimento in 40 anni</strong>: una tappa storica, ma potenzialmente esplosiva, perché potrebbe ridisegnare gli equilibri tra le componenti etniche e religiose. Le tensioni con il Kurdistan restano preoccupanti, aggravate dalle dispute costituzionali e dal timore curdo di perdere peso politico.</p>



<p>L’economia irachena, dipendente per il 95 per cento dal petrolio, è vulnerabile alle fluttuazioni del mercato e ai singhiozzi dell&#8217;economia cinese. Il recente abbandono del sistema di aste in dollari potrebbe rafforzare il mercato nero e complicare la gestione valutaria. <strong>Baghdad punta a ridurre il peso del settore pubblico e diversificare l’economia</strong>, ma i settori non petroliferi stentano. L’inflazione è prevista in lieve aumento (3,5 per cento) e la disoccupazione, ufficialmente al 15,5 per cento, è spaventosamente alta tra i giovani.</p>



<p>Sul piano ambientale, l’Iraq affronta una crisi idrica crescente. <strong>Il flusso del Tigri e dell’Eufrate è calato del 30 per cento dagli anni Ottanta</strong> e potrebbe ridursi della metà entro il 2030. L’agricoltura è in crisi e l’esodo rurale verso le città rischia di alimentare tensioni sociali. Finora, le politiche idriche del governo sono state deboli, mentre le accuse a Iran e Turchia per le dighe a monte restano l’unica risposta ufficiale.</p>



<p>La parola chiave per il 2025 è dunque<strong> “sovranità”</strong>. In un contesto dominato da pressioni esterne e fragilità interne, l’Iraq deve ricostruire la propria indipendenza strategica. Che si tratti di contenere l’influenza iraniana, affrontare una possibile ostilità trumpiana o gestire la transizione post-Coalizione, <strong>Baghdad dovrà difendere i propri interessi nazionali con equilibrio.</strong> Se Teheran è accettato come vicino eterno, sarà fondamentale ridefinire il rapporto in termini di rispetto reciproco.</p>



<p>L&#8217;Iraq insomma resta un laboratorio di tensioni in un Medio Oriente attraversato da fratture irrisolte e alleanze in evoluzione. È probabile che solo un deciso rafforzamento dello Stato, attraverso riforme politiche, indipendenza economica e capacità militare autonoma, potrà garantirgli un futuro decente.</p>
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		<title>Licenza di uccidere: i crimini di guerra delle truppe britanniche in Iraq e Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/licenza-di-uccidere-i-crimini-di-guerra-delle-truppe-britanniche-in-iraq-e-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2025 07:08:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[crimini di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Speciali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=471220</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="forze inglesi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-300x113.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-768x288.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-1024x384.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La BBC ha ha dato voce a veterani che hanno combattuto in Iraq e Afghanistan e avrebbero visto abusi commessi dai loro commilitoni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/licenza-di-uccidere-i-crimini-di-guerra-delle-truppe-britanniche-in-iraq-e-afghanistan.html">Licenza di uccidere: i crimini di guerra delle truppe britanniche in Iraq e Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Sotto il velo delle missioni in <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-gli-usa-chiudono-la-missione-nata-per-combattere-lisis-ma-non-lasciano-il-paese.html">Iraq</a></strong> e <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/lafghanistan-tre-anni-dopo-la-fuga-usa-dai-talebani-un-lager-a-cielo-aperto-per-le-donne.html">Afghanistan</a></strong> emergono testimonianze sconvolgenti che farebbero luce su un lato oscuro delle truppe britanniche impegnate nelle operazioni militari. Un’inchiesta della <em>BBC </em> ha dato spazio a racconti inquietanti di alcuni ex membri delle <strong>Forze Speciali del Regno Unito</strong> (<em>United Kingdom Special Forces</em>, UKSP) che hanno denunciato pubblicamente “violenze sistematiche&#8221; perpetrate dai loro commilitoni, rivelando <strong>presunti episodi di atrocità inaudite e crimini di guerra</strong> che sfidano ogni principio di giustizia. Non è tutto, perché secondo le testimonianze rilasciate all’emittente televisiva londinese, i vertici delle forze speciali ed eminenti esponenti del Governo di Sua Maestà sarebbero stati a conoscenza degli abusi denunciati e in certi casi non avrebbero mostrato nessun interesse per la faccenda, mentre in altri si sarebbero adoperati per insabbiare i reati denunciati.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">I racconti dell’orrore&nbsp;</h2>



<p>A essersi fatti avanti sono una trentina di veterani che, in condizioni di anonimato,  hanno puntato il dito contro lo <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/lo-special-air-service-britannico.html"><em>Special Air Service</em> (SAS)</a> e lo <em>Special Boat Service</em> (SBT) &#8211; le principali unità delle forze speciali &#8211; dopo aver visto con i propri occhi i loro compagni d’armi agire come “squadroni della morte”.  </p>



<p>Gli episodi descritti a favore di telecamera riguardano <strong>esecuzioni sommarie non solo di prigionieri di guerra ma anche di civili disarmati</strong>, tra cui anche bambini che sono stati uccisi a sangue freddo mentre stavano dormendo sotto le lenzuola. I militari, dunque, entravano negli edifici e aprivano il fuoco contro tutti i presenti, senza lasciare scampo nemmeno ai feriti che non potevano presentare alcuna minaccia date le loro condizioni. Un ex soldato, con una chiarezza disperata, ha riferito: &#8220;Hanno ammanettato un ragazzino e gli hanno sparato. Era chiaramente un bambino, nemmeno vicino all&#8217;età per combattere&#8221;. </p>



<p>Queste parole, così crude e dirette, sono solo uno scorcio di un racconto che sembrerebbe più ampio e terrificante. I testimoni parlano di azioni che sono diventate di routine nel tempo e che seguivano uno schema molto preciso, in cui il prigioniero veniva immobilizzato e veniva poi colpito a morte. Dopo aver giustiziato la gente sul posto, i soldati disseminavano nella zona armi di vario genere come pistole, fucili e granate al fine di inscenare l’avvenimento di uno scontro a fuoco. </p>



<p>Eppure, il tunnel dell&#8217;orrore non si ferma a queste descrizioni scioccanti. Le testimonianze fotografano <strong>una competizione malata tra alcuni contingenti, nella gara a chi mieteva più vittime</strong>. Un ex militare ha raccontato di aver visto degenerare il comportamento di molti ragazzi dal temperamento mansueto nel momento in cui passavano all’azione, dove davano sfogo a diverse cattiverie manifestando tratti psicopatici e superando ogni limite morale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le coperture e i silenzi di chi conta</h2>



<p>Dai racconti trasmessi dalla <em>BBC</em> emergerebbe un quadro di complicità delle gerarchie più alte. Secondo quanto riferito dai veterani, l<strong>e esecuzioni extragiudiziali e le uccisioni dei civili venivano sistematicamente omesse dai rapporti post-operativi</strong> al fine di evitare l’apertura delle indagini da parte della<em> Royal Military Police</em>, corpo deputato alla verifica del rispetto della legge e della disciplina tra i ranghi militari. L’obiettivo dei resoconti manipolati era di non destare sospetti e di fare sì che la conduzione e lo svolgimento di tutte le operazioni fossero perfettamente conformi alle regole d’ingaggio. Diversi testimoni sostengono che i comandanti superiori fossero a conoscenza dei crimini perpetrati dai loro subalterni e alcuni affermano che i comportamenti criminogeni delle truppe fossero stati portati all’attenzione dell’ex premier <strong>David Cameron</strong> persino dall’allora presidente afghano <strong>Hamid Karzai </strong>in più di un’occasione. Un portavoce dell’ex leader conservatore ha dichiarato che quest’ultimo ricordava di avvertimenti da parte di Karzai su violazioni del diritto internazionale riguardo a contingenti Nato e non delle forze britanniche.&nbsp;</p>



<p>Un polverone di polemiche è stato recentemente sollevato per la nomina di <strong><a href="https://www.bbc.com/news/articles/cd90qq1zzyeo">Gwyn Jenkins</a></strong>, ex capo delle forze speciali, a capo della <em>Royal Navy</em>. Il generale è finito nell’occhio del ciclone in quanto ha guidato le truppe di stanza in Afghanistan in un periodo in cui si sarebbero consumati i presunti crimini di guerra e che non avrebbe denunciato nonostante ne fosse consapevole, secondo i detrattori. In tanti credono che Jenkins abbia degli scheletri nell’armadio più ingombranti dal momento che pare abbia respinto innumerevoli richieste di espatrio in Gran Bretagna, dopo il ritorno al potere dei talebani, di commando afghani che hanno combattuto al fianco dei militari britannici e che, di conseguenza, avrebbero potuto testimoniare sugli abusi segnalati. Secondo diverse fonti, il rigetto di queste richieste sarebbe dettato da motivazioni arbitrarie e parte dell&#8217;opinione pubblica ritiene  che il tutto sia giustificato dalla <strong>volontà di non fornire prove sulle presunte uccisioni di massa</strong> avvenute nel 2010-2013 su cui è aperta un’indagine giudiziaria. </p>



<p>A prescindere dall’esito dell’inchiesta &#8211; le testimonianze sembrano fare riferimento un arco temporale più lungo del triennio su cui si sta investigando &#8211; l’eco di questi racconti scuote le coscienze e <strong>le parole dei veterani suonano come un monito</strong>: le cicatrici lasciate dalla violenza gratuita e aberrante non possono essere cancellate e ogni vittima delle crudeltà della guerra merita di avere giustizia. </p>
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		<title>Iraq: si scrive Al Faw, si legge rotta alternativa al Canale di Suez</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-si-scrive-al-faw-si-legge-rotta-alternativa-al-canale-di-suez.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 17:15:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di suez]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/porto-mare-verde.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/porto-mare-verde.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/porto-mare-verde-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/porto-mare-verde-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/porto-mare-verde-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/porto-mare-verde-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/porto-mare-verde-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/porto-mare-verde-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Potrebbe essere il costruendo porto iracheno di Al Faw il nuovo terminale in grado di sostituire la rotta commerciale passante da Suez.</p>
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<p>Le <strong>tensioni nello Yemen</strong> stanno stravolgendo le tradizionali rotte internazionali della navigazione. Il passaggio dal Mar Rosso, per risalire verso il<strong> Canale di Suez </strong>e verso il <strong>Mediterraneo</strong>, da circa diciotto mesi non è più considerato sicuro per via degli attacchi degli Houthi contro le navi occidentali. Il &#8220;collo di bottiglia&#8221; dello Stretto di <strong>Bab El Mandeb</strong> dunque, non è più consigliato. Le navi così sono, al momento, costrette a fare il giro largo dal Sudafrica per risalire verso l&#8217;Europa. Una rotta costosa e dispendiosa, responsabile in parte anche dell&#8217;aumento dei prezzi. Ma in Medio Oriente si sta lavorando a una nuova rotta,<strong> con il Golfo Persico come area di riferimento e l&#8217;Iraq come terminale privilegiato. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il perno del progetto: il porto di Al Faw </h2>



<p>A Baghdad a questa prospettiva credono molto. Nel 2023 il Governo ha anche dato un nome a uno specifico progetto volto a collegare il Paese con la Turchia: &#8220;Nuova via dello sviluppo&#8221;, è questo il nome del programma che tende un po&#8217; a prendere riferimento dalla nuova Via della Seta cinese. Tutto ruota attorno a un piccolo lembo di terra, un vero e proprio corridoio, compreso tra la foce dello Shatt Al Arab e il Kuwait. L&#8217;area è quella di <strong>Al Faw </strong>e qui, da diversi anni, ogni giorno è possibile incontrare quasi unicamente operai a lavoro. Si sta cercando infatti di ultimare il<strong> maxi cantiere del nuovo grande porto di Al Faw</strong> capace, almeno secondo i dati forniti da Baghdad, <a href="https://www.shipmag.it/iraq-11-in-gara-per-il-grand-faw-port-ci-sono-anche-msc-e-cma-cgm/">di movimentare quattro milioni di Teu entro il 2028. </a></p>



<p>Lo scalo è destinato quindi a sostituire quello più modesto di<strong> Umm Qasr</strong>, l&#8217;unico finora del Paese, e a diventare<strong> riferimento per le merci in transito nel Golfo Persico e non solo</strong>. Le opere stanno procedendo e vedono la significativa presenza anche di imprese italiane. Roma è stata anche impegnata nella formazione dei futuri manager dello scalo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli investimenti per portare le merci in Turchia</h2>



<p>Al Faw è il principale terminale, ma l&#8217;Iraq tutto attorno deve costruire infrastrutture tali da garantire l&#8217;effettiva utilità del nuovo grande porto. È proprio per questo che Baghdad, per la nuova via dello sviluppo, <strong>ha messo sul piatto oltre 17 miliardi di dollari</strong>. L&#8217;obiettivo è creare un<strong> corridoio da Al Faw al confine con la Turchia</strong>. Si tratta di<a href="https://www.agenzianova.com/a/67e0c58e64f745.12719750/6015855/2025-03-21/iraq-governo-punta-a-istituire-una-societa-dedicata-al-progetto-development-road"> 1.200 km che devono essere coperti con l&#8217;alta velocità ferroviaria.</a></p>



<p>Il progetto prevede, non a caso, la costruzione di una nuova linea ferrata che grossomodo cammini in parallelo con le attuali autostrade irachene e attraversi <strong>Bassora, Nassiriya, Najaf, Baghdad e Mosul </strong>prima di giungere a <strong>Faysh Khabur</strong>, ultima località irachena prima dell&#8217;ingresso in Turchia. Qui poi, la nuova ferrovia si congiungerebbe con le linee turche per far poi approdare le merci in Europa. Al Faw, in tal modo, diventerebbe attrattivo per tutte le navi che cercano rotte alternative a Suez. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I vantaggi rispetto alla rotta di Suez</h2>



<p>I miliardi pronti a essere investiti per il progetto, non sono soltanto iracheni. Anche <strong>Ankara</strong>, come prevedibile, è interessata e sta intervenendo con fondi pubblici e privati. La Turchia negli anni è già riuscita a diventare hub europeo del gas, adesso aspira e esserlo anche sotto il profilo commerciale e il progetto iracheno farebbe il caso del Paese anatolico. Ma di mezzo ci sono fondi del <strong>Qatar</strong>, degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> e di altri Governi dell&#8217;area. Il perché è presto detto: gas e petrolio, grazie al terminal di Al Faw, potrebbero raggiungere i mercati del Vecchio Continente quasi esclusivamente via terra.</p>



<p>Il nuovo corridoio iracheno, in poche parole, non diventerebbe soltanto un&#8217;alternativa provvisoria a Suez. Al contrario, verrebbe visto come<strong> via più semplice per raggiungere l&#8217;Europa e il resto dell&#8217;Asia</strong>. Il discorso vale anche per la stessa <strong>Cina</strong>, le cui navi impiegherebbero meno giorni di navigazione (e quindi meno soldi) per arrivare ad Al Faw e, da qui, le merci proseguirebbero poi via terra. Per ultimare il progetto, il Governo di Baghdad stima comunque ancora molti anni di lavoro: il porto è quasi terminato, <strong>ma sulla ferrovia se tutto va bene le opere inizieranno entro il 2025</strong>. Inoltre, occorrerà anche lavorare sul fronte turco ed europeo, potenziando le attuali vie ferroviarie tra l&#8217;Anatolia, la Grecia e i Balcani. La via alternativa a Suez è dunque stata scovata, ma anche in Iraq non si fanno illusioni: vedrà la luce non prima dei prossimi venti anni.</p>
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		<title>Medio Oriente, tutta la bellezza che la guerra ci porta via</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/medio-oriente-tutta-la-bellezza-che-la-guerra-ci-porta-via.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 17:42:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="976" height="650" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Medio Oriente." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo.webp 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo-768x511.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 976px) 100vw, 976px" /></p>
<p>Guerra, oltre a morte, è sinonimo di bellezza perduta: arte, luoghi, odori che rendono la vita degna di essere vissuta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="976" height="650" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Medio Oriente." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo.webp 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo-600x400.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/aleppo-768x511.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 976px) 100vw, 976px" /></p>
<p>“<em>Diversivo, distrazione, fantasia, cambiamenti di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo</em>”. <strong>Bruce Chatwin </strong>definiva così il viaggio. Viaggiare è diventato complicato, conoscere e capire è diventare complicato. Paradossalmente, nell&#8217;era in cui spostarsi e comunicare è divenuto maledettamente semplice, una porzione sempre più ampia di mondo si chiude davanti ai nostri desideri e alla nostra sete, si intorcina, si barrica, esplode, diventando appannaggio di pochi coraggiosi o incoscienti. </p>



<p>Se si restringe il campo al <strong>Medio Oriente</strong> questo dolore si fa più grave, la delusione più amara. Luoghi mitici, città secolari, culle di civiltà. Che a soffrire dell&#8217;impossibilità di vederli si fa perfino un torto alle migliaia e migliaia di innocenti che muoiono dilaniati ogni giorno dalla follia umana. <strong>Il fascino del Medio Oriente è difficile spiegarlo.</strong> Forse è perché qui sono conservati i misteri più profondi dell&#8217;umanità, straordinaria combinazione di storia, cultura e paesaggi che hanno contribuito a plasmare il corso della civiltà umana. Le vestigia delle antiche civiltà sumera, babilonese ed egizia continuano a testimoniare una storia millenaria, attirando studiosi e visitatori da ogni parte del globo. Centro spirituale mondiale, madre di ebraismo, cristianesimo e islam. <strong>Scenari di straordinaria bellezza, dai vasti deserti del Rub&#8217; al-Khali e del Wadi Rum, alle verdi vallate</strong> che costeggiano i fiumi Tigri ed Eufrate. Ambienti estremi, dove la natura si manifesta in tutta la sua forza primordiale, eredità di racconti e leggende.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://ichef.bbci.co.uk/news/1024/cpsprodpb/62dd/live/8cf67b90-9d46-11ef-a79a-bb8e6266134c.jpg.webp" alt=""/></figure>



<p>Mentre il <strong>cessate il fuoco tra Libano e Israele</strong> sembra prendere sempre sempre più una trama grottesca, gli antichi <strong>templi romani di Baalbek</strong>, rovine vecchie di 2000 anni, orgoglio del Libano e considerate tra le più grandiose del loro genere al mondo, elencati dall&#8217;UNESCO come patrimonio dell&#8217;umanità, assumono il rango di siti a rischio. Archeologi, ambientalisti e persino l&#8217;esercito libanese stanno ora correndo per proteggere migliaia di anni di tesori fenici, romani, bizantini e ottomani. Il rischio è quello di perdere la memoria di questi luoghi mitici, come accaduto con i <strong>Talebani </strong>in Afghanistan o l&#8217;<strong>ISIS </strong>in Iraq. E, paradosso nel paradosso, il dispiacere sembra essere più &#8220;il nostro&#8221; che quello di certi regimi locali, di certe dittature, di certe infamie politiche. Se solo sapessero, in certi angoli di mondo, quanta sete ha l&#8217;umanità della storia degli altri, così tanta da voler invadere di occhi queste civiltà &#8220;accatastate le une sopra le altre&#8221;, come diceva Fernand Braudel. Gli attacchi si sono anche espansi fino a includere i centri delle grandi città, tra cui Baalbek e <strong>Tiro</strong>, dove <strong>Hezbollah</strong> gode di un notevole sostegno. In mezzo ci sono anche i cimiteri: distruggere un cimitero vuol dire uccidere chi c&#8217;è stato prima, chi ha lasciato un segno. Senza la sua tomba, si può perfino illudere migliaia di persone che qualcuno non sia mai esistito. E poi <strong>Beirut </strong>stessa, bucata, colpita, traviata. Capitale di quella che venne definita la Svizzera del Medio Oriente, menzionata nei registri egiziani del II millennio e destinata a diventare crocevia. <em>Beirut, signora del mondo</em>, fu la poesia che le dedicò Nizar Qabbani nel 1978: &#8220;<em>O Beirut, Il mondo senza di te non ci basterà!</em>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://backend.royanews.tv/imageserv/Size728Q70/english/news/20240723/20240723_1721744975.jpg" alt=""/></figure>



<p>E poi c&#8217;è <strong>Gerusalemme</strong>. Imperiosa, frantumata, fragile e potente allo stesso tempo. Il muro del pianto, la spianata delle moschee, sono luoghi che abbiamo conosciuto imbibiti d&#8217;odio. La sua città vecchia, in cui affondano miti, misteri e menzogne dell&#8217;umanità, è stata di recente oggetto decisione del Comitato del Patrimonio Mondiale dell&#8217;UNESCO di mantenere il suo status nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo. Yerushalàim, Jerusalem, Al Quds &#8220;la santa&#8221;. Ma anche la&nbsp;città &#8220;<em>d’oro, di rame e di luce</em>&#8220;. Hazael, Sennacherib l’assiro, Nabucodonosor, Tolomeo, Antioco, Erode, Tito, Adriano, il califfo Umar, i selgiuchidi e i Crociati, Saladino, Federico II, i damasceni, i mongoli e i mamelucchi, gli ottomani e poi gli inglesi<strong> hanno tutti qui lasciato una traccia</strong>, nel bene e nel male, in questo diario dell&#8217;umanità gremito e dilaniato.</p>



<p>In queste ore i cui si incendia nuovamente la Siria per mano dei jihadisti di <strong>Hayat Tahrir al-Sham</strong>, <strong>Aleppo </strong>e <strong>Damasco </strong>tornano dirompenti al centro della cronaca. Spesso definita la città più antica continuamente abitata del mondo, Damasco è un crocevia di culture sin dai tempi antichi. Fondata nel III millennio a.C., nel Medioevo si trasformò nel centro di una fiorente industria artigianale, specializzata in spade e merletti. <strong>La Grande Moschea degli Omayyadi dell&#8217;VIII secolo, costruita sul sito di un santuario assiro</strong>, ha incantato viaggiatori, poeti e scrittori con il suo brulicare quotidiano e le tinte dorate della sua sera. Di lei, scrisse Sharaf al-Din ibn Muhsin: &#8220;<em>Damasco! Mi rodo di struggente desiderio/ come oppresso da calunnia e dal biasimo assillato…/Ah paese dove i ciottoli son perle e la terra appare d’ambra!</em>&#8220;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://ichef.bbci.co.uk/ace/standard/976/cpsprodpb/17A7A/production/_92909869_souk976.jpg.webp" alt="" style="width:598px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Sua sorella <strong>Aleppo</strong> è stata percossa allo stesso modo. Sgretolata, le biblioteche distrutte e bruciate. La cittadella, nel cuore della città, era solitamente piena di rumore e gente, dalla mattina alla sera. I caffè vicino alla porta principale erano pieni di gente che giocava a carte e fumava narghilè. Oggi la zona è deserta e la maggior parte degli edifici è distrutta. Il souk di al-Madina, un&#8217;ampia rete di vicoli in pietra risalente al XIV secolo e un tempo pieno di bancarelle che vendevano di tutto, è stato bruciato nel 2012.</p>



<p>Non sono le sole. Non saranno le sole. Abbiamo visto distrutto e spianato dalle ruspe il sito archeologico assiro di<strong> Ninive</strong> in Iraq, una delle più antiche città assire, situata a est di Mosul: le immagini che gli stessi jihadisti mostrarono in rete nel 2016 furono un colpo al cuore. Lo sgretolarsi dell’Assyrian Mashki Gate, edificato dal re assiro Sennacherib attorno all’VIII secolo a.C. nella parte Nord della città, fu un crimini contro la storia. Nell&#8217;agosto del 2015, la città carovaniera di <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/la-rinascita-di-palmira-i-monumenti-aperti-ai-turisti-gia-nel-2019.html">Palmira</a></strong> fu travolta anch&#8217;essa da un&#8217;ondata di distruzione. Le devastazioni iniziarono con l&#8217;impiego di esplosivi, concentrandosi sui monumenti funerari e sul celebre tempio di Bel, mentre il teatro rimase intatto. Quest&#8217;ultimo, tuttavia, venne macabramente utilizzato come teatro per l’esecuzione pubblica di un gruppo di soldati fedeli al regime di <strong>Bashar al-Assad</strong>. Nell&#8217;ottobre del 2016 lo <strong>ziggurat di Nimrud</strong>, simbolo dell&#8217;antica civiltà assira, fu raso al suolo dai bulldozer. L&#8217;ondata di devastazioni raggiunse un nuovo apice nel gennaio del 2017, quando Palmira subì ulteriori attacchi: il frontescena del teatro e il tetrapilo, un imponente arco onorario eretto durante il regno di <strong>Diocleziano</strong>, furono irrimediabilmente distrutti, infliggendo un colpo devastante al patrimonio culturale mondiale.</p>



<p>Esiste già tanto che non vedremo più, di cui non potremo mai avere memoria. In questo vecchio pazzo mondo che ci rende impossibile anche Odessa, difficile la via per San Pietroburgo, decaduta New York e in cui si incendiano di rancore le <em>banlieu </em>parigine, stiamo perdendo l&#8217;opportunità che ha reso grandi Marco Polo e quelli come lui. Dovremo aspettare tempi migliori per godere di ciò che resta. E se quei tempi migliori non venissero più? Se fosse già troppo tardi per salvare la bellezza?</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/medio-oriente-tutta-la-bellezza-che-la-guerra-ci-porta-via.html">Medio Oriente, tutta la bellezza che la guerra ci porta via</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Iraq ci riprova: censimento con coprifuoco e niente domande su etnia e religione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-difficile-censimento-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 02:21:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Scontro sunniti-sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Iraq si torna a organizzare un censimento a distanza di 27 anni dall'ultima volta, ma a Baghdad si temono ora violenze.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>censimento</strong> è parte integrante della vita di un Paese, serve del resto a conoscere dimensioni e peculiarità di una popolazione. Ma lì dove la composizione etnica o religiosa, oltre a essere variegata, è stata spesso fonte di tensioni, i censimenti a volte sono dei veri tabù. In <strong>Libano</strong> l&#8217;ultimo censimento ufficiale risale al 1932,<strong> in Iraq al 1997</strong>. Ma a Baghdad qualcosa si muove: pur tra coprifuoco, strade blindate e scorte armate per i delegati, il Governo iracheno in questi giorni sta procedendo a un <strong>nuovo censimento</strong>. E non mancano le incognite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Niente domande su etnia e religione</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html">Dopo la caduta di Saddam Hussein</a>, avvenuta per mano Usa nel 2003, un tentativo di portare avanti il censimento è stato fatto nel 2009. In quell&#8217;occasione però, il progetto non è andato a buon fine. Diversi addetti sono stati aggrediti, molte schede bruciate, il Paese ha rischiato ancora una volta di finire<strong> inghiottito dalla voragine delle tensioni settarie</strong>. Si usciva da poco dalla<strong> guerra civile del 2007</strong>, quella dove lo<strong> scontro tra sciiti e sunniti</strong> ha provocato migliaia di vittime tra miliziani e civili. </p>



<p>Ed è proprio lo scontro tra i due più importanti gruppi religiosi la principale preoccupazione delle autorità. L&#8217;Iraq è abitato per l&#8217;80% da arabi, divisi al loro interno tra sciiti, in maggioranza, e sunniti. Questi ultimi, al potere durante l&#8217;era di Saddam Hussein, sono malvisti da molti gruppi sciiti che recriminano per quanto accaduto prima della deposizione del rais. A differenza che nel 2009, nei questionari <strong>non ci saranno domande sull&#8217;appartenenza etnica o religiosa</strong>. L&#8217;obiettivo è quindi semplicemente contare la popolazione nelle varie città e province, senza specificare poi l&#8217;appartenenza comunitaria ed evitare quelle tensioni che per oltre un quarto di secolo hanno impedito all&#8217;Iraq di contare gli abitanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Iraq profondamente diverso</h2>



<p>L&#8217;ultimo censimento, quello del 1997, ha contato 22 milioni di abitanti. Oggi le stime delle Nazioni Unite parlano di oltre<strong> 40 milioni di cittadini</strong>, quasi il doppio. Da qui l&#8217;esigenza per Baghdad di conoscere meglio la dislocazione della popolazione e capire la conformazione sociale dei vari territori. Anche se non verrà chiesta l&#8217;appartenenza comunitaria, il censimento fa ugualmente paura. Se per esempio, rispetto 27 anni fa, dovessero risultare incrementi della popolazione in aree tradizionalmente sunnite, allora i gruppi e i partiti sunniti chiederebbero maggior spazio nella struttura di potere irachena.</p>



<p>Il discorso si complica nel Nord del Paese, con i <strong>curdi</strong> che sperano di poter dimostrare un aumento della popolazione all&#8217;interno della regione autonoma in modo da far valere un più marcato peso politico al Governo centrale di Baghdad. La tensione è talmente alta in questi giorni che, nelle ore di attività degli addetti al censimento, è stato disposto il <strong>coprifuoco</strong> nelle principali città. Non solo, ma per prevenire raggiri e falsificazioni nei conteggi, sono stati disposti <strong>divieti di spostamento </strong>tra alcune aree. Molti infatti sospettano spostamenti di interi gruppi volti a far risultare più popolosa una regione rispetto a un&#8217;altra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione yazida</h2>



<p><a href="https://www.agenzianova.com/news/iraq-circa-200-mila-yazidi-ancora-sfollati-in-vista-del-censimento/">C&#8217;è poi il caso particolare degli yazidi</a>, minoranza di etnia curda e identificata soprattutto con l&#8217;appartenenza alla religione yazida. Si tratta di una popolazione che ha subito il<strong> genocidio ad opera dell&#8217;Isis nel 2014</strong>, quando il califfato ha occupato la principale città di riferimento della comunità, ossia <strong>Sinjar</strong>. Si stima che circa 360mila yazidi siano scappati dalle loro aree e abbiano trovato rifugio nella regione autonoma del Kurdistan. Di questi, soltanto in 160mila avrebbero fatto ritorno a casa e dunque in almeno 200mila potrebbero essere registrati come residenti nelle città curde.</p>



<p>Per ovviare al problema, il Governo ha consigliato alle famiglie yazide di inviare a Sinjar almeno un proprio membro, in modo da poter registrare il proprio nucleo familiare come residente in città. Il problema però è che a Sinjar la sicurezza è ancora precaria e non sono stati ristabiliti tutti i servizi necessari per incentivare il ritorno degli sfollati.</p>



<p></p>
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		<title>Iraq: gli Usa chiudono la missione nata per combattere l&#8217;Isis ma non lasciano il Paese</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-gli-usa-chiudono-la-missione-nata-per-combattere-lisis-ma-non-lasciano-il-paese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 09:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, i danni alla base Usa di Ain al-Asad (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La missione internazionale a guida USA in Iraq, Inherent Resolve, terminerà nel 2026 ma le truppe americane resteranno nel Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, i danni alla base Usa di Ain al-Asad (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Dopo 10 anni, la coalizione a guida statunitense creata per combattere l&#8217;ISIS verrà ritirata dall&#8217;Iraq. Il governo americano e quello iracheno <a href="https://www.defensenews.com/pentagon/2024/09/27/us-task-force-to-fight-isis-in-iraq-will-end-by-2026-officials-say/">hanno annunciato</a> insieme venerdì il termine della <em>Combined Joint Task Force</em> (CJTF), meglio nota come <strong>Operazione Inherent Resolve</strong>, entro il <strong>2026</strong>. </p>



<p>Nei prossimi mesi comincerà quindi un graduale ritiro delle forze alleate che hanno combattuto l&#8217;ISIS in Siria e Iraq: 30 Paesi, dall&#8217;ottobre 2014, hanno partecipato con mezzi e personale militare alla battaglia contro lo Stato Islamico e alla formazione del personale delle forze di sicurezza irachene. Una missione che, <a href="https://dod.defense.gov/OIR/">secondo dati ufficiali</a>, solamente al 30 giugno 2017 era costata 14,3 miliardi di dollari, mentre il costo medio giornaliero era di 13,6 milioni di dollari. L&#8217;Italia ha preso parte da subito a Inherent Resolve con l&#8217;operazione <strong><a href="https://www.difesa.it/operazionimilitari/op-intern-corso/prima-parthica/default/28186.html">Prima Parthica</a></strong> (in Kuwait e Iraq), il cui scopo è quello di contribuire agli staff della Coalizione, svolgere attività di rifornimento in volo per gli assetti coinvolti nelle operazioni, effettuare missioni di ricognizione e sorveglianza aerea, ma soprattutto addestrare le forze di sicurezza curde e irachene.</p>



<p>La decisione di porre termine alla missione era prevista da mesi, cioè da dopo l&#8217;incontro del presidente americano <strong>Joe Biden</strong> con il primo ministro iracheno <strong>Mohamed Shia al-Sudani</strong> ad aprile, ma gli Stati Uniti, che hanno <strong>2500 soldati</strong> in Iraq, negozieranno con il Governo di Baghdad la loro futura presenza militare all&#8217;interno del Paese. Da quando è iniziata la guerra a Gaza lo scorso ottobre, il personale militare americano in Medio Oriente è stato sempre più al centro di attacchi armati: le varie milizie sponsorizzate dall&#8217;Iran hanno preso di mira navi e basi statunitensi, incluso un attacco che ha ucciso tre soldati appena oltre il confine siriano, in Giordania, questo gennaio. Gli attacchi, insieme al sostegno americano a Israele, hanno continuato a modificare l&#8217;impronta militare americana nella regione e ora si stima ci siano 40mila militari americani alle dipendenze del <strong>Central Command</strong> (il comando USA per il Medio Oriente e l&#8217;Asia centrale): 6mila in più del normale. Soprattutto, gli Stati Uniti hanno dispiegato un imponente dispositivo aeronavale in Medio Oriente, fatto di portaerei e relative navi di scorta, gruppi anfibi e cacciabombardieri basati a terra per essere pronti sia all&#8217;eventuale evacuazione del personale statunitense dal Libano, sia per esprimere una deterrenza credibile e scoraggiare una reazione iraniana. </p>



<p>Nonostante l&#8217;aumento del rateo di attacchi, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-colpiscono-le-milizie-irachene-legate-a-hezbollah.html">cominciati ben prima</a> dello scorso 7 ottobre, e nonostante i reiterati inviti della politica irachena a che gli USA ritirino totalmente le proprie forze dal Paese, Washington non ha intenzione di cessare la propria presenza in Iraq. </p>



<p>Già nel dicembre 2019, Baghdad e Washington avevano iniziato a discutere del ritiro parziale dal Paese delle truppe USA con compiti “<em>combat</em>”. Le massicce proteste di gennaio 2020, seguite all’escalation tra Washington e Teheran per l&#8217;uccisione del generale <strong>Qassem Soleimani</strong>, avevano fatto presagire che l’Iraq potesse uscire totalmente dal controllo statunitense: il consiglio dei rappresentanti iracheno aveva infatti approvato una misura non vincolante per “espellere tutte le truppe straniere dal Paese”, comprese quelle americane e iraniane. </p>



<p>Dopo quel voto, l’allora presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> prese la decisione, a marzo, di iniziare a ritirare le forze pur mantenendo quelle con compiti di addestramento. In quello stesso mese, infatti, la Coalizione aveva iniziato a <strong>trasferire il controllo</strong> di una serie di installazioni militari alle forze di sicurezza irachene: ad aprile quattro basi, delle tredici americane presenti nel Paese, venivano affidate agli iracheni. È cominciata così una graduale riduzione delle truppe USA in Iraq che sono passate dalle 5.200 unità di inizio 2020 a 3.500 entro la fine di quell&#8217;anno, per poi assestarsi a 2.500 a partire da gennaio 2021. Da allora, come visto, questo numero non è sostanzialmente cambiato.</p>



<p>Gli Stati Uniti pertanto intendono restare in Iraq, e non potrebbe essere diversamente: il Paese, soprattutto in questo momento storico, è molto importante per la politica estera USA in considerazione della presenza iraniana, rappresentata da milizie supportate da Teheran come <strong>Asa’ib Ahl al-Haq</strong> e altri gruppi raccolti sotto l’etichetta delle Forze di Mobilitazione Popolare. Queste milizie, come la CJTF, si oppongono allo Stato Islamico in Iraq in quanto lo scopo di Teheran è di stabilire una sua sfera di influenza continua che va dall&#8217;Iran sino al Libano.</p>



<p>Washington, nonostante l&#8217;annuncio della fine di Inherent Resolve, sembra però aver fatto tesoro della <strong>lezione appresa in Afghanistan</strong>, quando la comunicazione del ritiro definitivo delle truppe ha permesso ai talebani di organizzarsi per l&#8217;assalto finale a Kabul che ha sbaragliato le poco motivate e poco coordinate forze di sicurezza afghane: rendere noto che gli USA non intendono abbandonare l&#8217;Iraq significa evitare anche che si riconfiguri uno scenario simile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-gli-usa-chiudono-la-missione-nata-per-combattere-lisis-ma-non-lasciano-il-paese.html">Iraq: gli Usa chiudono la missione nata per combattere l&#8217;Isis ma non lasciano il Paese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Tony Blair, massacratore di iracheni, &#8220;maestro di Leadership&#8221;? Ma per favore&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/tony-blair-massacratore-di-iracheni-maestro-di-leadership-ma-per-favore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 07:02:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=434840</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'ex primo ministro britannico Tony Blair torna in libreria con un saggio sulla leadership: ma ci si dimentica il suo disastro in Iraq.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/tony-blair-massacratore-di-iracheni-maestro-di-leadership-ma-per-favore.html">Tony Blair, massacratore di iracheni, &#8220;maestro di Leadership&#8221;? Ma per favore&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070916285614_5bf5a5bd7ab8b35dfe6fe8d72ac53a04-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È passato più di un quarto di secolo da quando Sir Anthony Charles Lynton Blair KG, meglio conosciuto come <strong>Tony Blair</strong>, divenne, nel maggio del 1997, Primo ministro del Regno Unito. La sua elezione, dopo 18 anni ininterrotti di governo conservatore, venne vista come una boccata d’aria fresca da quella <em>working class</em> britannica che non aveva mai digerito il neoliberismo della “Lady di ferro” Margaret Tatcher. Dopodiché, sul fronte economico-sociale, il giovane Tony Blair sposò la “terza via” e trasformò il <em>Labour</em> in un partito più di centro che di sinistra, tradendo molte delle promesse fatte a quella stessa classe lavoratrice. Lasciata Downing Street nel 2007, Blair si dedicò a diverse attività: inviato speciale per il Quartetto sul Medio Oriente (2007-2015), ha fondato nel 2016 la sua organizzazione “filantropica”, la <em>Tony Blair Institute for Global Change</em>, prima di diventare consulente per diversi Governi e leader mondiali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo libro dell’ex premier</h2>



<p>L’ex premier, a 71 anni, ha ora deciso di pubblicare il suo nuovo libro <em>Leadership, l’arte di governare</em>, primo volume pubblicato dalla Silvio Berlusconi Editore, la nuova casa editrice fondata da Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e della Mondadori. La stampa lo esalta, <a href="https://www.theguardian.com/politics/article/2024/sep/01/tony-blair-on-leadership-book-interview-starmer-ai-trump">a cominciare dal <em>Guardian</em></a>, che ha dedicato un lungo articolo al saggio in cui vengono dispensati consigli sull’arte di governare. <strong>Tony Blair riflette sulle fasi della leadership</strong>: nella prima, a suo dire, i leader sono ricettivi perché consapevoli della loro inesperienza. Nella seconda, credono di sapere tutto, diventano arroganti e meno disposti ad ascoltare, il che li rende vulnerabili. La maturità, nella terza fase, arriva con la consapevolezza che la loro esperienza non è completa, portandoli a riscoprire l&#8217;umiltà e a imparare di nuovo. In Italia, il quotidiano <em>La Repubblica</em>, che nel titolo lo definisce “maestro di leadership”, ricorda come sia l’unico laburista della storia a essere stato eletto tre volte consecutive a <strong>Downing Street</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Caro Blair, cosa puoi dirci dell’Iraq?</h2>



<p>Fin qui, tutto bene. O quasi. Davvero si può imparare qualcosa da un leader che, nel 2003, insieme all’allora presidente americano George W. Bush, promosse sulla base di false informazioni date in pasto ai media e all’opinione pubblica l’invasione dell’Iraq di <strong>Saddam Hussein</strong>? È giusto ricordare qualche numero. Secondo alcune fonti, tra cui il progetto <em><a href="https://www.iraqbodycount.org/">Iraq Body Count</a></em>, il numero di vittime civili irachene è stimato tra 150.000 e 200.000. Ma secondo altri studi, come quello della <em><a href="https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(06)69491-9/abstract?iseop=true">rivista Lancet</a></em> e altre fonti accademiche, il numero totale di morti, inclusi combattenti e civili, <a href="https://www.washingtonpost.com/world/2023/05/15/war-on-terror-911-deaths-afghanistan-iraq/">potrebbe superare il milione</a>. </p>



<p>Quella guerra, voluta in primo luogo da Bush e Blair, causò anche un&#8217;enorme crisi umanitaria, con milioni di iracheni costretti a lasciare le loro case. Si stima che circa <strong>4,7 milioni di persone</strong> siano state sfollate internamente o abbiano cercato rifugio all&#8217;estero durante e dopo il conflitto. Senza contare un altro aspetto gravissimo: la destabilizzazione dell&#8217;Iraq dopo l&#8217;invasione del 2003 di angloamericani e alleati creò un contesto favorevole alla nascita e alla crescita dei terroristi dell&#8217;ISIS-Daesh. Il crollo del regime di Saddam Hussein portò infatti a un vuoto di potere, esacerbato da tensioni settarie tra sunniti, sciiti e curdi, in cui l&#8217;estremismo jihadista proliferò. Insomma, un disastro sotto ogni punto di vista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rapporto che inchioda l’ex Primo ministro</h2>



<p>Non è una questione di opinioni. C’è un rapporto che inchioda Tony Blair alle sue responsabilità. La <strong>Commissione Chilcot</strong>, ufficialmente nota come <em>Iraq Inquiry</em>, ha<a href="https://www.gov.uk/government/publications/the-report-of-the-iraq-inquiry"> pubblicato il suo rapporto nel 2016</a>, esaminando il coinvolgimento del Regno Unito nella guerra in Iraq del 2003. Il dossier ha infatti stabilito che Blair decise di invadere l’Iraq prima che fosse stata esaurientemente esplorata la possibilità di una risoluzione diplomatica, dopo che gli Stati Uniti accusarono <strong>Saddam Hussein</strong> di essere in possesso di quelle armi di distruzioni di massa che, come sappiamo, non esistevano. Peccato che, come ha stabilito lo stesso rapporto, le informazioni di intelligence, usate per giustificare la guerra, fossero &#8220;imprecise e non giustificate&#8221;, cosa di cui Tony Blair era perfettamente a conoscenza.</p>



<p>Senza contare la totale mancanza di lungimiranza e pianificazione: la Commissione ha infatti criticato Blair e il suo Governo per non aver pianificato adeguatamente le conseguenze del conflitto, in particolare la gestione post-bellica dell&#8217;Iraq, che ha portato a un lungo periodo di instabilità, morte e violenza. Insomma, Tony Blair è stato tutto fuorché un leader lungimirante e ha promosso una guerra costata la vita a centinaia di migliaia di persone. Ma nell’Occidente dei doppi standard, anche un politico come Tony Blair può diventare “maestro di leadership”. Semmai, come cantava <strong>Bob Dylan</strong> nel 1963, è uno dei <em>Masters of War</em>, uno dei tanti <em>Signori della guerra</em> della storia recente.</p>
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